Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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mercoledì 9 gennaio 2013

L'aumento della disoccupazione non sono un fallimento del governo Monti.

   


Cosi la Fornero ed ha ragione!
Gli obbiettivi e i compiti che il governo passato, quello da poco dimissionato e quello che verrà, sono proprio quelli che , specialmente il primo governo Monti, ha raggiunto. La Fornero ,che in questo è stata in prima linea, ha ragione! La crescente disoccupazione,la cancellazione del welfare, il far diventare istituzionale e quindi legge la cancellazione dei diritti , la flessibilità e la precarietà del lavoro era ed è funzionale al nuovo modello di sviluppo che il capitalismo sta per mettere in atto, è funzionale alla finarizzazione del capitale. Questi passi diventeranno stabili e funzionali nella soxietà in preparazione.
Quando si dice che nulla, passata la crisi, sarà più come prima ci si riferisce appunto a questo. Il tipo d'uomo della nuova società e il nuovo lavoratore sarà l'uomo nuovo della nuova società Così come con l'avvento del fordismo si creò e si modellò la società e il nuovo lavoratore parcellizzato e ripetitivo.
A ogni modello di sviluppo deve corrispondere un modello di società e di tipo d'uomo e di lavoratore funzionale ad esso. E sopratutto il modello di sviluppo deve poter svilupparsi con il consenso e il coinvolgimento del tipo di uomo e di lavoratore.
La sussunzione al capitale.
La sovrastruttura ( per dirla in termini marxisti) deve essere funzionale alla struttura della società. E uno degli strumenti per poter avere il consenso è creare lo spauracchio, l'uomo nero che deve poter incutere paura e prospettive ancora più nere di quelle che si attraversa nel presente. Nei secoli passati e nei passaggi decisivi del capitalismo questo si otteneva con la militarizzazione, I militari al potere , il golpe cruento e violento, il braccio armato del capitale, insieme al nemico esterno, agli ebrei, ai cosacchi del Don, ai barbari, ecc ecc .Oggi ai militari si è sostituito la persuasione più o meno occulta dei mass media ( televisione e internet ( leggi twetter, blog, news) ) insieme alla repressione delle "forze dell'ordine"( vedi il reato di devastazione e saccheggio o i fatti di Genova 2001) .
Ma non basta più!
Occorre un nemico esterno, l'uomo nero, invisibile e incontrollabile, che non si vede , ma che colpisce in maniera irrazionale e apparentemente inspiegabile, in modo da addossare le colpe delle nostre pene presenti di volta in volta a quello che in quel momento rappresenta un ostacolo per il raggiungimento degli obbiettivi. Oggi questo si chiama Spread insieme ad un organismo a noi soprannaturale e quasi divino e irraggiungibile l'Europa e i Mercati. Essi devono apparire come la santa trinità uno e trino , e tutti dobbiamo chinare il capo. Insieme malefici e benevoli in funzione dei nostri comportamenti . Il governo Monti , con i suoi ministri, e quelli che verranno, sono solo sacerdoti di questa nostra nuova divinità al cui altare si deve sacrificare noi lavoratori ( anzi proletari nel suo termine originale ed etimologico) , vittime sacrificali. Le loro arti e magie a noi devono apparire come miracolosi e salvifici. Ah se non ci fossero stati loro di certo le divinità a noi ostili ci avrebbero annientati, Ma il rischio è stato allontanato ,ma non ancora debellato. Abbiamo ancora bisogno di loro e dei sacrifici che ancora ci chiederanno E in mancanza di una controprova e sopratutto in mancanza di una spiegazione razionale e scientifica di come operano queste divinità a noi non resta che affidarci a loro sacerdoti e alle loro arti! Sono e saranno loro gli intermediari e i traduttori della volontà della Santa Trinità!
Ecco perché la sacerdotessa Fornero, la sacra vestale, la favorita del capo santone Monti, ha ragione!

sabato 1 dicembre 2012

Fornero, Monti e le nostre vite.

