Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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giovedì 3 gennaio 2013

Sull'orlo dell'Abisso Ecologico

Fonte: il manifesto | Autore: Leonardo Boff
   - controlacrisi -    
Se consideriamo il modo in cui i padroni del Potere stanno affrontando la crisi sistemica del nostro tipo di civilizzazione, organizzata nello sfruttamento illimitato della natura, nell'accumulazione anch'essa illimitata e in una conseguente creazione di una doppia ingiustizia (quella sociale, con le perverse disuguaglianze a livello mondiale, e quella ecologica, con la destrutturazione della rete della vita che garantisce la nostra sopravvivenza), e se prendiamo anche come punto di riferimento la Cop 18 sul riscaldamento globale, realizzata alla fine di questo anno a Doha in Qatar, possiamo dire, senza esagezione: stiamo andando di male in peggio.
Proseguendo su questa strada, ci troveremo di fronte, e non manca molto, a un "abisso ecologico".
Finora non si sono prese le misure necessarie per cambiare il corso delle cose. L'economia speculativa continua a proliferare, i mercati sono sempre più competitivi, che equivale a dire sempre meno regolati, e l'allarme ecologico, rappresentato nel riscaldamento globale, viene posto praticamente di lato. A Doha è mancato solo che si desse l'estrema unzione al Trattato di Kyoto. E per ironia nella prima pagina del documento finale, che nulla ha risolto, rimandando tutto al 2015, è scritto: «Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta e questo problema deve essere affrontato urgentemente da tutti i paesi». E non lo si sta affrontando. Come ai tempi di Noè, continuiamo a mangiare, bere e apparecchiare le tavole del Titanic che sta affondando, ascoltando musica per di più. La Casa sta prendendo fuoco e mentiamo agli altri dicendo che non è niente.
Ho due motivi per arrivare a questa conclusione realista che sembra pessimista. Voglio dire con José Saramago: «Non sono pessimista; è la realtà che è pessima; io sono realista». Il primo motivo è la falsa premessa che sostiene e alimenta la crisi: l'obiettivo è la crescita materiale illimitata (l'aumento del Pil), realizzato sulla base dell'energia fossile e con il flusso totalmente libero dei capitali, specialmente quelli speculativi. Questa premessa è presente nei programmi di tutti i paesi, compreso quello del Brasile.
La falsità di questa premessa sta nel fatto che non tiene per nulla in considerazione i limiti del sistema-Terra. Un Pianeta limitato non sopporta progetti illimitati, che non possiedono sostenibilità.
Ovvero, si evita la parola sostenibilità che proviene dalla scienze della vita; la vita è non-lineare, è organizzata in reti di interdipendenza di tutti con tutti, reti che mantengono attivi i fattori che garantiscono il perpetuarsi della vita e della nostra civilizzazione.
Si preferisce parlare di sviluppo sostenibile, senza tener conto che si tratta di un concetto contradditorio perché è lineare, sempre crescente, che suppone il dominio della natura e la rottura dell'equilibrio ecosistemico.
Non si arriva ad alcun accordo sul clima perché le potenti multinazionali del petrolio influenzano politicamente i governi e boicottano qualsiasi misura che faccia diminuire i loro lucri e per questo non appoggiano le energie alternative. Cercano soltanto di aumentare ogni anno il Pil. Questo modello è rifiutato dai fatti: non funziona più né nei paesi centrali, come dimostra la crisi attuale, né in quelli periferici. O si trova un altro tipo di crescita che sia essenziale per il sistema-vita, ma che per noi deve rispettare la capacità della Terra e i ritmi della natura, o incontreremo l'innominabile.
Il secondo motivo, per il quale mi sto battendo da oltre 30 anni, è più di ordine filiosofico. Esso implica conseguenze paradigmatiche: il riscatto dell'intelligenza cordiale o emozionale per equilibrare il potere distruttore della ragione strumentale, sequestrata da secoli dal processo produttivo accumulatore. Come ci dice il filosofo francese Patrick Viveret in Por uma sobriedade feliz (Quarteto 2012), «la ragione strumentale senza l'intelligenza emozionale ci può portare perfettamente alle peggiori barbarie»; basta considerare il ridisegno dell'umanità progettato da Himmler, che culminò nella shoah, nella eliminzione di zingari e deficienti.
Se non incorporiamo l'intelligenzia emozionale alla ragione strumentale-analitica, non sentiremo mai il grido degli affamati, il gemito della Madre Terra, il dolore delle foreste abbattute e la devastazione attuale della biodiversità, nell'ordine di quasi centomila specie all'anno (E.Wilson).
Con la sostenibilità deve venire la cura, il rispetto e l'amore per tutto quello che esiste e che vive. Senza questa rivoluzione della mente e del cuore andremo, si, di male in
peggio.
 
