Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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martedì 25 giugno 2013

La macchia umana sull’Europa

La Repubblica                                 
                                                                                
Mentre le condizioni dei greci si fanno sempre più disperate e aumentano le critiche all'operato della troika, la istituzioni europee continuano a guardare dall'altra parte. La Commissione dovrebbe essere messa di fronte alle sue responsabilità.
Se almeno avessero le loro divinità antiche: forse i Greci capirebbero meglio quel che vivono, l'ingiustizia che subiscono, l'abulica leggerezza di un'Europa che li aiuta umiliandoli da anni, che dice di non volerli espellere e nell'animo già li ha espulsi. Le divinità d'un tempo, si sapeva bene che erano capricciose, illogiche, si innamoravano e disamoravano presto. Su tutte regnava Ananke: l'inalterabile Necessità, ovvero il fato. A Corinto, Ananke condivideva un tempio con Bia, la Violenza. L'Europa ha per gli Ateniesi i tratti di questa Necessità.
Forse capirebbero, i Greci, come mai a Roma s'è riunito venerdì un vertice di ministri dell'Economia e del Lavoro, tra Italia, Spagna, Francia, Germania, per discutere il lavoro fattosi d'un colpo cruciale, e nessuno di essi ha pensato di convocare la più impoverita delle nazioni: 27 per cento di disoccupazione, più del 62 per cento giovani. Sono i tassi più alti d'Europa. Forse avevano qualcosa da dire, i Greci, sui disastri della guerra che le istituzioni comuni continuano a infliggere con inerte incaponimento, e senza frutti, al paese reo di non fare i compiti a casa, come recita il lessico Ue.
La Grecia è la macchia umana che imbratta l'Europa, da quando è partita la cura d'austerità. Ha pagato per tutti noi, ci è servita al tempo stesso da capro espiatorio e da cavia. In una conferenza stampa del 6 giugno, Simon O'Connor, portavoce del commissario economico Olli Rehn, ha ammesso che per gli Europei è stato un "processo di apprendimento". In altri paesi magari si farà diversamente, ma non per questo scema la soddisfazione: "Non è stata cosa da poco, tenere Atene nell'euro"; "Dissentiamo vivamente da chi dice che non è stato fatto abbastanza per la crescita". Poi ha aggiunto piccato: "Sono accuse del tutto infondate".
O'Connor e Rehn reagivano così a un rapporto appena pubblicato dal Fondo Monetario: lo stesso Fmi che con la Banca centrale europea e la Commissione è nella famosa troika che ha concepito l'austerità nei paesi deficitari e dall'alto li sorveglia. L'atto di accusa è pesante, contro strategie e comportamenti dell'Unione durante la crisi. La Grecia "poteva uscirne meglio", se fin dall'inizio il debito ellenico fosse stato ristrutturato, alleggerendone l'onere. Se non si fosse proceduto con la micidiale lentezza delle decisioni prese all'unanimità. Se per tempo si fosse concordata una supervisione unica delle banche. Se crescita e consenso sociale non fossero stati quantità trascurabili. Solo contava evitare il contagio, e salvaguardare i soldi dei creditori. Per questo la Grecia andava punita. Oggi è paria dell'Unione, e tutti ne vanno fieri perché tecnicamente rimane nell'euro pur essendo outcast sotto ogni altro profilo.
Addio alla troika dunque? È improbabile, visto che nessun cittadino può censurare i suoi misfatti, e visto il sussiego con cui è stato accolto il rapporto del Fondo. L'ideale sarebbe di licenziarla fin dal Consiglio europeo del 27-28 giugno, dedicato proprio alla disoccupazione che le tre Moire della troika hanno così spensieratamente dilatato. Il Parlamento europeo non oserà parlare, e quanto alla Bce, le parole di Draghi sono state evasive, perfino un po' compiaciute: "Di buono, nel rapporto FMI, è che la Banca centrale europea non è criticata". Il Fondo stesso è ambivalente, ogni suo dire è costellato di ossimori (di asserzioni acute-stupide, etimologicamente è questo un ossimoro). Il fallimento c'è, ma è chiamato "necessario". La recessione greca è "più vasta d'ogni previsione", ma è "ineludibile". Il fato illogico regna ancora sovrano, solo che a gestirlo oggi sono gli umani.
In realtà c'è poco da compiacersi. L'Unione non ha compreso la natura politica della crisi – la mancata Europa unita, solidale – e quel che resta è un perverso intreccio di moralismi e profitti calcolati. Resta l'incubo del contagio e dell'azzardo morale. Condonare subito il debito, come chiedevano tanti esperti, significava premiare la colpa. E poi all'Europa stava a cuore proteggere i creditori, dice il rapporto del Fondo, più che scongiurare contagi: dilazionare le decisioni "dava tutto il tempo alle banche di ritirar soldi dalle periferie dell'eurozona". La Banca dei regolamenti internazionali cita il caso tedesco: 270 miliardi di euro hanno abbandonato nel 2010-11 cinque paesi critici (Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia, Spagna).

