Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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mercoledì 27 febbraio 2013

Cedimento strutturale

Fonte: il manifesto| Autore: Marco Revelli
BIPOLARISMO ADDIO
Doveva essere un terremoto. E lo è stato. Da questa tornata elettorale il sistema politico italiano esce a pezzi. E non solo perché l'outsider assoluto, il cane in chiesa di tutta la politica professionale - il teorico del «partito non-partito» -, balza al centro della scena politica per eccellenza. Né soltanto perché, per effetto di una legge elettorale scellerata, Camera e Senato si contraddicono a vicenda, mandando in cortocircuito il nostro bicameralismo simmetrico. E producendo l'unica cosa che tutti avrebbero voluto evitare: l'ingovernabilità.
Ma anche perché è la struttura stessa del nostro assetto istituzionale che subisce un cedimento strutturale. Sono i suoi «fondamentali» a sgretolarsi, tanto che è assai più facile dire che cosa finisca che non che cosa nasca o anche solo si annunci.
Finisce sicuramente la cosiddetta Seconda Repubblica. Quella in cui due schieramenti, di volta in volta identificati da una persona - di cui da una parte Berlusconi rappresentava la costante e dall'altra si ruotava - monopolizzavano il campo, e mimavano una sorta di alternanza. Ora il meccanismo si è rotto: la platea dei competitor si è ampliata con una presenza inaspettata, e l'impossibilità di alternarsi si conclude in una caduta libera. Finisce così anche il bizzarro bipolarismo maggioritario e più o meno egemonico, che era stato teorizzato nel 2008 (ricordate Veltroni?) e che si era già schiantato nel novembre del 2011, col «governo del Presidente». Ora che la politica esce dal lungo tunnel dei tecnici a cui aveva abdicato, si rivela impotente e bloccata. Finisce anche, malamente, la cosiddetta «sinistra radicale», travolta dall'ottusità delle proprie burocrazie residuali e dalla propria autoreferenzialità.
Gli architetti istituzionali, che questo bradisismo l'avevano messo in conto, immaginavano però un tripolarismo rassicurante, con un «terzo polo» montiano al centro, capace di crescere tra i due litiganti incapacitati a governare e a garantire un baricentro di stabilità. Invece il terzo polo è nato, ma ellittico, fuori squadra, destabilizzante e radicale come appunto i 5 stelle sono, a squilibrare il carico e sparigliare tutte le carte senza poterne distribuire nessuna. Tanto più che i due vecchi pilastri del sistema - Pd e Pdl - che si sono spartiti quel meno del 50% di elettorato disposto ancora a credergli (quello che resta dopo aver sottratto il venticinque per cento del corpo elettorale che si è astenuto e l'altro circa venticinque che ha votato Grillo), sono fragili. Umiliati dal giullare diventato re. Rosicchiati dall'interno come quegli alberi apparentemente robusti ma mangiati dalle termiti. Perché, nonostante la rimonta finale, il Pdl tutto è fuorché un partito, dipendente com'è da un leader bollito e squalificato universalmente, ancora in grado di toccare la pancia del proprio elettorato più sprovveduto ma non di governare un'accozzaglia di interessi e personalismi quale quella che abbiamo visto all'opera negli ultimi mesi, né di stabilizzare quell'alleanza con una Lega allo sbando che gli ha permesso di vincere in Lombardia al Senato. E per il Pd, c'è da scommettere che partirà presto la caccia al colpevole, e la rimessa in discussione di una leadership che dalla «vittoria mutilata» rischia di passare a una sconfitta non annunciata, e di liberare le tante anime non congruenti di quel partito dal patto di potere che le aveva tenute insieme.
Da domani incomincerà un'altra partita, dall'esito imprevedibile. Dove nessuna delle vecchie certezze varrà più. E ad ogni snodo si presenterà una situazione inedita e probabilmente drammatica, perché la crisi non è superata, anzi. E l'Europa sta sempre lì, a guardarci con occhio severo da aquila che vola basso, mentre lo spread s'impenna. E non c'è più un presidente pronto a gestire lo «stato d'eccezione» da sovrano. E il disagio sociale, ignorato, rimosso, trascurato e incompreso per anni, continuerà ad allargarsi come una piaga infetta... In questa situazione inedita, soprattutto di fronte all'ipotesi di un nuovo voto, nessuno s'illuda di poter riproporre la propria continuità, di classe dirigente. Di organizzazione. Di programma. Di «facce» e di routines. Anche di linguaggio. E a proposito di questo, almeno una preghiera: si abolisca il termine «antipolitica», soprattutto se riferita a chi - ci piaccia o meno - ha rappresentato oggi l'unico fatto politico rilevante in un panorama desolante.

