Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
Visualizzazione post con etichetta mondo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mondo. Mostra tutti i post

martedì 4 giugno 2013

Bilderberg 2013

- fabionews -
Ecco l'appunatmento annuale per decidere le sorti del mondo (e nostre)! Crederete mica che queste improtanti decisioni siano lasciate alle organizzazioni "democratiche"?!!? Quelle servono solo per prenderci per i fondelli e illuderci che la democrazia sia possibile...

Ciao
Fabio

DA megachip.info

Bilderberg 2013 al Grove Hotel di Watford


Il meeting Bilderberg quest'anno riceverà qualche attenzione più del solito, giornalisti e blogger convergono tutti su Watford. [Traduz. ComeDonChisciotte]

martedì 4 giugno guardian.co.uk di Charlie Skelton.

Quando si sta scegliendo un posto per organizzare il summit politico più potente del mondo, non si può sbagliare : Watford. Forse le Seychelles erano già al completo.

Giovedi pomeriggio, un inebriante mix di politici, banchieri, miliardari, amministratori delegati e tutta la nobiltà europea piomberà sull'elegante vialone del Grove Hotel, a nord di Watford, dove inizierà la conferenza annuale del Bilderberg.

Sarà uno spettacolo forte - una delle meraviglie della natura - la cosa più eccitante che sia accaduta a Watford da quando misero un semaforo, subito dopo la rotonda sulla statale A 412. La zona intorno all'albergo è bloccata: gli abitanti sono costretti a girare con il passaporto per rientrare a casa. Sarà emozionante anche per i delegati. Il CEO della Royal Dutch Shell salterà fuori dalla sua limousine, deliziato dalla possibilità di trascorrere tre giorni interi di trattative politiche con il capo della HSBC, con il presidente della Dow Chemical, con tutti i suoi ministri delle finanze europei preferiti e con i capi dell'intelligence statunitense. La conferenza sarà, come sempre, il momento clou dell'anno per ogni plutocrate e lo è dal 1954. L'unica volta che Bilderberg ha saltato un anno era il 1976, dopo che il suo presidente fondatore, il principe Bernardo d'Olanda, fu arrestato per aver preso tangenti dalla Lockheed Martin.

Può sembrare strano, come quelle stesse lobby che, solo a nominarle, tanto scandalo provocano in Parlamento, abbiano il potere di riunire un gruppo dei politici del più alto livello e di ammaliarli per tre giorni di lussi e onori accompagnati da presidenti e amministratori delegati di hedge funds, multinazionali high-tech e grandi holding, senza che la stampa possa in nessun modo fraintenderli. " Va tutto all'opposto di quanto stabiliva l'impegno pubblico che prese [George] Osborne nel 2010, sulla necessità di una "trasparenza più assoluta della Agenda dei lavori che il paese abbia mai visto'", dice Michael Meacher di MP. Meacher presenta il convegno come "una cospirazione anti-democratica dei leader del capitalismo di mercato occidentale che si incontra in privato per mantenere il proprio potere di influenza lontano da qualsiasi occhio pubblico".

Ma, ad essere onesti, può essere utile un "controllo pubblico", quando tutti i politici se ne stanno rintanati in un luogo ben protetto, insieme a tanti membri del Consiglio di Amministrazione di JP Morgan? Ci sarà sempre il CEO della BP pronto per fare in modo che nessuno possa fare indebite pressioni su nessuno dei politici. E se lui ( Il CEO della BP) non fosse momentaneamente nella stanza a tenerli d'occhio, allora ci sarebbe sicuramente almeno uno dei presidenti di Novartis, della Zurich Insurance, della Fiat o della Goldman Sachs International.

Quest'anno, ci sarà molto più "controllo pubblico" su Bilderberg. La pressione da giornalisti e degli attivisti infatti è riuscita ad avere un ufficio: per la prima volta in 59 anni ci sarà un ufficio stampa non ufficiale, composto da volontari. Sono attesi diverse migliaia di attivisti, blogger, fotografi e giornalisti da tutto il mondo.

