Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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lunedì 17 giugno 2013

Grecia, Spagna e Italia. Sempre più cittadini scoprono l’emigrazione

    
Grecia, Spagna e Italia. Sempre più cittadini scoprono l’emigrazione

Pubblicato il 17 giu 2013 - rifondazione -

di Articolotre.com -
La crisi li schiaccia e, di conseguenza, l’emigrazione aumenta. Non c’è certo da stupirsi: se in Italia si parla tanto di fuga di cervelli e di speranza di lavoro all’estero, in Grecia e in Spagna la situazione non è molto diversa. Probabilmente peggiore e a dare l’allarme è l’Ocse.
Nella sua relazione annuale sull’immigrazione, infatti, l’Organizzazione ha illustrato come nel corso del 2012, i due paesi più vessati dalla crisi abbiano perso migliaia e migliaia di cittadini, i quali hanno deciso di abbandonare la propria vita e cercare fortuna altrove. Se gli ellenici diretti verso la Germania sono aumentati del 70%, infatti, gli spagnoli che hanno fatto le valigie sono aumentati del 50%.
Ciò che allarma maggiormente gli esperti è come, nella stragrande maggioranza, gli emigrati siano individui altamente qualificati e professionisti: una loro assenza dal panorama economico dei paesi natali implica pertanto una complicazione nella ripresa finanziaria. Era però immaginabile: la Spagna e la Grecia, d’altronde, hanno il più alto tasso di disoccupazione in tutta l’Unione Europea, con il 50% dei giovani in cerca di lavoro.
Non che vada molto meglio per l’Italia: secondo recenti stime, gli italiani stanno seguendo l’esempio e, nel 2012, l’emigrazione dei nostri connazionali è aumentata del 30%, con quasi 80.000 cittadini che hanno preferito andarsene. Anche in questo caso, la meta prediletta è la Germania, dove tutto sembra splendere e la crisi non esistere.

