Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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sabato 24 novembre 2012

La Striscia brucia: ecco l'incendiario

- Ilmanifesto -
121119gazadi Manlio Dinucci
Jamal, un commerciante di Gaza, era fuori domenica mattina quando una potente testata israeliana a guida di precisione ha centrato la sua casa, sterminando la famiglia: nove persone tra cui quattro bambini di 2-6 anni. Tre generazioni spazzate via in un attimo. Oltre 5mila palestinesi sono stati uccisi in dieci anni dagli israeliani a Gaza, di cui 1.200 solo nel 2009, più altri 2mila in Cisgiordania. Dei 70mila rapiti, oltre 6mila, tra cui più di 400 bambini, sono ancora imprigionati. Un prezzo altissimo, considerando che la popolazione dei Territori palestinesi occupati è di 5,5 milioni.
Ma non si muore solo per gli attacchi militari nel ghetto di Gaza e in quello di Cisgiordania, circondato dal Muro di 750 km. Si muore ogni giorno di povertà, per mancanza di cibo, acqua potabile, medicine. L'alternativa è scomparire o resistere.
I palestinesi resistono, rivendicando il diritto a uno stato libero e sovrano che, secondo la decisione delle Nazioni unite, avrebbe dovuto nascere 64 anni fa accanto a quello israeliano. In termini militari, però, l'armamento palestinese equivale a quello di chi, inquadrato da un tiratore scelto nel mirino telescopico di un fucile di precisione, cerca di difendersi lanciandogli il razzo di un fuoco artificiale. Sulla scia di Washington, la Ue condanna invece «il lancio di razzi da Hamas e da altre fazioni, che hanno iniziato questa crisi». E il ministro Terzi, spacciando i razzi per missili, sottolinea che sono «i lanci di missili all'origine della crisi» e che «la limitazione della forza da parte di Israele deve poggiare sulla sicurezza assoluta che i lanci di missili non si ripetano». Sceneggiata che sarebbe grottesca se non fosse tragica. La nuova crisi, volutamente innescata da Tel Aviv con l'assassinio a Gaza del comandante militare di Hamas, rientra nella strategia dell'asse Nato-Israele. Mentre i governanti statunitensi ed europei recitano sulla scena internazionale il ruolo dei moderati che cercano una soluzione pacifica al conflitto, la Nato sostiene sempre più le forze militari israeliane. Non a caso l'attacco a Gaza è iniziato il 14 novembre, il giorno dopo che si è conclusa in Israele la grande esercitazione congiunta Austere Challenge 2012, con la partecipazione di 3.500 specialisti statunitensi della guerra. Contemporaneamente nei cieli della Sardegna si sono intensificate, secondo varie testimonianze, le esercitazioni cui partecipano cacciabombardieri israeliani che usano la base di Decimomannu anche come scalo tecnico. In Sardegna, spiega un pilota, disponiamo di un'area più grande dell'intero Israele. E tra poco l'aeronautica israeliana disporrà di 30 velivoli M-346 da addestramento avanzato, forniti da Alenia Aermacchi. Così le incursioni su Gaza saranno ancora più micidiali. Il tutto rientra nel potenziamento della macchina bellica Nato/Israele nell'area mediterranea. Dagli Usa stanno arrivando altre unità navali e aeree per le forze speciali, che opereranno da basi sia sulla sponda nord (soprattutto Sigonella) che su quella sud (in Libia e altri paesi). Mentre il Pentagono annuncia che occorrono 75mila uomini da inviare in Siria, formalmente per impadronirsi delle armi chimiche prima che cadano in mano a Hezbollah. L'incendio di Gaza si allarga, spinto dallo stesso Vento dell'Ovest.
Il Manifesto - 21.11.12
GAZA PHOENIX
 

mercoledì 21 novembre 2012

Israele contro Gaza: una “cupola di ferro” per difendere un popolo e una “colonna di nuvola” per distruggerne un altro