mercoledì 12 settembre 2012

Reddito di base

Comunicato del BIN Italia su
- fonte -

Iniziativa europea per il reddito di base (ICE) e la Proposta di legge di iniziativa popolare per un reddito minimo garantito in Italia.

Cari amici ed amiche,

Diamo notizia del fatto che la Commissione europea ha rifiutato la registrazione della Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) in merito al reddito di base promossa da una serie di associazioni a carattere europeo. La Commissione ha valutato che l’attuale formulazione della proposta non è compatibile con le competenze che il diritto comunitario assegna all’Unione.Â

L’ICE è uno strumento innovativo per permettere ai cittadini europei di poter prendere parola e proporre alla Commissione europea delle iniziative per l'adozione di atti normativi a carattere continentale. Infatti attraverso questo iniziativa e con la raccolta di un milione di firme in per lo meno 7 Stati membri della UE la proposta presentata alla Commissione europea può portare all'adozione di un atto normativo europeo.

Come BIN Italia abbiamo partecipato alla rete europea che proponeva l’introduzione di una misura di reddito di base continentale. Dalle istituzioni preposte è arrivato però il respingimento di questa proposta e dunque al momento l’Iniziativa dei Cittadini Europei per il reddito di base non può essere avviata. Resta inteso che sarà necessario elaborare quanto prima un nuovo testo che sappia recepire le indicazioni della Commissione e così riavviare la campagna per il reddito garantito nelle sedi continentali.

Riteniamo di estrema importanza la battaglia per il riconoscimento dei diritti sociali fondamentali per tutti i cittadini d’Europa, ancor più in un momento di crisi economica, e soprattutto sociale, e di estrema difficoltà di sopravvivenza per un numero sempre maggiore di persone. Come BIN Italia cercheremo di lavorare, insieme alle altre reti europee che hanno elaborato la proposta, affinché si riprenda da subito il cammino per individuare la proposta di una nuova ICE per il diritto al reddito garantito come diritto fondamentale europeo.

Però abbiamo anche un’altra grande opportunità di fronte a noi, in particolare per quanto riguarda lo scenario italiano. Da giugno 2012 infatti è iniziata una grande mobilitazione per una proposta di legge di iniziativa popolare per l’introduzione di un Reddito Minimo Garantito nel nostro Paese. A questa raccolta di firme per l'iniziativa legislativa popolare hanno aderito (e continuano ad aderire) tantissime associazioni, movimenti civici, realtà sociali, partiti politici e singole personalità che nel corso di questi mesi estivi hanno già dato vita a momenti di confronto, dibattito, iniziativa sociale e politica e di fatto l’avvio della raccolta delle firme per la proposta di legge.