di ALESSANDRO ROBECCHI –


arobecchiLasciamoli lavorare. Ora è presto. Sono in carica da poche settimane. Sono lì da pochi mesi, un po’ di pazienza. Una riforma del lavoro che risolve il problema generazionale. Un po’ di diritti in meno ai vecchi per assumere più giovani… Non so perché, dopo un anno e qualche giorno di governo Monti, mi vengono in meno certe frasi che certe persone (anche amici, anche gente intelligente) diceva all’indomani dell’insediamento dei tecnici. Spossati da anni di volgarità e rapina berlusconiana, sarebbe andato bene pure King Kong, è vero. Ma l’ottusa fiducia con cui si guardava a un manipolo di tecnocrati lontani anni luce dalla vita vera delle persone, mi lasciava perplesso. Aspetta un po’, mi dicevano i fiduciosi. Vedrai…
E’ passato un anno e qualche giorno. Ho aspettato (non potevo fare altro, del resto) e ho visto. La disoccupazione è al suo record storico. L’occupazione giovanile (quella per cui la riforma del lavoro doveva fare qualcosa) è crollata al suo minimo storico (36,5 giovani tra i 15 e i 24 anni su 100 sono disoccupati). Il precariato (che la riforma del lavoro doveva combattere) è aumentato a dismisura. Il divieto di cumulo di contrattini che doveva portare ad assunzioni a tempo indeterminato è naufragato tra mille eccezioni e deroghe. I precari della pubblica amministrazione sono prorogati fino a luglio, così di una riforma fatta col culo (nostro, soprattutto) si dovrà occupare il governo a venire, quando madama Fornero sarà tornata alle sue gardenie e alla sua cattedra. Il debito pubblico non è diminuito, anzi è aumentato. Il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito. Gli attacchi alla scuola pubblica sono quotidiani. L’attacco velato al sistema sanitario nazionale sembra una minaccia di tipo mafioso.
Non c’è niente di bello, né di consolatorio nel dire quella frase odiosa che è “io l’avevo detto”, ma insomma, io l’avevo detto. Ora, un caro pensiero va a tutti quei ragazzi, lavoratori, precari, salariati, dipendenti e semischiavi che per un attimo almeno ci avevano creduto, ci avevano sperato. A quelli che dicevano: massì, levate questo articolo 18, tanto io non l’avrò mai. A quelli che dicevano: massì, un po’ più di flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, così ci sarà più occasione di entrata. Accecati dalla mancanza di prospettive, angosciati, indifesi, scambiavano i preparativi della nuova rapina per una buona azione. A loro, con affetto, va la solidarietà e l’appoggio che bisogna dare ai rapinati. Anche se per qualche mese hanno parlato bene del rapinatore. Magari, la prossima volta non si sbagliano (questa è una fesseria, si sbaglieranno di nuovo).
Alessandro Robecchi
(30 novembre 2012)

