Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

venerdì 10 agosto 2012

MONTI ODIA LA DEMOCRAZIA

FRANCESCO PIOBBICHI  - controlacrisi -  
  
        MONTI: "Posso comprendere che devono tenere conto dei propri parlamenti. Ma un parlamento ed una Corte Costituzionale in fondo ci sono in ogni paese dell’Unione europea. E naturalmente ogni governo deve attenersi alle decisioni del proprio parlamento. Ma ogni governo ha anche il dovere di educare il parlamento. Se mi fossi attenuto meccanicamente alle direttive del mio parlamento, non avrei potuto approvare le decisioni dell’ultimo vertice di Bruxelles". Questa frase che Monti ha rilasciato recentemente è di una gravità senza precedenti. Per comprendere la portata di quanto detto provate ad immaginare cosa sarebbe successo se queste parole le avesse pronunciate Berlusconi quando era al Governo. In quel caso avremmo gridato al Golpe, saremmo scesi in piazza e fatto un gran casino. Invece nulla di tutto questo, anzi, le parole pronunciate da Monti sono state difese pubblicamente da Bersani con una naturalezza che lascia basiti. Sostenere che i parlamenti vanno "educati" dagli esecutivi come ha detto Monti ci porta nella fase matura dell'autoritarismo del capitalismo oligarchico, nella strada a vicolo chiuso dello svuotamento della democrazia parlamentare. Sì, è vero, direte che i parlamenti sono già oggi di fatto espropriati dalle loro funzioni: essi ratificano trattati che sono decisi altrove e subiscono ripetute procedure legislative di carattere d'urgenza che ne restringono pesantemente le funzioni; ma le parole di Monti hanno un qualcosa in più, hanno un indirizzo profondamente autoritario che segna un salto di qualità.
Per Monti i parlamenti vanno educati, cioè devono essere in gran parte disciplinati alle esigenze che impone nella crisi la ristrutturazione capitalista. Per uno come Monti insomma la sede legislativa è una sorta di panopticom in cui i deputati eletti sono osservati dal potere tecnico finanziario di cui lui è la massima espressione. La politica insomma deve essere educata e piegata all'ideologia liberista, ed i maleducati vanno messi fuori. Penso che le parole di Monti nascondono un odio profondo per la democrazia e la mediazione sociale, del resto è stato proprio lui ad appendere al muro -da destra- la concertazione.
Il fatto che Bersani abbia difeso queste parole indecenti segna una metamorfosi definitiva anche deel PD, disposto oramai a difendere gli oltraggi alla nostra democrazia dopo aver manomesso la nostra Costituzione con l'inserimento del vincolo di bilancio e la ratifica del Fiscal compact.

