Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
Visualizzazione post con etichetta Ghedafi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ghedafi. Mostra tutti i post

venerdì 14 settembre 2012

John Christopher Stevens e l’allegria di Hillary Clinton

Posted by Miguel Martinez

Apprendiamo dalla CBS che l’FBI, che ai tempi miei si occupava solo di fatti interni agli Stati Uniti, ha mandato una squadra per indagare sulla morte dell’ambasciatore statunitense a Benghazi: degli altri morti, pare tredici in tutto, non si parla.
Inoltre, gli Stati Uniti lanceranno una serie di droni sopra la Libia, e stanno mandando due incrociatori dotati di missili Tomahawk, come si fa insomma con i paesi amici e alleati.
Gli ambasciatori statunitensi si dividono in due categorie.
Nella prima categoria, troviamo ricchi imprenditori, che si comprano semplicemente il titolo, come Mel Sembler, un tempo proconsole in Italia, di cui abbiamo parlato qui e qui.
Nella seconda, troviamo i tecnici del dominio. Tra questi, John Christopher Stevens, il signore morto l’altro ieri a Benghazi.
Nel curriculum di John Christopher Stevens, ci sono due momenti simbolicamente fondamentali.
La carriera da giovane nel Peace Corps; un titolo ottenuto dal National War College. Peace and War.
Il Peace Corps è un immenso dispositivo, finanziato direttamente dal governo e messo in piedi dal presidente Kennedy in piena guerra fredda, per ottenere insieme diversi scopi.
Intanto, imbrigliare al servizio dell’Impero le sterminate risorse di buona volontà dei giovani liberal statunitensi, ai tempi delle lotte per i diritti civili e in anticipo sul Sessantotto. Il Peace Corps, infatti, sarebbe stato una bestia nera per la destra, che riusciva a vedervi solo un covo di potenziali sovversivi.
Il secondo scopo del Peace Corps era di diffondere nel mondo l’immagine degli Stati Uniti, in particolare attraverso quel bene simbolico, sorta di moneta globale, che ogni americano almeno in potenza possiede: la capacità di insegnare la lingua inglese.
Il terzo scopo, realizzare forme di progresso favorevoli alle imprese statunitensi, con l’invenzione di un ceto medio globale: il Peace Corps nasce in contemporanea con la fallimentare Alleanza per il Progresso, il dispositivo che avrebbe dovuto rivoluzionare la società dell’America Latina, inserendola nell’economia moderna e creando un vasto mercato per la produzione statunitense – gli aiuti americani venivano vincolati all’apertura agli investimenti e alla promessa di non produrre prodotti concorrenziali con quegli statunitensi.
Il Peace Corps doveva poi far conoscere poi il mondo a una generazione di potenziali operatori militari, spie e diplomatici.
E infatti, John Christopher Stevens ha iniziato la propria carriera come insegnante d’inglese per conto del Peace Corps, in Marocco.
Il National War College è invece un’istituzione stabilita subito dopo la Seconda guerra mondiale, per formare – come ci informa il suo sito – “grandi strateghi“:
“E’ l’unica scuola nel sistema di formazione professionale militare a concentrarsi soprattutto sulla strategia di sicurezza nazionale, sull’impiego integrato di tutti gli strumenti del potere nazionale – politici, economici, informatici e militari – al servizio dell’interesse nazionale”.
La formazione di strateghi imperiali richiede un sistema lontano da quello dei vecchi militarismi europei:
“L’aperta condivisione delle idee e degli approcci, l’analisi critica, il pensiero critico e la capacità di sintetizzare, e poi sostenere e difendere, nuovi concetti, sono al cuore di ogni discussione nei seminari”.
Persone come John Christopher Stevens o Muammar Gheddafi hanno scelto mestieri ad alto rischio; e come non piangiamo per chi precipita facendo bungy jumping, non piangiamo né per l’uno né per l’altro.
Ma non facciamo nemmeno come Hillary Clinton, quando ha commentato a caldo il fatto che Gheddafi era stato spogliato, torturato e picchiato a morte.
Per chi non si ricordasse la reazione della segretaria di Stato degli Stati Uniti (“we came, we saw, he died!”), eccovela:

Print Friendly

lunedì 24 ottobre 2011

Il «Telegraph»: così la Nato ha spinto il raìs nelle mani dei miliziani islamici di Misurata.

