Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
Visualizzazione post con etichetta Landini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Landini. Mostra tutti i post

giovedì 16 maggio 2013

“Con la Fiom per contestare i diktat della Bce”

    
Landini: “Con la Fiom per contestare i diktat della Bce”

Landini

di Roberto Mania (La Repubblica) -
Landini, la manifestazione della Fiom di sabato prossimo a Roma, più che un’iniziativa sindacale sembra una scelta politica, per riunire la “sinistrasinistra” da Sel a una parte del Movimento 5 stelle. È questo il vostro obiettivo?
«No. Il nostro obiettivo è un altro: far cambiare le politiche economiche messe in campo dai governi Berlusconi e Monti. Va rimesso al centro il lavoro perché è la vera emergenza. Bisogna cambiare non solo in Italia ma anche in Europa».
Obiettivi politici, appunto.
«Guardi che la Fiom nella sua storia, così come la Cgil, ha sempre avuto l’ambizione di svolgere un ruolo politico per una maggiore giustizia sociale. Anche questo è il nostro mestiere».
È difficile però chiedere un cambio di rotta a un governo che non ha ancora deciso nulla. Cosa pensa dei primi orientamenti di Letta?
«Questa manifestazione l’abbiamo indetta prima di sapere quale sarebbe stato il nuovo governo. L’abbiamo fatto perché fuori dal Parlamento c’era, e c’è, una richiesta di cambiamento. Proprio per questo nei giorni scorsi la Fiom ha scritto ai gruppi parlamentari e ha incontrato alcune forze politiche per illustrare la propria piattaforma. I primi orientamenti di Letta? Mi pare che stia venendo fuori un governo troppo condizionato da Berlusconi ».
Dunque, una manifestazione contro il governo Pd-Pdl?
«Di certo non pensiamo che la soluzione che chiedeva il paese fosse il governissimo Pd-Pdl. D’altra parte il governo Monti era già sostenuto dalle forze politiche che hanno dato vita al nuovo esecutivo e che sono state penalizzate dal voto. I due terzi degli elettori hanno chiesto di cambiare rotta. E molte forze politiche, Sel, M5S, Idv, Rifondazione, Azione civile e diversi esponenti del Pd hanno aderito alla nostra iniziativa».
E il Pd di Epifani?
«L’ho incontrato per illustrargli le nostre proposte. Mi ha detto che mi avrebbe fatto sapere. Sto aspettando. Premesso che ho solo due tessere, quella della Cgil e quella dell’Anpi, penso che il Pd stia attraversando una fase molto difficile: in campagna elettorale ha detto e promesso cose che sono in netta contraddizione con ciò che sta facendo».
Un silenzio significativo quello di Epifani?
«Non so se sia un silenzio innocente. In ogni caso in piazza ci sarà una sinistra che propone e pensa che ci siano strade diverse da quelle imposte dalla Bce».
Si sente più in sintonia con il Pd o che il M5S?
«Io sto con la Fiom».
Cosa pensa delle critiche di Grillo ai sindacati?
«Al Movimento abbiamo spiegato che la Fiom vive grazie alle quote che pagano i suoi 360 mila iscritti. Il mio stipendio è il più alto ed è di 2.300 euro netti al mese».
E le risorse pubbliche che arrivano dai Caf? E i contributi figurativi per i sindacalisti?
«La Fiom non riceve nulla dai Caf. Quei soldi, frutto di un servizio, vanno alla Cgil. I contributi figurativi per i sindacalisti sono previsti dalla legge».

mercoledì 1 maggio 2013

Cremaschi: si è arresa anche la Fiom, fine del sindacato?

