Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

sabato 18 febbraio 2012

Di ritorno dalla Grecia



globalproject
Quello che stiamo vedendo in Grecia è qualcosa di assolutamente nuovo: un intero paese sottoposto ad un "default sociale" che immiserisce e strangola un'intera popolazione, che giustamente si oppone come successo domenica mentre il Parlamento obbediva accettando le nuove misure.

Una ricetta quella imposta dalla Troika che niente a che fare con la "soluzione del debito greco" e molto invece ha a che fare con gli interessi tedeschi, francesi nel salvaguardare banche e finanza e nel volere un Europa priva di democrazia e diritti.

Per questo è importante seguire quello che avviene nel paese ellenico, perchè riguarda tutti noi.

Così la Grecia si suicida; corrispondenze da Atene.

di Gennaro Carotenuto - gennarocarotenuto -
ATENE – La mia giornata ateniese comincia affacciandomi sul Politecnico. Sono venuto fin qua a vedere se davvero la democrazia finisce lì dov’era cominciata ma il mio primo omaggio va ai giovani che nel 1973 fronteggiarono i carrarmati di Papadopoulos.

Entrarono proprio sfondando questi cancelli per far finire l’occupazione di un forte movimento studentesco. I morti furono 24, ma dalla resistenza, da quella battaglia, dal clamore in Grecia e nel mondo, cominciò la fine del regime dei colonnelli. Non ci sono grandi segni nel Politecnico, sembra una normale giornata di lezioni. Vedo soprattutto bandiere palestinesi e un banchetto dei comunisti iraniani che protesta contro Ahmedinejad. Per il resto facce da studenti Erasmus, scritte sui muri, un bel Corto Maltese, ma nessun segno di particolare effervescenza politica.

Faccio pochi passi, meno di cento metri, e tutti guardano in su. Da un palazzone di corso 28 ottobre, un tipo in maniche corte, sulla sessantina, si protende nel vuoto da un quarto piano. Non è agitato, solo fa ampi gesti (foto) per allontanare i tre vicini che hanno scavalcato perplessi le ringhiere e cercano di convincerlo a rientrare. Lui parla ad alta voce, appare depresso, sconfortato più che alterato. Minaccia di buttarsi nel vuoto, ma si aggrappa forte alla grondaia. Di sotto la polizia ha messo i soliti nastri di plastica per circondare la zona. I curiosi sono decine ma tutti sembrano tranquilli. Un paio di telecamere riprendono la scena dal basso. Del resto il tutto è da film americano. Rimango qualche minuto col naso all’insù, poi decido di allontanarmi. Piove ma non fa freddo.

Mano mano che mi avvicino a Piazza Syntagma, il cuore della moderna democrazia ateniese e sede del parlamento, noto i segni della cupa battaglia di domenica. Edifici bruciati. Mi colpisce che siano quelli meno appariscenti, forse i meno presidiati, forse chissà. Non c’è uno striscione, una tenda, un segno tangibile di continuità della protesta. Non c’è neanche polizia. C’è il traffico di un giorno feriale e, sotto la pioggia, la gente si accalca sotto le pensiline degli autobus. Grigio il centro, nero fumo gli edifici bruciati, grigi perfino i negozi eleganti. In una galleria piena di belle profumerie, orologiai, negozi di accessori in pelle, ogni singola vetrina è stata metodicamente sfondata e adesso è rappezzata con dei fogli di adesivo trasparente. Il numero dei negozi che comprano oro è impressionante, segno dei tempi.

Ripasso a vedere il suicida. Due ore dopo si è seduto, sembra tanto stanco ma non vuole scendere. È solo a capo chino. Anche i vicini si sono ritirati. La polizia ha predisposto un enorme materasso, i curiosi sono sempre lì, magari si alternano, le TV sono andate via. Probabilmente finirà bene. Mi affaccio al museo archeologico, che ricordo splendido in una visita anteriore, e chissà che non trovi il tempo di rinfrescarne la memoria. L’orario impiegatizio (8.30-15) di uno dei musei più importanti del mondo mi ricorda di non sottovalutare le cause endogene della crisi. Per il tassista di stanotte invece i colpevoli sono da cercare altrove: i tedeschi che guadagnano con l’Euro e gli immigrati che levano lavoro ai greci. È con questi discorsi che la destra populista conta di vincere le elezioni ad aprile. Mi avvio al primo appuntamento di una lunga giornata ateniese. Ne racconterò.

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

LA GRECIA SIAMO NOI

di Guido Viale - ilmanifesto -
A due anni dalla denuncia dello stato comatoso delle sue finanze (ma gli interessati, in Germania e alla Bce, lo sapevano da tempo: erano stati loro a nasconderlo) la Grecia, sotto la cura imposta dalla cosiddetta Troika (Bce, Commissione europea e Fmi) presenta l'aspetto di un paese bombardato: un'economia in dissesto; aziende chiuse; salari da fame; disoccupazione dilagante; file interminabili al collocamento e alle mense dei poveri; gente che fruga nei cassonetti; ospedali senza farmaci; altri licenziamenti in arrivo; tasse iperboliche sulla casa e sfratti; beni comuni in svendita. E ora anche una città in fiamme. Ma a bombardare il paese non è stata la Luftwaffe, bensì il debito contratto e confermato dai suoi governanti di ieri e di oggi nell'interesse della finanza internazionale. Con la conseguenza che, a differenza di un paese uscito da una guerra, in Grecia non c'è in vista alcuna "ricostruzione", o "rinascita", "ripresa"; ma solo un fallimento ormai certo - e dato per certo da tutti gli economisti che l'avevano negato fino a pochi giorni o mesi fa - procrastinato solo per portare a termine il saccheggio del paese e, se possibile, il salvataggio delle banche che detengono quel debito; o di quelle che lo hanno assicurato. Le armi però c'entrano eccome. All'origine di quel debito, oltre alla corruzione e all'evasione fiscale, ci sono le Olimpiadi del 2004 (costate oltre un decimo del Pil) e l'acquisto di armi, che la Grecia è costretta a comprare e pagare a Francia e Germania come contropartita della "benevolenza" europea, per importi annui che arrivano al 3 per cento del Pil. Quattro fattori, armi (come F135), Grandi eventi (Olimpiadi o Expò, o Mondiali, o G8), evasione fiscale e corruzione che accomunano strettamente Grecia e Italia. Ma non solo.
Nel pacchetto, il quinto in due anni, delle misure imposte alla Grecia - liberalizzazioni di tariffe, mercati e lavoro, privatizzazioni dei servizi pubblici, blocco delle assunzioni, definanziamento di scuole, ospedali, Università, servizi sociali - c'è pari pari il programma del governo Monti (anch'esso cucinato da Bce e Commissione europea). La Grecia è solo un anno più avanti di noi sulla strada del disastro e Monti è il Papademos italico incaricato di accompagnarvi l'Italia spacciandosi per il suo salvatore e garantendone il saccheggio.
Aggiungi il patto di stabilità (Fiscal Compact) che impone di riportare il debito di entrambi i paesi, ormai chiaramente in recessione, al 60 per cento del PIL in regime di parità di bilancio, e avrete i termini di una politica senza ritorno imposta da una classe al potere senza un'idea di futuro che non sia la propria perpetuazione. Per loro contano solo i bilanci: tutto il resto crepi! Quando l'Unione europea avrà tagliato gli ormeggi alla Grecia per abbandonarla alla deriva, avrà messo il vascello in condizioni di non poter più navigare per decine di anni.
Nessuno degli economisti entusiasti degli "sforzi" di Monti ha la minima idea di come si possano raggiungere gli obiettivi del Fiscal Compact. E allora? Il fatto è che per loro "non c'è alternativa"; perché non sanno immaginare un futuro diverso dal presente: all'Università non lo hanno studiato e non si sono dotati di strumenti per concepirlo (tranne che per le loro carriere). "Non esiste un piano B per la Grecia, ha detto Draghi. Ma nemmeno per l'Italia. Per questo Monti non è la soluzione, ma il problema.
Ma un "piano B" per l'Europa va messo a punto, e in fretta; perché quello "A" è un strada senza uscita; e non si fa politica, né opposizione, senza un'idea sul da farsi appena il contesto la renda plausibile. E quel momento potrebbe essere vicino, perché il mondo sta cambiando in fretta. Ma l'Italia non è la Grecia, ripetono i supporter di Monti. E perché mai? Perché l'Italia ha un tessuto industriale robusto e perché è "troppo grande per fallire". Due tesi per lo meno parziali. Neanche la Grecia era priva di un tessuto industriale, anche se fragile, che le manovre deflattive imposte dalla Troika hanno mandato in pezzi. Una vicenda attraverso cui erano già passati anni fa - e per decenni - molti paesi dell'America Latina presi per la gola dal FMI. Quanto all'Italia, un inventario dei danni prodotti dal ventennio berlusconiano, non solo sullo "spirito pubblico" - e non è poco - ma anche sul tessuto industriale non è ancora stato fatto. Ma accanto ad alcune medie imprese che si sono ristrutturate ed esportano, tre dei maggiori gruppi industriali (Fiat, Finmeccanica e Fincantieri) sono alle corde e nel tessuto industriale residuo chiude una fabbrica al giorno. "Non si produce più niente" ripetono coloro che guardano la realtà senza lenti deformanti. Ma non è che tra un mese o tra un anno (o anche due) quelle fabbriche riapriranno, gli operai ritorneranno al loro posto di lavoro e le aziende riprenderanno a produrre come prima. Un enorme patrimonio di esperienze, di professionalità, di knowhow, di attitudine all'innovazione e al lavoro di gruppo viene disperso e scompare per sempre. Né ci sono in vista iniziative imprenditoriali in grado di mettere al lavoro, avviandole dal nulla, nuove produzioni, nuovi addetti e risorse gestionali in grado di riempire quei vuoti. E quanto agli investimenti stranieri, sono bloccati dall'articolo 18, dalla mancanza di infrastrutture come il Tav Torino Lione, dalle tasse troppo alte che nessuno paga, o dalla corruzione e dalla burocrazia che il governo Monti si è tirato in casa? BCE e governo Monti sono destinati a imprimere una accelerazione decisiva al lungo declino dell'economia italiana.

sabato 18 febbraio GIORNATA DI MOBILITAZIONI INTERNAZIONALI A SOSTEGNO DEL POPOLO GRECO.

Oggi a Milano SIAMO TUTTI GRECI!
sabato 18 febbraio 2012 – giornata di mobilitazione internazionale
HADER ADNAN IS DYING
silence in the "civil" world

La Grecia firma la propria sentenza di morte. Terrificante!

venerdì 17 febbraio 2012

WHAT KIND OF GREEKS ??

From: sissy vovou
Sent: Friday, February 17, 2012 1:12 AM
Subject: RE: Appello dell'Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa".