Dopo la battuta d’arresto sulla proposta di ICE sul reddito di base a carattere europeo, riteniamo sia ancora più importante ed urgente sostenere e partecipare alla campagna per una legge sul reddito minimo garantito in Italia. Si tratta di dare un segnale forte in questo Paese sia dal punto di vista dell’iniziativa sociale che dal punto di vista della rinascita di una nuova idea di società basata sui nuovi diritti a partire dal reddito garantito.

Per far sì che la proposta di legge di iniziativa popolare abbia seguito c’è bisogno di raccogliere 50mila firme, ma è evidente che se la risposta sarà più ampia (magari raggiungendo e superando le 100mila firme) significherà dare un segnale forte alla società e alla politica italiana. Per questo, ed ancor più oggi dopo il rifiuto della ICE, riteniamo urgente e necessario dare ancora più forza alla proposta di legge di iniziativa popolare che terminerà a dicembre 2012. Per questo invitiamo tutte e tutti, in particolare associazioni, realtà sociali, movimenti per i diritti, reti di studenti, sindacati etc. ad attivarsi e partecipare alla raccolta di firme per un reddito minimo garantito in Italia. E’ una grande occasione che non possiamo perdere ed è necessario arrivare alla scadenza di Dicembre 2012 che oltre ad aver raccolto decine di migliaia di firme, vi sia stato in questo paese una forte mobilitazione e presa di parola per il diritto al Reddito Garantito.

A tal proposito potete seguire il sito ufficiale della campagna www.redditogarantito.it aderendo ed organizzando iniziative per la raccolta firme nelle vostre città , nelle piazze, nei mercati, fuori le scuole etc.

Per vedere le adesioni arrivate sino ad oggi http://www.redditogarantito.it/#!/adesioni

Per vedere i luoghi di raccolta firme e le iniziative sino ad oggi realizzate http://www.redditogarantito.it/#!/dove-firmare

Ripartiamo dall'estensione dei diritti sociali, ripartiamo dal reddito garantito in Italia ed in Europa.

BIN Italia

sabato 17 marzo 2012

Sognando la svolta europea

di Anna Maria Merlo - ilmanifesto -
Oggi il candidato alle presidenziali francesi (e favorito) François Hollande incontra a Parigi il presidente del Pd Pierluigi Bersani, il capo dell'Spd tedesca Gabriel Sigmar, oltre ai rappresentanti dei progressisti all'Eurogruppo. Verrà presentato un documento in cui si immagina un'Europa "più unita e democratica".
E se il 2012 e il 2013 fossero gli anni della svolta europea, dalla dominazione dei conservatori al governo dei progressisti? In questi due anni, ci sono elezioni nei tre principali paesi della zona euro, Francia, Italia e Germania. La Fondation Jean Jaurès organizza oggi al Cirque d'Hiver un incontro attorno a François Hollande - favorito alle presidenziali del 22 aprile e 6 maggio prossimi - con la presenza di Pier Luigi Bersani e Sigmar Gabriel, capo dell'Spd, oltre a Martin Schultz, presidente dell'europarlamento e Hannes Swodoba, alla testa del gruppo S&D a Strasburgo. Per lo schieramento progressista, che spera di conquistare i tre governi (per ora, solo Danimarca e Belgio hanno un primo ministro di sinistra e c'è stata una vittoria in Slovacchia), «Un'altra strada è possibile per l'Europa».

I progressisti, nel documento che verrà presentato oggi, vogliono un'Europa più unita e più democratica, con una governance economica che non si limiti a privilegiare, come ora, la «deflazione salariale» che ha ridotto la Ue a uno spazio dove regna il «sorvegliare e punire». Ammettono che ci vuole la «responsabilità di bilancio», la «disciplina fiscale» e che i debiti sovrani devono venire ridotti. Ma propongono di uscire dalla crisi con misure per stimolare la crescita «sostenuta e sostenibile», puntano sull'economia verde e su «nuove risorse», a cominciare dalla tassa sulle transazioni finanziarie. Individuano negli euro-bonds e nella regolazione finanziaria gli strumenti per realizzare la solidarietà e per rimettere ordine. Infine, propongono un candidato comune dei progressisti per la presidenza della Commissione europea.

mercoledì 7 marzo 2012

L’Europa può essere salvata?

