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- lavocedellevoci -
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| di Giulietto Chiesa [ 13/05/2013] Mi pare di vedere una mano - piu' invisibile di quella, famosa, del “mercato” - che preme perche' si verifichi una resa dei conti. Forse piu' di una resa dei conti: diverse e lontane, ma riconducibili a un unicum di impressionante squilibrio, un “buco nero” nel quale stiamo andando tutti nel piu' disastrante caos di idee dell'ultimo secolo. Ma piu' grande di quello che condusse alla seconda guerra mondiale. La resa dei conti che vedo avvicinarsi ha sicuramente a che fare con la crisi americana, che si manifesta anche come la crisi della leadership di Barack Obama. Anche, ma non solo. Gli Stati Uniti sembrano una barca alle deriva. Con un presidente che, apparentemente, essendo piu' libero di agire nel suo secondo mandato, era stato dato come all'offensiva su molti fronti. E invece non solo non e' affatto all'offensiva, ma sta subendo un'offensiva interna che appare oscura, ma che ha le sembianze neocon del suo predecessore. Povero Obama, direbbe qualcuno che l'aveva in simpatia. Ricordo che, al momento della sua prima elezione, ci furono i comitati di sostegno, in Italia, promossi dal Pd. Io, dal canto mio, fin da allora lo definii come «la piu' straordinaria e ben riuscita operazione di maquillage di tutta la storia». Adesso si vede in trasparenza che l'“uomo nuovo” della politica statunitense ha la stessa liberta' di manovra di un fringuello in gabbia. La crisi con la Corea del Nord non e' stato lui a cominciarla. Neanche il suo ministro degli esteri lo ha fatto. Si potrebbe pensare che ci sia un legame diretto, ben piu' solido, tra Kim Yong Un e il Pentagono, o la Cia, o con tutti e due. Il giovanotto di Pyong Yang si mette all'improvviso a strillare e minacciare, apparentemente senza motivo. Tutti i media si mettono a starnazzare anche loro come galline impazzite e, per una decina di giorni, il mondo intero appare sull'orlo di uno scontro nucleare tra il gigante americano e il nano nord coreano. Evidentemente non c'era nulla di piu' serio di un accurato gioco delle parti, nel quale la parte piu' potente faceva finta di sentirsi minacciata, ma sapeva perfettamente che la minaccia di Kim era semplicemente inesistente. Invece lo scopo era diverso: consentire al Pentagono di mettere a punto gli orologi, e portare le armi e le piu' raffinate tecnologie americane negli immediati pressi di Pechino. Washington sa bene, come lo sa Kim Yong Un, che la Corea del Nord puo' essere cancellata in un attimo. Fatto decantare il polverone, John Kerry si e' affacciato sull'uscio e ha detto che troppo allarme era esagerato e contro-producente. Fine della commedia: si erano messi d'accordo per ricompensare il “dittatore Pazzo”. Resta solo da chiarire chi ha acceso il fiammifero. E, probabilmente, si scoprirebbe che non e' stato Obama, i cui capelli stanno ingrigendo a velocita' supersonica, date le circostanze. Poiche' gli e' stato affidato il compito, forse per lui ingrato, di portare a compimento la profezia dei neocon. Quegli stessi che presero il potere, con un vero e proprio colpo di stato, nell'anno 2000, portando alla presidenza George W. Bush Junior (che era stato sconfitto da Al Gore). Scrissero, nel famoso Project for The New American Century, che la Cina sarebbe divenuta il pericolo principale per la sicurezza degli Stati Uniti nel 2017. E ripeterono la profezia nei documenti successivi concernenti la sicurezza nazionale del futuro. Era il 1998. Forse non era una profezia, sebbene si trattasse di eventi del futuro. Forse avevano fatto i loro calcoli e avevano pensato con quale Cina avrebbero avuto a che fare, tenendo conto dei tassi di crescita del suo PIl, dei suoi armamenti, della sua finanza, della sua tecnologia, della sua popolazione. Se non si tengono sempre presenti quelle previsioni, difficilmente di potra' capire cosa sta succedendo in America e fuori, mentre nel frattempo l'Occidente intero e' entrato nella piu' grave crisi della sua intera vicenda imperiale. |
* Prison Planet (Traduzione per Megachip a cura di Fanny Milazzo)
La BBC sostiene infatti che il reporter non ha mai definito l'episodio come un "crimine di guerra "quando in realtà è vero il contrario. Come abbiamo già sottolineato, un videoclip che mostrava un prigioniero costretto dai ribelli siriani a guidare un camion carico di esplosivo fino a un posto di blocco militare di Aleppo è stato ritirato sia dal sito web della BBC sia dal canale ufficiale su YouTube della BBC poche ore dopo la sua pubblicazione. I blogger sono stati in grado di registrare e caricare una copia del video che può essere visto qui di seguito.