SOS - WHAT KIND OF GREEKS ARE YOU?
Concerning the activities in Europe on the 18th of February, which as I understand will be important, or thus they are presented here by some media, under the title "We are all Greeks", the question is, and should be put by the friends of social justice, "What kind of Greeks are we?" Like the President of the Republic who said "Who is this Soible who scorns my country", but for all this period he has been supporting the Memorandum, the austerity and all the government policies? Greeks like all those 199 Members of Parliament who voted last Sunday for yet another circle in hell, or like those who voted some months and a year ago for the previous circles in hell, like the PASOK cadres or leaders, like the Nea Demokratia cadres or leaders, like the ultra right cadres or leaders, or Greeks like those who fight under the tear gas of the Greek police?
So, I think it will be very good if you bring up those questions in the activities "We are all Greeks". I was furious to see in MEGA Channel today, the Bulldog of information as we call it, totally neoliberal, to report that there will be solidarity events in Europe in favour of the Greeks, on the 18th, combining it somehow with the statement of the President of the Republic and taking away the antiausterity content of the Solidarity Activities organised.

Steve McGiffen e Ed Lewis: La guerra di classe in Europa

Steve McGiffen è da molto tempo impegnato nella politica di sinistra in Europa. E’ un ex funzionario del Gruppo della Sinistra Europea Unita al Parlamento Europeo e ha collaborato con varie funzioni con il Partito Socialista olandese dal 1999. E’ anche redattore di Spectrezine. Ha parlato con Ed Lewis della politica di classe che governa sia l’euro sia la sempre più crescente austerità in Europa, del neonazismo in Grecia e di come articolare una reazione di sinistra alla UE.

Cosa pensi sia di maggior rilievo nel sconvolgimento attuale dell’Europa che sia stato ignorato o distorto nel dibattito convenzionale?

E’ difficile isolare punti specifici in quella che di fatto non è altro che una raccolta di bugie, distorsioni e fraintendimenti. Ci sono poche eccezioni onorevoli, come Larry Elliott sul Guardian e Paul Krugman sul New York Times, ma in generale la presentazione dell’eurocrisi sui media tradizionali è stato fuorviante al punto che vien da chiedersi se questa gente non viva in un universo parallelo.

Tanto per cominciare, come ha fatto notare Mark Weisbrot, del Centro per le Ricerche Economiche e Politiche di Washington, D.C., questa non è affatto una crisi del debito, è la crisi di un fallimento politico. Personalmente eviterei la parola “fallimento” perché, considerati i suoi reali obiettivi, l’euro è stato un grande successo, ma su questo tornerò in seguito. Per il momento andiamo avanti con il termine “fallimento”, cosa che, quanto ai loro obiettivi dichiarati, le politiche d’austerità degli stati membri della UE sono sicuramente state e certamente continueranno ad essere.

Considera la Grecia. Ci viene detto che la Grecia sarà in grado di rimborsare il suo debito soltanto se ridurrà la spesa pubblica e comincerà a riscuotere le tasse. Quando lo si sente dire, sembra logico. Se, come singolo o come famiglia, ha un debito, è una buona idea vedere dove puoi tagliare le tue spese e se puoi individuare nuove fonti di reddito. Ma non funziona sempre neppure a quel livello, perché ci sono situazioni in cui puoi aver necessità di farti prestare altri soldi da investire per uscire dai debiti. Ad esempio puoi aver necessità di migliorare le tue qualifiche. Portata la cosa a livello nazionale, non funzionerà in nessuna situazione che io riesca ad immaginare. Tagli alla spesa in Grecia e tasse che colpiscono i poveri e gruppi a reddito medio esacerberanno i livelli già a precipizio della ‘crescita negativa’. Lo stesso vale per l’Italia, che è un’economia molto più grande e perciò un problema più grosso per l’Europa e per il mondo.

A Milano sabato 18 febbraio presidio in via Mercanti

Milano 18 FEBBRAIO 2012
GIORNATA DI MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE A SOSTEGNO DEL POPOLO GRECO
e per dire no alla dittatura della finanza internazionale
È stata indetta per sabato 18 febbraio una giornata di mobilitazioni internazionali a sostegno del popolo greco e le iniziative... si stanno moltiplicando in molte città europee.
A Milano il Partito Umanista, Mondo senza Guerre, La Comunità per lo sviluppo umano e Convergenza delle Culture organizzano un presidio in via Mercanti dalle ore 10.00 alle ore 13.00.
Vi invitiamo a partecipare, per dare forza al popolo greco e per dire no alla dittatura della finanza internazionale, che cerca di imporsi in Europa cancellando la sovranità dei governi e dei Parlamenti legittimamente eletti da noi.
Sabato 18 febbraio 2012, dalle 10 alle 13, presidio di solidarietà con il popolo greco.
Via Mercanti (davanti alla Loggia dei Mercanti)
Milano Saturday February 18th 2012, from 10am to 1pm, rally of solidarity with the Greek people.
Via Mercanti (in front of Loggia dei Mercanti) Milan, Italy

Athens calls Europe

Qui Atene .... a voi Europa ... mi sentite?

Come liberarsi dall FMI. L'esempio sudamericano.

Se il Fondo Monetario fa fallire gli Stati, ma l’Italia non lo sa!!
Editoriale di Latinoamerica
di Gianni Minà

Il 2 e il 3 dicembre scorso i presidenti e i premier di 33 paesi dell’America Latina e dei Caraibi [praticamente, tutte le nazioni americane tranne Stati Uniti e Canada], si sono riuniti a Caracas per dare compimento alla fondazione della Celac, [Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños] un organismo intergovernativo che si rifà all’idea della Comunità Europea.

L’iniziativa, che ha la sua Germania e la sua Francia nel Brasile, prossima quinta potenza economica del mondo, nell’Argentina di sinistra di Cristina Kirchner e nel ricco Venezuela petrolifero di Hugo Chávez, decreta il tramonto della vecchia Osa, l’Organizzazione degli stati americani che mezzo secolo fa Raul Roa, ministro degli esteri della Rivoluzione cubana, definiva “il ministero delle colonie yanqui” e che oggi Rafaél Correa, giovane presidente dell’Ecuador, economista con un master all’Università cattolica di Lovanio in Belgio, definisce lo “strumento di Washington per perseguitare i governi progressisti del continente a sud del Texas”.

È chiaro che la crisi economica mondiale, causata dagli spregiudicati maneggi finanziari dell’economia neoliberale, ha spaventato e sollecitato un continente oggi in crescita dopo decenni di sofferenze e vessazioni di istituti come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. Questi organismi hanno sempre lavorato per soddisfare solo le mire dei paesi più ricchi e potenti, tesi ad accaparrarsi le ricchezze di nazioni piene di risorse naturali ma condannate all’indigenza e alla repressione dalle logiche di prestiti “inumani e impagabili”, come li definì papa Giovanni Paolo II.

Per questo è sintomatico il fatto che alla Celac abbiano aderito anche i rappresentanti di governi conservatori e fino a ieri proni solo agli interessi degli Stati Uniti, come Juan Manuel Santos, neo presidente della Colombia, uno stato che “ospita” ben sette basi militari nordamericane, Felipe Calderón, presidente del Messico che a breve dovrà addirittura accettare che la lotta ai cartelli dei narcos venga diretta nel suo paese dai Seals, le teste di cuoio della Marina americana, che recentemente hanno fatto fuori in modo spiccio Osama bin Laden, e il cileno Sebastian Piñera, ultraliberista, eletto addirittura presidente del nuovo organismo.

La sopravvivenza è la sopravvivenza, e il fatto che molte di queste nazioni sudamericane stanno soffrendo un po’ meno la crisi economica in atto nel mondo perché hanno un rapporto meno dipendente con banche, assicurazioni e agenzie di rating nordamericane ha certamente avuto il suo peso nella decisione di dare vita a questo organismo. Tanto per capirci, infatti, a questo summit c’era anche Raúl Castro, presidente di Cuba, il paese ancora sottoposto a embargo e provocazioni varie da parte degli Stati Uniti per avere scelto, cinquant’anni fa, di governarsi con una sorta di socialismo caraibico e di essere quindi un cattivo esempio per tutte quelle nazioni nel continente sfruttate e depauperate per decenni dalle multinazionali del nord e che, ancora recentemente, sono state obbedienti nell’accettare il famoso Alca, trattato di libero commercio con gli Usa, che le fa ancora penare per restituire i debiti e recuperare uno straccio di sofferta autonomia.

Bertinotti: "Tecnicamente oggi siamo un paese colonizzato" (...figuriamoci la Grecia!)

Bertinotti: "Tecnicamente oggi siamo un paese colonizzato"
Ida Rotano, paneacqua

In Italia stiamo vivendo "una sospensione della democrazia, con un governo che esautora la politica che del resto si trova "in uno stato mortuario, di totale eutanasia". Fausto Bertinotti apre la prima sessione di un seminario organizzato dai Democratici in rete di Goffredo Bettini e attacca a tutto campo: dal governo Monti al Quirinale, fino agli errori di una sinistra i cui partiti "così come sono, sono irriformabili"

L'appuntamento, a Roma, è stato dato da Goffredo Bettini. L'occasione è un seminario dal titolo : "Centro-sinistra: un solo grande campo, inclusivo, aperto, plurale, democratico". Il fine lo spiega Bettini stesso: I gruppi dirigenti di tutti i partiti del centrosinistra rinuncino alle loro "nicchie di potere" e per combattere la destra si uniscano in un impegno comune per "la buona politica".
"Le divisioni sono ai vertici, i cittadini, come hanno dimostrato le ultime tornate amministrative e le primarie, votano già al di la' di appartenza politica e ideologica".

Nella prima sessione si discute di crisi democratica e della rappresentanza. Apertura: Bertinotti; chiusura: Latorre.
E l'ex presidente della Camera punta subito l'attenzione sulla "cessione di sovranità" che caratterizza la nascita del governo Monti e che ha contraddistinto anche il periodo berlusconiano. La sinistra tratta il governo Monti come i liberali trattarono il fascismo, "come un'eccezione, una parentesi". E' il paragone che suggerisce.

"Nella fase di transizione, con l'ideologia sopraffatta dal mercato, inizia il deperimento della Repubblica e la democrazia subisce una fase regressiva", dice Bertinotti che non risparmia severe critiche alle forze progressiste. "Per questo demonizzando Berlusconi - spiega - abbiamo preso lucciole per lanterne perché non si trattava di un caso anomalo, ma della estremizzazione di una tendenza europea di cessione della sovranità" che oggi si rivolge "o verso entità sovranazionali come la Bce e il Fondo monetario", oppure "verso la costruzione europea, con tutto il suo carico di promesse tradite", che la caratterizza essenzialmente come una "dimensione a-democratica".
Quando la crisi del capitalismo finanziario dagli Usa si sposta verso l'Europa "qui produce una risposta purtroppo originale, un colpo di maglio a ciò che resisteva del welfare europeo e del suo assetto democratico". Si impone il paradigma della "ineluttabilità delle decisioni" a discapito del processo democratico.

I fatti della Grecia, in questi giorni, sono in qualche modo la cartina al tornasole di una dinamica allo stadio avanzato.
"La Grecia - spiega l'ex leader del Prc- non è racchiudibile in Grecia. Eppure dall'Europa non è venuta una risposta anche solo vagamente democratica di fronte all'annichilimento di un intero popolo.
"In altre fasi - sottolinea - avremmo avuto le capitali europee mobilitate per il caso Grecia in nome della democrazia e della sovranità politica. Ma il fatto che non avvenga testimonia lo stato mortuario della politica". Il silenzio di questi giorni è indicativo dello stato mortorio in cui si trova la politica a fronte di un processo incompatibile con la democrazia". Per Bertinotti è in atto oggi "un vero e proprio processo costituente".

