Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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martedì 20 novembre 2012



Avram Noam Chomsky  (* 7. Dezember 1928 in Philadelphia, Pennsylvania, USA) ist Professor für Linguistik am Massachusetts Institute of Technology (MIT), einer der weltweit bekanntesten linken Intellektuellen und seit den 1960er Jahren einer der prominentesten Kritiker verschiedener Aspekte der US-amerikanischen Politik.

The incursion and bombardment of Gaza is not about destroying Hamas. It is not about stopping rocket fire into Israel, it is not about achieving peace.

The Israeli decision to rain death and destruction on Gaza, to use lethal weapons of the modern battlefield on a largely defenseless civilian population, is the final phase in a decades-long campaign to ethnically-cleanse Palestinians.

Israel uses sophisticated attack jets and naval vessels to bomb densely-crowded refugee camps, schools, apartment blocks, mosques, and slums to attack a population that has no air force, no air defense, no navy, no heavy weapons, no artillery units, no mechanized armor, no command in control, no army… and calls it a war. It is not a war, it is murder.

When Israelis in the occupied territories now claim that they have to defend themselves, they are defending themselves in the sense that any military occupier has to defend itself against the population they are crushing. You can't defend yourself when you're militarily occupying someone else's land. That's not defense. Call it what you like, it's not defense.

 Noam Chomsky

venerdì 2 novembre 2012

Noam Chomsky: Chi possiede il mondo?

