Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

lunedì 31 gennaio 2011

Il risveglio del gigante.


di Marco Hamam Fonte: Repubblica
La storica rivoluzione giovanile egiziana che nasce su Facebook. Il regalo di compleanno al rais Mubarak. Da nord a sud, da est a ovest. Il caso di Suez. E ora? Chi si metterà a capo della rivolta?
“Heyya fawda!, E’ caos!”. Questo il titolo dell’ultimo lungometraggio del regista egiziano Youssef Chahine che descriveva, nel 2007, lo stato caotico e ingovernabile al quale è giunto l’Egitto la cui vita civile è da decenni ostaggio degli umori degli ufficiali e dei commissariati di polizia.
Una “mafia” dentro il regime, che nessuno è mai riuscito a governare. Il protagonista del film, Hatem, un ufficiale di polizia, appunto, impone le sue voglie a tutti con la minaccia continua della galera e della tortura. Persino l’amore Hatem vorrebbe imporre alla bella Nur, la sola a non aver paura del boss della polizia. Ma Hatem non sa cosa vuol dire essere rifiutato e pensa che violentandola otterrà quell’amore che nessuno gli aveva mai dato e che lui aveva sempre intimamente desiderato… Profetico il titolo, profetica la trama del film di Chahine, malgrado non creda che il regista scomparso si sarebbe mai immaginato che in Egitto esplodesse un caos di tutt’altro tipo.

I Diktat del FMI: come la politica economica provoca povertà e disoccupazione in tutto il mondo.


Articolo di Michel Chossudovsky. Fonte: stampalibera.
Il generale Zine el Abidine Ben Ali, l’ex presidente deposto della Tunisia è definito dai media occidentali, in coro, come un dittatore.
Il movimento di protesta tunisino è descritto distrattamente come l’effetto di un regime antidemocratico e autoritario, che sfida le norme della “comunità internazionale”.
Ma Ben Ali non era un “dittatore”. I dittatori decidono e comandano. Ben Ali era un servo degli interessi economci occidentali, un fedele burattino politico che obbediva agli ordini, con il sostegno attivo della comunità internazionale.
L’ingerenza straniera negli affari interni della Tunisia non è menzionata nei report dei media.
Gli aumenti dei prezzi alimentari nion erano “imposti” dal governmo di Ben Ali. Erano imposti da Wall Street e dal FMI.
Il ruolo del governo di Ben Ali è stato di far rispettare la micidiale ricetta economica del FMI, che in un periodo di oltre 20 anni ha portato al risultato di destabilizzare la economia nazionale e impoverire la popolazione tunisina.
Ben Ali come capo di stato non ha deciso nulla di sostanziale. La sovranità nazionale era già perduta. Nel 1987, al culmine della crisi del debito, il governo di sinistra di Habib Bourguiba è stato sostituito da un nuovo regime, fortemente impegnato sulle riforme del “libero mercato”.La gestione macroeconomica sotto la guida del FMI era oramai nelle mani dei creditori esteri della Tunisia. Nel corso degli ultimi 23 anni, la politica economica e sociale della Tunisia è stata dettata dal “Washington Consensus”.

domenica 30 gennaio 2011

Pover' homo, lavorare di notte non e' uno scherzo, la resistenza umana ha un limite.

L’ECONOMIST CONFERMA: SÌ, L’ÉLITE DELLA POTENTE GLOBOCRAZIA COMANDA IL MONDO E NON È UNA COSPIRAZIONE.


di Steve Watson - prisonplanet.com. Da megachipinfo.

L’agenda per il sistema centralizzato di controllo globale è pubblica

Si è spesso parlato della spinta verso un sistema centralizzato di controllo del governo mondiale come di una “cospirazione pubblica”. Gruppi come Bilderberg, la Commissione Trilaterale e il Council on Foreign Relations sono i perni di questa agenda, stabiliscono le misure prese dai politici e dai broker del potere che questi gruppi hanno di fatto comprato.

Un articolo piuttosto eccentrico apparso da poco sull’Economist fa riferimento a questa struttura di potere non come a una teoria della cospirazione, ma semplicemente confermando che ‘l’élite cosmopolita” si ritrova effettivamente in quei meeting in club esclusivi per forgiare il mondo nel quale la “superclasse” desidera abitare.

Ovviamente, l’Economist è il posto ideale dove ostentare una cospirazione, dato che il suo editore è un abituale frequentatore della conferenza annuale del gruppo Bilderberg, un’ammissione che l’articolo rivendica con orgoglio nei primi paragrafi.

In modo ironico, l’articolo descrive Bilderberg come “una cospirazione del male tesa a dominare il mondo” e poi finisce con l’affermare che sì, il gruppo effettivamente domina gli eventi nel mondo.