NON LASCIAMOLI SOLI, “SIAMO TUTTI GRECI”. We are all Greeks.

Riceviamo da Amalia Kolonia (Universita’ di Milano) questo appello di solidarieta’per il popolo greco da parte dell’Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”.
Segue la lista degli aderenti.

Nel novembre scorso è partita dalla città di Nantes, per diffondersi poi in molti Paesi, un’iniziativa volta a promuovere la richiesta di cittadinanza greca in segno di solidarietà con il popolo greco che sta attraversando il momento più difficile della sua storia recente.
L’Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa” se ne fa a sua volta promotrice, nella convinzione che occorra contrastare il diffondersi in Europa - ma non solo - di un offensivo pregiudizio a danno dell’intero popolo greco, presentato senza troppi distinguo all’opinione pubblica europea come un popolo di gaudenti imbroglioni, un caso unico insomma, la pecora nera dell’Unione Europea, come viene spesso definito.
Vogliamo ricordare all’Europa “che il primo seme di una democrazia diretta, fondata proprio sull’abolizione dei debiti e sull’emancipazione dei cittadini ridotti in schiavitù per indebitamento, 2500 anni fa” è fiorito in questa terra e che la storia recente della Grecia è contrassegnata da prove terribili e dal suo eroico e fulgido contributo alla sconfitta del nazifascismo, elemento fondante dell’Europa dei popoli che noi auspichiamo.
Il popolo greco non ha paura di sacrifici, anche dolorosi ma equi, ma rifiuta di sottoporsi a una serie senza fine di misure tanto pesanti quanto inefficaci per colpe attribuibili in massima parte a chi ha avuto il potere economico e politico. Si sente indifeso di fronte all’inettitudine e alla mancanza di immaginazione dei massimi dirigenti politici europei, che non sanno opporsi al gioco spregiudicato dei grandi interessi finanziari, offensivo e umiliante con il suo ostentato disprezzo per le condizioni di vita di uomini e donne.
Ma, soprattutto, il popolo greco sente che per l’ennesima volta gli si sta sottraendo il controllo del proprio destino, passato nelle mani di un’inflessibile triade: l’Unione Europea, egemonizzata dal “direttorio” franco-tedesco, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale Temo le cose che si fanno per me senza di me, recita uno slogan scritto sugli striscioni nelle imponenti manifestazioni di protesta.
Il Paese, da cui ci separa solo un breve braccio di mare e a cui ci lega una storia millenaria, dove molti di noi trascorrono le vacanze apprezzandone l’ospitalità e la cultura, il piccolo Paese che non ha mai smesso di produrre eccellenze in molti campi dell’attività umana, questo Paese sta cambiando la sua fisionomia sociale a ritmi sempre più accelerati. Sotto il fuoco incrociato di recessione, disoccupazione, tagli allo stato sociale ed esosi e iniqui balzelli, ampie fasce di popolazione sono drammaticamente spinte al di sotto della soglia di povertà.
Imprigionata in un circolo vizioso, la Grecia vive un presente che potrebbe essere il nostro futuro prossimo. “Siamo cavie di laboratorio” ci avvertono i Greci, non lasciamoli soli. La Grecia è vicina e noi “Siamo Tutti Greci”.
La nostra Associazione, che porta il nome di un Piemontese andato a combattere per l’indipendenza della Grecia e che per essa morì, non può esimersi dall’esprimere solidarietà al popolo greco e dall’invitarvi a fare altrettanto, presentando all’Ambasciata greca la richiesta della doppia cittadinanza.

Signor Ambasciatore,
per solidarietà con il suo Paese, il sottoscritto/a chiede personalmente di essere registrato/a tra i Greci e le Greche e di acquisire diritti e doveri della doppia cittadinanza.
La ringrazio in anticipo per la Sua risposta.
In fratellanza con il suo popolo.
NOME………………………………………COGNOME……………………………………………………
PAESE …………………..
PROFESSIONE / STATUS …………………………………………………………………………………..
Fate un copia/incolla di questo testo o inviate una vostra lettera personale all’Ambasciata di Grecia
gremb.rom@mfa.gr fax: 068415927
Ambasciata di Grecia, via G. Rossini 4, 00198 Roma tel. 068537551
Comunicaci la tua adesione e, se lo desideri, aggiungeremo il tuo nome all’elenco aggiornato: piegre@arpnet.it



Chi ha aderito all’iniziativa “Siamo tutti greci”

Gianni Vattimo, Filosofo, Emerito dell’Università di Torino
Sergio Chiarloni, Giurista, Emerito dell'Università di Torino
Tamara Bellone, Docente Politecnico di Torino
Paola Olivetti, Direttrice Archivio Cinema della Resistenza, Torino
Santino Spinelli, Musicista e docente di Lingua e Cultura romanì
Boris Bellone, Direttivo ANPPIA (Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti), Torino
Emanuela Capurso, Segretario Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”
Elena Ferreri,Direttivo Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”
Marina Girotto, Direttivo Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”
Antonietta Fiorentino, Direttivo Associazione Piemonte Grecia "“Santorre di Santarosa”
Bruno Mazzoni, Direttivo Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa"
Silvio Ruà, Direttivo Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”
Maria Piera Bonomo, Direttivo Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”
Sergio Capella, Direttivo Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”
Maria Caputo, Pensionata, Torino
Mariella Allemano, Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”
Marina Monteferri, Dirigente d’Azienda, Roma
Diana Rosa Maria Facci, Consulente, Roma
Aldo Lanfranco, Direttivo Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”
Vera Gandi, Blogger, Torino
Bruno Liofante, Impiegato, Torino
Anita Mania, Studentessa, Torino
Pina Sanna, Impiegata, Torino
Anna Virano, Pensionato, Torino
Daniela Gatto, Insegnante, Torino
Maria Radice, Pensionata, Torino
Secondo Goletti, Impiegato, Torino
Piero Barale, Impiegato, Torino
Valeria Moscariello, Impiegata, Torino
Gian Luca Kannes, Impiegato, Torino
Massimo Zucchetti, Docente Politecnico di Torino
Piera Tacchino, Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa"
Alberto Gabrieli, Pensionato, Novara
Marco Gobetti, Attore, Torino
Giovanna Balandras, Pensionata, Torino
Rosa Corallo, Impiegata in pensione, Torino
Guido Francia, Pensionato, Torino
Giuseppe Giraudo, Ricercatore, Torino
Basilio Pilo, Pensionato, Montaldo Dora
Daniela Rossi, Impiegata, Torino
Francesco Ricagno, Libero professionista, Torino
Apollonia Altomare, Insegnante, Tortona
Piergiorgio Vecchi, Pensionato, Tortona
Capurso Fulvio, Architetto, Torino
Fabio Sulprizio, Libero professionista, Torino
Anita Moscariello, Pensionata, Torino
Carlo Boccadifuoco, Libero professionista, Torino
Cosimo Antonio Volpicelli, Impiegato, Torino
Giovanni Luca Cascarano, Ricercatore CNR, Bari
Corrado Borsa, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, Torino
Lidia Gualtiero, Docente Istituto Storico, Rimini
Adriana Fattor, Insegnante, Torino
Alessia Cassino, Educatrice, Torino
Fulvia Guassora, Medico, Torino
Andrea Natoli, Pensionato, Torino
Marilena De Luca, Psicologa, Torino
Lorenzina Savi, Torino
Roberto Sardo, Libero Professionista, Rimini
Costanzo Preve, Studioso di filosofia e neoellenista, Torino
Enrico Campofreda, Giornalista, Roma
Raffaele Madaro, Impiegato, Torino
Silvia Milano, Pensionata, Torino
Raffaella Firpo, Agricoltore, Capriglio (Asti)
Giampiero Perazzi, Agricoltore, Capriglio (Asti)
Stefano Perazzi, Disoccupato, Capriglio (Asti)
Maryuri Molina, Casalinga, Capriglio (Asti)
Federica Perazzi, Impiegata, Capriglio (Asti)
Marco Cecchin, Impiegato, Capriglio (Asti)
Stefano Gabrieli, Insegnante precario, Novara
Anna Vacava, Psicologa, Torino
Giangiacomo Migone, Storico, Emerito dell’ Uuniversità di Torino
Lucia Marcheselli, Già docente letteratura neogreca, Università di Trieste
Palmira Navdenova, Consulente, Torino
Tullio Monti, Consulente, Torino
Luigia Barba, Libero professionista, Torino
Guerino Icci, Dipendente, Torino
Antonio Maria Aloni, Prof. Letteratura greca, Università di Torino
Antonio Maria Pusceddu, Antropologo, Cagliari
Renato Bolognese, Pensionato, Novara
Liliana Lavagna, Dipendente Città di Torino
Claudio Bevilacqua, Ingegnere, Torino
Ada Sirà, Prof.ssa Medie Superiori, Torino
Anna Albertina Beltrametti, Prof.ssa Letteratura greca, Università di Pavia
Luciano Marcolini Provenza, Impiegato, Cividale del Friuli
Silvana Sabbione, Impiegata, Torino
Renzo Gozzi, Medico, Torino
Clelia Olivetti, Insegnate in pensione, Torino
Iossìp Restagno, Parroco ortodosso, Torino
Franco Miulli, Insegnante in pensione, Torino
Nicola Crocetti, Editore, Milano
Danilo De Marco, Fotografo e Giornalista, Parigi
Anna Chiarloni, Docente Università di Torino
Simonetta Righini, Insegnante, Pianezza (Torino)
Silvia Miulli, Insegnante, Torino
Maria Cacciapaglia, Insegnante in pensione, Torino
Gianluca Cassibba, Ingegnere elettronico, Torino
Vincenzo Rotolo, Già Prof. di Letteratura neogreca, Università di Palermo
Renata Lavagnini, Prof.ssa di Letteratura neogreca, Università di Palermo
Paolo Golinelli, Pittore, Bologna
Claudio Caprotti, Insegnante e Regista teatrale, Torino
Marija Živković, Interprete, Torino
Giancarlo Truffa, Libero professionista, Torino
Andrea Martocchia, Consulente tecnico scientifico, Bologna
TODAY 17 Febbruary : chicken a' la "Giordano Bruno"

giovedì 16 febbraio 2012

PER L’ “ EUROPA DELLA SOLIDARIETÀ’’. “One million signatures for Europe”. “Un million de signatures pour l’Europe”. "Ένα εκατομμύριο υπογραφές"

UN MILIONE DI FIRME PER L’ “ EUROPA DELLA SOLIDARIETÀ’’ - QUI -

OBIETTIVO
Raccolta di un (1) milione di firme in formato elettronico. Le firme dovranno coprire, per estensione geografica e popolazione, quante più regioni europee sia possibile. Il testo con le firme verrà in seguito inviato al Presidente della Commissione Europea.
SCOPO DELLE FIRME
OPPOSIZIONE all’immiserimento economico ed all’assoggettamento nazionale e personale. Solidarietà nazionale. Ciò costituisce un enorme dovere e responsabilità.
CHIEDIAMO.
LA CANCELLAZIONE del gravoso Debito. Quando i Paesi di trovano in «stato di necessità» (tracollo del sistema sanitario, di istruzione, salari e pensioni), il pagamento del gravoso debito viene accantonato. A quel punto hanno la precedenza le necessità di sopravvivenza e di dignità dell’uomo.
NOTA:
L’articolo 8 del Trattato di Lisbona, che riguarda un (1) milione di firme, entrerà ufficialmente in vigore il 1/4/2012. Da quella data, i cittadini europei potranno presentare istanze per la votazione di Leggi nell’Unione Europea.
NECESSITÀ.
Sino ad allora la SEISACHTHEIA, deve aver raccolto un (1) milione di cittadini europei! Per rivendicare e sancire anche legislativamente la validità dello stato di necessità. (Quando il popolo patisce, lo strozzino non viene pagato).
UN MILIONE DI FIRME PER L’ “ EUROPA DELLA SOLIDARIETÀ’’




Egr. Sig. José Manuel Barroso,
Presidente della Commissione Europea
1049 Bruxelles, Belgio

Egregio Signor Presidente,
è duro constatare che l’Europa ha stabilito rapporti di usura nei confronti della Grecia (e di altri Stati). I tassi di interesse sui prestiti, ai quali la Troika concede prestiti alla Grecia, sono multipli di quelli a cui prendono prestiti gli Stati -finanziatori. (La Germania prende a prestito al 0,25 e poi concede in prestito alla Grecia al 5%).

