Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
Visualizzazione post con etichetta De Magistris. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta De Magistris. Mostra tutti i post

domenica 30 dicembre 2012

De Magistris

De Magistris: "Ingroia speranza per il Paese". Sindaco di Napoli appoggia "Rivoluzione Civile" 
'La candidatura di Ingroia alla presidenza del Consiglio, come leader di uno schieramento alternativo a Monti-Berlusconi-Pd, per la realizzazione di una Rivoluzione Civile, rappresenta una speranza per il Paese. Ogni speranza, pero', racchiude sempre anche una sfida che, nel caso specifico, e' quella di favorire il protagonismo di un solo fondamentale soggetto: la societa' civile'. Lo scrive su facebook il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

'Sono fiducioso - aggiunge - che Antonio sapra' farsi garante di questo protagonismo: la sua decisione di mettersi al servizio del Paese nasce infatti dalla coscienza che, oggi, 'quel libro dei sogni da aprire', per citare una sua espressione, potra' essere dischiuso solo dalle cittadine e dai cittadini. Quelle cittadine e quei cittadini che, forti delle battaglie condotte quotidianamente nei loro territori durante la loro vita coraggiosa, possono e devono aprire quel libro, da troppo tempo dimenticato, impegnandosi direttamente nell'azione politica. Una politica concepita come impegno del singolo per il bene collettivo, che risponda alla crisi dei partiti e offra prospettive di novita' e discontinuita' rispetto ad un sistema tradizionale ormai inceneritosi, che veda al centro della sua azione il ruolo delle associazioni, dei movimenti, dei militanti dei partiti che hanno condotto le battaglia a difesa dei diritti e della democrazia, delle donne e degli uomini onesti, anche sconosciuti all'opinione pubblica nazionale, che pero' nei loro territori si sono spesi e impegnati per il cambiamento'.

'Questa esperienza, di cui Antonio sara' riferimento e garante - annuncia il sindaco di Napoli - vedra' il sostegno del Movimento Arancione e il mio stesso appoggio, nei limiti del mio impegno primario che e' quello di sindaco di Napoli. Crediamo infatti nella possibilita' di costruire un'alternativa alle masso-mafie e alle cricche che hanno inquinato la democrazia, al capitalismo senile che ha soffocato la giustizia sociale, al montismo e al berlusconismo e al continuismo di Bersani. Per farlo, ovviamente, c'e' bisogno di politica e di partecipazione, certo non della riproposizione di amalgami non riusciti, come un Arcobaleno bis, oppure di nuove soggettivita' solo apparenti, perche' piegate al trasformismo di una classe partitica che, invece, deve compiere un passo indietro. Un passo indietro per consentire non solo il legittimo protagonismo delle cittadini e dei cittadini, perche' e' giunto il loro momento, ma anche per ritrovare essa stessa linfa e vitalita''.

venerdì 21 dicembre 2012

Il pm e de Magistris rassicurano i “civici ” «Non faremo come l’Arcobaleno »