lunedì 7 novembre 2011

Non solo in Italia ....

IL GOVERNO UNICO DELLE BANCHE SPIEGATO AL POPOLO
Fonte: controlacrisi
C'era una volta l'alternanza bipolarista, era una situazione simile a quella di uno stadio di calcio. Da una parte c'era una curva con il capo degli ultras che mandava i cori insultando l'altra che rispondeva con altri insulti. In mezzo c'era un popolo che guardava la partita, e un arbitro che ogni tanto fissava le regole. Il campo su cui si giocava, era lo stesso di quello di oggi. Uguali le linee che ne delimitavano lo spazio, il liberismo come pensiero unico dominante, la fine del conflitto sociale come elemento positivo nell'affermazione dei diritti, il lento declino del welfare, la competitività giocata sui diritti dei lavoratori. Ogni 90 minuti l'arbitro fischiava la fine, prendeva la palla, e l'alzava in aria. Poi si votava, a volte si cambiava il colore delle magliette, ma i giocatori e lo schema rimanevano sempre lo stesso. Una noia, tant'è che molti spettatori delle tribune cominciavano a non pagare più il biglietto, standosene fuori dello stadio. Ad un certo punto l'arbitro è stato chiamato dall'autoparlante, ha interrotto il gioco ed è sceso negli spogliatoi dove ad attenderlo c'erano i creditori internazionali. A quanto si è capito in una riunione ristretta, loro -le banche ed i padroni - hanno dato all'arbitro una letterina riservata nella quale c'era scritto che i mercati che mettono gli sponsor volevano che il gioco cambiasse le proprie regole. Certo, le linee sono rimaste sempre le stesse, anche se sono ancora più ristrette le strisce del patto di stabilità, i vincoli del fuori gioco, e la speculazione può entrare direttamente in campo senza chiedere il permesso a nessuno e decidere quando fare goal ai nostri conti pubblici. Hanno inoltre imposto all'arbitro che le squadre devono avere una sola maglietta, che i 22 giocatori si uniscono in un solo nome, e che le due curve dello stadio devono mandare cori unici. Hanno chiamato questo schema tra il vecchio catenaccio e la zona di Sacchi, governo di transizione, ma il vero nome sarebbe governo unico delle banche. La finalità è semplice, tutti uniti perchè il gioco continui e il biglietto, rincarato, lo pagheranno sempre gli stessi. Per chi sgarra, Maroni propone la tessera del manifestante e nessuno può permettersi di contestare. Tutto per avere credibilità ovviamente, non importa se per far questo i raccattapalle saranno ancora di più massacrati socialmente. Non conta se i massaggiatori andranno in pensione a 70 anni. Da quanto inoltre hanno annunciato i giornali sportivi anche l'arbitro cambia, non più un arbitro nazionale votato dal popolo, ma tre arbitri e tre guardalinee per lato mandati rispettivamente dal Fondo Monetario Internazionale, dalla BCE e dalla Commissione Europea che vigileranno che tutto proceda come deve e fischieranno continuamente il rigore dei conti.

Una noia mortale sta diventando il calcio in Italia...

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