giovedì 9 maggio 2013

Il sud d’Europa migra in Germania

 
Il sud d’Europa migra in Germania

Pubblicato in

di Anna Maria Merlo -
La Germania torna a essere terra di immigrazione dall’Europa del sud in crisi. I dati diffusi ieri dall’istituto di statistica tedesco dicono che gli immigrati provenienti da Spagna, Portogallo, Grecia e Italia nel 2012 sono aumentati del 40%.
In Germania, l’immigrazione è aumentata l’anno scorso complessivamente del 13%, con un saldo positivo di 369mila persone, tra l’1,08 milioni che sono entrati e i 712mila che se ne sono tornati a casa. Si tratta della più forte immigrazione dal ’95. In testa restano i paesi dell’est europeo, con la Polonia in prima fila (176mila nuovi immigrati), seguita dalla Romania (116mila). Ma la novità è l’impennata di arrivi dal sud: campione è la Spagna, con 29.910 immigrati, cioè una crescita in un anno del 45%, la cifra più alta dal ’73, ancora lontana però dagli anni dell’esodo dell’ultima fase della dittatura franchista (81.800 nel ’64, 82300 nel ’65). L’Italia è coinvolta, con un’impennata di 12mila emigrati in più nel 2012 rispetto all’anno precedente. I greci che si sono trasferiti in Germania per cercare lavoro sono aumentati di 10mila nel 2012, per una cifra complessiva di 34.109 persone, i portoghesi sono stati 11.762 (+4mila), gli sloveni in più sono stati 2mila.
Le regioni che attraggono di più sono quelle dove c’è maggiore occupazione, a cominciare dalla Baviera, seguita dalla Renania e dal Baden Württemberg. I nuovi immigrati, giovani e più qualificati, sono attratti dal basso tasso di disoccupazione tedesco, al 6,9%, contro cifre da capogiro nel sud dell’Europa, dove la disoccupazione colpisce in alcuni stati ormai più di un quarto della popolazione attiva e tocca punte del 60%, per esempio, tra i giovani spagnoli. Per la Germania è un vantaggio: la demografia del paese è declinante e il paese ha bisogno di forze nuove. Mentre per i paesi del sud l’operazione è in perdita, visto che sono stati spesi i soldi per la formazione dei giovani, e i nuovi immigrati sono per lo più giovani laureati, che poi sono costretti a cercare lavoro altrove per mancanza di proposte. I dati statistici confermano l’attrattività della Germania, già manifesta con l’aumento degli iscritti ai corsi del Goethe Institut nei paesi del sud Europa.
La Germania è anche il solo dei grandi paesi europei dove il pessimismo rispetto al futuro è meno diffuso. Secondo un’inchiesta realizzata dall’istituto Ipsos, i cui risultati sono stati pubblicati da Le Monde, i tedeschi percepiscono molto meno dei partner europei la crisi in corso. Per il 55% la crisi non ha cambiato la vita, anche se le notizie che vengono da fuori cominciano a preoccupare (il 73% pensa che le cose potrebbero aggravarsi). Il 44% continuano a potersi permettere di risparmiare, contro il 29% degli italiani e il 26% degli spagnoli. Secondo un’inchiesta qualitativa realizzata da FreeThinking, meno del 50% esprimono timori sulla perdita di controllo del proprio futuro, una cifra che invece sale al 67% per gli spagnoli. I tedeschi distanziano di molto gli altri europei nella fiducia che hanno nelle loro imprese: il 58% ritiene che la piccola e media impresa e il 50% che la grande impresa propongano soluzioni costruttive di fronte alla crisi, contro rispettivamente il 24% e il 34% per gli italiani. Ma i più pessimisti di tutti sono i francesi che, non ancora colpiti in pieno dalla crisi come spagnoli o italiani, hanno paura per il futuro e al 74% pensano che il loro paese uscirà meno forte dalla crisi, mentre il 72% teme che i figli staranno peggio di loro.
La crisi sta minando un po’ dappertutto la fiducia nell’Europa. A cominciare dalla Germania, dove il 58% risponde che l’appartenenza all’Unione europea sia un handicap. La Germania è superata solo dalla Gran Bretagna (64%) tradizionalmente euro-scettica, mentre – è una sorpresa – sono solo il 45% dei francesi a pensarlo. La crisi ha reso al contrario gli italiani euroscettici: sono il 53% a pensare che l’appartenenza all’Ue sia un handicap, mentre in Spagna, malgrado il crollo dagli anni d’oro, l’Europa resta un valore (soltanto il 41% pensa che sia un inconveniente). I più eurofili sono i polacchi (solo 30% di opinioni negative). I tedeschi danno l’impressione di avere la convinzione di potersela cavare da soli, anche senza Ue: credono nella qualità de prodotti made in Germany e ritengono di essere abbastanza forti per lottare da soli nell’ampio mare della mondializzazione.
1,08 milioni di persone hanno scelto di migrare nelle Repubblica federale nell’ultimo anno. Era dal 1995 che il flusso migratorio non raggiungeva queste vette 40% Dall’Italia si è registrato un aumento del flusso del 40%. Un incremento paragonabile a quello di paesi del Mediterraneo come Spagna 45%, Grecia e Portogallo 43%
Il Manifesto – 08.05.13

giovedì 24 gennaio 2013

Noi li espelliamo loro li picchiano

Fonte: il manifesto | Autore: Luca Fazio  
RESPINGIMENTI. Human Rights Watch denuncia lo scandalo dei migranti minorenni arrivati nei nostri porti e ricacciati in Grecia, dove sono maltrattati

