Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

lunedì 20 dicembre 2010

Per un nuovo e più forte partito comunista.


di Mario Geymonat* Fonte: Lernesto.
su Liberazione del 26/10/2010

** Docente di Letteratura Latina Università Ca’ Foscari – Venezia. Consiglio Scientifico Associazione Politico-Culturale “ Marx XXI ”.

Chi osserva con attenzione la situazione di oggi, non può non rendersi conto di come essa attraversi un periodo drammatico, favorito e sviluppato dalla terribile crisi economica dovuta alle speculazioni finanziarie (se ne accorge anche il papa!).
È in agguato pure la guerra, tante volte utilizzata in passato per risolvere i problemi dei potenti: penso ai tentativi di colpi di stato (di recente in Ecuador), all’assedio di Gaza e alle minacce israeliane a Teheran, alla tensione crescente dei paesi occidentali con la Corea del Nord e con la stessa Cina (fino alla assegnazione provocatoria del “premio Nobel per la pace” al dissidente Liu Xiaobo).
I colloqui fra Netaniahu e Abu Mazen non producono nulla, ed è sempre più impantanata la “missione di pace”, come vergognosamente si continua a chiamare la guerra in Afghanistan (ora anche con le armi sui bombardieri italiani, tanto per fare stragi di civili innocenti).
Ma non basta: i mezzi di informazione padronali tentano di convincere chi perde il lavoro che non è colpa del capitalismo, di una visione scellerata delle relazioni e dei conflitti, bensì degli immigrati, e il razzismo più nero avanza anche in terre di antica civiltà.
Le forze di estrema destra si affermano persino a Stoccolma, il presidente Sarkozy caccia dalla Francia zingari e Rom, il ministro leghista Maroni spara (e fa sparare dai libici) alle carrette di disperati che fuggono dalla miseria e dalle guerre africane sobillate e foraggiate dalle vecchie potenze coloniali, la Lega Nord è diventata appannaggio ereditario del “trota” figlio di Bossi, e il “popolo della libertà” è diretta da conclamati malfattori, come Nicola Casentino coordinatore in Campania, e torbidi trafficanti di denaro come Denis Verdini.
Questo elenco, pur certo incompleto, rende sempre più urgente la formazione anche in Italia di un vero, nuovo, più forte Partito Comunista, che si ricolleghi idealmente alla storia gloriosa del Partito Comunista Italiano (a cui, ironia della sorte!, alcuni dirigenti del PD, come Fassino e Veltroni, negano o si vergognano di essere appartenuti), che sappia reinterpretare le istanze dei lavoratori (vecchi e nuovi), infondendo loro una nuova fiducia, accogliere e sostenere le ragioni delle donne che sono odiosamente ancora una volta sotto attacco delle forze più reazionarie e patriarcali e le prime ad essere messe fuori dal mondo del lavoro, entusiasmare i giovani, stimolare gli intellettuali più preparati.
In questa prospettiva un primo passo è stato fatto negli ultimi mesi da Rifondazione e dai Comunisti italiani (a loro volta frutto di antiche divisioni), che rinunciando a piccole rendite di posizione hanno dato vita alla Federazione della Sinistra.
Un’altra iniziativa significativa è stata la fondazione di Marx XXI°, che potrà chiamare a raccolte anche quelle forze deluse e oggi senza partito e potrà intervenire prima di tutto sul piano storico e culturale, tornando con responsabilità ad assumere una posizione egemone fra i migliori intellettuali italiani. In effetti nell’ultimo secolo e mezzo i comunisti, non solo in Italia, hanno subito innumerevoli divisioni, che hanno fatto esplodere la crisi dei partiti al potere (penso alle dure polemiche fra Russi e Cinesi fin dagli anni Sessanta).
Ma in questi decenni si sono tragicamente divisi pure gruppi minori, che in molti casi non hanno tardato a scomparire, e in altri sono continuati in formazioni poco più che individuali spesso su posizioni estremiste e parolaie, favorite peraltro dalla confusa e facile comunicazione via Internet.
“L’uno si divide in due” è stato un principio di tradizione hegeliana e maoista, e a mio vedere ha portato anche a dibattiti teorici e a sviluppi politici interessanti e positivi, ma in questo momento darebbe solo inutile sfogo ai narcisismi individuali, disorienterebbe allontanando da ogni seria prospettiva di lotta le non piccole forze rivoluzionarie delle scuole, delle fabbriche e delle campagne.
Siamo nel pieno di una crisi economica che immiserisce i lavoratori (difesi troppo debolmente dai sindacati) in ogni parte del mondo e, a mio avviso, riabilita lo status di “schiavo”, rafforzato dai contratti ad personam che dividono ulteriormente azzerando solidarietà e unità tra i soggetti, mentre penalizza lo status di “cittadino”.
Siamo giunti a un punto critico: o ci si distrugge da soli (e su questa prospettiva incontreremo pure non pochi provocatori), o con un illuministico spirito autocritico avremo il coraggio di cambiare prospettiva e di riprende a organizzarci in modo unitario da comunisti, incoraggiati anche dal successo di formazioni comuniste in paesi vicini e lontani, non solo il Nepal o Cipro, ma la Grecia e la Germania, con una condizione e una tradizione di classe non dissimili dalle nostre.
C’è bisogno dei comunisti, c’è bisogno anche da noi che l’opposizione a Berlusconi e alla Lega non venga solo dalla parte meno sbracata della Confindustria (Emma Marcegaglia, “Il Corriere della Sera”) o magari da una destra con maggior senso dello stato (Gianfranco Fini), ma da operaie e operai, da lavoratrici e lavoratori, da studentesse e studenti, per anni fortemente sfiduciati dalle posizioni del Partito Democratico e pure dai nostri litigi, che possono ritrovare la voglia e la fiducia di lottare, e saranno domani la forza decisiva per cercare di trasformare la società in modo più giusto.

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