Israele sta usando i social media per spiegare la “moralità” della guerra che sta combattendo nella Striscia di Gaza

20 novembre 2012 - Rossana De Simone - peacelink -
Israel-Gaza strikes. Anonymous
Dopo sei giorni dall’inizio dell’operazione militare “colonna di nuvola”, a cui Israele ha voluto offrire una immagine biblica con particolare riferimento all’Esodo, Raji Sourani, Direttore del centro palestinese per i diritti umani con sede a Gaza, ha dichiarato: “Con l'Operazione Piombo Fuso abbiamo creduto che il mondo avrebbe risposto. Doveva. Ma ancora una volta, il diritto internazionale è stato ignorato”.
Secondo il direttore del quotidiano arabo"al Quds al Arabi". il conflitto in corso nella striscia di Gaza "sta provocando più paura tra i capi dello stato arabi che tra i cittadini israeliani". In un editoriale pubblicato oggi spiega che "il panico a cui stiamo assistendo non riguarda solo i coloni israeliani per i razzi lanciati da Gaza contro le loro città o Tel Aviv, ma pervade ora i cuori di tutti i governanti arabi senza eccezione, specialmente nei paesi che sono sotto pressione per le manifestazioni di protesta e per le possibili rivoluzioni, oltre che per i rapporti con l'occidente che custodisce i loro miliardi". Tuttavia, vi è stato un riavvicinamento tra il leader egiziano e quello turco a sostegno di Hamas, per cercare un cessate il fuoco che non sia troppo dannoso per l'organizzazione palestinese. Anche il passaggio di 500 attivisti egiziani con aiuti umanitari dall’Egitto verso Gaza sarebbe stato impensabile nel 2006 o nel 2008 con Mubarak, tanto che Debka file (sito israeliano specializzato in notizie di Intelligence), ha dovuto rilevare che le contrattazioni per un cessate il fuoco, si sono chiuse con un nulla di fatto quando Israele, sostenuta dagli Stati Uniti, ha chiesto l’esclusione di Hamas dall’accordo che avrebbe visto insieme Stati Uniti, Egitto, Turchia e Israele. Fra l’altro, Erdogan, ha chiesto che fosse presente anche il presidente russo Vladimir Putin. http://www.debka.com/article/22539/Israel-launches-fresh-major-air-sea-attack-in-Gaza-after-Hamas-spurns-ceasefire-
Particolare invece la posizione del Qatar, l’agenzia di stampa iraniana Fars ha pubblicato un articolo che mette in relazione la visita a Gaza dell’emiro nell’ottobre scorso, con la capacità di Israele di individuare edifici e residenze di Hamas http://english.farsnews.com/newstext.php?nn=9107119940 Un caso di spionaggio oppure è sincera la chiamata dell’emiro alla resistenza del popolo di Gaza contro Israele? http://www.presstv.ir/detail/2012/11/19/273197/qatar-calls-for-resistance-against-israel/
Vi è almeno una differenza rispetto all’operazione Piombo fuso del 2008 in cui morirono 1436 persone, questa volta Israele non conduce solo una guerra brutale come suo solito, e certamente il primo ministro israeliano "Bibi" Netanyahu non può non usare i suoi “giocattoli” (ma il sistema antimissile Iron Dome non sostituisce la diplomazia), ma una vera e propria guerra psicologica e dell’informazione. Nell’articolo “Israel pushes for “no war, no peace” state with Gaza”, si legge che gli attacchi devono colpire la resistenza e la volontà del popolo palestinese col fine di isolare Gaza. In questo contesto, continua l’articolo, la politica di assassinare i leader palestinesi compreso Ahmed Al Djaabari, può essere capito. Israele cerca di sfruttare i buoni rapporti fra l'Egitto, che è sotto il controllo dei Fratelli Musulmani, e Hamas. Il suo obiettivo è affidare all'Egitto il compito di convincere Hamas e altri movimenti di resistenza a mantenere una tregua a lungo termine con l'occupazione. Lo Stato ebraico vuole ostacolare il tentativo palestinese di ottenere l'adesione come Stato alle Nazioni Unite. L’articolo finisce con una nota: i timori esposti in questo articolo non negano il fatto che i movimenti di resistenza palestinese stiano conducendo una battaglia onorevole e unica nel suo genere. La storia potrà registrare che Israele non sopravviverà dopo la seconda battaglia di Gaza. Abbiamo esposto questi timori per spingere i leader palestinesi e arabi a riflettere attentamente sulle politiche israeliane. http://www.echoroukonline.com/ara/articles/148022.html?print&output_type=txt
L’operazione “colonna di nuvola” o di “difesa” è stata lanciata da Israele su Twitter e YouTube attraverso il video dell’uccisione del capo militare di Hamas Ahmed al-Jabari “il 14 novembre 2012 l'IDF ha mirato Ahmed Jabri, il capo dell’ala militare di Hamas nella Striscia di Gaza.
Jabri era un operativo di Hamas che ha prestato servizio col grado superiore nel comando di Hamas ed è stato direttamente responsabile dell'esecuzione di attacchi terroristici contro Israele in passato”.
http://www.huffingtonpost.com/2012/11/14/israel-defense-forces-twitter-youtube-ahmad-jabari_n_2130927.html

