Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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sabato 25 maggio 2013

In migliaia sotto la pioggia per l'addio a Don Gallo, applausi e 'Bella Ciao'

Alba Parietti accanto al carro funebre con il feretro di Don Gallo (Ansa)
Alba Parietti accanto al carro funebre con il feretro di Don Gallo (Ansa)

L’Arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco interrotto durante l'omelia da fischi e canti. Luxuria: "Grazie adi aver fatto sentire noi creature transgender volute da Dio e amate da Dio". Moni Ovadia commovente: "Per la mia religione, il mondo si sostiene grazie a 36 giusti. Per ora gli altri 35 non li ho incontrati”

Genova, 25 maggio 2013 - Genova si ferma per celebrare il prete degli ultimi: don Andrea Gallo. Scomparso mercoledì all’età di 84 anni, il fondatore della comunità di San Benedetto al Porto ha ricevuto oggi a Genova nella Chiesa del Carmine l’ultimo saluto. E così, don Gallo è stato riportato proprio nel luogo dove tutto era cominciato: la chiesa da cui fu allontanato negli anni ‘70 e da cui partì la sua avventura a San Benedetto.
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Ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio, gli amici di tutta una vita: quegli ‘ultimi’ di cui si è sempre voluto occupare e a cui non ha mai chiuso le porte della sua chiesa. Fra rulli di tamburi, ‘Bella ciao’, pugni alzati e bandiere dell’Anpi ( don Gallo da giovane è stato partigiano), della pace, di Emergency e No Tav, la commozione per le strade di Genova è stata tanta ma sembrava più una festa, un arrivederci, che non un funerale.
Sulla bara di don Gallo, applaudita lungamente sia all’arrivo in chiesa, portata in spalle, sia all’uscita, erano posati la bandiera della pace e due suoi indumenti distintivi: il cappello nero e la sciarpa rossa, che indossava sempre. Ad accompagnare il feretro, l’urlo ‘Resistenza’.
Il funerale del prete ‘scomodo’ è stato celebrato dal cardinale Angelo Bagnasco, fischiato e contestato duramente dalla folla, tanto da indurlo a fermarsi, e dal fondatore di Libera don Ciotti. (VIDEO)
Ma a ricordare il prete ‘comunista’ durante la celebrazione, anche qualche amico celebre. Fra loro Vladimir Luxuria, che, commossa, ha detto: “Don Gallo, grazie per averci aperto le porte della tua chiesa e del tuo cuore. Ci hai fatto capire che una chiesa che non caccia nessuno è possibile. Grazie di averci accarezzato. Grazie di aver fatto sentire noi creature transgender volute da Dio e amate da Dio. Ci auguriamo che tanti seguano il tuo esempio e che qualcuno ti chieda scusa”.
Al termine della cerimonia ha preso la parola, sul sagrato della chiesa, il regista e grande amico di don Gallo, Moni Ovadia: “Per la mia religione, il mondo si sostiene grazie a 36 giusti. Per ora gli altri 35 non li ho incontrati”. E la bara lascia la chiesa fra i cori da stadio ‘Uno di noi, Andrea uno di noi’ e chi chiede ‘Santo subito’.
BAGNASCO: APRIVA LA PORTA A CHI CERCAVA CALORE - “Ovunque svolse suo ministero sacerdotale, guardava a chi riportava evidenti ferite della vita, quelle del corpo e quelle dell’anima. Come ogni sacerdote ha cercato di lenire i dolori di chi ha incontrato. Anche qui, in questa chiesa, svolse suo ministero e da qui approdò a San Benedetto al Porto”. Così il cardinale Angelo Bagnasco celebrando a Genova i funerali di Don Andrea Gallo. “Cominciò alla spicciolata - ha proseguito il presidente della Cei - aprendo la porta a chi bussava e cercava calore. La comunità divenne sempre più un abbraccio per chi si sentiva ai margini, forse senza nome. Don Andrea sapeva che la sua era la risposta a coloro che sono percossi dalla vita, la risposta alle tante malattie che tolgono la luce ma non la voglia di cercare o attendere un sorriso o una carezza. Sapeva che era la sua risposta e non pretendeva fosse quella di tutti, perché la fantasia del bene è grande”.