MILANO. Se qualche anima bella non ha il coraggio di guardare la scena dei cani che sbranano uno schiavo «negro» nell'ultimo film di Tarantino ambientato nell'America razzista di 160 anni fa, può consolarsi immaginando la scena raccontata da un ragazzino afghano scoperto in un camion nel porto di Patrasso (Grecia, settembre 2011). Si chiama Assad H. Non è un film. «Uno mi ha storto la mano dietro la schiena e l'altro ha lasciato la catena con cui teneva il cane e ha detto qualcosa al cane, che mi ha attaccato. Mentre l'altro ufficiale mi teneva. Ho pianto, i commandos mi hanno portato dietro i binari in modo che nessuno potesse vedermi, e mi hanno lasciato lì».
Anche Sadaat S, afghano, 16 anni, diverse volte ha provato a saltare su un camion per raggiungere l'Italia via mare. E ci riproverà ancora. «Molte volte cerco di andarmene, ma loro mi catturano. Mi hanno fatto male. Mi hanno messo in prigione. Cerco di salire dentro un camion. Non ho soldi per un trafficante. Alcuni dei miei amici hanno fatto la traversata... in un camion frigorifero con cibo e carne. Sono morti». Ahmed S., anche lui minorenne, lo scorso maggio era anche riuscito ad arrivare in Italia, ma lo hanno rispedito indietro. Sempre Patrasso. «Quando ci prendono vogliono la nostra Sim e allora me la sono nascosta bene in tasca. Così mi hanno fatto male, in tutti i modi, calci, pugni, su tutto il corpo. Questo è successo il giorno dopo il mio ritorno dall'Italia. Ero andato al porto per provarci di nuovo... Ora non ho i documenti con me. Ho paura della polizia, perché mi farà del male. Ci catturano all'interno del porto e se non c'è nessuno lì, ci fanno del male, del male sul serio».
Ogni anno migliaia di persone cercano di raggiungere l'Italia nascondendosi sulle navi che attraversano l'Adriatico, un numero superiore ai migranti che sbarcano o muoiono nel mare di Lampedusa. Sono di più, ma fanno meno notizia, e probabilmente molti ce la fanno. Tra i protagonisti di queste storie di ordinaria immigrazione ci sono anche bambini e adolescenti che scappano dalle guerre. Poi ci sono «i cattivi», le autorità greche: la Grecia, come ha certificato anche la Corte europea dei diritti dell'uomo, ha un sistema di asilo che non funziona caratterizzato da condizioni inumane e degradanti di detenzione, con una lunga teoria di violenze xenofobe già documentate. Infine, ci sono i «complici», cioé noi, le autorità italiane, che in violazione di tutte le leggi del diritto internazionale rispediscono in Grecia quasi tutti i richiedenti asilo che sbarcano sulle nostre coste. Bambini soli compresi. Senza controlli e senza tanti complimenti, anche se le leggi italiane proibiscono l'allontanamento immediato e senza riscontri di bambini migranti.
Non era ragionevole immaginarsi procedure diverse, ma adesso questa violazione di un diritto umano è documentata da un rapporto presentato da Human Rights Watch intitolato Restituiti al mittente: le riconsegne sommarie dall'Italia alla Grecia dei minori stranieri non accompagnati e degli adulti richiedenti asilo. L'associazione ne ha incontrari tredici. Si comporta così la polizia di frontiera dei porti di Ancona, Bari, Brindisi e Venezia, facendo finta di ignorare le condizioni spaventose che i migranti incontreranno in Grecia. L'associazione ha intervistato 29 persone, tra bambini e adulti, 20 dei quali «rispediti al mittente» nel 2012, durante il governo di Mario Monti, quello che aveva restituito la credibilità internazionale all'Italia.
Dopo aver rischiato la morte per soffocamento, o lesioni permanenti, nascondendosi nei camion o nelle intercapedini tra una merce e l'altra, i migranti «rispediti» solitamente vengono affidati ai comandanti dei traghetti commerciali e trascorrono altre ore di navigazione rinchiusi in celle improvvisate o nelle sale macchine, a volte ammanettati, nutriti alla meno peggio. Per legge, invece, il governo italiano dovrebbe disporre accertamenti per tutti coloro che affermano di essere minorenni, ma solo uno dei ragazzi intercettati da Human Right Watch ha detto di essere stato sottoposto a un controllo. Una radiografia al polso. «La maggior parte di quelli che abbiamo incontrato - spiega Alice Farmer - sono ragazzi afghani in fuga dai pericoli, dal conflitto e dalla povertà. L'Italia deve comportarsi responsabilmente verso questi bambini e garantirgli tutele adeguate a cui hanno diritto». Quasi inutile aggiungere, invece, che il diritto di asilo viene palesemente calpestato, per tutti, adulti compresi: nei porti le domande di asilo sostanzialmente non vengono prese in considerazione. La polizia di frontiera di Bari, per esempio, su 900 stranieri scoperti tra il gennaio 2011 e il giugno 2012 (più di 50 al mese) ha concesso solo 12 permessi. Quasi nessuno può testimoniare cosa avviene quando si scatena la caccia all'uomo nei porti italiani. Le ong sotto contratto per offrire servizi ai migranti scoperti di solito non possono nemmeno avvicinarsi. Significa che quasi nessuno viene informato sul suo diritto di presentare domanda di asilo. Non ci sono interpreti e molti sono costretti ad esprimersi a gesti davanti ai poliziotti.
Secondo Human Right Watch, la Corte europea dei diritti umani presto dovrebbe emettere una sentenza di condanna contro l'Italia proprio per i respingimenti verso la Grecia. Si tratta di un caso specifico che risale al 2009, quando Maroni era ministro degli Interni. Trentacinque persone, tra cui dieci bambini, sostengono che quel procedimento di espulsione fosse in violazione del loro diritto alla vita e alla protezione contro la tortura e i maltrattamenti. Ieri proprio il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Nils Muiznieks, ha ammonito l'Italia a non respingere i migranti in Grecia. «La Corte di Strasburgo - ha aggiunto - nel 2011 ha già condannato uno stato, il Belgio, per il rinvio automatico di un migrante che chiedeva asilo in Grecia, dato che il sistema di asilo di questo paese è fortemente deficitario. L'Italia deve fare la sua parte per assicurare che le richieste di asilo fatte dai migranti siano attentamente esaminate», perché «i respingimenti automatici sono incompatibili con la protezione dei diritti umani»

