Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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sabato 30 giugno 2012

«Ormai siamo maggioritari. Facciamo Syriza anche qua»

Fonte: il manifesto | Autore: Daniela Preziosi
Intervista al Segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero
«Ha ragione Marco Revelli quando scrive sul manifesto: bisogna collocarsi fuori dalle compatibilità dell’attuale Europa in nome di una rifondazione, di una ricontrattazione dell’Unione. Chi ha fatto l’Europa così e chi ora la sta ridefinendo, popolari e socialisti, sta riconfermando la distruzione della civiltà europea, del welfare, dell’art.18».

Segretario Ferrero, però in Francia il Front de gauche ha sostenuto il socialista Hollande. Lei dice che anche i socialisti distruggono la civiltà europea?
Non dico che socialisti e popolari sono uguali: sono però varianti dello stesso indirizzo politico, quello che non mette in discussione l’impianto neoliberista. Prendiamo il fiscal compact: in campagna elettorale Hollande lo aveva contestato. Oggi già non è più in discussione. Il Front ha fatto bene ad appoggiarlo per sconfiggere Sarkozy, ma non è un caso che poi non è voluto entrare nel governo. Ha ancora ragione Revelli quando dice che serve una Syriza (la coalizione della sinistra greca, ndr) anche da noi: dobbiamo interpretare un sentimento che inizia ad essere maggioritario nella società.
Crede che in Italia una ‘Syriza’ sarebbe maggioritaria?
Sì. Le forze liberiste perdono egemonia perché ormai è chiaro che non funzionano. Se non ci diamo un’alternativa di sinistra, resterà solo il populismo di destra. O qualsiasi tipo di populismo.
Chiamarsi così nettamente fuori dalle compatibilità europee non spaventa l’elettorato, anche quello progressista, e i governi europei, anche di marca socialista, com’è successo a Syriza?
Syriza ha preso il 26 per cento, fino a tre mesi prima stava al 6: un risultato incredibile. Quanto ai governi europei, è vero che tifano per ‘gli amici’. Ma poi, come hanno fatto con la Grecia, non li trattano meglio. Per noi, come per Syriza, il punto non è uscire dall’euro, ma ricontrattare l’Europa. Ma implica uno scontro politico. Non c’è una via tranquilla alla ricontrattazione, si tratta di interessi imponenti. Prendiamo Monti che minaccia di non votare la Tobin tax: sarebbe solo un favore agli speculatori. Dovrebbe invece minacciare di non votare il fiscal compact. Dicendo: cari signori, noi non ci stiamo a farci uccidere. La Grecia è piccola. L’Italia è grande e lo sanno tutti che non può fallire. Loro ti tengono in vita per poterti succhiare il sangue. E Monti e Merkel giocano nella stessa squadra.
Pd e Udc pensano ad un’alleanza. Sel dice no alle alchimie senza programmi e Bersani apprezza. La rottura con Sel non sembra all’orizzonte.
A Nichi dico: il punto dirimente non è che il Pd si allei con l’Udc, ma che il Pd stia facendo le attuali politiche economiche: pensioni, art.18, tasse, e ora fiscal compact, che per l’Italia è un disastro.
Vendola ha già detto che non potrebbe allearsi con un Pd neoliberista, sotto l’eventuale leadership di Renzi.
Renzi o no, il Pd appoggia Monti. Anche nel Pasok non sono tutti liberisti. Ma hanno appoggiato quelle politiche. Finoccchiaro non è Renzi, ma ha elogiato la riforma del lavoro. Insomma, come in Grecia, da noi devono decidere se fare un’alternativa di governo o una forza di complemento.
Perché ce l’avete sempre con Vendola e non chiedete lo stesso rigore di analisi a Di Pietro?
Non è vero, faccio a entrambi lo stesso appello: costruire un polo della sinistra che intrecci Alba, i comitati, le associazioni, la sinistra sindacale, la sinistra oggi in larga parte fuori dai partiti. Con un programma di governo: perché mai i nostri punti – patrimoniale, tetto alle pensioni, abbattere le spese militari – non dovrebbero essere un programma per governare?
Lei e il suo partito, in diverse stagioni politiche avete invocato modelli esteri. ‘Fare come la Linke tedesca’, poi come il ‘Front de gauche’, ora come Syriza. La Linke non gode di ottima tenuta interna, il Front ha deluso alle legislative. Lunga vita a Syriza, ma non è provinciale invocare modelli vincenti ma evidentemente non perfetti?
Ho sempre proposto a casa nostra lo schema federativo, il cui vero modello sono le esperienze latinoamericane. Fronti, alleanze, come lo sono Izquierda unita spagnola, Syriza e il Front. Il discorso sulla Linke è complesso: resta un riferimento, ma oggi sconta l’egemonia di un discorso di Merkel che all’operaio suona circa così: ci salviamo solo con i nostri padroni. Comunque la vogliamo chiamare, il punto è costruire una sinistra antiliberista con modalità di partecipazione e allargamento oltre quelle dei partiti. Nessun partito può pensare di crescere su se stesso. In Italia ci sono milioni di persone di sinistra, ma non c’è una forma politica che riesca a convincerli.
Anche Di Pietro aspetta le scelte di Bersani. Voi aspettate Di Pietro?
Proponiamo un polo della sinistra e di organizzare a metà settembre una manifestazione contro il governo Monti e le politiche europee. Ma in un processo unitario, l’ultima cosa da fare è rivendicare primazie e mettere cappelli. Abbiamo ancora un po’ di tempo davanti. Luglio e agosto saranno i mesi di questa costruzione. Ma se serve una settimana in più per fare un passo avanti, aspetteremo.
Se invece tutto resta come oggi, parteciperete alle primarie?
No, noi siamo per mandare a casa il governo Monti. Se manca questo, mancano i presupposti della nostra partecipazione. Ed è ormai chiaro a tutti che l’alternativa non nascerebbe lì.