FISCHI E BELLA CIAO DURANTE L'OMELIA DI BAGNASCO (VIDEO) - Fischi contro il cardinale Angelo Bagnasco durante il funerale di Don Andrea Gallo. Alcuni secondi di fischi sono scattati quando il cardinale ha iniziato a parlare dell’attività di don Gallo alla chiesa del Carmine, da cui il parroco venne allontanato. Alcuni minuti dopo, durante l’omelia, la piazza ha iniziato a cantare a gran voce Bella ciao. Poi le grida: “Vergogna vergogna!”.
Fischi seguiti da un lungo applauso e dal coro “Andrea, Andrea” durente l’omelia dell’arcivescovo di Genova. Mentre parlava il cardinale, dall’esterno della chiesa molte delle migliaia di persone presenti hanno iniziato a intonare il canto partigiano ‘Bella ciao’. All’interno, dove alcuni hanno alzato il pugno chiuso, la situazione è tornata alla calma soltanto dopo l’accorato appello di una delle più strette collaboratrici del sacerdote genovese.
DON LUIGI CIOTTI: VANGELO E COSTITUZIONE, CIELO E TERRA - “Andrea è stato un sacerdote, un prete, che ha dato un nome a chi non lo aveva o se lo era visto negare da qualcuno”. E’ il saluto di Don Luigi Ciotti, nella Chiesa del Carmine di Genova, ad Andrea Gallo, di cui si celebrano i funerali. “Ci ha insegnato- dice don Ciotti- a guardare nei nostri limiti. Se trovate qualcuno che ha capito tutto, a nome di Don Gallo e mio, salutatelo e cambiate strada, per piacere. E’ la strada che ci ha insegnato che ogni persona è vita, è storia. E che la diversità mai deve diventare avversità”.
Don Ciotti spiega che “sono i poveri, gli ultimi, quelli che fanno più fatica, che ci aiutano a incontrare Dio che ci indicano la strada. Grazie Andrea per i tratti di cammino percorsi insieme. Grazie per le porte che hai aperto, e che hai lasciato aperto”. Quindi Don Ciotti ricorda le parole del Pontefice: “Sono contento che Papa Francesco ha detto ‘no ai cristiani da salotto’. E ne era contento anche Andrea” che “ha sempre saldato il Cielo e la Terra. Per lui- osserva il fondatore del Gruppo Abele- erano chiari due riferimenti: il Vangelo e la Costituzione”.
Oggi, sottolinea il sacerdote, “nel nostro Paese si respira malessere, che si costruisce sull’illegalità diffusa sulla pelle dei più poveri, sul crescere dell’egoismo e dell’individualismo sociale. C’è troppo perbenismo di facciata”.
Quindi Don Ciotti ricorda le battaglie comuni: “La ricerca della verità per la morte di Carlo Giuliani, la rabbia contro la base di Vicenza: ma che ce ne facciamo delle grandi opere quando non ci sono i soldi per i servizi? Gridiamo ancora una volta insieme a lui la vergogna delle carceri e dei Cie, gabbie per i migranti”, dice il sacerdote applaudito dalla folla. Don Ciotti ricorda “la vicinanza di Don Gallo ai camalli, agli operai che lo hanno accompagnato fino a qui e che lottano per il lavoro.
Dobbiamo stare alla tavola dei poveri”, è l’invito del sacerdote che legge le parole di Don Gallo nella sua ultima intervista: “Nel commentare l’attualità c’è il rischio di lanciare un bollettino di guerra. Io però- diceva Don Gallo- mi colloco tra coloro che desiderano impegnarsi e spendere energie, capacità, relazioni. Perché è vero che il Male urla forte, ma la speranza urla ancora più forte”.