domenica 18 novembre 2012

TO THE GAZA CITIZENS
NOT our governments, NOT our news papers, NOT our T.V. all in Israel payrolls,
WE World’s citizens are with you
 

lunedì 12 novembre 2012

La “Striscia” dimenticata dal mondo

- rifondazione -
121112strisciadigazadi Franco Frediani
Ormai non fa più notizia, tanto che sembra quasi "una cosa normale", ma nella Striscia di Gaza si continua a morire! Tra giovedì 8 e domenica 11 novembre, 7 palestinesi sono stati uccisi dal fuoco delle armi israeliane. La cronaca parla di vittime civili, giovanissime, tra le quali un ragazzino di 13 anni, Ahmed Younis Khader Abu Daqqa, ucciso mentre stava giocando a pallone con i suoi amici nel villaggio di 'Abassan, a est di Khan Yunis; una lista "irricivebile" che si allungherà nel pomeriggio di sabato 10, con l'aggiungersi di altre quattro giovani vite: Mohammed Ussama Hassan Harara (16 anni), Ahmed Mustafa Khaled Harara (17), Ahmed Kamel Al- Dirdissawi (18 anni), e Matar ‘Emad ‘Abdul Rahman Abu al-‘Ata di 19 anni.
La loro unica colpa è stata quella di trovarsi in quel "pericoloso obiettivo militare" rappresentato dal campo di calcio "Mentar Hill", quando, dai veicoli dell'esercito con la stella di David, disposto al confine tra la Striscia e Israele, veniva aperto il fuoco dell'artiglieria. Come se non bastasse, gli aerei da guerra israeliani hanno completato l'opera, e tra sabato e domenica hanno aumentato il "lauto bottino" uccidendo due membri della resistenza palestinese, Mohammed Fu’ad ‘Obaid (22 anni), e Mohammed Sa’id Shkoukani di 18. A questi devono essere aggiunti altri 52 feriti, comprese 6 donne e 12 bambini. Più che probabilmente, nessuno si ricorderà mai dei nomi di questi ragazzi, ma ci premeva riportarli non per una sorta di vezzo informativo, quanto per sottolineare l'essenza della vita, l'esistenza caratterizzata da un nome e un cognome, quasi sempre lungo, tipico di quella cultura e di quei Popoli, che si è spenta, spezzata in modo brutale, improvviso e senza un motivo che possa valere una spiegazione riconducibile a qualcosa di UMANO! Le motivazioni(?) israeliane parlano di una risposta all'attacco condotto sabato scorso dalla resistenza palestinese contro un veicolo militare dello stesso esercito israeliano. Stabilire nel caso specifico se ci può essere una ragione plausibile per l'inasprimento di questa violenza è ovviamente difficile, (come sempre in questa annosa guerra) ma sicuramente non può che riportare all'argomento dell'amplificazione della risposta. Quattro militari armati fino ai denti e rimasti feriti in un attacco "nemico", possono giustificare l'uccisione di 7 giovanissimi ed il ferimento di altre 52 tra cui donne e bambini? Proprio Israele adotta questo sistema di rappresaglia inducendoci al ricordo di altre "tragiche epoche"? Ma la questione