Solo nel 2009 i testimoni erano appena una dozzina - circondati e anche arrestati dalla polizia greca che aveva una mano pesante. Quest'anno c' è una zona stampa, un servizio di polizia, bagni chimici, un furgone snack, un angolo per portavoce - tutti gli ingredienti per un Bilderberg diverso. Hanno promesso "un'aria da festival". Se vi preoccupate per la trasparenza o per il lobbying, Watford è il posto giusto per passare il prossimo fine settimana. Come si presenteranno i delegati alla stampa e al pubblico resta da vederlo. Ma non dimentichiamoci, che hanno tutti le mani piene delle opere di bene che sta perparando Bilderberg. La conferenza è, dopo tutto, gestita come un ente di beneficenza.

Se qualcuno si dovesse domandare a chi è destinata questa gigantesca operazione di sicurezza abbiamo, http://bilderberg2013.co.uk/participants/ la lista dei partecipanti alle ultime conferenze, in un file pdf inviato da Anonymous, nel quale si informa anche che tutte le spese di Bilderberg, nel Regno Unito, saranno pagate da un ente di beneficenza registrato ufficialmente: l' Associazione Bilderberg (charity number 272.706).

Secondo i conti la Charity Commission, l'associazione sosterrà i "notevoli costi" della conferenza, che si terrà nel Regno Unito, inclusi i costi dell' ospitalità ed i costi di viaggio di alcuni delegati. Presumibilmente la Commissione di carità si occuperà anche delle massiccie spese per il contratto della sicurezza G4S. Fortunatamente però, la Commissione di carità riceve regolari somme a cinque cifre da due gentili sostenitori dei suoi scopi benefici: la Goldman Sachs e la BP. La più recente prova documentale delle spese sostenute risale al 2008 (pdf), dopo tale data la Commissione di carità ha omesso di indicare i nomi dei donatori (pdf).

L'obiettivo della Commissione di carità è "l'istruzione pubblica". E come si deve fare per educare il pubblico? "In linea con gli obiettivi del Comitato Direttivo Internazionale si organizzano conferenze e incontri nel Regno Unito e altrove, e si diffondono i risultati conseguiti preparando e pubblicando relazioni sulle conferenze, sulle riunioni e con altri mezzi informativi." Intelligentemente, i risultati vengono diffusi tenendoli accuratamente lontani dal pubblico e dalla stampa.

La Commissione di carità è supervisionata da tre fiduciari (pdf) membri del comitato direttivo di Bilderberg, il Vice Ministro Kenneth Clarke , Lord Kerr di Kinlochard, e Marcus Agius, l'ex presidente di Barclays che si è dimesso per lo scandalo Libor.

Il Deputato laburista Tom Watson osserva: "Se le accuse che un ministro sieda nel CDA di una Commissione di carità che finanzia discretamente una conferenza segreta di élite sono vere, allora mi auguro che il Primo Ministro ne sia stato informato. E 'stato proprio David Cameron che ha tracciato una nuova era di trasparenza. Spero perciò che chieda a Kenneth Clarke di aderire a questi principi in futuro ". In effetti sia George Osborne che K. Clarke possono considerare di attenersi al codice ministeriale, quando si tratta di Bilderberg e possono inserirlo nella loro lista di "incontri con proprietari, editori e dirigenti dei media", come hanno sempre fatto in passato. Naturalmente, mentre lo scandalo sulle lobbying è ancora vivo, è possibile che i nostri ministri evitino di essere presenti a un evento tanto importante di lobbying aziendale. Lo scopriremo giovedì prossimo.

Charlie Skelton scrive su "10 O'Clock Live" & su " Have I Got News for You" , inoltre segue Bilderberg dal 2009. Tweeterà da Bilderberg Watford da @ deYook
Fonte : http://www.guardian.co.uk/world/2013/jun/02/week-ahead-bilderberg-2013-watford
Tratto da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11920.
Traduzione per www.ComeDonChisciotte.org a cura di Bosque Primario.

