Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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martedì 17 gennaio 2012

Audit, in Europa si fa così

di Salvatore Cannavò - ilmanifesto - fonte: senzasoste
In Francia l'appello ha superato le 50 mila adesioni, in Belgio le associazioni Attac e Cadtm hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato contro i 54 miliardi per salvare la banca Dexia, in Grecia c'è un comitato attivo da un anno. Incontriamoci anche in Italia

Articolo dopo articolo, grazie anche all'attenzione che il manifesto sta ponendo, la questione dell'audit sul debito pubblico, cioè l'indagine su come è stato formato il debito, come viene gestito, quali interessi soddisfa e quali bisogni comprime, sta diventando un nodo del dibattito politico. E, forse, può diventare un tema di iniziativa politica, iniziativa democratica soprattutto, legata alla partecipazione e allo sviluppo di un movimento di massa. Sugli aspetti tecnici e anche sulla necessità di mettere al centro la partecipazione democratica, in particolare dal basso e a livello locale, hanno ben scritto Guido Viale e Francesco Gesualdi (li trovi su www.rivoltaildebito.org).

Vale la pena rafforzare quelle analisi con uno sguardo più generale perché anche in Europa il tema dell'audit, in funzione di una ristrutturazione, rinegoziazione o annullamento del debito pubblico illegittimo, sta diventando un elemento dell'attività di associazioni, sindacati e partiti. In Francia, ad esempio, l'appello rilanciato in Italia da Rivolta il debito ha già superato le 50 mila adesioni mentre in Belgio, solo pochi giorni fa le associazioni Attac e Cadtm - in prima linea nell'impegno per l'annullamento del debito illegittimo - hanno presentato un ricorso legale al Consiglio di Stato per annullare gli aiuti da 54 miliardi di euro deliberati dal governo transitorio - da oltre un anno - a favore della banca Dexia (già fallita una volta e salvata dallo Stato e ora di nuovo a rischio fallimento). Ma l'attività più interessante è forse quella realizzata in Grecia dove un Comitato è stato insediato circa un anno fa e una vera e propria campagna ha accompagnato le mobilitazioni degli ultimi mesi. Come scrive uno dei fondatori del comitato greco, George Mitralias, la campagna ha contribuito a precisare «le ambizioni e la missione delle campagne per l'audit del debito pubblico» ben sapendo che l'Unione europea «non è l'Ecuador di Rafael Correa», dove l'audit è stato effettuato con successo nel 2007.

È bene non nascondersi questo aspetto, per non peccare di ingenuità o di astrattezza degli obiettivi: non esiste, al momento, una forza politica, nazionale o europea, in grado di farsi carico della proposta. Che quindi compete a un'iniziativa autodeterminata e autorganizzata. Del resto, un movimento che ponesse la questione della trasparenza del debito e la sua gestione democratica porrebbe già un problema di democrazia e di partecipazione alternative all'autoritarismo di cui è intrisa la costruzione europea e la politica della troika (Ue, Bce, Fmi). Ma contribuirebbe anche ad affermare un principio semplice e complicato allo stesso tempo: il debito non è un dato inspiegabile e nemmeno un totem a cui sacrificare il modello sociale europeo. Se lo si guarda in profondità si legge la materialità delle politiche economiche degli ultimi venti-trenta anni e la stratificazione delle diseguaglianze.

venerdì 6 gennaio 2012

L'audit, uno strumento essenziale per rivelare le origini del "debito" negli Stati Uniti e in Europa