domenica 28 ottobre 2012

A Elsa Fornero il Nobel per la simpatia: per i giovani supera Cossiga e Pol Pot

ALESSANDRO ROBECCHI –

arobecchiDopo “bamboccioni”, “sfigati” e “choosy”, il governo studia altre formule per incentivare l’entusiasmo giovanile, come la garrota e il dentifricio nelle scarpe. Il ministro del lavoro si scaglia contro i privilegi dei precari: “Se cominciate a lavorare a cinquant’anni non potete andare in pensione a settanta!”. Monti precisa: “E se morite a 71 anni dovete renderci i soldi!”.
Il coraggio di rischiare l’impopolarità, di dire una verità scomoda, di rompere convenzioni e luoghi comuni. Elsa Fornero, ministro del lavoro, ha fatto invecchiare di colpo decine di proverbi e modi di dire. La frase sui giovani italiani che sono un po’ “choosy”, schizzinosi, di fronte al mondo del lavoro spazza via altre frasi dello stesso tipo, come “I terroni non hanno voglia di lavorare”, “Gli zingari rubano i bambini”, e “E’ tutta colpa dei sindacati”. Tutte cose vecchie, superate dalla nuova frase del ministro Fornero: prendete il primo lavoretto del cazzo e poi guardatevi intorno da dentro.
“Io l’ho fatto – dice un giovane di Salerno che preferisce restare anonimo – pur di lavorare ho cominciato con il piccolo spaccio e ora sono un apprezzato killer di camorra. La Fornero ha ragione, c’è sempre spazio per chi si dà da fare”. Ma è nelle realtà metropolitane che l’entusiasmo dei giovani è alle stelle. Dice un turnista di un call center della capitale: “Anch’io all’inizio ero un po’ schizzinoso a pulirmi il culo con la mia laurea, ma poi ci ho fatto l’abitudine e ora sono felice di aver studiato vent’anni per guadagnare tre euro all’ora. Sto pensando di prenderne un’altra, visto che vale meno della carta doppio velo”.
L’apprezzamento per il ministro del lavoro trabocca dai social network. Scrive ad esempio Giovanni, da Milano: “La mia laurea in lettere si è rivelata preziosa per il mio lavoro nei cessi della stazione: mi aiuta a correggere le scritte sul muro davanti ai pisciatoi”. Anche chi inizialmente aveva pensato a un autogol della ministra ora deve ricredersi, basta guardare i sondaggi. “E’ vero – dicono alla Swg – non si era mai visto un ministro italiano scalare così velocemente la classifica. Ora la Fornero, per simpatia, si colloca tra Pol Pot e Cossiga, e la tendenza è in crescita”. “Oltretutto – aggiungono alla Doxa – si è rivelata eccellente nell’aggregare i giovani italiani. I numeri parlano chiaro. 35 su 100 sono disoccupati. 40 su 100 sono precari, e a 99 su 100 sta prepotentemente sul cazzo Elsa Fornero”. Non è stato reso noto il nome del centesimo intervistato del campione, che subito dopo aver risposto al sondaggio si è affrettata a chiamare mamma al ministero del lavoro.
Alessandro Robecchi – da Il Misfatto
(28 ottobre 2012)

mercoledì 2 maggio 2012

Lavoratori precari nella “riforma” Monti-Fornero

di Franco Pinerolo - paneacqua -

Il lavoro precario, che ormai riguarda l’80% delle nuove assunzioni, e circa 7 milioni di persone (dati Isfol), rappresenta una vera emergenza nazionale. Ma nonostante ciò, la riduzione drastica delle 46 modalità contrattuali “atipiche” esistenti, assicurata inizialmente dal Ministro Fornero, è stata incredibilmente accantonata

 
Il lavoro precario, che ormai riguarda l’80% delle nuove assunzioni, e circa 7 milioni di persone (dati Isfol), rappresenta una vera e propria emergenza nazionale, una realtà contrattuale senza tutele e diritti. Ma nonostante ciò, la riduzione drastica delle 46 (!) modalità contrattuali “atipiche” esistenti, assicurata inizialmente dal Ministro Fornero, è stata poi incredibilmente accantonata, per intervenire solo su alcune specifiche tipologie contrattuali sia applicando nuove pratiche amministrative disincentivanti -anche se per certi aspetti carenti-, sia stabilendo nuovi oneri contributivi, che però rischiano di andare a detrimento anziché a vantaggio dei precari, come vedremo.

CONTRATTI A TERMINE (O A TEMPO DETERMINATO)