_____________________________

I MAGNIFICI CINQUE ITALIANI DEL BILDERBERG 2013
Chissà se venerdì scorso, prima di iniziare l'ospitata negli studi de La7, Franco Bernabé ha concordato con Lilli Gruber la trasferta londinese di mercoledì all'appuntamento annuale del Gruppo Bilderberg.
Nelle liste di partecipanti, più o meno ufficiose, che si trovano in rete, infatti, figurano cinque italiani all'edizione dello scorso anno: il presidente della Telecom e la conduttrice di "Otto e mezzo", appunto, oltre al presidente della Fiat John Elkann, l'ad dell'Enel Fulvio Conti e l'attuale premier in carica, Enrico Letta. All'ultima edizione, dopo che non aveva mancato un appuntamento per diversi anni, non ha invece partecipato Mario Monti, diventato presidente del Consiglio.

Fonte: www.dagospia.com.

martedì 26 febbraio 2013

“Il pianeta delle disuguaglianze. E’ l’ingiustizia che uccide la democrazia”, di Zygmunt Bauman

- manuellaghizzoni -

Nel suo nuovo libro Bauman tratta il tema della ricchezza che non dà benessere
“La corsa al profitto individuale non è un vantaggio per tutti: le disparità crescono”. Uno studio recente dell’Istituto mondiale per la ricerca sull’economia dello sviluppo (World Institute for Development Economics Research) dell’Università delle Nazioni Unite riferisce che nel 2000 l’1 per cento delle persone adulte più ricche possedeva da solo il 40 per cento delle risorse globali, e che il 10 per cento più ricco deteneva l’85 per cento della ricchezza mondiale totale. La metà inferiore della popolazione adulta del mondo possedeva l’1 per cento della ricchezza globale. Ma questa è solo l’istantanea di un processo in corso… Notizie sempre più negative e sempre peggiori per l’uguaglianza degli esseri umani, e quindi anche per la qualità della vita di tutti noi, si susseguono di giorno in giorno.
«Le disuguaglianze planetarie attuali avrebbero fatto arrossire di vergogna gli inventori del progetto moderno, Bacone, Descartes o Hegel»: è la considerazione con cui Michel Rocard, Dominique Bourg e Floran Augagner concludono l’articolo “Le genre humain menacé” pubblicato a firma di tutti e tre in Le Monde del 2 aprile 2011. Nell’epoca dei Lumi in nessun luogo della terra il livello di vita era di più di due volte superiore a quello della regione più povera. Oggi, il paese più ricco, il Qatar, vanta un reddito pro capite di ben 428 volte più alto del paese più povero, lo Zimbabwe. E questi, non dimentichiamolo, sono confronti fra medie, che ricadono quindi nella storiella del pollo di Trilussa…
L’ostinata persistenza della povertà su un pianeta alle prese col fondamentalismo della crescita economica è già abbastanza per indurre le persone pensanti a fermarsi un momento e a riflettere sulle vittime dirette e indirette di una così ineguale distribuzione della ricchezza. L’abisso sempre più profondo che separa i poveri e privi di prospettiva dai benestanti ottimistici, fiduciosi e chiassosi — un abisso di profondità tale che già è al di sopra delle capacità di scalata di chiunque salvo gli arrampicatori più muscolosi e meno scrupolosi — è una ragione evidente per essere gravemente preoccupati. Come gli autori dell’articolo appena citato ammoniscono, la principale vittima della disuguaglianza che si approfondisce sarà la democrazia, in quanto i mezzi di sopravvivenza e di vita dignitosa, sempre più scarsi, ricercati e inaccessibili, diventano oggetto di una rivalità brutale e forse di guerra fra i privilegiati e i bisognosi lasciati senza aiuto. Una delle fondamentali giustificazioni morali addotte a favore dell’economia di libero mercato, e cioè che il perseguimento del profitto individuale fornisce anche il meccanismo migliore per il perseguimento del bene comune, risulta indebolita. Nei due decenni che hanno preceduto l’accendersi dell’ultima crisi finanziaria, nella grande maggioranza dei paesi dell’OCSE il reddito interno reale per il 10 per cento delle persone al vertice della piramide sociale è aumentato con una velocità del 10 per cento superiore rispetto a quello dei più poveri. In alcuni paesi, il reddito reale della fascia al fondo della piramide è in realtà diminuito.
Le disparità di reddito si sono quindi notevolmente ampliate. «Negli Stati Uniti, il reddito medio del 10 per cento al vertice è attualmente 14 volte quello del 10 percento al fondo», si vede costretto ad ammettere Jeremy Warner, caporedattore di The Daily Telegraph, uno dei quotidiani più entusiasti nell’esaltare la «mano invisibile» dei mercati che sarebbe capace, agli occhi tanto dei redattori quanto dei lettori, di risolvere tutti i problemi da essi creati (e magari qualcuno in più). Warner aggiunge: «La crescente disuguaglianza del reddito, benché ovviamente indesiderabile dal punto di vista sociale, non ha necessariamente grande rilevanza se tutti diventano contemporaneamente più ricchi. Ma se la maggior parte dei vantaggi del progresso economico vanno a un numero relativamente ristretto di persone che guadagnano già un reddito elevato — che è quanto sta accadendo nella realtà di oggi — si avvia evidentemente a diventare un problema».
L’ammissione, cauta e tiepida nel suo tenore ma piena di comprensione anche se solo semivera nel suo contenuto, arriva al culmine di una marea montante di scoperte dei ricercatori e di statistiche ufficiali che documentano la distanza rapidamente crescente fra quelli che sono in cima e quelli che sono in fondo alla scala sociale. In stridente contraddizione con le dichiarazioni dei politici, che pretendono di essere riciclate come credenza popolare non più soggetta a riflessione né controllata né messa in discussione, la ricchezza accumulata al vertice della società ha mancato clamorosamente di «filtrare verso il basso» così da rendere un po’ più ricchi tutti quanti noi o farci sentire più sicuri, più ottimisti circa il futuro nostro e dei nostri figli, o più felici…
Nella storia umana la disuguaglianza, con tutta la sua fin troppo evidente tendenza ad autoriprodursi in maniera sempre più estesa e accelerata, non è certo una notizia. E tuttavia a riportare di recente l’eterna questione della disuguaglianza, delle sue cause e delle sue conseguenze, al centro dell’attenzione pubblica, rendendola argomento di accesi dibattiti, sono stati fenomeni del tutto nuovi, spettacolari, sconvolgenti e illuminanti.
La Repubblica 25.02.13