- lavorincorsoasinistra -

Luca Sappino – Due lettere, in contemporanea, sono arrivate sulle scrivanie dei volti più noti (e più influenti) del cosiddetto quarto polo, recapitate a Di Pietro, de Magistris e Ingroia. La prima è firmata da Alba, dal movimento di Marco Revelli e Paul Ginsborg, e dai firmatari di “Cambiare si può”.
La seconda da 70 personalità della cultura, dell ’impegno civile e del giornalismo, da Oliviero Beha a Fiorella Mannoia e Gino Strada. Il messaggio era più o meno lo stesso: non è piaciuto, alle componenti più civiche del movimento arancione, l’eccessivo protagonismo dei partiti, dell’Idv e dei comunisti di Diliberto in particolare, dimostrato nell ’organizzazione dell’incontro di venerdì a Roma, dove Ingroia dovrebbe ufficializzare la sua discesa in campo, sotto il motto “Io ci sto”.
Non è piaciuto, insomma, l’odore della Sinistra Arcobaleno, di partiti della sinistra (chi più o chi meno) disastrati che si mettono insieme, si rifanno il trucco, si riempiono la bocca di «società civile», ma poi fanno tutto da soli.
Fuori dai giri di parole, insomma, il succo è così facilmente riassunto: «Chiediamo – dice la seconda lettera, firmata anche dallo scrittore Aldo Nove, dal logico Piergiorgio Odifreddi, e da Guido Viale – un atto di grande generosità e di altruismo da parte dei vertici dei partiti più vicini a questo progetto, Italia dei Valori e Rifondazione in testa, perché rinuncino al nome e al simbolo così come alla spartizione delle liste arancioni». Recapitate le lettere si sono succeduti incontri e telefonate. E ieri, in serata, è arrivata la risposta. Il senso è presto sintetizzato: non vi preoccupate, questa volta non sarà come fu con la Sinistra Arcobaleno.
«In questo momento – scrivono a due mani Ingroia e de Magistris – occorre creare un fronte unitario di tutte quelle cittadine e di tutti quei cittadini che, insieme alle associazioni e ai movimenti, vogliono realizzare un’alternativa di cambiamento rispetto alle politiche montiane e alle logiche massomafiose, preferendo la giustizia sociale, la partecipazione democratica, i beni comuni e la tutela dell’ambiente, la centralità della persona». I partiti, dunque, non vengono neanche nominati. Perché i partiti ci sono, ma dovranno vedersi poco. «Accogliamo – scrivono infatti i due – l’invito contenuto negli appelli che abbiamo ricevuto, e quindi aspettiamo “Cambiare si può”, insieme a tutte le soggettività che hanno animato gli appuntamenti svoltisi dal 1 dicembre ad oggi nelle diverse città italiane, al teatro Capranica di Roma, dove ci incontreremo venerdì per confrontarci sulla sfida ormai imminente, prima che elettorale, soprattutto politica e civile che attende il nostro Paese».
Insomma, si fa sul serio e si deve fare in fretta. Perché il Paese, declamano ancora Ingroia e De Megistris «merita una strada alternativa sia al berlusconismo che al montismo, che chieda una nuova stagione sul piano dei diritti sociali e della legalità, che dia una risposta al tema della questione morale e una piena attuazione della Costituzione ed in particolare del suo articolo 1 che riconosce il diritto al lavoro come fondamento della nostra democrazia». Serve un’alternativa – se mai non fosse chiaro – «che vuole partecipare alle scelte politiche e di governo che riguardano ciascuna e ciascuno di noi». Quindi serve una lista. E quindi servono dei candidati. E serve una modalità di selezione. Se le primarie sembrano fuori tempo massimo, una proposta arriva sempre dalla lettere: «chiediamo la creazione di un comitato elettorale di garanzia – diceva l’appello “Facciamo presto” – per arrivare alle liste delle candidature e dare il via alla campagna elettorale». I saggi è facile immaginarli. Non ad altro ruolo hanno intenzione di candidarsi Luciano Gallino e Paul Ginsborg. Poi ci sono de Magistris e magari Orlando (che non corrono perché appena eletti), e c’è Ingroia stesso, capace di garantire (perché da sempre molto vicino) anche i partiti, e soprattutto il Pdci. Qualche altro nome («magari una donna, no?») e si potrebbe procedere.
Il messaggio è comunque arrivato: «Ingroia non si candida per un partito, ma in nome della società civile – ha detto Di Pietro a Tgcom24 – e l’Idv sarà ben felice se Ingroia scioglierà la riserva venerdì sera a Roma. La sua candidatura significherebbe un ricambio generazionale e io sono disponibile a partecipare al cambiamento, senza però mettere il cappello a Ingroia». Vedremo.

giovedì 20 dicembre 2012

Il pm e de Magistris rassicurano i “civici ” «Non faremo come l’Arcobaleno »

