Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
Visualizzazione post con etichetta venezuela. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta venezuela. Mostra tutti i post

martedì 16 aprile 2013

Venezuela, la destra torna golpista?

di ,
(111)VENEZUELA-CARACAS-POLITICA-ELECCIONES

Mentre tutte le organizzazioni internazionali, dall’Unione Europea all’Unasur a Mercosur, certificano la correttezza del risultato elettorale venezuelano e Nicolás Maduro riceve le felicitazioni anche di governi di destra, come quello cileno o quello messicano, la civilizzazione della destra venezuelana, un processo lungo dieci anni, va a gambe all’aria e apre uno scenario nuovamente eversivo con decine di episodi di violenza.
Henrique Capriles ha atteso la notte per invitare i suoi alla calma dopo aver gettato benzina sul fuoco per tutto il giorno con dichiarazioni di crescente gravità e già si prepara la giornata campale di domani quando tutte le destre marceranno alla sede del Consiglio Nazionale Elettorale per protestare contro il risultato elettorale. Le classi agiate sono tornate a manifestare nella piazza Altamira, simbolo della destabilizzazione nel primo lustro dell’era Chávez. Manifestano con un cacerolazo, battendo pentole che mai per loro sono state vuote. Intanto sono segnalati decine di atti di violenza contro media pubblici (per i quali né la SIP né Pigì Battista si scandalizzeranno), contro sedi del PSUV (almeno tre sono state bruciate), soprattutto contro poliambulatori pubblici (i CDI) a caccia di medici cubani ai quali fino a ieri Capriles stesso (che nel 2002 durante il golpe guidò l’assalto all’ambasciata dell’Avana) prometteva la cittadinanza e che oggi vengono dai suoi minacciati di morte. Dopo avere per anni finto di farsi piacere il sistema sanitario pubblico messo in piedi da Chávez con l’appoggio solidale di Cuba, anche perché per aumentare il proprio consenso verso classi non benestanti, la permanenza del sistema sanitario pubblico e gratuito garantito dai cubani era essenziale, ecco che l’odio malcelato della destra per i diritti fondamentali, torna a sgorgare spontaneo.
Per qualcuno il quadro di contrapposizione frontale è desiderabile, chiarificatorio, militante, rivoluzionario. Per chi scrive il clima di scontro permanente impedisce il continuare la crescita riformatrice intrapresa certosinamente negli anni di Chávez e l’affrontare mali storici ancora da intaccare. Il nemico alle porte potrebbe essere il pretesto per non fare i conti, dall’interno del processo rivoluzionario, su lassismo, inefficienza, corruzione. È desiderabile -per tutti- che la destra venezuelana, sbollita la rabbia per la sconfitta di misura, accetti il risultato attestato da tutte le entità di osservazione e permanga nel solco della legalità e delle basi costituenti partecipative della V Repubblica. Altrimenti sarà evidente per tutti (gli intellettualmente onesti, ovvio) che quella maschera del Capriles progressista, autonominato erede politico di Lula da Silva, fosse pura propaganda decisa da qualche spin doctor illusionista sbarcato dal Nord.
I risultati definitivi indicano che la vittoria di Nicolás Maduro è stata legittima e chiara, con una differenza di 235.000 voti, oltre il doppio -per capirci- della differenza tra centro-destra e centro-sinistra in Italia, circa il quintuplo considerando il differente numero di votanti. Come chi scrive ha più volte rilevato i sondaggi di entrambe le parti erano fasulli, inservibili prima e tanto più inservibili ora per fare valutazioni sul voto. Il pensare in un trionfale travaso di voti da Chávez a Maduro si è poi rivelato una pericolosa illusione alla quale in molti hanno credito con irresponsabile superficialità. Da oggi Maduro, che ha davanti non sei ma tre anni per convincere i venezuelani, dovrà scegliere, innovare, governare, trasformare, oppure perire nell’imitazione del grande dirigente del quale si dichiara figlio.