a) Si tenta lo scoraggiamento di questo tipo di contratti attraverso una penalizzazione, un contributo aggiuntivo dell’1,4%, ma c’è il rischio, per non dire la certezza, che molti (im)prenditori ne scarichino il costo sulle spalle dei lavoratori. Per evitare questo pericolo il governo avrebbe dovuto accompagnare il contributo con un tetto minimo salariale, in modo che i lavoratori non potessero percepire meno di una certa cifra. Nel documento finale della Ministra Fornero, invece, il tetto minimo non c’è.
b) il contributo aggiuntivo dell’1,4% potrebbe avere come conseguenza quella di far ingrossare le fila delle 4 milioni di partite Iva, che diventerebbero per gli imprenditori più convenienti.
c) il contributo aggiuntivo dell’1,4% non si applicherà né ai contratti stipulati per ragioni di carattere sostitutivo (ad es. a chi è assente per maternità) né ai contratti a termine stagionali, né agli apprendisti: in pratica non si applicherà alla stragrande maggioranza dei contratti a termine!
d) Suona come un paradosso beffardo il fatto che il contributo aggiuntivo dell’1,4% vada a finanziare proprio ASpI e mini-ASpI (una sorta di indennità di disoccupazione introdotte con questa riforma), da cui molte tipologie di lavoro precario sono invece tagliate fuori (ne sono esclusi co.co.pro., co.co.co, collaborazioni occasionali, a chiamata, finte partite IVA, associati in partecipazione, ecc..)
e) è grave che al primo contratto a termine di durata non superiore a sei mesi sia stata tolta la causale, che era stata finora il deterrente per l’abuso di
questo tipo di contratto. Il lavoratore potrà così essere sciolto anche senza bisogno di indicare il motivo preciso del licenziamento (di carattere tecnico, produttivo, organizzativo). In questo modo la precarietà complessiva viene notevolmente aumentata e resa lecita, permettendo l’abuso del contratto a termine,reiterabile senza limiti per lo stesso lavoratore, in un’altra mansione o con un’altra impresa. La conseguenza potrà anche essere che un datore di lavoro potrà avere forza lavoro di basso livello anche tutta composta di contratti precari, purché ogni sei mesi li sostituisca previa una breve formazione che gli uscenti dovranno fornire agli entranti, usufruendo pure dei “50 giorni” di sforamento concessi per il passaggio delle consegne. L’assenza di causale per il primo contratto a termine è quindi antitetica alle finalità dell’attuale disegno di legge (art.1) che ribadisce essere il lavoro subordinato a tempo indeterminato la forma comune di rapporto di lavoro.
f) La Ministra Fornero illude che allungando l’intervallo tra la stesura di un contratto a termine e l’altro con lo stesso soggetto si possa evitare che centinaia di migliaia di lavoratori continuino a essere precari. Evidentemente alla Fornero sfugge che la vigente normativa consente ai datori di lavoro di reiterare il ricorso al tempo determinato – non necessariamente con gli stessi soggetti – grazie a “causali” di tipo generico. Inoltre allungando il periodo minimo che deve intercorrere fra la scadenza di un contratto ed il suo rinnovo, si costringe di fatto il lavoratore a rimanere disoccupato per un periodo temporale più lungo.
g) Per sanzionare l’utilizzo improprio di contratti a termine, si continua a privilegiare il canale dell’indennizzo giudiziario con un minimo di 2,5 mensilità, davvero modesto, anziché la forma più logica della conversione del contratto a tempo indeterminato
h) È ridotto il periodo entro il quale si deve depositare il ricorso in Tribunale
i) i contratti a termine vengono ulteriormente penalizzati a causa dell’introduzione del trattamento speciale riservato ai lavoratori «svantaggiati» affittati dalle agenzie interinali alle aziende con uno sconto del 20% sulle tabelle contrattuali.
l) Dopo 36 mesi di contratti a tempo determinato il governo consente di far scattare l’assunzione definitiva, ma questo avveniva anche ora (d. lgs. n. 368 del 2001).
m) per i contratti a termine manca una copertura contributiva nei periodi di non lavoro, cosicchè i precari si ritroveranno in pensione con quasi nulla.

lunedì 16 aprile 2012

La minacciosa

il manifesto - Autore: Francesco Piccioni
- controlacrisi -
Davanti a una platea di giovani metalmeccanici e precari, Landini annuncia che la mobilitazione per l’articolo 18 continua. «Non abbiamo paura, non accettiamo di menomare i diritti»

