Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...
(di classe) :-))
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...
(di classe) :-))
Francobolllo
Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.
Europa, SVEGLIA !!
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venerdì 21 settembre 2012
martedì 18 settembre 2012
Addio sovranità alimentare. Monti dichiara illegale l'agricoltura a kilometro zero
Fonte: ilfattaccio.org
è questo il pensiero di Henry Kissinger, ex Segretario di Stato dell’era Nixon e Ford e membro portante del gruppo Bilderberg.Forse la possente azione dell’Unione europea, imbastita per dare l’assalto alla sovranità alimentare dei singoli stati, ha avuto origine da questo spassionato consiglio del famoso politico statunitense.Fin dal 1998 è in vigore una direttiva comunitaria che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (Monsanto e altre multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato un reato. Per far fronte a questa imposizione sono nate varie associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali, con lo scopo di preservare e distribuire a chi le richiede, sementi fuori dal catalogo uffìciale affidato alle mani delle multinazionali.Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le suddette associazioni di volontari. Essi sono criminali delle sementi, sporchi tradizionalisti che mirano alla condivisione incontrollata del bene comune.MA NON E’ FINITA QUI
Il nostro premier golpista Mario Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro l’agricoltura a “chilometro zero”. In pratica il governo vuole bloccare alcuni atti normativi della Regione Calabria, rea di aver legiferato oltre la sue competenze stabilite in materia.Secondo il governo oligarchico la legge regionale contiene delle disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolerebbero la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari. In sostanza, la normativa regionale viene considerata alla stregua di un provvemento di natura quasi autarchica tale che i prodotti regionali avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali.(Qui troverete il Comunicato ufficiale del governo tecnocrate contro l’agricoltura a “Km zero”).E’ chiaro che il ricorso mira a liberare il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza.Distruggono le aziende locali, devastano il tessuto sociale e rendono il popolo completamente dipendente da strutture extraterritoriali e multinazionali senza scrupoli. Annientano la tradizione, distruggono l’identità e le coscienze per imporre il loro progetto di governo mondiale.Il controllo delle sementi, quindi dell’agricolura, e di conseguenza degli alimenti è il chiaro segno che si aprono il varco per l’introduzione delle colture Ogm.Attentano alla basi della coesione sociale. L’agricoltura, ricordiamolo, è un bene comune nato 10.000 anni fa. Da quando l’uomo ha fatta propria questa arte, sono nati i primi centri urbani, le prime aggregazioni civili, è stata la base dello sviluppo della società che oggi andiamo demolendo.Il culto dell’ugualianza e dell’omologazione sta per convertire le diversità agro-alimentari.Quando tutto il cibo apparterrà alle multinazionali come faremo? E’ questa l’anticamera della nuova schiavitù?
Il nostro premier golpista Mario Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro l’agricoltura a “chilometro zero”. In pratica il governo vuole bloccare alcuni atti normativi della Regione Calabria, rea di aver legiferato oltre la sue competenze stabilite in materia.Secondo il governo oligarchico la legge regionale contiene delle disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolerebbero la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari. In sostanza, la normativa regionale viene considerata alla stregua di un provvemento di natura quasi autarchica tale che i prodotti regionali avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali.(Qui troverete il Comunicato ufficiale del governo tecnocrate contro l’agricoltura a “Km zero”).E’ chiaro che il ricorso mira a liberare il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza.Distruggono le aziende locali, devastano il tessuto sociale e rendono il popolo completamente dipendente da strutture extraterritoriali e multinazionali senza scrupoli. Annientano la tradizione, distruggono l’identità e le coscienze per imporre il loro progetto di governo mondiale.Il controllo delle sementi, quindi dell’agricolura, e di conseguenza degli alimenti è il chiaro segno che si aprono il varco per l’introduzione delle colture Ogm.Attentano alla basi della coesione sociale. L’agricoltura, ricordiamolo, è un bene comune nato 10.000 anni fa. Da quando l’uomo ha fatta propria questa arte, sono nati i primi centri urbani, le prime aggregazioni civili, è stata la base dello sviluppo della società che oggi andiamo demolendo.Il culto dell’ugualianza e dell’omologazione sta per convertire le diversità agro-alimentari.Quando tutto il cibo apparterrà alle multinazionali come faremo? E’ questa l’anticamera della nuova schiavitù?
lunedì 3 settembre 2012
L'agro biodiversità italiana sta sparendo
di Nicoletta Fagiolo -beppegrilloblog -
"Fin dagli albori dell'agricoltura, 10.000 anni fa, circa 80.000 specie di piante delle 300.000 presenti sulla terra sono state coltivate per l'alimentazione. Oggi, solo 150 specie sono ancora prodotte, 12 delle quali forniscono circa il 75% della nostra alimentazione e 4 di esse più della metà di quello che mangiamo.
