Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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mercoledì 24 ottobre 2012

Un incubo

di Elisabetta Teghil - sinistrainrete -

Secondo una lettura che va per la maggiore, il popolo libico e quello siriano si sarebbero sollevati e, nonostante la repressione poliziesca e quella militare, avrebbero, nel primo caso, rovesciato il dittatore e, nel secondo, starebbero tenendo testa a polizia ed esercito governativi.

Allora, forse, è il caso di andare in delegazione, anzi, direi, in pellegrinaggio, in Libia e in Siria, per farci spiegare come sia possibile, per una popolazione, sconfiggere polizia ed esercito o, comunque, tenergli testa.


Le vicende libiche e siriane ci dimostrerebbero, sempre se fosse vera la lettura che va per la maggiore, l’infondatezza della nostra presunta superiorità culturale, tecnica e politica.

Una domanda a margine, ma le donne possono far parte di questa delegazione o no?

Ma, almeno fra noi che ci dilettiamo di grafici, citazioni, parole difficili e scriviamo articoli il più lunghi possibile (versione del detto popolare “altezza è mezza bellezza” e, in questo caso, più lungo è, più dotto è) ma, almeno fra noi, ci possiamo fare il racconto semplice e prosaico che sono i paesi occidentali che hanno rovesciato Gheddafi e stanno tentando questo con Assad?

E’ così difficile dirlo e raccontarlo? E , magari, aggiungere che in prima fila ci sono gli Stati Uniti e l’Inghilterra? E che la Francia socialista (mai ideale più nobile è stato trascinato nel fango come in questo caso), sgomita per rendersi grata al padrone e per ritagliarsi qualche piccolo vantaggio? E che l’Italia si è fatta portare via, in un colpo solo, due protettorati, Tunisia e Libia, grazie all’autogol del presidente della repubblica e del PD?

A proposito di autogol, quello di Bari-Lecce era fraudolento e l’autore è stato condannato dalla magistratura sportiva e ordinaria.

Ma, siccome non siamo in campo sportivo, ma in ambito politico, quelli che lo hanno fatto sono e saranno premiati.

Il primo visita scolaresche e fabbriche con sventolii di bandierine tricolori ( e c’è qualcuna/o che ritiene che l’istituto Luce sia stato abolito), i secondi vinceranno le elezioni.

Ci dicono che, in Libia e in Siria, si può e si deve parlare di regime e che noi saremmo altro.

Non so se questo sia vero, lo lascio ai teorici dei se, dei ma, dei distinguo, ma, certo, i media fanno di tutto per farcelo credere.

So solo che, anche qui da noi, la povertà è molto estesa e fa passi da gigante e, oltre alle fasce tradizionalmente più deboli, oggi morde i polpacci alla piccola e media borghesia e ai liberi professionisti.

Il controllo sociale è talmente diffuso che siamo tutte/i controllati, anche l’irreprensibile, si fa per dire, cittadino famiglia e lavoro.

E’ tutto registrato e catalogato, telefonate e conversazioni, a casa e nei locali pubblici e, magari, anche all’aria aperta, e tutta la rete.

Mancano alcuni piccoli miglioramenti, ma ci stanno lavorando di buona lena, come, per esempio, l’abolizione dei pagamenti cartacei che verranno eliminati dopo un dibattito binario su cavilli di nessuna sostanza ma che, alla fine, presenterà l’utilità di questa scelta per combattere malavita ed evasione fiscale.

I provvedimenti passano sempre attraverso la motivazione nobile, il lancio della notizia, la pratica dell’assuefazione all’idea e qualche piccolo sconto posticcio che non cambia la sostanza delle cose.

martedì 7 agosto 2012

La Siria e gli interessi dell’Occidente - Walter Lenzi

 
siria_free.jpg

 - Fonte -

"Quello che sta succedendo ad Aleppo e a Damasco è evidente. Qual è il ruolo che giocano in questo scenario le varie forze? C’è da tenere presente innanzitutto che siamo di fronte a una coalizione conflittuale composta da Unione Europea, Stati Uniti, Turchia e dai sei regimi più reazionari della penisola arabica, riuniti nel Gulf Cooperation Council: Arabia Saudita, Bahrain, Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, che sta lavorando per arginare e mettere sotto tutela le primavere arabe utilizzando come forze di “cambiamento compatibile” l’Islam politico sunnita diviso in due principali filoni: quello dei fratelli musulmani, che ha come sponsor il Qatar dove opera Al Jaziira che è stato il megafono di quella che viene chiamata rivolta siriana, ma che è semplicemente una proiezione militare di questo Islam sunnita e, dall’altra parte, quello salafita legato all’Arabia Saudita. Le forze in campo sono queste: Unione Europea, Stati Uniti, Turchia e sei regimi della penisola arabica." Walter Lenzi

Intervista a Walter Lenzi di Disarmiamoli.org
La primavera araba 
Io ringrazio il blog di Beppe Grillo che ci dà la possibilità di esprimere un punto di vista inusuale su quello che sta succedendo in Siria in questo momento. Parlo a nome della rete nazionale "Disarmiamoli", una rete antimilitarista e contro la guerra che si è costituita nel 2006 e che continua a affermare la sua attività, pur in una situazione di difficoltà del movimento contro la guerra del nostro paese che ha fatto dei passi indietro per una situazione politica generale. Per affrontare quello che sta succedendo in Siria dovremmo innanzitutto porci una domanda: “Quali sono i motivi che hanno scatenato le primavere arabe?”. L’analisi ci porta direttamente a alla crisi economica che sta attraversando tutto il mondo, una crisi che ha messo a nudo i limiti di strutture politiche, dei rapporti sociali imposti in quei Paesi. Parlo dei Paesi investiti dalla cosiddetta primavera araba: Tunisia, Egitto, Bahrain e, in forme diverse, la Libia e la Siria. Una crisi economica che si è trasformata in crisi politica quando queste società, modificate sia dalla crescita demografica che dall’emigrazione e dallo sviluppo industriale e impoverite dalle politiche economiche imposte dal FMI, hanno visto scendere in piazza questo movimento di protesta popolare, perlopiù composto da giovani lavoratori, che rivendicava lavoro, dignità e democrazia.

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