Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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mercoledì 10 aprile 2013

Solidarity with Greek People


 Solidarity with the people in Greece!

For a revision of austerity policies
Europe must prevent the situation in Greece from becoming a humanitarian catastrophe and make sure that the same remedy is not applied to other weak economies.
We ask you, members of the Troika and the Greek government, to revise the austerity plan and put humans and their needs at the centre of your decisions.
Sign the petition! The results will be sent to the Troika and Greek government on the 9th of May.

Solidarietà con il popolo greco!
Per una revisione delle politiche di austerità
L’Europa deve impedire che la situazione della Grecia diventi una catastrofe umanitaria al di là dell’immaginabile e deve assicurare che le stesse misure non vengano applicate alle altre economie deboli.
Noi chiediamo a voi, membri della Troika e del governo greco, di rivedere il piano di austerità e di mettere gli esseri umani e i loro bisogni al centro delle vostre decisioni.
Firma la petizione! Il risultato verrà sottoposto alla Troika e al governo greco il giorno 9 maggio 2013.

http://www.avantieurope.eu/?i=avanti.it
La Grecia è al primo posto nella crisi economica europea. Sta vivendo un livello di austerità senza precedenti il cui peso si abbatte ingiustamente su coloro che non sono responsabili del debito e che ne sono maggiormente colpiti. Sono cittadini greci, nonché migliaia di migranti e richiedenti asilo.
Dal 2009 la Grecia ha subito un aumento del 37% dei suicidi, mentre l’indice di disoccupazione è salito alle stelle: dall’8% al 27% (57% per i giovani) lasciando 1 milione e 290mila persone senza lavoro. Oggi in Grecia 3,4 milioni di persone sono oltre la soglia di povertà, vale a dire il 31% della popolazione. Il fallimento della classe politica nella gestione dei problemi del Paese, ha consentito al partito neo-nazista Alba Dorata di diventare il terzo maggior partito del Paese assestandosi al 12%-15%. In molti sono ormai così furiosi e disperati da essere disposti a sacrificare la democrazia per poter far sentire la propria voce.
Il problema non riguarda solo la Grecia; riguarda anche l’Europa. La Grecia ha commesso degli errori, ma le politiche vigenti incentrate unicamente sull’austerità non rappresentano una soluzione alla crisi. Al contrario, impediscono la crescita economica e hanno un impatto devastante sul popolo.
La Grecia ha il dovere di ristrutturare la propria economia e di rimettere a posto le proprie finanze. Tuttavia, la ripresa di un’economia sostenibile non è fatta solo di bilanci e scadenze fiscali.
Il prezzo dell’austerità non deve essere la sofferenza degli esseri umani. Le misure di consolidamento dovrebbero essere centrate sulla ristrutturazione del settore pubblico, su politiche di sostegno a una crescita economica sostenibile e sull’unione sociale basata sul principio di solidarietà dove le spalle più larghe portano il peso maggiore.
L’Europa deve impedire che la situazione della Grecia diventi una catastrofe umanitaria al di là dell’immaginabile e deve assicurare che le stesse misure non vengano applicate alle altre economie deboli.
Noi chiediamo a voi, membri della Troika e del governo greco, di rivedere il piano di austerità e di mettere gli esseri umani e i loro bisogni al centro delle vostre decisioni.
Il 9 maggio 2013 (Giornata Europea), i risultati di questa petizione saranno sottoposti alla Troika e al governo greco.

lunedì 28 gennaio 2013

La lotta ai tempi dell’Ikea

Potere, organizzazione e solidarietà

Clash city workers

Un’analisi a partire dalla lotta all’Ikea che, lungi dall’essere terminata, ha però il merito di averci già fornito un bagaglio enorme e indispensabile di esperienze e spunti di riflessione. Nei paragrafi che seguono, non ci soffermeremo sulle fasi della lotta che è ancora aperta e in aggiornamento (qui potete trovare una ricostruzione tappa per tappa): proveremo a dare un contributo che metta in risalto quelle che consideriamo alcune tendenze dello sviluppo del capitalismo in Italia e gli elementi della lotta interessanti e potenzialmente riproducili nel tempo e nello spazio.

Se vai con la bandiera a fare uno sciopero tradizionale o sali sul tetto puoi stare lì anche tutta la vita, non cambierà niente.
Basta con lo sciopero della fame o cose del genere, perché la fame la deve fare il padrone!
A noi basta già la sofferenza che viviamo tutti i giorni sul posto di lavoro.