L’opposizione sociale si trova davanti a un passagio storico e ha un problema enorme: contrastare un’offensiva che sta distruggendo le condizioni di vita per la maggior parte della popolazione, ma senza disporre più degli strumenti «generali» all’altezza della sfida: uno o più partiti politici che difendono interessi sociali precisi, corpi intermedi dalle caratteristiche certe, in un quadro legislativo stabile e di garanzia. A Bologna, ieri, la Fiom ha riunito l’assemblea nazionale dei giovani delegati di fabbrica insieme a decine di altre realtà egualmente giovanili, ma che del lavoro vedono una faccia diversa e condizioni fin qui parecchio differenti.
Un dialogo in altri tempi difficoltoso e idelogizzato in una artificiosa contrapposizione tra «garantiti» e «non garantiti», tra «stabili» e precari che mai come oggi appare una costruzione ad hoc , abilmente costruita da «quelli che guidano i processi produttivi, e sono sempre gli stessi, mentre tra noi viene incentivata la frammentazione». Oggi non può più avvenire, anche se dal governo – e dai media mainstream ogni giorno piovono frasi di circostanza sulle «difficoltà dei giovani» e i «privilegi degli anziani», da «riequilibrare» togliendo qualcosa a tutti. Non ci crede più nessuno di questi ragazzi che spesso non arrivano alla trentina. Non ci credono gli operai di Pomigliano, e forse poteva essere scontato; ma non ci credono i giornalisti precari che qui prendono parola.
Ed è un segno rivelatore. L’analisi e i valori della tuta blu Maurizio Landini sono forzatamente meno distanti, ora, da quelli di un Luca Casarini, dai centri sociali o dei movimenti che stanno attraversando il paese (dall’acqua pubblica ai NoTav). Il «sostanziale smantellamento dell’articolo 18» azzera o quasi la libertà del singolo lavoratore di far valere il suo interesse nella prestazione lavorativa; senza più il baluardo del reintegro sul posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, infatti, si prefigura, dice Ciro in napoletano stretto, «la fine anche della Cgil». La precarietà e l’assenza di diritti stanno diventando insomma condizione comune, la necessità di unire le differenze in un’unico movimento assume evidenza solare. «Unire tutti», scandisce Landini. Davanti c’è un governo che – al pari ma con piu efficacia di Berlusconi – «sta usando la crisi per cancellare definitivamente un modello sociale e il sistema dei diritti». Un governo coerente con «un’idea di Europa che non ci piace».

giovedì 22 marzo 2012

Se anche i tecnici non conoscono la propria materia

Posted by keynesblog on 22 marzo 2012 in Italia, Lavoro
Ieri il ministro del Lavoro Elsa Fornero aveva spiegato che la riforma avanzata dal governo sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (legge n.300 del 1970) avrebbe esteso l’istituto del reintegro nel posto di lavoro per i licenziamenti discriminatori anche ai lavoratori delle aziende sotto i 16 dipendenti. Aveva inoltre affermato che la riforma avrebbe imposto la stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato dopo 36 mesi. Entrambe le affermazioni si sono però rivelate false. Il motivo è che tali tutele sono già previste dalle leggi vigenti.

In particolare la “reintegra” nel caso di licenziamenti discriminatori, a prescindere dalla dimensione dell’azienda, è già prevista da 22 anni e precisamente dall’art.3 della legge 108 del 1990 “Disciplina dei licenziamenti individuali” che così recita:

Articolo 3 – Licenziamento discriminatorio
1. Il licenziamento determinato da ragioni discriminatorie [...] è nullo indipendentemente dalla motivazione addotta e comporta, quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, le conseguenze previste dall’articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dalla presente legge. Tali disposizioni si applicano anche ai dirigenti. (fonte)

Riguardo il secondo punto, il limite di 36 mesi per i contratti a termine è stabilito, ormai da 11 anni, dall’articolo 5 comma 4 bis del decreto legislativo 368 del 2001:

4-bis. Ferma restando la disciplina della successione di contratti di cui ai commi precedenti e fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, qualora per effetto di successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto di lavoro fra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore abbia complessivamente superato i trentasei mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato ai sensi del comma 2. (fonte)

Lo fanno notare in un comunicato stampa 53 giuslavoristi tra cui Umberto Romagnoli, Luigi Mariucci, Piergiovanni Alleva, Giovanni Orlandini e Sergio Matone.

Nel video in alto Umberto Romagnoli spiega i particolari della riforma, evidenziando tra l’altro come la complicazione delle norme potrebbe peggiorare il contenzioso, fallendo l’obiettivo di dare certezza alle imprese e ai lavoratori.

mercoledì 21 marzo 2012

PIERFRANCO PELLIZZETTI – Le zanne di madamin Fornero e lo scalpo dell’articolo 18

- micromega -
Dopo la “maestrina dagli artigli rossi” Maria Stella Gelmini, ecco la “madamin zannuta” Elsa Fornero. Il passaggio dalla stagione dei berluscones pasticcioni a quella dei sobri tecnici si riduce a un cambio di presentabilità sociale e niente più.