Da “Der Spiegel” del 6.8.2012
Un fronte tra Nord e Sud
Il presidente del Consiglio dei ministri italiano Mario Monti, 69 anni, si lamenta che coloro che
guidano gli stati del continente fanno troppo poco per fermare l’erosione dell’Europa. Chiede
maggiore condivisone (colloquio condotto dai redattori Fiona Ehlers e Hans Hoyng)
SPIEGEL: Signor presidente, ancora una volta l’euro è in grande difficoltà, le voci che parlano di
una frattura si fanno più forti. Ha già rinunciato alle sue vacanze?
MONTI: Ho solo sei giorni e spero che non saltino. Tuttavia guardo all’estate in modo
relativamente tranquillo. Per quanto riguarda la Grecia ovviamente c’è ancora un rischio…
SPIEGEL:… perché l’insolvibilità sembra inevitabile…
MONTI:… ma dopo una lunga preparazione, nell’ultimo vertice di Bruxelles alla fine di giugno
abbiamo raggiunto risultati complessivamente buoni che devono consentire ai mercati una migliore
valutazione su quanto in effetti sia solida l’area-euro.
SPIEGEL: Ma non hanno aiutato a diminuire la pressione su Italia e Spagna. La scorsa settimana il
capo della Bce, Mario Draghi, ha annunciato che la Banca centrale europea sarebbe disponibile,
magari insieme ai paracadute europei, ad acquistare titoli di Stato dai paesi debitori, anche se solo in
un futuro indeterminato. È deluso dall’esitazione della banca?
MONTI: Posso solo approvare l’affermazione della Bce che il mercato dei titoli di Stato nella zona
euro è “molto disturbata”. È giusto anche che alcuni paesi devono sostenere costi “estremamente
elevati” per finanziare il proprio debito. È esattamente quello che vado dicendo da tempo. È
evidente che le banche si ritirano dietro i propri confini nazionali, creando difficoltà ancora
maggiori per i paesi che soffrono dei dubbi dei mercati. Questi problemi ora vanno risolti
rapidamente perché non possano esserci ulteriori incertezze rispetto alla capacità dell’euro-zona di
superare la crisi.
SPIEGEL: Non crede che proprio questa soluzione tramite la Bce libererebbe i paesi interessati
dalla costrizione di rimettere in ordine i rispettivi bilanci dello Stato?
MONTI: No. Se leggesse gli oneri dei paracadute europei o anche solo la dichiarazione della Bce di
giovedì scorso, dovrebbe ammettere che una simile preoccupazione è immotivata. Questa è
esattamente quella sfiducia che nella crisi ci ha impedito di imboccare una via chiara per una
soluzione. Dobbiamo superarla in fretta e iniziare di nuovo ad avere fiducia gli uni degli altri.
SPIEGEL: C’è una ragione?
MONTI: Credo di sì. L’attuale governo italiano ha fatto in modo che il deficit di bilancio dello
Stato rientri rapidamente e ha fatto riforme strutturali che rafforzano il potenziale di crescita.
Nonostante notevoli sacrifici gli italiani hanno accettato questo corso.
SPIEGEL: Contro i programmi della Bce di acquistare titoli di Stato in Germania ci sono molte
proteste. Non comprende che coloro che devono rispondere per la banca hanno paura di farsi carico
di garanzie illimitate?
MONTI: Le decisioni di fronte alle quali si trova ora la Germania non sono semplici e comprendo
le difficoltà che i politici tedeschi stanno attraversando. Per restare in grado di agire nell’ambito di
una valuta comune, tutti i paesi avrebbero dovuto fare riforme e impostare i proprio bilanci in modo
tale da non diventare un peso per altri paesi. Per questo i progressi già fatti sono così importanti per
assicurare la disciplina dei bilanci - come ad esempio il patto fiscale.
SPIEGEL: Questo per ora non ha aiutato l’euro.
MONTI: Tutti abbiamo fatto errori, già nell’impostazione dell’euro, già nella sua fase iniziale,
quando ad esempio Francia e Germania nel 2002 e 2003 hanno infranto gli oneri del patto di
crescita e di stabilità, diventando così un cattivo esempio per gli altri. Ora dobbiamo creare
un’unione monetaria più responsabile.
SPIEGEL: Lei è stato chiamato proprio per questo. In fin dei conti l’Italia ora ha di nuovo un ruolo
importante in Europa.MONTI: Per alcuni anni evidentemente non abbiamo avuto un ruolo centrale. Penso che sia del
