Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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martedì 15 maggio 2012

Oggetto: "Cessazione dell'attività". La nostra risposta: no!

Ieri nella redazione del giornale è arrivato un fax che annuncia la "cessazione dell'attività" e la cassa integrazione per tutti i lavoratori. Una doccia fredda. Vi raccontiamo come è andata. E ci vediamo in edicola, dove abbiamo intenzione di rimanere. Anche grazie al vostro aiuto.
Può succedere che un fax spedito in redazione senza preavviso, senza che nessuno l'aspetti, vada perso. Chi li usa più i fax al tempo delle email e di twitter. Così ieri pomeriggio rischiavamo persino di non leggere le poche righe con le quali ci comunicavano che «è stata decisa la cessazione della complessiva attività editoriale» del manifesto. Undici righe spedite dai tre liquidatori che da febbraio gestiscono questo giornale. Un colpo a freddo arrivato proprio mentre voi lettori e noi del collettivo stiamo facendo l'impossibile per non arrenderci.
Ma il manifesto non finirà così. Una paginetta scarsa che vorrebbe mettere fine a una storia lunga più di 40 anni. È arrivata ieri pomeriggio in redazione mischiata a tutti gli altri fax, senza però essere un fax come tutti gli altri. E non solo perché, paradossalmente, era su carta intestata «il manifesto». Mittenti: i commissari liquidatori che da tre mesi amministrano il giornale. Destinatari: cdr, rsu, Federazione nazionale della stampa, Slc-Cgil, Cisl e Uil. Oggetto: «comunicazione cessazione attività e richiesta concessione trattamento straordinario di integrazione salariale». Tradotto: la fine del manifesto, con la possibilità concreta - seppure non venga indicata una data - che nel giro dei prossimi giorni il giornale non possa più arrivare nelle edicole e, quindi, ai lettori. E questo anche se nella lettera (vedi a fianco) si fa accenno a una «disponibilità» da parte dei liquidatori che lascia intendere la possibile apertura di una trattativa. Una doccia fredda.
Non solo perché la decisione presa dai liquidatori significa chiudere la nostra voce in un momento in cui c'è sempre più bisogno di informazione libera. Non solo perché, di conseguenza, significa la perdita di 70 posti di lavoro. Ma anche perché arriva all'improvviso, dopo che l'intero collettivo si era reso disponibile a discutere ogni sacrificio, inclusa l'ulteriore riduzione della forza lavoro pur di far vivere il giornale. Ponendo come unica condizione la ricerca delle migliori tutele per i compagni «in uscita».
La decisione dei liquidatori arriva quindi a sorpresa e dopo mesi in cui sia le rappresentanze sindacali interne che la direzione, insieme alla Fnsi e alla Slc-Cgil, hanno più volte sollecitato i commissari ad assumere una decisione circa la scelta di un ammortizzatore sociale. Da loro non abbiamo mai ricevuto risposta. Mentre da tutte le istituzioni competenti, a partire dai vertici del ministero del Lavoro e del ministero dello Sviluppo, è stata più volte garantita ampia disponibilità nella ricerca di una soluzione. Mesi in cui, perdipiù, i compagni e le compagne del manifesto (dipendenti e collaboratori) hanno lavorato senza percepire lo stipendio pur di non interrompere le pubblicazioni. In attesa di queste decisioni, alcuni si sono trovati in una sorta di limbo che non prevedeva né il ritorno al lavoro, né la messa in cassa integrazione. Come degli esodati al cubo.
Una situazione confusa, accettata dalla redazione solo come ulteriore sacrificio, necessario per la sopravvivenza del giornale e dei posti di lavoro. Strana storia quella della liquidazione coatta amministrativa del manifesto. I tre commissari, nominati dal ministero dello Sviluppo, uno dei quali su indicazione della Lega delle cooperative, entrano ufficialmente al giornale il 23 febbraio scorso. La situazione è quella che è. Sappiamo tutti che il loro arrivo, e prima ancora la decisione di avviare una procedura di liquidazione coatta amministrativa, è un passaggio estremamente difficile.
Nonostante questo, l'inizio è promettente: i liquidatori decidono infatti di non chiudere subito il giornale e di avviare un periodo di esercizio provvisorio di sei mesi durante i quali si tenterà una difficile e, come sappiamo tutti, dolorosa opera di risanamento delle casse del manifesto. Non era un atto scontato, e la scelta è di certo un atto di coraggio e di fiducia da parte dei liquidatori della quale gli va riconosciuto il merito. L'atmosfera cambia però nei primi incontri con il sindacato. I liquidatori chiedono il licenziamento immediato di almeno 40 dipendenti tra poligrafici e redattori, altrimenti, spiegano, vengono a cessare le condizioni per il proseguimento dell'esercizio provvisorio. 40 licenziamenti rappresentano più del 50% dei compagni che lavorano al giornale.
E' una scelta difficile per un'impresa editoriale che nella sua storia non ha mai accettato l'idea di licenziare un proprio dipendente. Da questo momento comincia una trattativa durante la quale ai liquidatori vengono avanzate dalle rappresentanze sindacali tre proposte grazie alle quali si potrebbe abbattere notevolmente il costo del lavoro, senza per questo rinunciare a una riduzione dell'organico, ma diluendola nel tempo in maniera tale da poter garantire i compagni. Ogni volta la risposta è sempre stata un no secco a ogni proposta insieme alla periodica riproposizione dei licenziamenti di massa.
Fino al punto da chiedere a cdr e rsu - al termine di un incontro in cui i liquidatori annunciano di voler interrompere l'esercizio provvisorio - di avere un mandato dall'assemblea del manifesto per procedere alla riduzione del personale.
A questo punto, però, quando i commissari potrebbero convocare le parti al ministero del lavoro per chiudere finalmente la trattativa, tutto si ferma inspiegabilmente, al punto che si interrompono anche i contatti con le rappresentanze sindacali interne. Pur proseguendo il loro lavoro di controllo dei conti del giornale, i liquidatori non parlano più della ricerca dell'ammortizzatore sociale migliore. Un silenzio dovuto sicuramente alla difficoltà che un percorso come la liquidazione coatta amministrativa comporta, ma che ha l'effetto di generare forte preoccupazione e confusione nella redazione, già messa a dura prova dalla mancanza di stipendi.
Anche perché nel frattempo viene messo a punto un piano editoriale che prevede il rilancio del giornale e del sito che contiene forti innovazioni, mentre da parte di lettori si dà vita a una forte solidarietà che si manifesta attraverso la sottoscrizione e iniziative a sostegno del giornale. Una campagna che abbiamo chiamato «Senza fine», grazie alla quale aumentano anche le vendite del 15% e gli abbonamenti del 35%. Ora siamo a un passaggio decisivo, sicuramente un momento in cui non possiamo abbassare la guardia. Il giornale resterà in edicola finché non ce lo impediranno. La settimana prossima ci sarà l'incontro con i liquidatori. Vi terremo informati.

