Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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sabato 6 ottobre 2012

«Siamo arrabbiati perché ci stanno rubando il futuro»

Fonte: il manifesto | Autore: Giorgio Salvetti
  
Intervista ad uno studente liceale che ha manifestato
Ludo ha 18 anni. Studia in un liceo di Lambrate, zona Città Studi, a Milano. Ieri era tra gli studenti che hanno manifestato e che sono stati caricati dalla polizia mentre cercavano di portare la loro protesta sotto il grattacielo della Regione Lombardia.

Siamo al solito corteo di inizio dell’anno scolastico con annesse scaramucce con la polizia, o quest’anno c’è qualcosa di diverso? Sono cinque anni che mi muovo nei coordinamenti studenteschi, ma questo è il primo anno che al governo c’è Monti. Questa mattina il mio coordinamento era alla sua prima manifestazione e sono venuti tanti studenti. A Milano ci sono stati tre cortei, uno partito da largo Cairoli, uno, il nostro, da Porta Venezia, e poi uno spezzono che si è staccato dal corteo di Cairoli e ci ha raggiunto per andare in Regione. Protestiamo per la scuola pubblica, certo.
Cioè? Per esempio contro la legge Aprea, una legge regionale che apre i consigli d’amministrazione delle scuole ai privati. Ma anche per la possibilità data ai prèsidi di scegliere i professori fuori dalle graduatorie in base a considerazioni che potrebbero essere personali o addirittura politiche. Ma poi per l’atmosfera pessima che si respira a scuola…
A cosa ti riferisci? Ho sentito che il governo Monti vuole digitalizzare la scuola. Ma di che parlano? Monti non ha fatto altro che tagliare. Da noi ci sono lavagne multimediali, non funzionano e sono chiuse negli sgabuzzini, ma mancano le stanze, una classe deve fare lezione in corridoio. Vivere in questa situazione quando in tv si vedono Fiorito e le sfilate della Minetti fa davvero arrabbiare. Per questo volevamo protestare sotto la Regione con i lavoratori della Nokia e della Jabil. E invece ce l’hanno impedito.
Cosa è successo? Un forte spiegamento di forze dell’ordine ci ha bloccato e ci ha caricato. Per noi è solo il segnale che le istituzioni sanno di avere fallito, hanno paura e si difendono in questo modo.
Davvero queste manifestazioni fanno paura? Non siamo nè in Grecia né in Spagna, non ti sembra di esagerare? Sì, è vero da noi non c’è ancora la mobilitazione che c’è in altri paesi. Ma i motivi sono gli stessi. Noi protestiamo per la scuola, ma soprattutto perché abbiamo paura di quello che ci succederà dopo la scuola. Mi viene il magone se penso a quanta strada mi manca per avere un lavoro e una casa, se li avrò mai, e per trovare i soldi per fare l’università. Questo non ha niente a che fare con il rito iniziatico delle proteste studentesche. Queste sono paure fondate che producono una rabbia autentica inconciliabile con gli scandali della politica o con le politiche messe in campo dal governo Monti. Per questo non sottovaluterei queste manifestazioni. Noi ragazzi siamo arrabbiati, ma anche le famiglie e i professori non riescono più a darci torto.

mercoledì 19 ottobre 2011

Studenti e studentesse della Sapienza in Mobilitazione

Oltre il 15 ottobre: Non un passo indietro, neanche per prendere la rincorsa
Fonte: liberoit
Il 15 ottobre oltre 50 000 studenti e studentesse provenienti da tutt’Italia si sono ritrovati a piazzale Aldo Moro, rispondendo all’appello della Sapienza per la costruzione di uno spezzone studentesco che confluisse nel corteo insieme a tutti gli altri soggetti sociali che hanno promosso la costruzione di quella giornata.

L’intuizione di costruire uno spezzone studentesco unitario si è dimostrata vincente, convinti che esista un filo conduttore che lega la crisi del debito pubblico e della finanziarizzazione dell’economia allo smantellamento della formazione e della ricerca pubblica. Non è retorica: ci sentiamo davvero quel 99% che non sopporta più di leggere le scelte della politica attraverso la lettera di Draghi e Trichet, quel 99% che pensa che non ci sia democrazia senza coinvolgimento dei soggetti sociali nelle scelte che riguardano le nostre vite. Siamo quel 99% che partendo da un’idea diversa di scuola e università, attraverso percorsi di mobilitazione reali, prova a costruire un’idea diversa di democrazia, di economia, di politica, di società.

Per fare questo il movimento studentesco ha scelto negli ultimi anni di costruire e praticare un conflitto sociale largo, attraverso pratiche di massa che sapessero tenere insieme pratica dell’obiettivo, conflitto sociale e consenso, radicalità ed efficacia. Non abbiamo mai esitato a sfidare i divieti di chi voleva impedirci di manifestare nei luoghi e nelle forme che sceglievamo durante la mobilitazione, convinti che il conflitto sia un’opportunità politica, nel momento in cui si pone l’obiettivo di invertire i rapporti di forza e di opporsi alla repressione del potere politico, per riaprire spazi di cambiamento. Tramite decisioni collettive, abbiamo deciso se e quando violare le zone rosse per manifestare sotto i palazzi del potere (politico ed economico), così come abbiamo deciso se e quando lasciare quei palazzi del potere soli nelle zone rosse per riprenderci le strade che ci venivano sottratte da un governo sordo e da un parlamento svuotato di senso.

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