Scritto il 01/5/13 • 


«Se in un contratto nazionale o aziendale si aumenta l’orario di lavoro, si abbassano le qualifiche, si toglie ai lavoratori il diritto ad ammalarsi, e se la maggioranza dei rappresentanti sindacali e dei lavoratori accetta, la minoranza non può più opporsi. Non può fare sciopero, non può andare in tribunale, non può neanche tutelare quei lavoratori che non ci stanno. Altrimenti è fuori». In puro “sindacalese” questo si chiama “esigibilità”: ed è esattamente la clausola-capestro che ora ha accettato anche la Cgil, con la sola opposizione della componente “Rete 28 aprile”, alla stipula del nuovo patto sulla rappresentanza. Risultato: insieme a Cisl e Uil, anche la Camusso firma con Confindustria. D’ora in avanti, lo stesso Landini può scordarsi una “resistenza” come quella ingaggiata a Pomigliano, quando la Fiom trascinò la Fiat di Marchionne in tribunale. Fine dell’ultimo brandello di radicalismo sindacale: per Giorgio Cremaschi, è una capitolazione storica. Addio sindacato.
Maurizio Landini«Ovunque ci sia una lotta o una ribellione vera allo sfruttamento – scrive Cremaschi sul sito di “Rete 28 aprile” – il sindacato dev’essere preventivamente esigibile». Già oggi, invece, «le lotte sindacali più importanti e partecipate della Lombardia, Trenord e San Raffaele, vedono Cgil, Cisl Uil ostili ed estranee, come accade alla lotta dei lavoratori migranti della logistica e a tanti altri». Il problema degli accordi separati è superato, aggiunge l’ex leader della Fiom. «Tutti gli accordi sono preventivamente unitari perché non esiste più il diritto a non firmare ciò che non piace: si supera il problema del dissenso cancellando il diritto a dissentire, come la Fornero che ha superato la divisione tra chi è o non è tutelato dall’articolo 18, togliendo l’articolo 18 a tutti». Questo accordo, aggiunge Cremaschi, costituisce un esproprio di quella tanto auspicata legge sulla rappresentanza, che avrebbe dovuto finalmente garantire ai lavoratori il diritto alla democrazia sindacale, realizzando al contrario «una privatizzazione corporativa di questo loro diritto».
Del resto, questo è ciò che le “parti sociali” ricercano su un piano ben più ampio: i gruppi dirigenti di Cgil, Cisl e Confindustria hanno visto travolti dalle elezioni i rispettivi progetti politici. E le presidenziali, con la catastrofe del Pd, hanno scatenato l’angoscia tra i quadri della Cgil, i cui più anziani hanno già vissuto la crisi del Pci e la distruzione del Psi. I grandi sindacati confederali, accusa Cremaschi, escono da vent’anni di concertazione, di moderatismo rivendicativo, di istituzionalizzazione. «Tutta la struttura è stata selezionata da queste basi. Come si fa a cambiare? Così ci si aggrappa ad una Confindustria anch’essa colpita da crisi di rappresentanza ed efficacia. E si rilancia il patto corporativo tra i produttori, che oggi più che mai è prima di tutto una patto di sopravvivenza tra grandi burocrazie in crisi».
Susanna CamussoE ora, mentre tutti i riflettori sono concentrati sul “governissimo” di Napolitano, sindacati e Confindustria «stanno definendo il governissimo sindacale».
La Cgil, continua Cremaschi, aderisce al patto sulla rappresentanza con il concorso determinante di Maurizio Landini: senza il suo apporto, la segreteria di Susanna Camusso non avrebbe avuto oggi la forza politica di andare avanti. Perché? Si sprecano le analisi sui retroscena, mettendo in secondo piano il vero problema: Landini ha dato speranza e coraggio al mondo del lavoro, acquisendo fama e prestigio, con il “no” a Pomigliano, non firmando un accordo accettato dalla maggioranza dei sindacati e dei lavoratori. «Ora quel “no” diventa un “sì”, attraverso l’accettazione della esigibilità». Landini, insiste Cremaschi, «ha il dovere di spiegare questo ribaltamento della sua posizione e di quella della Fiom, senza sotterfugi, senza inutili sprechi di retorica». In ogni caso, «contro questo accordo che normalizza e centralizza autoritariamente tutte le relazioni sindacali, bisognerà lottare: tutte le forze e le esperienze sindacali che non ci stanno – dice Cremaschi – debbono organizzare la disobbedienza, il contrasto, la crisi del patto corporativo sulla rappresentanza». Bisogna reagire subito, perché «un regime sindacale degli “esigibili”, quando su tutti pesano i danni e i ricatti della disoccupazione di massa, è un altro macigno che precipita sul mondo del lavoro».

