
"Avanti popolo" Comunisti italiani, la mostra di Roma sul Pci
Alla Casa dell'Architettura, sino al 6 febbraio, documenti d'archivio, libri, manifesti, foto e filmati che raccontano il nesso strettissimo, lungo tutto il "secolo breve", tra partito comunista e storia d'Italia
di Giovanni Rispoli
"Il sistema pare funzioni, e non bisogna lasciarlo cadere: appena avrà finito il Croce bisognerà fornirgli un altro argomento. Hai qualche idea? Cosa diresti dei libri di De Man? Bisogna, naturalmente, trovare un argomento in cui il contenuto politico possa essere fatto passare sotto veste di letteratura. Ci vedremo a fine giugno. Cordiali saluti P.".
È il 4 maggio del '32. Gramsci è in carcere ormai dal novembre del '26; alcuni mesi dopo il suo amico Piero Sraffa, accogliendo l'invito di Keynes, lascerà l'Italia fascistizzata per l'Inghilterra, trasferendosi a Cambridge.
L'uomo di cui la lettera parla è appunto Gramsci, a scriverne Sraffa, destinatario della missiva Togliatti. Il futuro autore di Produzione di merci a mezzo di merci, insieme a Tatiana Schucht, cognata di Gramsci, è l'unico tramite tra questi e il Pci. Scrive a Togliatti per chiedergli consiglio sui libri da procurare nella cella di Turi.
La preoccupazione, come si vede, è politica: "Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare", aveva detto il pubblico ministero Isgrò concludendo nel processo la sua requisitoria; e a Gramsci, che nel '29 ha iniziato in carcere la stesura dei Quaderni, alla sua straordinaria intelligenza, guardano i compagni costretti alla clandestinità e all'esilio per ricevere sia pure in maniera dissimulata indicazioni, suggerimenti, consigli.
Avanti Popolo. Il Pci nella storia d'Italia, la bella mostra organizzata a Roma (sino al 6 febbraio) presso la Casa dell'Architettura da Fondazione Gramsci e Fondazione Cespe sui settant'anni di storia del Pci – dall'atto di nascita, a Livorno, il 21 gennaio del 1921 allo scioglimento a Rimini il 4 febbraio del '91 (
http://www.ilpcinellastoriaditalia.it/) –, può essere occasione per una catena infinita di associazioni. Tra inchiostri e lettere, note redatte con vecchie Olivetti, giornali, video, manifesti, libri, materiali digitalizzati – i Quaderni del carcere, gli originali, sono lì e si possono sfogliare sfiorando un touchscreen –, le occasioni per navigare nel passato e ragionare sul presente sono davvero tante.