giovedì 20 settembre 2012

Non alineati

- strategic culture -
E’ un dato di fatto, che fin dall’inizio la conferenza del Movimento dei Non Allineati (NAM), convocata alla fine di agosto a Teheran, attirasse i titoli dei giornali internazionali. In un’epoca indimenticabile, l’organizzazione, fondata nel 1961 come alleanza di

120 paesi dal trio carismatico Josip Broz Tito, Jamal Abdel Nasser e Jawaharlal Nehru, era emersa quale forza influente, in grado di essere autonoma dalla NATO e dal blocco orientale. Anche se l’adesione al NAM non implica obblighi formali, i componenti hanno raggiunto un impressionante livello di coordinamento, resistendo al neocolonialismo e tutelando il loro diritto a un modello di sviluppo originale; e al NAM si deve il merito di aver svolto un ruolo apprezzabile facendo moderare agli Stati Uniti le loro avventure militari nel Sud-Est Asiatico, nonché fornendo un supporto fondamentale ai movimenti di liberazione in Africa e America Latina.


Restando separati dall’arena del mondo bipolare, i pilastri del NAM in varia misura hanno aderito all’idea di costruire la società sulle fondamenta della giustizia e del progresso sociale, condannando il dettato occidentale e, se necessario, affrontando anche il blocco orientale. I meccanismi interni del NAM cambiarono in seguito al crollo di quest’ultimo e con l’avvento della globalizzazione, che ha sostituito l’ordine del giorno neocoloniale con nuovi imperativi.

