Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

sabato 23 aprile 2011

Ippodromi, isole, aziende di Stato così la Grecia svende i suoi gioielli.



Fonte: controlacrisi - ETTORE LIVINI - la repubblica

(Foto: Segr. p.c.greco Papariga)
È sciopero generale. Il governo cerca 50 miliardi per evitare la bancarotta Nella Capitale, decine di negozi chiusi con i cartelli "affittasi" bruciati dal sole. Su YouTube il documentario Debtocracy spiega chi ha depredato il Paese ellenico
ATENE - Il futuro della Grecia (e forse quello dell´euro) è in mano a un po´ di purosangue, ai numeri del Lotto e all´azzurro da sogno dell´Egeo. «Meglio così. Conoscendo i nostri politici, mi fido di più dei cavalli», scherza Stavros Petsitis, fantino di pochi chili e tante primavere, studiando sotto una pioggia sottile i puledri in allenamento sulla pista di Markopoulo, due passi dall´aeroporto di Atene. E´ stato già accontentato. Sommersa da 325 miliardi di debiti e finita nel tritacarne della speculazione, la Grecia ha deciso di giocare l´ultima carta per salvarsi dal crac: i saldi di Stato.
Il governo di George Papandreou ha appeso il cartello "Vendesi" su tutti i gioielli di famiglia: ippodromi e scommesse ippiche, ma pure le ricchissime lotterie nazionali, i monopoli di gas, luce e telefono e una valanga di terreni pubblici, spiagge e isole comprese. Obiettivo: raccogliere 50 miliardi entro il 2015 di cui ha bisogno come il pane per pagare i creditori e dribblare la bancarotta. «Alternative non ce ne sono - dice Dimitris Daskalopoulos, numero uno della Confindustria greca - . È l´ultimo treno per evitare il baratro».

Heil Europa!


di Beppe Grillo.
Sento un vento forte, duro, insidioso, che spira in Europa. Arriva da tutti punti della Rosa dei Venti. Brezze, refoli che all'inizio sembravano innocui, al massimo ti scompigliavano i capelli, si stanno trasformando in una possibile bufera.
I nazionalismi stanno ritornando con la forza di un tempo che sembrava seppellito dalla Storia. In Francia Marine Le Pen del Front National è favorita per le presidenziali. Il bonapartista Sarkozy, l'uomo che prima ti bombarda e dopo ti dice bonsoir, è considerato troppo a sinistra dai francesi, al primo turno otterrebbe solo il 19% contro il 22% della Le Pen che, in caso di elezione, farà tenere un referendum per l'uscita dalla UE.
In Finlandia "I Veri Finnici", un partito di estrema destra antieuropeista e xenofobo, ha raggiunto il 20,4% dei voti. Il suo leader Timo Soini ha dichiarato che non appoggerà nessun aiuto finanziario agli Stati europei in difficoltà come Grecia e Portogallo. Nel Canton Ticino ha vinto Giuliano Bignasca, la controfigura di Boss(ol)i (e ce ne vuole). La sua "Lega dei Ticinesi" è diventato il primo partito. Bignasca ha subito annunciato misure per ridurre il numero di frontalieri italiani che vanno a lavorare in Svizzera. In Ungheria è stata approvata una nuova Costituzione all'insegna di "Dio, Patria e Famiglia".
Un colpo di Stato costituzionale da parte del primo ministro conservatore Viktor Orban. Amnesty International ha denunciato la nuova Costituzione ultra nazionalista perché "viola le norme internazionali ed europee dei diritti dell'uomo ''.Gli effetti della crisi del 1929 ebbero il loro culmine nel 1933, quattro anni dopo. Per il 2008 dovrebbe valere lo stesso, e nel 2012 dopo le banche, potrebbero fallire gli Stati. Quando falliscono gli Stati, la soluzione più ovvia è la dittatura. Nel 1933 (una coincidenza?) Adolf Hitler divenne primo ministro tedesco a seguito di regolari elezioni.
La Storia forse non si ripete mai uguale, ma di certo si assomiglia. La paura della crisi economica e dell'immigrazione (che negli anni '30 non esisteva) stanno facendo sbandare l'Europa verso un mosaico rabbioso di nazionalismi. Chi li fermerà? Heil Europa!


THE ITALIAN COLONY
DISCOVER WHAT KIND OF "JOURNALISTS" ARE IN YOUR NEWSPAPERS

venerdì 22 aprile 2011

Senza conflitto dalla crisi si esce a destra.



di Emiliano Brancaccio. Fonte: sinistrainrete

Da un secolo e mezzo a questa parte, questa è la prima crisi del capitalismo che esplode nel pressoché totale silenzio politico del lavoro e nell'assenza del conflitto di classe di cui un tempo le organizzazioni operaie si facevano portatrici
Emiliano Brancaccio.
Da un secolo e mezzo a questa parte, questa è la prima crisi del capitalismo che esplode nel pressoché totale silenzio politico del lavoro e nell'assenza del conflitto di classe di cui un tempo le organizzazioni operaie si facevano portatrici. Nelle epoche passate lo scontro di classe suscitato dal movimento operaio agiva profondamente sul corso degli eventi storici, ed interveniva in modo più o meno diretto su quelle fondamentali emergenze rappresentate dalle crisi economiche. Non solo la minaccia sovietica ma la stessa morsa dei fascismi costituivano gli estremi riflessi del protagonismo politico del lavoro e delle istanze di emancipazione di cui esso si faceva portatore, soprattutto nei momenti di crisi.
Un fantasma insomma si aggirava davvero per l'Europa e per il mondo. E quel fantasma, soprattutto durante i terremoti economici, aveva molte carte decisive da giocare.Oggi invece viviamo l'esperienza inedita di una crisi che si dispiega nel silenzio del lavoro e nella conseguente assenza del conflitto di classe. Quali sono allora le implicazioni principali di questa crisi senza conflitto?

Fidel Castro: Realizzare l'impossibile.


Fidel Castro: Realizzare l'impossibile
Fonte: controlacrisi
Il giorno prima, l’anziano leader si era scusato con la sua gente per non essere andato di persona nella Plaza de la Revolución ad assistere alla sfilata per le celebrazioni del cinquantesimo anniversario della vittoria di Playa Girón e per inaugurare i lavori del sesto, epocale congresso del Partito Comunista Cubano; un congresso in cui sono in gioco trasformazioni di importanza storica per il paese. Domenica, in poche righe, Fidel Castro prende atto dei cambiamenti che avverte nelle nuove generazioni, ribadisce il dovere di resistere all’impero e di militare a fianco degli umili e consegna ai più giovani una sua sintesi del socialismo che “è anche l’arte di realizzare l’impossibile”. La sfida che si apre adesso nella società cubana è difficilissima: si scontreranno stato e mercato, ma alle spalle del popolo cubano c’è ormai una forte e positiva tradizione.