* scrittore e teologo della liberazione brasiliano (traduzione di Antonio Lupo)

sabato 28 luglio 2012

Ogni tanto una buona notizia ...

Compostaggio di vicinato: primo impianto inaugurato a Sant'Antonino di Susa
 
Taglio del nastro per la prima delle tre compostiere collettive finanziate dalla Provincia di Torino: dopo Sant'Antonino sarà la volta di Barone Canavese e Collegno. L’assessore all'Ambiente della Provincia Roberto Ronco: “In questo modo si abbattono i costi di trasporto e di conferimento dei rifiuti, e si riducono le emissioni di CO2 in atmosfera”. Foto e videointerviste
 di Federico Vozza - ecodallecitta -
Compostaggio di vicinato: primo impianto inaugurato a Sant'Antonino di Susa L'organico, si sa, costituisce la parte più consistente dei rifiuti domestici. Partendo da questo dato e dal costo che ne deriva sul fronte dello smaltimento, la Provincia di Torino ha promosso nei mesi scorsi un bando rivolto ai Comuni per promuovere la pratica del compostaggio collettivo di vicinato, soluzione che si colloca a metà tra il compostaggio domestico e il trattamento nei grandi impianti. Ad aggiudicarsi i 60 mila euro complessivi messi a disposizione dall'Ente sono stati Sant'Antonino di Susa, Barone Canavese e Collegno, che hanno scelto di aggiungere alle azioni già messe in campo sul fronte della riduzione dei rifiuti l'installazione sul proprio territorio di una compostiera semiautomatica. La prima ad essere stata inaugurata è la compostiera di via Superga a Sant'Antonino di Susa: servirà 86 famiglie residenti nel borgo, trattando in loco i loro rifiuti organici, che non dovranno quindi più essere trasportati all’impianto di compostaggio in quanto saranno i cittadini stessi a portarli nella compostiera. “I benefici saranno di natura sia economica sia ambientale -ha commentato l’assessore all'Ambiente della Provincia Roberto Ronco-. In questo modo si abbattono i costi di trasporto e di conferimento dei rifiuti, e si riducono le emissioni di CO2 in atmosfera”.

La compostiera, con un trattamento di tipo aerobico, potrà trasformare in compost fino a 20 tonnellate di materiale all’anno tra scarti di cucina, residui di fiori e piante e sfalci provenienti dai giardini. L'impianto è costituito da una trinciatrice che sminuzza il materiale in ingresso, una miscelatrice che garantisce un’adeguata aerazione e un dosatore automatico per inserire quando necessario la giusta quantità di materiale legnoso sminuzzato o di pellet. Ogni ciclo di trattamento ha una durata compresa tra i 40 e i 60 giorni. Della struttura -inaugurata alla presenza del sindaco e consigliere provinciale Antonio Ferrentino e della Commissione Ambiente del Consiglio provinciale- sono stati sottolineati sia i positivi risvolti ambientali ed economici, ma anche l'aspetto socializzante. Non a caso lo slogan scelto per informare i cittadini coinvolti dalla sperimentazione è "Insieme è meglio".
“Il compost prodotto sarà distribuito gratuitamente in primo luogo agli abitanti che si servono della compostiera -ha spiegato il sindaco Antonio Ferrentino-. Il rimanente sarà utilizzato dal Comune come terriccio per i lavori di giardinaggio”. Prodotta dalla ditta svedese Jora Ab, il macchinario è alloggiato in una struttura in legno appositamente realizzata, e la manutenzione e lo svuotamento sono a cura dell’ACSEL, l’azienda che gestisce il servizio di raccolta rifiuti in Val di Susa.
  • , notizia Compostaggio di vicinato: primo impianto inaugurato a Sant'Antonino di Susa
  • sabato 31 marzo 2012