In questi giorni, il NAM sembrava diviso, con molti dei suoi membri:

India, Indonesia, Egitto, Arabia Saudita, Afghanistan, Iraq, ecc ora saldamente nell’orbita degli Stati Uniti, e altri: Jugoslavia e Libia, minate e infine distrutte dai leader del mondo globalizzato.

Altri ancora, Romania e Finlandia, ad esempio, decisero la loro uscita dal NAM, le loro priorità le allontanarono dal programma dell’alleanza. Da una prospettiva più ampia, il rifiuto del modello di sviluppo socialista ha innescato la crisi di identità del NAM, spingendo la maggior parte dei suoi membri alla ricerca di strategie alternative e a passare a forme diluite di partecipazione all’alleanza. Il NAM continua a operare, tuttavia, ed indice dei congressi ogni tre anni, ma ha solo l’ombra dell’influenza internazionale di una volta. La diplomazia statunitense ha frettolosamente dichiarato estinto il NAM in quanto tale, e l’idea che nel mondo di oggi non ci sia posto per esso viene sostenuta da molti osservatori del mondo, ma ciò potrebbe rivelarsi un’esagerazione. La conferenza del NAM a Teheran, ha visto gli alti rappresentanti di 116 paesi, tra i quali 36 presidenti, vicepresidenti e primi ministri, e più di 80 ministri degli esteri ed inviati speciali; indicativo dell’importanza attuale dell’alleanza.

Dimostrandosi in grado di ospitare un evento di tali proporzioni, Teheran ha in gran parte dissipato il mito statunitense che l’Iran sia percepito, mondialmente, come un paese canaglia. In realtà, per il momento Washington deve rendersi conto che i suoi sforzi per avere il sostegno per un giro di vite contro l’Iran, non ha prodotto alcun risultato, se si considera che solo una manciata di paesi, oltre la NATO, sosterrebbe la condanna del controverso programma nucleare iraniano. Al contrario, l’ampio congresso del NAM ha rimproverato gli Stati Uniti per la loro politica intransigente e ribadito il diritto dell’Iran a un programma nucleare pacifico, compreso anche al ciclo di arricchimento completo. E’ giusto dire che il NAM prende una posizione decisa sulla questione chiave, che da sola ha fatto della conferenza un evento internazionale culminante. L’Iran, si deve ricordare, è firmatario del Trattato di non proliferazione e ribadisce l’impegno ad esso in ogni circostanza opportuna, mentre Israele, che minaccia di bombardare gli impianti nucleari iraniani, non ha firmato il Trattato, ed è noto che possiede un arsenale nucleare. Tel Aviv ha recentemente espresso nuove minacce contro l’Iran, e la cancelliera tedesca Angela Merkel ha esortato gli israeliani a dar prova di moderazione, ma lo spettacolo non deve far dimenticare che il mondo in via di sviluppo non gradisce la politica estera degli Stati Uniti, o il loro desiderio di far valere la propria visione riguardo il programma nucleare iraniano e altro. Emerge sempre più che, con il dipanarsi del conflitto sul programma nucleare iraniano, ancora una volta viene dimostrato che gli Stati Uniti dovrebbero adottare un approccio più sobrio negli affari internazionali, e almeno prendere coscienza delle allergie pervasive alla loro tendenza all’unilateralismo e ai ricatti.