Fidel Castro

I dibattiti del Congresso

Oggi, domenica alle dieci del mattino, ho ascoltato i dibattiti dei delegati al Sesto Congresso del Partito.
Le commissione erano tante che, naturalmente, non ho potuto sentire tutti quelli che hanno parlato.
Erano riuniti in cinque commissioni per discutere su svariati temi. Naturalmente, anche io ho approfittato degli intervalli per respirare con calma e per consumare un qualche portatore energetico di provenienza agricola. Loro sicuramente con più appetito per il loro lavoro e per la loro età.
Mi sorprende la preparazione di questa nuova generazione, il loro livello culturale così elevato, così diversa dalla generazione che alfabetizzava proprio nel 1961, quando gli aerei nordamericani da bombardamento, in mani mercenarie, attaccavano la patria. La maggior parte dei delegati al Congresso del Partito erano bambini, o non erano nati.
Non mi interessava tanto quello che dicevano quanto il modo in cui lo dicevano. Erano talmente preparati ed era così ricco il loro vocabolario, che quasi quasi non li capivo. Discutevano su ogni parola, perfino la presenza o l’assenza di una virgola nel paragrafo in discussione.
Il loro compito è ancora più difficile di quello assunto dalla nostra generazione, quando proclamammo il socialismo a Cuba, a 90 miglia dagli Stati Uniti.
Per questa ragione, persistere sui principi rivoluzionari è, a mio giudizio, l’eredità più importante che possiamo lasciargli. Non c’è margine per l’errore in questo istante della storia umana. Nessuno deve ignorare questa realtà.
La direzione del Partito deve essere la somma dei migliori talenti politici del nostro popolo, capace di affrontare la politica dell’impero che mette in pericolo la specie umana e genera gangsters come quelli della NATO, capaci di lanciare in appena 29 giorni, dall’ingloriosa “Alba dell’Odissea”, più di quattromila missioni di bombardamento su una nazione africana.
Il dovere della nuova generazione di uomini e donne rivoluzionari è quello di essere un modello di dirigenti modesti, studiosi e infaticabili combattenti per il socialismo. Si tratta indubbiamente di una difficile sfida nell’epoca barbara delle società di consumo, superare il sistema di produzione capitalista, che fomenta e promuove gli istinti egoisti dell’essere umano.
La nuova generazione è chiamata a rettificare e cambiare senza esitare tutto ciò che deve essere cambiato e rettificato, e continuare a dimostrare che il socialismo è anche l’arte di realizzare l’impossibile, di costruire e di portare avanti la Rivoluzione degli umili, per gli umili e con gli umili, e difenderla per mezzo secolo dalla più poderosa potenza mai esistita.
17 aprile 2011
FONTE: http://www.giannimina-latinoamerica.it/

Referendum: la partecipazione popolare contro il governo e i poteri forti.



di Marco Bersani * (ATTAC Italia), 21 aprile 2011

Fonte: paneacqua


L'approvazione al Senato dell'emendamento che sancisce la rinuncia temporanea al nucleare rende evidente la volontà di governo e poteri forti di aprire la guerra ai referendum del prossimo 12-13 giugno. Possiamo già prevedere, inoltre, che la strategia non si fermerà qui: già ieri Federutility - la lobby delle SpA che gestiscono il servizio idrico - si è infervorata chiedendo analogo intervento sull'acqua "per impedire due referendum disastrosi". A noi il compito di rendergli evidente che l'acqua ha un legittimo impedimento: è nostra.
L'approvazione al Senato dell'emendamento che sancisce la rinuncia temporanea al nucleare rende evidente la volontà di governo e poteri forti di aprire la guerra ai referendum del prossimo 12-13 giugno. Diversi interessi convergono in questa direzione e con una chiara strategia.Dal punto di vista del premier, tutto muove dal panico che una doppia sconfitta popolare -alle elezioni amministrative (Milano in primis) e ai referendum- faccia definitivamente crollare una maggioranza tenuta assieme solo dagli interessi di innumerevoli clan oliati con prebende e posti di potere per garantirne la fedeltà.Dal punto di vista dei poteri forti -multinazionali, capitale finanziario e lobby territoriali trasversali agli schieramenti politici- tutto muove dalla consapevolezza che, in particolare con i referendum per l'acqua, le politiche liberiste , per la prima volta dopo decenni, possano essere sconfitte e sanzionate da un voto democratico e popolare, aprendo scenari di modifica dei rapporti di forza culturali e politici nell'intero Paese e di ridiscussione complessiva sull'insostenibilità dell'attuale modello liberista.
FOR INSTANCE
private Bradley Manning must answer like this every 5 minutes 24 hours a day

giovedì 21 aprile 2011

Paghi uno, prendi due!

di Zag in listasinistra
Va bene Brunetta da solo, va bene Gelmini da sola. Ma ora ci si mettono
in due a sparare cazzate!! All'unisono hanno annunciato che il 9 maggio
con scadenza entro l'anno, cioè circa dopo sette mesi considerando le
vacanze estive e quelle di fine anno tutte le scuole e dico tutte le
scuole, tutte le 14.000 scuole italiane (ossia coprirà circa 40.000
edifici) saranno dotati di l'impianto di wi fi! Una roba che se
l'avessero detto in Germania o negli USA, la dove l'efficienza e la
determinazione sono un "must" caratteristico , ci sarebbero e la stati
dubbi e perplessità, ma solo per la natura delle difficoltà tecniche .
Chi conosce i 40.000 edifici scolastici e tutti noi che li visitiamo ,
che li frequentiamo, che ci passiamo, e che ci portiamo figli e nipoti,
come zii e come nonni, li conosciamo. I più sono edifici fatiscenti,
vecchi che cadano a pezzi,i più nuovi di solo intonaco. Inoltre chi ci
capisce un pò di apparati di rete e di infomatica sa che un apparato Wi
Fi trasmette a frequenze di Gigahertz e che queste onde vengono
bloccati dagli ostacoli, naturali e non come muri e pilastri di cemento.

25 aprile: ricominciamo la Resistenza dall’articolo 1 della Costituzione.



di Pietro Ancona Fonte: arcoiris
L’anno scorso il Capo della destra italiana partecipava per la prima volta alla celebrazione del 25 Aprile che aveva da sempre disertato negli anni precedenti anche da Presidente del Consiglio. Ha detto: “bisogna pacificare e riunire l’Italia in una memoria condivisa degli avvenimenti che diedero vita alla Resistenza e poi alla Repubblica. Partigiani e “ragazzi della Repubblica di Salò” accomunati dallo stesso afflato patriottico”. Una posizione non condivisibile perché lesiva dei valori della Resistenza che non sono equipollenti ai disvalori della repubblichetta nera satellite del nazismo ed organizzatrice dei treni di ebrei e soldati italiani spediti nei lager tedeschi.
Questa posizione è stata purtroppo condivisa e rilanciata qualche tempo prima dal comunista Luciano Violante e per giunta nella sua veste di Presidente della Camera dei Deputati. L’antifascismo italiano non può stringere la mano al fascismo come quello francese rappresentato dal generale De Gaulle non poteva e non ha stretto la mano alla Francia petainista. Non ho compreso perché mai Violante abbia fatto una simile scandalosa proposta tranne che in un disegno di recupero della destra in un incontro per il governo dell’Italia e delle sue istituzioni. I comunisti non sono nuovi a queste forme gelide e ciniche di “real politick”.
Non dimentichiamo l’art. 7 della Costituzione voluto da Togliatti con la opposizione di Pietro Nenni e dell’ala laica della Costituente. Gli effetti del riconoscimento del concordato firmato da Mussolini sono stati profondamente deleteri per l’integrità del Paese per cui l’Italia è ancora oggi un paese concordatario come dice il professor.Sergio Romano e cioè a sovranità limitata e con la enclave del Vaticano che è una vera e propria ferita nel cuore della Nazione. Sarebbero assai peggiori gli effetti di un pacificazione con i fascisti.


Italian military expertise to help Lybia

mercoledì 20 aprile 2011

Siria. Qualcuno soffia sul fuoco.