    SI FA PRESTO A DIRE CRESCITA

    di Silvia Zamboni
    Pubblico di seguito il mio articolo Si fa presto a dire crescita uscito a febbraio
    sul numero 19 di micron – ecologia, scienza, conoscenza, la rivista di A.R.P.A. Umbria,
    in cui riporto alcune delle riflessioni emerse nel corso dell’ultima edizione
    dei Colloqui di Dobbiaco (1-2 ottobre 2011) dedicati al tema Benessere senza crescita.

    Di fronte alla crisi economica e occupazionale e alla crisi del debito pubblico che attanagliano il nostro paese, la parola ripetuta come un mantra salvifico è “crescita”. Quasi taciuto, invece, è il fatto che a questa fase di stallo economico, attraversata anche da altri paesi tra quelli di più vecchia industrializzazione, si accompagna, nel mondo, la crisi ecologica dovuta alla perdita di biodiversità e al superamento della carrying capacity del pianeta. Sarebbe interessante dunque che si discutesse a quale crescita si punta, per evitare la perpetuazione di questo modello economico-produttivo che ci ha portati alla non meno drammatica crisi dei cambiamenti climatici, e che ha nel PIL l’unità di misura per eccellenza dello stato di salute dell’economia. Essendo la crisi economica intrecciata da un lato a quella energetica (leggi: fine dell’epoca del greggio a basso costo e, nel caso dell’Italia, bolletta energetica che nel 2011 ha toccato i 62 miliardi di euro) e, dall’altro, a quella dei cambiamenti climatici, perché non coglierla come opportunità di cambiamento in direzione della sostenibilità ambientale e sociale?

    Anche il parlamento tedesco ha recepito i segnali di inquietudine verso la riproposizione di un’idea di crescita tradizionale, ed ha istituito la Commissione d’inchiesta “Crescita, benessere, qualità di vita”. Obiettivo della Commissione è “lo sviluppo di un nuovo indicatore di progresso che, pur facendo ancora riferimento anche al PIL”, modifichi questa unità di misura del benessere sociale “basata su criteri puramente economici e quantitativi” includendo “criteri ecologici, sociali e culturali”. “Riparare i buchi nelle strade fa aumentare il PIL, ma non rende le persone più felici, né contribuisce al progresso della società”, ha dichiarato la socialdemocratica Daniela Kolbe, Presidente della Commissione. “Per questo sono rilevanti gli aspetti ambientali; ma anche l’accesso all’istruzione, la qualità del sistema sanitario e la redistribuzione del reddito”. Parole che riecheggiano ciò che Bob Kennedy sosteneva già nel 1968, ovvero che il PIL non bastava più per indicare il grado di benessere e di progresso di una società. Una conclusione a cui è giunto anche il presidente francese Nicholas Sarkozy, che nel 2008 ha insediato la “Commissione Sarkozy sulla misura della performance dell’economia e del progresso sociale”. Di questo pool di esperti, che aveva a capo i premi Nobel Joseph E. Stiglitz e Amartya Sen, e Jean-Paul Fitoussi dell’Istituto di Studi Politici di Parigi (IEP), hanno fatto parte anche Nicholas Stern (che ha legato il suo nome al famoso Rapporto Stern del 2006 sulle conseguenze economiche dei cambiamenti climatici), e Enrico Giovannini, presidente dell’ISTAT. Nel “Rapporto Stiglitz”, pubblicato nel novembre 2010 a fine lavori, in riferimento all’inadeguatezza dei dati statistici che orientano analisi e valutazioni dello stato di salute dell’economia, si legge che “Le statistiche di uso comune potrebbero non registrare alcuni fenomeni che hanno un crescente impatto sul benessere dei cittadini. Ad esempio, gli ingorghi di traffico possono aumentare il PIL a causa del maggiore utilizzo della benzina, ma ovviamente non la qualità della vita. Inoltre, se i cittadini sono preoccupati per la qualità dell’aria e l’inquinamento atmosferico è in aumento, le misure statistiche che ignorano l’inquinamento atmosferico forniranno una stima imprecisa di ciò che sta accadendo al benessere dei cittadini”. E più avanti: “Siamo anche di fronte a una incombente crisi ambientale, in particolare associata al riscaldamento globale. I prezzi di mercato sono falsati dal fatto che non vi è alcun onere imposto alle emissioni di carbonio; e non si è fatto nessun calcolo del costo di tali emissioni nella contabilità standard del reddito nazionale. Chiaramente, le misure di performance economica che riflettono questi costi ambientali potrebbero essere molto diverse dalle misure standard”.