lunedì 24 dicembre 2012

Intervista a Maurizio Landini: «Arcaico è chi ha riportato i diritti dei lavoratori a livelli ottocenteschi»

Fonte: pubblico quotidiano | Autore: Paolo Valentini
Come risponde a Monti che nella conferenza di fine anno ha dichiarato che la Cgil è una forza che difende posizioni “nobilmente arcaiche ”?’
Trovo che se si vuole essere moderni bisognerebbe fare una legge sulla rappresentanza, cosa che il governo Monti si è ben guardato dal fare. Considero che il fatto che i lavoratori non possano votare i loro accordi e non possano scegliersi i propri sindacati sia effettivamente arcaico, significa non avere applicato dopo sessant’anni la nostra Costituzione. Oggi questa cosa serve a chi vuole cancellare il contratto nazionale di lavoro e i diritti. Inviterei Monti a farsi un giro per le fabbriche, e non quando sono imbandite a festa ma quando realmente funzionano, e si accorgerebbe che stiamo tornando indietro, verso l’Ottocento, per le condizioni di vita e di lavoro delle persone.
Un bilancio negativo insomma
Penso che i provvedimenti presi sulle pensioni e sul mercato del lavoro siano le cose peggiori e più vecchie che si possano fare. La modernità e l’innovazione sarebbero quelle di applicare la nostra Costituzione, sia nel campo delle libertà che nel campo economico e politico. La democrazia e la sua estensione è la cosa più moderna che c’è. Mentre oggi c’è poca democrazia ed è negata soprattutto nei luoghi di lavoro.
Una cosa buona di questo governo dimissionario?
L’unica cosa positiva fatta è stato ridare credibilità a questo paese dopo il governo Berlusconi. Chiunque avesse sostituito Berlusconi avrebbe recuperato la credibilità. Sul piano internazionale e europeo c’è stato un netto miglioramento. Io apprezzo anche le scelte che in queste ore sta facendo Monti. Un elemento di chiarezza nella politica. Se c’è un punto che deve essere superato è l’ambiguità. Andare a Melfi a dire che Marchionne è un bravo imprenditore, dire alle forze politiche di sostenere il suo progetto anche se non si candida è senz’altro un elemento di chiarezza che fa emergere una certa posizione e una certa visione. E la politica è questo. Mi auguro che le forze politiche che vogliono governare questo paese in maniera alternativa dicano quello che vogliono fare. Rischiamo che il sistema industriale di questo paese salti.Non solo il settore auto, ma anche quello siderurgico, la cantieristica, il settore elettrodomestico. Non c’è stata una politica industriale degna di questo nome. Pensare che per competere si riducano i diritti e i salari e si estenda la precarietà e i licenziamenti non è assolutamente la strada che può portare fuori dalla crisi. Sono altre le scelte che devono essere fatte. Anche sull’Europa: non può essere un’unione basata solo sulla moneta ma anche un’unione sociale. Non mi pare che il governo Monti abbia brillato in novità. Bisogna rimettere al centro lavoro e democrazia. La Fiat sta violando leggi e principi della nostra Costituzione. Primo punto: chiunque voglia candidarsi a guida dovrebbe rispondere se vogliono applicare i principi di fondo della nostra costituzione.
Al di là degli auspici pensa che possa esserci un cambiamento di sostanza? Si possono ribaltare certi atteggiamenti?
Devono essere affrontati questi temi. Altrimenti l’arretramento progressivo è inevitabile. Il nuovo governo si deve porre il problema di un intervento pubblico nell’economia. Da questa situazione non si esce senza un piano straordinario degli investimenti pubblici e privati. E entrambi sono diminuiti. La siderurgia è un nodo fondamentale. La banda larga e la mobilità sono altri nodi strategici, visto il ritardo tecnologico. Poi le energie rinnovabili. Serve una giustizia sociale che oggi non c’è. Combattere il fisco significa redistribuire a chi in questi anni ha pagato. Significa fare una patrimoniale che è anche una lotta alla malavita organizzata che controlla parte dell’economia reale. Serve investire sulla ricerca e sulla scuola pubblica e rendere la macchina meno burocratica. E sul piano sociale e sindacale serve una legge sulla rappresentanza. In questi ultimi tre-quattro anni abbiamo assistito a contratti separati. Nessuno ha una bacchetta magica ma c’è un battaglia da fare per superare la precarietà. Bisogna cambiare l’agenda di questo paese visto che Monti la propone per il governo futuro. Mi auguro che durante la campagna elettorale i contendenti chiariscano che cosa intendono fare per il paese a livello industriale e lavorativo e democratico. In questo paese non mancano i soldi, ma manca un sistema di redistribuzione. Queste sono le scelte che dovrebbero avere la priorità in un momento di rischio di chiusura e la crisi. Noi come Fiom non volevamo sostituirci alla politica, ma dirle che c’era un problema di rappresentare gli interessi delle persone che lavorano e dei giovani.
Non le seccano un po’ parole come conservazione e arcaicità?
È un periodo in cui le parole rischiano di perdere il loro significato. Noi abbiamo fatto una battaglia moderata. Noi stiamo difendendo la nostra Costituzione. Sinceramente se uno mi dice che per difendere la costituzione sono un conservatore allora si, lo sono. Non è mai stata applicata in sessant’anni di vita che ha. Se l’innovazione sarebbe Marchionne, come il presidente Monti ha voluto rimarcare, vorrei far notare a tutti che queste politiche sono state fatte negli Stati Uniti tanti anni fa. Il mercato decide tutto. Ci sono tanti singoli lavoratori in lotta fra di loro. Se la modernità è chiudere stabilimenti e spostare la produzione in altri paesi allora non so cosa voglia dire questa parola. Non mi pare che quello fatto dalla Fiat in questi due anni sia da conservare. È un modo antico di guardare le cose. Monti invece di farci entrare nel 2000 rischia di farci tornare all’ottocento.