venerdì 14 settembre 2012

Braccia regalate all’agricoltura

Braccia regalate all’agricoltura
di Marco Zerbino
Ufficialmente non esistono. Eppure ci sono. Lavorano sotto il sole delle nostre campagne per quindici, sedici ore consecutive. Raccolgono angurie e pomodori in Puglia, agrumi nel siracusano e nella piana di Gioia Tauro, pesche e ortaggi nel casertano, uva in Veneto, mele in Trentino. Dormono nei campi o vivono stipati in condizioni di fortuna all’interno di capannoni e casali abbandonati, lontani dai centri abitati e da qualsiasi tipo di servizio. Sottoposti alla dura legge dei caporali, dipendono in tutto dai loro aguzzini: cibo, acqua, trasporto sul posto di lavoro, un medico quando ne hanno bisogno.

Il tutto per pochi spiccioli. Sono invisibili, ma senza di loro i pomodori e le arance che finiscono sulla nostra tavola non muoverebbero un passo.

Sono i braccianti, per lo più stranieri, in gran parte africani e magrebini, che lavorano stagionalmente nei campi degli imprenditori agricoli italiani, ed è per farli uscire da questa condizione di isolamento e di anonimato che la Flai, l’organizzazione che riunisce i lavoratori dell’agroindustria della Cgil, ha dato vita ai primi di luglio al progetto «Gli invisibili delle campagne di raccolta».

A «Fiumana 2012», la festa della Fiom in corso a Torino, è il lavoro ad essere al centro. Tutto il lavoro, anche quello che non risulta nelle statistiche ufficiali. Non poteva dunque mancare un momento dedicato a questa categoria di lavoratori ipersfruttati e costretti all’illegalità. Lo si è avuto con il dibattito «Le voci del lavoro migrante», organizzato dall’associazione Officine Corsare, cui hanno partecipato il comitato antirazzista saluzzese, Jean-René Bilongo, del dipartimento immigrazione della Cgil nazionale, e Yvan Sagnet.

Con quest’ultimo, ex bracciante agricolo e responsabile della campagna messa in piedi dalla Flai, abbiamo avuto modo di scambiare qualche battuta sia sull’iniziativa che coordina sia sull’episodio che ne è all’origine: lo sciopero dei braccianti di Nardò. Quella vertenza, sviluppatasi nelle campagne della provincia di Lecce ad agosto 2011, ha rappresentato di fatto il primo esperimento di organizzazione collettiva e di lotta vincente nel settore della raccolta agricola svolta da lavoratori immigrati. Originario del Camerun, trasferitosi in Puglia per lavorare come bracciante dopo aver perso, a causa della crisi, il lavoro che svolgeva precedentemente in nord Italia, Yvan era fra coloro che, a Nardò, hanno incrociato le braccia e si sono rifiutati di sottostare al diktat di caporali e proprietari.

sabato 1 settembre 2012

L'escalation dell'odio.