è comunque da approfondire in tante altre direttrici. In apertura abbiamo parlato di una sorta di "indifferenza", di qualcosa che porta persino i mezzi di comunicazione a non occuparsi più di questi tragici fatti. Si cerca di liquidare il tutto con un metodo semplicistico allucinante. Si cerca di trovare torti e ragioni che sviano sul dato di fatto più importante: la sproporzione delle condizioni e dei mezzi a disposizione delle "due parti in conflitto". Come afferma su Il Fatto Chantal Meloni, Ricercatrice e docente di Diritto penale internazionale, "Le due parti in conflitto non sono pari, e come tali non possono essere trattate, neanche dal punto di vista del diritto". Questo Israele l'ha sempre saputo, e si è comporta di conseguenza da sempre, in virtù di una tacita "benevolenza", per non dire complicità, della comunità internazionale. Se l'ONU non si pronuncia mai a favore di risoluzioni che portino ad un reale risultato in quella regione Mediorientale, la stessa UE non è mai stata da meno, dimostrando di avere un peso che definire scarso è davvero riduttivo; tra l'atro un'assenza di impegno probabilmente "voluto" (o "consigliato"..). Come riporta la stessa Agenzia di stampa per la Palestina, "Le Nazioni Unite hanno accusato Israele di ostacolare gli sforzi per la ricostruzione della Striscia di Gaza e hanno chiesto di porre fine all’assedio, ma quanto può essere credibile questa "presa di posizione" se non è appoggiata dal suo maggiore azionista, gli States di Obama? Sempre InfoPal, riporta che " Il quarto Comitato generale delle Nazioni Unite ha affermato che il compito di ricostruire la Striscia di Gaza è diventato più difficile per l’Unrwa (Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione) perché Israele è riluttante ad approvare proposte di progetti presentate dall’agenzia". Resta il fatto che lo sguardo è rivolto all'Iran, che può far paura per lo sviluppo della sua produzione di energia atomica (convertibile in "bomba"?), e non verso chi, ogni giorno, muore come un topo rimasto chiuso in una trappola "stretta e lunga" come la Striscia. Se per qualcuno, ormai, questa storia suona come un disco rotto, provi a riflettere e si ponga qualche interrogativo... C'è ben altro dietro al trattamento di favore che lo stato di Israele riceve, e non è certo riconducibile a ragioni etiche o morali. La potenza e la forza militare di questo "piccolo" stato è tale da collocarlo tra i primi al mondo, figuriamoci se può aver bisogno di aiuti o favori; senza dimenticare poi, che i favori non sono mai fatti "senza nulla chiedere". Potentati economici e finanziari, industria bellica, forza militare potente, sofisticata e logisticamente ben collocata: tre buoni motivi per garantire una copertura assicurativa di primordine. Altro che Diritto internazionale!