La varietà sparisce dai nostri campi ed anche dalle nostre tavole. Dal 1900 l'Europa ha perso il 70% della diversità della sua produzione alimentare, un dato che sale al 93% negli Stati Uniti. 30.000 varietà vegetali sono scomparse nel corso dell'ultimo secolo, una specie continua a morire ogni sei ore. Il dilemma, chiamato "il flagello della uniformità", suscita un dibattito di vecchia data, iniziata nel 1936 dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. Da allora, i ricercatori continuano a sottolineare l'estrema vulnerabilità causata dalla standardizzazione genetica." Nicoletta Fagiolo
dott. Pietro Perrino, già direttore dell' Istituto del Germoplasma del CNR di Bari: "La banca del germoplasma di Bari è unica in Italia, la seconda in Europa e tra le prime dieci nel mondo per dimensioni e standard di conservazione, però purtroppo naviga in cattive acque."
Il Passaparola di Nicoletta Fagiolo:
Nicoletta Fagiolo: "Mi chiamo Nicoletta Fagliolo, sono una film maker e per quanto riguarda questa questione del germoplasma anche io non sapevo che cosa fosse, fino a che non ho iniziato a scrivere un film su Nikolaj Vavilov, che fu uno scienziato russo che creò la prima banca dei semi mondiale, negli anni venti.
Perché la necessità di una banca di semi e del germoplasma? Era un concetto molto difficile anche per me, ma ho realizzato che un po’ come per un pittore che ha bisogno di una paletta di colori per lavorare, anche un agricoltore ha bisogno della varietà genetica all’interno di una specie, o anche tra le specie, per creare e coltivare specie nuove. Vavilov fu proprio il primo a capire l’importanza di questa varietà in quanto questa è più presente dove ognuna delle nostre specie che mangiamo ha le sue origini. Fu lui a scoprire, per esempio, che la patata ha la sua origine in Perù. Perché lì? Perché ci sono 7 mila varietà di patate! O la mela in Kazakistan, il mais in Messico. Preservare queste varietà è molto importante perché già all’epoca, negli anni venti, si era accorto che stavano sparendo, che c’era questo fenomeno dell’erosione genetica. Erosione genetica che poi con la rivoluzione verde degli anni 60, la prima rivoluzione verde, andò sempre più peggiorando.
La rivoluzione verde era l'introduzione di specie ibride, che però erano semplificate a livello genetico e si potevano coltivare a grandi estensione producendo tantissimo. Ma oggi scientificamente si è provato che non è vero che la monocultura riesce a produrre di più, ma anzi è proprio la policoltura, cioè dunque più specie in un campo riesce a essere più produttivo.
Uno dei grandi miti da sfatare è il fatto della produzione. Noi oggi, a livello mondiale, produciamo per 11 miliardi e siamo 6. Dunque ogni volta che sentiamo dire che bisogna produrre di più perché c’è la fame nel mondo, etc., è una grande balla, in realtà bisognerebbe produrre molto di meno. Il vero problema è la ridistribuzione, il fatto che le persone non riescono a consumare. Tanto è vero che lo stesso Amartya Sen, economista premio nobel dell’economia, ha studiato e ha scritto che dal 1937 non c’è più una carestia al mondo che non sia creata dall’uomo: non sono più carestie naturali. L’esempio eclatante degli anni '80 della fame in Egitto, Etiopia: nello stesso momento in cui si hanno le carestie questi paesi stanno esportando cibo! Dunque non è una questione di produzione, anzi dovremmo forse produrre meno e distribuire meglio!
Esistono quindi due scuole scientifiche per il miglioramento dell'agricoltura: la trans genetica e gli OGM (questa ultima evoluzione della ingegneria genetica), e il metodo più tradizionale.
Dovremmo chiederci perché mangiare già gli OGM quando a livello mondiale sono stati fatti soltanto 17 studi eppure in America si mangia.
Anche in Italia già si stanno mangiando, i nostri animali mangiano gli OGM. Quando intervistai il direttore dell’IGV di Bari gli dissi se noi non vogliamo mangiare gli OGM e lui mi fermò dicendomi: 'li state già mangiando, è solo che non lo sapete'.
"Fin dagli albori dell'agricoltura, 10.000 anni fa, circa 80.000 specie di piante delle 300.000 presenti sulla terra sono state coltivate per l'alimentazione. Oggi, solo 150 specie sono ancora prodotte, 12 delle quali forniscono circa il 75% della nostra alimentazione e 4 di esse più della metà di quello che mangiamo.