Tassare i ricchi, per disarmare il regime dei padroni.


di Giorgio Cremaschi. Fonte: sinistrainrete.
Mentre Berlusconi è invischiato nei suoi scandali finanziari e sessuali, Marchionne sta conducendo un attacco che è anche più brutale di quello di Berlusconi ai diritti sociali e ai diritti dei lavoratori. Diciamo che c’è una specie di passaggio di testimone: Berlusconi può essere nei guai ma Marchionne continua una politica che è anche più aggressiva che portò qualche anno fa all’attacco articolo 18 dello statuto dei lavoratori. In fondo Marchionne che cosa dice? O mangiate questa minestra o saltate dalla finestra. O rinunciate al contratto nazionale, al diritto di sciopero, alle libertà sindacali, al diritto di scegliere il sindacato che volete – quindi, o rinunciate a tutto, oppure io vado da un’altra parte.

Questa è la più brutale delle aggressioni ai diritti del lavoro dal ’45 a oggi. Perché “regime dei padroni”? Padroni: chi sono i padroni? Non sono i proprietari, non è il padroncino che è proprietario di una piccola azienda artigiana che è andato dalle banche come un lavoratore ricattato da Marchionne; non è il piccolo proprietario, non è quello che “ha qualche cosa da parte”. I padroni sono i padroni delle nostre vite. Cioè quelli che decidono della nostra vita. E sono una precisa casta: sono un sistema di manager, di banchieri, di finanzieri, di persone collegate a loro, che con la globalizzazione – soprattutto in Europa e nell’Occidente – hanno preso il posto della democrazia.

"Avanti popolo" - La mostra di Roma sul Pci.



"Avanti popolo" Comunisti italiani, la mostra di Roma sul Pci
Alla Casa dell'Architettura, sino al 6 febbraio, documenti d'archivio, libri, manifesti, foto e filmati che raccontano il nesso strettissimo, lungo tutto il "secolo breve", tra partito comunista e storia d'Italia
di Giovanni Rispoli

"Il sistema pare funzioni, e non bisogna lasciarlo cadere: appena avrà finito il Croce bisognerà fornirgli un altro argomento. Hai qualche idea? Cosa diresti dei libri di De Man? Bisogna, naturalmente, trovare un argomento in cui il contenuto politico possa essere fatto passare sotto veste di letteratura. Ci vedremo a fine giugno. Cordiali saluti P.".
È il 4 maggio del '32. Gramsci è in carcere ormai dal novembre del '26; alcuni mesi dopo il suo amico Piero Sraffa, accogliendo l'invito di Keynes, lascerà l'Italia fascistizzata per l'Inghilterra, trasferendosi a Cambridge.
L'uomo di cui la lettera parla è appunto Gramsci, a scriverne Sraffa, destinatario della missiva Togliatti. Il futuro autore di Produzione di merci a mezzo di merci, insieme a Tatiana Schucht, cognata di Gramsci, è l'unico tramite tra questi e il Pci. Scrive a Togliatti per chiedergli consiglio sui libri da procurare nella cella di Turi.
La preoccupazione, come si vede, è politica: "Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare", aveva detto il pubblico ministero Isgrò concludendo nel processo la sua requisitoria; e a Gramsci, che nel '29 ha iniziato in carcere la stesura dei Quaderni, alla sua straordinaria intelligenza, guardano i compagni costretti alla clandestinità e all'esilio per ricevere sia pure in maniera dissimulata indicazioni, suggerimenti, consigli.
Avanti Popolo. Il Pci nella storia d'Italia, la bella mostra organizzata a Roma (sino al 6 febbraio) presso la Casa dell'Architettura da Fondazione Gramsci e Fondazione Cespe sui settant'anni di storia del Pci – dall'atto di nascita, a Livorno, il 21 gennaio del 1921 allo scioglimento a Rimini il 4 febbraio del '91 (http://www.ilpcinellastoriaditalia.it/) –, può essere occasione per una catena infinita di associazioni. Tra inchiostri e lettere, note redatte con vecchie Olivetti, giornali, video, manifesti, libri, materiali digitalizzati – i Quaderni del carcere, gli originali, sono lì e si possono sfogliare sfiorando un touchscreen –, le occasioni per navigare nel passato e ragionare sul presente sono davvero tante.

E ORA SCIOPERO GENERALE!