Scritto da Simone Santini. Martedì 19 Aprile 2011 Fonte: megachipdue
Il Washington Post ha pubblicato oggi (18 aprile) una notizia tratta dagli ormai celeberrimi cablogrammi di Wikileaks e rimasta finora inedita. Nel 2006 il Dipartimento di Stato statunitense stanziò un finanziamento di 6 milioni di dollari a favore di un gruppo dell'opposizione siriana in esilio, facente base a Londra, il Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo, che gestisce anche una rete satellitare, Barada Tv. Il canale televisivo ha cominciato le sue trasmissioni nel 2009, ma, in seguito ai disordini avvenuti in Siria nelle ultime settimane ha intensificato la programmazione. Secondo il quotidiano americano, i rapporti finanziari coi dissidenti siriani, cominciati dall'Amministrazione Bush, sarebbero proseguiti anche con Barack Obama alla Casa Bianca, almeno fino al settembre 2010.
A Londra si trova un altro dissidente siriano eccellente, Rifaat Assad, fratello minore dello storico presidente Hafez, il "Leone di Damasco", nonché zio dell'attuale presidente Bashar. Fu lui a guidare la cruenta repressione della città di Hama nel 1982, quando rivoltosi islamici si ribellarono contro il regime.
Rifaat cercò di succedere al fratello maggiore Hafez alla guida del paese nel 1983, quando questi cadde malato per problemi cardiaci. L'esercito si trovò spaccato tra i lealisti di Hafez e un gruppo di generali, in particolare alauiti, che non si sentivano sufficientemente rappresentati nel Comitato formato da sei membri che pro tempore gestiva il governo durante la malattia di Hafez.

martedì 19 aprile 2011

La caccia è aperta.


di Alberto Asor Rosa. Fonte: ilmanifesto
La caccia è aperta
Grazie, Presidente! Grazie, Silvio! Confesso di aver vacillato per un istante sotto la mole delle proteste, contestazioni, indignazioni, distinguo, recriminazioni, persino pianti e lacrime, e ingiurie, calunnie, prese in giro, dileggi e persino sputi in faccia suscitati dal mio articolo sul manifesto del 13 aprile. Per fortuna (attenzione, questa è una battuta), qualche giorno fa, sabato 16 aprile, ho potuto ascoltare il discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio all'incontro con quest'altra bella invenzione politico-organizzativa, che è il movimento «Al servizio degli Italiani», e mi sono facilmente persuaso che le cose non stanno affatto come le avevo descritte e interpretate in quell'articolo: stanno molto peggio.
Cosa c'è infatti di nuovo in tale discorso anche rispetto al nostro più recente passato? C'è che Berlusconi ha sentito il bisogno, proprio in questo momento (sottolineo: proprio in questo momento), di pronunziare un'allocuzione così estesa e impegnativa, anche se condita inevitabilmente di qualche inaudita volgarità (del resto, more solito). Egli, evidentemente, nutre oggi la piena sicurezza di poterlo fare, e ci ha tenuto, more solito, a darlo a vedere. Ha parlato, cioè, da vincitore, o che si crede tale (per lui spesso sono la stessa cosa, e questo, inverosimilmente ma incontestabilmente, aumenta sempre la sua potenza di fuoco).

E ora l’Europa inizia a temere il crack ellenico.




La Grecia è fallita anche se non lo sa.

Il governo ellenico smentisce le voci di default tecnico sui titoli di Stato ma il mercato sembra dare ragione alle indiscrezioni in senso contrario. Il rischio è che il Paese collassi, trascinando nel baratro il resto del Continente. I Piani di salvataggio non funzionano. E dalla Finlandia spira un nuovo vento di ripensamento
La Grecia è fallita anche se ancora non lo sa. O, per meglio dire, fa elegantemente finta di non saperlo. Atene nega qualsiasi ipotesi di ristrutturazione del debito prefigurando manovre fiscali e piani di sostegno. Ma ora i mercati hanno sfiduciato il Paese e l’Europa attende solo quel verdetto finale che tutti, da qualche tempo, danno oramai per scontato. Da Berlino a Parigi, passando per Bruxelles e Madrid, tutti si preparano al peggio, consapevoli di una reazione a catena che dalla penisola ellenica rischia di gettare nel panico l’intero continente e la sua moneta unica. Per la quale, mai come oggi, il futuro era apparso così tetro.“La ristrutturazione del debito non è necessaria e né auspicabile” ha spiegato ieri il governatore della banca centrale di Atene George Provopoulos cercando in tutti i modi di mettere a tacere le sempre più inquietanti voci di default tecnico.

Il vero scandalo della prescrizione.



di Alexander Stille. Fonte: megachip


Mentre si discute della legge veramente vergognosa sulla cosiddetta “prescrizione breve” ora all’esame del parlamento italiano, la stragrande maggioranza degli italiani non sa di uno scandalo infinitamente più grande: il semplice fatto che la prescrizione può scattare a processo già iniziato. In tutte le altre grandi democrazie al mondo – ripeto: tutte tranne l’Italia – “l’orologio” della prescrizione si ferma nel momento della prima azione giudiziaria o dell’inizio di un processo. Perché? Per non incoraggiare strategie di dilazione tramite mille cavilli, in modo da fare decidere il processo non sul merito delle prove ma sulla base del tempo e della capacità degli avvocati di rimandare la giustizia.La prescrizione esiste per i reati minori in tutti i sistemi per un buon motivo: impedire ai procuratori di pescare nel passato lontano per colpire un avversario. Ma una volta iniziato il processo non ci può più essere la prescrizione: così funziona negli Usa, in Francia, in Gran Bretagna, in Olanda e così via. Altrimenti si creano degli incentivi perversi per allungare i processi. Quando ieri ho spiegato il sistema italiano a una ex magistrata americana, lei è rimasta a bocca aperta e stentava letteralmente a crederci. “Ma è un invito ai cavilli! Si prolungheranno i processi e finiranno in un modo che non ha niente a che fare con la giustizia”. Era esterrefatta all’idea che l’orologio della prescrizione non si fermasse neppure dopo una condanna in primo grado e quindi che molti processi potrebbero venire annullati durante il processo di appello. “Ma non è possibile”.
L’anomalia italiana della prescrizione era più accettabile con il vecchio codice penale quando l’uso frequente delle prove scritte rendeva più veloci i processi. L’Italia ha abbracciato il dibattimento orale – raddoppiando i tempi dei processi – senza cambiare le regole sulla prescrizione. Un regalo ai delinquenti. Anzi, nel regno di Berlusconi, un primo ministro plurinquisito, le prescrizioni diventano sempre più brevi e l’Italia si allontana sempre di più dal resto del mondo.
Fonte: http://stille.blogautore.repubblica.it/2011/04/13/il-vero-scandalo-della-prescrizione/.

La maggioranza lontana dalla democrazia.



Fonte: STEFANO RODOTÀ - la repubblica.

Questi principi non scritti, ma fondativi della città democratica, sono ormai estranei al modo d´essere dell´attuale maggioranza. E forse la stessa nozione di maggioranza parlamentare ha perduto il suo significato storico, poiché siamo di fronte ad una semplice propaggine del potere di un autocrate, che premia famigli e designa successori, riceve suppliche da chi vuole andare ad occupare qualche posto di governo, dispone delle cariche pubbliche come di un pezzo del suo patrimonio personale.Compiuta la prima fase della sua alta missione con l´edificazione di un muro a tutela della sua persona, il presidente del Consiglio annuncia ora una inquietante e pericolosa "fase due". Possiamo legittimamente chiamarla "decostituzionalizzazione". Questo è il tratto che unisce le proposte che dovrebbero segnare l´imminente stagione legislativa, nella quale si vuole sfruttare la spinta propulsiva delle radiose giornate del processo breve. Si tratta dell´«epocale» riforma costituzionale della giustizia, del minaccioso ritorno della legge bavaglio sulle intercettazioni, della disciplina ideologica e proibizionista del testamento biologico.