La varietà sparisce dai nostri campi ed anche dalle nostre tavole. Dal 1900 l'Europa ha perso il 70% della diversità della sua produzione alimentare, un dato che sale al 93% negli Stati Uniti. 30.000 varietà vegetali sono scomparse nel corso dell'ultimo secolo, una specie continua a morire ogni sei ore. Il dilemma, chiamato "il flagello della uniformità", suscita un dibattito di vecchia data, iniziata nel 1936 dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. Da allora, i ricercatori continuano a sottolineare l'estrema vulnerabilità causata dalla standardizzazione genetica." Nicoletta Fagiolo
dott. Pietro Perrino, già direttore dell' Istituto del Germoplasma del CNR di Bari: "La banca del germoplasma di Bari è unica in Italia, la seconda in Europa e tra le prime dieci nel mondo per dimensioni e standard di conservazione, però purtroppo naviga in cattive acque."
Il Passaparola di Nicoletta Fagiolo:
Nicoletta Fagiolo: "Mi chiamo Nicoletta Fagliolo, sono una film maker e per quanto riguarda questa questione del germoplasma anche io non sapevo che cosa fosse, fino a che non ho iniziato a scrivere un film su Nikolaj Vavilov, che fu uno scienziato russo che creò la prima banca dei semi mondiale, negli anni venti.
Perché la necessità di una banca di semi e del germoplasma? Era un concetto molto difficile anche per me, ma ho realizzato che un po’ come per un pittore che ha bisogno di una paletta di colori per lavorare, anche un agricoltore ha bisogno della varietà genetica all’interno di una specie, o anche tra le specie, per creare e coltivare specie nuove. Vavilov fu proprio il primo a capire l’importanza di questa varietà in quanto questa è più presente dove ognuna delle nostre specie che mangiamo ha le sue origini. Fu lui a scoprire, per esempio, che la patata ha la sua origine in Perù. Perché lì? Perché ci sono 7 mila varietà di patate! O la mela in Kazakistan, il mais in Messico. Preservare queste varietà è molto importante perché già all’epoca, negli anni venti, si era accorto che stavano sparendo, che c’era questo fenomeno dell’erosione genetica. Erosione genetica che poi con la rivoluzione verde degli anni 60, la prima rivoluzione verde, andò sempre più peggiorando.
La rivoluzione verde era l'introduzione di specie ibride, che però erano semplificate a livello genetico e si potevano coltivare a grandi estensione producendo tantissimo. Ma oggi scientificamente si è provato che non è vero che la monocultura riesce a produrre di più, ma anzi è proprio la policoltura, cioè dunque più specie in un campo riesce a essere più produttivo.
Uno dei grandi miti da sfatare è il fatto della produzione. Noi oggi, a livello mondiale, produciamo per 11 miliardi e siamo 6. Dunque ogni volta che sentiamo dire che bisogna produrre di più perché c’è la fame nel mondo, etc., è una grande balla, in realtà bisognerebbe produrre molto di meno. Il vero problema è la ridistribuzione, il fatto che le persone non riescono a consumare. Tanto è vero che lo stesso Amartya Sen, economista premio nobel dell’economia, ha studiato e ha scritto che dal 1937 non c’è più una carestia al mondo che non sia creata dall’uomo: non sono più carestie naturali. L’esempio eclatante degli anni '80 della fame in Egitto, Etiopia: nello stesso momento in cui si hanno le carestie questi paesi stanno esportando cibo! Dunque non è una questione di produzione, anzi dovremmo forse produrre meno e distribuire meglio!
Esistono quindi due scuole scientifiche per il miglioramento dell'agricoltura: la trans genetica e gli OGM (questa ultima evoluzione della ingegneria genetica), e il metodo più tradizionale.
Dovremmo chiederci perché mangiare già gli OGM quando a livello mondiale sono stati fatti soltanto 17 studi eppure in America si mangia.
Anche in Italia già si stanno mangiando, i nostri animali mangiano gli OGM. Quando intervistai il direttore dell’IGV di Bari gli dissi se noi non vogliamo mangiare gli OGM e lui mi fermò dicendomi: 'li state già mangiando, è solo che non lo sapete'.
mercoledì 18 gennaio 2012
E c'è chi sta pensando di brevettare il broccolo ...

Fonte: altritasti
Il Parlamento europeo sta discutendo un importante argomento: le grandi multinazionali del biotech hanno infatti chiesto di poter brevettare il nostro cibo quotidiano. Davvero: non stiamo scherzando.
Ed è un tema molto delicato, perchè non siamo più (soltanto) di fronte alla volontà di qualche potente colosso agroindustriale che richiede brevetti su sementi modificate con le tecniche della transgenesi (i famosi OGM). No, è ancora peggio ...