Mohamed, operaio alla TNT di Piacenza
Oggi, per molti, guardare ai movimenti sociali e politici in Italia significa andare incontro allo sconforto. Tranne qualche eccezione, sebbene importante, sembra proprio che non siamo all’altezza dello scontro in atto. 
Malgrado ciò, le lotte sui posti di lavoro non sono finite. Anzi, in apparenza paradossalmente, si moltiplicano. Con casi molto rilevanti, almeno in astratto, perché molto dipende da cosa siamo capaci di leggere noi all’interno di quei processi.


Prendiamo la mobilitazione degli operai delle cooperative in appalto presso il deposito IKEA di Piacenza: la si può considerare come una ‘semplice’ vertenza sindacale.
Oppure no.
 Noi vogliamo interpretarla in tutt’altro modo e partire da lì per riflettere sulla nostra prassi politica quotidiana. Perché non bisogna mai esser stanchi di andare alla “scuola della lotta di classe”. E, da questo punto di vista, ciò che è accaduto e accade tuttora all'IKEA e nel settore della logistica, è una vera e propria lectio magistralis.



“Il luogo fisico non conta più”


Negli ultimi vent'anni si è discusso molto della fine – o quanto meno del ridimensionamento – del potere dei lavoratori. L'attacco sferrato dal capitale è stato durissimo, e i lavoratori l'hanno pagato e continuano a pagarlo nei termini di un drastico peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, soprattutto in Europa e Stati Uniti. Ma l'attacco ha poggiato non solo sulla volontà e/o necessità dei padroni di abbattere il costo del lavoro: aveva e ha delle basi strutturali.



“È interessante notare come la teoria economica che va per la maggiore sostenga che il luogo fisico non conta più, che le società possono spostarsi ovunque grazie alle telecomunicazioni, che le maggiori imprese oggi sono fondate sull'informatica e quindi indipendenti dalla loro collocazione.”
Sassen S., Le città nell'economia globale, Il Mulino, Bologna 2004
La possibilità di un capitalista di trasferire le attività produttive in un altro angolo del pianeta alla ricerca di migliori condizioni per fare profitti – che significa manodopera a basso costo, assenza di sindacati, regimi fiscali favorevoli, infrastrutture moderne ed efficienti – in tempi di crisi diventa una minaccia fortissima. Eppure la mobilità del capitale non è assoluta. Ci sono settori in cui non è così facile fare armi e bagagli e spostarsi altrove. La geografia non è diventata d'improvviso completamente inutile. Nel settore della logistica, in cui il 'posizionamento' è centrale, ha una rilevanza ancora maggiore. La lotta all'IKEA ci dà un bel po' di materiale da indagare in proposito.