Fonte: controlacrisi

Una importante e riuscita giornata di lotta quella del 28 gennaio 2011. Anche USB ha indetto lo sciopero tra i metalmeccanici ed ha partecipato alle iniziative ed alle manifestazioni che si sono svolte in molte città italiane. Una mobilitazione della categoria dei metalmeccanici che si sta contrapponendo alle iniziative di Marchionne che ha ormai assunto il ruolo di testa di ariete per sostenere ciò che il governo, gli industriali e gran parte delle forze politiche italiane ha ormai come obiettivo: ridimensionare i diritti, aumentare lo sfruttamento e ridurre i salari reali dei lavoratori.
Proprio per questo motivo è fondamentale che la lotta di una categoria si trasformi nella mobilitazione di tutti i lavoratori pubblici e privati del nostro paese. Lo sciopero generale diventa quindi una tappa importante per tutti quei lavoratori che non riescono più a sostenere dignitosamente le proprie famiglie, ormai segnate dalla disoccupazione, dalla cassa integrazione e dalla precarietà.

venerdì 28 gennaio 2011

L'altra scena del golpe.


di Ida Dominijanni sul Manifesto.

Accade ai regimi di sgretolarsi dall'interno, su eventi apparentemente minori. E' quello che sta accadendo al regime sessual-politico di Silvio Berlusconi. Non un contrattacco dell'opposizione, non una sostituzione ai posti di comando del Palazzo d'Inverno. Solo un imprevedibile, lento ma inesorabile, rivoltarsi contro il Sultano delle sue donne. Non serve più neanche che sia consapevole. Consapevole, pubblico, e a suo modo politico era stato il gesto di denuncia di Veronica Lario e di Patrizia D'Addario, la moglie e la prostituta uscite allo scoperto per denudare il re.
Il caso di Nicole Minetti, l'organizzatrice del circo delle favorite a pagamento, è diverso, e diversamente significativo.
Minetti non esce allo scoperto di sua spontanea volontà, e in pubblico continua a coprire e a difendere il premier, negando di aver davvero pensato le cose che di lui ha pur detto al telefono. Ma in privato cede, si sfoga, non ne può più: il prezzo che rischia di pagare è troppo alto, lui è troppo vecchio e «pur di salvarsi il culo non gliene importa niente»; e «c'è un limite a tutto».
La scena si ribalta: chi aveva in mano il gioco ne è giocato, chi stava disciplinatamente al gioco minaccia di alzarsi dal tavolo da un momento all'altro. Il rapporto di potere non regge più. Michel Foucault, uno che di potere se ne intendeva, saprebbe che dire: è proprio nei soggetti che il potere ha meglio conformato a se stesso che si annidano i punti di resistenza capaci di spezzarlo.

giovedì 27 gennaio 2011

Dalla democrazia alla violenza divina*


di Slavoj Žižek. Fonte: sinistrainrete

In questa nostra epoca che si proclama post-ideologica, l'ideologia stessa è sempre più un terreno di scontro; quello sull'appropriazione delle tradizioni passate ne costituisce una delle espressioni. L'appropriazione da parte liberale della figura di Martin Luther King, di per sé un'operazione ideologica esemplare, è il sintomo più chiaro del carattere precario della nostra attuale condizione. Recentemente, Henry Louis Taylor osservava:
Tutti, anche i bambini, sanno chi era Martin Luther King, sanno che il suo momento di maggiore celebrità fu il discorso "I have a dream". Ma nessuno va oltre la prima frase. Tutto quello che sappiamo è che questo tizio aveva un sogno ma non sappiamo quale[1].
King aveva fatto molta strada dal 1963 quando, durante la marcia su Washington, le folle lo avevano salutato quale "capo morale della nostra nazione". Dal momento in cui aveva cominciato a occuparsi di questioni che esulavano dalla segregazione razziale, aveva perso gran parte del consenso dell'opinione pubblica e sempre più veniva considerato un paria. Aveva affrontato questioni come la povertà e il militarismo perché le considerava centrali per rendere l'uguaglianza un'uguaglianza nei fatti; qualcosa di più reale della mera fratellanza razziale.

In memoria ...

... in memoria del ragazzo Ernest Lossa e di tutti coloro, non solo ebrei, ma zingari, disabili, prigionieri politici, omosessuali che furono massacrati innocenti nei lager del Terzo Reich.