La crisi in Grecia diventa causa di un inaccettabile arricchimento degli Stati membri. Cio è nella più completa negazione della solidarietà sociale. Il cannibalismo economico nei confronti di stati membri costituisce il maggior rischio per i valori dell’Europa.

ΙΙ. Le soluzioni avanzate NON sono sostenibili per la Grecia, e per la struttura economica europea in generale. I prestiti alla Grecia con tasso d’interesse massacrante, generano un debito maggiore, e naturalmente il deragliamento di ogni regolare funzione pubblica. La situazione RICHIEDE AZIONE IMMEDIATA.

Vi invitiamo, ai sensi dell’art. 8 del Trattato di Lisbona, a presentare alla Commissione Europea le seguenti proposte di voto :

-Che ogni membro cancelli unilateralmente la parte del debito pubblico che ricade nella categoria del «debito ignominioso». Tale è anche quello «greco». La maggior parte di esso consiste nella capitalizzazione degli interessi, che risalgono a molti decenni fa. Il capitale dei prestiti è stato pagato. INTERESSI SUGLI INTERESSI, cioè.

-Che sia stabilito il Principio dello «stato di necessità ». Quando le fondamenta economiche e politiche dello Stato sono minacciate dal fatto che si deva servire l’odioso debito (disoccupazione dilagante, collasso dei salari e delle pensioni, chiusura di ospedali, scuole, servizi sociali, degrado personale, ecc.) il rifiuto del suo pagamento è necessario e giustificato.
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“One million signatures for Europe” - Sign HERE -

PURPOSE
The collection of one (1) million signatures in electronic format. The signatures should cover as many regions of Europe as possible on the basis of geography and population. The text bearing the signatures will then be sent to the President of the European Commission.
THE MEANING OF SIGNATURES
Signing the petition will indicate OPPOSITION to poverty and to individual and national subjugation. European Solidarity: this is a huge duty and responsibility for all of us.
WE DEMAND:
The REMOVAL of the onerous Debt. When countries are in “a state of necessity'' (when they are experiencing the collapse of their health and education systems, as well as their wages and pensions), repayment of the burdensome debt must be put aside. The necessity for survival and human dignity must come before repayment of a debt.

NOTE: under Article 8 of the Treaty of Lisbon, about one (1) million signatures will be officially put into force on 1/4/2012. From that point onwards, European citizens will be able to make their requests for the passing of Laws in the European Union.


There is a NEED: by that date, SEISACHTHEIA must have collected the signatures of one (1) million European citizens in order to claim and establish the validity of the state of necessity. (When the people are suffering, the usurer cannot be paid).
ONE MILLION SIGNATURES FOR “A EUROPE OF SOLIDARITY”

To: Mr José Manuel Barroso,
President of the European Commission
1049 Brussels, Belgium.

Mr President,
I. It is hard to accept that Europe has established a usurious relationship with Greece (and other countries). The rate of interest of the loans which Troïka have lent to Greece is much more than those rates at which the State creditors borrow. (Germany borrows at a 0,25% rate of interest and afterwards lends to Greece at 5%.) The financial crisis in Greece has been taken advantage of by Member States, who gain inadmissible enrichment at Greece’s expense. And that meets with the total denial of communal solidarity. Such economic cannibalism against a Member State constitutes the highest risk for the values of Europe.

II. The solutions that are given are NOT viable for Greece – and moreover, not generally viable for the European financial structure as a whole. The loans to Greece, at a destructive rate of interest, create a higher debt; as well as the misconduct of every smooth public functioning of the institutions within the Eurozone. The situation REQUIRES IMMEDIATE ACTION.

III. We invite you, under Article 8 of the Lisbon Treaty, to introduce to the European Commission the following resolutions, for adoption:

Write off every part unilaterally: in particular, the part of the public debt, which falls under the category of the “odious debt”, such as the “Greek” debt. Most of the debt consists of the capitalization of the interest, which goes back many decades. The capital of the loans themselves has been paid. In other words, write off this COMPOUND INTEREST.

Establish the Principle of the “state of necessity ”. When the financial and the political existence of a State is in danger because of the serving of the abhorrent debt (galloping unemployment; the collapse of wages and pensions; the closure of hospitals and schools, as well as of social services; individual wretchedness; etc.) the refusal of its payment is necessary and justifiable.

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“Un million de signatures pour l’Europe” ICI
BUT
La collection d’un (1) million de signatures en format électronique. Les signatures doivent couvrir les zones géogarphiques et de population de plus en plus des régions de l’Europe . Le texte portant les signatures, sera envoyé ensuite au Président de la Commission Européenne.
LE SENS DES SIGNATURES
Étant en OPPOSITION avec la misère économique et l’assujettissement individuel et national. La Solidarité Européenne. Celle, constitue une énorme obligation et responsabilité.
ON DEMANDE.
La SUPPRESSION de la Dette onéreuse. Quand les pays sont en “état de nécessité” (effondrement de la santé, de l’éducation, des salaires et des retraites), le paiement de la dette odieuse se met de coté. Et les besoins de survie et de dignité de l’individu se mettent en tête.
NOTE:
L’article 8 du Traité de Lisbonne, concernant un (1) million de signatures, sera officiellement mis en vigueur le 1/4/2012. Depuis lors, les citoyens européens pourront formuler leurs réclamations pour le vote des Lois à l’Union Européenne.
NECESSITE.
Jusqu’là, la SEISACHTHEIA , devra rassembler un (1) million de citoyens européens! Dans le but de revendiquer et d’établir, dans le cadre legislatif, la validité de l’état de nécessité. (Quand le peuple souffre, l’usurier ne peut pas être remboursé).
UN MILLION DE SIGNATURES POUR “L’EUROPE DE LA SOLIDARITE”

À M. José Manuel Barroso,
Président de la Commission Européenne
1049 Bruxelles, Belgique

Monsieur le Président,
On a malheureusement constaté que l’Europe avait établi des relations usuraires contre la Grèce (et les autres États). Les taux d’intérêt de l’emprunt, avec lesquels la Troïka prête la Grèce, sont multiples de ceux que les États-créanciers empruntent. (L’Allemagne, emprunt elle-même au taux de 0.25% et ensuite prête la Grèce de 5%).

La crise en Grèce, est accompagnée d’un enrichissement inadmissible des États-associés. Ceci, se passe dans le déni complet de la solidarité communautaire.

Le cannibalisme économique, contre un État-membre, consiste le danger le plus haut pour les valeurs de l’Europe.
II. Les solutions proposées NE sont PAS viables pour la Grèce. Et en général, pour l’édifice européen économique. Les prêts en Grèce à un taux d’intérêt exténuant causent une dette beaucoup plus grande. Et certes, le “déraillement” de tout bon fonctionnement public des institutions au sein de la zone euro. La situation EXIGE UNE ACTION IMMÉDIATE.

On vous invite, selon l’article 8 du Traité de Lisbonne, à introduire dans l’Union Européenne les propositions suivantes afin d’être votées:

- Supprimer chaque partie unilatéralement, la partie de la dette publique qui rentre dans la catégorie de la “ dette ignominieuse”. Voilà comme il est la “grecque”. La plus grande partie de celle-ci est composée de la capitalisation des intérêts, qui reviennent plusieurs années en arrière. Le capital des emprunts avait été déposé. En d’autres termes, une vraie CAPITALISATION DES INTERETS.

-Établir le Principe de “l’état de nécessité”. Quand l’existence économique et politique d’un État est en danger à cause du service de cette dette odieuse (chômage galopant, effondrement des salaires et des retraites, fermeture d’ hôpitaux, d’ écoles, des services sociaux, misère personnelle etc) le refus de paiement est nécessaire et justifiable.

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«Ένα εκατομμύριο υπογραφές για την Ευρώπη» ΕΔΩ

ΠΟΙΟΙ ΕΙΜΑΣΤΕ
Κίνηση για τη Διαγραφή του Απεχθούς Ελληνικού Χρέους ‘’ ΣΕΙΣΑΧΘΕΙΑ-ΣΥΝΤΑΓΜΑΤΙΚΗ ΠΑΡΕΜΒΑΣΗ ΤΩΝ ΕΛΛΗΝΩΝ’’
ΣΚΟΠΟΣ
Συλλογή ενός (1) εκατομμυρίου υπογραφών σε ηλεκτρονική μορφή. Οι υπογραφές, θα πρέπει να καλύπτουν γεωγραφικά και πληθυσμιακά, όσο το δυνατόν, περισσότερες περιοχές της Ευρώπης. Το κείμενο με τις υπογραφές, θα σταλεί στη συνέχεια στον Πρόεδρο της Ευρωπαϊκής Επιτροπής.
ΝΟΗΜΑ ΥΠΟΓΡΑΦΩΝ
ΑΝΤΙΘΕΣΗ στην οικονομική εξαθλίωση και την ατομική και εθνική υποδούλωση. Ευρωπαϊκή Αλληλεγγύη. Αυτή, αποτελεί τεράστιο χρέος και ευθύνη.
ΖΗΤΟΥΜΕ.
ΔΙΑΓΡΑΦΗ του επαχθούς Χρέους. Όταν οι Χώρες βρίσκονται σε «κατάσταση ανάγκης» (κατάρρευση υγείας, παιδείας, μισθών και συντάξεων), η πληρωμή του απεχθούς χρέους παραμερίζεται. Και προηγούνται οι ανάγκες επιβίωσης και αξιοπρέπειας του ατόμου.
ΣΗΜΕΙΩΣΗ:
Το άρθρο 8 της Συνθήκης της Λισσαβώνας, περί ενός (1) εκατομμυρίου υπογραφών, θα τεθεί επίσημα σε ισχύ την 1/4/2012. Από τότε, θα μπορούν να υποβάλλονται από τους Ευρωπαΐους πολίτες, αιτήματα για ψήφιση Νόμων στην Ευρωπαϊκή Ένωση.
ΑΝΑΓΚΗ.
Μέχρι τότε Η ΣΕΙΣΑΧΘΕΙΑ, πρέπει να έχει συγκεντρώσει ένα (1) εκατομμύριο Ευρωπαΐους πολίτες! Για να διεκδικήσει και να καθιερώσει και νομοθετικά την ισχύ της κατάστασης ανάγκης. (Όταν ο Λαός δεινοπαθεί, δεν πληρώνεται ο τοκογλύφος).
ΕΝΑ ΕΚΑΤΟΜΜΥΡΙΟ ΥΠΟΓΡΑΦΕΣ ΓΙΑ ΤΗΝ ‘’ΕΥΡΩΠΗ ΤΗΣ ΑΛΛΗΛΕΓΓΥΗΣ’’

Προς Κύριον José Manuel Barroso,
President of the European Commission
1049 Brussels, Belgium.

