Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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domenica 16 gennaio 2011

Il sì passa di misura: decisivi gli impiegati, nei reparti prevale il no.


Fonte. Liberazione del 16 gennaio 2011
di Andrea Milluzzi

Quattrocento, o poco più, voti di differenza: esattamente lo scarto fra favorevoli e contrari nel reparto degli impiegati. Sta qui la realtà strettamente numerica che ha permesso ai “sì” di vincere il referendum alla Fiat di Mirafiori sull’accordo separato non firmato da Cobas e Fiom.
E’ Giorgio Airaudo, responsabile settore auto della Fiom, a spiegare la cosa in termini pratici: «Nei settori dove si fa fatica si è votato no».
C’è voluta una notte intera, con i primi risultati che sono arrivati all’alba di ieri, per far esultare Marchionne e i sindacati firmatari dell’accordo: il 54% dei dipendenti di Mirafiori è favorevole alle nuove regole e agli investimenti promessi dalla Fiat. Non è però, un plebiscito. E anche se è vero che in democrazia anche con un solo voto in più la maggioranza è valida, adesso governare Mirafiori non sarà una passeggiata per nessuno.
Come far passare rivoluzioni o semplici accordi quando in un referendum da tutti definito «storico per l’industria e le relazioni sindacali italiane» la differenza fra sì e no nel totale degli operai è di solo 9 voti?
Come gestire un reparto strategico come il montaggio che da solo occupa quasi 3mila lavoratori (su un totale di 5.500) e dove il “no” supera il 53%?
Si pronosticava esattamente questo nella notte fredda e umida del cancello 2. Mano a mano che le telecamere delle dirette televisive si accendono e i risultati arrivano con il contagocce si fa strada l’ipotesi che comunque vada non ci sarà una netta vittoria.
Fra i sostenitori del “no” la soglia del 35% di Pomigliano resta per poco tempo il limite negativo sotto cui non poter andare. Lentamente arrivano dal montaggio i risultati dei primi scatoloni e con il “no” costantemente in testa, i sogni diventano più raggiungibili: «Certo, se la verniciatura tiene...»; «Sicuro non sarà un bagno»...
Il bar dell’ex operaio Fiat, aperto a poche centinaia di metri davanti al cancello 2 e sempre ospitale e benevolo con le tute blu e i giornalisti che in questi giorni e notti lo hanno assediato, diventa subito luogo di brindisi e previsioni.
Tavoli imbanditi, mani a pc e cellulari in contatto diretto con chi dentro ha il compito di scrutinare tutte le amate e odiate schede. Un lavoro lunghissimo che si complica anche con il giallo di 50 schede perse e poi con un malore di uno degli scrutinatori dopo una discussione fra sindacalisti. Passa così la notte finché è chiaro a tutti che i risultati definitivi non si sapranno se non al risveglio. E così sarà. Ecco, quindi, i dettagli: 5.120 votanti (5.061 le schede valide) per un’adesione finale pari al 94% (record storico); 2.735 sì, 2.326 no e 59 schede bianche o nulle. Fra i comparti: hanno votato 4.678 operai (2.315 sì, 2.306 no e 57 nulle) e 442 impiegati (420 sì, 20 no e 2 nulle).
Per reparti: al montaggio si sono registrati 2.996 voti validi con il 53,2% per il no e il 46,8% per il sì; in verniciatura su 450 schede il 56,4% è per il sì e il 43,6% per il no; alla lastratura gli 837 voti si sono divisi quasi alla pari (50,5% per il no e 49,5% per il sì) e infine il turno di notte, i primi a votare, quelli che i compagni della catena chiamano i «privilegiati» perché si tratta soprattutto di chi si occupa di manutenzione e pulizia: 372 schede, divise fra il 70,4% per il sì e il 29,6% per il no.
Non è difficile quindi fare la distinzione che fa Airaudo: «Marchionne ha vinto con i suoi uomini, noi con gli operai, quelli che lui vuole fare lavorare di più e con meno diritti». Era già chiaro nei giorni precedenti sul piazzale che la preoccupazione principale per gli operai è la vita che li aspetterà quando l’accordo entrerà a regime.
Nessuno vuole regalare ulteriore tempo in fabbrica in cambio di nulla, nessuno è disposto a delegare il proprio futuro e la propria salute senza sapere perché: «Siamo sorpresi di quel 46% che ha votato no, avevamo capito che emotivamente gli operai erano favorevoli ma non pensavamo che questo si traducesse in un voto.
Voi stessi - aggiunge Airaudo rivolgendosi ai giornalisti in conferenza stampa - avete sentito da loro ai cancelli che in molti avrebbero voluto votare no ma non lo hanno fatto per paura di non poter più pagare il mutuo o mantenere la famiglia. Pochissimi hanno detto che quest’accordo è un bellissimo accordo».
Fotofinish doveva essere e fotofinisch è stato. L’altalena di emozioni di questi giorni adesso lascia il posto a una nuova giornata di cassa integrazione (domani) poi Mirafiori riprenderà a pieno regime dal giorno successivo e per 62 ore consecutive. In attesa di capire come finirà questa vicenda che sicuramente non si è chiusa con lo scrutinio di venerdì notte, tutti sono chiamati alle loro responsabilità: gli operai per ritrovare un’unità perduta, i sindacati per tutelare i lavoratori, Marchionne e la Fiat per procedere agli investimenti e definire un piano di sviluppo per il più importante e antico stabilimento d’Italia.
A questo proposito, l’ad della Fiat-Chrysler, che ha aspettato i risultati del referendum chiuso per tutto il tempo al Lingotto con John Elkann, ieri ha commentato entusiasta l’esito: «I lavoratori di Mirafiori hanno scelto di prendere in mano il loro destino, di assumersi la responsabilità di compiere una svolta storica e di diventare gli artefici di qualcosa di nuovo e di importante. Siamo lieti che la maggioranza abbia compreso l’impegno della Fiat per trasformare l’impianto in una fabbrica di livello internazionale».
Certo è che a fare un paragone con l’esito dell’altro referendum - quello di Pomigliano - con protagoniste la Fiat e le sue proposte di gestione della fabbrica è subito evidente come la quota dei favorevoli alle idee di Marchionne sia scesa dal 63% al 54%, ossia per dirla con le parole di Airaudo, «se fosse un politico, potremmo dire che Marchionne ha perso consenso».

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