Per entrambe le signore, con contorno di stupefatta piagnucolosità. La prima quando le hanno spiegato che i neutrini in viaggio dal Gran Sasso a Ginevra non erano muniti di pneumatici; l’altra scoprendo inopinatamente che le sue escogitazioni costringevano i più deboli – ma guarda tè – a “fare sacrifici” (parola che alla ministra del Welfare induce lacrimazione, come saliva canina la campanella di Pavlov).

Artigli e zanne accomunate dalla straordinaria capacità di produrre danni: Gelmini devastando il sistema pubblico dell’istruzione, Fornero facendo strame dei diritti del/nel lavoro. Perché manomettere l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori va ben oltre il contenuto specifico di tale decisione, pur estremamente criticabile: aumento certo della licenziabilità, a fronte di una molto ipotetica ripresa dell’occupabilità.

Assume elevatissime valenze simboliche: sancendo la fine delle tutele in materia economica (legittimazione del licenziamento per “ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”) accredita il principio in base al quale tutte le colpe managerial/imprenditoriali vanno caricate sempre e comunque sulle spalle dei lavoratori. Padroni e dirigenti incapaci? Paghino i dipendenti, mandati a spasso per raddrizzare i conti aziendali!

Cosa ci sia in tutto questo di valorizzazione del fattore umano è assai difficile da comprendere. Semmai si comprende benissimo da che parte rema il provvedimento: a favore di chi sta socialmente in alto, a danno di chi si trova in basso.

Se non è una scelta di classe…

La scelta di mandare un segnale a chi di dovere, partendo da un punto sensibile della resistenza operaia, che pure fungeva ormai da semplice gagliardetto (visto che in questi anni si è licenziato alla grande, l’inoccupazione è cresciuta simmetricamente, le imprese hanno vivacchiato al ribasso comprimendo il costo del lavoro senza innovare. Visto che le stesse organizzazioni datoriali riconoscono sottovoce che il mediaticamente contestatissimo articolo 18 è un falso problema).

Come è stato detto, si voleva una scalpo e uno scalpo si è avuto.

Certo, la bordata conservatrice è stata avvolta nel cellofan opacizzante di un buonismo di facciata; per fare contenti i Pietro Ichino, gli Enrico Letta. Ora anche nelle fabbrichette con meno di quindici dipendenti il padroncino leghista o berlusconiano non potrà prendersela col dipendente che la pensa diversamente. Che ne so, magari esprime il proprio apprezzamento per quel sovversivo di Pierluigi Bersani o si immedesima nelle narrazioni destabilizzanti del moralizzatore della sanità in Puglia Nichi Vendola. Però, se quel padroncino si rivelerà un inveterato assenteista non potrà essere “discriminato”, richiamato alle sue responsabilità.

Contrabbandare tutto questo come “una scelta per lo sviluppo e il nuovo lavoro” assume aspetti insopportabilmente derisori. Spia lampeggiante della restaurazione conservatrice in atto. Per cui: “ciao lavoro”, con tutto quanto ciò comporta in materia di giustizia e libertà. Per dirla come una madamin torinese: “cerea”.
Pierfranco Pellizzetti

(21 marzo 2012)
FORNERO
"crying and screwing"

venerdì 9 marzo 2012

La pasta al pomodoro della ministra Fornero

di ALESSANDRO ROBECCHI – micromega -
Pur abituati al peggio del peggio del peggio del peggio (e andate avanti voi), c’è da stentare a credere alle parole che il ministro Fornero ha rivolto ieri ad alcune ragazze e giovani donne precarie. Loro, perennemente escluse da ogni tavolo, sono andate direttamente a trovarla al ministero, occupando pacificamente la stanza del suo ufficio stampa.

Avvertita, la ministra Fornero non si è sottratta e, tornata al ministero, ha accettato di incontrare nove ragazze sotto i trent’anni, disoccupate, o precarie, o licenziate. Il racconto lo fa il Corriere della Sera e potete leggerlo qui. Tutto bene, verrebbe da dire: di fronte agli “occupanti”, nessun tafferuglio, né gas urticanti o manganellate. Ma la lezioncina no, quella non è stata risparmiata alle ragazze, anche considerato che era l’8 marzo. E allora ecco (le parole della ministra del welfare sono virgolettate così come le riporta il Corriere dalle testimonianze delle ragazze di OccupyWelfare).