lunedì 15 aprile 2013

Transizione alla latinoamericana, da Chávez a Maduro

Maduro2(di ritorno da Caracas) La stretta vittoria di Nicolás Maduro (50,6% contro 49% con Capriles che chiede il riconteggio dei voti) come candidato della continuità con Hugo Chávez nelle elezioni presidenziali venezuelane apre e allo stesso tempo chiude il dibattito sulla prosecuzione del processo bolivariano. Lo chiude, testimoniando anche in Venezuela la solidità del processo democratico nel momento nel quale il candidato dell’opposizione, Enrique Capriles, offre allo stesso tempo un discorso progressista apparentemente analogo a quello della sinistra, accompagnato da un disprezzo e da una denigrazione tipicamente classista verso un processo del quale non può più disconoscere la grandezza.
Capriles, fin da ottobre ma con rinnovata lena durante questa campagna, ha riconosciuto la legittimazione di un’egemonia culturale della sinistra nell’America latina del XXI secolo, che ha sostituito l’inservibile armamentario neoliberale, ed ha –come ossimoro e contraddizione- avocato alla classe dirigente tradizionale –quella stessa del neoliberismo- il ruolo di condurre tale processo. Ma allo stesso tempo il dibattito è aperto in più punti. Nicolás Maduro ha ottenuto un risultato straordinario laddove non era scontato per nessuno che un processo così identificato con la figura di Hugo Chávez potesse sopravvivere alla scomparsa di uno dei dirigenti politici più importanti di tutta la storia latinoamericana. Un certo trionfalismo del campo popolare, che chi scrive ha colto con preoccupazione per le strade di Caracas, si accompagnava al rinviare al dopo alcuni nodi che lo stesso Chávez indicava. Come se la mozione degli affetti potesse cristallizzare a quel 5 marzo, il giorno della morte del presidente, la vita politica di un paese. S’è ripetuto nel campo popolare quello che succedeva nel decennio scorso nell’opposizione: un certo autismo impediva di vedere tanti piccoli smottamenti.
Se la differenza di meno del 2% tra i candidati, soprattutto quando il candidato dell’opposizione presenta un programma analogo a quello della maggioranza, è tale da essere invidiabile nella maggior parte del mondo, non ci si può nascondere che Capriles è stato capace, anche in un momento così emotivamente forte, con un piccolo calo di affluenza, circa il 2%, di sottrarre un voto su dodici al chavismo. Vedremo nelle prossime ore se ci sarà il riconoscimento della sconfitta da parte di Capriles o se seguirà le sirene della parte dell’opposizione che resta eversiva, ma Maduro dovrà interpretare la riduzione della base elettorale socialista come un richiamo ad andare con Chávez oltre Chávez verso sfide sempre più difficili in una rettificazione continua del processo, lavorando sull’efficienza e sull’etica del processo.
Non basterà più dire –ed è senz’altro vero- che quello che ha fatto il chavismo in dodici anni è un risultato straordinario. Chávez ha lasciato una base straordinaria per costruire un Venezuela più giusto, indipendente, sviluppato. Ma adesso non basterà più far notare che corruzione e inefficienza vi erano anche prima del chavismo e non basteranno le più importanti analisi sociologiche sulla persistenza di una violenza angosciosa nel paese. Dovranno essere dati segnali chiari in politica interna, applicando il Piano della Patria di Hugo Chávez per dare risposte a quella parte della società liberata in questi anni dal bisogno primario per permetterle di andare oltre in sicurezza e tranquillità e risolvendo la contraddizione tra ideali socialisti e il quotidiano vissuto in una società dei consumi tradizionale. Resta un’impresa titanica quella di una rivoluzione nella rivoluzione in un contesto nel quale tutto questo dovrà essere ottenuto evitando spaccature del movimento in una situazione che abbiamo spesso descritto come porosa, con continue entrate e uscite tra i due poli. Restano un’impresa titanica ma segnali chiari andranno lanciati da domani, per un governo che ha su di sé la spada di Damocle di un referendum revocatorio strumento di democrazia voluto da Chávez, già tra tre anni.

