Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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sabato 27 aprile 2013

I Brics novità dal mondo. Quando ne parliamo?

Autore: Leonardo Masella - controlacrisi - 
Il sito del Sole 24 Ore ha descritto l’incontro dei paesi del Brics che c’è stato a Durban il 26 e 27 marzo, totalmente sottaciuto dal resto della nostra stampa e dalle nostre Tv, in questo modo: "Sono le economie più dinamiche del mondo e vogliono continuare a crescere, per contare sempre di più sullo scenario globale. Sono i Paesi Brics - Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica - che a Durban si incontrano per un summit nel quale tracciare le strategie comuni. "Recentemente - spiega Goolam Ballim, capo economista della Standard Bank - sembra che questi Stati abbiano costituito un'alleanza per dare vita a una sorta di entità politica, nel senso che hanno interessi comuni e possono portarli avanti in modo multilaterale, facendo valere le proprie istanze su temi cruciali come i cambiamenti climatici, il commercio e le tensioni monetarie". Tradizionalmente, il flusso commerciale si muoveva dai Brics verso le nazioni occidentali, ma negli ultimi tempi si è registrata un'inversione di tendenza, con collaborazioni tra loro e sempre più esportazione delle proprie tecnologie. E così è un fatto normale oggi che un'azienda aerospaziale sudafricana sigli l'intesa continentale con la Russian Helicopters. "Non stiamo riducendo i legami con le compagnie occidentali - spiega Mike Kgobe, direttore della Denel Aviation - e continueremo a mantenerli. Ma crediamo che stabilirne di nuovi sia solo una buona cosa per il Sudafrica".Il fatto che questo summit, il quinto dei Paesi Brics, si tenga in Africa assume un valore particolare: proprio sullo sviluppo del Continente Nero si giocano infatti molte delle scommesse delle potenze emergenti. Scommesse che potrebbero, in tempi relativamente brevi, ribaltare gli equilibri globali del potere."
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Faccio notare che i cinque paesi di cui parliamo rappresentano il 40% della popolazione mondiale e quasi un terzo del PIL mondiale in termini di potere di acquisto comparato. In poco più di un decennio, il PIL combinato dei BRICS è cresciuto da circa 3.000 miliardi di dollari a più di 13.000 miliardi. Gli investimenti diretti esteri nelle cinque nazioni sono più che triplicati negli ultimi dieci anni, fino a una cifra stimata di 263 miliardi, nel 2012. Mentre gli scambi intra-BRICS sono saliti da 27 miliardi nel 2002 a 282 miliardi nel 2012.
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Questo vertice ha sancito una novità, nel lancio del progetto della creazione della Banca per lo Sviluppo BRICS, che avrà come scopo principale il sostegno a progetti di infrastruttura e sviluppo sostenibile e consentirà ai paesi del BRICS di usare le proprie monete per gli scambi commerciali fra di loro, includendo uno yuan globalmente convertibile, fuoriuscendo per la prima volta dal dominio del dollaro.
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La BRICS Development Bank venne proposta dall’India al vertice dello scorso anno, in risposta alle critiche da parte delle nazioni in via di sviluppo verso gli attuali creditori come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, dominati dai governi occidentali. I Paesi BRICS dichiarano, inoltre, che l’attuale equilibrio del potere globale è impraticabile, mentre le istituzioni come Banca Mondiale, FMI e Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono irrilevanti davanti ai problemi dell’economia globale.
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I leader di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa hanno anche ratificato in questo vertice di Durban due accordi: un accordo multilaterale per il cofinanziamento infrastrutturale per l’Africa, e uno per la cooperazione multilaterale nel co-finanziamento dello sviluppo sostenibile. Uno dei risultati più importanti del vertice di quest’anno è la formazione di un nuovo Consiglio per gli affari dei BRICS composto da cinque membri per ciascuno dei Paesi membri. Il Consiglio si riunirà due volte all’anno e presenterà una relazione in ciascuna delle riunioni annuali dei BRICS. Gli obbiettivi chiave del Consiglio sono il rafforzamento delle relazioni commerciali, la promozione dei rapporti commerciali, del trasferimento tecnologico e della cooperazione nei settori bancario, dell’economia verde, della produzione e dell’industrializzazione.
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Questo vertice ha smentito sia l’esistenza di divisioni fra i paesi del BRICS sia una crisi economica della Cina, speranze su cui puntavano commentatori americani ed europei. A smentita della crisi cinese, portiamo il parere di Jim O’Neil, di Goldman Sachs, che segnala che anche se la Cina è cresciuta economicamente “solo” del 7,7% nel 2012 “ha creato, in 11 settimane e mezza, l’equivalente dell’economia greca”. Secondo O’Neil il rallentamento della Cina è stato “strutturale e ciclico”, un ciclo pianificato per riuscire a controllare il riscaldamento e l’inflazione.
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Di fronte a questo processo i punti di valutazione politica che non solo la sinistra ma ogni persona di buon senso dovrebbe fare sono sinteticamente i seguenti:
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1) Siamo di fronte ad una novità e ad una tendenza mondiale. Mentre assistiamo ad una crisi economica occidentale assolutamente inedita dal dopoguerra, si manifesta incontestabilmente una crescita inarrestabile dei BRICS e di altri paesi del Sud del mondo. Il Sud globale ex-colonizzato sta superando ad una velocità vertiginosa il Nord ex-colonizzatore nella gara economica.
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2) Ci sono caratteristiche comuni dei paesi del Brics che li hanno messi al riparo dalla crisi ? Di sicuro ce ne sono due: un ruolo forte dello Stato nel controllo dei processi economici, del potere dei grandi gruppi monopolistici e del sistema finanziario; economie a prevalenza produttiva rispetto alla finanza.
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3) Nei cinque paesi del BRICS c'è la presenza di forti e influenti partiti comunisti al governo o con influenza di massa sui governi, cosa questa di cui nessun organo di informazione occidentale dice mai niente (nella tesi bugiarda della sparizione dei comunisti dopo il crollo dell’Urss).
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In conclusione, pur senza fare di questi paesi modelli validi per il nostro o per i nostri paesi europei, per le grandi diversità storiche, culturali, istituzionali, sociali esistenti, molte delle quali vanno però riducendosi, ci sono degli insegnamenti da trarre e quanto meno, quando si parla di crisi, c’è da fare una valutazione mondiale e non solo limitata al sempre più stretto occidente.
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Leonardo Masella, 25 aprile 2013