martedì 27 novembre 2012

Palestina. Giornata Internazionale di solidarietà

29 novembre, una data importante per la Palestina
121127palestinadi Federica Pitoni
Il 29 novembre è la Giornata Internazionale di solidarietà con il popolo palestinese indetta dall’Onu. La data scelta non è casuale: il 29 novembre 1947 l’Assemblea Generale dell’Onu adottò la risoluzione 181, più nota come la Risoluzione della Partizione, con cui si stabiliva la creazione in Palestina di uno Stato ebraico e di uno Stato palestinese, con Gerusalemme corpus separatum sottoposta a un regime internazionale speciale. Come sappiamo tutti, la storia prese un’altra via e nella regione lo Stato Palestinese non ha finora mai visto la luce.
Il 29 novembre 2012 il Presidente Abu Mazen sarà all’Assemblea Generale dell’Onu per richiedere l’ingresso della Palestina come Stato non membro.
Un passo importante e non solamente formale che permetterebbe alla Palestina, tra l’altro, di avere accesso a diverse organizzazioni internazionali e di potersi appellare alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, portando Israele sul banco degli imputati per crimini di guerra e per le continue violazioni dei diritti umani e delle risoluzioni Onu. Una richiesta che, a differenza di quella di Stato membro, portata all’Onu sempre dal Presidente Abu Mazen il 23 settembre 2011, stavolta abbisogna della sola maggioranza semplice e ha quindi buone probabilità di venir approvata.
«Oggi le Nazioni Unite, e domani realizzeremo un altro passo avanti: la riconciliazione nazionale», ha dichiarato il Presidente Abu Mazen. Sono grandi le speranze del popolo palestinese di veder compiere finalmente passi in avanti verso quella riconciliazione davvero necessaria e non più rinviabile. Le divisioni tra le fazioni palestinesi non fanno che indebolire e rendere spesso vani tutti gli sforzi della lotta del popolo palestinese, mentre le condizioni di vita della popolazione, di Gaza soprattutto, ma anche della Cisgiordania, divengono sempre più pesanti. Tutto questo ha portato anche a molti malumori, che hanno rischiato più volte di degenerare.
Di certo chi assiste con compiacimento a queste divisioni è Israele, unica a trarre effettivo vantaggio da questa situazione, tanto da aver spesso soffiato su questo fuoco per alimentarlo in vari modi. La stessa tragica, terribile, ultima guerra a Gaza scatenata da Israele dà adito a molte letture, ma non sono pochi quelli che, conoscendo bene lo scenario, vedono anche in questa uno dei tentativi di Israele di isolare e indebolire l’Anp e il suo Presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Una guerra che apparentemente non ha portato nessun beneficio allo Stato ebraico per come è finita, con una tregua che ha visto i militanti di Hamas dichiararsi vincitori, con una ricaduta interna - e in vista delle elezioni appare strano - che ha deluso l’elettorato della destra israeliana. Appare piuttosto singolare questo esito. A meno che… a meno che proprio il dar credito internazionale ad Hamas non fosse stato messo sul piatto della bilancia interna palestinese per indebolire Abbas alla vigilia del suo viaggio a New York. Israele di Natanyahu non vuole portare avanti trattative di pace con i palestinesi, non è disposta a concedere nulla, vuol mantenere l’attuale situazione, arrivare nel tempo a una annessione de facto della Cisgiordania, per questo preferisce avere un interlocutore come Hamas, al quale ora forse è disposta a concedere i riflettori. Una situazione quindi estremamente pericolosa per i palestinesi, che non devono cedere a nessuna lusinga apparente e non devono cadere nella trappola delle divisioni intestine, che da troppo tempo stanno minando la forza della lotta palestinese.
Da tempo, inoltre, sulla stampa internazionale è in atto una sorta di campagna stampa tesa a delegittimare l’Anp e la persona di Mahmoud Abbas. Intendiamoci, con questo non vogliamo certo attaccare le analisi critiche alla politica portata avanti dall’Autorità Palestinese e da Al Fatah. Se oggi ci si trova in questa situazione di impasse politico, non è certamente solo a causa delle trame israeliane. Fatah ha certamente compiuto anche degli errori, dei grandi errori, e sarà bene aprire un’ampia discussione su questo. Ma gli attacchi a testa basta, le allusioni continue a corruzione e addirittura collaborazionismo (eventi che se provati vanno sradicati con forza e senza esitazione dalla stessa Fatah), be’ questi attacchi a noi paiono frutto di miopia politica. Chiediamoci sempre a chi giova tutto questo. Alla lotta palestinese? No, certo. All’occupante, sicuramente. Non esitiamo a dirlo chiaramente: la regia di questi attacchi è a Tel Aviv. Chi ha a cuore la causa palestinese e cade in questa trappola, non fa un buon servizio alla causa stessa. Dopo di che apriamoci a ogni critica e discussione, critica e discussione che possono solo aiutare. Ma ricordiamoci che prima di ogni cosa tutte e tutti noi abbiamo una causa comune e questa si chiama Palestina. Giova a qualcuno oggi la debolezza di Al Fatah, dell’Autorità Palestinese? Noi crediamo proprio di no. Si apra quindi una fase nuova, che porti l’Olp tutto a un rinnovamento che lo renda più forte e si lavori, tutti uniti, a una riconciliazione con Hamas.
Gli errori del passato ci insegnino qualcosa: scelte politiche sbagliate hanno portato alla sconfitta di Al Fatah a Gaza e quindi alla vittoria di Hamas. Oggi si rifletta su questo. La posta in gioco è troppo alta e troppi sono 64 anni di occupazione, guerre e sangue palestinese versato. Dal 29 novembre si parta per un nuovo avvio che torni a vedere i palestinesi uniti nella lotta. Thawra hatta al nasri.
Federica Pitoni
Mezzaluna Rossa Palestinese

mercoledì 14 novembre 2012

Europa «Patto sociale per l'Ue»

