Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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mercoledì 20 marzo 2013

«No al ricatto»

   
Cipro boccia la troika
di Nefeli Misuraca -

Dalla protesta alla festa, la piazza esulta dopo il voto. Ma le banche restano chiuse Sulla decisione pesano le «relazioni pericolose» con la Russia che punta ai giacimenti di gas.
Il piano sul prelievo forzoso dai depositi bancari architettato dalla Commissione europea con il Fondo monetario internazionale e il presidente cipriota Nikos Anastasiades per sbloccare il prestito da 10 miliardi di euro è stato bocciato dal parlamento. E ora rischia di arenarsi definitivamente.
Per tutta la giornata di ieri si sono inseguite notizie su trattative serrate, riunioni annullate o riprogrammate, sul ministro delle finanze Michael Sarris che in viaggio a Mosca sembrava avesse rassegnato le dimissioni, informazione smentita poche ore dopo. Alla fine il verdetto dell’assemblea: un secco no al diktat imposto dalla troika (Ue, Fmi e Bce) che prevedeva un rientro inderogabile di 5,8 miliardi dalla tassazione dei conti bancari. E anche la versione light del piano avanzata dal presidente Anastasiades, che ha proposto di annullare la tassazione per i conti sotto i 20.000 euro e di ridurre dal 9,90% al 6,75% l’imposta per i conti dai 20.000 ai 100.000 euro, è stata per il momento rispedita al mittente.
«Ci può essere una sola risposta: no al ricatto – ha spiegato le sue ragioni il socialista Yiannakis Omirou, speaker del parlamento – La nostra richiesta dev’essere che questo accordo va rinegoziato. Se approviamo questa tassa non ci sarà più nessun investitore estero che lascerà da noi i suoi soldi».
Su 56 deputati che compongono l’assemblea, 36 sono stati i contrari e 19 le astensioni. Un deputato era assente e nessuno ha votato a favore. Da subito i socialisti di Edek, partito all’opposizione, avevano dichiarato di non sostenere il disegno di legge. Seguiti a ruota dai comunisti di Akel e dall’unico verde che siede in parlamento. Totale 26 bocciature assicurate, cui vanno aggiunti gli otto voti del partito alleato di governo Diko (di centro-sinistra) e due del gruppo misto. I 20 parlamentari del partito del presidente, Disy, di centro-destra, hanno invece deciso di astenersi dal voto «per rafforzare la posizione dell’isola nel corso delle trattative», l’assenza era tra le loro fila.
Fuori dal parlamento scene di giubilo. E per un paese che ha meno di un milione di abitanti, mille persone che si riuniscono con cartelloni di protesta restituisce un effetto non da poco. Una protesta andata in scena per due giorni di fila, diretta contro i rappresentanti delle istituzioni europee, con la cancelliera tedesca Angela Merkel nel centro del mirino, e contro l’uomo del momento, Anastasiades, appena eletto presidente ma che oggi i manifestanti vorrebbero mandare a casa.
La sensazione generale è che la Russia o l’Europa, o tutt’e due, stiano cercando di approfittare della crisi, e i ciprioti sono abituati a essere al centro di contese territoriali. Cipro è le basi militari anglo-americane da cui partono i caccia per Bagdad, è il luogo in cui si svolgono le più importanti trattative private tra Medioriente e occidente mediterraneo, è la grande banca cieca e muta che trattiene i fondi e non tassa i dividendi, è un nuovo bacino di gas naturale non (ancora) controllato dai Russi.
Le prime polemiche in proposito se le attirò l’ex capo dello stato, il comunista Demetris Kristofias, che con la sua particolare coalizione di sinistra andava e veniva dalla Russia per «ragioni diplomatiche». Viaggi per cui fu molto criticato dai media locali: troppa fratellanza con un governo dagli intenti dubbi. In realtà quei viaggi avevano il fine di cercare fondi per coprire il buco che si apriva sempre più nell’economia cipriota e alla fine Kristofias ottenne un prestito e la promessa che «duecentomila russi passeranno le vacanze a Cipro». Lo sapeva Kristofias e lo sapevano anche i russi che quei soldi non sarebbero bastati e aspettavano che Cipro avesse l’acqua alla gola per proporre il vero scambio che avevano in mente di fare.
La Russia, dopo il primo rifiuto di un bailout da parte della comunità europea, ha offerto a Cipro l’aiuto economico di cui ha bisogno in cambio del gas che si sta scavando al largo di Limassol, proponendo un patto che, se nel breve termine potrà far respirare l’economia cipriota, nel lungo ne condannerà il futuro. Poiché se il bailout non basterà e si dovrà arrivare a drastiche misure di tassazione, Cipro non avrà alcuna economia autonoma su cui fare affidamento.
Fino a poco tempo fa Cipro ha vissuto come in un sogno una stagione di prosperità: numerosissime sono state le costruzioni di ville, appartamenti di lusso e imponenti uffici; i ristoranti, le boutique, i bar che vendono un cappuccino a 8 euro erano sempre pieni; le festività lasciavano le città semideserte perché i ciprioti andavano, sia pure per un lungo weekend, in vacanza in qualche luogo esotico. E il mercato immobiliare continuava a far crescere i prezzi. Poi la crisi ha cominciato a fare capolino anche qui disegnando un paesaggio di ville in costruzione abbandonate, uffici nuovi di zecca che riflettono vuoti nella loro grandeur di vetro azzurrato, bar senza più gente. Fino ad oggi con le banche che continueranno a restare chiuse (sebbene i bancomat siano stati riforniti di denaro) per evitare un’emorragia di fondi irrefrenabile, anche da parte dei singoli investitori russi. Thomas Keane, co-fondatore della ditta Keane Vgenopoulou&Associates, con una fortissima presenza di capitale russo, intervistato dalla televisione cipriota, ha spiegato che negli ultimi dieci giorni i singoli investitori russi hanno stornato 2 miliardi di euro dalle banche cipriote verso destinazioni come «Londra, Zurigo, forse l’Oriente». Del resto, secondo una stima della Alfa Bank che, nonostante il nome è di proprietà russa, negli ultimi vent’anni sono arrivati a Cipro 70 miliardi di dollari illegalmente portati attraverso singoli viaggi.
È probabile che Anastasiades sentirà il peso delle richieste russe riguardo al gas naturale perché Cipro è di fatto legata a doppio filo con la nazione che ha infuso una tale sbalorditiva quantità di denaro nelle sue casse.
Se i ciprioti sono meno di un milione in tutto, sono tuttavia al centro di un complesso equilibrio economico internazionale, stretto tra la Russia e l’occidente. Per questo, nonostante le proteste dell’Onu, rimane un’isola divisa. Se il lupo della crisi vi soffia sopra, Cipro sarà alla mercé del primo offerente, o di quello più aggressivo.
Il Manifesto – 20.03.13

