
- ilrecensore -
È con molto piacere che abbiamo intervistato il poeta Massimiliano Damaggio, autore di Poesia come pietra (Ensemble, 2012), un’opera intensa in cui “la poesia è una pietra che si lancia, ma che, quando arriva, si trasforma in una preghiera”.
L’autore, che vive ad Atene da molti anni, è testimone privilegiato di una società in cambiamento che sembra collassare sulla spinta incalzante della globalizzazione.
La prima domanda è doverosa per te che abiti in Grecia: come è la situazione in questo momento? Come la stai vivendo? Si stanno spegnendo o sono ancora accesi i fuochi della rivoluzione?
Oltre le banalizzazioni dei mezzi di comunicazione, oltre la massificazione spicciola dell’informazione, quello che davvero mi colpisce è: fuori di qui non hanno capito cosa sta succedendo in Grecia. Assistiamo a un colpo di stato finanziario/economico/politico che non ha precedenti in Europa dalla II guerra mondiale in poi. L’essere umano, ridotto a consumatore, è sacrificato sull’altare, mica tanto metaforico, del bilancio statale. Oltre le “visioni” macroeconomiche, non c’è più nulla. Per far quadrare i conti, si fa morire di fame la gente. Pensa che lo stipendio base è ora di circa 580 euro ed i prezzi di tutti i beni sono in generale più alti di un 20% rispetto all’Italia. La Grecia ha una popolazione di 11 milioni d’abitanti: un milione sono i disoccupati. Oltre agli innumerevoli immigrati che frugano nella spazzatura, ora vediamo anche i pensionati. Siamo tutti convinti che domani faremo lo stesso. Le “misure” imposte dalla troika l’anno scorso perché la Grecia ottenesse il primo prestito anti-fallimento hanno portato alla chiusura di 168.000 attività commerciali grandi/medie/piccole nel giro di otto mesi. Ora entrano in vigore le nuove “misure” per il secondo prestito. E’ abbastanza chiaro che tutti questi soldi (che i greci non volevano, bisogna essere chiari) non verranno mai restituiti e che quindi, fra uno o due o tre anni, la Grecia fallirà ufficialmente. Vedendola da qui, preferivamo si fallisse prima. Ora, forse, ne staremmo uscendo. E giusto per andare contro a quelli che dicono: “Il fallimento è molto peggio di quello che vivete ora”, ti dirò che la situazione, per noi cittadini, è già quella del fallimento. Le aziende farmaceutiche non forniscono più gli ospedali pubblici di medicinali. Il servizio nazionale sanitario è già semi-fallito un anno fa ed è difficile farsi prescrivere cure, esami e farmaci, oltre al fatto che gli ambulatori quasi non funzionano per mancanza di personale o perché i macchinari sono rotti e non si possono riparare. Il sussidio di disoccupazione è di 300 euro mensili. Quando vai a fare la spesa spendi, per 4 persone, minimo 150 euro la settimana. Non so che dire. E’ osceno. Soprattutto perché non ci permettono di fallire come Stato per salvare l’euro e i soldi delle banche tedesche e francesi. L’haircut, come dicono qui, sui titoli di stato greci, è stato fatto su quelli dei piccoli risparmiatori, non su quelli delle banche. Parliamo di truffa a tutti i livelli. E poi tieni presente questo: si sta sviluppando un’insofferenza, direi quasi un odio, verso la Germania, ritenuta responsabile di questo accanimento. Ci vuole poco a condizionare la testa della gente. La storia ce l’ha mostrato con una ripetitività impressionante. Dici: “No, questa cosa oggi è impossibile, non può succedere”, e poi succede. Non parlo di rivoluzioni: le rivoluzioni, in quest’Europa imbalsamata, mi sembrano improbabili, nel senso che da popoli di “consumatori” non puoi attenderti un’azione radicale. Te la aspetti dalle minoranze che qui, come anche in Italia, credo, non hanno ben chiaro cosa proporre, cosa fare e se, soprattutto, fare qualcosa. Però fa’ attenzione a una cosa: quando l’anno scorso gli “incappucciati” tiravano pietre e molotov, la gente faceva marcia indietro e disapprovava. Ora, l’ultima volta che è successo, tutti abbiamo applaudito.