tutto normale che la terza potenza economica dell’euro-zona diventi di nuovo più attiva se si tratta
di raggiungere un consenso nelle decisioni collettive.
SPIEGEL: I suoi incontri con il presidente francese Francois Hollande e con il premier spagnolo
Mariano Rahoy della scorsa settimana suscitano però il sospetto che si tratti di fare un patto del sud
per potersi opporre in modo più determinato alle richieste del nord.
MONTI: Tra i due incontri sono stato anche in Finlandia. Di tutti e tre i paesi è quello dove ho
passato più tempo. In questo caso non si tratta di nord e sud, si tratta della valuta di 330 milioni di
europei. Più compattamente agiamo, prima riusciamo a ritrovare una via sicura, con costi minori per
tutti. Ho appena avuto una telefonata con la cancelliera Merkel, che mi ha invitato a Berlino per la
fine di agosto.
SPIEGEL: In generale il rapporto tra italiani e tedeschi al momento sembra abbastanza intorpidito.
Ci si lamenta molto della durezza, dell’arroganza dei tedeschi. Come spiega questo clima?
MONTI: Questo in effetti mi ha turbato molto negli ultimi mesi e ho riferito alla cancelliera Merkel
dei crescenti risentimenti qui in parlamento – contro l’UE, contro l’euro, contro i tedeschi e a volte
contro la stessa cancelliera. Questo però è un problema che va molto oltre il rapporto tra Germania e
Italia. Le tensioni che negli ultimi anni hanno accompagnato l’euro-zona hanno già le caratteristiche
di una disgregazione psicologica dell’Europa. Dobbiamo lavorare molto per arginare questa
situazione. Se confrontiamo l’Europa con una cattedrale, allora l’euro è fino ad ora la sua torre più
perfetta.
SPIEGEL: Della quale dobbiamo purtroppo preoccuparci che presto crollerà.
MONTI: Se l’euro dovesse diventare un fattore di disgregazione, allora sarebbero distrutte le
fondamenta del progetto Europa. Per questo è compito prioritario di chi guida gli stati di spiegare ai
loro cittadini la vera situazione dell’Europa e di non cedere ai vecchi pregiudizi.
SPIEGEL: Crede che questo compito sia ancora risolvibile? In tutta Europa la crisi dell’euro ha
risvegliato pregiudizi nazionali.
MONTI: Si, e in questo ambito nord e sud si confrontano, ci sono pregiudizi reciproci. Questo è
molto inquietante e dobbiamo combatterlo. Sono certo che la maggioranza dei tedeschi hanno una
simpatia istintiva per l’Italia, come gli italiani ammirano i tedeschi per le loro numerose qualità. Ma
ho anche l’impressione che la maggioranza dei tedeschi pensa che l’Italia abbia già avuto aiuti
finanziari dalla Germania o dall’Unione Europea, cosa che però non è avvenuta. Neanche un solo
euro.
SPIEGEL: Come spiegherebbe ad un piccolo imprenditore tedesco che con le tasse già risponde per
i diversi pacchetti di salvataggio, che lui, indirettamente, attraverso la Bce, contrae obblighi per la
banca fallita di Siena?
MONTI: Cercherei di spiegargli che la realtà a volte è molto diversa che l’idea che se ne ha. La
realtà in effetti è anche che l’Italia rispetto alla propria dimensione economica ha contribuito agli
aiuti per Grecia, Irlanda, Portogallo e recentemente per il settore bancario spagnolo, quanto la
Germania. Ma provi a considerare l’utile netto di questi aiuti.
SPIEGEL: Lei ritiene che gli aiuti ai paesi debitori vadano a beneficio anche della Germania?
MONTI: Molto di quello che Germania e Francia hanno fatto per il salvataggio della Grecia aiuta
anche le banche tedesche e francesi che per molto tempo sono stati grandi creditori della Grecia e
delle banche greche. Questo praticamente non riguarda l’Italia. Da questo punto di vista l’Italia non
solo ad oggi non ha ricevuto nessun aiuto, ma, considerando il ritorno netto verso il proprio paese,
ha speso più della Germania o della Francia. Il nostro debito pubblico quest’anno ammonta al
123,4% del Pil. Senza i pagamenti per gli aiuti, sarebbe 120,3%. Questo è quanto spiegherei
all’imprenditore tedesco.
SPIEGEL: E lei ritiene che le crederebbe?
