
di Bruno Steri. Fonte: liberazione
«La liberalizzazione finanziaria (…) rappresenta un'arma molto potente contro la democrazia. Il libero movimento dei capitali crea quello che qualcuno ha chiamato un parlamento virtuale di investitori e prestatori che analizzano i programmi dei governi e votano contro se li considerano irrazionali, cioè se fanno gli interessi degli elettori invece che quelli di una forte concentrazione di potere privato». Così si esprimeva tre anni or sono Noam Chomsky: le sue considerazioni potrebbero oggi calzare a pennello per descrivere un contesto che continua ad essere dominato dai "mercati", quotidianamente presentati come un'incombente entità metafisica capace di decidere della sorte di stati e monete.
Tuttavia la metafisica non c'entra nulla; né, beninteso, si tratta di un ideale pulviscolo di acquirenti e venditori che agiscono del tutto liberamente e casualmente. Non è così. Lo ha ben esemplificato in una recente intervista un addetto ai lavori che opera a livello internazionale nel settore finanziario: nell'industria della finanza - sostiene Paolo Basilico - figurano «nuovi oligarchi: sono le sei principali banche americane, le quali hanno un livello di concentrazione di ricchezze e di potere che non ha eguali nella storia del mondo (…). I sei gruppi bancari sono tanto grandi che quando si muovono fanno muovere i mercati». Dunque i cosiddetti mercati hanno un corpo e un'anima; e sono orientati da consistenti concentrazioni di potere.
«La liberalizzazione finanziaria (…) rappresenta un'arma molto potente contro la democrazia. Il libero movimento dei capitali crea quello che qualcuno ha chiamato un parlamento virtuale di investitori e prestatori che analizzano i programmi dei governi e votano contro se li considerano irrazionali, cioè se fanno gli interessi degli elettori invece che quelli di una forte concentrazione di potere privato». Così si esprimeva tre anni or sono Noam Chomsky: le sue considerazioni potrebbero oggi calzare a pennello per descrivere un contesto che continua ad essere dominato dai "mercati", quotidianamente presentati come un'incombente entità metafisica capace di decidere della sorte di stati e monete.
Tuttavia la metafisica non c'entra nulla; né, beninteso, si tratta di un ideale pulviscolo di acquirenti e venditori che agiscono del tutto liberamente e casualmente. Non è così. Lo ha ben esemplificato in una recente intervista un addetto ai lavori che opera a livello internazionale nel settore finanziario: nell'industria della finanza - sostiene Paolo Basilico - figurano «nuovi oligarchi: sono le sei principali banche americane, le quali hanno un livello di concentrazione di ricchezze e di potere che non ha eguali nella storia del mondo (…). I sei gruppi bancari sono tanto grandi che quando si muovono fanno muovere i mercati». Dunque i cosiddetti mercati hanno un corpo e un'anima; e sono orientati da consistenti concentrazioni di potere.


