Maria Lucia Fattorelli, Fonte: rivoltaildebito
Questo è il testo di riferimento della relazione presentata dall’autrice al Seminario sull’audit del debito organizzato a Liegi il 12 e 13 dicembre scorso dal CADTM, il Comitato per l’annullamento del debito del terzo mondo (www.cadtm.org). Il testo è stato tradotto da Aldo Zanchetta per la Campagna del congelamento del debito ed è disponibile anche sul sito della campagna: http://cnms.it/campagna_congelamento_debito. I riquadri e alcune note sono opera del traduttore come pure le sottolineature.
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La recente crisi del debito negli Stati Uniti e le nuove informazioni sugli attuali problemi economici dei paesi europei rivelano il modo in cui il debito pubblico è stato utilizzato a beneficio del settore bancario e finanziario.
E’ necessario innanzi tutto sottolineare che il debito pubblico non è in sé un fatto negativo. Infatti dovrebbe trattarsi di un importante strumento di finanziamento delle politiche pubbliche, una delle ragioni per le quali gli Stati sono autorizzati a contrarre dei debiti, evidentemente sotto certi limiti e condizioni. I prestiti devono consentire di ottenere dei fondi che, sommati alle altre entrate fiscali, consentono al governo di svolgere il proprio ruolo soddisfacendo i bisogni di base della popolazione.
Tuttavia molti studi, audit e inchieste hanno già rivelato che invece di contribuire al progresso delle politiche pubbliche, certe somme significative registrate come debito pubblico non corrispondono a denaro ottenuto mediante prestiti. Inoltre una gran parte del debito sovrano viene utilizzato per pagare interessi e ammortamenti di debiti precedenti la cui contropartita non è nota.

AUDIT: Attività atta a determinare tramite indagine l’adeguatezza ed aderenza di un processo o organizzazione a stabilite procedure, istruzioni operative, specifiche, standard ed altri requisiti funzionali e a verificarne l’applicazione.

Definizione redatta da Monica Dongili su Tesionline

Si può identificare facilmente il problema principale: lo strumento del debito pubblico si trasforma in un mezzo di distrazione di risorse pubbliche. La mancanza di trasparenza in questi processi e la grande quantità di privilegi –sia a livello giuridico che finanziario, con numerose ramificazioni- consente di affermare che questo modello funziona come un “sistema debito” a beneficio di un settore ristretto dei mercati finanziari.

Il “sistema debito” è un affare molto redditizio. Il sistema finanziario privato è un complesso di attori depositari di una serie di privilegi giuridici, politici, finanziari e economici. Questi attori sono grandi imprese con alla loro testa grandi banche e potenti agenzie di rating.
Negli Stati uniti questo sistema si è recentemente mobilitato per salvare le banche dall’imminente rischio di fallimento. La dimensione di questo piano di salvataggio è stata rivelata il 21 luglio scorso dal senatore Bernie Sander1 che ha presentato i risultati di un audit realizzato dal Government Accountability Office2 (commissione di inchiesta del Congresso incaricata dell’esame della contabilità pubblica). Questo rapporto dimostra che la Federal Riserve (FED) fra il dicembre 2007 e il giugno 2010 ha speso circa 16.000 miliardi di dollari per i piani di salvataggio, ammontare trasferito direttamente (e segretamente ndt) alle banche e alle grandi imprese applicando un tasso di interesse vicino allo zero.
Le rivelazioni di questo rapporto di audit governativo forniscono sicuramente uno degli esempi più rimarchevoli dei privilegi del settore finanziario la cui crisi ha costituito il primo passo dell’attuale crisi del debito sovrano non solo negli Stati uniti ma anche in Europa. Queste somme erogate dalla FED superano il totale del debito pubblico statunitense (stimato attualmente in 14.500 miliardi di dollari) e del prodotto nazionale lordo (14.300 miliardi di dollari nel 2010).
L’audit di questa operazione deve proseguire perchè mostra chiaramente come immensi debiti privati vengono trasformati in debiti pubblici. I principali beneficiari di queste erogazioni della FED sono, secondo il rapporto:

Citigroup : 2 500 milliardi di dollari (2 500 000 000 000)
Morgan Stanley : 2 040 “ “ (2 040 000 000 000)
Merrill Lynch : 1 949 “ “ (1 949 000 000 000)
Bank of America : 1 344 “ “ (1 344 000 000 000)
Barclays PLC (GB) : 868 “ “ (868 000 000 000)
Bear Sterns : 853 “ “ (853 000 000 000)
Goldman Sachs : 814 “ “ (814 000 000 000)
Royal Bank of Scotland (GB) : 541 “ “ (541 000 000 000)
JP Morgan Chase : 391 “ “ (391 000 000 000)
Deutsche Bank (Germania) : 354 „ „ (354 000 000 000)
UBS (Suisse) : 287 „ „ (287 000 000 000)
Crédit Suisse (CH) : 262 “ “ (262 000 000 000)
Lehman Brothers : 183 “ “ (183 000 000 000)
Bank of Scotland (GB) : 181 “ “ (181 000 000 000)
BNP Paribas (France) : 175 “ “ (175 000 000 000)