giovedì 11 aprile 2013

L’esercito marxiano

    
L’esercito marxiano

Pubblicato il 10 apr 2013

Geraldina Colotti da Caracas -
«La forza principale della rivoluzione è nella unità civico-militare che la sostiene – dice al manifesto il professor Ramon Moreno – Un cemento che viene da lontano». Moreno insegna il marxismo ai futuri colonnelli e ufficiali superiori della Scuola Superiore di Guerra Congiunta della capitale venezuelana, a Forte Tiuna. Le sue materie – formazione socialista rivoluzionaria, gestione pubblica socialista e pensiero socialista – sono rivolte agli alti gradi delle distinte forze armate: Esercito, Guardia nazionale, Aviazione, Milizia popolare.
Ex viceministro dell’educazione, direttore di pianificazione e risorse nei primi 18 mesi del governo Chávez, Moreno per anni è stato a capo della sala situazioni del presidente, scomparso il 5 marzo. E’ stato anche un dirigente della guerriglia che ha combattuto i governi nati dal patto di alternanza tra centrodestra e centrosinistra: le coalizioni che hanno governato durante la IV repubblica, dalla cacciata del dittatore Marco Pérez Jimenez, nel 1958, fino alla vittoria di Chávez, nel ’98. Il professore, che allora esercitava nell’Università delle Ande (Ula), nello stato Merida, ha fatto parte del Partito rivoluzionario venezuelano- Forza armata di liberazione nazionale (Prv-Faln), con le sue diramazioni politiche, Ruptura e Tercer camino. Un partito nato il 23 aprile del 1966 a sinistra del Partito comunista venezuelano, allora impastoiato nei dibattiti tra Cina e Unione sovietica. Lo dirigevano uomini come Douglas Bravo e Francisco Ojeda, ne facevano parte contadini, operai, artisti, intellettuali e anche militari rivoluzionari.
Come può un ex guerrigliero formare i massimi vertici militari? E non si sente a disagio?
Prima del governo Chávez sarebbe stato impossibile. E quel disagio lo abbiamo dovuto risolvere nella pratica, quando abbiamo costruito la ribellione civico-militare del 4 febbraio ’92, diretta dal comandante-presidente purtroppo prematuramente scomparso. Hugo lo abbiamo conosciuto tramite suo fratello Adan, che insegnava nella mia stessa università, militavamo entrambi nel Prv-Faln. La figura di Adan, un marxista rivoluzionario, è stata decisiva nella iniziale formazione del fratello minore. Nell’85, Hugo Chávez insegnava ai giovani dell’accademia militare. Ha svolto fin da allora un importante ruolo pedagogico nelle Forze armate. Ricordo un suo articolo sulla rivista interna in cui rilevava l’inesistenza del concetto di patria in un paese asservito agli interessi dei grandi potentati internazionali, e sosteneva che le Forze armate dovessero essere formate a partire dai principi di Simon Bolivar, il liberatore dei popoli. All’inizio non era socialista, anche perché il socialismo era parecchio ostracizzato, ci è arrivato dopo, subendo l’influenza delle correnti marxiste e rivoluzionarie. In quegli anni, tra civili e militari ci guardavamo con diffidenza, l’apporto delle organizzazioni popolari alla rivolta non è stato grande. Quando Chávez è stato arrestato, abbiamo però fornito il supporto organizzativo dentro e fuori il carcere. Tenevamo i contatti con i militari che non erano insorti per motivi logistici, ma erano controllati dall’intelligence militare. Dal carcere, Chávez tagliava i biglietti da 5 bolivar in due, ne inviava una parte ai suoi sodali attraverso militari amici, un’altra la dava a noi civili, visto che potevamo muoverci con più facilità. Sono restato un’ora in una caserma prima che l’ufficiale si decidesse a mostrare il suo mezzo biglietto, non ci fidavamo. L’unità si è andata formando nella lotta e poi nella pratica di governo. Ora parlo di marxismo e rivoluzione a compagni ufficiali che prima non sapevano niente di questo e adesso sono avidi di formazione ideologica, studiano come costruire un governo socialista e rivoluzionario, studiano economia marxista, imparano come si costruisce una nuova relazione tra popolo e Forza armata nazionale bolivariana, e si definiscono popolo in armi. Insegno a militari argentini, colombiani, brasiliani, nel rinnovato disegno della Patria grande, di un esercito di uguali.