Κύριε Πρόεδρε,
θεωρείται σκληρή διαπίστωση, πως η Ευρώπη έχει συστήσει τοκογλυφικές σχέσεις, έναντι της Ελλάδας (και των άλλων κρατών). Τα επιτόκια δανεισμού, με τα οποία η Τρόΐκα δανείζει στην Ελλάδα, είναι πολλαπλάσια από εκείνα που δανείζονται τα Κράτη-δανειστές. (Η Γερμανία , δανείζεται η ίδια με 0,25 και στη συνέχεια δανείζει στην Ελλάδα με 5%). Η κρίση στην Ελλάδα, γίνεται αιτία ανεπίτρεπτου πλουτισμού των Κρατών-εταίρων.

Τούτο, συμβαίνει σε πλήρη άρνηση της κοινοτικής αλληλεγγύης. Ο οικονομικός κανιβαλισμός, κατά κράτους-μέλους, συνιστά τον ύψιστο κίνδυνο για τις αξίες της Ευρώπης.

ΙΙ. Οι λύσεις που δίνονται ΔΕΝ είναι βιώσιμες,για την Ελλάδα. Και γενικώτερα, για το Ευρωπαϊκό οικονομικό οικοδόμημα. Τα δάνεια στην Ελλάδα, με εξοντωτικό επιτόκιο, γεννούν μεγαλύτερο χρέος. Καιι βέβαια ο εκτροχιασμός κάθε ομαλής δημόσιας λειτουργίας των. Η κατάσταση ΑΠΑΙΤΕΙ ΑΜΕΣΗ ΔΡΑΣΗ.

Σας καλούμε , κατά το άρθρο 8 της Συνθήκης της Λισσαβόνας, να εισάγετε στην Ευρωπαϊκή Επιτροπή τις ακόλουθες προτάσεις, προς ψήφιση :

-Να διαγράφει κάθε μέλος μονομερώς το μέρος του δημοσίου χρέους, που εμπίπτει στην κατηγορία του «επονείδιστου χρέους».
Τέτοιο είναι και το «ελληνικό» .

Το μεγαλύτερο μέρος αυτού συνίσταται στην κεφαλαιοποίηση τόκων, που γυρίζουν πολλές δεκαετίες πίσω.
Το κεφάλαιο των δανείων, έχει καταβληθεί.
ΠΑΝΩΤΟΚΙΑ, δηλαδή.

-Nα καθιερωθεί η Αρχή της « κατάστασης ανάγκης».
Όταν η οικονομική και πολιτική υπόσταση του Κράτους κινδυνεύει από την εξυπηρέτηση του απεχθούς χρέους ( καλπάζουσα ανεργία, κατάρρευση μισθών-συντάξεων, κλείσιμο νοσοκομείων , σχολείων , κοινωνικών υπηρεσιών, ατομική εξαθλίωση κλπ) η άρνηση πληρωμής του είναι αναγκαία και δικαιολογημένη.

That's italy. GLI ECONOMISTI DI BALLARO'

Autore: MAURIZIO ACERBO controlacrisi
Chi guarda la tv ha bisogno di strumenti di autodifesa soprattutto in questi tempi di grande coalizione. Un primo efficace strumento è il vostro computer e un qualsiasi motore di ricerca. Si tratta di un esercizio di ricerca sul campo che consigliamo soprattutto alle persone di sinistra che tendono ad abbassare pericolosamente il proprio tasso di criticità nei confronti di questo governo “tecnico”.
Una particolare accortezza va riservata a una trasmissione come Ballarò che non si sa perchè viene considerata da molti un esempio di informazione equilibrata.

Mentre nei confronti dei politici il telespettatore ha la possibilità di un giudizio autonomo perchè bene o male sa di chi si tratta, con i tecnici al governo e gli economisti che ne celebrano le gesta è ben più complicato.

L’analisi degli ospiti quindi è un esercizio assai utile. Veniamo alla puntata appena andata in onda di Ballarò.

Il sottosegretario Claudio De Vincenti si premura di informarci che lui è keynesiano e il telespettatore di sinistra a casa è indotto a pensare che è uno dei “nostri”. Non abbiamo il tempo di approfondire le opere di De Vincenti ma qualche indicazione sulle opinioni del sottosegretario ce la dà la sua posizione sul referendum sull’acqua. Il nostro era un sostenitore della privatizzazione della gestione dell’acqua e contrario al nostro referendum (vedi articolo). Dovrebbe bastare per farci capire che il “tecnico” non è dei “nostri”.

Poi c’è l’onnipresente economista in collegamento dagli Stati Uniti: Michele Boldrin celebra ovviamente il governo Monti. La scapigliatura, l’orecchino e il fatto che parli male di Tremonti e Berlusconi potrebbe indurre qualche telespettatore di sinistra a pensare che anche in tal caso abbiamo a che fare con uno dei “nostri”.

Inoltre il tipo si mette anche lui a spiegare Keynes a Diliberto. Uno potrebbe pensare che da un lato c’è un moderno economista democratico, liberal, riformista e dall’altro il solito comunista ideologico e obsoleto.

Per prendere le misure del personaggio forse può giovare al telespettatore di sinistra sapere che il professor Michele Boldrin “Il 9 gennaio 2009 è stato uno dei firmatari (…insieme ai premi Nobel Vernon Smith, James M. Buchanan e Edward Prescott e a molti altri economisti) dell’appello, promosso dal Cato Institute, rivolto al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per esprimere la propria contrarietà alle politiche neo-keynesiane promosse dalla nuova amministrazione. L’appello è comparso nello spazio dedicato alle inserzioni a pagamento di diversi quotidiani amercani (New York Times, Washington Post, ecc.)”.

Dopo la Grecia, sotto a chi tocca.

E l´Italia entra ufficialmente in recessione

Fonte: dirittiglobali - L´Italia è in recessione. Ora anche tecnicamente, visto che quest´oggi l´Istat dovrebbe certificare, secondo quanto anticipato da alcuni analisti, il secondo trimestre consecutivo con un Pil negativo: -0,2% tra luglio e settembre del 2011, -0,5% (o -0,6%) tra ottobre e dicembre. Cifre fosche che tuttavia non sorprendono, semmai rendono lo scenario per il 2012 ancora più allarmante. «Siamo preoccupati del basso potenziale di crescita dell´Italia», ha ammesso ieri Olli Rehn, Commissario europeo per gli Affari economici, commentando i dati del nuovo rapporto sugli squilibri macroeconomici nell´Unione europea. Un rapporto - il primo da quando il meccanismo di "alert", previsto dall´accordo "Six pack" di dicembre, è entrato in vigore - da cui emerge un Paese che cresce poco, con troppe debolezze strutturali, un debito pubblico molto alto, quote di export «ridotte del 20% da metà degli anni ‘90» e una bilancia dei pagamenti «passata da un avanzo del 2% ad un disavanzo di 3,5% nel 2010». «Preoccupa il deterioramento costante della competitività», ha rimarcato Rehn, segnalando l´inserimento dell´Italia (che però, con la Spagna, «sta conducendo con grande determinazione le riforme strutturali») nel gruppo di 12 paesi europei a "rischio" e dunque "da rivedere". Il campanello d´allarme sensibile a nuove instabilità finanziarie - nelle intenzioni, uno strumento di prevenzione delle crisi "alla greca" - è suonato anche per Francia, Regno Unito, Svezia, Finlandia e Danimarca, oltre che per i più "scontati" Spagna, Belgio, Bulgaria, Cipro, Ungheria, Slovenia. In alcuni di questi, ha avvertito Rehn, sarebbe in atto una nuova bolla immobiliare (Svezia e Danimarca). Così, in attesa di passare l´esame europeo (per ora nessuna raccomandazione ufficiale dalla Commissione), da oggi i conti dell´Italia registrano l´ingresso nella recessione.

«L'economia del paese è come un'auto senza freni in discesa»

di Argiris Panagopoulos - ilmanifesto -
ATENE - Le politiche imposte dalla «troika» distruggono la società greca e aggravano i problemi economici e sociali del paese e dell'Europa del sud, ci dice Giannis Dragasakis, economista di spicco ed ex deputato di Syriza, la coalizione di dodici componenti della sinistra greca. Il dilemma euro o dracma si utilizza per nascondere lo scontro politico e le politiche che si applicano nel paese, mentre il popolo della sinistra si aspetta dai suoi leader il superamento delle divisioni e una risposta comune alla crisi, ci dice ancora Dragasakis.
Il voto di domenica per il nuovo Memorandum ha cambiato gli equilibri politici?
Ci troviamo in una situazione paradossale. Non solo perché tanti deputati dei due grandi partiti che sostengono il governo di Papadimos non hanno votato il Memorandum, ma perché tanti di quelli che lo hanno votato non credono che risolverà niente. A parte la situazione tragica in cui ci troviamo, anche riuscendo ad applicare queste politiche, il debito non sarà sostenibile. Il debito in percentuale del Pib della Grecia nel 2020 sarà più alto del debito italiano di oggi.
Secondo lei, cercheranno di rimandare le elezioni?
Sappiamo molto bene che la «troika» non vuole elezioni in nessun paese con problemi di debito. Però, se non si fanno le elezioni, sarà molto difficile reggere per il governo di Papadimos. Nello stesso momento, per la sinistra è una deviazione dal sistema democratico il fatto che un parlamento delegittimato prenda decisioni così importanti. Il cittadino deve esprimersi e non pagare solo le conseguenze economiche e sociali che lui non ha scelto.
Come è la situazione economica del paese?
A livello economico siamo di fronte ad una vera tragedia. La recessione è incontrollata. Il sistema bancario non è capace di concedere prestiti e amministra soltanto i prestiti concessi precedentemente. L'economia greca può essere paragonabile a una macchina senza freni e in discesa. Per questo è urgente una politica per contenere la recessione e la distruzione dei posti di lavoro, come presupposto per risolvere la crisi del debito. Abbiamo proposto di non accettare i prestiti, perché prestiti e tagli non ci porteranno fuori dalla crisi del debito. Abbiamo chiesto una moratoria di tre anni per il pagamento del debito per risollevare l'economia. Dovevano indirizzare tutti i nostri sforzi per una avanzo - surplus primario o perlomeno di non avere disavanzo primario, per affrontare la recessione e adottare misure di risanamento dell'economia e del settore pubblico. Questo tipo di politiche sono state adottate nel passato. La Germania dopo la guerra ha avuto questo trattamento. Non ha pagato il suo debito fino al 1953, quando hanno fatto un accordo complessivo. Ma la Grecia o il resto dell'Europa del sud si trovano in guerra oggi? Assolutamente no. Però l'altissima percentuale della disoccupazione dice che siamo in una guerra sociale. Perché percentuali così alte di disoccupazione non le abbiamo viste mai in periodi di pace. C'è la paura che, se la Grecia cede nel seguire questa politica disastrosa, sarà un cattivo esempio. Le stesse politiche potrebbero essere applicate ad altri, aggravando la crisi dell'Europa.
La Grecia è un esperimento o un caso isolato?
ITALIAN PRESIDENT MONTI : NO to hold olympic games in Rome, (no money)
YES to buy fighters F.35 ( money no problem)
“it is not important to win but to take part, ah ah ah “

mercoledì 15 febbraio 2012

Siamo tutti Greci. We are all Greeks. Nous sommes tous des Grecs. Todos somos griegos. Είμαστε όλοι Έλληνες.

realdemocracygr
Sabato 18 Febbraio, giorno di mobilitazione internazionale
Siamo tutti Greci.
Il 10 Febbraio in Grecia un governo non eletto adotta un nuovo pacchetto di misure austerity,mostruoso e distruttivo,il quale e` stato votato il 12 Febbraio nel Parlamento Greco(199 a favore e 101 contro).

