Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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mercoledì 25 gennaio 2012

Storia di una compagna taxista

di stefano.galieni - controlacrisi
«Mio nonno era un taxista. Ha fatto questo mestiere dal 1939 al 1958, lavorava sotto padrone come tutti all’epoca. La sera tornava alla rimessa, lasciava l’incasso all’azienda, la “Citti e Piccini”, si prendeva una percentuale e tornava a casa. Mio nonno lottò insieme agli altri suoi colleghi per potersi autogestire il lavoro. Una battaglia fatta propria dal Pci dell’epoca. Ottennero una grande vittoria, una licenza individuale per guidare un taxi ad ognuno. Mio nonno non fece in tempo a prenderla, morì il giorno prima che glie la inviassero. Sui taxi all’epoca, c’erano spesso le bandiere rosse».

Vania Mancini è una taxista romana, una compagna da sempre impegnata anche nel sociale, soprattutto con i rom, a chiedergli delle ragioni della loro protesta diviene un fiume inarrestabile. Ha tanto da dire e tanto da spiegare. Quella che segue è una lunga intervista che permette di vedere le ragioni di una protesta con gli occhi di chi la sta portando avanti.

«Oggi abbiamo bloccato tutto e non ci fermeremo qui. Il decreto del governo mette in difficoltà il futuro delle famiglie. Il nostro è un lavoro da operaio, 9 ore al giorno senza tredicesima e quattordicesima. Nessuno ci rimborsa se stiamo in malattia, abbiamo le polizze assicurative più alte d’Italia, paghiamo la benzina come tutti ma ne consumiamo molta di più e non abbiamo alcun sostegno. Cosa che invece c’era negli anni Sessanta. Quando non siamo più in grado di lavorare ci ritroviamo con 600 euro di pensione. Il nostro Tfr è costituito dalla licenza, quella diventa la nostra liquidazione se non vale più niente siamo rovinati anche per il futuro. Mi domando perché la sinistra difenda solo le altre categorie. Noi siamo solo lavoratori».

Ma tu quanto guadagni al netto ogni mese?

«Ogni tassista guadagna diversamente. Se fai una corsa dall’aeroporto ci impieghi molto e hai la tariffa definita. Altrimenti dipende dai turni, dalla giornata. Non c’è niente di certo. Ma siamo sempre in giro e bastano due incidenti in un mese per rovinarti. Per noi i pezzi di ricambio e le riparazioni costano come per chiunque, dopo 3 anni una vettura è usurata e se si ferma non possiamo lavorare, quindi non guadagniamo. Aggiungi le spese per l’allestimento taxi e per mantenere l’autovettura pulita, che altrimenti rischiamo. Io sono in una cooperativa che è stata rovinata dalle manovre, debbo pagare fra contributi e assicurazione circa 1000 euro al mese. E non sono soldi che vanno alla cooperativa. La manutenzione dobbiamo farla al di fuori dall’orario di lavoro e anche quella è una fatica non retribuita. Il Comune non interviene neanche per contrastare l’abusivismo. Senza contare di quando ci rompiamo noi…».

sabato 21 gennaio 2012

Più taxi per tutti?

di Roberta Carlini. sbilanciamoci
2 su 100: tanti sono i romani che prendono il taxi. Perché invece è diventata questione nazionale, e il grande assente di tutta la discussione: un altro modo di trasportarsi

I tassisti italiani, messi tutti insieme, non arrivano a 20.000. Il problema-taxi riguarda in tutt'Italia tre città: Roma, Milano e Firenze. Sono queste le città con meno taxi per abitanti, e prezzo più alto delle licenze per guidarli. Nella capitale, dove ci sono 8.000 taxi, solo il 2% degli abitanti ha l'abitudine di usare le auto bianche. Non scomodiamo neanche i grossi numeri della crisi, per un paragone: i numeri della disoccupazione, della inattività forzata, della cassa integrazione. Il confronto è grottesco, prima ancora che inutile. E non è che le cose cambiano molto se aggiungiamo ai tassisti le altre categorie che il governo vuole liberalizzare: da notai ai farmacisti, dagli avvocati ai giornalisti (dei quali però si parla pochissimo sui giornali, forse perché li scrivono i diretti interessati). Si è tentati dunque di addebitare a una delle tante follie italiane il fatto che siamo finiti a parlare ossessivamente, in questo inizio di 2012, di tassisti e dintorni. Però sarebbe sbagliato liquidare la questione come irrilevante, poiché mostra alcuni limiti profondi del nostro modo di vedere l'economia e la vita sociale: e questo, sia da parte degli aspiranti liberalizzatori che sovrastimano gli effetti delle loro ricette, che da parte delle categorie schierate in difesa dello statu quo, che si aggrappano a un esistente sempre più misero. Mentre si dimentica quell'aggettivo – “pubbliche” – che le auto dei tassisti hanno, e nel cui aggiornamento forse potrebbe esserci la chiave per uscire dallo stallo in cui ci siamo cacciati.

venerdì 20 gennaio 2012

Landini tra i taxisti, Monti in fonderia

di NICOLA CASALE e RAFFAELE SCIORTINO. Fonte: uninomade
È bene non sottovalutare la “fase due” del governo dei banchieri, e del presidente, già battezzata Crescitalia. Siamo di fronte a un tentativo dagli esiti incerti, visto il precipitare della crisi globale che l’avvertimento via downgrading di Wall Street a Berlino sembra annunciare.[1] Nondimeno esso indica un percorso che ha dietro di sé una logica ferrea.