Fonte: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
          
AMY GOODMAN: Siamo a Portland, Oregon, nell'ambito del tour in 100 città organizzato dalla Maggioranza ridotta al silenzio. Questa settimana in cui il presidente Obama e l’aspirante alla presidenza, Mitt Romney hanno fatto un dibattito su problemi di politica estera, e sull’economia, noi ci rivolgiamo a Noam Chomsky, dissidente politico famoso in tutto il mondo, linguista, scrittore, e professore al MIT. In un recente discorso, il professor Chomsky ha esaminato argomenti in gran parte ignorati o soltanto accennati durante la campagna elettorale, dalla Cina alla Primavera Araba, al riscaldamento globale e alla minaccia nucleare posta da Israele contro l’Iran. Ha parlato il mese scorso all’Università del Massachusetts ad Amherst a un evento sponsorizzato dal Center for Popular Economics. La sua conferenza era intitolata. “Chi possiede il mondo?”
NOAM CHOMSKY: quando pensavo a queste osservazioni, avevo in mente due argomenti, non riuscivo a decidere quale dei due scegliere, in effetti molto ovvii. Uno è: quali sono i problemi più importanti che dobbiamo affrontare? Il secondo è: quali problemi non si stanno trattando seriamente – o per nulla – in questa follia quadriennale in corso che si chiama elezione? Mi sono però reso conto che non c’è un problema; non è una scelta difficile: sono lo stesso argomento. E ci sono delle ragioni che sono di per se stesse molto significative. Mi piacerebbe tornare su questo punto fra un momento. Prima dirò alcune parole sul contesto, iniziando dal titolo che è stato annunciato: “Chi possiede il mondo?”
In realtà, una bella risposta a questa domanda è stata data tanti anni fa da Adam Smith, una persona che ci si aspetta che adoriamo, ma che non leggiamo. Era un po’ sovversivo quando lo si legge. Si riferiva alla nazione che era la più potente del mondo ai suoi tempi, e, naturalmente, era la nazione che lo interessava, cioè l’Inghilterra. E ha fatto notare che in Inghilterra gli architetti della politica sono coloro che possiedono la nazione: e che ai suoi tempi erano i mercanti e i produttori di merci. E ha detto che essi si assicurano di disegnare le linee politiche, in modo che i loro interessi vengano seguiti in modo particolare. La politica è al servizio dei loro interessi, per quanto sia doloroso l’impatto sugli altri, compreso il popolo inglese.
Smith era, però un conservatore vecchia maniera con principi morali, quindi ha aggiunto le vittime dell’Inghilterra, le vittime di quella che chiamava “l’ingiustizia selvaggia degli Europei”, dimostrata specialmente in India. Ebbene, non aveva illusioni su chi fossero i proprietari, quindi, per citarlo di nuovo, “Tutto per noi stessi e nulla per le altre persone, sembra, in ogni età del mondo, essere stata la ignobile massima dei padroni del genere umano.” Era vero allora; è vero adesso.
La Gran Bretagna ha mantenuto la sua posizione come potenza mondiale dominante quando il ventesimo secolo era già cominciato da un pezzo, malgrado il suo declino progressivo. Alla fine della seconda guerra mondiale, il dominio si era spostato rapidamente nelle mani dell’ultimo arrivato al di là del mare, gli Stati Uniti, di gran lunga la società più potente e ricca nella storia del mondo. La Gran Bretagna poteva aspirare soltanto ad essere il suo socio meno anziano, come aveva mestamente riconosciuto il Foreign Office britannico (il mistero degli esteri). In quel momento, il 1945, gli Stati Uniti possedevano letteralmente la metà della ricchezza mondiale, incredibile sicurezza, controllavano l’intero emisfero occidentale, entrambi gli oceani, le sponde opposte di entrambi gli oceani. Non c’è nulla, non c’è mai stato nulla del genere nella storia.
E i pianificatori lo hanno capito. I pianificatori di Roosvelt si incontravano durante la Seconda guerra mondiale per disegnare il mondo del dopo guerra. Erano molto sofisticati al riguardo, e i loro piani sono stati abbastanza messi in pratica. Volevano assicurarsi che gli Stati Uniti avrebbero controllato quella che chiamavano una “grande area” che avrebbe incluso, sistematicamente l’intero emisfero occidentale, tutto l’Estremo Oriente, l’ex Impero britannico, di cui gli Stati Uniti avrebbero preso il controllo, e il più possibile dell’Eurasia – cosa di importanza cruciale – i suoi centri di commercio e di industria in Europa occidentale. E nell’ambito di questa area, dicevano, gli Stati Uniti avrebbero mantenuto un potere indiscutibile con una supremazia militare ed economica, assicurando nello stesso tempo la limitazione di qualunque esercizio di sovranità da parte di stati che potessero interferire con questi disegni globali.
Quelli erano piani piuttosto realistici a quell’epoca, data l’enorme disparità di potere. Gli Stati Uniti erano stati di gran lunga il più ricco paese del mondo perfino prima della Seconda Guerra mondiale, sebbene non ne fossero ancora i principali protagonisti mondiali. Durante la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti avevano guadagnato moltissimo. La produzione industriale era quasi quadruplicata, e ci aveva fatto uscire dalla depressione economica. I rivali nell’industria sono stati rovinati o seriamente indeboliti. Era dunque un sistema di potere incredibile.

domenica 19 agosto 2012

Chomsky: pericolo-Israele, gli americani lo scopriranno

- libreidee -

Ci sarebbe solo da vestirsi in giacca e cravatta e andare alle sedi delle grandi imprese, General Electric, JP Morgan Chase, alla Camera di Commercio, al “Wall Street Journal”, e spiegare gentilmente che la politica statunitense in Medio Oriente – il rapporto con Israele – è contraria ai loro interessi. Non è un segreto che il capitale privato ha una enorme influenza sulla politica del governo. Quindi se la “lobby” impone agli Stati Uniti delle politiche che sono contrarie agli interessi di questa gente che dirige effettivamente il paese, dovremmo essere in grado di convincerli. La lobby israeliana potrebbe essere neutralizzata in cinque secondi. Dobbiamo anche domandarci: perché coloro che ideano e decidono la politica del governo statunitense accettano qualcosa che è contrario ai loro interessi?