Con questo nuovo piano austerity lo stipendi minimo viene abbassato del 22%, i contratti collettivi vengono abrogati ,sono previsti 15.000 licenziamentine settore pubblico, mentre altri 150.000 posti di lavoro verranno distrutti per mezzo di un non rinnovo.

Il popolo greco si ribella con stremo contro questa politica di terrorizzazione sociale. Nel mezzo del piu` totale silenzio dei media le manifestazioni di protesta si moltiplicano come anche gli scioperi generali, nonostante la repressione violenta delle forze dell’ordine.

I Greci hanno bisogno di una solidarieta` internazionale, alla quale richiamano.

Dobbiamo rispondere a questa chiamata! Siamo tutti Greci!

Il loro movimento si va a infrangere su una dittatura Europea e internazionale, quella del mercato finanziario e della troika(Ue, Banca Europea, Fondo Monetario Internazionale)che hanno imposto al popolo Greco queste misure austerity come anche un governo non eletto.

I governi Europei sono complici di questa dittatura e stanno imponendo anche ad altri paesi politiche che seguono questa via. La Grecia quindi per loro, non e` che un esperimento prima di un espanzione generale di questa politica. La situazione si fara` ancora piu` grave con l’inserto del nuovo trattato europeo,che obbliga l’inserto della “regola d’oro” nelle nostre costituzioni.

Noi , come i greci , ci rifiutiamo di sacrificare il popolo sul’altare del denaro.

Riprendiamo le nostre vite nelle nostre mani.

Lasciate i vostri PC e venite in manifestazione!

Manifestazione di solidarieta` al popolo Greco, Sabato 18 Febbraio davanti al tribunale per i diritti umani alle 14.00
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Saturday 18th of February, international mobilization day:
We are all Greeks
When one people is attacked, all people are attacked.
The 10th of February, the non elected Greece Government adopted a new hideous and destructive austerity plan, passed by the parliament (MPs voted 199-101 in favour) on the 12th of February.

The new austerity measures impose a 22% reduction in the minimum wage, which will remain frozen for the next three years; collective bargaining is simply cut; 15000 public sector workers are laid off and 150000 jobs will be destroyed due to the non-renewal of the contract…

The people of Greece is bravely rising up against social terror policies. With the media’s deafening silence, demonstrations, as well as general strikes, become more and more frequent despite the violent repression.

The people of Greece need the international solidarity and they call for our support

Let’s reply to their call. We are all Greek!

Their mobilization is clashing with the wall of an European and international dictatorship, the dictatorship of the financial markets and the troika: EU, ECB and IMF, who have imposed austerity measures and a non-elected government on the Greek.

The EU governments are involved in the dictatorship and they implement measures which are in the same line in the rest of the countries. Greece is being used as a laboratory before generalizing these measures. The situation is going to get even worse due to the new European Treaty project, which will impose the « golden rule » on our taxes.

We reject to sacrifice the people to the money, as do the Greek.

Let’s regain the reins of our lives.

Switch off your computer, join the mobilization!

There will be demonstrations everywhere in solidarity with the mobilization of the people of Greece, Saturday the 18th of February.
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Samedi 18 février, journée de mobilisation internationale:
Nous sommes tous des Grecs
Quand un peuple est attaqué ce sont tous les peuples qui sont attaqués.

Le 10 février, le gouvernement non élu de la Grèce a adopté un nouveau plan d’austérité monstrueux et destructif, qui a été approuvé par le parlement grec (199 députés contre 101) le 12 février.

Avec ce nouveau plan d’austérité, le salaire minimum est diminué de 22% et gelé pour trois ans, les conventions collectives sont tout simplement supprimées, il y aura 15 000 licenciements dans la fonction publique et 150 000 postes seront détruits par non renouvellement…

Le peuple grec est en train de se soulever courageusement contre cette politique de terreur sociale. Dans le silence assourdissant des médias, les manifestations se multiplient ainsi que les grèves générales malgré la violente répression.

Les Grecs ont besoin de la solidarité internationale et y font appel

Répondons à cet appel. Nous sommes tous des Grecs !

Leur mobilisation se heurte au mur d’une dictature européenne et internationale, celle des marchés financiers et de la troika : UE, BCE, FMI, qui ont imposé aux grecs ces plans d’austérité et un gouvernement non élu.

Les gouvernements dans l’UE, en particulier le gouvernement français, sont parties prenantes de cette dictature et appliquent dans les autres pays des politiques qui vont dans le même sens. La Grèce n’est pour eux qu’un laboratoire avant généralisation. La situation va s’aggraver encore avec le projet de nouveau traité européen obligeant à introduire la “règle d’or” dans nos constitutions.

Nous aussi, comme les Grecs, refusons de sacrifier le peuple sur l’autel de l’argent.

Reprenons nos vies en main.

Laissez votre PC, rejoignez la mobilisation!

Manifestation en solidarité avec la mobilisation des Grecs le Samedi 18 février, rendez-vous sur le parvis des Droits de l’Homme à 14h.
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Sábado, 18 de febrero, día de movilización internacional:
Todos somos griegos
Cuando se ataca a un pueblo, se ataca a todos los pueblos.

El 10 de febrero, el gobierno no elegido de Grecia adoptó un nuevo plan de austeridad monstruoso y destructivo y, que fue aprobado por el Parlamento griego, con 199 votos a favor, 101 en contra, el 12 de febrero.

Este nuevo plan de austeridad conlleva la reducción del salario mínimo, que se reduce un 22% y una congelación de tres años de duración, los convenios colectivos quedan simplemente suprimidos. Habrá 15 000 despidos de funcionarios públicos y 150 000 puestos serán destruidos por la no renovación.

El pueblo griego se rebela de forma valiente contra esta política del terror social. En medio del silencio ensordecedor de los medios de comunicación, las manifestaciones y huelgas generales se multiplican a pesar de la violenta represión.

Los griegos necesitan la solidaridad internacional y hacen un llamamiento.

Respondamos a este llamamiento. ¡Todos somos griegos!

Su movilización choca contra el muro de una dictadura europea e internacional, la de los mercados financieros y la llamada troika: UE, BCE, FMI, que han impuesto al pueblo griego estos planes de austeridad y un gobierno que no han elegido.

Los gobiernos de la UE, en particular el gobierno francés, abrazan esta dictadura, con la aplicación de políticas del mismo corte, al resto de países. Grecia no es más que un laboratorio de una situación que podría generalizarse.

La situación aún se va a agravar con el proyecto del nuevo tratado europeo que obligará a introducir la “regla de oro” en nuestras constituciones.

También nosotros, junto a los griegos, rechazamos sacrificar al pueblo en aras del dinero.

Cojamos el timón de nuestras vidas.

Deja el ordenador, ¡únete a la movilización!

Manifestación solidaria con la movilización del pueblo griego el sábado 18 de febrero. Acudid a la Plaza de los Derechos del Hombre a las 14 horas.
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MANIFESTAÇÃO SABADO 18/FEVEREIRO/2012

“Democracia: governo Do povo, pelo povo e para o povo?”

Na noite de 12 de fevereiro, 199 deputados gregos votaram as novas medidas impostas pela tróica (União Européia, Banco Central Europeu, Fundo Monetário Internacional), que fazem mergulhar o país no caos e na miséria mais profunda. 101 deputados desaprovaram a totalidade delas ou uma parte desse novo acordo. Sob a ameaça de falência e absolutamente conscientes de que o parlamento não iria decidir nada, mas apenas ratificar ordens, a maioria dos deputados cedeu à chantagem. Enquanto isso, em todo o país, o povo manifestava a sua oposição aos monstruosos projetos dos credores, o parlamento deu aos bancos o direito de vida e de morte do povo grego, sempre admitindo que não são mais as instituições políticas eleitas que devem governar. Além do drama que vive a Grécia, esta evolução constitui a inversão mais flagrante do sistema e das tradições políticas européias e, como tal, anuncia o futuro de toda a Europa. Ao contrário de seus deputados, a população do país não cedeu diante dessa chantagem. Em Atenas e em todo o país, o povo que resiste inundou as ruas. Novamente a única resposta do governo só tem sido a repressão.

Ao mesmo tempo que as políticas de austeridade fazem explodir a dívida pública, impõem-se ao povo grego medidas ainda mais suicidas:

- A redução de 22% do salário mínimo, o valor de 450 euros líquidos por mês e 586 euros brutos, contra os 751 euros brutos, estabelecidos até hoje; para os jovens, a redução é de 35%.

- A abolição das convenções coletivas, por ramos e por profissão, devendo serem substituidas por contratos individuais por empresa.

- A aplicação retroativa de todas as reduções a partir de janeiro de 2012, salários, pensões e prestações de desemprego (que passou de 461 euros/mês para 359, com duração de apenas um ano).

- A diminuição da pensão mínima para 392 euros/mês (contra 503 euros hoje).

- A demissão de 150 000 funcionários a partir de 2012-2015, dos quais 15 000 até o final de 2012.

- A abolição do estatuto de funcionário.

O desmantelamento do Estado social e a liquidação de todas as riquezas do país para 50 bilhões de euros de privatizações.

Estas medidas juntam-se à muitas outras impostas e aplicadas há mais de dois anos. Salários e pensões só fazem baixar, os impostos diretos e indiretos só fazem aumentar, enquanto que o desemprego faz parte do quotidiano de cada vez mais gregos.

No plano social, o povo grego confronta-se com os fenômenos da pobreza e da miséria jamais vividos desde a ocupação.

Os fatos são desesperadores, que segundo “Médecins du monde” (“Médicos do Mundo”), o centro de Atenas está enfrentando uma verdadeira crise humanitária: uma pessoa em cada dez alimenta-se de sopas populares, o Ministro da Educação implementa o fornecimento de refeições gratuitas em algumas escolas, medida devida aos inúmeros desmaios de alunos devido à desnutrição.

As novas medidas impostas não só farão perpetuar o ciclo infernal da recessão que leva direto para a explosão do déficit e da falta de pagamento, mas eles vão acentuar a baixa do salário e das despesas públicas em toda a Europa, e isso num momento em que o número de pobres não cessa de aumentar em todos os países, inclusive na Alemanha. O que as elites financeiras não querem entender é que este é o modelo econômico não funciona.

A Grécia é o laboratório de austeridade na Europa!