Il redattore di «BBC World News» John Williams ha risposto alle polemiche in un blog del sito della BBC News, ammettendo che «la storia ha generato molto interesse in tutto il mondo arabo e oltre».
Sebbene Williams non riesca a spiegare perché la BBC abbia destinato la storia al dimenticatoio, tenta nondimeno di minimizzare il fatto che gli avvenimenti raffigurati nel filmato rappresentano palesemente un crimine di guerra, rilevando che a definire in tal modo il tentato omicidio di un prigioniero è Amnesty International.
«Alcune agenzie di stampa filogovernative in Siria hanno suggerito che la BBC e il New York Timeshanno definito l'atto come un "crimine di guerra". Questo non è vero», afferma Williams.
Eppure è vero.
Al minuto 2’13” del videoclip incorporato poco sopra, il reporter della BBC Gordon Corera afferma chiaramente: «L’uso di prigionieri come attentatori suicidi sarebbe certamente considerato un crimine di guerra.»
Quindi, in realtà è proprio così, la BBC ha definito l'atto come un "crimine di guerra", ed è John Williams ad essere sfacciatamente disonesto.
Perché la BBC mente nel sostenere di non aver definito l'atto come un crimine di guerra? Forse perché la sua rimozione della storia costituisce un insabbiamento di un crimine di guerra. Forse il fatto ha reso nervosi gli avvocati e i redattori più anziani.
Ricordiamo che questa non è la prima volta che la BBC è stata colta in flagrante mentre manipolava i reportage sugli eventi in Siria per dare una spinta a un piano di cambiamento di regime in chiave filo-Nato. Lo scorso maggio mostrammo il modo in cui la BBC aveva usato una foto di diversi anni prima di bambini iracheni morti per raffigurare le vittime di un presunto attacco delle forze governative nella città di Houla.
Il fotografo che aveva scattato la foto originale, Marco Di Lauro, pubblicò un post sulla sua pagina Facebook: «Qualcuno sta usando le mie immagini come strumento di propaganda contro il governo siriano per dimostrare il massacro.» Di Lauro dichiarò al Telegraph di Londra di essere "sconcertato" dal fatto che la BBC non fosse riuscita a verificare l'autenticità dell'immagine.
La scusa usata dalla BBC per rimuovere la sconvolgente storia di come i ribelli siriani sostenuti dall'Occidente utilizzano prigionieri all'oscuro per compiere attacchi terroristici è zoppicante per non dire altro.
«Secondo i termini dell'accordo con il New York Times abbiamo solo avuto il diritto di utilizzare il materiale su certi canali di trasmissione. Tuttavia il materiale è stato utilizzato online per errore. Non appena ci siamo resi conto dell'errore abbiamo immediatamente provveduto a rimuovere il materiale online», ha risposto la BBC.
Così ci viene chiesto di credere che la più grande organizzazione al mondo nel campo dell’informazione non disponga di una procedura con cui fare delle verifiche assieme alle altre importanti organizzazioni del mondo delle news prima di utilizzare il loro materiale.
Anche se decidessimo di accettare questa controversa spiegazione, il fatto che la BBC stia ora dicendo il falso apertamente al suo pubblico nel pretendere che il suo inviato non abbia mai qualificato l'episodio come un "crimine di guerra" (quando è vero il contrario) sottolinea ancora una volta come i media allineati con la Nato siano ansiosi di giustificare l'immagine delle forze di opposizione siriane come quella di gloriosi combattenti per la libertà, quando in realtà essi sono guidati da terroristi di Al-Qai'da, intanto che si misurano atti di brutalità che stanno alla pari con qualsiasi atto di cui le forze di Assad siano state accusate