Noam ChomskyIo penso che la ragione è semplice: i principali settori del potere privato negli Stati Uniti ritengono che la politica statunitense nei confronti di Israele sia assolutamente accettabile. Perché Israele è una società ricca e avanzata. C’è in Israele un potente settore high-tech che è molto connesso con l’economia high-tech degli Stati Uniti, in entrambi i sensi. Israele è molto potente militarmente e molto connessa con l’industria militare degli Stati Uniti e anche alla strategia militare statunitense. Quando Obama dice: «Vi darò degli F35», è un aiuto a Lockheed Martin – in effetti un doppio aiuto, perché prima di tutto è il contribuente a finanziare Lockheed Martin, si inviano degli aerei ultimo grido a Israele, poi l’Arabia Saudita accetta di ricevere degli equipaggiamenti di seconda categoria.
F-35E’ quello che sta per succedere, il più grosso acquisto di materiale militare di tutti i tempi. L’Arabia Saudita ha acquistato materiale militare per 60 miliardi di dollari. Per Israele questo non costituisce un problema, si tratta di materiale di seconda categoria e quindi non possono farci granché. Ma al di là di tutto questo, i rapporti tra Israele e gli Stati Uniti sono fortissimi tanto sul piano militare che dei servizi segreti. Molte imprese statunitensi hanno costruito dei siti in Israele, Intel per esempio, il più grande fabbricante di chip informatici. Inoltre i nostri militari vanno in Israele per studiare le tecniche di guerra urbana. Israele è una testa di ponte statunitense in una regione strategicamente importante. Tutto ciò beninteso irrita l’opinione pubblica araba, cosa che non ha mai rappresentato un problema per gli Stati Uniti.
A molti statunitensi viene semplicemente in modo istintivo di pensare che gli ebrei in Israele vivono una replica della nostra storia. Si riconoscono in questo specchio, riconoscono i crociati che sono riusciti a sloggiare i pagani. C’è una analogia con la conquista del territorio nazionale negli Stati Uniti; i sionisti ricorrono anch’essi a questa analogia, assolutamente positiva dal loro punto di vista. Noi portiamo la civiltà ai barbari, è questo in definitiva il messaggio di base dell’imperialismo occidentale. E’ profondamente radicato. Non è perché la lobby è improvvisamente diventata più efficiente nel 1967. Diciamo che alcuni liberali di sinistra che prima si interessavano poco a Israele, o addirittura gli erano ostili, ne sono improvvisamente diventati ardenti sostenitori. La propaganda della lobby è sempre esistita. Di fatto prima del 1967 aveva fallito nel tentativo di fare adottare una linea più filo-israeliana dalla rivista “Commentary” e dal “New York Times”.

martedì 1 maggio 2012

Noam Chomsky: Primo Maggio

- controlacrisi - Sembra che il Primo Maggio sia conosciuto dappertutto, salvo dove ha avuto inizio, qui negli Stati Uniti d’America. E’ perché quelli al potere hanno fatto tutto quello che hanno potuto per cancellarne il vero significato. Ad esempio Ronald Reagan ha designato quello che ha chiamato il “Giorno della Legge”, una giornata di fanatismo sciovinista, una specie di affondamento extra del coltello nel movimento sindacale. Oggi c’è una rinnovata consapevolezza, cui ha dato energia l’organizzazione promossa dal movimento Occupy, a proposito del Primo Maggio e della sua rilevanza per le riforme e forse per la rivoluzione finale. Se si è rivoluzionari seri, allora non si deve andare in cerca di una rivoluzione dittatoriale, bensì di una rivoluzione popolare che si muova in direzione della libertà e della democrazia. Essa può aver luogo solo se è realizzata da una massa della popolazione, che la porta avanti e risolve i problemi. Le persone non assumeranno quell’impegno, comprensibilmente, se non avranno scoperto da sole che ci sono limiti alle riforme. Un rivoluzionario sensato cercherà di spingere le riforme ai limiti, per due buoni motivi. Primo, perché le riforme possono essere preziose di per sé. La gente dovrebbe avere una giornata lavorativa di otto ore anziché una di dodici ore. E in generale dovremmo voler agire in conformità a valori etici rispettabili. In secondo luogo, per motivi strategici, si dovrebbe mostrare che ci sono limiti alle riforme. Forse a volte il sistema di adatterà alle riforme necessarie. In tal caso, tanto meglio. Ma se non è così, allora sorgono altre domande. Forse è quello il momento in cui la resistenza è un passo necessario per superare le barriere ai cambiamenti giustificati. Forse è arrivato il momento di ricorrere a misure coercitive in difesa dei diritti e della giustizia, una forma di autodifesa. A meno che la popolazione, in generale, riconosca che tali misure sono una forma di autodifesa, non parteciperà ad essa, o almeno non dovrebbe farlo. Se si arriva a un punto in cui le istituzioni esistenti non si piegano alla volontà popolare, si devono eliminare le istituzioni. Il Primo Maggio è comincia qui a noi, ma poi è diventato una giornata internazionale a sostegno dei lavoratori statunitensi che era sottoposti a una violenza brutale e a sanzioni giudiziarie. Oggi la lotta prosegue per celebrare il Primo Maggio non come una “giornata della legge”, secondo la definizione dei leader politici, bensì come una giornata il cui significato è deciso dal popolo, una giornata radicata nell’organizzazione e nel lavoro per un futuro migliore per tutta la società. Zuccotti Park Press, un progetto dell’Adelante Alliance, un gruppo di sostegno agli immigrati con sede a Brooklyn, sta pubblicando il primo maggio ‘Occupy’, un nuovo libro di Noam Chomsky.