martedì 3 luglio 2012

L'esempio di Cipro

L'esempio di Cipro: sottrarsi alla morsa Ue diversificando le proprie relazioni economiche
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di Fausto Sorini
Cipro è l'unico paese dell'Unione europea ad avere un Presidente comunista, il compagno Dimitris Christofias, e dal 1° luglio presiederà per 6 mesi il Consiglio dell'Ue. Certo non potrà far molto, dati i rapporti di forza e di classe interni all'Unione, ma un esempio di come affrontare con senso della dignità e sovranità nazionale, il presidente compagno ce l'ha dato nei giorni scorsi. Il Corriere della Sera (26 giugno 2012) ci informa che “il governo cipriota, che necessita di un'assistenza finanziaria pari a circa 4 miliardi di euro, oltre che rivolgere la sua richiesta agli istituti finanziari dell'Ue per una cifra pari a 1,8 miliardi di euro, si è rivolto anche ad altri paesi extra-Ue come Russia e Cina per accordi bilaterali di aiuti”.

E, scrivono il Corriere e il Sole 24 ore dello stesso giorno, che “da Mosca Cipro ha già ricevuto 2,5 miliardi”, e sarebbe “orientata a chiederle un secondo prestito bilaterale fra i 3 e i 5 miliardi”. Tali prestiti, come è noto per chi conosce le regole cui si attengono i Paesi del BRICS, vengono concessi senza quelle condizioni capestro in termini di interessi, vincoli e pretese di interferenza nella politica interna dei paesi interessati, con modalità assai diverse da quelle in uso nell'Unione europea e nella BCE, che sborsano a condizione che i paesi destinatari del credito si assoggettino a quei rigidi diktat di massacro sociale e di rigore in versione “fiscal compact” che abbiamo visto operare nel caso estremo della Grecia, ma anche nell'Italia del governo Monti.
Questa logica – al di là del merito – umilia e vanifica la sovranità nazionale dei singoli paesi; sovranità che in nome dell'”Europa politica più integrata e federale”, i poteri forti di questa Ue neo-imperialista ed euro-atlantica vorrebbero rendere ancora più subalterni agli interessi dei centri dominanti del capitalismo europeo (altro che “Europa dei popoli”!). Nessuno si faccia fuorviare da certa retorica “europeista” che a volte viene bevuta anche a sinistra senza il minimo senso critico: questa Unione europea “più politica e integrata” che proprio in questi giorni hanno discusso a Bruxelles i vari Merkel, Hollande, Monti, Cameron, con la benedizione del presidente Obama e del nostro Napolitano, è una Unione in cui, per dirla sempre col Corsera, “Bruxelles potrà riscrivere i bilanci dei singoli Stati”; per cui “la Finanziaria di uno Stato che abbia i conti in disordine sarà esaminata in Europa prima ancora di approdare in Parlamento”. E “sarebbe di fatto riscritta a Bruxelles se non convince, e con la pena di multe salate se non si adeguasse”.Ecco perchè la piccola Cipro indica le linee generali di una ipotesi alternativa che potrebbe valere anche per l'Italia, se essa fosse guidata da un governo non succube della Nato e della Ue. Stare o non stare nell'UE e/ nell'euro, non è un dibattito che può essere impostato in modo astratto (la Svizzera e la Norvegia non fanno parte dell'Ue ma sono fortemente integrate nella politica del continente; idem per la Svezia e la Gran Bretagna che sono nell'Ue ma non fanno parte dell'eurozona...). Né tale dibattito può essere risolto con battute semplicistiche secondo cui Ue e euro sono tabù intoccabili, soprattutto a sinistra, che