sabato 23 giugno 2012

La lezione di Syriza

Fonte: Ombrerosse | Autore: Paolo Ferrero
       
Il risultato delle elezioni greche segna una svolta nella situazione europea. Per la prima volta dopo la vittoria del neoliberismo, dopo gli anni ’80, una forza di sinistra, dichiaratamente antiliberista e anticapitalista, raggiunge una percentuale del 27%. Lo fa in nome di un’altra Europa, di una Europa democratica basata sui diritti sociali e civili, dove il rovesciamento delle attuali politiche europee non è finalizzato ad un nuovo nazionalismo ma ad una Europa dei popoli e dei lavoratori.

Dopo tante chiacchiere sull’importanza dei partiti socialisti, il punto vero, sul piano politico, lo sta ponendo Syriza in Grecia, cioè l’anello più debole della catena. Ed il punto è semplice: visto il palese fallimento delle politiche recessive basate sulla distruzione del welfare e dei diritti dei lavoratori, è sufficiente oggi per uscire dalla crisi affiancare a queste politiche un po’ di investimenti come chiedono i socialisti? E’ del tutto evidente che la risposta è no, mille volte no. Non solo perché il Fiscal Compact condannerebbe l’Europa ad una recessione senza fine, ma perché la crisi – innescata dalla speculazione – ha le sue radici in una ingiusta distribuzione del reddito e nei meccanismi di fondo di funzionamento della globalizzazione e dell’Unione Europea. Se non si mette mano alle questione di fondo, semplicemente dalla crisi non si esce.

Per questo la Grecia è importante, perché Syriza (che fa parte del Partito della Sinistra Europea come Rifondazione Comunista, il Front de Gauche, Izquierda Unida, la Linke) ha posto i nodi di fondo che l’Europa deve affrontare. Dicendosi indisponibile ad accettare il memorandum che sta demolendo l’economia greca, ha posto la questione centrale per il nostro futuro ed ha su questo raccolto il 27% dei consensi.

Va anche sottolineato che Syriza è il primo partito in tutte le città e tra le persone con meno di 55 anni. Nuova Democrazia ha vinto grazie al voto dei contadini e dei centri rurali dove la crisi ha meno sconvolto i legami sociali e anche il tenore di vita. Dove i legami sociali e le clientele passate hanno continuato ad agire anche oggi. Il voto di Nuova Democrazia è quindi il rimasuglio di cosa c’era prima mentre il voto a Syriza è il voto sull’oggi, sulla nuova situazione determinatasi con la crisi. Quello che abbiamo davanti non è quindi un risultato definitivo ma solo la prima tappa di un percorso di cambiamento.

Voglio sottolineare che il risultato di Syriza non era iscritto nella situazione oggettiva, non era un fatto dovuto. Fino a poco prima delle elezioni Syriza era data a percentuali attorno al 6-7% e la parte del leone nei sondaggi la faceva Sinistra Democratica, una formazione nata pochi anni fa da una scissione da destra di Syriza – su motivazioni del tutto analoghe a quelle della scissione che abbiamo subito come Rifondazione tre anni fa – che proponeva l’alleanza con il Pasok. Le elezioni hanno ribaltato questo risultato e poi Syriza è arrivata addirittura al 27%. Questo è stato possibile perché il suo gruppo dirigente, a partire da Alexis Tsipras, ha tenuto ferma la rotta, non ha accettato di andare al governo dopo le prime elezioni e ha riportato il paese alle elezioni. Syriza non ha avuto paura delle minacce. Syriza non ha avuto paura di mettere in gioco il suo 16% che aveva conquistato nelle prime elezioni: Syriza è andata fino in fondo come si confà ad un gruppo dirigente di rivoluzionari e non di quaquaraquà. Tanto di cappello a Syriza e al suo gruppo dirigente.

domenica 11 dicembre 2011

Ferrero: Über Alles!