L’osceno è entrato in Parlamento



La parola è grossa ma non ne trovo altre: l’osceno è entrato in Parlamento
di Raniero La Valle. Fonte: arcoiris

Una delle novità portate dalla nuova cultura della nuova destra della nuova Repubblica è di avere derubricato l’osceno. Esso non deve più essere nascosto, ma entrare “in scena”; difatti ha preso dimora nelle ville e nei palazzi del potere, è salito al governo, è entrato nel processo di formazione di un Consiglio regionale, trabocca nelle barzellette e nelle bestemmie del presidente del Consiglio. Tuttavia l’osceno maggiore è stato mostrato dalla Camera dei Deputati inchiodata per giorni e notti ai pulsanti del voto per decidere, sostituendosi ai giudici di Milano, di archiviare un processo di corruzione in atti giudiziari a carico del capo del governo. L’aula parlamentare al posto di un’aula di giustizia: non si potrebbe immaginare un conflitto di attribuzioni più evidente e ostentato di questo.

Allo spettacolo hanno concorso ministri che nelle stesse ore avrebbero dovuto affrontare la tragedia degli sbarchi a Lampedusa e dei naufragi a Pantelleria, ricucire lo strappo con l’Europa prodotto dalla politica xenofoba della Lega, gestire una inconsulta guerra con la Libia, trovare qualche rimedio alla caduta del reddito e dell’occupazione, mettere un freno all’impoverimento generale del Paese; invece di governare, ecco i ministri a presidiare il fortino di Montecitorio, per resistere ai Tartari che però non arrivano mai.

lunedì 18 aprile 2011

Colpevole per non aver commesso il fatto.


di Marco Travaglio. Fonte: passaparola.

Buongiorno a tutti, vorrei cominciare leggendovi due righe da un documento che risale a 32 anni fa “oggi 29 gennaio 1979 alle ore 8,30 il gruppo di fuoco Romano Tognini Valerio dell’organizzazione comunista Prima Linea ha giustiziato il sostituto Procuratore della Repubblica Emilio Alessandrini, uno dei magistrati che maggiormente ha contribuito in questi anni a rendere efficiente la Procura della Repubblica di Milano nel tentativo di ridare credibilità democratica e progressista allo Stato”.

Thyssenkrupp: una sentenza storica

Questo è il volantino con cui i terroristi rossi di prima linea rivendicavano l’assassinio del Pubblico Ministero Alessandrini, sostituto Procuratore a Milano che stava indagando sulla strage nera di Piazza Fontana.Perché dei terroristi rossi ammazzano un magistrato, tra l’altro esponente delle correnti progressiste della Magistratura che sta indagando su una strage neofascista? Perché lo spiegano bene, per i suoi meriti, perché è uno dei magistrati che maggiormente hanno contribuito in questi anni a rendere efficiente la Procura della Repubblica di Milano e a ridare credibilità democratica e progressista allo Stato, colpivano i magistrati bravi, onesti e li colpivano non per i loro errori o per i loro demeriti, ma per i loro meriti. La stessa cosa sta avvenendo oggi, soltanto che a colpirli non è più un’organizzazione terroristica che si propone di sovvertire lo Stato, ma è un Presidente del Consiglio che sta sovvertendo lo Stato e che sta facendo alle istituzioni dello Stato molti più danni di quelli che hanno fatto i terroristi delle Brigate Rosse
READ BETWEEN THE LINES TO UNDERSTAND...TODAY'S ITALY

Facciamo il punto.


di Claudio Grassi Editoriale del n. 15 della rivista “su la testa”.

Dall’inizio dei bombardamenti sulla Libia oramai si contano le settimane, non più i giorni. Tra poco, senza accorgercene, conteremo i mesi e, come abbiamo fatto già troppe volte in questi anni (dalla Jugoslavia all’Afghanistan all’Iraq), ci troveremo a discutere della guerra come di una dimensione ordinaria, di un dato acquisito, di una condizione di normalità che convive con le nostre vite quotidiane. Esattamente l’opposto di ciò che ci spingeva a fare Vittorio Arrigoni, un compagno che non solo lottava strenuamente per la pace, fino ad avere sacrificato per questo la sua stessa vita, ma che pensava che lottare per la pace e lottare per la verità fossero le due facce della stessa medaglia. La guerra rappresenta infatti in sé la rottura drammatica e traumatica della ragione e della civiltà e dovrebbe per questo sempre produrre la rivolta e la mobilitazione costante delle nostre coscienze. Dovrebbe quantomeno indurci a riflettere, a capire perché oggi la guerra alla Libia e quali sono le vere motivazioni nascoste dalla propaganda.

Comunismo: qualche riflessione sul concetto e la pratica.


di Toni Negri. Fonte: sinistrainrete

Questo testo è stato estratto dall'intervento pronunciato in occasione di una conferenza tenutasi a Londra nel maggio 2009 al Birbeck Institute, per iniziativa di Alain Badiou e Slavoj Žižek, dal titolo On the idea of Communism. Gli atti di questo incontro, che hanno visto la partecipazione di alcuni dei principali filosofi contemporanei, sono stati raccolti in un libro che ha visto la pubblicazione in Francia, Spagna e Inghilterra. In Italia, con il titolo L’idea di comunismo, lo stesso libro sarà disponibile nel mese di aprile nel catalogo delle edizioni DeriveApprodi. Segnaliamo che il testo qui riportato non rappresenta la versione integrale dell'intervento.


L’affermazione che la storia è storia della lotta di classe, sta alla base del materialismo storico. Quando il materialista storico indaga sulla lotta di classe, lo fa attraverso la critica dell’economia politica. Ora, la critica conclude che il senso della storia della lotta di classe è il comunismo: «il movimento reale che distrugge lo stato di cose presente». Si tratta di starci dentro a questo movimento. Si obietta spesso che queste affermazioni sono espressioni di una filosofia della storia. A me però non sembra che si possa confondere il senso politico della critica con un telos della storia.
Nel corso della storia, le forze produttive normalmente producono i rapporti sociali e le istituzioni dentro i quali sono trattenute e dominate: questo sembra evidente, questo registra ogni determinismo storico. Perché allora ritenere che un eventuale rovesciamento di questa situazione e la liberazione delle forze produttive dal dominio dei rapporti capitalisti di produzione costituiscano (secondo il senso operativo della lotta di classe) un’illusione storica, un’ideologia politica, un non-senso metafisico? Cercheremo di dimostrare il contrario.

domenica 17 aprile 2011

Privatizzazioni: lo scambio tra rendite politiche e rendite finanziarie.


di Massimo Florio. Fonte: vecchiatalpa

Ho raccolto in un libro (Privatizzazioni e interesse. Il caso britannico) i risultati della mia analisi critica di quella esperienza. Ho cercato di dimostrare che (a) i cittadini in genere hanno guadagnato poco o nulla dalle privatizzazioni, (b) le fasce di utenti più povere hanno pagato prezzi più alti, (c) i contribuenti ci hanno rimesso perché lo stato ha venduto a prezzi troppo bassi e in vari casi ha perso entrate, (d) la produttività delle imprese non è aumentata significativamente, (e) i maggiori beneficiari sono stati gli azionisti, gli intermediari finanziari, i consulenti (in una parola la City). Mi sono anche occupato di privatizzazioni in Italia, in dieci edizioni del Rapporto sulla Finanza Pubblica e in altri interventi (tra i quali La sinistra e il fascino concreto delle privatizzazioni).