Ce lo spiega Carlin Petrini attraverso un chiarissimo articolo pubblicato sul quotidiano "La Repubblica": «Facciamo un passo indietro: la questione dei brevetti è questione complessa, che inizialmente - ovvero quando i brevetti stessi vennero ideati - doveva riguardare le “invenzioni”, quindi cose utili, nuove, che potevano essere riprodotte con un processo descrivibile. All'inizio questo riguardava solo le invenzioni industriali e tutto filò liscio. Ma all'inizio degli anni Ottanta un ricercatore americano ottenne il primo brevetto su un batterio, ovvero su un organismo vivente, da lui geneticamente modificato, in grado di degradare le molecole di petrolio grezzo e quindi di bonificare aree inquinate.
Da qui derivò la possibilità per i produttori di Ogm di brevettare le sementi, e dunque il divieto per gli agricoltori di riprodurle secondo i metodi tradizionali, e l'obbligo ad acquistare le nuove sementi ad ogni stagione».
Ma la situazione, ora, si fa ancora più complessa: le multinazionali del biotech vogliono di più. E Petrini ci aiuta a capire meglio partendo da un caso concreto: «Parliamo di broccoli. Il broccolo è una pianta naturalmente ricca di molecole con proprietà anticancro che si chiamano glucosinolati e allora un'azienda ha studiato il genoma dei broccoli per capire in quali condizioni le concentrazioni di glucosinolati risultano maggiori. Ha così scoperto che i broccoli contengono più glucosinolati quando hanno un determinato assetto genomico e che, selezionando la piante migliori e incrociandole con metodi tradizionali, è possibile ottenere una pianta con l’assetto desiderato. Complicato, vero? Sì, complicatissimo. Infatti hanno brevettato questa scoperta, perché il procedimento lo hanno inventato loro e ne sono orgogliosi. Ma tutto ciò non era sufficiente.
Perché invece i broccoli, con i loro glucosinolati, non li hanno inventati loro e quindi se un altro ricercatore, o un agricoltore evoluto, decide di misurare i glucosinati che ci sono in un broccolo, con un procedimento chimico, e poi incrociare tra loro – sempre con sistemi tradizionali - solo quelli con i tassi più alti, ottiene per un'altra strada quello che i primi hanno ottenuto studiando i DNA».
Il Parlamento europeo sta discutendo un importante argomento: le grandi multinazionali del biotech hanno infatti chiesto di poter brevettare il nostro cibo quotidiano. Davvero: non stiamo scherzando.
Ed è un tema molto delicato, perchè non siamo più (soltanto) di fronte alla volontà di qualche potente colosso agroindustriale che richiede brevetti su sementi modificate con le tecniche della transgenesi (i famosi OGM). No, è ancora peggio ...
Ce lo spiega Carlin Petrini attraverso un chiarissimo articolo pubblicato sul quotidiano "La Repubblica": «Facciamo un passo indietro: la questione dei brevetti è questione complessa, che inizialmente - ovvero quando i brevetti stessi vennero ideati - doveva riguardare le “invenzioni”, quindi cose utili, nuove, che potevano essere riprodotte con un processo descrivibile. All'inizio questo riguardava solo le invenzioni industriali e tutto filò liscio. Ma all'inizio degli anni Ottanta un ricercatore americano ottenne il primo brevetto su un batterio, ovvero su un organismo vivente, da lui geneticamente modificato, in grado di degradare le molecole di petrolio grezzo e quindi di bonificare aree inquinate.
Da qui derivò la possibilità per i produttori di Ogm di brevettare le sementi, e dunque il divieto per gli agricoltori di riprodurle secondo i metodi tradizionali, e l'obbligo ad acquistare le nuove sementi ad ogni stagione».
Ma la situazione, ora, si fa ancora più complessa: le multinazionali del biotech vogliono di più. E Petrini ci aiuta a capire meglio partendo da un caso concreto: «Parliamo di broccoli. Il broccolo è una pianta naturalmente ricca di molecole con proprietà anticancro che si chiamano glucosinolati e allora un'azienda ha studiato il genoma dei broccoli per capire in quali condizioni le concentrazioni di glucosinolati risultano maggiori. Ha così scoperto che i broccoli contengono più glucosinolati quando hanno un determinato assetto genomico e che, selezionando la piante migliori e incrociandole con metodi tradizionali, è possibile ottenere una pianta con l’assetto desiderato. Complicato, vero? Sì, complicatissimo. Infatti hanno brevettato questa scoperta, perché il procedimento lo hanno inventato loro e ne sono orgogliosi. Ma tutto ciò non era sufficiente.
Perché invece i broccoli, con i loro glucosinolati, non li hanno inventati loro e quindi se un altro ricercatore, o un agricoltore evoluto, decide di misurare i glucosinati che ci sono in un broccolo, con un procedimento chimico, e poi incrociare tra loro – sempre con sistemi tradizionali - solo quelli con i tassi più alti, ottiene per un'altra strada quello che i primi hanno ottenuto studiando i DNA».
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