Per Zeus, ad Atene è caccia grossa
di Argiris Panagopoulos
«Mantenere la coesione sociale non sarà facile» il primo ministro greco Antonis Samaras è tornato da Parigi con questa convinzione e non si sbaglia. Atene ribolle, le piazze sono tornate a riempirsi. La protesta questa volta non è innescata dai tagli feroci imposti dalla troika, ma dal vento xenofobo che soffia violentemente nel Paese. Sono quasi 500 le aggressioni a sfondo razziale compiute in Grecia negli ultimi sei mesi e ormai hanno una cadenza quotidiana. La più feroce l'11 agosto quando un iracheno di 19 anni è stato assalito all'esterno di una moschea improvvisata di Atene, colpito più volte con un coltello, gravemente ferito, il giovane è morto poche ore dopo in ospedale.
L'ultimo episodio venerdì notte, ancora un accoltellamento, nel quartiere Agios Panteleimonas, nel centro degradato della capitale.
Un'escalation dell'odio che la comunità di immigrati di Atene, in maggioranza pachistani, non intende più subire. Venerdì allora si sono organizzati, hanno sfidato il caldo impossibile sfilando in corteo da piazza Omonoia fino a piazza Syntagma di fronte al parlamento, per denunciare gli attacchi razzisti e la politica della polizia, che tollera, se non protegge, le bande di neonazisti riconducibili al partito Alba Dorata i cui rappresentanti siedono in parlamento. Accusano il governo di chiudere gli occhi mentre si intensifica brutalmente la politica anti-immigrazione.
I rastrellamenti di Xenios Zeus Un politica avviata dall'ex ministro della Protezione del Cittadino, il socialista Chrisoxoidis, che aveva cominciato la caccia spedendo nei centri di identificazione ed espulsione, così li chiamano ma sono galere, gli immigrati senza documenti. E proseguita dal successivo governo di Samaras con la nuova operazione «Xenios Zeus». Che è un insulto alla storia e alla cultura del Paese: Xenios Zeus era nell'antichità il dio dell'accoglienza, protettore dei forestieri, la sua filoxenia, ospitalità, era sacra. Ora le operazioni di «Xenios Zeus», duramente criticate da varie organizzazioni non governative tra cui il Consiglio greco dei rifugiati, Amnesty International e Human Rights Watch, sono diventate un vero incubo quotidiano. A Patrasso, il porto degli attracchi internazionali passaggio per frotte di turisti, nelle isole di Mitilini (Lesbos) e di Symi nelle Cicladi, gli ultimi casi. Le denuncie dei partiti di sinistra, Syriza insieme al Kke, dicono che più di 10.000 immigrati sono stati fermati dalla polizia nelle ultime settimane ricevendo trattamenti disumani.
L'allarme OnuLa Grecia è una polveriera. Dopo l'allarme lanciato da Human Rights Watch, è arrivato anche l'appello delle Nazioni Unite che denuncia «un fenomeno dalle dimensioni inquietanti che sembra essere coordinato da gruppi e individui che dichiarano di agire in nome della sicurezza pubblica, mentre in realtà stanno minacciando le istituzioni democratiche» ha dichiarato Laurens Jolles, rappresentante del sud-est Europa presso l'Alto Commissariato per i rifugiati incontrando Nikos Dendias, ministro greco per la Protezione dei cittadini.
Nelle prossime settimane, secondo le previsioni del governo di Atene, si aspetta l'arrivo al confine con la Turchia di almeno 15.000 profughi siriani. Le guardie di frontiera lungo le rive del fiume Evros, nella regione nord-orientale del Paese, sono già in assetto.

da il manifesto

mercoledì 11 luglio 2012

«Senz'acqua su un barcone, morti in 54»