- lavorincorsoasinistra -       

Luca Sappino –
Due lettere, in contemporanea, sono arrivate sulle scrivanie dei volti più noti (e più influenti) del cosiddetto quarto polo, recapitate a Di Pietro, de Magistris e Ingroia. La prima è firmata da Alba, dal movimento di Marco Revelli e Paul Ginsborg, e dai firmatari di “Cambiare si può”.
La seconda da 70 personalità della cultura, dell ’impegno civile e del giornalismo, da Oliviero Beha a Fiorella Mannoia e Gino Strada. Il messaggio era più o meno lo stesso: non è piaciuto, alle componenti più civiche del movimento arancione, l’eccessivo protagonismo dei partiti, dell’Idv e dei comunisti di Diliberto in particolare, dimostrato nell ’organizzazione dell’incontro di venerdì a Roma, dove Ingroia dovrebbe ufficializzare la sua discesa in campo, sotto il motto “Io ci sto”.
Non è piaciuto, insomma, l’odore della Sinistra Arcobaleno, di partiti della sinistra (chi più o chi meno) disastrati che si mettono insieme, si rifanno il trucco, si riempiono la bocca di «società civile», ma poi fanno tutto da soli.
Fuori dai giri di parole, insomma, il succo è così facilmente riassunto: «Chiediamo – dice la seconda lettera, firmata anche dallo scrittore Aldo Nove, dal logico Piergiorgio Odifreddi, e da Guido Viale – un atto di grande generosità e di altruismo da parte dei vertici dei partiti più vicini a questo progetto, Italia dei Valori e Rifondazione in testa, perché rinuncino al nome e al simbolo così come alla spartizione delle liste arancioni». Recapitate le lettere si sono succeduti incontri e telefonate. E ieri, in serata, è arrivata la risposta. Il senso è presto sintetizzato: non vi preoccupate, questa volta non sarà come fu con la Sinistra Arcobaleno.
«In questo momento – scrivono a due mani Ingroia e de Magistris – occorre creare un fronte unitario di tutte quelle cittadine e di tutti quei cittadini che, insieme alle associazioni e ai movimenti, vogliono realizzare un’alternativa di cambiamento rispetto alle politiche montiane e alle logiche massomafiose, preferendo la giustizia sociale, la partecipazione democratica, i beni comuni e la tutela dell’ambiente, la centralità della persona». I partiti, dunque, non vengono neanche nominati. Perché i partiti ci sono, ma dovranno vedersi poco. «Accogliamo – scrivono infatti i due – l’invito contenuto negli appelli che abbiamo ricevuto, e quindi aspettiamo “Cambiare si può”, insieme a tutte le soggettività che hanno animato gli appuntamenti svoltisi dal 1 dicembre ad oggi nelle diverse città italiane, al teatro Capranica di Roma, dove ci incontreremo venerdì per confrontarci sulla sfida ormai imminente, prima che elettorale, soprattutto politica e civile che attende il nostro Paese».
Insomma, si fa sul serio e si deve fare in fretta. Perché il Paese, declamano ancora Ingroia e De Megistris «merita una strada alternativa sia al berlusconismo che al montismo, che chieda una nuova stagione sul piano dei diritti sociali e della legalità, che dia una risposta al tema della questione morale e una piena attuazione della Costituzione ed in particolare del suo articolo 1 che riconosce il diritto al lavoro come fondamento della nostra democrazia». Serve un’alternativa – se mai non fosse chiaro – «che vuole partecipare alle scelte politiche e di governo che riguardano ciascuna e ciascuno di noi». Quindi serve una lista. E quindi servono dei candidati. E serve una modalità di selezione. Se le primarie sembrano fuori tempo massimo, una proposta arriva sempre dalla lettere: «chiediamo la creazione di un comitato elettorale di garanzia – diceva l’appello “Facciamo presto” – per arrivare alle liste delle candidature e dare il via alla campagna elettorale». I saggi è facile immaginarli. Non ad altro ruolo hanno intenzione di candidarsi Luciano Gallino e Paul Ginsborg. Poi ci sono de Magistris e magari Orlando (che non corrono perché appena eletti), e c’è Ingroia stesso, capace di garantire (perché da sempre molto vicino) anche i partiti, e soprattutto il Pdci. Qualche altro nome («magari una donna, no?») e si potrebbe procedere.
Il messaggio è comunque arrivato: «Ingroia non si candida per un partito, ma in nome della società civile – ha detto Di Pietro a Tgcom24 – e l’Idv sarà ben felice se Ingroia scioglierà la riserva venerdì sera a Roma. La sua candidatura significherebbe un ricambio generazionale e io sono disponibile a partecipare al cambiamento, senza però mettere il cappello a Ingroia». Vedremo.