Queste somme mostrano i privilegi del settore finanziario il quale, oltre a questi enormi prestiti della FED, ha ricevuto altre somme significative dal Tesoro sia direttamente che tramite altri piani di salvataggio i quali hanno utilizzato una parte consistente delle entrate fiscali. Questo mentre i contribuenti subivano una crescente disoccupazione, una riduzione dei programmi sanitari e tagli in altri settori della sicurezza sociale che, tutti assieme, rimodellano la struttura sociale e conducono all’aggravio delle condizioni sociali con disuguaglianze ben più gravi di quelle nel corso degli ultimi decenni. Questo può spiegare perché manifestazioni del tipo di “Occupy Wall Street” guadagnano terreno.

Un Audit sul debito anche in Italia

di Salvatore Cannavò. Fonte: ilfattoquotidiano
Se si guardano i presidenti del Consiglio degli anni di maggior picco nella formazione del debito pubblico italiano, i responsabili della situazione hanno il nome e cognome degli uomini della nomenklatura democristiana, e poi socialista, che ha retto il paese per circa cinquant’anni. E che il debito pubblico abbia radici clientelari e truffaldine è indubbio. Ma la dilatazione dei debiti è stata anche una precisa scelta delle politiche compiute in Europa negli ultimi dieci-quindici anni che hanno visto l’applicazione di politiche neoliberiste basate su ipotesi di riduzione della pressione fiscale con la diminuzione delle tasse verso gli strati più alti della società o verso le società private.

La spesa sociale in rapporto al Pil, infatti, in Italia è in linea con le entrate fiscali tra il 1980 e il 1990 e poi addirittura si riduce. Se nel 1960 la spesa per sanità era il 10,5 del Pil nel 1994 sale al 10,7, cioè resta ferma. La spesa per Istruzione scende dal 10,9 al 9 per cento mentre la famigerata spesa pensionistica passa dal 32,9 per cento del 1960 al 33,6 per cento del ’94. Se si fa la somma dalle manovra varate dal governo Amato del 1992 in poi, si supera la soglia dei 500 miliardi di euro. Di tagli e “sacrifici”.

Contestualmente, abbiamo assistito a una miriade di finanziamenti a pioggia, di incentivi, defiscalizzazioni che Marco Cobianchi nel saggio “Mani bucate” (Chiarelettere, 2011) ha stimato in 30-40 miliardi l’anno. Altro che spesa per le pensioni o per lo stato sociale.

Poi la politica fiscale. Secondo i dati Eurostat, dal 2000 al 2010 la pressione fiscale dell’Europa a 27 è passata dal 44,7 al 37,1 per cento con una riduzione del 7,6 per cento. Le imposte sui redditi delle società sono passate dal 31,9 al 23,2 con una riduzione dell’8,7 per cento. Se la pressione complessiva in Italia è rimasta più o meno stabile, riducendosi solo dello 0,3 per cento in dieci anni – e, comunque, destinata ad aumentare per effetto delle manovre economiche dell’ultimo governo Berlusconi - quella sui redditi delle società è passata dal 41,3 per cento al 31,4 con una riduzione del 9,9 per cento.