sabato 28 aprile 2012

Il lavoro in Italia. Intervista a Landini

Loris Campetti - sbilanciamoci -
E’ in uscita il nostro nuovo "Sbilibro", Il lavoro in Italia. Dal precariato alla riforma Fornero. Curato da Matteo Lucchese e Guglielmo Ragozzino, raccoglie interventi di economisti e ricercatori per un lavoro più dignitoso, con meno precarietà e più sicurezza. Lo presentiamo pubblicando l’intervista di Loris Campetti al segretario della Fiom, Maurizio Landini A chi in Cgil dice che grazie alle battaglie sindacali si è raggiunto un buon compromesso sull'art. 18 e dunque tutti dovrebbero essere contenti, in molti in Fiom rispondono: «Gli scioperi li abbiamo fatti noi, ora vorremmo essere liberi di decidere se essere o non essere contenti». Il segretario generale dei metalmeccanici Cgil, per esempio, non è contento, anzi è piuttosto incazzato.
Il giudizio di Maurizio Landini è molto negativo, sia sull'art. 18 – «di fatto cancellato» – che sugli ammortizzatori sociali. Per non parlare della precarietà «che con questo disegno di legge rischia addirittura di aggravarsi. Siamo il paese più precario d'Europa». Insomma, un disastro dentro una crisi globale a cui il liberismo perdente ma imperante sta rispondendo con ricette che invece di guarire l'ammalato lo ammazzano.
Basti pensare che il Fondo monetario internazionale è preoccupato che nel 2050 la vita degli umani possa allungarsi di tre anni, ipotesi valutata «troppo rischiosa». Landini, quanta quota di pil e quanti punti di spread vale la sterilizzazione dell'art. 18? L'unica riduzione garantita da questa non-riforma, qualora venisse varata dal Parlamento senza radicali modifiche, sarebbe la riduzione dei diritti e la totale svalorizzazione del lavoro, ridotto a pura merce.
Non aumenterà i posti di lavoro ma li diminuirà, non ridurrà la precarietà ma l'accrescerà e riduce la tutela degli ammortizzatori sociali. Un modo disastroso di rispondere alla crisi, così come disastrosa è stata la riforma delle pensioni. Siamo di fronte a un intervento sul mercato del lavoro in cui i sacrifici di chi lavora vengono presentati come necessari per sostenere i più deboli, i precari. Invece, non una delle 46 forme contrattuali presistenti è stata mandata in soffitta.
Aggiungi che i contratti a termine vengono ulteriormente liberalizzati, grazie all'introduzione da parte del governo Monti del trattamento speciale riservato ai lavoratori «svantaggiati» affittati dalle agenzie interinali alle aziende con uno sconto del 20% sulle tabelle contrattuali. Come valuti le modifiche degli ammortizzatori sociali? Le giudico male, perché ancora una volta è negata la loro estensione universale.