lunedì 9 luglio 2012

Sotto il ricatto mortale.

Malati senza cibo ad Atene
di Francesco De Palo
Emergenza umanitaria in Grecia? Poco ci manca. Insieme con l’ospedale Elpis inizia a svanire la speranza per il salvataggio di un comparto delicatissimo come la salute. Dopo il caso dei malati di cancro costretti a pagare le cure chemioterapiche di tasca propria, per via delle casse dello stato drammaticamente vuote e dopo le lunghissime file di pazienti a cui le farmacie non potevano dare medicinali (in quanto in credito con lo stato per svariati milioni di euro) nella Grecia tecnicamente fallita il nosocomio Elpis non può più garantire i pasti ai propri ricoverati: le ditte fornitrici devono ancora ricevere i pagamenti relativi al 2011.
Un dato sconcertante che si aggiunge ad una criticità oggettiva sostanziale come quella dei materiali sanitari stessi che scarseggiano nelle strutture del paese. Alcune hanno chiesto in prestito addirittura le lenzuola ad altri ospedali. Nello specifico, l’Elpis dallo scorso mese di marzo non provvede a colazioni, pranzi e cene per i propri pazienti. E a questo punto rischia di non poter disporre neanche di alimenti basilari come l’olio d’oliva, la pasta e il semplice pane tostato. Dal Dipartimento di Nutrizione fanno sapere che le ditte fornitrici hanno lanciato un vero e proprio ultimatum: nessun nuovo ordine di alimenti se prima non verranno onorate le fatture dello scorso anno. Inoltre non sarà neanche possibile provvedere a soddisfare quei pazienti che devono seguire diete specifiche, per particolari patologie o perché in regime post operatorio, a cui neanche i parenti potrebbero far fronte, vista la peculiarità dei soggetti e delle relative esigenze.
Un panorama che non potrà che aggravarsi, considerata da un lato la non disponibilità della troika ad andare oltre uno sconto temporale (la ventilata concessione di spalmare l’impegno greco nel prossimo biennio, osteggiata dalla Finlandia) e l’allarmante crollo delle entrate per lo Stato. Infatti, a seguito delle misure proposte da Fmi, Ue e Bce, tra nuove tasse, (i cosiddetti karadzi), controlli anti evasione e lotta agli sprechi, il flop è stato nell’ordine del 70%. Ovvero su cento euro preventivati che l’erario ellenico avrebbe dovuto ricavare da queste prime iniziative legate al memorandum, ne sono entrati solo trenta. Significa che andrebbero riformati soprattutto quei dipartimenti fiscali che semplicemente non hanno accertato quante e quali tasse si sarebbero dovute pagare, specialmente nel settore privato. Mentre invece dipendenti pubblici, pensionati e salariati hanno subito senza se e senza ma un taglio verticale delle proprie buste paga nell’ordine del 25%, con l’iva schizzata al 23% e la benzina verde a due euro al litro. La stessa sanità, che sta offrendo esempi della levatura del nosocomio Elpis, è uno dei settori con le più grosse deficienze strutturali e materiali, dal momento che già si tratta di un settore che da sempre è stato in crisi nel paese. E che oggi, a maggior ragione dopo il memorandum, soffre tremendamente i minori trasferimenti economici da parte dello Stato. Con un intero indotto, quello dei fornitori, che accusa un 50% di flessione; i pazienti che subiscono un servizio non adeguato, e il personale medico e paramedico in agitazione.
Inoltre fonti del ministero dell’Economia ellenico riferiscono che secondo la troika il “buco nero” delle mancate entrate ammonterebbe a due miliardi di euro, ragion per cui i rappresentanti europei in pianta stabile ad Atene avrebbero avanzato forti preoccupazioni su questi risultati negativi oltre che sulle mancate privatizzazioni. Ormai le urne sono chiuse e l’attuale premier Samaras, dopo il forfait a Bruxelles, suo e del ministro Rapanos sostituito da Stournaras (componente della speciale commissione che curò il passaggio dalla dracma all’euro) dovrebbe dar seguito alle promesse elettorali.
Ritardi ci sono nell’abolizione del Codice di libri e dischi (una specie di Siae), nella fusione o soppressione della autorità doganali e fiscali annunciate ormai da tempo. Il governo replica che verrà istituita una task force per eliminare le esenzioni fiscali e i regimi speciali. Ma serve fare presto e farlo bene. E soprattutto portare risultati accettabile al prossimo Eurogruppo. Sempre sperando che premier e ministro preposto riescano ad essere presenti. Mentre per settembre già si prepara una nuova ventata di scioperi e manifestazioni anti memorandum e antigoverno.
da Il Fatto Quotidiano.it

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