martedì 12 giugno 2012

Una settimana può bastare per ferire un Mondo


sarsak-mega9 giugno 2011. - megachip -
L'ospedale "Issaf Hrofes" ha comunicato, stasera, che il calciatore della nazionale palestinese Mahmoud Al Sarsak, detenuto in sciopero della fame da 84 giorni, sta morendo e questo potrebbe accadere, nelle prossime ore. L'ospedale declina ogni responsabilità per la sua morte.
Siamo distratti da i lustrini degli Europei di calcio. Ma come possono i media ancora tacere perfino questa notizia, fra le tante notizie dimenticate dai territori occupati? E sono davvero tante, queste notizie.
Eccovi una rassegna settimanale.
Come riferisce il PCHR (Palestinian Center for Human Rights) nel suo rapporto settimanale, Israele ha portato a segno i seguenti risultati, tra il 31 maggio e il 6 giugno 2012:
10 bombardamenti sulla Striscia di Gaza che hanno fatto 3 morti e 3 feriti, tra i membri della Resistenza; 10 feriti tra i civili, tra i quali 7 bambini; distrutti un caseificio (per la quarta volta, in tre anni), diversi allevamenti di animali, un laboratorio, un pozzo, 3 case agricole e una serra; 8 case e un’azienda danneggiate.Nel video di Rosa Schiano, si vede la casa bombardata a Nuseirat. Il soffitto è caduto sulla culla dove dormiva Deema. Ora è in ospedale.
Continui attacchi contro i pescatori di Gaza, con 3 di loro arrestati, incluso un bambino, e 4 barche confiscate.
1 civile palestinese seriamente ferito dai soldati dell’IOF, a Hebron. L’IOF dice che il civile ha accoltellato un soldato e loro hanno reagito. Non ci sono riscontri.
Uso eccessivo della forza per disperdere le manifestazioni pacifiche che le comunità palestinesi dei vari villaggi organizzano, settimanalmente, in Cisgiordania. 9 feriti tra i dimostranti, incluso un bambino.
74 incursioni portate a termine dall’IOF nelle varie comunità palestinesi, in Cisgiordania, con 25 civili arrestati, inclusi un bambino e un giornalista.
Continua chiusura della Palestina, Cisgiordania e Striscia di Gaza, dal mondo esterno.
L’IOF ha continuato ad aiutare gli insediamenti illegali dei coloni e i coloni ad attaccare i civili palestinesi e le loro proprietà. L’IOF ha distrutto 12 tende e 6 allevamenti di animali, a nord della Valle del Giordano; i coloni hanno sradicato 65 alberi e incendiati almeno 20 dunums di terra agricola, vicino Hebron; sradicati 75 alberi, vicino Ramallah.
I dati completi e le specifiche delle varie azioni sono in questo link.

lunedì 12 marzo 2012

Gaza grida al mondo

Michele Giorgio - il manifesto - controlacrisi -
«Non possiamo aspettare oltre», spiegava qualche giorno fa alla Casa Bianca il premier israeliano Netanyahu, giunto a Washington per strappare a Barack Obama il via libera ad un attacco aereo contro le centrali nucleari iraniane. E invece gli F-16 e i droni israeliani sono decollati verso Gaza, per colpire in modo ancora più devastante obiettivi che già prendono di mira a giorni alterni, spesso senza neppure la motivazione dei lanci di razzi palestinesi. Fanno il «loro dovere» i piloti israeliani e, intanto, si addestrano per missioni più audaci, sulla rotta di Tehran. I comandanti militari da parte loro si compiacciono per «la precisione» dei lanci di missili e bombe su Gaza. Poco importa se ogni tanto ci scappa il «danno collaterale», qualche civile innocente ucciso. Ormai chi si ricorda più dei pescatori palestinesi cacciati indietro dalle motovedette israeliane che entrano ed escono dalle acque di Gaza? Chi si cura delle migliaia di contadini della Striscia che non possono coltivare i campi all’interno della «zona cuscinetto» imposta da Israele? Vittorio Arrigoni ci raccontava tutto questo ogni giorno. Una mano assassina lo ha fermato.
Ci sono voluti 15 morti per far tornare l’attenzione sulla prigione a cielo aperto di Gaza e il suo milione e mezzo di detenuti-abitanti. E con essa la questione palestinese offuscata dalle rivolte arabe, dimenticata dai «fratelli arabi» e messa in soffitta dall’Amministrazione Usa. Appena qualche anno fa si diceva che solo la fine dell’occupazione israeliana dei Territori avrebbe portato la pace in Medio Oriente. Oggi solo gli attivisti internazionali non dimenticano i palestinesi. I primi ministri e i presidenti dell’Occidente fingono di non vedere, di non sapere. E si è affievolita pure la denuncia del governo di Hamas, anch’esso prigioniero a Gaza, intento a godersi il nuovo status che ha conquistato nella regione. Tace, colpevolmente impotente, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen. E’ solo un ricordo sbiadito il sussulto che provocò tra la sua gente chiedendo (invano) lo scorso settembre all’Onu il riconoscimento dello Stato di Palestina, incurante dell’opposizione di Usa e Israele. Dopo è stato solo silenzio. I suoi sponsor occidentali ora lo ammoniscono dal riconciliarsi con Hamas, pena l’isolamento e la perdita delle donazioni internazionali. E dalla Casa Bianca gli fanno sapere di non aspettarsi passi americani in Palestina fino alle presidenziali. Perché, dopo, ci saranno?