Dice Fornero: “E’ un momento di crisi per tutti e tutti devono fare sacrifici”. Già, un po’ come se stesse parlando con Briatore. E di fronte alla richiesta di un salario minimo garantito ha affermato: “L’Italia è un Paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l’anno e che con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro”.

Non si capisce per quale distrazione la ministra del welfare si sia dimenticata di alcune cose: a) molti suonerebbero anche il mandolino; b) la pennichella subito dopo la pasta al pomodoro, ovviamente in attesa di andare a ritirare il lauto assegno; c) nemmeno nel tanto sbandierato sistema danese della flexsecurity c’è questo problema, perché là la pasta al pomodoro non sanno farla.

Insomma, dopo gli “sfigati”, dopo i giovani “che vogliono lavorare vicino a papà e mamma”, dopo “la monotonia del posto fisso”, un’altra geniale uscita dei prestigiosi tecnici al governo: niente salario minimo garantito perché se no vi sedete lì a mangiare gli spaghetti al sugo e chi si è visto si è visto. Non risulta che la ministra Fornero abbia smentito, né che abbia versato qualche lacrima. Probabilmente dirà presto che è stata “travisata”, come da tradizione. Intanto, nessuna notizia del fiasco di vino o della birretta che il welfare italiano non potrà darvi e vi aiuterebbe non poco ad “adagiarvi”. Complimenti.

Alessandro Robecchi

(9 marzo 2012)

mercoledì 1 febbraio 2012

Lettera alla mia ex-professoressa Elsa Fornero

di Emiliano Brancaccio
Mentre Eugenio Scalfari scrive una lettera a Susanna Camusso per esortarla a sostenere la causa della flessibilità del lavoro con argomenti analiticamente discutibili, io mi permetto di scrivere alla mia ex professoressa Elsa Fornero, attuale ministro del Lavoro e del Welfare.

Elsa Fornero è stata la mia docente di Macroeconomia nel 1998, durante i corsi del Master in Economics del CORIPE Piemonte di Torino, l’attuale Real Collegio. Ricordo una donna chiara, determinata, volitiva, capace di introdurci con perizia ad “Understanding Consumption” di Angus Deaton e ai relativi problemi della cosiddetta “ottimizzazione intertemporale”. Se ci imbattevamo in un esercizio più ostico del solito, Fornero amava spronarci con un monito, una curiosa mescola di americanismo e spirito mediterraneo: “It’s up to you”, ci diceva, con l’aria un tantino materna, nonché lievemente marziale, di chi ha fiducia ma al tempo stesso si attende molto dai suoi studenti.

Dal canto nostro non eravamo una classe agevole… Devo dire che tra noi regnava un notevole scetticismo, riguardo ai modelli neoclassici di ottimizzazione intertemporale. Facendo parte di una delle ultime generazioni “eterodosse” di dottorandi, eravamo stati abituati a guardare con sospetto ad analisi che davano per scontato che il livello del reddito nazionale fosse sempre quello di piena occupazione, e che si limitavano ad esaminare solo il modo in cui la popolazione potesse ripartire quel reddito tra consumo presente e risparmio per il consumo futuro. Fornero tuttavia non sfuggì ai nostri rilievi critici: riconobbe che i modelli che studiavamo erano delle mere astrazioni concettuali, e che nella realtà il problema keynesiano della carenza di domanda effettiva e della conseguente disoccupazione mantiene tutta la sua rilevanza.

