Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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giovedì 20 settembre 2012

Non alineati

- strategic culture -
E’ un dato di fatto, che fin dall’inizio la conferenza del Movimento dei Non Allineati (NAM), convocata alla fine di agosto a Teheran, attirasse i titoli dei giornali internazionali. In un’epoca indimenticabile, l’organizzazione, fondata nel 1961 come alleanza di

120 paesi dal trio carismatico Josip Broz Tito, Jamal Abdel Nasser e Jawaharlal Nehru, era emersa quale forza influente, in grado di essere autonoma dalla NATO e dal blocco orientale. Anche se l’adesione al NAM non implica obblighi formali, i componenti hanno raggiunto un impressionante livello di coordinamento, resistendo al neocolonialismo e tutelando il loro diritto a un modello di sviluppo originale; e al NAM si deve il merito di aver svolto un ruolo apprezzabile facendo moderare agli Stati Uniti le loro avventure militari nel Sud-Est Asiatico, nonché fornendo un supporto fondamentale ai movimenti di liberazione in Africa e America Latina.


Restando separati dall’arena del mondo bipolare, i pilastri del NAM in varia misura hanno aderito all’idea di costruire la società sulle fondamenta della giustizia e del progresso sociale, condannando il dettato occidentale e, se necessario, affrontando anche il blocco orientale. I meccanismi interni del NAM cambiarono in seguito al crollo di quest’ultimo e con l’avvento della globalizzazione, che ha sostituito l’ordine del giorno neocoloniale con nuovi imperativi.

In questi giorni, il NAM sembrava diviso, con molti dei suoi membri:

India, Indonesia, Egitto, Arabia Saudita, Afghanistan, Iraq, ecc ora saldamente nell’orbita degli Stati Uniti, e altri: Jugoslavia e Libia, minate e infine distrutte dai leader del mondo globalizzato.

Altri ancora, Romania e Finlandia, ad esempio, decisero la loro uscita dal NAM, le loro priorità le allontanarono dal programma dell’alleanza. Da una prospettiva più ampia, il rifiuto del modello di sviluppo socialista ha innescato la crisi di identità del NAM, spingendo la maggior parte dei suoi membri alla ricerca di strategie alternative e a passare a forme diluite di partecipazione all’alleanza. Il NAM continua a operare, tuttavia, ed indice dei congressi ogni tre anni, ma ha solo l’ombra dell’influenza internazionale di una volta. La diplomazia statunitense ha frettolosamente dichiarato estinto il NAM in quanto tale, e l’idea che nel mondo di oggi non ci sia posto per esso viene sostenuta da molti osservatori del mondo, ma ciò potrebbe rivelarsi un’esagerazione. La conferenza del NAM a Teheran, ha visto gli alti rappresentanti di 116 paesi, tra i quali 36 presidenti, vicepresidenti e primi ministri, e più di 80 ministri degli esteri ed inviati speciali; indicativo dell’importanza attuale dell’alleanza.

Dimostrandosi in grado di ospitare un evento di tali proporzioni, Teheran ha in gran parte dissipato il mito statunitense che l’Iran sia percepito, mondialmente, come un paese canaglia. In realtà, per il momento Washington deve rendersi conto che i suoi sforzi per avere il sostegno per un giro di vite contro l’Iran, non ha prodotto alcun risultato, se si considera che solo una manciata di paesi, oltre la NATO, sosterrebbe la condanna del controverso programma nucleare iraniano. Al contrario, l’ampio congresso del NAM ha rimproverato gli Stati Uniti per la loro politica intransigente e ribadito il diritto dell’Iran a un programma nucleare pacifico, compreso anche al ciclo di arricchimento completo. E’ giusto dire che il NAM prende una posizione decisa sulla questione chiave, che da sola ha fatto della conferenza un evento internazionale culminante. L’Iran, si deve ricordare, è firmatario del Trattato di non proliferazione e ribadisce l’impegno ad esso in ogni circostanza opportuna, mentre Israele, che minaccia di bombardare gli impianti nucleari iraniani, non ha firmato il Trattato, ed è noto che possiede un arsenale nucleare. Tel Aviv ha recentemente espresso nuove minacce contro l’Iran, e la cancelliera tedesca Angela Merkel ha esortato gli israeliani a dar prova di moderazione, ma lo spettacolo non deve far dimenticare che il mondo in via di sviluppo non gradisce la politica estera degli Stati Uniti, o il loro desiderio di far valere la propria visione riguardo il programma nucleare iraniano e altro. Emerge sempre più che, con il dipanarsi del conflitto sul programma nucleare iraniano, ancora una volta viene dimostrato che gli Stati Uniti dovrebbero adottare un approccio più sobrio negli affari internazionali, e almeno prendere coscienza delle allergie pervasive alla loro tendenza all’unilateralismo e ai ricatti.

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