lunedì 2 gennaio 2012

Un audit sul debito pubblico

da il Manifesto. Fonte: dirittiglobali
Noi vogliamo fare nostra la proposta che ha già raccolto decine di migliaia di adesioni in Francia (tra i promotori Susan George, Francois Chesnais, Etienne Balibar, consultabile su www.audit-citoyen.org, e rilanciata in Italia dalla campagna Rivolta il debito) di una commissione in grado di visionare il debito pubblico, come è è contratto, a favore di chi e di quali interessi.
Facciamo nostra la proposta per rivedere in profondità l'entità del debito pubblico italiano accumulato nel tempo per favorire rendite, profitti, interessi di casta e di una ristretta élite e non certo per favorire le spese sociali, l'istruzione, la cultura, il lavoro. Una proposta che serve per impostare un'altra politica economica, del tutto alternativa a quella avanzata in questi anni dai vari governi che si sono succeduti e improntata alla redistribuzione della ricchezza, alla valorizzazione dei beni comuni, del lavoro, del welfare, dell'ambiente contro gli interessi del profitto e della speculazione finanziaria. Una politica economica per il 99% contro l'1% del pianeta.
Mario Agostinelli, Marco Bersani, Marco Bertorello, Fausto Bertinotti, Piero Bevilacqua, Fabrizio Burattini, Maria Grazia Campari, Salvatore Cannavò, Massimo Carlotto, Giulietto Chiesa, Lidia Cirillo, Danilo Corradi, Fabiola Correale, Giorgio Cremaschi, Andrea Fumagalli, Francesco Gesualdi, Paola Guazzo, Pierpaolo Leonardi, Gigi Malabarba, Eva Mamini, Angelo Mastrandrea, Christian Marazzi, Circolo Maurice glbtq Torino, Roberto Musacchio, Loretta Napoleoni, Giovanna Ricoveri, Giovanni Russo Spena, Giorgio Sestili, Piergiorgio Tiboni, Fabrizio Tommaselli, Antonio Tricarico, Gianni Vattimo, Guido Viale, Aldo Zanchetta
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Una commissione d'indagine sul debito pubblico
Francesco Gesualdi * Fonte: ilmanifesto

Gli obiettivi dell'oligarchia sono arricchirsi con gli interessi e mettere le mani su servizi pubblici e beni comuni. Solo un audit sulla spesa pubblica ci darebbe le indicazioni per un piano equo di uscita dal debito
Il debito pubblico non è più una questione di ordinaria politica. È diventata una guerra che, a seconda di chi la vincerà, potrà avere effetti devastanti per la democrazia e lo stato sociale dei prossimi trecento anni.
In campo ci sono le comunità nazionali contro i poteri della finanza, ma più che di scontro bisognerebbe parlare di assedio. Disgraziatamente, il vantaggio è delle oligarchie della finanza e non per merito proprio, ma per il tradimento della classe politica che mentre distraeva i cittadini con spettacoli di bassa demagogia, spalancava i portoni nazionali all'esercito mercantilista affinché i suoi guerrieri occupassero tutti i posti strategici. Ed oggi che l'intera economia mondiale è sottomessa al loro dominio e che le loro regole sono applicate come fossero leggi della natura, tutti si affrettano a dirci che non c'è altro da fare se non accettare i diktat dei mercati, ossia dei signori della finanza, che usano la speculazione e ogni altra strategia di ricatto per raggiungere i loro obiettivi, fondamentalmente tre.
Il primo: fare aumentare i tassi di interesse affinché una quota crescente di ricchezza prelevata alla collettività, finisca nelle loro tasche invece che ai servizi pubblici. Così scopriamo che il debito pubblico è un meccanismo parassitario per consentire ai benestanti di vivere di rendita senza colpo ferire. Un meccanismo di redistribuzione alla rovescia, che prende a tutti per regalare ai più ricchi. Nel 2010 la quota di entrate tributarie regalata ai signori della finanza è stata pari al 15,6% corrispondente a 70 miliardi di euro. Ma dopo le bordate speculative degli ultimi mesi, i tassi di interesse sui titoli di stato sono quasi raddoppiati e per il 2012 ci si aspetta un aumento della spesa per interessi di 10-15 miliardi di euro. Soldi che in parte anche il governo Monti andrà a pescare dove ce n'è e dove è facile prenderli, ossia nella cassa pensioni. E mentre tutti sentenziano che per una questione di equità intergenerazionale è un dovere sacrosanto andare in pensione a 70 anni, ci nascondono che il vero obiettivo non è garantire soldi ai giovani, ma assicurare un pizzo sempre più alto ai signori della finanza che hanno fatto buon apprendistato alla scuola dei padrini.
Il secondo obiettivo è mettere le mani sui servizi pubblici che possono procurare profitto. Non solo acqua e rifiuti, ma anche sanità, poste, istruzione, trasporti, viabilità, addirittura il sistema penitenziario come mostra l'esperienza statunitense. La strategia per convincerci a passare al mercato, è stata sviluppata in due tempi. Prima ci hanno fatto un buon lavaggio del cervello per convincerci che privato è buono, pubblico è cattivo. Poi, ci hanno procurato una buona crisi finanziaria per convincerci che quand'anche volessimo, il pubblico non ha i mezzi per garantirci i servizi. Tutto sembra accidentale, ma sappiamo che la dottrina

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