
Non si trattava di semplici sospetti. Dal 2003 la Missione delle Nazioni Unite in Kosovo (Unmik) e il Tribunale penale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia con sede all'Aia (Tpi), erano in possesso di testimonianze dettagliate, rilasciate da persone direttamente coinvolte, sui presunti trasferimenti e soppressioni di prigionieri civili, principalmente serbi, messo in campo in territorio albanese dall'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), dopo la fine del conflitto contro Belgrado, il 12 giugno 1999. Scopo di buona parte di questi omicidi sarebbe stato quello di espiantare organi da "piazzare" sul mercato internazionale dei trapianti.
È quanto emerge da un documento Unmik "riservato e sensibile" che è stato pubblicato – oscurato nelle parti riconducibili all'indentità dei testimoni – il 16 febbraio scorso dalla tv France 24 e l'agenzia di stampa italiana, Tmnews. La stampa locale ed internazionale ha ampiamente ripreso la notizia.
Questa la pista investigativa esplicitata nei documenti emersi, datati fine 2003: "i rapiti (in Kosovo), poi trasferiti in Albania centrale, sono stati spostati ancora, in piccoli gruppi, in una casa privata a sud di Burrel convertita in una clinica improvvisata. Qui equipaggiamento e personale medico venivano usati per estrarre organi dai prigionieri, che poi morivano. I resti venivano sepolti nelle vicinanze. Gli organi trasferiti all'aeroporto Rinas nei pressi di Tirana e imbarcati per l'estero".













