- keynesblog -
“L’Europa può essere salvata?” A chiederselo è l’ex primo ministro austriaco socialdemocratico, Alfred Gusenbauer, in un articolo su Project Syndacate, che segnaliamo proprio nel giorno in cui si addensano nuovamente le nuvole sull’euro e l’Europa. Ieri la Bce ha segnato un nuovo record dei depositi overnight e stamane lo spread è tornato a salire, mentre le borse hanno segnato una flessione, di fronte alle minacce del premier greco di un default poco “ordinato”.

Scrive sarcasticamente Gusenbauer:

Non c’è da stupirsi che senza l’azione congiunta dell’Unione europea, impedita dal provincialismo dei governi nazionali, i mercati finanziari applichino ciò che i comunisti chiamano “tattica del salame” , cioè tagliare l’Europa pezzo per pezzo, attaccando i suoi paesi membri uno alla volta. In effetti, il Parlamento europeo e Commissione europea sono già fuori gioco, ed è apparso un nuovo modello gestionale per l’Europa: la Germania prende le decisioni, la Francia dà conferenze stampa e gli altri paesi si limitano ad un cenno (tranne gli inglesi, che ancora una volta hanno scelto l’isolazionismo).

Secondo l’ex premier austriaco: “Questa struttura di gestione è illegittima da un punto di vista democratico e ingiustificata dal punto di vista dei risultati”. Pertanto Gusenbauer invoca la democrazia anche nell’Unione, anche sul “fiscal compact”:

Per dare piena legittimità alle decisioni, l’UE deve diventare una vera democrazia, con un presidente eletto con voto diretto e un parlamento più forte. Il patto fiscale approvato nel dicembre 2011 dai membri della UE (tranne il Regno Unito e Repubblica Ceca) non può essere lasciato esclusivamente nelle mani di burocrati e tribunali. I cittadini europei sono il vero sovrano e devono finalmente ottenere il diritto a prendere decisioni politiche in Europa, attraverso le elezioni.

Sul lato economico Gusenbauer invoca una profonda revisione dell’austerity, accettando solo pochi tagli alla spesa e aumento delle imposte esclusivamente in quei casi in cui non siano recessivi. Ma soprattutto per Gusenbauer è necessario un vero “Piano Marshall europeo” che aiuti i paesi in difficoltà a uscire dalla crisi e a migliorare le loro performance, riequilibrando la bilancia commerciale interna, che, come abbiamo visto, è la principale causa della crisi europea e quella esterna verso i produttori di petrolio:

[L'Europa] ha anche bisogno di un “Piano Marshall europeo” per fornire i investimenti nelle infrastrutture, energie rinnovabili ed efficienza energetica. Questo piano non serve solo rafforzare la crescita, ma anche a ridurre il disavanzo delle partite correnti (e consentire una riduzione di costose importazioni di combustibili fossili). L’unico modo per consolidare le finanze pubbliche è attraverso la crescita, non austerità.

L’ex capo di governo suggerisce inoltre una maggiore ridistribuzione del reddito, anche attraverso l’aumento delle tasse sui redditi più alti, e una riforma del Welfare che guardi maggiormente all’istruzione, non dimenticando la necessaria riforma della Bce:

E’ necessario ridurre la vulnerabilità degli Stati nazionali ai mercati finanziari e i loro tassi di interesse esagerati. Solo per la BCE, assumendo il ruolo di prestatore di ultima istanza, è possibile interrompere il deflusso di capitali dalla zona euro e ripristinare la fiducia nella capacità dell’Europa di risolvere i propri problemi.

sabato 11 febbraio 2012

Per una ricostituente europea

sbilanciamoci
Dal 10 al 12 febbraio, per tre giorni al Teatro Valle occupato di Roma si terrà una "costituente dal basso", per dar vita a un nuovo spazio pubblico transnazionale

