Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

lunedì 23 gennaio 2012

Contro l’ideologia delle privatizzazioni

di Pierfranco Pellizzetti. micromega
Ci risiamo: la mamma dei liberisti credere-obbedire-combattere è sempre incinta. Mentre sul Corriere della Sera il ben noto diacono mercatista Francesco Giavazzi scarica tutto il suo risentimento contro il governo, pur guidato dal collega bocconiano Mario Monti, in quanto – ad oggi – non apparirebbe sufficientemente ortodosso nelle sue pratiche di fede rivolte al dio-Mercato, venerdì scorso gli dava controcanto su Repubblica il chierichetto Alessandro De Nicola agitando il turibolo delle privatizzazioni (“Troppi freni alle privatizzazioni, ma le vendite di Stato frutterebbero 600 miliardi”).

L’effetto sarebbe sostanzialmente ridicolo se solo queste manifestazioni fondamentalistiche si riducessero a reperti di un argomentario vintage. Il grosso guaio – invece – è che risultano concreti ed inquietanti segnali della persistenza di un pensiero mainstream che condiziona in larga misura il dibattito pubblico; che inocula modelli di rappresentazione arcaici, tipo la rappresentazione paranoide dello Stato quale “Leviatano” (il mostro antropofago descritto da Hobbes qualcosa come mezzo millennio fa). E neppure intacca tale cieca credenza in siffatti dogmi la considerazione che quello Stato tanto esecrato come liberticida, per buona parte del Novecento, è risultato il primo promotore di cittadinanza inclusiva attraverso le strategie di welfare; che ha consentito straordinari processi di sviluppo materiale mediante le politiche industriali; che ha temperato e controllato grazie alle pratiche regolative/amministrative le pulsioni degli spiriti animali capitalistici; che ha stabilizzato i conflitti sociali canalizzandoli in forme saggiamente compromissorie tra borghesie finanziario-industriali e classi lavoratrici organizzate (il cosiddetto “patto keynesiano-fordista”).

Soprattutto, questi fanatici mercatisti/liberisti neppure sono sfiorati dal dubbio che – semmai – “il nuovo Leviatano” in questa fase storica va incarnandosi nella finanza ombra turbocapitalista, svincolata a partire dall’ultimo quarto del secolo scorso da ogni forma di controllo attraverso la globalizzazione dei flussi del denaro (e che, così facendo, egemonizza la politica in combutta con il Potere Mediatico oligopolistico).
Difatti, incurante delle dure repliche della cronaca di questi tempi, il De Nicola arriva a fornire la lista della spesa per le privatizzazioni prossime future: Fincantieri, Poligrafico, Rai, Cinecittà, Poste, Grandi Stazioni e Trenitalia, Cassa Depositi e Prestiti… e via andando.

La solita tiritera, da quando l’ineffabile Margaret Thatcher riportò in auge quella che lo storico Tony Judt bolla come “illusione modernista” (“l’idealizzazione del mercato, e la relativa convinzione che in teoria tutto è possibile, con le forze del mercato che determinano le varie possibilità”), presto tradotta nella svendita di tutto quanto era possibile esitare; compresa British Rail (la catastrofica privatizzazione delle ferrovie inglesi, vanto del primo ministro John Major) e poi culminata in una serie ininterrotta di disastri annunciati all’insegna dell’efficientamento (che, tradotto in altre parole, significa licenziamento di personale esperto e mancata manutenzione, per spremere al meglio l’infrastruttura e fare cassa).
Solo l’inchiesta dell’ottobre 2000, dopo il deragliamento di un treno presso Harfield causato dal logorio dei binari, portò alla luce le negligenze criminali prodotte dall’idea che il profitto ad ogni costo sarebbe l’unico metro di misura dell’apprezzabilità sociale. Tesi – del resto – fatta propria da una Sinistra della Terza Via voltagabbana, che elesse a proprio eroe e modello quel Tony Blair di cui stiamo scoprendo l’incredibile cinismo (come dei suoi epigoni, pure italioti).

Ma se la chiave interpretativa rappresentata dal “cinismo” funziona per i misfatti degli affaristi che si sono appropriati di pezzi della ricchezza pubblica messa all’incanto e dei loro reggicoda politici facilitatori dell’operazione, questo probabilmente non vale per i propagandisti che inzuppano quotidianamente la carta di giornali e libri con l’ideologia mistificatoria delle “Mani invisibili salvifiche”. In quanto non sono altro che fanatici incapaci di guardare in faccia la realtà, anche dalle nostre parti: le autostrade trasformate dal Gruppo Benetton in un bancomat personale a danno degli utenti, le tariffe della telefonia mobile liberalizzata più cara d’Europa, le municipalizzate privatizzate che abbassano sistematicamente la qualità del servizio… Per non parlare dei maneggi collusivi fioriti all’ombra delle sedicenti “operazioni di mercato”. Come dimostrano i traffici di scambio tra l’allora presidente di Provincia Milano Alessandro Penati e il Gruppo Gavio (il sovrapprezzo pagato con il pubblico denaro per le azioni della Serravalle-Milano devoluto all’acquisto di azioni della Banca Nazionale del Lavoro a supporto della scalata di Unipol).
“Appropriazione per spoliazione”, la definisce David Harvey.

Nient’altro che effetti arciperversi celebrati facendo ricorso a un vecchiume ideologico, che contrabbanda sotto le insegne della Libertà nuove forme di dominio. Quando le attuali frontiere della Libertà impongono di mettere da parte arnesi arrugginiti – quali sono tanto lo Stato gestore (caro a una Sinistra “rosso antico” fastidiosamente querula e retrò) quanto la sua sorella germana chiamata “deregulation” (amata dai presunti aggiornati finiti fuori tempo massimo) – per affrontare il tema sempre più urgente del governo democratico dell’economia.
Sarebbe bene farlo sapere ai De Nicola.

(21 gennaio 2012)

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