non tengono conto che l'Ue di oggi, nella crisi mondiale, è divenuta cosa assai diversa di quella che fu l'idea di Europa dall'Atlantico agli Urali che in un contesto storico completamente diverso da quello presente affascinò (e illuse) anche alcune personalità di indiscusso profilo progressista, socialdemocratiche e non. La socialdemocrazia liberale europea di oggi, nella sua grande maggioranza e nei suoi assi portanti, non è portatrice di un disegno sostanzialmente alternativo di Europa rispetto a quello delle forze conservatrici imperniate sul Partito popolare europeo: e nel contesto italiano ciò viene messo in luce dalla straordinaria sintonia in materia di Ue che plasticamente ci trasmette il patto strategico tra Casini e Bersani, che in questo profilo “europeista” si colloca organicamente.Siamo chiari: non stiamo ammiccando a rigurgiti di tipo nazionalista o isolazionista che sarebbero fuori dalla storia. Il vero dibattito (e scontro) mondiale sulle questioni valutarie allude ormai – grazie alla spinta che viene dai BRICS, dal Giappone, e soprattutto dalla Cina - all'esigenza secondo cui è ora di porre fine - sia pure gradualmente e possibilmente senza pagare il prezzo di una terza guerra mondiale – al signoraggio neo-imperialista di certe valute (e di certi paesi) rispetto ad altri. Il tema all'ordine del giorno è ormai quello di un sistema valutario internazionale concordato mondialmente e che inevitabilmente porti con sé la fine del primato del dollaro, ma anche di un euro sempre più dominato da un rinascente imperialismo tedesco che – in un contesto dialettico di competizione-concertazione con l'alleato americano - vuole ormai dettare le sue condizioni ai popoli europei.Quello che la piccola Cipro ci indica, in piena autonomia dalla Nato e dai condizionamenti più pesanti di questa Ue di cui essa pure fa parte, è l'esigenza di una diversificazione delle proprie relazioni economiche, politiche, finanziarie dentro e fuori la Ue, con una sguardo attento ai BRICS e a quelle grandi potenze emergenti, come Russia e Cina, che, diversamente dai poteri forti della Ue, concedono prestiti (si pensi alla politica cinese in Africa) senza pretendere di interferire nella politica economica interna dei paesi debitori: semmai stabilendo con essi rapporti di cooperazione mutualmente vantaggiosi, nel rispetto rigoroso delle rispettive sovranità, così come dovrebbe essere in un nuovo ordine mondiale democratico, di cooperazione e di pace. Che non è certo quello che oggi ci viene prefigurato dalla cosiddetta “comunità euro-atlantica” di cui l'Italia e il suo governo sono ancora scandalosamente succubi. E che mentre tratta a Bruxelles come contemperare gli interessi dei poteri forti dei vari paesi, si prepara alla guerra alla Siria.
da Marx21

lunedì 2 aprile 2012

BRICS – Banca Sviluppo senza Dollari, declino delle vecchie potenze economiche

- verdemoneta -
Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, Stanno per dar vita ad una banca per lo sviluppo, in più scambieranno tra loro le merci in valuta locale, il Dollaro perde così il suo ruolo di valuta di riferimento, una spallata al modo di governare la finanza da parte delle attuali istituzioni.

Non manca certo la determinazione ai paesi che formano i BRICS, acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, infatti dal 4° vertice che si è appena svolto a New Delhi sono arrivate delle conclusioni a dir poco temibili.