Un nuovo processo costituente dunque sta prendendo forma nello spazio dell'euro e dell'Unione. Una «rivoluzione dall'alto», come ha scritto Balibar, sollecitata dall'iniziativa dei mercati finanziari, che sta riducendo in briciole la democrazia liberale che abbiamo conosciuto a partire dal secondo dopoguerra. In un mondo in cui i rapporti di forza fra Stati e settore privato sono mutati a tutto danno della sovranità non ci si poteva aspettare altrimenti. Il debito pubblico è quanto resta agli spossessati del capitalismo cognitivo, il prodotto congiunto del loro lavoro sfruttato. E’ quindi una legge ferrea dell’ economia politica che questo common venga “recintato”, in una nuova fase di accumulo originario.

Sarebbe ingenuo pensare che questo processo sia lineare. Nonostante gli sforzi di Draghi e Monti non è detto che la moneta unica ce la faccia: l'unificazione delle politiche fiscali è tardiva e i limiti ai quali Draghi deve sottoporre l'immissione di liquidità a sostegno degli Stati in crisi sono troppi. La Bce non è una banca centrale, non può stampare moneta, ed è stato proprio questo limite paradossale, imposto dalla Germania, a stimolare l'iniziativa degli hedge funds. Non è casuale che oggi siano proprio quest'ultimi ‒ pensiamo a Soros – a richiedere a gran voce l'istituzione degli eurobonds. La socializzazione del debito garantirebbe stabilità all'euro, ma anche liquidità in abbondanza per i mercati. La Germania non ci sta e guarda verso est. Altrettanto, non è casuale che proprio al seguito del vertice di Bruxelles la Merkel si sia mossa verso Pechino in compagnia di una ventina di imprese tedesche. Già 200 lavorano nel Guangdong, e il 30% degli scambi commerciali tra l'Europa e la Cina riguardano la Germania. Intanto in Francia è partita la corsa per le presidenziali e Hollande, il candidato socialista, promette, in caso di vittoria, di far saltare il Trattato.

Si tratta insomma di un processo costituente rissoso e incerto, quello avviato dal Fiscal compact. I risultati sul terreno economico sono ancora molto fiacchi, la Grecia e il Portogallo continuano a rischiare il default, altrettanto l'Irlanda. Mentre Spagna e Italia, devastate dalle politiche del rigore di Rajoy (e prima di lui di Zapatero) e Monti, procedono verso la recessione. Dal punto di vista politico, invece, i risultati sono evidenti: i cittadini europei non contano più nulla, già contavano molto poco prima, ora il tasso di democrazia nell'Eurozona si riduce al minimo. La direzione del capitalismo del vecchio continente sembra più che mai quella cinese: compressione smisurata dei salari, peggioramento delle condizioni di vita, azzeramento della “sostanza” democratica, in un quadro in cui anche i diritti negativi cominciano ad essere a rischio.

giovedì 5 gennaio 2012

O la Costituzione della Repubblica Italiana o l’Unione Europea

di Stefano D'Andrea*. Fonte: appelloalpopolo

1. Breve premessa.

L’Unione Europea è una organizzazione internazionale. Ad essa si è dato vita mediante la stipulazione di Trattati internazionali.

I Trattati prevedono materie di competenza della UE e organi destinati ad emanare norme vincolanti ora per gli Stati ora per i cittadini degli Stati membri. Le materie di competenze della UE sono in espansione continua, man mano che i Trattati sono modificati. Al di là delle precise previsioni dei Trattati, la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, alla quale è riservata la decisione ultima sulle competenze della UE, tende da sempre ad espandere le competenze degli organi UE, ben al di là dei limiti, semantici e logico-giuridici, che discenderebbero dalle disposizioni dei Trattati.