    lunedì 19 marzo 2012

    Comunisti nell'era del silicio

    di Nicola Cipolla - ilmanifesto -
    Dal 1989 sono passati ormai ventitre anni, un tempo sufficiente per dare una valutazione laica e non emotiva del ruolo che il pensiero di Lenin ha avuto nel determinare, a partire dalla Russia degli zar, le grandi rivoluzioni del XX secolo della Cina di Mao, dell'India di Gandhi, del Sudafrica di Mandela, della Cuba di Fidel. Con la minaccia del comunismo e sull'esempio della pianificazione staliniana, a cui certamente si è ispirato Beveridge, si è evoluto lo stato sociale. La vittoria dei vietcong di Ho Chi Minh armati di missili terra aria forniti dall'Urss ha determinato anche, a partire da Berkeley, la rivolta degli studenti americani, il maggio francese e l'autunno caldo in Italia decisivo per lo scisma del gruppo fondatore de il manifesto. Alla base dell'ondata leninista, gli scritti su "imperialismo fase estrema (finale) del capitalismo" e quelli sulla questione agraria che individuavano nelle masse contadine e nelle rivendicazioni di indipendenza nazionale le forze motrici di grandi rivoluzioni che hanno chiuso la globalizzazione iniziata nel 1492.
    Oggi, nel XXI secolo, il capitalismo ci coinvolge in due grosse crisi: nell'immediato, quella finanziaria, e nella vicina prospettiva di poche decine di anni, della crisi ambientale, come Viale ricorda, che può cancellare l'attuale sistema di vita sul pianeta. Due secoli di uso ed abuso di energie fossili hanno prodotto fenomeni che si vanno man mano aggravando confermando l'analisi degli scienziati delle NU che hanno, fin dalla conferenza di Los Angeles, avvertito il pericolo.
    Il paragone della crisi attuale con quella del '29 non regge. Allora la crisi investì tutto il pianeta perché esisteva un'economia mondo (globale) basata sul colonialismo. La crisi attuale invece riguarda solo i paesi industrializzati, ex colonialisti, mentre continuano a svilupparsi le economie dei paesi liberatisi dall'oppressione coloniale. Le graduatorie annuali basate sul Pil dimostrano l'ascesa continua di questi paesi.
    La proposta di Luciana Castellina (il manifesto 28/2) di spostare online il giornale mi spinge a fare un'altra considerazione. Pochi anni fa una proposta simile non sarebbe stata possibile, lo è ora perché si è diffuso negli ultimi anni, anche nel corso della crisi, l'uso di apparecchi elettronici (computer, telefonini, iPad, ecc.) la cui produzione raggiungerà quest'anno, secondo le previsioni, un miliardo e quattrocento milioni di pezzi per superare, entro breve tempo, il numero degli abitanti del pianeta. Alla base, l'uso del "silicio cristallino" che, investito dall'elettricità, produce, conserva, trasmette ed elabora immagini, suoni e parole. Ciò costituisce un elemento fondamentale di globalizzazione anche culturale. Senza questi strumenti la stessa globalizzazione finanziaria, oggi in crisi, non sarebbe stata possibile e così anche grandi lotte popolari dalla cosiddetta "primavera africana" fino ai No Tav.

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