giovedì 13 dicembre 2012

Un arancione che non disdegna il rosso

13 dicembre 2012- Fonte: http://www.claudiograssi.org

Bruno Steri, Claudio Grassi - L’impressione è quella di un buon inizio, di un’iniziativa politica destinata a crescere; la speranza è che si concretizzi nel poco tempo che ci separa dalle elezioni politiche un “effetto palla di neve”. Come già al teatro Vittoria quindici giorni fa con la prima uscita ufficiale di “Cambiare si può”, anche all’Eliseo con il lancio del Movimento Arancione va prendendo corpo l’offerta di un’opzione politico-elettorale rivolta a quanti non intendono rassegnarsi a scegliere tra centro-sinistra e Beppe Grillo, a rinunciare all’esistenza anche nel nostro Paese di una “sinistra-sinistra”.
Nel teatro, questa volta, il colore proposto è l’arancione. Un colore che, negli anni scorsi, non sempre in Europa (specie in quella dell’Est) ha dato buona prova di sé: avendo costituito l’identità cromatica di “rivoluzioni di velluto” ampiamente organizzate e finanziate da servizi e fondazioni statunitensi. Ma qui all’Eliseo il colore si associa ad un immaginario in tutto diverso. “Toga rossa? Direi toga anarchica”, racconta con un aneddoto Luigi De Magistris, per intendere una magistratura che svolge il suo lavoro in modo indipendente, senza alcun compromesso coi “poteri forti”. Un arancione che non disdegna il rosso, come precisa il sindaco di Napoli, e che pensa che i comunisti siano da preferire alla mafia, così come Cuba al Guatemala, Paese in cui è oggi auto confinato, suo malgrado, Antonio Ingroia. A pensarci bene, non è poi così sorprendente che il tentativo di rilanciare una sinistra degna di questo nome sia intrapreso anche da un ex magistrato. Siamo in Italia non in Svezia, nel Paese che è culla di mafia, camorra e ndrangheta, un Paese che da sempre è laboratorio privilegiato della “borghesia criminale”; e dove il potere ha sperimentato la coesistenza tra uno spazio pubblico entro cui esercitare un’egemonia democratica e ambiti segreti nella cui ombra organizzare stragi di Stato. Il classico turista inglese che passasse per l’Italia non si meraviglierebbe dunque se all’impresa di risollevare le magnifiche sorti e progressive della sinistra contribuisse un ex magistrato.
Così, non è certo un caso che la manifestazione arancione si svolga proprio il12 dicembre, anniversario delle stragi (ricordate la canzone? “(…) un anno è già passato/dal giorno delle bombe, delle stragi di Stato”). Quella stagione, la stagione degli “anni di piombo” – periodo sistematicamente rimosso dai salotti televisivi, dai paludati resoconti della storia ufficiale – permane come un marchio indelebile, una ferita profonda nella carne della sinistra italiana. E’ la nostra storia, abitata con ricorrente puntualità dal sovversivismo delle classi dirigenti. Per questo, in una sala riempita in ogni angolo dalla sinistra-sinistra, risuonano naturali parole d’ordine come l’antifascismo o la desecretazione di tutti i passaggi salienti delle indagini sullo stragismo. Stato-ombra, poteri deviati, mafia, manovalanza fascista, corruzione, degrado della qualità della politica e delle istituzioni: contro un tale intrico la sinistra è naturalmente schierata “senza se e senza ma”, una sinistra nel cui dna si congiungono idealmente l’impegno sociale e quella “questione morale” (fortemente “politica”) che Enrico Berlinguer profeticamente aveva evocato. Su tale sfondo politico e culturale va collocata la scelta netta – dichiarata dallo stesso De Magistris, così come da Sonia Alfano, la presidente della Commissione speciale antimafia del Parlamento Europeo – al fianco dei magistrati palermitani, in aperta opposizione a chi ha inteso coinvolgere la Corte Costituzionale nell’espressione di un giudizio che contrappone pericolosamente il potere giudiziario alla prima carica della Repubblica.
Nel momento in cui il sistema economico vigente, il capitalismo reale, permanendo in una crisi strutturale da cui non sa uscire, si affida alle “competenze” della tecnocrazia, sacrificando sempre di più i “lacci e lacciuoli” delle istanze democratiche, la sinistra ha il compito di riconsegnare ai soggetti sociali la propria capacità di protagonismo: di ridare la parola alle istanze della democrazia partecipata. E di configurare una direzione di marcia antitetica a quella prospettata 13 mesi fa e poi percorsa dal governo diMario Monti: “il peggior governo, il governo più pesantemente classista dal secondo dopoguerra del secolo scorso in poi”, come ha sentenziato dal palco dell’Eliseo l’economista Massimo Pivetti, un tecnico che non si presta a seguire la corrente prevalente, il mainstream del pensiero unico tecnocratico. Anche qui, il discrimine è la chiarezza, la pulizia concettuale (oltreché morale): le politiche di austerità non sono solo ingiuste, sono anche fallimentari dal punto di vista economico. L’argomentazione non è così nuova, eppure attende di trovare un soggetto politico che la impugni senza tentennamenti: tagliando la spesa sociale e aumentando il carico fiscale (in particolare a danno delle classi meno abbienti) non si risolve il problema del debito pubblico, al contrario si alimenta la spirale recessiva, con effetti negativi sullo stesso rapporto tra debito e Pil. Questo è il nodo gordiano da recidere: chi vorrebbe temperare, mantenendo tuttavia la logica di fondo e i suoi vincoli, vende fumo o, se si preferisce, spaccia parole che sono destinate a non corrispondere ai fatti. Forse al teatro Vittoria e all’Eliseo quel soggetto che nel nostro Paese la gente di sinistra attende viene a prendere forma. C’è poco tempo: ma per tante e tanti sarebbe ora che arancione e rosso provassero a fondersi

Blog curato da ...

Blog curato da ...
Mob. 0039 3248181172 - adakilismanis@gmail.com - akilis@otenet.gr
free counters