Le (sempre più) ampie competenze della UE non tolgono che quest’ultima sia e resti fondata su accordi internazionali e pertanto abbia natura internazionalistica. L’UE esiste perché gli Stati membri vogliono questa forma di cooperazione. Gli Stati membri restano (formalmente) sovrani. La Corte Costituzionale tedesca in una sentenza del 2003 ha affermato con chiarezza che gli Stati membri sono i “padroni dei trattati”; e ha ribadito il concetto nella sentenza del 30 giugno 2009, pronunciata con riguardo alla legge tedesca di esecuzione del trattato di Lisbona.

Fino a quando uno Stato membro non esce dai trattati europei, il diritto dei trattati e quello “derivato”, emanato dagli organi previsti nei trattati medesimi, prevalgono sul diritto degli Stati membri, comprese le norme costituzionali (o meglio, comprese le norme costituzionali che disciplinano i rapporti economici). Il diritto della UE prevale sul diritto interno. Oggi, in seguito alla modifica dell’art. 117 della Costituzione (voluta e introdotta dal centro-sinistra), le norme di tutti i trattati internazionali ai quali sia stata data attuazione, e in particolare le norme di “diritto comunitario” (specificamente menzionato nell’art. 117 Cost.), prevalgono su quelle contenute in leggi ordinarie, sia anteriori che successive (Corte Cost. 348/2007; e Corte Cost. 349/2007), senza che sia più necessario porre in essere le piroette logico-giuridiche compiute in precedenza per giustificare soluzioni che, sotto il profilo tecnico, non stavano né in cielo né in terra. La possibile e necessaria interpretazione restrittiva dell’art. 117, suggerita da autorevoli dottrine, non nega quanto ho appena affermato.

Insomma, oggi è indubbio che il Parlamento italiano non può derogare ad una norma dei Trattati europei o a una norma introdotta dagli organi europei nemmeno all’unanimità. Uscire dai trattai europei o soggiacere; questa è l’alternativa a nostra disposizione. Il diritto interno contrario al diritto della UE o deve essere disapplicato dai giudici nazionali o comporta sanzioni per lo Stato italiano, comminate dalla UE. La modifica dei trattati, invece, non è nella nostra possibilità. Le modifiche richiedono il consenso di tutti gli Stati che hanno stipulato i trattati (ciò è vero anche per le “procedure di revisione semplificate”, perché esse prevedono la possibilità di atti di dissenso dei Parlamenti nazionali: art. 48 TUE).

2. Il diritto della UE e il diritto costituzionale italiano

Come ho accennato, la prevalenza del diritto europeo sul diritto italiano riguarda anche il diritto costituzionale italiano, sia pure con taluni limiti.

La Corte Costituzionale Italiana ha da lungo tempo affermato e più volte ribadito che la prevalenza del diritto dell’Unione Europea trova un limite “nell’intangibilità dei principi e dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione” (dopo l’introduzione del nuovo art. 117, 1° co., cost., si veda Corte Cost. 348/2007; in altre precedenti sentenze il limite era enunciato con diversa formula: “i principi fondamentali del nostro ordinamento o i diritti inalienabili della persona umana”). La Corte Costituzionale, in questa materia, si riserva di giudicare costituzionalmente illegittima una norma UE contraria a “i principi fondamentali del nostro ordinamento o i diritti inalienabili della persona umana”.