martedì 27 dicembre 2011

Le cipolle amare del Governo Monti - di Beppe Scienza

Fonte: beppegrillo
Il Governo Monti è come una cipolla. Lo strato esterno, quello più visibile, è la BCE. Governo della UE quindi. Ricordate? Soltanto un mese fa l’Italia rischiava di far implodere l’Europa, gli Stati Uniti, la Cina, il mondo intero, se lo spread avesse superato i 500 punti con il bund e gli interessi sui titoli di Stato il 7%. Cose che sono puntualmente successe anche con Monti, il bocconiano, l’uomo del Colle, ma senza conseguenze a parte le tasse. Governo dei bocconiani quindi. Il terzo strato sono le banche, italiane e straniere, che rischiavano di veder diventare carta straccia le decine di miliardi di euro di titoli italiani acquistati. Governo delle banche allora, in particolare quelle francesi, dopate di Btp. Il quarto strato della cipolla è Banca Intesa, la più grande del Paese. Governo di Banca Intesa infine, con due esponenti di primissimo piano come Passera e la Fornero. Entrambi con un curriculum di tutto rispetto a favore dei lavoratori. Si è passati dal governo delle televisioni private di Mediaset a quello di Banca Intesa. Nulla è cambiato, tranne i beneficiari diretti.Beppe Scienza ci spiega nel suo Passaparola chi sono Passera e la Fornero (detta Frignero).
Intervento di Beppe Scienza, matematico ed economista,

giovedì 22 dicembre 2011

La vera ragione dell'accanimento sull'art 18.

di Zag in ListaSinistra
In realtà la vera ragione dell'accanimento sull'art 18 è molto sottile , a mio parere. La prima ragione è che in effetti il vero obbiettivo è la legge 300, con tutti i suoi articoli che salvaguardano i diritti e le libertà sul posto di lavoro dei lavoratori. Caduto il totem dell'art 18 , caduta la breccia , il resto diventa solo questione di tempo

La seconda ragione questo attacco non è per la difesa dei precari, come vorrebbero farci credere, in realtà è contro i precari e quelli che sono meno precari.
Dalle statistiche si evince che tra il 2008 e il 2010 sono andati perduti 532 mila posti di lavoro e ben tre quarti (404 mila unità) nel settore industriale.
I ricorsi giudiziari che riguardano l’articolo 18 secondo fonti sindacali si possono stimare in circa 500-600 unità. Quindi più che un ostacolo rappresenta un deterrente.
Licenziare un lavoratore che ha il tempo indeterminato per discriminazione dopo molti anni di lavoro è veramente una rarità e un non senso. e i numeri danno ragione a questa tesi.
Allora?
Allora l'eliminazione dell'art 18 è più rivolta contro i precari.
Sembra un paradosso , ma é così .

In effetti l'eliminazione dell'art 18 rappresenta un ostacolo per il lavoratore precario che vuol far valere il suo diritto verso la sua azienda, che ha più di 15 dipendenti, e provare che la sua prestazione ha caratteristiche di lavoratore dipendente ( come è nella stragrande maggioranza dei casi) piuttosto che parasubordinato o a progetto (così come recita il suo contratto), e quindi farsi assumere per le prestazioni effettive. Se non ci fosse più l'art 18 la rivendicazione del lavoratore non avrebbe più ragion d'essere in quanto, subito dopo l'assunzione, il datore di lo lavoro può tranquillamente licenziare, con le ragioni le più disparate.

Quindi l'eliminazione dell'art 18 serve per sterilizzare i ricorsi per gli innumerevoli contratti parasubordinati mascherati riducendo drasticamente il potere contrattuale dei lavoratori.

E che l'obbiettivo sia questo lo dimostra ( quello che è passato quasi in sordina) il collegato del lavoro dell' ex ministro socialista Sacconi.

Il Collegato lavoro ha ridotto l'intervallo di tempo per poter far ricorso, in caso di licenziamento, a soli 60 giorni . Il Collegato ha poi introdotto due nuove norme che limitano i “poteri” dei lavoratori precari: la prima prevede che i contratti di lavoro vengano “certificati” da un’apposita commissione al momento della loro stipula impedendo così un eventuale ricorso al giudice. La seconda, l’arbitrato, dà invece la possibilità al datore di lavoro di inserire nel contratto una clausola che dice che in caso di problemi il dipendente si rivolgerà a una commissione arbitrale invece che ai giudici.

Se su questo terreno fertile si aggiunge la proposta di legge di Ichino che rende tutti precari, ecco che il quadro diventa chiaro per tutti.
Per quelli che vogliono vedere, chiaramente.

Zag(c)

lunedì 19 dicembre 2011

PRIZE WINNING FORNERO'S TEARS FACTORY
(italian labour minister Elsa Fornero, prone to emotional displays will attempt to cancel the historical comma 18, defender of the workers status)

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