di Paolo Ferrero Fonte: controlacrisi
Il vertice europeo si è concluso con la piena vittoria della Cancelliera Merkel. Nella nottata di venerdì è stato deciso un vero e proprio Colpo di Stato Monetario e così l’ordine di Berlino regna in Europa! Non ci sono termini abbastanza forti per descrivere l’impasto di ideologismo neoliberista, di egoismo pantedesco e di vera e propria stupidaggine che informano quanto deciso in sede europea. Come dopo la crisi del 1929, la follia torna a prevalere nelle classi dominanti del vecchio continente e la stagione nata dopo la guerra antifascista viene rovesciata nel suo contrario. Con questo accordo, viene demolita l’Europa del welfare, l’Europa dei diritti sociali e civili, l’Europa che ha conosciuto nel protagonismo dei lavoratori e dei sindacati il proprio tratto distintivo. Il modello europeo, appunto. Le scelte assunte a livello europeo sotto l’egemonia della destra prussiana e l’ignavia delle altri parti in commedia – a partire dal ridicolo Sarkozy – avranno pesanti ripercussioni non solo sull’economia ma sui livelli di vita e di civiltà del continente europeo. Monti, in questo quadro, si è comportato per quello che è: un burocrate di alto bordo del partito mondiale neoliberista, del tutto indifferente alle sorti del popolo italiano e dei popoli in generale. Volendo ricercare nella storia esempi di situazioni simili si potrebbe dire che il modello a cui si ispira la Merkel sono le folli politiche restrittive che il cancelliere Bruning impose alla Germania dopo la crisi del ’29. Portarono a 5 milioni di disoccupati e alla vittoria di Hitler nelle elezioni del gennaio ’33. Questa volta la Germania non applica queste politiche in primo luogo a se stessa, ma al resto d’Europa.
Le misure adottate al vertice sono innanzitutto pesantemente recessive, aggravano la crisi e spingono molti paesi – tra cui l’Italia – sulla strada della Grecia. Viene imposto a tutti i paesi il pareggio di bilancio in Costituzione e le sanzioni per chi sforerà i limiti di deficit (resi più restrittivi) saranno automatiche e comminate direttamente anche attraverso la Corte di Giustizia europea. Non vi sarà più discussione politica, ma il boia interverrà – diciamo così – per via burocratica. Ovviamente le sanzioni “automatiche” graveranno su stati già in difficoltà e avranno il compito quindi di rendere catastrofica una situazione difficile. Oltre a questa decisione, per un paese come l’Italia, L’Euro Plus Pact – approvato dal Parlamento europeo con il voto contrario della Sinistra Europea ed esplicitamente richiamato nell’accordo – obbligherà non solo al pareggio di bilancio, ma anche a fare – per vent’anni di fila – un ulteriore taglio di 40 miliardi all’anno.

sabato 10 dicembre 2011

CON IL GOLPE MONETARIO L'ORDINE DI BERLINO REGNA IN EUROPA

Fonte: rifondazione - Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Federazione della Sinistra ha dichiarato:

«Il vertice europeo si è concluso con la piena vittoria della Cancelliera Merkel: è stato deciso un vero e proprio Colpo di Stato Monetario e l'ordine di Berlino regna in Europa! Il modello a cui si ispira la Merkel sono evidentemente le folli politiche restrittive che il cancelliere Bruning impose alla Germania dopo la crisi del '29. Portarono a 5 milioni di disoccupati e alla vittoria di Hitler nelle elezioni del gennaio '33. Le misure adottate al vertice sono prima ancora che un disastro una follia:
1) sono pesantemente recessive, aggravano la crisi e spingono molti paesi - tra cui l'Italia - sulla strada della Grecia. Per un paese come l'Italia non si tratterà solo di garantire il pareggio di bilancio ma anche di fare - per vent'anni di fila - un ulteriore taglio di 40 miliardi all'anno al fine di rispettare l'Euro Plus Pact. Una stangata che demolirà l'economia italiana, distruggerà il welfare e porterà alla svendita di tutti i servizi pubblici locali e di tutto l'apparato industriale pubblico.
2) La modifica dei meccanismi di assunzione delle decisioni e le sanzioni automatiche riducono i paesi come l'Italia in un protettorato tedesco privo di potere reale. Si tratta di una palese distruzione della democrazia nel nostro paese e di una palese violazione della Costituzione italiana. E' del tutto incostituzionale che un governo di tecnocrati, non eletto dal popolo, possa decidere che l'Italia non è più un paese sovrano ma un protettorato tedesco.
3) Nell'accordo non vi è alcuna misura per sconfiggere la speculazione finanziaria e la BCE continua a non poter acquistare direttamente i titoli di stato. La destra prussiana della Merkel ha quindi vinto su tutta la linea e i miliardi stanziati nel fondo "salva stati" sono solo la misura di quanto gli speculatori possono succhiare agli stati europei prima di farli fallire. Con il vertice di ieri si è fatto un deciso passo in avanti verso il baratro e la demolizione dell'Euro».

9 dicembre 2011
Ufficio stampa Prc: Barbara Battaglia

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