venerdì 30 dicembre 2011

Noam Chomsky: Il declino degli Stati Uniti


Fonte: controlacrisi
Nel numero dell’estate 2011 della rivista dell’Accademia Statunitense di Scienza Politiche, leggiamo che è un “tema comune” che gli Stati Uniti, che “solo pochi anni fa erano salutati come quelli che, a passi da gigante, sopravanzavano il mondo da colossi, con un potere senza confronti e con un’attrattiva incontrastata, sono in declino, sotto il presagio della prospettiva di una rovina finale.” E’ davvero un tema comune, diffusamente condiviso, e non senza motivo. Ma una valutazione della politica estera e dell’influenza USA all’estero, nonché della forza della sua economia interna e delle istituzioni politiche in patria suggerisce che numerosi requisiti sono a posto. Per cominciare, il declino in effetti è iniziato ed è proseguito a partire dal momento più alto della potenza statunitense appena dopo la Seconda Guerra Mondiale e la notevole retorica di molti anni di trionfalismo degli anni ’90 è stata prevalentemente autoillusoria. Inoltre il corollario comunemente ricavato – che il potere passerà alla Cina e all’India – è fortemente dubbio. Si tratta di paesi poveri con gravi problemi interni. Il mondo si sta certamente facendo più differenziato, ma nonostante il declino degli Stati Uniti non c’è, nel prevedibile futuro, alcun concorrente all’egemonia della potenza globale.

Per rivedere rapidamente un po’ della storia relativa: durante la Seconda Guerra Mondiale i pianificatori statunitensi si resero conto che gli Stati Uniti sarebbero emersi dalla guerra in una posizione di schiacciante potere. E’ chiarissimo nella storia documentale che “il presidente Roosevelt mirava all’egemonia USA nel mondo postbellico”, per citare la valutazione dello storico della diplomazia Geoffrey Warner. Furono elaborati piani per controllare quella che era chiamata la Grande Area, una regione che comprendeva l’emisfero occidentale, l’Estremo Oriente, l’ex impero britannico – comprese le cruciali riserve di petrolio del Medio Oriente – e quanta più Eurasia possibile o, al minimo, le sue regioni industriali centrali nell’Europa occidentale e negli stati dell’Europa del sud. Questi ultimi erano considerati essenziali per garantire le risorse energetiche del Medio Oriente. All’interno di questi estesi domini gli Stati Uniti dovevano conservare un “potere indiscusso” attraverso la “supremazia militare ed economica”, assicurandosi nel contempo la “limitazione di ogni esercizio di sovranità”, da parte degli stati, che potesse interferire con i loro progetti globali. Tali dottrine prevalgono tuttora anche se la loro portata si è ridotta.