venerdì 22 giugno 2012

Riflessioni da Rio+20


[di Alex Zanotelli] - sudnet -
“Benvenuti a Rio+20”. Con questa scritta a caratteri cubitali siamo stati accolti all’aeroporto di Rio per il vertice sul pianeta Terra convocato dall’Onu (20-22 giugno). Come missionari comboniani abbiamo deciso di ritrovarci insieme nel contesto del Vertice per riflettere sul tema pianeta Terra, che ci tocca direttamente. La Terra infatti non sopporta più l’homo sapiens, il cosiddetto sviluppo e questo sistema economico finanziario che vive depredando il pianeta e rendendo i poveri sempre più poveri.
Sono arrivato la notte del 18 giugno nella Baixada fluminense, uno dei quartieri più violenti di Rio, dove vive e opera una comunità comboniana. Così ho avuto subito il sentore di che cos’è “l’altra Rio”. Una sensazione diventata ancora più netta il mattino seguente, attraversando in autobus la città. Mi sono parse chiare due città, spesso una di fronte all’altra: la Rio degli impoveriti e la Rio dell’opulenza. Va notato che il vertice Onu dei capi di stato si tiene a Barra de Tigiuca, la parte bene di Rio. Io invece mi sono recato subito a Aterro de Flamengo per partecipare alla Cupola dos Povos che ha trovato spazio nel lungomare Bahia da Gloria.
Due vertici. La Cupola dos Povos fatta di indigeni, di poveri, di cittadini, di associazioni. Mentre la “Cupola dos Ricos” è collocata nel cuore della ricchezza di Rio. Una vera e propria apartheid.
“Loro sono al centro, a Tigiuca”, ha detto il prof. Bonaventura de Souza. “Il circo del’Onu”, li ha definiti il prof. Martinez-Alier, che non decide mai nulla!”. Infatti l’impressione che abbiamo ora è che il Vertice della Terra rischia di essere un altro fallimento. Fra l’altro non hanno partecipato né Obama né la Merkel.
Ma la speranza non viene da lì, viene invece dai poveri, dagli indigeni, dalla cittadinanza attiva. E’ stato incredibile per me trovare Aterro de Flamengo così tanta vivacità, dibattiti, reti, campagne… Un’immensa fiera dell’inventiva umana, di culture, di associazioni…
E’ la stessa impressione che ho avuto quella stessa mattina partecipando ad un dibattito, promosso da Rigas (Rete italiana per la giustizia sociale e ambientale), sui nuovi paradigmi necessari per rispondere alle sfide della giustizia non solo distributiva ma anche ambientale. Vi hanno partecipato il teologo brasiliano Leonardo Boff, lo spagnolo prof. J. Martinez-Alier, l’economista portoghese Bonaventura de Souza, il coordinatore di Rigas Giuseppe de Marzo. Lavori presieduti da Marica de Pierri, dell’associazione “A Sud”, nella sala strapiena del Musero di arte moderna.
“Il Pil non può più essere l’indicatore per l’economia, ha detto il noto economista Martinez, dobbiamo andare verso la prosperità senza crescita, secondo quanto teorizzato dall’economista Usa Tim Jakson”. Martinez ha avuto parole di elogio e di sostegno per le due esperienza latinoamericane diEcuador e Bolivia.
Boff è partito citando Einstien: “Non si può pensare che chi ha creato la crisi trovi anche la soluzione”. Né si può accertate come principio etico quello del nostro vivere bene occidentale perché “questo ha significato vivere male per miliardi di persosne”. Per uscire dall’attuale crisi, Boff ha elencato 4 principi fondamentali: a) ogni essere ha un valore intrinseco che deve essere rispettato; b) il dovere di prendersi cura di ciò che ci circonda; c) una responsabilità planetaria; d) cooperazione e solidarietà universali. Ha sottolineato che non si può produrre per accumulare ma solo per condividere.
Giuseppe de Marzo ha ribadito che l’attuale crisi nasce dal non aver riconosciuto la natura e i diritti della Madre Terra. Ha urlato: “Noi siamo la terra. Basta con la crescita”.
Personalmente ho portato a conoscenza dell’assemblea le lotte popolari italiane sull’acqua con il referendum e sui rifiuti con la resistenza alle megadiscariche e agli inceneritori, per muoverci invece verso il riciclaggio totale.
Infine il prof. De Souza ha definito la green economy “il cavallo di Troia del capitalismo mondiale” e ha messo tutti in guardia tutti che “bisogna cambiare il potere prima di prenderlo”.
Questa di Rio è stata una tavola rotonda molto valida che prelude a tanti incontri. Provocazioni queste importanti anche per noi comboniani, a Rio siamo una trentina, che dobbiamo riuscire ad includere pienamente queste tematiche nel nostro fare missione.