Fonte: il manifesto | Autore: Jacopo Rosatelli        
In solidarietà ai paesi mediterranei azioni e cortei da Lisbona a Bucarest. Si fermano però solo i Pigs. Oltre alla moneta, di comune c'è ancora poco CES Lo spagnolo Toxo, presidente della confederazione sindacale europea «Oggi è uno spartiacque per il movimento dei lavoratori, un punto di partenza per superare le diversità tra i vari paesi» «La giornata di azione europea può rappresentare uno spartiacque nel modo di affrontare la crisi da parte delle organizzazioni dei lavoratori». Lo afferma senza timore lo spagnolo Ignacio Fernández Toxo, segretario generale del principale sindacato iberico, Comisiones obreras, e presidente della Confederazione europea dei sindacati (Ces) che indice la mobilitazione di oggi. «Fino ad ora hanno pesato le differenze negli effetti della crisi nelle diverse zone del continente, ma ora siamo davvero a un passaggio storico per il movimento sindacale europeo».
Qual è l'elemento fondamentale che rende così importante questa giornata?
Per la prima volta interpretiamo in maniera comune la situazione europea, andando oltre le specificità nazionali. A unirci non è solo il rifiuto dell'austerità, ma anche la proposta. Alle politiche neoliberiste noi opponiamo la rivendicazione di un nuovo «patto sociale per l'Europa», che deve contenere misure per fare fronte alla crisi finanziaria come l'emissione di Eurobond, ma anche provvedimenti per l'occupazione e lo sviluppo sostenibile.
La Ces finalmente acquista protagonismo, eppure è innegabile la diversa intensità della protesta: sciopero generale in Spagna, Portogallo, Grecia e Italia, semplici manifestazioni altrove...
È vero, ma nella maturazione della proposta comune bisogna registrare il ruolo positivo che ha avuto la Confederazione sindacale tedesca (Dgb - Deutsche Gewerkschaftsbund). E il fatto che organizzi una manifestazione a Berlino proprio alla Porta di Brandeburgo ha un grande valore simbolico. Certo, nella loro mobilitazione di domani (oggi, ndr) prevale la componente della solidarietà verso l'Europa meridionale, ma si fa largo l'idea che ciò che ora sta capitando a noi nel sud succederà anche a loro, se non si sconfigge l'austerità. L'attacco ai diritti dei lavoratori non risparmierà nessuno: ne è consapevole il sindacato in Germania, ma anche in Olanda o Svezia.
Ma esiste realmente oggi la possibilità di incidere per il movimento sindacale? Spazi di negoziazione con le istituzioni europee francamente non se ne vedono.
In effetti sono molto limitati. Perché l'Unione europea (Ue) attuale praticamente non li prevede: di un ruolo attivo delle organizzazioni sociali non c'è traccia. In realtà, c'è una questione preliminare: sono innanzitutto le istituzioni europee di Bruxelles a dover riaffermare il senso della loro esistenza autonoma. Perché in questa fase la Commissione e il Consiglio sono condizionati dalle decisioni che si prendono a Berlino e Francoforte. Dovrebbero invece dare impulso ad una sorta di rifondazione del progetto europeo che, secondo noi, deve avere al centro la nostra proposta di patto sociale. È imprescindibile che le istituzioni europee capiscano che non possiamo andare avanti con una moneta comune, ma senza strumenti di governo economico e di coesione sociale.
Come valuta i segnali di riforma dell'Ue, che potrebbero portare anche ad un nuovo trattato?
Non sono ottimista. Il fatto che i lavori preparatori per «l'autentica Unione economica e monetaria» siano affidati alla cosiddetta «commissione dei quattro presidenti», e cioè i vertici di Consiglio, Commissione, Eurogruppo e Banca centrale, è già eloquente: l'unico presidente a non essere coinvolto è quello del Parlamento. Basta questo a far capire in che condizione versi la democrazia in Europa. Siamo a una specie di riedizione del dispotismo illuminato: si fa il bene del popolo contro il popolo. Per questo è importante dare voce ai cittadini, senza deleghe ai nuovi «despoti illuminati».
Con la giornata di mobilitazione europea il sindacato batte un colpo: e la sinistra ? A suo giudizio è all'altezza dello scontro in atto?
Io sono molto critico nei confronti dei partiti socialdemocratici. Non sono stati mai un contrappeso reale al discorso neoliberista egemone, anzi: la «terza via» di Blair e Schröder ha pesanti responsabilità nello svilupparsi delle condizioni che ci hanno portato a questa crisi. E anche dopo lo scoppio della crisi è rimasta l'incapacità di contrastare realmente le ricette che portano il segno della Cancelliera Angela Merkel.
Doveva farlo François Hollande, che ora sembra già in seria difficoltà...
È prematuro dire che il presidente francese abbia già deluso. Tuttavia, credo che nel Consiglio europeo di giugno abbia ceduto troppo in fretta alle pressioni tedesche: il risultato di quel vertice fu scarso. Di concreto per la ripresa economica e il lavoro non c'è stato praticamente nulla, mentre l'austerità è rimasta. E poi Hollande ha dato il suo consenso al «fiscal compact» rinunciando a rinegoziarlo: un errore che rischia di compromettere il resto del suo mandato e di indebolire le prospettive di un'Europa diversa.
E la sinistra alternativa? In Spagna Izquierda Unida sta crescendo, per non parlare di Syriza in Grecia.
È sicuramente coerente nella difesa degli interessi della popolazione ed è presente nei movimenti sociali: ma troppo spesso, salvo eccezioni come Syriza, non riesce a superare una vocazione minoritaria che le impedisce di essere efficace. In ogni caso, a prescindere dalle valutazioni politiche, voglio sottolineare che noi non siamo cinghie di trasmissione di nessuno. Il movimento sindacale ha un ruolo generale, e non limita il suo raggio d'azione ai luoghi di lavoro, da cui ovviamente parte: siamo e dobbiamo restare nella società.