La mia lettura del caso italiano è che le cose qui sono andate anche peggio che in Gran Bretagna. Sia i governi di centro-sinistra che quelli di centro-destra hanno cercato di fare cassa vendendo soprattutto banche, telecomunicazioni, autostrade, aziende del settore dell’energia, anche altro, ma con effetti del tutto irrilevanti o modesti sul piano dell’efficienza e del benessere degli utenti, e invece distribuendo rendite ad ambienti capitalistici più o meno parassitari. Mi sono convinto, soprattutto studiando il caso Telecom Italia (in I ritorni paralleli di Telecom Italia), che la vera origine delle privatizzazioni non sia il liberismo, anche se ovviamente i miti della libera concorrenza hanno avuto un peso nella retorica, ma uno scambio fra rendite politiche e finanziarie.

La tesi che ho sostenuto (in Le privatizzazioni come mito riformista) è che in particolare la sinistra, oltre più ovviamente la destra, abbia cercato di accreditarsi presso i gestori della finanza offrendo loro in pasto delle attività perfette per montarvi operazioni speculative, garantite dalla dinamica nel tempo dei flussi di cassa. Il caso delle autostrade è in questo senso emblematico.

sabato 16 aprile 2011

Decrescita e occupazione.

di Maurizio Pallante. Fonte: perilbenecomune
Una delle obbiezioni che più di frequente viene avanzata alladecrescita è che provocherebbe una diminuzione dell’occupazione. Amaggior ragione in questo periodo in cui le economie dei paesiindustrializzati stanno attraversando una crisi da cui non sanno comeuscire.

Questa obbiezione non regge alla prova dei fatti, mentreinvece può essere vero il contrario, che cioè la decrescita, secorrettamente intesa e guidata, consenta, probabilmente è l’unicomodo per consentire, un aumento dell’occupazione e un superamentodella crisi con l’apertura non solo di un nuovo ciclo economico, madi una fase storica più avanzata di quella che abbiamo vissuto dallafine della seconda guerra mondiale.

Prima di entrare nel merito è utile chiarire che cos’è ladecrescita perché molti associano a questa parola un’idea negativadi regresso, diminuzione del benessere, ristrettezze economiche.

Questa interpretazione si fonda sulla convinzione che l’indicatoredella crescita, il prodotto interno lordo, misuri la quantità deibeni che vengono prodotti e dei servizi che vengono forniti da unsistema economico e produttivo nel corso di un anno. Se così fosse,l’incremento del prodotto interno lordo misurerebbe l’aumento delbenessere, la decrescita la sua diminuzione.

CUI PRODEST? (A CHI GIOVA?) WHOM DOES IT BENEFIT?

venerdì 15 aprile 2011

In memoria di Vittorio Arrigoni.



“Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola” mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue.

“Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato.” Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua “Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell’opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…” il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi.

“Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi l'ha schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati.”

A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia, più di cinquanta finora le vittime.

Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito.

Vittorio Arrigoni, Gaza, 8 gennaio 2009

Restiamo umani.



L'ultimo post di Vittorio Arrigoni. Fonte: guerrilla.

4 palestinesi morti nei tunnel della sopravvivenza di Gaza. 13/04/2011

4 lavoratori sono morti ieri notte per via del crollo di uno dei tunnel scavati dai palestinesi sotto il confine di Rafah. Tramite i tunnel passano tutti i beni necessari che hanno permesso la sopravvivenza della popolazione di Gaza strangolata da 4 anni dal criminale assedio israeliano.

Dai tunnel riescono a entrare nella Striscia beni principali quali alimenti, cemento, bestiame (vedi foto). Anche gli ospedali della Striscia si approvvigionano dal mercato nero dei tunnel. Dall'inizio dell'assedio a oggi più di 300 palestinesi sono morti al lavoro sotto terra per permettere ad una popolazione di quasi 2 milioni di persone di sfamarsi.

E' una guerra invisibile per la sopravvivenza. I nomi degli ultimi martiri sono: Abdel Halim e suo fratello Samir Abd al-Rahman Alhqra, 22 anni e 38 anni, Haitham Mostafa Mansour, 20 anni, e Abdel-Rahman Muhaisin 28 anni.

Restiamo Umani. - Vik da Gaza city

Non ce ne andremo, Vittorio caro!


Fonte: PaxChristi

"Non ce ne andiamo, perché riteniamo essenziale la nostra presenza di testimoni oculari dei crimini contro l'inerme popolazione civile ora per ora, minuto per minuto".

Così ripetevi durante Piombo fuso, unico italiano rimasto lì, tra la tua gente, tra i volti straziati dei bambini ridotti a target di guerra. Così mi hai ripetuto pochi mesi fa prima di abbracciarmi: io obbedivo all'ultimatum dei militari al valico di Heretz che mi ordinavano di uscire dalla Striscia, ma tu restavi.

Questa era la tua vita: rimanere. Sei rimasto con gli ultimi, caro Vittorio, e i tuoi occhi sono stati chiusi da un odio assurdo, così in contrasto, così lontano dall'affetto e dalla solidarietà della gente di Gaza, da tutta la gente di Gaza che non è “un posto scomodo dove si odia l'occidente”, come affermano ora i commentatori televisivi, ma un pezzo di Palestina tenuta sotto embargo e martoriata all'inverosimile. Immaginiamo i tuoi amici e compagni palestinesi ancora una volta inermi, ancora una volta senza una voce che porti fuori da quella grande prigione la loro disperazione, testimonianza della loro umanità ferita e umiliata.

Non spendiamo parole per quelli che non hanno saputo essere, e per questo non sono restati, umani. La tua gente di Palestina non dimenticherà il tuo amore per lei. Hai speso la tua vita per una pace giusta, disarmata, umana fino in fondo. Anche a noi di Pax Christi mancherà la tua “bocca-scucita” che irrompeva in sala, al telefono, quando, durante qualche incontro qui in Italia, nelle città e nelle parrocchie dove si ha ancora il coraggio di raccontare l'occupazione della Palestina e l'inferno di Gaza, denunciavi e ripetevi: “restiamo umani!” Tu quell'inferno lo raccontavi con la tua vita. 24 ore su 24.

Perché eri lì. E vedevi, sentivi, vivevi con loro. Vedevi crimini che a noi nessuno raccontava. E restavi con loro. Abbracciamo Maria Elena, la tua famiglia e vorremmo sussurrare loro che la tua è stata una vita piena perché donata ai fratelli e che tutto l'amore che hai saputo testimoniare rimarrà saldo e forte come la voglia di vivere dei bambini di Gaza.

Ci inchiniamo a te, Vittorio. Ora sappiamo che i martiri sono purtroppo e semplicemente quelli che non smettono di amare mai, costi quel che costi.

Don Nandino Capovilla coordinatore nazionale di Pax Christi Italia

Slavoj Žižek: Come cominciare dall’inizio.



Questo testo è stato estratto dall'intervento pronunciato in occasione di una conferenza tenutasi a Londra nel maggio 2009 al Birbeck Institute, per iniziativa di Alain Badiou e Slavoj Žižek, dal titolo On the idea of Communism.