Il saluto di un uomo ombra a Don Andrea Gallo, Primo Firmatario contro l’ergastolo


- carmelomusumeci -
 
È da poco calata la sera dentro la mia cella e il blindato è già chiuso, ho appena saputo dalla televisione della tua morte. E le ombre dentro questo buco si sono fatte più fitte.
Ciao Don Gallo, oggi sono un uomo ombra ancora più triste, la tua partenza lascia un altro vuoto nella mia vita e nel mio cuore.
Non ti ho mai conosciuto di persona e non ho mai avuto tanta simpatia per i preti dopo tutte le botte che ho preso da loro in collegio da piccolo, ma tu eri uno di quelli che da grande mi hanno fatto venire dei dubbi.
Tu, Don Gallo, prete di strada, prete degli ultimi, non avevi esitato a metterti dalla parte dei cattivi e colpevoli per sempre, degli ergastolani ostativi.
Quando ti ho chiesto di aiutarmi a far conoscere che in Italia esiste la “Pena di Morte Viva”, l’ergastolo ostativo ad ogni beneficio, che fa morire in carcere un uomo senza la compassione di ucciderlo prima, tu sei stato davvero uno dei primi che ha aderito e il tuo nome è in prima pagina nella lista dei Primi Firmatari dell’iniziativa “Firma contro l’ergastolo” .
Ciao Don Gallo, grazie per tutte le volte che hai fatto sentire la tua voce per noi, che ci hai prestato un po’ della tua luce per dire alla società civile che il male non potrà mai essere sconfitto con altro male, che non serve a nessuno la sofferenza di un uomo destinato a morire dentro una cella che è già la sua tomba.
Ciao Don Gallo, ti avevo scritto nella settimana prima di Pasqua per dirti che nella mia disperazione non volevo festeggiare la resurrezione, perché io sono un’ombra che cammina, né vivo né morto, e per me e per tutti i miei compagni ergastolani non c’è resurrezione e speranza da festeggiare. Tu non mi hai attaccato e criticato, come hanno fatto in molti, ma mi hai scritto queste semplici e sostanziali parole:
"Carissimo do la mia completa solidarietà alla vs. lotta.
Sempre "su la testa" nonostante tutto. Ciao, Don Gallo"
Ho ancora queste parole attaccate nella mia cella e nel mio cuore.
Ciao Don Gallo, ci mancherai. Ora dovremo fare anche senza di te e la lotta qui si fa sempre più dura: adesso ci chiedono anche di dividere la nostra tomba con altri cadaveri, non ci lasciano neanche più la nostra solitudine nella cella, come vorrebbe la legge.
Ciao Don Gallo, tu vai, io rimango qui a lottare con degli umani che mi puniscono perché da giovane ho infranto la legge e dopo 23 anni di carcere devo ancora subire le loro scelte che vanno contro la legge.
Ciao Don Gallo, tu ora che sei libero nell’universo, non dimenticarti di noi che ancora viviamo murati vivi tra ferro e cemento per tutti i nostri giorni.
E se incontri il Dio in cui hai creduto, digli per favore se viene a prendere anche noi: gli uomini non ci vogliono dare la libertà, anche se dopo tutti questi anni noi non abbiamo più niente a che fare con l’uomo di 20-30 anni fa che ha commesso i reati per i quali siamo qui.
Ciao Don Gallo, sempre “su la testa” e un sorriso mesto tra sbarre, nonostante tutto.
Carmelo Musumeci
Carcere di Padova, Maggio 2013