L’autore, che vive ad Atene da molti anni, è testimone privilegiato di una società in cambiamento che sembra collassare sulla spinta incalzante della globalizzazione.
La prima domanda è doverosa per te che abiti in Grecia: come è la situazione in questo momento? Come la stai vivendo? Si stanno spegnendo o sono ancora accesi i fuochi della rivoluzione?
Oltre le banalizzazioni dei mezzi di comunicazione, oltre la massificazione spicciola dell’informazione, quello che davvero mi colpisce è: fuori di qui non hanno capito cosa sta succedendo in Grecia. Assistiamo a un colpo di stato finanziario/economico/politico che non ha precedenti in Europa dalla II guerra mondiale in poi. L’essere umano, ridotto a consumatore, è sacrificato sull’altare, mica tanto metaforico, del bilancio statale. Oltre le “visioni” macroeconomiche, non c’è più nulla. Per far quadrare i conti, si fa morire di fame la gente. Pensa che lo stipendio base è ora di circa 580 euro ed i prezzi di tutti i beni sono in generale più alti di un 20% rispetto all’Italia. La Grecia ha una popolazione di 11 milioni d’abitanti: un milione sono i disoccupati. Oltre agli innumerevoli immigrati che frugano nella spazzatura, ora vediamo anche i pensionati. Siamo tutti convinti che domani faremo lo stesso. Le “misure” imposte dalla troika l’anno scorso perché la Grecia ottenesse il primo prestito anti-fallimento hanno portato alla chiusura di 168.000 attività commerciali grandi/medie/piccole nel giro di otto mesi. Ora entrano in vigore le nuove “misure” per il secondo prestito. E’ abbastanza chiaro che tutti questi soldi (che i greci non volevano, bisogna essere chiari) non verranno mai restituiti e che quindi, fra uno o due o tre anni, la Grecia fallirà ufficialmente. Vedendola da qui, preferivamo si fallisse prima. Ora, forse, ne staremmo uscendo. E giusto per andare contro a quelli che dicono: “Il fallimento è molto peggio di quello che vivete ora”, ti dirò che la situazione, per noi cittadini, è già quella del fallimento. Le aziende farmaceutiche non forniscono più gli ospedali pubblici di medicinali. Il servizio nazionale sanitario è già semi-fallito un anno fa ed è difficile farsi prescrivere cure, esami e farmaci, oltre al fatto che gli ambulatori quasi non funzionano per mancanza di personale o perché i macchinari sono rotti e non si possono riparare. Il sussidio di disoccupazione è di 300 euro mensili. Quando vai a fare la spesa spendi, per 4 persone, minimo 150 euro la settimana. Non so che dire. E’ osceno. Soprattutto perché non ci permettono di fallire come Stato per salvare l’euro e i soldi delle banche tedesche e francesi. L’haircut, come dicono qui, sui titoli di stato greci, è stato fatto su quelli dei piccoli risparmiatori, non su quelli delle banche. Parliamo di truffa a tutti i livelli. E poi tieni presente questo: si sta sviluppando un’insofferenza, direi quasi un odio, verso la Germania, ritenuta responsabile di questo accanimento. Ci vuole poco a condizionare la testa della gente. La storia ce l’ha mostrato con una ripetitività impressionante. Dici: “No, questa cosa oggi è impossibile, non può succedere”, e poi succede. Non parlo di rivoluzioni: le rivoluzioni, in quest’Europa imbalsamata, mi sembrano improbabili, nel senso che da popoli di “consumatori” non puoi attenderti un’azione radicale. Te la aspetti dalle minoranze che qui, come anche in Italia, credo, non hanno ben chiaro cosa proporre, cosa fare e se, soprattutto, fare qualcosa. Però fa’ attenzione a una cosa: quando l’anno scorso gli “incappucciati” tiravano pietre e molotov, la gente faceva marcia indietro e disapprovava. Ora, l’ultima volta che è successo, tutti abbiamo applaudito.