Gli atti di questo incontro, che hanno visto la partecipazione di alcuni dei principali filosofi contemporanei, sono stati raccolti in un libro che ha visto la pubblicazione in Francia, Spagna e Inghilterra. In Italia, con il titolo L’idea di comunismo, lo stesso libro sarà disponibile nel mese di aprile nel catalogo delle edizioni DeriveApprodi. Segnaliamo che il testo qui riportato non rappresenta la versione integrale dell'intervento.

Dunque di nuovo: non è sufficiente restare fedeli all’Idea comunista - bisogna collocarla all’interno di antagonismi reali, storici, che le diano un’urgenza pratica. L’unica vera domanda oggi è: appoggiamo la predominante naturalizzazione del capitalismo o il capitalismo globale odierno contiene antagonismi abbastanza potenti da impedirne la riproduzione all’infinito? Quattro sono questi antagonismi: l’incombente minaccia della catastrofe ecologica, l’inadeguatezza della nozione di proprietà privata applicata alla cosiddetta «proprietà intellettuale», le implicazioni etiche e sociali dei nuovi sviluppi tecnico-scientifici (specialmente in campo biogenetico) e, ultime ma non meno importanti, le nuove forme di apartheid, i nuovi Muri e le nuove baraccopoli.
FOR VITTORIO, FREE VOICE FROM GAZA

(Vittorio Arrigoni, free lance journalist kidnapped in Gaza last night)"Let's stay human"

(his slogan during "cast lead" bombing)

giovedì 14 aprile 2011

Sulle «dittature democratiche»


Fonte: micciacorta. di Pierluigi Sullo - il manifesto 14 Aprile 2011

Caro Alberto, il tuo articolo di ieri sul manifesto (Alberto Asor Rosa, «Non c’è più tempo») non mi ha solo fatto scorrere brividi lungo la schiena:di più, mi ha indotto a sperare che la consapevolezza di come la nostra democrazia sia ridotta in rovine si allarghi, si approfondisca, insomma spinga ad agire. Già qualche anno fa Paul Ginsborg pubblicò un piccolo libro ben affilato, «La fine della democrazia», che restò nella classifiche dei più venduti per settimane.Noi stessi, nel nostro piccolo, abbiamo creato una rete, un sito, che si chiamano «Democrazia chilometro zero» sia perché pensiamo che la democrazia ai tempi della globalizzazione debba necessariamente ricrearsi nelle comunità locali (e questo tu lo sai benissimo), sia perché quello «zero» allude appunto al fatto che, come la Germania del film di Rossellini, dobbiamo ricominciare da zero. Suggerisco quindi al manifesto di fare quel che i giornali fanno nelle grandi e più terribili occasioni - una guerra, il primo Berlusconi al governo nel ’94, gli eventi di Genova nel 2001: ovvero, grande spazio al tema della democrazia in fase terminale.

Ma fin qui, dici tu in sostanza, siamo all’accademia. Che la malattia sia mortale è un fatto conclamato. E che gli antidoti fin qui sperimentati non funzionano è altrettanto sicuro. Non funziona la denuncia degli atti delinquenziali, della corruzione, ovvero il cemento della «banda» al potere. Il Fatto Quotidiano è un grande successo editoriale, e questo si deve principalmente all’insopportabilità dell’impunità, dell’uso privato delle istituzioni, delle leggi «ad personam».

Ma da questo lato, a quanto pare, non si sfonda: l’indignazione e la denuncia, da sole, non bastano. Però non funzionano nemmeno i movimenti della società cui in molti abbiamo affidato speranze di cambiamento «dal basso». È quel che ha scritto, di fianco al tuo articolo, sul manifesto, Ugo Mattei: i movimenti appaiono e scompaiono sugli schermi dei media, e nella società, quasi senza lasciare traccia. Solo negli ultimi anni abbiamo avuto i girotondi,il «popolo viola», i movimenti dei precari, la resistenza della Fiom e le sue alleanze con altri settori sociali, il grande movimento di studenti e ricercatori, la mobilitazione della cultura, l’enorme diffusione di movimenti locali (e globali) come quello dell’acqua, contro le grandi opere, quello antinucleare… L’elenco potrebbe continuare. Ma, come dice appunto Mattei, di un elenco si tratta. La domanda che le rivoluzioni tunisina o egiziana (lasciamo stare la controversa questione libica) ci hanno consegnato è: dove, perché, quando si produce la reazione chimica grazie alla quale rivendicazioni, sofferenze sociali, aspirazioni al cambiamento le più differenti precipitano in un unico momento e luogo, le piazze delle città, e spingono fino a ottenere di far precipitare il potere? Non lo sappiamo per quei paesi, tanto meno lo sappiamo per l’Italia. Perciò la tua conclusione è così brusca, caro Alberto, e oserei dire amara: un cambio non può che venire «dall’alto» (da Napolitano?). Francamente, non credo sia possibile. E nemmeno auspicabile: non esistono «dittature democratiche».

Resta però che dobbiamo ringraziarti per la provocazione: chissà che non usciamo finalmente dall’illusione tipicamente italiana per cui, alla fine, ci arrangiamo.

IL COLLASSO DELLA DEMOCRAZIA


di Alberto Asor Rosa sul Manifesto. Fonte: bloglibero.it

Non c'è più tempo. Capisco sempre meno quel che accade nel nostro paese. La domanda è: a che punto è la dissoluzione del sistema democratico in Italia?

La risposta è decisiva anche per lo svolgimento successivo del discorso. Riformulo più circostanziatamente la domanda: quel che sta accadendo è frutto di una lotta politica «normale», nel rispetto sostanziale delle regole, anche se con qualche effetto perverso, e tale dunque da poter dare luogo, nel momento a ciò delegato, ad un mutamento della maggioranza parlamentare e dunque del governo? Oppure si tratta di una crisi strutturale del sistema, uno snaturamento radicale delle regole in nome della cosiddetta «sovranità popolare», la fine della separazione dei poteri, la mortificazione di ogni forma di «pubblico» (scuola, giustizia, forze armate, forze dell'ordine, apparati dello stato, ecc.), e in ultima analisi la creazione di un nuovo sistema populistico-autoritario, dal quale non sarà più possibile (o difficilissimo, ai limiti e oltre i confini della guerra civile) uscire?

Io propendo per la seconda ipotesi (sarei davvero lieto, anche a tutela della mia turbata tranquillità interiore, se qualcuno dei molti autorevoli commentatori abituati da anni a pietiner sur place, mi persuadesse, - ma con seri argomenti - del contrario).

IL LIBRETTO YOUCAT ( YOUNG CATECHISM) STAMPATO DAL VATICANO IN MILIONI DI COPIE E'STATO MANDATO AL MACERO PER UN ERRORE DI TRADUZIONE (RISULTAVA LECITO L'USO DEL PRESERVATIVO)

THE BOOKLET YOU CAT (YOUNG CATECHISM) PRINTED BY THE VATICAN IN MILLION OF COPIES HAS BEEN DESTROYED BECAUSE AN ERROR IN TRANSLATION ("IT IS OK THE USE OF CONTRACEPTIVES"THE CONTRACEPTIVE KILLS"

mercoledì 13 aprile 2011

SCOOP!! Pericle scrive a Berlusconi !!


"Qui ad Atene noi facciamo cosi'.

Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi per questo e' detto democrazia.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Ma in nessun caso si occupa delle pubbliche faccende per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo cosi', ci e' stato insegnato a rispettare i magistrati e c'e' stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell'universale sentimento di cio' che e' giusto e di buon senso.