Dopo la tragedia in mare, in cui sono morti 54 migranti, un'altra imbarcazione con a bordo 50 persone, tra cui 11 donne e una bimba di due anni, è stata soccorsa 60 miglia a sud di Capo Passero (Me) da un guardacoste veloce del gruppo aeronavale della guardia di finanza di Messina. Sull'imbarcazione di circa 10 metri, probabilmente proveniente dalla Libia, si trovavano migranti provenienti dall'area sub-sahariana. Gli immigrati, una volta trasbordati sull'unità navale della fiamme gialle, sono stati condotti al porto di Pozzallo. Si tratta del terzo sbarco di migranti in tre giorni nel Siracusano.
UNICO SOPRAVVISSUTO - L'evento più drammatico è stato reso noto martedì dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). Attraverso la testimonianza dell'unico superstite, un cittadino eritreo, si è appreso che cinquantaquattro migranti sono morti nei giorni scorsi su un barcone in balia delle onde, in viaggio dalla Libia verso l'Italia. L'eritreo sarebbe il 55esimo passeggero dell'imbarcazione e avrebbe visto i suoi compagni di viaggio morire per disidratazione, «uno dopo l'altro», dopo un calvario di 15 giorni.
LA STRAGE - L'uomo è stato salvato dalla Guardia Costiera tunisina, lunedì notte. Subito trasportato in ospedale a Zorzis ha cominciato a raccontare la strage. Una tragedia, l'ennesima, che si è consumata nel canale di Sicilia. A fine giugno, lui e altre 54 persone, la maggior parte di origini eritree, si sono imbarcate su un gommone. Direzione: Italia. Dopo un giorno avrebbero cominciato a vedere le coste del nostro Paese. Poi i venti li hanno spinti indietro, verso la Tunisia. E, nel giro di pochi giorni, il gommone ha cominciato a sgonfiarsi. Il sole a picco, il mare, senza più una goccia d'acqua da bere. Molti hanno cominciato a morire per disidratazione, ha raccontato il superstite. Tutto sotto i suoi occhi. Ad andarsene anche tre parenti partiti con lui.
LE NAZIONI UNITE - Dopo le prime cure, rappresentanti dell'Unchr, l'alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, hanno raccolto la sua testimonianza. «È una vera tragedia», ha spiegato T. Alexander Aleinikoff, vice alto commissario delle Nazioni Unite. Per poi aggiungere: «Mi appello ai comandanti delle imbarcazioni nel Mediterraneo affinché prestino la massima attenzione a possibili casi di migranti e rifugiati in difficoltà che necessitano di essere soccorsi. Il Mediterraneo è uno dei tratti di mare più trafficati del mondo ed è fondamentale che l'antica tradizione del salvataggio in mare continui a essere rispettata». Dall'inizio dell'anno a oggi circa 1.300 persone sono giunte via mare in Italia dalla Libia. Un'imbarcazione con 50 fra eritrei e somali sarebbe tuttora in mare aperto dopo che i passeggeri hanno rifiutato nelle ultime ore il soccorso delle forze armate maltesi. Nel 2012 fino a ora sono giunte a Malta circa 1.000 persone, in 14 sbarchi. L'Unchr stima che quest'anno siano circa 170 le persone morte o disperse in mare nel tentativo di giungere in Europa dalla Libia.

domenica 20 maggio 2012

2012, fuga dall'Italia

di Rodolfo Ricci - sinistrainrete -

La Nuova Emigrazione in ripartenza: urgente avviare un confronto per cogliere la sfida del nuovo esodo europeo

I
Nel silenzio complice della maggioranza dei media italiani, sta ripartendo, anzi è già ripartito, un grande flusso di emigrazione dall’Italia. Per la verità esso non si era mai fermato, anche se poteva essere interpretato, fino al 2008, come normale mobilità soprattutto giovanile, che si registrava anche in altri paesi avanzati. Dal 2010 ad oggi, il flusso di espatri è ricominciato con quantità molto significative, di cui è possibile conoscere solo per approssimazione l’entità, visto che la gran parte dei nuovi emigrati, non si iscrive o lo fa con ritardo di diversi anni, all’AIRE, l’Anagrafe dei residenti all’estero.

Ma alcuni dati ed alcune proiezioni lasciano intravvedere che stiamo entrando a grande velocità in una nuova fase della lunga storia dell’ emigrazione italiana nel mondo, incentivata dalle politiche di “riaggiustamento strutturale” estremamente recessive portate avanti dagli ultimi governi e intensificatesi con il Governo Monti.

Era stato lo stesso Monti, d’altra parte, a sottolineare la necessità di una “nuova mobilità internazionale” della forza lavoro italiana, fin dal suo discorso d’insediamento. Un moderno “studiate una lingua e partite” a distanza di 60 anni dal famoso discorso di De Gasperi.

Non che Mario Monti sia un demone, ma nel suo limitato ricettario economico, sa bene che all’interno del quadro della recessione neoliberista che ci imporrà un duraturo declino, l’economia italiana non sarà in grado di utilizzare e di valorizzare le sue risorse, a partire da quelle umane. Meglio dunque che i giovani esuberi se ne vadano dal suolo patrio, anche per fa calare la potenziale tensione e i conflitti sociali che possono derivare da una disoccupazione giovanile che si attesta all’inizio del maggio 2012, al 36% e da una situazione generale che, stando alle esplicite ammissioni del Ministro Passera, vedono circa 10 milioni di connazionali senza lavoro o in situazioni di estrema marginalità, al di là delle statistiche ufficiali che indicano una disoccupazione complessiva del 10%.