Resistamos em toda a Europa!

Solidariedade com o povo grego!

Não ao sacrifício dos povos do santuário das finanças!
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Είμαστε όλοι Έλληνες

Όταν επιτίθενται σε ένα λαό, επιτίθενται σε όλους τους λαούς

Στις 10 Φλεβάρη η μη εκλεγμένη κυβέρνηση της Ελλάδας υιοθέτησε ένα νέο πακέτο μέτρων λιτότητας, τερατώδες και καταστροφικό, το οποίο υιοθετήθηκε από το Ελληνικό Κοινοβούλιο (199 βουλευτές υπέρ, 101 κατά) στις 12 Φλεβάρη.

Με αυτό το νέο σχέδιο λιτότητας ο ελάχιστος μισθός μειώνεται κατά 22% και παγώνει για τρία χρόνια, οι συλλογικές συμβάσεις απλά καταργούνται, προβλέπονται 15.000 απολύσεις στο δημόσιο τομέα ενώ 150.000 θέσεις θα καταστραφούν μέσω μη ανανέωσης.

Ο Ελληνικός λαός ξεσηκώνεται με κουράγιο ενάντια σε αυτή την πολιτική της κοινωνικής τρομοκράτησης. Εν μέσω εκκωφαντικής σιωπής των μίντια, οι διαδηλώσεις πολλαπλασιάζονται καθώς και οι γενικές απεργίες, παρ όλη την βίαια καταστολή.

Οι Έλληνες έχουν ανάγκη από διεθνή αλληλεγγύη, στην οποία και καλούν.

Να απαντήσουμε σε αυτό το κάλεσμα! Είμαστε όλοι Έλληνες!

Η κινητοποίησή τους βρίσκει χτυπάει στον τοίχο μιας ευρωπαϊκής και διεθνούς δικτατορίας, αυτής των χρηματιστηριακών αγορών και της τρόικας (ΕΕ, Ευρωπαϊκή Τράπεζα, ΔΝΤ) που επέβαλλαν στον Ελληνικό λαό τα μέτρα λιτότητας καθώς και μια μη εκλεγμένη κυβέρνηση.

Οι Ευρωπαικές κυβερνήσεις είναι συμμέτοχες σε αυτή τη δικτατορία και εφαρμόζουν και σε άλλες χώρες πολιτικές που ακολουθούν την ίδια κατεύθυνση. Η Ελλάδα δεν είναι γι’αυτούς παρά ένα εργαστήριο πριν τη γενίκευση. Η κατάσταση θα επιδεινωθεί ακόμα με το εγχείρημα της νέας Ευρωπαϊκής Συνθήκης, που υποχρεώνει την εισαγωγή του “χρυσού κανόνα” στα συντάγματά μας.

Εμείς επίσης, όπως και οι Έλληνες, αρνούμαστε να θυσιάσουμε το λαό στο βωμό του χρήματος.

Να ξαναπάρουμε τις ζωές μας στα χέρια μας.

Αφήστε το PC σας, ελάτε στην κινητοποίηση!

Διαδήλωση αλληλεγγύης στον Ελληνικό λαό, Σάββατο 18 Φλεβάρη.

Perché adesso? Quale sarà il prossimo?

Conversazione tra Naomi Klein* e Yotam Marom**
sinistrainrete
Naomi Klein - Una delle cose più misteriose riguardo a questo momento è: “perché adesso?” La gente ha lottato contro le misure di austerità e ha urlato per un paio di anni contro gli abusi delle banche, facendo essenzialmente la stessa analisi: “Non saremo noi a pagare per la vostra crisi”. Ma non sembrava proprio che acquistasse popolarità, almeno negli Stati Uniti. C’erano dimostrazioni e c’erano progetti politici e c’erano proteste come a Bloombergville. Ma, erano in gran parte ignorate. Non c’era davvero nulla su vastissima scala, nulla che realmente avesse un impatto significativo. E adesso, improvvisamente, questo gruppo di persone in un parco ha fatto esplodere qualche cosa di straordinario. Come lo spieghi, allora, dato che sei stato impegnato in OWS dall’inizio, ma anche nelle precedenti azioni contro l’austerità?

Yotam Marom – Ebbene, la prima risposta è: non ho idea , nessuno ne ha. Ma posso fare delle congetture. Penso che ci siano delle cose che si devono considerare con attenzione quando ci sono momenti come questi. Una sono le condizioni: disoccupazione, debito, sfratti, i molti altri problemi che deve affrontare la gente. Le condizioni sono vere e sono brutte, e non si possono simulare. Un altro tipo di base per questo tipo di cosa è quello che fa la gente che organizza per preparare momenti come questi. Ci piace fantasticare su queste insurrezioni e sugli importanti momenti politici – ci piace immaginare che vengano fuori dal nulla e che sia necessario solo questo – ma queste cose accadono se c’è dietro uno sforzo organizzativo enorme che viene fatto ogni giorno, in tutto il mondo, in comunità che sono realmente emarginate e che affrontano attacchi bruttissimi.

Quelli quindi sono i due prerequisiti perché si verifichino questi momenti. Ci si deve poi chiedere: quale è il terzo elemento che fa sì che tutto si realizzi, quale è ‘ il grilletto, la polverina magica? Beh, non sono sicuro della risposta, ma so che sensazione dà. La sensazione che qualche cosa è che si è aperto, una specie di spazio che nessuno sapeva esistesse, e quindi tutte le cose che prima erano impossibili, ora sono possibili. Qualche cosa che è stato come disintasato. Persone di tutti i tipi hanno proprio iniziato a vedere le loro lotte in questo qualche cosa, hanno iniziato a identificarsi con questo, hanno cominciato a sentire che era possibile vincere, che c’è un’alternativa, che le cose non devono essere sempre così. Penso che in questo caso questo sia l’elemento speciale.

NK – Pensi che ci sia una discussione organica riguardo al cambiare fondamentalmente il sistema economico? Cioè, sappiamo che esiste una forte, rabbiosa critica della corruzione e della conquista dal processo politico da parte delle grosse imprese commerciali. E’ in corso davvero un richiamo ad agire. Ciò che è meno chiaro è la misura in cui al gente si sta preparando a costruire davvero qualche altra cosa.
THE PIETA' BY THE BANKS

martedì 14 febbraio 2012

All we are Greeks!

All we are Greeks! Saturday, February 18, International Day of Action
http://www.facebook.com/events/300173683376937/
Posted on 14 February 2012. Tags: Greeks, International, mobilization

ES-FR-GR-IT
http://www.facebook.com/events/300173683376937/

When one people is attacked, all people are attacked.

The 10th of February, the non elected Greece Government adopted a new hideous and destructive austerity plan, passed by the parliament (MPs voted 199-101 in favour) on the 12th of February.

The new austerity measures impose a 22% reduction in the minimum wage, which will remain frozen for the next three years; collective bargaining is simply cut; 15000 public sector workers are laid off and 150000 jobs will be destroyed due to the non-renewal of the contract…

The people of Greece is bravely rising up against social terror policies. With the media’s deafening silence, demonstrations, as well as general strikes, become more and more frequent despite the violent repression.
The people of Greece need the international solidarity and they call for our support [1]
Let’s reply to their call. We are all Greek!

Their mobilization is clashing with the wall of an European and international dictatorship, the dictatorship of the financial markets and the troika: EU, ECB and IMF, who have imposed austerity measures and a non-elected government on the Greek.

The EU governments are involved in the dictatorship and they implement measures which are in the same line in the rest of the countries. Greece is being used as a laboratory before generalizing these measures. The situation is going to get even worse due to the new European Treaty project, which will impose the « golden rule » on our taxes.
We reject to sacrifice the people to the money, as do the Greek.

Let’s regain the reins of our lives.

Switch off your computer, join the mobilization!

There will be demonstrations everywhere in solidarity with the mobilization of the people of Greece, Saturday the 18th of February.

[1] http://realdemocracygr.wordpress.com/2012/02/10/so-its-final-now/

Grecia, era meglio il default

Gli economisti spiegano perché il risanamento è impossibile.
di Gea Scancarello - lettera43 -
Cinque manovre finanziarie, 1 milione di disoccupati (il 20,9% della popolazione), 12 punti di Prodotto interno lordo persi (Pil), il debito pubblico inchiodato al 160% della ricchezza nazionale, deficit stabile al 10% e salari minimi lordi precipitati a 580 euro.
I risultati di tre anni di cura teutonica alla Grecia malata di conti truccati, spesa pubblica fuori controllo e scarsa produttività sono racchiusi nel realismo inconfutabile di numeri che raccontano di una crisi senza fine.
Per risolverla, l’Europa e il Fondo monetario internazionale hanno messo sul piatto un nuovo prestito da 130 miliardi di euro (da sommarsi ai 110 erogati tra il 2010 e il 2011), in cambio di sacrifici sociali e tagli draconiani, ai quali lo stesso parlamento si è in parte opposto .

IL RISANAMENTO IMPOSSIBILE. Eppure, mentre piazza Syntagma ancora brucia di rabbia, il dubbio che l’accanimento terapeutico su Atene sia la strada sbagliata inizia a sfiorare anche insospettabili neoliberisti cresciuti tra le Banche nazionali e i salotti del Fondo monetario internazionale (Fmi).
«Nella migliore delle ipotesi, dopo il salvataggio ci sarà un periodo di calma al termine del quale si scoprirà che la riduzione di stipendi e pensioni ha esacerbato la recessione», ha scritto Wolfgang Münchau, economista e fondatore del quotidiano Financial Times Deutchland, sulle colonne del quotidiano londinese. «E allora ci sarà bisogno di nuovi tagli. Ma la politica potrebbe non prestarsi più».

Debito insostenibile in un decennio e crescita quasi impossibile

Dall’esplosione della crisi greca, poi diventata crisi del debito e quindi dell’intera Eurozona, i governi di George Papandreu e Lucas Papedemos hanno accettato le condizioni impossibili imposte dalla Troika di creditori internazionali (Unione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale) pur di evitare un default incontrollato e conservare un posto all’interno della Ue.
Ma con 65 miliardi di ricchezza volatilizzati in quattro anni (su un Pil che ne vale complessivamente 300) e 150 mila persone da licenziare solo nella pubblica amministrazione entro il 2015, i greci hanno smesso di credere che restare nella Ue sia la soluzione ai loro problemi.
I CONTI NON TORNANO. D’altra parte, se anche il risanamento dell’economia tramite l’austerity dovesse dare i propri frutti (come, peraltro, non accaduto nei due anni scorsi), il rapporto tra debito e Pil di Atene si assesterebbe a 120 entro il 2020; lo stesso livello attuale di quello italiano, giudicato insostenibile. Come dire che un decennio di sacrifici potrebbe non produrre risultati alcuni.