venerdì 8 febbraio 2013

Il Venezuela somministra combustibile agli emarginati negli USA

- albainformazione -

 
PDVSA cartel
di Davide Brooks – Corrispondente del Periodico La Jornada
Caracas somministra agli emarginati USA combustibile per il riscaldamento. Lanciata l’ottava edizione del programma di solidarietà del Venezuela con gli USA
Sabato 2 febbraio 2013, pag. 25
New York, 1° Febbraio. Il progetto di solidarietà del Venezuela con gli USA, attraverso un programma di consegna di combustibile per il riscaldamento alle comunità marginali e vulnerabili che aiuterà circa 100mila famiglie in 25 stati – inclusi più di 240 comunità indigene – per resistere al freddo invernale, ha iniziato il suo ottavo anno questa settimana, così come ha annunciato l’impresa petrolifera statunitense Citgo, sussidiaria della Petróleos de Venezuela e la sua socia Citizens Energy Corporation.
Durante una cerimonia in un albergo per famiglie a Baltimora, il responsabile esecutivo della Citgo, Alejandro Granado, insieme con Joseph P. Kennedy II, presidente della Citizens Energy Corporation, impresa energetica senza fine di lucro, hanno lanciato l’ottava edizione annuale del programma di combustibile da riscaldamento Citgo-Venezuela.
Di questo piano hanno beneficiato più di 1.7 milioni di persone dal 2005, quando si è dato inizio alla donazione venezuelana per aiutare le vittime degli uragani Katrina e Rita. Il programma è evoluto fino a diventare insieme all’organizzazione di Kennedy, donando più di 200 milioni di galloni di combustibile, per un valore superiore ai 400 milioni di dollari.
Tale programma, ha dichiarato Granado, “è uno degli sforzi di assistenza di energia più importanti del paese”. Ha informato che la percentuale delle risorse che l’impresa ha speso in programmi sociali negli USA è stata fino a cinque volte maggiore di quelle delle altre società petrolifere di questo paese. Ha affermato che quest’anno sarà ancora più importante poiché la donazione darà beneficio anche a molte delle vittime dell’uragano Sandy che ha colpito la costa est. Ha sottolineato che il programma è “un perfetto esempio dei principi umanitari attuati” dalla Petróleos de Venezuela SA (Pdvsa).
L’ex rappresentate federale Joseph Kennedy – figlio maggiore di Robert F. Kennedy – ha dichiarato che queste donazioni “del popolo del Venezuela” hanno aiutato migliaia di famiglie negli USA degli ultimi anni e ha evidenziato che “è importante continuare ad appoggiare famiglie statunitensi attraverso tale programma”. Ha affermato che quest’anno “aiuteremo più di 400 mila persone a mantenersi caldi e sicuri quest’inverno”.
Ha ricordato di essersi riunito con rappresentanti delle principali imprese petrolifere degli USA e di altri paesi produttori di crudo per sollecitare il loro aiuto in questo tipo di sforzo: “Tutte loro hanno detti di no, ad eccezione della Citgo, il presidente Chávez ed il popolo venezuelano”. Il progetto è stato originariamente avviato nel 2005 dall’allora ambasciatore venezuelano negli USA, Bernardo Álvarez, che adesso è rappresentante del suo governo in Spagna.
Per maggiori informazioni: www.citizensenergy.com e http://www.citgo.com
[trad. dal castigliano di Ciro Brescia]