venerdì 24 maggio 2013

La mia lotta, in direzione ostinata e contraria

    
La mia lotta, in direzione ostinata e contraria

Pubblicato in ilmanifesto

don Andrea Gallo -
Ho visto gioiosamente nascere la democrazia nel 1945, con la mia Brigata Partigiana, comandata da mio fratello, ex tenente del Genio Pontieri, sopravvissuto alla tragica campagna di Russia, a diciassette anni di età. Diventato vecchio – 84 anni e mezzo – devo vederla vergognosamente morire?
Ho riflettuto a lungo sulla crisi economica finanziaria che stiamo attraversando. Non è scandalosa la “teoria” di chi si ostina a vedere nel profitto l’unica molla creativa, innovativa del progresso, quale sia la destinazione degli investimenti? Perché si è permesso la concentrazione del potere economico nelle mani bramose di pochi grandi colossi mondiali? Lasciamo le storielle dei complotti. Semplicemente siamo giunti al momento più vittorioso di un’economia vecchia di ottanta anni. Siamo al passaggio dal capitalismo di un tipo ad un capitalismo d’altro tipo. Altro che parlare di crisi! Abbiamo dimenticato nel ’47 Von Hayek, Friedman e la Scuola di Chicago? Dopo la Seconda guerra mondiale si adottò la ricetta keynesiana e il mondo veniva ricostruito.
La crisi attuale è la vittoria degli ultraliberisti con l’assenza di un’alternativa ritenuta valida. La debolezza della politica occidentale e la scomparsa dei valori di civiltà hanno fatto il resto. I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, disse Paolo VI in un mirabile discorso all’Onu. C’è una evoluzione in atto, non una generica crisi. Irrompe un cambiamento della stessa portata della nascita delle banche nel XVII secolo. Gli economisti e gli statisti attuali ne sono imbevuti e, rivestendo posti di responsabilità, la applicano senza scrupoli. Un mercato, un potere economico. Lo dice Stiglitz, Nobel per l’economia, «il mercato e il potere finanziario creano armi di distruzione di massa». Questa logica liberista è propugnata dalle banche. Tra le più potenti, la Goldman Sachs americana.
CONTINUA |PAGINA 3 Gli economisti italiani (Draghi, Monti e soci) sono composti chierichetti di questo neoliberalismo, in una blindata cattedrale del Dio Denaro. Goldman Sachs è una delle più importanti banche internazionali che agisce sui mercati adottando questa perversa logica capitalista. Non ha un «volto umano».
Una persona onesta non può più accettare un sistema di apartheid mondiale, dove il 20 per cento della popolazione mondiale consuma l’80 per cento delle risorse; e dove si spendono tre milioni di dollari in armamenti, ma in un minuto muoiono di fame dieci bambini.
Si vuole costruire un’alternativa? Sono sempre più numerosi i giovani europei che hanno perso la fiducia nel futuro. Scoraggiati, inattivi. Sia chiaro: è un processo molto impegnativo, lungo e complesso. La colpa di questa colossale truffa delle banche è stata addossata al debito pubblico per imporre austerità e conseguente perdita del patrimonio pubblico.
Il 2 marzo 2012, 25 dei 27 capi di stato della Ue hanno firmato il fiscal compact. Diventano permanenti i piani di austerità, una serie di tagli a stipendi, pensioni, il diritto e la dignità del lavoro e la privatizzazione dei beni comuni. Il potere economico ha imposto Draghi, governatore della Bce, già vicepresidente della Goldman Sachs. E un sorprendente senatore a vita, Monti, capo di un governo”tecnico”. Il presidente del consiglio, sostenuto da Pdl, Terzo Polo e Pd, è stato consulente della stessa banca americana e ora consulente anche della Coca Cola e nei cda delle Generali e della Fiat. E i ministri dove sono stati precettati? Passera, Ad di Intesa San Paolo; Fornero: vicepresidente di Intesa San Paolo; Gnudi, amministratore di Unicredit Group; Giarda, vicedirettore della Banca Popolare e amministratore Pirelli. È forse un governo tecnico per il bene dell’Italia o una dittature delle banche, salvate da parecchi miliardi in America e in Europa? In una crisi nata nelle banche e mascherata dal debito pubblico.
In nome della Costituzione, non possiamo accettare la macchina infernale del patto fiscale, né la ratifica di un parlamento servile, né la modifica costituzionale dell’articolo 81, perché a pagare tutte le spese è chiamato solo il mondo del lavoro e le piccole imprese. Constato dolorosamente l’appoggio e l’elogio solenne del Vaticano e della Cei all’Agenda Monti.
E allora dico: alziamo la testa. Abbiamo di nuovo l’Uomo della Provvidenza? Il paese a pezzi va alle urne in una confusione generale. L’Agenda Monti è al centro e si è messa al comando delle operazioni col sostegno della Confindustria e del Vaticano e delle forti cancellerie occidentali. Come agiscono le altre forze politiche, l’Agenda Grillo, Ingroia, Berlusconi e Bersani? Chi saprà tracciare piste di riflessione e conseguenti azioni? Il debito pubblico è un dogma? I nostri padri costituenti erano stati capaci di unità delle varie matrici ideali per mettere fine al fascismo ed edificare una Italia democratica.
A mio avviso oggi nessuno ci riesce. È scomparsa la cultura del bene comune come priorità assoluta. Il singolo si agita, si organizza, per diventare “protagonista” e si sforza di condividere un gesto collettivo. «Osare la speranza nella democrazia» era il motto della mia Brigata Partigiana. Non voglio arrendermi. Con la sinistra sociale politica, i sindacati, la Fiom, sono ancora impegnato per traghettare il popolo italiano dalla solidarietà assistenziale ad una solidarietà liberatrice, strutturale, nei diritti di tutti. Continuo a lottare in direzione ostinata e contraria.
Il Pd e Sel, con il grande evento delle primarie, hanno lanciato un segnale positivo: non dettare agende ma dare spazio ai “protagonisti”, partendo dal basso e mettendoci in rete a livello italiano ed europeo, per vedere fiorire il nuovo. È indispensabile rischiare. Il programma sia trasparente, anticipatore, progettuale. Solo così potremo ancora una volta, con tanta sofferenza, con i nostri dubbi, tentare di sradicare nelle nuove e nuovissime generazioni, l’assenza di futuro.
* Questo articolo è stato pubblicato sul manifesto del 2 gennaio 2013
Il Manifesto – 23.05.13

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