martedì 20 dicembre 2011

PER EVITARE LA CATASTROFE SOCIALE

PER EVITARE LA CATASTROFE SOCIALE
LA VIA MAESTRA E' IL SOCIALISMO
Fonte: sollevazione
(Bozza di Manifesto del M.P.L.)
Rompendo gli indugi

L’Assemblea di Chianciano Terme del 22-23 ottobre “Fuori dal debito! Fuori dall’Euro” adottò per acclamazione una mozione che istituiva un «Comitato di coordinamento nazionale provvisorio con l’incarico di preparare una seconda assemblea entro la fine di gennaio 2012», e di stilare, in vista di quest’ultima, «una bozza di Manifesto».

Alla nostra prima riunione, svoltasi il 5 novembre, oltre a confermare l’impegno a scrivere e proporre alla prossima assemblea il Manifesto, abbiamo anche indicato la necessità di andare verso la costituzione di un nuovo soggetto politico, il Movimento Popolare di Liberazione.

Il 17 novembre, mentre ci apprestavamo a scrivere il Manifesto, la crisi economica e politica subiva l’accelerazione che sfociò nelle dimissioni del governo Berlusconi e nell’insediamento di quello Monti. Ci sembrò doveroso indicare che si trattava «una congiura ordita dal grande capitalismo finanziario internazionale», e che il paese passava «dalla padella alla brace». Per questo diffondemmo un «Appello al popolo lavoratore», segnalando come urgente il compito di formare un ampio Fronte di resistenza. In quell’Appello indicammo i sette punti di un «programma d’emergenza» per fermare Monti, per «dare uno sbocco all’opposizione sociale diffusa ma ancora incerta e frammentata... affinché si candidasse a guidare il paese per portarlo fuori dall’abisso».

Centinaia sono stati i cittadini che, sottoscrivendo quell’Appello, hanno sottolineato la volontà di aderire.

I fatti hanno superato i più foschi timori. La manovra economica del nuovo governo, giustificata con l’obbligo di “onorare il debito”, non solo è senza precedenti, è concepita come una puntata di un massacro sociale senza fine.

Gli eventi recenti se ci dicono che è urgente costruire un ampio Fronte di resistenza per contrastare Monti e fermare l’offensiva antipopolare, ci confermano che è necessario dare vita ad un nuovo movimento politico. Non ci saremmo decisi a compiere questo passo se fossimo vissuti in tempi ordinari, e se fosse esistita una forza solida e coerente capace di interpretare la fase politica attuale e che avesse ideee e proposte all’altezza della gravissima situazione che viviamo.