Si tratta del ritorno della classica impostazione che ha caratterizzato una buona parte della storia nazionale: grandi esportatori di made in Italy, in particolare sotto forma di muscoli e cervelli…

D’altra parte, sul piano soggettivo, l’assenza di prospettive di futuro a lungo termine in cui sono compresse le realtà nazionali dei paesi sud europei, non lascia spazio ad altre ipotesi: ammesso che suicidi, precariato a vita, marginalità non costituiscano il migliore degli orizzonti, non resta altro da fare che tentare non la fortuna, ma una collocazione che consenta una vita dignitosa in qualche altro paese.

La cosa non riguarda solo noi, come è noto: Greci, Portoghesi, Spagnoli non sono da meno. L’intera costa nord del Mediterraneo, oltre all’Irlanda (oltre 40.00 emigrati tra il 2010 e il 2011), ha ripreparato le valigie in massa.

Soltanto verso l’Australia, sono pronti a partire almeno 40.000 greci. Nel 2010 vi sono arrivati anche 62.000 italiani. Molti con visto turistico, ma è questo il modo più facile, come dovunque, per provare a trovare un lavoro. Circa 55.000 portoghesi sono approdati in Brasile, ma non disdegnano altre nuove mete, come Angola o il Mozambico (decine di migliaia i portoghesi arrivati in questi paesi).

L’ISTAT ci dice che nel decennio 2000-2010, sono andati all’estero 316.000 giovani di età inferiore ai 40 anni. Ma solo nel 2009 oltre 80.000 italiani sono espatriati secondo i dati dei Comuni: + 20% rispetto al 2008. Di questi si stima che la gran parte siano giovani, di cui il 70% laureati.

mercoledì 2 maggio 2012

ELEZIONI GRECIA /1 – Andranno perdute due generazioni

Pubblicato da  di Matteo Zola


Cominciamo questa breve serie di appuntamenti sulle elezioni greche, che si svolgeranno il 6 maggio prossimo, diversamente dal solito. Prima di presentare partiti e candidati, programmi e sondaggi, partiamo da un dato concreto. La disoccupazione in Grecia a gennaio ha toccato il tasso record del 21.8% mentre la percentuale di disoccupati fra i giovani con meno di 25 anni ha raggiunto il 48%, ovvero un giovane greco su due non ha lavoro. In questo contesto l’emigrazione giovanile è inevitabile.
Seppure in scala minore rispetto alle grandi migrazioni dei primi anni ’50 e degli anni ’60 causate dalla guerra e dalla povertà, la Grecia – ormai nel quinto anno di recessione – torna ad assistere alla diaspora di migliaia di suoi giovani in cerca di fortuna. Una recente ricerca condotta dall’Università di Salonicco ha infatti dimostrato che la grande maggioranza degli emigranti e degli aspiranti tali appartiene alle generazioni più giovani, interessate a Paesi come Australia, Russia, Cina e Iran. Fuori dall’Europa dunque. Almeno in questo la Grecia lo è già, drammaticamente.
Lasciare il proprio Paese, i propri affetti, i legami fisici e metafisici con luoghi e persone, non è certo cosa facile. E’ scelta disperata, non una vacanza. Da un altro sondaggio condotto per conto dell’Università Panteion di Atene risulta che sette giovani greci su dieci vorrebbero lasciare il Paese devastato dalla crisi, ma meno di uno su cinque ha intrapreso qualche passo per partire davvero. Questo stato di dubbio, di attesa, non potrà durare a lungo. Stando così le cose e con la prospettiva di una ripresa economica che arriverà forse fra dieci anni, è facile prevedere che la fuga di giovani aumenterà.
La nuova diaspora coinvolgerà i greci più giovani e meglio istruiti, coloro che parlano più di una lingua ma che non ce la fanno più a sopravvivere in un Paese con l’economia ormai in caduta libera. Ma ciò che è più drammatico e che, secondo le previsioni, con la crisi economica in Grecia andranno perdute due generazioni. Di questo il nuovo esecutivo che uscirà dalle urne dovrà tener conto. E’ la gente che fa la ricchezza di un Paese, non le speculazioni finanziarie. Se vanno via i giovani, la Grecia è morta.

venerdì 24 febbraio 2012

SWEET ITALY,BITTER SHORES
("Sweet Italy, LOVED shores "…V. Monti,poet,1754-1828)
The European Court for Human Rights has condemned Italy for its policy on the rejection of immigrants towards Lybia which occurred in 2009.

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