Se la riduzione del debito pubblico scaricata sui soliti noti resta conditio sine qua non di ogni possibile exit strategy dalla crisi o anche solo di un suo tamponamento – per il rilancio del sistema è necessario reinvestire sul lavoro. Un peculiare reinvestimento che nel cuore dei “paesi avanzati” ripropone modalità dirette di espropriazione e proletarizzazione, una sorta di “accumulazione originaria” rinnovata da spalmare su uno spettro il più ampio possibile di attività umane già inserite nel circuito della merce ma non ancora del tutto o direttamente sussunte dal capitale finanziario. La finanza è economia “reale”, appunto.

La liberalizzazione della licenza dei taxisti – ma più in generale le misure contro edicolanti, benzinai, piccoli esercenti, ambulanti, le stesse “libere professioni” ecc. – cosa deve produrre infatti nelle intenzioni del governo? Due cose. Primo, un’espropriazione secca di reddito da liberare verso grande distribuzione, grandi studi professionali e finanziarie. Parte del salario “autoprodotto” dai padroncini che diventa profitto per nuove e vecchie corporations che possiedono il capitale utile a rastrellare licenze, concessioni e quant’altro. Secondo, deve produrre manodopera a costi nettamente inferiori di oggi eliminando garanzie e diritti anche ad ampie fasce di lavoro autonomo, conservandone magari l’”indipendenza” ma solo come paravento per lo scarico dei rischi sugli individui.

Costringere il 99% a vendersi a meno, a vendersi tutto: l’1% non conosce altro modo per rendere di nuovo interessante l’investimento produttivo ovvero la “crescita”. È un caso che tra le misure del governo ci sia di nuovo uno strisciante attacco all’articolo 18 della “casta” degli operai? Dopo pensionati e fruitori di prime case, le attenzioni sono davvero per tutti in attesa che si escogiti il modo di attingere direttamente ai risparmi da sacrificare sull’altare dello spread… E non è finita, il cuore del governo batte anche e soprattutto per il pacchetto di privatizzazioni dei servizi pubblici locali da trasformare in terreni di caccia per il profitto. Santa finanza!

mercoledì 18 gennaio 2012

Tassisti, parliamone

di Guido Viale ilmanifesto
Tassisti, parliamoneIl pacchetto di liberalizzazioni del governo Monti va giudicato alla luce della prospettiva di una conversione ecologica. Confrontarlo con lo stato di cose presente non ha senso: quel pacchetto non ne costituisce alcuna reale alternativa (se non in senso peggiorativo) ed entrambi (il pacchetto e l'esistente) non sono sostenibili. Dunque, non si può restare fermi né tornare indietro. Quel pacchetto conferma però l'assoluta inconsistenza del liberismo nell'affrontare i problemi

Il pacchetto di liberalizzazioni del governo Monti va giudicato alla luce della prospettiva di una conversione ecologica. Confrontarlo con lo stato di cose presente non ha senso: quel pacchetto non ne costituisce alcuna reale alternativa (se non in senso peggiorativo) ed entrambi (il pacchetto e l'esistente) non sono sostenibili. Dunque, non si può restare fermi né tornare indietro. Quel pacchetto conferma però l'assoluta inconsistenza del liberismo nell'affrontare i problemi: sia nel cielo dell'alta finanza (il rischio default) che sulla terra della quotidianità: professioni, orari dei negozi, ruolo delle farmacie o organizzazione dei tassisti.

Cominciamo da questi ultimi. Ancora una volta l'impressione che dà il governo Monti è di non conoscere ciò di cui si occupa (ne ha già dato prova la prof. Fornero, che ha studiato per quarant'anni il sistema pensionistico ma si era dimenticata dello scivolo al prepensionamento, con decine di migliaia di persone che il governo lì per lì aveva lasciato sul lastrico).
Nessuno lo ha scritto, ma la prima misura di buon senso da adottare nei confronti dei tassisti è imporre il rilascio di scontrini fiscali emessi direttamente da un tassametro che funzioni come un registratore di cassa.
Ci aveva provato Prodi al termine del suo primo governo, provocando una rivolta. Ma è una misura civile: se tutti devono pagare le tasse in base al loro reddito, lo devono fare anche i tassisti. Così si accerta finalmente quanto guadagnano e si possono modulare su questi guadagni le tariffe amministrate: i loro redditi variano molto passando dalle città grandi a quelle medie e piccole; e negli ultimi due anni sono diminuiti fortemente per tutti (le aziende, principali clienti indiretti dei taxi, li rimborsano sempre meno ai loro dipendenti). Solo così, comunque, si possono affrontare in modo sensato tutti gli altri problemi.

Primo: che cosa vuol dire liberalizzazione? Già Adriano Sofri ha fatto notare sul Foglio che non può esserci una liberalizzazione della tariffa: non si può contrattare il prezzo di un passaggio per telefono né a bordo strada prima di salire sul mezzo. D'altronde, senza tariffe di riferimento - ma questo vale anche per medici, notai, avvocati, commercialisti - non si possono neanche chiedere sconti; si corre solo il rischio di essere fregati due volte. Al più si possono istituire taxi di prima, seconda e terza categoria (puliti e con aria condizionata i primi, sporchi, scassati e con la radio Roma-Lazio a pieno volume i secondi e i terzi), con tariffe differenziate, così come Montezemolo, e dietro di lui Trenitalia, ha deciso di reintrodurre la terza e la quarta classe nei treni.
Ma questo dividerebbe solo per due o per tre il parco macchine effettivamente disponibile, aumentando in misura corrispondente i tempi di attesa. Non è certo quello che si vuole ottenere.

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