Che ci sia bisogno di un nuovo movimento politico, ciò è avvertito da larghi settori del popolo lavoratore che ormai da troppo tempo si trova senza un soggetto di riferimento credibile e certo.

Rompiamo così gli indugi e, tenendo fede alla promessa, proponiamo questo Manifesto [che alleghiamo affinché ognuno possa farlo circolare e stamparselo per leggerlo con la dovuta attenzione].

Fronte ampio di resistenza e movimento politico, com'è ovvio, non sono la stessa cosa.

Un’allenza sociale per far fronte all’emergenza è tanto più forte e ha tante più possibilità di vincere, quanto più è ampia, e per questo essa deve fondarsi su pochi e semplici obbiettivi.

Un Movimento politico degno di questo nome deve invece avere un programma di più ampio respiro, una visione d’insieme, un progetto di alternativa di società, che noi indichiamo appunto nel socialismo.

Speriamo di esserci riusciti con questo Manifesto .
Lo sottoponiamo dunque alla attenzione di coloro i quali, dopo l’Assemblea di Chianciano Terme, sono stati solidali con le nostre battaglie ed hanno espresso interesse a partecipare alla prossima Assemblea del 4-5 febbraio 2012.

Assemblea costituente, non costitutiva, ad indicare il suo carattere aperto a chiunque, condivise le linee generali del Manifesto, volesse unirsi a noi per dare vita, nei tempi e nei modi che comunemente verranno decisi, al MPL.*

Per il Comitato di Coordinamento dell’Assemblea di Chianciano Terme
Massimo De Santi, Leonardo Mazzei, Moreno Pasquinelli.
15 dicembre 2011

martedì 29 novembre 2011

Lucio Magri

da la Repubblica
Il suicidio assistito di Lucio Magri
l'addio ai compagni: "Ho deciso di morire"

Il fondatore del Manifesto morto in Svizzera ha deciso tutto con lucidità; dalla fine alla sepoltura vicino alla sua Mara. Gli amici hanno tentato di dissuaderlo ma lui era depresso per la morte della moglie di SIMONETTA FIORI

Lucio Magri con Paolo Bufalini ed Enrico Berlinguer
E ALLA FINE la telefonata è arrivata. Sì, tutto finito. Ora si rientra in Italia. Alle pompe funebri aveva provveduto lo stesso Lucio Magri, poco prima di partire per la Svizzera. Era il suo ultimo viaggio, così voleva che fosse. Non ce la faceva a morire da solo, così il suo amico medico l'avrebbe aiutato. Là il suicidio assistito è una pratica lecita, anche se poi bisogna vedere nei dettagli, se ci sono proprio le condizioni. Ma ora che importa? Che volete sapere? Non fate troppi pettegolezzi, l'aveva già detto qualcun altro ma in questi casi non conta l'originalità.

S'era raccomandato con i suoi amici più cari, quelli d'una vita, i compagni del Manifesto. Non voglio funerali, per carità, tutte quelle inutili commemorazioni. Necrologi manco a parlarne. Luciana si occuperà della gestione editoriale dei miei scritti. Per gli amici e compagni lascio una lettera, ma dovete leggerla quando sarà tutto finito. Sì, ora è finito. La notizia può essere resa pubblica. Lucio Magri, fondatore del Manifesto, protagonista della sinistra eretica 2, è morto in Svizzera all'età di 79 anni. Morto per sua volontà, perché vivere gli era diventato intollerabile.

A casa di Lucio Magri, in attesa della telefonata decisiva. È tutto in ordine, in piazza del Grillo, nel cuore della Roma papalina e misteriosa, a due passi dalla magione dove morì Guttuso, pittore amatissimo ma anche avversario sentimentale. Niente sembra fuori posto, il parquet chiaro, i divani bianchi, i libri sulla scrivania Impero, la collezione del Manifesto vicina a quella dei fascicoli di cucina, si sa che Lucio è un cuoco raffinato. Intorno al tavolo di legno chiaro siede la sua famiglia allargata, Famiano Crucianelli e Filippo Maone, amici sin dai tempi del Manifesto, Luciana Castellina, compagna di sentimenti e di politica per un quarto di secolo. No, Valentino non c'è, Valentino Parlato lo stiamo cercando, ma presto ci raggiungerà. In cucina Lalla, la cameriera sudamericana, prepara il Martini con cura, il bicchiere giusto, quello a cono, con la scorza di limone. Cosa stiamo aspettando? Che qualcuno telefoni, e ci dica che Lucio non c'è più.

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