Le decisioni prese rischiano infatti, e forse hanno proprio lo scopo, di mettere in crisi le istituzioni finanziarie statunitensi ed europee, ponendole di fronte ad una scelta, cominciare realmente a fare qualcosa per uscire dalla crisi o soccombere.

Non è un caso che i BRICS rappresentino le economie emergenti, per cui non è un caso che i loro vertici siano ben diversi dai vari G-Vertici ( G8, G20).

Sino ad ora ogni appuntamento tra i leader di questi stati ha visto prevalere una caratteristica comune, la voglia di fare, per cui dinamismo e concretezza.

Cosa è successo in questo vertice ? Qualcosa di estremamente importante, un segnale chiaro di come i BRICS non sopportano più l’ immobilismo delle maggiori economie industrializzate.

Per prima cosa si è deciso di attivare ufficialmente l’ iter per la creazione di una nuova Banca per lo Sviluppo che possa supportare i paesi più poveri.

La mancanza di considerazione per le persone “meno fortunate” è uno degli atti d’accusa rivolta ai paesi sviluppati e alle istituzioni finanziarie esistenti, non è la prima volta che i BRICS la portano all’ attenzione delle cronache solo che questa volta non è stato un semplice ammonimento.

Le vecchie decrepite istituzioni finanziarie europee e statunitensi, non sono riuscite e non hanno alcuna intenzione di aiutare i paesi poveri che continuano a restare isolati nel loro faticoso percorso verso uno scenario migliore.

Indi per cui traendo spunto dal modello della Banca Mondiale, a breve sarà attivata una istituzione per i bisogni e le necessità di quella parte del mondo ancora oggi esclusa dai giochi di potere economico.

Ma questo non è il problema principale, anzi tanto di cappello ai BRICS per l’ iniziativa.

venerdì 30 marzo 2012

BRICS

La foto dell'incontro di New Delhi tra le cinque maggiori economie emergenti: si è parlato di Iran, Siria e di creare un'alternativa alla Banca Mondiale

29 marzo 2012 - ilpostit -
Oggi si è tenuto a New Delhi, in India, il quarto incontro annuale dei capi di stato dei BRICS, le cinque maggiori economie emergenti mondiali (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). La sede dell’incontro era il lussuoso Taj Palace nel centro della capitale indiana. È la prima volta che l’incontro si tiene in India.

Uno dei temi principali è stata la creazione della prima istituzione comune dei BRICS, una banca internazionale per il finanziamento di infrastrutture e di progetti nei paesi in via di sviluppo, che nelle intenzioni dovrebbe costituire un’alternativa ad altre istituzioni finanziarie multilaterali come la Banca Mondiale e la Banca Asiatica per lo Sviluppo. Il secondo tema principale è stata la diplomazia internazionale, e in particolare la crisi siriana e i difficili negoziati con l’Iran sul programma atomico del paese. Per entrambe le situazioni, i BRICS hanno sottolineato che l’unica soluzione possibile è il negoziato pacifico e hanno rifiutato con decisione qualsiasi uso della forza. I BRICS hanno anche detto di sostenere il processo di pace promosso per la Siria dall’inviato internazionale nel paese, l’ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan.

Secondo il Financial Times, l’incontro ha fallito in almeno un obbiettivo importante, che avrebbe dato vero risalto internazionale all’incontro: le grandi differenze che esistono tra i cinque paesi dei BRICS, sia dal punto di vista economico che degli interessi diplomatici, hanno impedito di trovare un accordo su un candidato comune per la presidenza della Banca Mondiale, che potesse bilanciare la candidatura di Jim Yong Kim sponsorizzata dagli Stati Uniti e rappresentare i paesi del mondo in via di sviluppo, come il ministro delle finanze nigeriano Ngozi Okonjo-Iweala.

La sigla BRIC venne coniata per la prima volta dalla banca di investimenti statunitense Goldman Sachs, e Brasile, Russia, India e Cina si incontrarono nel primo incontro internazionale solo nel 2009. Lo scorso anno, durante la terza riunione tenutasi in Cina, al gruppo si è aggiunto anche il Sudafrica.

Nei giorni precedenti all’incontro ci sono state manifestazioni di centinaia di tibetani in esilio in India, che hanno protestato contro la presenza del presidente cinese Hu Jintao: lunedì 26 marzo, un attivista ventisettenne, Jamphel Yeshi, si è dato fuoco a New Delhi durante una di queste manifestazioni. Due giorni dopo è morto per le ustioni. È stata la prima persona che ha messo in atto questo tipo di protesta al di fuori della Cina, dove dallo scorso marzo altre trenta persone si sono uccise per protesta contro la repressione cinese nella regione tibetana.

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