Alex Zanotelli
19 giugno 2012, Rio de Janeiro

RIO-20. L'accordo ci riporta più di venti anni indietro. Ma intanto la crisi avanza


Un documento senza alcuna ambizione. Dopo una negoziazione finita all'alba, le delegazioni di 193 pesi hanno approvato ieri, in una plenaria simbolica durata meno di un minuto, il documento finale di Rio. Un vertice ribattezzato dall'interno Rio meno 20, come a dire che gli impegni sono ancor più vaghi di 20 anni fa, nonostante la crisi ecologica sia sempre più grave e profonda e rischi di divenire irreversibile.
Per approvarlo, le 193 delegazioni, con la diserzione di moltissimi capi di stato, soprattutto del mondo industrializzato – hanno dovuto escludere dal testo tutti i punti senza consenso.Il risultato è una scatola vuota, adorna di espressioni linguistiche tiepide e possibiliste, e priva di previsioni puntuali, di impegni e di azioni concrete per raggiungere il benchè minimo risultato.
Alcuni esempi: la green economy, il nuovo mantra scelto da governi, banche e IFI per prendere il posto dell'ormai logoro "sviluppo sostenibile", di cui si chiedeva una definizione inequivoca, viene così descritta: “uno degli strumenti disponibili per raggiungere lo sviluppo sostenibile e per l'adozione di politiche, ma che non deve essere sottoposta a regole rigide.” Un capolavoro di vaghezza che permetterà ogni estensione del concetto utile ai grandi interessi economici.
La proposta del G77 (il gruppo di 130 paesi meno industrializzati) di creare un fondo di 30 miliardi per finanziare azioni di sostenibilità è stata cassata senza appello. E neppure sull'eradicazione della povertà (tra l'altro solo di quella "estrema") si è raggiunto alcun accordo e il tema è stato escluso dal testo, proprio come chiedevano gli Stati Uniti. Il testo, non più emendabile, sarà consegnato oggi ai pochi Capi di Stato che arrivano per la parte finale della conferenza, che molti definiscono "teatro puro".
Nel frattempo, per le strade di Rio ha marciato ieri pomeriggio la grande Marcia dei Popoli per la Giustizia Ambientale e Sociale, contro la Mercificazione della Vita e in difesa dei Beni Comuni, il principale momento di mobilitazione previsto nei giorni di lavori di Rio+20.
Nel Vertice dei Popoli, riunito dal 15 giugno e fino al 23 nella lunga striscia di terra di fronte al lungomare Flamengo, circa 50.000 attivisti sono riuniti intanto in oltre 1200 attività, tra conferenze, dibattiti, workshop, tavoli di lavoro per discutere e articolare proposte che disegnino il campo dell'alternativa. Alternativa al modello di sviluppo - unico colpevole della crisi ecologica, sociale, economica, alimentare, migratoria e climatica in corso - e allo stesso paradigma di civilizzazione ormai in crisi.
Se ne discusso martedì nell'affollatissimo Panel “Nuovi paradigmi di civilizzazione” organizzato da A Sud al quale hanno partecipato il Teologo della Liberazione brasiliano Leonardo Boff, il sociologo Portoghese Boaventura de Sousa Santos, l'economista dell'Isee Joan Martinez Alier, Giuseppe De Marzo di A Sud e il missionario comboniano Alex Zanotelli. In discussione la giusta sostenibilità e la democratizzazione dello sviluppo come architravi, assieme ai diritti della natura, del nuovo paradigma che è sì “il futuro che vogliamo”.
Qui di seguito le clip alle videointerviste realizzate qui a Rio de Janeiro

Blog curato da ...

Blog curato da ...
Mob. 0039 3248181172 - adakilismanis@gmail.com - akilis@otenet.gr
free counters