lunedì 16 aprile 2012

La minacciosa

il manifesto - Autore: Francesco Piccioni
- controlacrisi -
Davanti a una platea di giovani metalmeccanici e precari, Landini annuncia che la mobilitazione per l’articolo 18 continua. «Non abbiamo paura, non accettiamo di menomare i diritti»

L’opposizione sociale si trova davanti a un passagio storico e ha un problema enorme: contrastare un’offensiva che sta distruggendo le condizioni di vita per la maggior parte della popolazione, ma senza disporre più degli strumenti «generali» all’altezza della sfida: uno o più partiti politici che difendono interessi sociali precisi, corpi intermedi dalle caratteristiche certe, in un quadro legislativo stabile e di garanzia. A Bologna, ieri, la Fiom ha riunito l’assemblea nazionale dei giovani delegati di fabbrica insieme a decine di altre realtà egualmente giovanili, ma che del lavoro vedono una faccia diversa e condizioni fin qui parecchio differenti.
Un dialogo in altri tempi difficoltoso e idelogizzato in una artificiosa contrapposizione tra «garantiti» e «non garantiti», tra «stabili» e precari che mai come oggi appare una costruzione ad hoc , abilmente costruita da «quelli che guidano i processi produttivi, e sono sempre gli stessi, mentre tra noi viene incentivata la frammentazione». Oggi non può più avvenire, anche se dal governo – e dai media mainstream ogni giorno piovono frasi di circostanza sulle «difficoltà dei giovani» e i «privilegi degli anziani», da «riequilibrare» togliendo qualcosa a tutti. Non ci crede più nessuno di questi ragazzi che spesso non arrivano alla trentina. Non ci credono gli operai di Pomigliano, e forse poteva essere scontato; ma non ci credono i giornalisti precari che qui prendono parola.
Ed è un segno rivelatore. L’analisi e i valori della tuta blu Maurizio Landini sono forzatamente meno distanti, ora, da quelli di un Luca Casarini, dai centri sociali o dei movimenti che stanno attraversando il paese (dall’acqua pubblica ai NoTav). Il «sostanziale smantellamento dell’articolo 18» azzera o quasi la libertà del singolo lavoratore di far valere il suo interesse nella prestazione lavorativa; senza più il baluardo del reintegro sul posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, infatti, si prefigura, dice Ciro in napoletano stretto, «la fine anche della Cgil». La precarietà e l’assenza di diritti stanno diventando insomma condizione comune, la necessità di unire le differenze in un’unico movimento assume evidenza solare. «Unire tutti», scandisce Landini. Davanti c’è un governo che – al pari ma con piu efficacia di Berlusconi – «sta usando la crisi per cancellare definitivamente un modello sociale e il sistema dei diritti». Un governo coerente con «un’idea di Europa che non ci piace».

Blog curato da ...

Blog curato da ...
Mob. 0039 3248181172 - adakilismanis@gmail.com - akilis@otenet.gr
free counters