FUOCO GRECO E GELO ITALIANO

Autore: FRANCESCO PIOBBICHI - controlacrisi -
Per la prima volta la rivolta popolare greca diventa europea, sentire comune da Madrid a Lisbona, da Roma a Parigi. Le immagini di Atene che brucia si sono legate alla critica dell’Europa delle banche a guida prussiana, alla critica a Monti ed al Fiscal Compact. La rivolta greca insomma ha cominciato a far capire a tutti che la crisi non è un temporale, e nemmeno un pranzo di gala. Essa si inserisce in un processo in cui mandanti ed esecutori ristrutturano a proprio favore le gerarchie sociali ed economiche, una lotta feroce tra economia centrali e periferiche, tra imprese e lavoratori, tra popoli e governi. La crisi insomma è lo spazio principale in cui si esercita la lotta di classe delle classi dominanti e la resistenza dei lavoratori, solo che questa volta essa si struttura nella dimensione della difesa della sovranità, della democrazia e dei diritti in ambito nazionale. In queste ore però si sono diffusi in forma virale anche in Italia i germi di un nuovo movimento di resistenza sovra - nazionale, con una solidarietà popolare antieuropea che supera per la prima volta il ripiegamento populista regressivo. Siamo tutti greci, hanno scritto in molti sul proprio profilo. Lo sciopero generale di 48 ore della Grecia, l’epilogo della rivolta notturna davanti al parlamento, si è legato alle mobilitazioni di questi giorni contro le politiche di austerity in Portogallo e l’attacco alla riforma del lavoro in Spagna. In Italia, nonostante il coraggio dei sindacati di base e della lotta della Fiom abbiamo fino ad ora mancato questo appuntamento, e non è semplicemente perchè è sceso il gelo siberiano. Qualcuno dirà che queste mobilitazioni sono frutto di una coincidenza, ma in realtà si tratta di un'unica risposta ad un unico attacco diversificato delle classi dominanti europee. Una risposta che si afferma sulla dimensione nazionale primariamente ma che utilizza un linguaggio continentale che allude alla costruzione di un nuovo movimento sociale intraeuropeo. Non è quindi tutto così schematico come sembra. La resistenza al processo di ristrutturazione non si posiziona sul versante europeo perché le riforme strutturali pur essendo dello stesso segno si muovono a geometria variabile a seconda della crisi che ogni nazione vive, del ricatto che subisce, della posizione che ricopre rispetto alla gerarchia tra economie nazionali. Questo è secondo me il motivo che spiega il perché non si sviluppa su scala europea una mobilitazione comune (sciopero generale europeo) e il motivo della una distanza tra il fuoco greco e il gelo italiano che sembra aver congelato l’opposizione sociale e politica. In Italia inoltre per la storia politica recente, vige una sorta di sindrome di Stoccolma collettiva che porta molte persone a dire che Monti è comunque una soluzione anziché un problema. Se uno ci pensa bene, gli elementi di conflitto sociale diffuso che registriamo ogni giorno non mancano. Basta semplicemente pensare alle centinaia di presidi a difesa del lavoro che esistono in tutto il territorio nazionale. Presidi ai quali nessuno offre una mobilitazione comune, un orizzonte concreto se non la lenta agonia della CIG per respirare per qualche tempo mentre ci portano le fabbriche all’estero. La desertificazione industriale, la cannibalizzazione di parte del nostro settore produttivo è un tema reale nella fase di ristrutturazione capitalista.

L'Italia non è la Grecia

di Maria Turchetto - contropiano
"Guardi che si sbaglia, caro il mio Giorgio Napolitano (no, non la chiamo Signor Presidente nemmeno se mi manda i corazzieri): la situazione politica – parlo della politica istituzionale, perché quanto alla politica delle piazze i Greci mi sembrano più seri – di Italia e Grecia è molto simile" (...)

«L’Italia non è la Grecia», ha detto con fierezza Giorgio Napolitano. Ma Giorgio Napolitano, una volta, non era comunista? E i comunisti, se non ricordo male perché è passato tanto tempo, erano quelli che dicevano: «lavoratori di tutti i paesi, unitevi!». L’internazionalismo proletario! E ora questo Giorgio Napolitano, questo tizio (mi rifiuto di chiamarlo Signor Presidente a costo di passare per maleducata) se ne viene fuori con questo nazionalismo da allezziti, gli Italiani sono meglio dei Greci, una cosa spregevole come il razzismo dei “poveri bianchi” americani. Vergogna.

E perché poi l’Italia sarebbe meglio della Grecia? Dice il tizio (questo riportano i giornali): per il «senso di responsabilità che le forze politiche italiane stanno già dimostrando nella discussione dei decreti del governo Monti». Guardi che si sbaglia, caro il mio Giorgio Napolitano (no, non la chiamo Signor Presidente nemmeno se mi manda i corazzieri): la situazione politica – parlo della politica istituzionale, perché quanto alla politica delle piazze i Greci mi sembrano più seri – di Italia e Grecia è molto simile. Entrambi i paesi sono commissariati – dalla BCE, dal FMI, dalla Goldman Sachs. Lucas Papademos è un cosiddetto tecnico, proprio come Mario Monti, e proprio come Mario Monti gode dell’appoggio bipartisan dei principali partiti. La differenza è che in Grecia i pochi recalcitranti appartengono alla sinistra (e pare ci siano state delle belle epurazioni per costringerli nei ranghi, alla faccia della democrazia), mentre in Italia la sinistra appoggia Monti «senza se e senza ma» e le scarse proteste arrivano da destra.

Anche le scelte in materia di politica economica hanno straordinarie affinità (del resto è logico, sono dettate dalla BCE, dal FMI, dalla Goldman Sachs): macelleria sociale, senza però tagliare la spesa per armamenti (che piace alla BCE, al FMI, alla Goldman Sachs). La differenza è che mentre in Grecia vengono macellati soprattutto lavoratori e pubblici impiegati, in Italia c’è in più la proletarizzazione di alcuni ceti medi e mediobassi (questo è il senso e sarà il risultato delle cosiddette “liberalizzazioni”).

Finiscila, Giorgio Napolitano. Cosa caspita sei diventato? Chi ti paga? BCE, FMI, o Goldman Sachs? O più semplicemente Confindustria? Guarda che «L’Italia non è la Grecia» solo perché in Italia la gente non scende in piazza a protestare. E invece dovrebbe farlo.

Papadimos!



... sorry, riservto ai soli grecofoni ...

La Grecia schiacciata. E ancora non basta

di Argiris Panagopoulos ilmanifesto
Il primo ministro Papadimos annuncia elezioni anticipate per aprile. La tensione resta altissima, in piazza e fra i partiti di governo lacerati. Centinaia di feriti tra manifestanti e poliziotti per gli scontri di domenica. Ma le pressioni euro-tedesche continuano e aumentano: "Servono altri impegni scritti"

La massiccia protesta contro il nuovo Memorandum nelle ultime settimane ha decretato la fine del sistema bipartitico in Grecia, visto che altri 43 deputati dei due grandi partiti sono stati espulsi dopo il voto sulle misure recessive imposte dalla « troika» per evitare il fallimento del paese. E ha accelerato la decisione di elezioni anticipate in aprile, come ha annunciato ieri il governo.

Il ministro della Protezione del Cittadino, come si chiama ormai con certo eufemismo il ministero degli Interni, ha difeso l'operato della polizia dopo la guerriglia di domenica, mentre nel centro di Atene e di altre città si alzava ancora il fumo dai roghi della notte scorsa. Perfino gli ultra ottantenni Glezos e Theodorakisis sono stati ricoverati nell'ambulatorio del parlamento, perché la polizia dello stato democratico gli ha dato una boccata di gas israeliani. Salonicco, Parta, Eraklion a Creta, Corfù e Volos si sono trasformate in campi di battaglia, mentre ad Atene i ripetuti tentativi della polizia di occupare i pochi metri quadrati della piazza Syntagma hanno scatenato l'ira di tanti giovani e hanno offerto una nuova occasione ai «soliti ignoti» di fare terra bruciata.
Il ministro delle Finanze Venizelos non si è stancato di ripetere che la votazione del parlamento doveva essere conclusa domenica notte, prima dell'apertura dei mercati. Quello che non era ancora chiaro era la decisione del governo di Papadimos di offrire anche una immagine «pulita» di Atene ai mezzi di informazione internazionali e agli speculatori.
Il governo non ha esitato a utilizzare tutti i gas disponibili e le cariche della polizia per disperdere con inaudita violenza un'enorme manifestazione pacifica in piazza Syntagma di fronte al parlamento. Trasformando il centro di Atene in un enorme campo di battaglia e di guerriglia urbana, con 47 edifici danneggiati, due cinema storici completamente bruciati, decine di negozi e banche distrutte e 74 cittadini e 68 poliziotti ricoverati nei vari ospedali della capitale con problemi respiratori e vario tipo di ferite. Alla fine la polizia ha annunciato 67 arresti.
Ma chi crede davvero che pochi gruppi di giovanissimi «anarchici» possano scatenare un simile caos? Perfino la comunista Papariga, la segretaria del partito dell'ordine nelle piazze di Atene, ha denunciato ieri nella sua conferenza stampa «la provocazione statale organizzata». Papariga, che con il suo partito sta quasi sempre lontano da piazza Syntagma e fuori dagli «incidenti» ormai tradizionali, ha denunciato anche durante la seduta del parlamento domenica sera il comportamento della polizia. E ha chiesto al governo come potesse sostenere che 50 incappucciati e «opposti estremismi» abbiano creato questo caos. Papariga, Tsipras e Koubelis, i tre leader della sinistra, hanno ripetuto con diverse sfumature la stessa domanda: «Se non ci fosse stata la polizia in piazza, ci sarebbero stati incidenti?».
La polizia c'era, eccome. Per scatenare l'inferno tra le enormi masse umane che hanno riempito all'inverosimile le strade intorno al parlamento, in un raggio di quasi un chilometro. Centinaia di migliaia di pacifici cittadini sono «spariti» dai canali televisivi statali e privati, che mostravano la loro comune linea editoriale: mezzi schermi, con la seduta del parlamento e Venizelos e Papadimos a ricattare con «Memorandum o caos», mentre nell'altra metà degli schermi i cittadini potevano vedere i vero «caos» con i roghi di Atene e la piazza vuota. Poi le tv hanno insistito nel dire che in piazza ci sarebbero state solo 80mila persone. Quasi quanti del solo Kke che si era fermato a centinaia di metri da Syntagma. I greci hanno detto no ai ricatti.
I partiti della «troika», i poteri forti in Grecia, ma anche Bruxelles e Berlino, non hanno ancora capito che la gente non ha paura. Molti greci danno ormai battaglia per sopravvivere alle misure antisociali imposte, ma pochi si rassegnano e ancora più pochi stanno zitti. Lo stato sbaglia di grosso rispondendo con la violenza alle rivendicazioni della gente e specialmente ai giovani, che dovranno vivere con 300 o 400 euro netti se pure trovassero qualche lavoretto nei prossimi anni.
I prossimi giorni e settimane saranno molto difficili per Papadimos e il suo governo, la tensione resterà alta. I due leader del partiti che sostengono il governo di Papadimos dovranno firmare entro mercoledì la lettera della loro resa verso l'Eurogrouppo, in cui accettano e applicheranno il secondo Memorandum. Una prassi cominciata dopo le firme dei politici irlandesi e portoghesi.
Il portavoce del governo Kapsis ha detto che arrivano «le settimane del diavolo» per scrivere la convenzione del nuovo Memorandum e il cambio dei bot greci in mani ai privati con nuove obbligazioni. Kapsis ha fatto presente che Papadimos vuole fare un mini rimpasto del suo governo e ha difeso il ministro degli Interni ed ex commissario europeo Papoutsis per l'atteggiamento della polizia, domenica.

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