La nostra citta e' aperta ed e' per questo che noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo cosi".

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.c.

San Precario: «E' l'ora dell’esplosione»


“9 aprile”: «Non c’è più tempo per l’attesa». San Precario: «E' ora dell’esplosione»

di Daniele Nalbone (Liberazione.it del 11 aprile 2011)


Analisi della precarietà come elemento scatenante la “questione generazionale”. Bilancio dei rispettivi percorsi. Mediatizzazione delle lotte come inizio di un percorso rivendicativo. Su questi tre punti, a meno di ventiquattro ore dalla grande manifestazione precaria del 9 aprile, abbiamo chiamato a confrontarsi, in una tavola rotonda tenutasi in redazione, Ilaria, responsabile delle campagna Cgil “Giovani non disposti a tutto””, Salvo, archeologo freelance firmatario dell’appello “Il nostro tempo è adesso” Cristian e Valerio dei Punti San precario Leonardo di Generazione P.

Partiamo dal primo punto. Precarietà. Ilaria (Giovani non più disposti a tutto)

- La precarietà è un mondo al cui interno c’è tutto: lavoro nero e precarietà di vita; questione lavorativa e questione generazionale. Crisi economica e crisi abitativa. Se partiamo dal dato che con la crisi economica il tasso di disoccupazione giovanile è in continuo aumento fino ad arrivare al 29% di dicembre 2010 (dati Istat), comprendiamo come è la generazione 18-34 anni a pagare i costi della crisi. Sono i giovani le vittime designate di un sistema che, da un lato, espelle dal mercato del lavoro e, dall’altro, ne permette l’ingresso solo con contratti precari, oggi il 70% dei contratti di lavoro stipulati. Nel tempo, quindi, abbiamo mutato il linguaggio: prima parlavamo di precarietà lavorativa, oggi ci troviamo ad affrontare un fenomeno diffuso: la “condizione precaria”.

La guerra nel Sud Italia dei sottomarini nucleari USA.


di Antonio Mazzeo. Fonte: megachip

Sono lo strumento di distruzione più micidiale della coalizione internazionale in guerra contro Gheddafi. Hanno sganciato centinaia di missili “Tomahawk” all’uranio impoverito, spargendo polveri radioattive nelle città e nei villaggi della Libia. Transitano in immersione nei mari del sud Italia, attraversando i corridoi marittimi più trafficati come lo stretto di Messina.

Per le loro soste scelgono le popolatissime baie ai piedi di due vulcani, l’Etna e il Vesuvio, accanto a depositi di carburante e munizioni, raffinerie e industrie chimiche. Si tratta dei sottomarini a propulsione nucleare della marina militare USA, impianti antiquati e pericolosi tipo “centrale Chernobyl”, con l’aggravante che se ne vanno a spasso liberi per i nostri mari.

Uno di essi è approdato il 4 aprile ad Augusta (Siracusa), in un’area ad altissimo rischio ambientale, sede di un’importante base della Marina militare italiana e del principale polo navale delle forze USA e NATO nel Mediterraneo. L’arrivo del sottomarino è stato comunicato dalla Capitaneria di Porto della cittadina siciliana. “Visto il vigente piano di emergenza e le norme per la sosta di unità militari a propulsione non convenzionale nel porto di Augusta - si legge nell’ordinanza firmata dal comandante Francesco Frisone - è fatto divieto a tutte le unità navali non specificatamente autorizzate di avvicinarsi, transitare o sostare ad una distanza inferiore a 1.000 metri dalla unità a propulsione non convenzionale posta alla fonda nel punto di latitudine 37° 10′ 18”N e longitudine 015° 14′ 36”E”.

Durante le manovre di ingresso e uscita dell’unità militare è stato pure sospeso il traffico mercantile nel golfo di Augusta.


NATURAL ATTRACTIONS

HONEY OIL


martedì 12 aprile 2011

Domande per tutti.


Fonte: fabionews.

Ricevo questa serie di domande alle quali sarebbe bene provare noi stessi a dare qualche risposta. Logicamente per farlo bisogna sforzarsi di usare i neuroni che con tanti sfrozi da anni stanno cercando di rendere inutilizzzabili grazie alla somministrazione quotidiano di "inibitori del pensiero critico" somministrati principalmente attarverso lo schermo TV... Se non riuscite a trovare le risposte allora... è consigliato un periodo di astensione televisiva, sprando non sia troppo tardi! Ciao

Fabio.

Da MultimediaRecords

Questa lettera è particolarmente rivolta a chi ha votato Berlusconi, ai Leghisti... ma anche ad altri... Guardo ai terremoti, agli tsunami, alle immense tragedie Nucleari di Fukushima ed Onagawa in Giappone. Penso alla scelta del Popolo Italiano, nel novembre del 1987, di rinunciare alle Centrali Nucleari... ed alla opposta decisione dell'attuale Governo Berlusconi di...imporle all'Italia... Cerco in Internet l'elenco dei ... Terremoti che hanno tormentato il nostro bel Paese nel XXI secolo d.c. ... provate a leggerlo anche voi... Vado a rivedere in particolare la notizia del terremoto nell'arcipelago delle Eolie dello scorso 16 agosto 2010 di cui sono stati testimoni oculari il presidente del Senato Renato Schifani e la Ministra all'Ambiente Stefania Prestigiacomo (erano nei paraggi in barca...) Rifletto che il Governo Berlusconi ha scelto di realizzare comunque il PONTE di MESSINA ....(con quali garanzie di stabilità, con quanti e quali finanziamenti ?) ... su sponde siciliane e calabresi che franano rovinosamente e producono decine di morti... anche solo con le ricorrenti piogge di media intensità...e non si mettono in sicurezza... per mancanza di fondi...

I 400.000 ladroni.


di Marco Travaglio. Fonte: beppegrillo

Buongiorno a tutti, non possiamo certamente seguire il Cavaliere nei suoi deliri quotidiani, ieri le uscite sul Caso Mondadori, però lì devo dire un po’ di verità l’ha detto quando ha parlato di rapina a mano armata, il problema è che la mano è la a sua e la rapina l’ha fatta lui 20 anni fa, i suoi Avvocati Previti, Pacifico e Acampora versavano 420 milioni in contanti al Giudice Vittorio Metta in cambio della sentenza comprata che annullata il lodo Mondadori e consegnava la Casa Editrici a Berlusconi fregandola a De Benedetti, quindi il rapinatore è Berlusconi, il rapinato è De Benedetti.

Privati corruttori e pubblici ladroni.

C’è una sentenza definitiva in sede penale che condanna gli Avvocati corruttori e il giudice corrotto, Berlusconi tanto per cambiare ottenne l’impunità grazie alla concessione delle attenuanti generiche che dimezzarono i termini di prescrizione.
ISRAEL'S CRIMES :THE ROCK AND THE PEBBLETHE U.N. GOLSTONE REPORT,

the mr. Richard Goldstone personal excuses

lunedì 11 aprile 2011

Gaza, pioggia di fuoco.


Da megachip, di Vittorio Arrigoni. Fonte: peacereporter.net.

Domenica 10 Aprile“Ho lasciato le mie cugine che stavano lavando i panni nel cortiledi casa, quindi mi sono avviato verso la moschea per la preghiera dimezzogiorno. Non avevo ancora camminato per 500 metri quando hosentito il boato, e giratomi di scatto ho visto il fumo salire soprala nostra casa”.

