Nessuno può prevedere come si presenterà il sistema politico italiano alle prossime elezioni. Comunque vada, qualunque saranno le forze e le alleanze elettorali, è fin d’ora certo che dopo il governo Monti nulla sarà come prima. Tramontate le geografie della lunga era berlusconiana, l’esecutivo dei bocconiani ha avuto la funzione di laboratorio di un nuovo assetto di potere nelle classi dirigenti. Le formule del centrodestra e del centrosinistra che avevano caratterizzato la Seconda repubblica oggi sarebbero completamente inadeguate a definire la maggioranza che sostiene il governo Monti. Quello che all’indomani del passaggio di consegne di Berlusconi venne presentato agli italiani come una sorta di “stato d’eccezione”, si è rivelato un governo che, col passare del tempo, ha normalizzato, naturalizzato, rese ovvie le politiche dell’austerity. La crisi finanziaria dello spread ha dato modo a Mario Monti di accreditarsi nell’opinione pubblica come il leader di un esecutivo che avrebbe salvato l’Italia dal rischio di insolvenza e, quindi, di uscita dall’euro. In nome della retorica dell’emergenza sono state azzerate in un colpo solo le geografie del berlusconismo, consentendo la nascita di un nuovo blocco bipartisan di forze politiche, accomunate dal consenso sulle misure di austerity caldeggiate da Bce e vertici dell’Ue.
I fattori di incertezza del sistema politico italiano da qui alle elezioni
Il secondo motivo di incertezza del quadro politico è più complesso. In ogni competizione elettorale gli schieramenti e le alleanze che i partiti stringono tra loro, dipendono dai contenuti che si impongono nel dibattito pubblico. Fino alle elezioni del 2008 uno dei principali antagonismi che divideva lo spazio politico era quello tra berlusconismo e antiberlusconismo. Attorno a quella discriminante si organizzavano le forze politiche, i rispettivi campi della destra e della sinistra, gli schieramenti e la propaganda elettorale. Il governo Monti ha costruito il consenso alle proprie politiche liberiste – perlomeno agli inizi – sul tema della permanenza nell’eurozona contrapposto al rischio di uscita dall’euro. Alle prossime elezioni non è detto che il tema del dentro o fuori la moneta europea sarà ancora la linea di divisione principale della competizione politica. Con molta probabilità non ci saranno il centrodestra e il centrosinistra che abbiamo conosciuto in passato, a contendersi i voti. Può darsi che lo scontro principale avvenga tra l’arco di forze che ha sostenuto le politiche di Monti e quelle che, in varia misura e a diverso titolo, si sono opposte a esse. Ma, di nuovo, non è detto che sia questo lo scenario. Soprattutto, non è affatto scontato che la crisi economica – e la possibilità di scegliere tra differenti strategie nell’affrontarla – diventi il tema principale su cui i partiti e gli italiani si misureranno e si divideranno. Può anche essere che nel dibattito politico altre saranno le questioni dirimenti sulle quali si giocherà la campagna elettorale.