I piani del tempo di guerra, che dovevano presto essere attuati diligentemente, non erano irrealistici. Gli Stati Uniti erano stati da lungo tempo la nazione più ricca del mondo. La guerra aveva posto fine alla Grande Depressione e il potenziale industriale statunitense era quasi quadruplicato, mentre i rivali erano decimati. Alla fine della guerra gli Stati Uniti possedevano metà della ricchezza del mondo e una sicurezza impareggiabile. A ciascuna regione della Grande Area fu assegnata la propria “funzione” all’interno del sistema globale. La successiva ‘Guerra Fredda’ consistette in larga misura di tentativi da parte delle sue superpotenze di imporre l’ordine nei propri domini: per l’URSS l’Europa Orientale; per gli Stati Uniti la maggior parte del mondo. Nel 1949 la Grande Area si stava già gravemente erodendo con “la perdita della Cina”, come viene comunemente chiamata. L’espressione è interessante: si può perdere soltanto ciò che si possiede. Poco tempo dopo l’Asia sud-orientale finì fuori controllo, inducendo Washington alle orrende guerre in Indocina e agli enormi massacri in Indonesia del 1985, quando il dominio statunitense fu ripristinato. Nel frattempo sovversioni e grandi violente proseguivano altrove nello sforzo di mantenere quella che viene chiamata “stabilità”, intendendo con il temine ‘subordinazione alle pretese statunitensi’.

venerdì 2 settembre 2011

Noam Chomsky: La resa di Obama

Fonte: liberoit
“Che gli Stati Uniti siano ormai in declino e debbano affrontare la prospettiva di una totale decadenza è un’opinione sempre più condivisa”, scrive Giacomo Chiozza nell’ultimo numero di Political Science Quarterly. E ha ragione. Ci sono però alcune precisazioni da fare. Innanzitutto, il declino è cominciato in realtà quando gli Stati Uniti hanno raggiunto il loro apice, cioè dopo la seconda guerra mondiale. E poi questo declino è in gran parte autoinflitto. L’opera buffa andata in scena a Washington quest’estate nello scontro sul debito pubblico tra Obama e i repubblicani del congresso ha disgustato l’intera nazione e sconcertato il mondo. Lo spettacolo è stato così misero da spaventare persino gli sponsor di questa pagliacciata. Le grandi aziende temono, infatti, che gli estremisti che hanno messo ai posti di comando possano fare a pezzi il sistema che ha garantito loro tanto a lungo ricchezze e privilegi.

Il peso delle grandi aziende sulla politica e la società statunitensi ha raggiunto un livello tale che ormai entrambi i partiti sono schierati molto più a destra della popolazione. Per l’opinione pubblica il principale problema è la disoccupazione. Oggi la crisi dei posti di lavoro può essere superata solo attraverso un intervento significativo dello stato. Per le istituzioni finanziarie, invece, in cima alla lista dei problemi c’è il deficit. E dunque è solo di deficit che si discute. Secondo un sondaggio di Washington Post e Abc News una larga maggioranza della popolazione vorrebbe risolvere il problema tassando i più ricchi (72 per cento a favore, 27 per cento contro) mentre i tagli ai programmi sanitari scontentano gran parte degli americani.

Il Program on international policy attitudes (Pipa) ha studiato l’opinione degli americani sulle possibili soluzioni alla crisi del debito. Scrive il direttore del Pipa, Steven Kull: “È evidente che sia l’amministrazione Obama sia la camera a maggioranza repubblicana non sono in sintonia con le priorità dell’opinione pubblica sul bilancio. La differenza più netta sulla spesa pubblica è che le persone vorrebbero tagli sostanziali alla difesa, mentre Obama e la camera propongono un aumento dei fondi, anche se modesto. Inoltre, la popolazione chiede un contributo per la formazione, l’istruzione e il controllo dell’inquinamento molto più consistente rispetto a quello proposto sia dalla Casa Bianca sia dalla camera”.

Il “compromesso” finale tra il presidente e il congresso – cioè la resa incondizionata all’estrema destra – è l’opposto. Quasi certamente le scelte del governo porteranno a un ulteriore rallentamento della crescita, e nel lungo periodo danneggeranno tutti tranne i più ricchi e le grandi corporation.

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