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Patrizia Cecconi
Gli attacchi israeliani i silenzi dei media italiani
Dagli «Amici della Mezzaluna rossa palestinese» riceviamo: «Sono mesi che i droni israeliani volano bassi su Gaza e il mondo tace. Un ferito, un morto, due feriti… ogni giorno. E il mondo tace. Anche da Gaza fino a ieri hanno scelto la resistenza non violenta, e il mondo ha seguitato a tacere. Quattro militanti centrati dai missili israeliani e il mondo ancora tace.
La resistenza gazawi decide di rispondere con i kassam. Scelta infausta. Può darsi. Il mondo si accorge che a Gaza succede qualcosa. Israele prosegue gli attacchi, in poche ore uccide 14 persone e ne ferisce decine. Il nostro più informato organo televisivo (Rai news) finalmente parla, e cosa dice? Dice che Israele ha “risposto” al lancio dei razzi kassam! E’ ora di dire basta!
Poco fa è arrivata notizia che le armi dell’esercito israeliano sono armi non convenzionali, le vittime sono arrivate senza testa. I sanitari non capiscono come siano state uccise. Israele, mentre massacra i palestinesi, comunica a tutto il mondo che il diritto internazionale è carta straccia. Siamo tutti colpiti dalla minaccia israeliana, non possiamo più sopportare. Basta! Giornalisti democratici: non rendetevi complici».

(Patrizia Cecconi fa parte dell’Associazione Amici della Mezzaluna rossa palestinese)
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rifondazione.it - Massacro a Gaza
di Federica Pitoni
Mentre scriviamo continuano i raid israeliani nella Striscia di Gaza, iniziati nella giornata del 9 marzo. Ma più che di raid, sarebbe opportuno parlare di una strage di stato, iniziata con un omicidio premeditato.
Vi racconteranno che il raid è scattato come rappresaglia contro il lancio di razzi Qassam verso Israele. Ma la dinamica dei fatti non è questa. Non è questo l’ordine cronologico degli avvenimenti. E ancora una volta la stampa occidentale, seguendo i diktat di Israele, si copre di vergogna, narrando una verità distorta, omettendo, occultando, tacendo, travisando. Questa volta, come mille altre volte. Propaganda. Propaganda per negare l’ennesima aggressione e le responsabilità di un omicidio premeditato e di una strage studiata a tavolino.
Il Jerusalem Post del 10 marzo in un articolo ci racconta di un’«ondata di razzi palestinesi» e ci dice che «i terroristi palestinesi hanno lanciato più di 90 razzi, fra Qassam e Grad a più lunga gittata.

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