MONTI: Gli spiegherei che anche la Germania trae profitto dal fatto che la Germania possa cedere
titoli di Stato ad interessi così bassi, a volte addirittura negativi. È qui che si verifica il rischio del
decadimento dell’euro-zona. In questo modo gli interessi elevati che l’Italia al momento è costrettaa pagare, sovvenzionano quelli bassi che paga la Germania. E inoltre: nessuno può negare che la
Germania, perché è così grande, così produttiva e così efficiente, è maggiore fruitore del mercato
comune.
SPIEGEL: È sicuro che lo sfaldamento dell’euro-zona sia ancora arrestabile?
MONTI: Si, è ancora possibile. Ma non cade dal cielo.
SPIEGEL: Anche con il principio di annegare i problemi in quantità di denaro sempre maggiori
evidentemente non funziona. Così si guadagna respiro per un paio di giorni, poi la pressione sui
mercati finanziari riprende a crescere. È possibile interrompere questo circolo fatale?
MONTI: Si.
SPIEGEL: Senza continuare a buttarci dei soldi?
MONTI: Giusto, questo non deve succedere. Sarebbe già utile che si migliorasse la comunicazione
dopo le decisioni dell’euro-zona.
SPIEGEL: Si tratta di montagne di debiti, non di conferenze stampa.
MONTI: Però ci sono questi incidenti di informazioni non esaustive che portano nuove turbolenze
sui mercati. Molto più serio è però il fatto che ci sono alcuni paesi – e si trovano al nord della
Germania – che ogni volta che nel Consiglio raggiungiamo un consenso, uno o due giorni dopo
dicono cose che mettono di nuovo in discussione il consenso.
SPIEGEL: Ora si riferisce ai finlandesi e ad altri?
MONTI: Posso comprendere che devono tenere conto dei propri parlamenti. Ma un parlamento ed
una Corte Costituzionale in fondo ci sono in ogni paese dell’Unione europea. E naturalmente ogni
governo deve attenersi alle decisioni del proprio parlamento. Ma ogni governo ha anche il dovere di
educare il parlamento. Se mi fossi attenuto meccanicamente alle direttive del mio parlamento, non
avrei potuto approvare le decisioni dell’ultimo vertice di Bruxelles.
SPIEGEL: Perché no?
MONTI: Avevo avuto l’incarico di imporre gli euro-bond nel vertice. Se i governi si facessero
vincolare completamente dalle decisioni dei propri parlamenti senza mantenere un margine di
manovra, la spaccatura dell’Europa sarebbe più probabile di una maggiore integrazione.
SPIEGEL: Silvio Berlusconi si vanta di aver combattuto il comunismo in Italia. Lei come vuole
essere ricordato dagli italiani e dagli europei?
MONTI: Se tutto procede secondo i piani, manterrò l’incarico fino all’aprile 2013 e spero che fino
ad allora riuscirò a salvare l’Italia dalla rovina finanziaria e questo con l’appoggio morale di alcuni
amici europei, la Germania prima di tutti. Ma dico molto chiaramente: sostegno morale, non
finanziario. E alla fine spero che l’Italia per gli osservatori esterni diventi semplicemente un po’ più
noiosa. Se la Germania e altri stati sono interessati al fatto che l’attuale politica in Italia abbia un
futuro, allora …
SPIEGEL:… dovrebbero andare maggiormente incontro all’Italia?
MONTI: Ancora una volta, non con gli aiuti finanziari. Ma dovrebbero lasciare maggiore margine
di manovra agli stati dell’euro-zona che si attengono in modo più preciso alle direttive europee.
SPIEGEL: Il suo rapporto con Angela Merkel, che molti hanno bollato come la perdente dell’ultimo
vertice europeo, è di nuovo buono?
MONTI: Abbiamo un rapporto molto amichevole e cordiale. Ci conosciamo da molti anni e sono
stato molto lieto del riconoscimento che ho avuto sia dalla cancelliera che dal ministro delle finanze
Wolfgang Schäubele per i progressi della politica italiana.
SPIEGEL: Quando il suo predecessore Berlusconi poche settimane fa ha dichiarato di avere un
rapporto cordiale con la cancelliera, lei lo ha immediatamente smentito.
MONTI: Allora possiamo aspettare con calma se ci sarà una nuova smentita.
SPIEGEL: Signor presidente, la ringraziamo per questo colloquio

(traduzione a cura di Sveva Haertter
)

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