lunedì 2 aprile 2012

To the citizens of Europe.

Europe unites peoples, cultures and traditions that are unrivaled in the world, and their identities.
And together these nations have expressed an idea that only extraordinarily difficult to decline: that diversity is wealth and that the unity in diversity can be based on a set of values and principles, democracy, social cohesion, subsidiarity, the value the person, legal certainty ...
The economic crisis gripping Europe and has engulfed Greece (arrived at a ratio of government debt to GDP that stood at 160%) is putting this idea in deep crisis, promoting the revival of ancient selfishness and nationalism.
Greece, a people of about 11 million inhabitants with a unique history, when Europe and throughout the West have a good part of their civilization, the very idea of democracy, theater, philosophy, poetry ...
While the National and Community institutions are finding the solutions, because the European economy returns to growth, the European people is called to demonstrate in this difficult time in its history that exists, who can be in solidarity with those most fragile, really want and actually be together.
For this we turn with our initiative to individual citizens, their associations, municipalities all over Europe, among which more than any other institutions represent their community, because a free economic aid to the Hellenic Red Cross, however small, provided repeated for 12 months, both the tangible sign of our feeling and be one people, the people of Europe.
The Coordination of the Network of Mayors and the Hellenes of Italy

domenica 26 febbraio 2012

Solidarity Delegation Europea ad Atene

Punto di domanda europa
Da lunedì anche Global Project è ad Atene per partecipare all'agenda di incontri organizzati dalla solidarity delegation europea con movimenti, associazioni, sindacati, giornali greci.
Tedeschi, austriaci, baschi, francesi, spagnoli proveranno a tessere le fila di una diplomazia dal basso mai interrotta, ma che va rilanciata senza timidezza proprio in questi mesi di crisi.

Nulla è risolutivo, ma, a noi pare, che siano opportune e necessarie tutte le iniziative che rilancino direttamente sullo spazio politico europeo la “presa in carico” collettiva e non solo nazionale della resistenza alla politica economica della troika.

Da Valencia a Francoforte - dove questo finesettimana si è svolta una action conference per organizzare una settimana di lotta contro la BCE-, da Madrid - che ha proposto attorno al 15 di maggio una campagna europea di iniziativa- ad Atene, da Londra alla Romania passando per l'importante convegno romano di European Alternatives con la partnership di Alternativa comune, partecipiamo a discussioni ed alla scrittura di calls che chiamano tutt* noi a fare l'europa, contro l'austerità, il debito, la fine della democrazia.

Serve europa, quella vera, quella dei movimenti, della solidarietà, della costruzione conflittuale dell'alternativa politica. Quella che da almeno vent'anni echeggia nella parola e nelle lotte dei movimenti e che si è scontrata con i Trattati, l'unificazione monetaria “senza politica” fatta a Maastricht, a Schengen, nei pappocchi costituzionali multilivello come fu fatto a Nizza - vi ricordate? Noi manganellati al confine e l'allegra brigata di sherpa nei palazzi a brindare.

Quella che oppone il desiderio del comune alla violenza del comando esercitato dalla dittatura commissaria a mezzo di moneta sulle vite di tutti e tutte noi.