Mentre ci offrono il caffè e i datteri ritualisotto la tenda della veglia funebre, Nidal continua il suo racconto.“Sono precipitato indietro con alcuni familiari e appena varcata lasoglia di casa la scena raccapricciante: tutte 4 donne stavano stese aterra, Najah era già cadavere mentre sua figlia Nidal è spirata frale mie braccia. Abbiamo caricato le altre 2 sorelle, Nida e Fida su 2auto e siamo corsi incontro alle ambulanze.”Ad Al-Farahin, est di Khan Younis, un drone UAV israeliano, uno diquegli velivoli senza pilota comandati a distanza che qui a Gazachiamano "zannana", ha mirato e fatto centro su un gruppo di donne.

Il missile è esploso a mezzo metro da Najah Harb Qdeah, 45 anni,uccidendola sul colpo. Nidal Ibrahim Qdeah di 20 anni, è morto poco dopo, Fida di anni 15 è rimasta seriamente ferita ad una gamba mentreNida Qdeah, un'altra bambina di 12 anni, sta lottando in questomomento fra la vita e la morte all'ospedale Europa di Khan Younis.

IN ISLANDA HANNO RISOLTO IL PROBLEMA DI CHI PAGA LA CRISI.



Vince il no. Gli islandesi, ancora una volta hanno espresso la loro contrarietà all'accordo sul rimborso di circa 4 miliardi di euro chiesto dalla Gran Bretagna e dalla Olanda in seguito al fallimento della banca islandese Icesave. Secondo i dati diffusi dalla radio pubblica Ruv il no è in testa con circa il 58%. Mica sono scemi gli Islandesi, la crisi l'hanno fatta le banche, ed è giusto che si risolvano i conti tra loro senza coinvolgere il popolo. Controlacrisi.org saluta la vittoria del popolo islandese e spera che serva di lezione a tutto l'Europa.

Sciopero precario.





EUROPE'S RAT

domenica 10 aprile 2011

Dell’1%, Dall’1%, Per l’1%


di Joseph E. Stiglitz. Fonte: vincenzomaddaloni

Gli americani sono stati a guardare le proteste contro i regimi oppressivi che concentrano enormi ricchezze nelle mani di pochi eletti. Eppure, nella nostra stessa democrazia, l’1 per cento della gente prende quasi un quarto del reddito nazionale – una disuguaglianza di cui anche i ricchi si pentiranno.

E’ inutile far finta che ciò che di fatto è successo, non sia veramente accaduto. La fascia alta dell’uno per cento degli americani si prende ogni anno quasi un quarto del reddito nazionale. In termini di patrimonio invece che di reddito, l’uno per cento controlla il 40 per cento del patrimonio. Le loro sorti di vita sono sensibilmente migliorate.

Venticinque anni fa, i dati corrispondenti erano del 12 per cento e del 33 per cento. Una reazione potrebbe essere quella di celebrare l’ingegno e la capacità di iniziativa che ha portato a queste persone la loro fortuna, e sostenere che l’alta marea solleva tutte le barche1. Ma sarebbe una risposta fuorviante. Mentre l’uno per cento al top ha visto il proprio reddito aumentare del 18 per cento negli ultimi dieci anni, la classe media ha visto i suoi redditi diminuire.

Per quelli che hanno solo un diploma di scuola superiore, il calo è stato precipitoso – il 12 per cento solo negli ultimi venticinque anni. Tutta la crescita degli ultimi decenni – e oltre – è andata a quelli che stanno al top. In termini di equa distrubuzione del reddito, l’America è indietro rispetto a tutti i paesi del vecchio continente, l’Europa “fossilizzata” su cui ironizzava il presidente George W. Bush.

Un nuovo welfare.

di Peppe Allegri. Fonte: ilmanifesto Genera un po' di frustrante indignazione l'intervento sul Corsera a firma Pietro Ichino, Nicola Rossi e Luca Cordero di Montezemolo, perché sembrano accorgersi solo oggi dei danni prodotti da un ventennio in cui (anche loro) sono stati classe dirigente. Inoltre il loro argomentare trasuda paternalismo, irenico patto dei produttori e intergenerazionale, quindi, soprattutto, sembra fermo ad anni fa, quando il Pd poteva ancora governare e la crisi economico-finanziaria era solo agli albori. Fingono di prendere la parola come interlocutori delle piazze di ieri, con migliaia di precari-e, intermittenti e lavoratori indipendenti a rivendicare «il nostro tempo è adesso». Si propongono come riformisti, mentre appaiono stanchi ripetitori di ricette che questo Paese avrebbe dovuto sperimentare negli anni '90, quando invece si preferì "riformare" il mercato del lavoro, senza garanzie e tutele, quindi svendere i servizi pubblici della Repubblica ai soliti noti della finanza e del nostro capitalismo straccione, fondato sui contributi statali, il silenzio sindacale e le rendite private. Pensano che questa mobilitazione dei precari sia la prima e «convocata via Internet»: poveri, inconsapevoli, sordi interpreti di questi strani tempi ipermoderni!

"Eh, lo so!"


di Beppe Grillo dal suo blog.

"Eh, lo so!". Quante volte vi hanno risposto così? La reazione irrefrenabile è la solita. La ricerca disperata di una mazza da baseball per continuare la conversazione. Voi dite: "Ci sono due milioni di precari" oppure "Non si capiscono le ragioni della nostra presenza in Afghanistan" o "Il nostro debito pubblico ci sta portando al default" e la risposta, implacabile, standard, è "Eh, lo so!". I politici rubano? "Eh, lo so!". Federico Aldrovandi è stato ucciso dalla Polizia e chi lo ha ucciso è ancora in servizio dopo la condanna in primo grado? "Eh, lo so!".

In questi casi la risposta è corredata da un "Loro se lo possono permettere!". Gli ehloso si dividono in più categorie. La prima è degli ignavi. Il loro fine è bloccare la discussione sul nascere per non essere compromessi. E se le loro parole venissero riportate? Se qualcuno fosse in ascolto? Un "Eh, lo so" e si tolgono qualunque pensiero.

Wikileaks rivela la vergogna Bersani sul nucleare.


Scritto da rosarossaonline.org Fonte: notiziegenova.altervista Lunedì 04 Aprile 2011

NON solo Berlusconi e compagnia al governo giocano con la pelle degli italiani,il Pd e legambiente non sono da meno.

L'ennesimo cable di Wikileaks riguarda il testo di un accordo bilaterale,'Partnership Globale sull’Energia Nucleare-GNEP', firmato nel dicembre del 2007 dall'allora Ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani e dal Segretario dell'Energia degli Stati Uniti d'America Bodman, nel quale si programma e si mette nero su bianco la cooperazione nucleare tra Italia e Usa.

Nel cable (firmato dall'ex Amabasciatore Usa a Roma Ronald Spogli) si riporta come l'attuale Segretario del PD Bersani si impegni, e impegni il nostro paese, a riprendere la strada del nucleare, e arrivi a minimizzare il risultato del Referendum sul nucleare del 1987, sostenendo che "Il risultato de Referendum non esclude l'Italia dalla generazione di energia nucleare, l'ha solo sospesa”.
Infine, come riporta il cable, Bersani al momento della firma dell'agreement sostiene che l'accordo GNEP "può giocare un ruolo importante nel modificare gli atteggiamenti italiani nei confronti dell’energia nucleare"....continua con il documento.
Le bretelle che salvano la dignita' della sinistra italiana ... e non solo.

THE BRETELLE SAVING THE DIGNITY OF THE ITALIAN "LEFT"

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