Fonte: controlacrisi
Quel «killer» di Las Vegas arrivato da una base in Sicilia. di Manlio Dinucci
su il manifesto del 22/10/2011
Le immagini di Gheddafi linciato e ucciso da una folla inferocita di miliziani sono state diffuse su scala mondiale, per dimostrare che quella libica è stata una ribellione popolare conclusasi col rovesciamento dell'odiato dittatore. Versione semplicistica, facente parte delle potenti «armi di distrazione di massa» usate nell'operazione Protettore Unificato. Ben diversa la realtà che sta venendo a galla, come dimostra la documentata ricostruzione degli avvenimenti fatta ieri dal quotidiano britannico The Telegraph.
Dopo aver svolto un ruolo chiave nella conquista di Tripoli, gli agenti della Cia e del servizio segreto britannico MI6, che operano sul terreno in Libia, si sono concentrati nella caccia a Gheddafi, sfuggito ai massicci bombardamenti Nato. Mentre i droni e altri aerei spia, dotati delle più sofisticate apparecchiature, volteggiavano giorno e notte sulla Libia, forze speciali statunitensi e britanniche setacciavano la zona di Sirte, probabile rifugio di Gheddafi. Questi, nelle ultime settimane, è stato costretto a interrompere il silenzio telefonico, usando un cellulare forse di tipo satellitare. La conunicazione è stata intercettata, confermando la sua presenza nella zona.
Quando un convoglio di alcune decine di veicoli è uscito dalla città, è stato subito avvistato dagli aerei spia: un Rivet Joint statunitense (che può individuare l'obiettivo a 250 km di distanza), un C160 Gabriel francese e un Tornado Gr4 britannico. A questo punto un drone Predator statunitense, decollato dalla Sicilia e telecomandato via satellite da una base presso Las Vegas, ha attaccato il convoglio con numerosi missili Hellfire. Anche se non viene specificato, si tratta di uno dei Predator MQ-9 Reaper dislocati a Sigonella, dove si trova il personale addetto al rifornimento e alla manutenzione, e guidati da un pilota e un addetto ai sensori seduti a una consolle negli Stati uniti, a oltre 10mila km di distanza. Il Reaper, in grado di trasportare un carico bellico di una tonnellata e mezza, è armato di 14 missili Hellfire («fuoco dell'inferno») a testata anticarro, esplosiva a frammentazione o termobarica. Subito dopo, il convoglio è stato colpito anche da caccia francesi Mirage-2000 con bombe Paveway da 500 libbre e munizioni di precisione Aasm, anch'esse a guida laser. Questo attacco è stato decisivo per la cattura di Gheddafi.
Tali fatti dimostrano che, in realtà, è stata la Nato a catturare Gheddafi, spingendolo nelle mani di miliziani islamici di Misurata, animati da particolare odio nei suoi confronti. E che è stata la Nato a vincere la guerra, non solo sganciando sulla Libia 40-50mila bombe in oltre 10mila missioni di attacco, così da spianare la strada ai «ribelli», ma infiltrando in territorio libico servizi segreti e forze speciali per attuare e dirigere le operazioni belliche.
Il piano - deciso a Washington, Londra e Parigi - era quello di eliminare Gheddafi, che in un pubblico processo avrebbe potuto rivelare verità scomode per i governi occidentali. Non è quindi escluso che tra la folla di miliziani urlanti, dietro al «ragazzo con la pistola d'oro» cui viene attribuita l'uccisione di Gheddafi, vi fossero ben più esperti killer di professione.
AFTER

domenica 23 ottobre 2011

Assassini




di Marco Cedolin. Fonte: ilcorrosivo

La foto di Gheddafi sanguinante e senza vita campeggia a tutta pagina sulle TV, sui giornali e sui siti web, come un trofeo di caccia da esibire appeso sopra al caminetto, per compiacere l’ego degli “eroi” senza macchia e senza paura, che elevatisi al rango di gendarmi del mondo hanno “legalizzato” la strage e l’omicidio, inserendoli nel novero dei sacrifici necessari per ottenere un nuovo ordine mondiale che sia completamente funzionale alle loro esigenze.
Abbiamo prodotto riflessioni sull’argomento, fin dall’inizio della "guerra santa", portata avanti dall'occidente con la vile compiacenza dell’ONU, nascosto sotto l’ombrello di una risoluzione farsa del tutto disancorata dalla realtà dei fatti e dalle azioni messe in atto sul campo.
Abbiamo seguito passo passo l’annientamento dello stato sovrano socialmente ed economicamente più avanzato dell’intero continente africano, le tonnellate di bombe lanciate sul suo popolo, la distruzione delle sue città e delle sue infrastrutture, la morte e la devastazione portata dal “mostro” occidentale e delegata nelle operazioni di terra ad un manipolo di mercenari e briganti della peggior specie……


Abbiamo stigmatizzato l’informazione mainstream, mai come oggi serva del potere e disposta a produrre documentazioni false a profusione, notizie destituite di ogni fondamento e fandonie di ogni genere, al solo fine di mistificare la realtà e compiacere i desideri del padrone.

Abbiamo assistito all’annientamento del futuro di un popolo, che viveva dignitosamente, con disponibilità economiche e diritti superiori a quelle degli italiani, attraverso l’uso delle bombe, del fuoco e della distruzione. Il tutto perché all’impero occidentale necessitava la disponibilità del petrolio libico, così come necessitavano i denari di Gheddafi e la di lui dipartita.

E oggi assistiamo a quello che verrà presentato come l’ultimo atto della tragedia di Libia. L’assassinio a sangue freddo del leader di quello che era uno stato sovrano, per mano di un commando di briganti, di mercenari o di truppe scelte degli eserciti occidentali. In fondo poco importa l’identità del boia, trattandosi di una storia già scritta, dove i mandanti sono ben noti e pontificano ogni giorno con disinvoltura di civiltà, libertà e democrazia.

Non assisteremo invece al dopo Gheddafi, perché del popolo libico non si parlerà più, così come non si è più parlato del popolo iracheno e di tutti gli altri popoli caduti sotto la scure della Nato, con l’intercessione dell’ONU. Raggiunto l’obiettivo, anche la Libia uscirà dai palinsesti dell’informazione, per entrare nel novero dei paesi “democratizzati” e ridotti alla miseria, sui quali stendere il velo dell’omertà mediatica.

Il tutto con la compiacenza della"società civile" di casa nostra, sempre pronta a stracciarsi le vesti e abbandonarsi all’isterismo più becero, di fronte ai sampietrini e alle vetrine rotte, ma altrettanto pronta a voltarsi dall’altra parte, quando l’oggetto della violenza è un popolo intero, massacrato senza pietà.

Blog curato da ...

Blog curato da ...
Mob. 0039 3248181172 - adakilismanis@gmail.com - akilis@otenet.gr
free counters