La crisi della democrazia liberale va sviluppandosi verso un modello di governance in cui la rappresentanza è senza democrazia; lo si vede dalla palingenesi del Governo Monti (in sostanza un sobrio colpo di stato nel cuore della crisi, scrivono ormai alcuni), dall'espulsione della FIOM dalle fabbriche, dall'arroganza contro la Val Susa ("tecnici" che esigono obbedienza da un territorio compatto contro un progetto folle, fallimentare, nocivo e rifiutato da tutt*), dallo spread tra democrazia e debito come scrive Rossi su il Sole.

Bisogna stare su un questo crinale complesso senza rimpianti per un passato finito e sepolto, i cui germi di crisi datano ben prima del 2008, ed evocare immediatamente contro questo processo ordinativo la democrazia senza rappresentanza, la redistribuzione della ricchezza sociale contro la povertà che viene a definirsi come statuto della vita sociale.

Contemporaneamente alla nostra delegazione europea partiranno 160 manager dell'esazione fiscale tedeschi, più precisamente molti sono dell'Assia, il più ricco tra gli stati tedeschi.
Vengono ad Atene perchè “non si fidano dei greci”, perchè la troika (IMF, WB, Commissione europea: nessuno è stato sottoposto a processo elettivo) ha centralizzato il comando sullo Stato greco, abolendo la sovranità nazionale ed ipotecando finanche le elezioni di aprile.

Il capo degli ispettori, il ministro Shaeuble, ha detto loro: “state attenti, i greci potrebbero accogliervi con qualche riserva”.

Bene, evidentemente anche nei loro desk matura la consapevolezza che non hanno vinto. Anzi, che è tutto aperto, che c'è una società europea che in un contesto di shock economy demateralizzata si può organizzare, lottare, disobbedire e non affidarsi a tecnici unti dalla provvidenza.

Globalproject.info vuole essere un'enzima di riflessione comune sull'europa e la crisi. Seguiamoci, scriviamoci, uniamoci.

venerdì 17 febbraio 2012

WHAT KIND OF GREEKS ??

From: sissy vovou
Sent: Friday, February 17, 2012 1:12 AM
Subject: RE: Appello dell'Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa".

SOS - WHAT KIND OF GREEKS ARE YOU?
Concerning the activities in Europe on the 18th of February, which as I understand will be important, or thus they are presented here by some media, under the title "We are all Greeks", the question is, and should be put by the friends of social justice, "What kind of Greeks are we?" Like the President of the Republic who said "Who is this Soible who scorns my country", but for all this period he has been supporting the Memorandum, the austerity and all the government policies? Greeks like all those 199 Members of Parliament who voted last Sunday for yet another circle in hell, or like those who voted some months and a year ago for the previous circles in hell, like the PASOK cadres or leaders, like the Nea Demokratia cadres or leaders, like the ultra right cadres or leaders, or Greeks like those who fight under the tear gas of the Greek police?
So, I think it will be very good if you bring up those questions in the activities "We are all Greeks". I was furious to see in MEGA Channel today, the Bulldog of information as we call it, totally neoliberal, to report that there will be solidarity events in Europe in favour of the Greeks, on the 18th, combining it somehow with the statement of the President of the Republic and taking away the antiausterity content of the Solidarity Activities organised.

A Milano sabato 18 febbraio presidio in via Mercanti

Milano 18 FEBBRAIO 2012
GIORNATA DI MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE A SOSTEGNO DEL POPOLO GRECO
e per dire no alla dittatura della finanza internazionale
È stata indetta per sabato 18 febbraio una giornata di mobilitazioni internazionali a sostegno del popolo greco e le iniziative... si stanno moltiplicando in molte città europee.
A Milano il Partito Umanista, Mondo senza Guerre, La Comunità per lo sviluppo umano e Convergenza delle Culture organizzano un presidio in via Mercanti dalle ore 10.00 alle ore 13.00.
Vi invitiamo a partecipare, per dare forza al popolo greco e per dire no alla dittatura della finanza internazionale, che cerca di imporsi in Europa cancellando la sovranità dei governi e dei Parlamenti legittimamente eletti da noi.
Sabato 18 febbraio 2012, dalle 10 alle 13, presidio di solidarietà con il popolo greco.
Via Mercanti (davanti alla Loggia dei Mercanti)
Milano Saturday February 18th 2012, from 10am to 1pm, rally of solidarity with the Greek people.
Via Mercanti (in front of Loggia dei Mercanti) Milan, Italy

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