venerdì 18 novembre 2011

Agata Christie e i dieci piccoli Stati - Nigel Farage al Parlamento Europeo


Fonte: Beppe Grillo
L'Italia ha un debito pubblico insostenibile perché per quasi la metà è posseduto da banche e Stati stranieri. Il Giappone con un rapporto debito/Pil superiore al 200% non fallisce perché i suoi titoli sono stati acquistati in assoluta prevalenza dal mercato domestico. Ci tengono per le palle e hanno nominato un commissario liquidatore. Non vogliono perdere i loro investimenti, in particolare le banche francesi. Se in questi anni avessimo seguito la politica della prudenza, invece di vendere a piene mani i nostri titoli pubblici per Grandi Opere improbabili, Enormi Sprechi, Finanza Elettorale e Infrastrutture Inutili, oggi saremmo liberi di decidere il nostro destino. Non è così. Ci ripetono che non ci sono alternative per evitare che in realtà ci possano essere. I partiti sono dei cadaveri. Potrebbero licenziare tutti i parlamentari, nessuno se ne accorgerebbe. A cosa servono? A sproloquiare dai banchi a nostre spese, mentre le decisioni sono prese dalla Bce e dalla Merkel?
Questo blog, ignorato e spesso deriso, ha annunciato per anni, mentre infuriava il bunga bunga sui media, il disastro finanziario e politico che ci aspettava. La democrazia è ormai un parola vuota, sostituita dall'eurocrazia. La velocità delle decisioni avvenute sopra la testa del Paese ha però in sé qualcosa di strano, di innaturale. Sa di commedia, di teatro dell'Arte. Un senatore a vita in poche ore e un governo di non eletti in una settimana. Il popolo italiano trattato come un servo sciocco. Perché è avvenuto ora? Perché questa fretta? La crescita del nostro Pil, anche se ridicola, è stata superiore nel 2011 alla maggior parte delle nazioni UE, le esportazioni sono cresciute del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il deficit di bilancio è sceso dal 5,5% al 4%. Siamo scivolati sullo spread, ma chi ha fatto salire lo spread in modo vertiginoso in pochi giorni? E per quali scopi?

Intervento di Nigel Farage, presidente del gruppo Europa della LIbertà e della Democrazia al Parlamento Europeo

"Eccoci qua, sull'orlo di un disastro finanziario e sociale e abbiamo oggi nella stanza le quattro persone che sarebbero dovuti essere responsabili. Abbiamo ascoltato i discorsi più ottusi e tecnocratici che abbia mai sentito. Siete tutti a negare! Secondo qualsiasi misuratore oggettivo, l'Euro è un fallimento. E chi è il responsabile? Chi è in carica di voi? La risposta è ovviamente: "Nessuno di voi, perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha una legittimazione democratica per il ruolo che ricoprite in questa crisi." E in questo vuoto, seppur controvoglia, è entrata in scena Agela Merkel e viviamo ora in un'Europa dominata dalla Germania. Un'eventualità che il progetto europeo intendeva escludere. Una situazione per prevenire la quale chi ci ha preceduto ha pagato un caro prezzo in sangue. Io non voglio vivere in un un'Europa dominata dalla Germania e non lo vogliono i cittadini europei. Ma voi avete avuto un ruolo in tutto ciò. Perché quando il primo ministro Papandreou si è alzato e ha usato il termine "referendum" lei, signor Rehn lo ha descritto come una "violazione della fiducia", e i suoi amici qui si sono radunati come un branco di iene attorno a Papandreou, lo hanno fatto rimuovere e rimpiazzare con un governo-marionetta. Che spettacolo Assolutamente disgustoso è stato. E non soddisfatti, avete deciso che Berlusconi doveva andarsene. Così è stato rimosso e rimpiazzato da Monti, un ex commissario europeo, un architetto del disastro dell'Euro, un uomo che non era nemmeno membro del Parlamento.
Sta diventando come un romanzo di Agatha Christie, dove stiamo cercando di capire chi è il prossimo che sarà fatto cadere. La differenza è che noi sappiamo chi sono i cattivi. Voi tutti dovreste essere ritenuti responsabili di ciò che avete fatto. Dovreste essere tutti licenziati. E devo dire, signor Van Rompuy, 18 mesi fa quando ci siamo incontrati per la prima volta, mi ero sbagliato sul suo conto. La definii un "assassino silenzioso delle democrazie degli stati nazionali". Ora non più, lei è piuttosto chiassoso nel suo operare, non crede? Lei, un uomo non eletto, è andato in Italia e ha detto: "Questo non è il tempo per le elezioni, ma è il tempo delle azioni". Per Dio, chi le dà il diritto di dire queste cose al popolo italiano?"

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