lunedì 10 dicembre 2012

Hugo Chávez dovrà rioperarsi di cancro e prepara la successione

di ,

08122012-chavez-ofrece-mensaje-a-la-nacion8
Nel giorno di uno dei più grandi trionfi della Rivoluzione bolivariana, il pieno ingresso nel Mercosur del Venezuela, dopo anni di lotta, il presidente Hugo Chávez annuncia la gravità della sua situazione di salute, la riapparizione del tumore maligno, la necessità di operarsi e la possibilità che non riesca ad insediarsi alla presidenza il prossimo 7 gennaio chiamando all’Unità e designando il Vicepresidente della Repubblica Nicolás Maduro (nella foto) come suo successore.
Con un discorso di mezz’ora in diretta televisiva alle 21.30 di ieri ora venezuelana, il presidente ha informato la nazione sulla gravità della sua situazione di salute. Apparendo comunque in buono stato, ha comunicato di aver chiesto autorizzazione al parlamento per ritornare immediatamente a Cuba, 24 ore dopo il suo ritorno in patria dopo nove giorni di trattamento. Sarà operato all’Avana probabilmente già stasera, dopo il voto parlamentare previsto per stamane che lo autorizzerà a uscire dal paese. Hugo Chávez non si è limitato a tranquillizzare il popolo che lo ha rieletto appena il 7 ottobre scorso, ma ha chiaramente esposto uno scenario drammatico che potrebbe non permettergli di entrare in carica il 7 gennaio.
«Se si presentassero le condizioni inabilitanti –ha affermato il presidente- o soprattutto per entrare in carica nel nuovo periodo, Nicolás Maduro non è solo la persona che deve concludere il periodo ma è la persona che in mia opinione, chiara come la luna piena, se dovessero sussistere le condizioni per la convocazione di nuove elezioni, deve essere il candidato e chiedo al popolo che elegga Nicolás Maduro come presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela».
Lo scenario, anche costituzionale, che si apre è complesso. Tra appena una settimana in Venezuela si vota per le amministrative in tutto il paese, ma evidentemente la situazione di salute del presidente non ha permesso di attenderne l’esito. Hugo Chávez è allo stesso tempo presidente in carica e presidente eletto. L’investitura di ieri ha quindi due funzioni: chiamare i dirigenti del processo bolivariano all’obbligo di unità intorno alla figura di Maduro ma anche continuare a tracciare un cammino di libertà costituzionali nel quale le elezioni sono un passaggio ineludibile. Secondo la Costituzione bolivariana Chávez ha adesso un periodo di 90 più 90 giorni prima che il Parlamento debba costatarne «l’impossibilità assoluta» a tornare al governo e il presidente di questo, Diosdado Cabello, sia obbligato a chiamare a nuove elezioni nelle quali il candidato del campo popolare sarà Nicolás Maduro.
Nicolás Maduro, 50 anni, è uno dei dirigenti bolivariani più vicini da sempre a Hugo Chávez. Autista di autobus a Caracas e sindacalista si avvicinò a questo nel momento più difficile quando sua moglie avvocato ne assunse la difesa dopo il 4 febbraio 1989. Parlamentare dal 2000 è stato soprattutto, per sei anni e mezzo, il ministro degli esteri della Rivoluzione bolivariana, l’uomo che con Chávez ha tessuto la tela dell’integrazione latinoamericana di questi anni che proprio ieri ha portato al vertice di Brasilia, il primo nel quale il Venezuela (dopo anni di boicottaggio in particolare delle destre brasiliane e paraguayane) ha partecipato come pieno membro e nel quale è stata registrata la richiesta di adesione della Bolivia.
«Oggi abbiamo una patria –ha concluso Chávez commosso- e, succeda quello che succeda, i nostri sforzi di tutti questi anni faranno sì che continueremo ad averla. Non mancheranno quelli che cercheranno di restaurare il neoliberismo capitalista. La risposta dei patrioti dev’essere l’Unità».

Blog curato da ...

Blog curato da ...
Mob. 0039 3248181172 - adakilismanis@gmail.com - akilis@otenet.gr
free counters