Accendo la TV e ....


di Zag, in listasinistra

I fatti.
Con un escamotage il PDL fa rientrare dalla finestra il caso Montecarlo e le carte che dimostrerebbero che il cognato di Fini sarebbe il proprietario della casa. A suo tempo Fini dichiarò che se si fosse dimostrato, quello che oggi pare dimostrato, si sarebbe dimesso.
Ma lui , ora , non ci pensa nemmeno a dimettersi, Come non ci pensa Berlusconi, come non ci ha pensato Bondi. E' un vezzo, è un andazzo. dire, annunciare, esternare per poi negare, svicolare, retrocedere, mi avete frainteso, non mi sono spiegato, non mi avete capito.
La poltrona è la mia e guai a chi me la tocca.Radio , televisioni, giornali sono sempre più intasati di questi balletti, di queste carte, documenti dossier, puttanaio, letamaio, mentre il mondo va in fiamme.
Tunisi, Cairo, Atene, in italia le piccole imprese chiudono ( nella sola provincia di roma le chiusure di attività commerciali hanno battuto il record di tutti i tempi nell'ultimo semestre 2010), la CIG ordinaria e straordinaria ogni mese che passa supera record precedenti, quella in deroga è sempre in aumento.

mercoledì 26 gennaio 2011

PER UNA CRITICA DEL “LIBEROSCAMBISMO” DI SINISTRA.


di Emiliano Brancaccio Fonte: emilianobrancaccio.
La straordinaria prova di resistenza degli operai FIAT va sostenuta con iniziative politiche.
Occorre incunearsi nello scontro interno agli assetti del capitale, tra liberoscambisti e protezionisti. Se non si mette in discussione l’indiscriminata apertura globale dei mercati, se non si pongono argini alle fughe di capitale e alle delocalizzazioni industriali, la “guerra
mondiale tra lavoratori” proseguirà indisturbata e ben difficilmente verranno a crearsi le condizioni per un rilancio del movimento operaio, nazionale e internazionale.
Le straordinarie prove di resistenza operaia in occasione dei referendum di Pomigliano e di Mirafiori hanno determinato una inattesa battuta d’arresto per Marchionne e per coloro i quali stanno scommettendo sulla cancellazione definitiva degli ultimi scampoli di movimento operaio esistenti nel nostro paese. Per il futuro tuttavia non c’è da illudersi.
Nel tempo della crisi e in condizioni di piena apertura dei mercati e di libera circolazione dei capitali, le pressioni sui lavoratori sono destinate ad aumentare. Pensare quindi di respingere gli attacchi prossimi venturi affidandosi ancora una volta al solo coraggio operaio e alle connesse
iniziative sindacali, è del tutto illusorio.

Appello dalla Sapienza verso lo sciopero del 28 gennaio.


Roma, 28 gennaio Fonte: ateneinrivolta

Abbiamo ripetuto spesso in questi mesi come ci sia un filo rosso tra i processi di dismissione dell'università pubblica e l'attacco alle garanzie e ai diritti sindacali. Questo legame è emerso in queste settimane in forma ancora più nitida, sia dal punto di vista dell'azione del governo, sia da quello, forse più importante, dei percorsi di resistenza nel campo della formazione e del lavoro.
Il progetto del governo è stato ben chiarito dal leit motiv ripetuto continuamente dagli esponenti della maggioranza, “farla finita con gli anni ‘70”, ovvero smantellare un modello sociale che poneva al centro delle scelte produttive e industriali del nostro paese, la rivendicazione dei diritti dei lavoratori e la contrattazione salariale, conquistata, in quegli anni, attraverso le lotte dei lavoratori stessi.

Commenti.

di Zag in Listasinistra in risposta all'articolo di Annamaria Rivera (Liberazione 26 gennaio).

Ancora non mi basta!. L'enunciazione ("Che piaccia o no, Berlusconi e lo specchio del Paese. E' il precipitato perverso, tradotto nel linguaggio moderno della societa dello spettacolo e del neoliberismo, ...") non spiega ancora ne da un punto di vista sociologico, né psicologico, il mutamento antropologico che è avvenuto negli italiani.
La crisi valoriale, quella politica, sono gli effetti non la causa della caduta a precipizio della convivenza sociale. L'identificarsi con il sovrano, maschio e virile, potente e ricco è solo un rispecchiamento, una identificazione elitaria, ma non spiega(almeno per me) come è potuto avvenire questo passaggio.

Quel centrosinistra che abbandona i lavoratori.


di Alberto Burgio (Il Fatto quotidiano del 25/01/2011)

Sul referendum di Marchionne si possono dire molte cose. Il diktat del Lingotto è anticostituzionale perché conculca il diritto (individuale e indisponibile) di sciopero, il diritto a una retribuzione equa e sufficiente, quello al riposo settimanale (se vuole, la Fiat può obbligare gli operai a lavorare per quattro mesi senza un giorno di sosta) nonché il diritto delle lavoratrici a tempi di lavoro compatibili con le esigenze della famiglia. Si scrive la parola fine alla contrattazione e al sindacato autonomo dall’impresa.
Quanto a democrazia, è stato un bel giochetto chiamare impiegati e capi (che il cosiddetto accordo di Mirafiori non penalizza) a decidere per gli operai. È davvero sorprendente che Michele Ainis (sul Sole-24 Ore di martedì) metta il referendum imposto dalla Fiat nello stesso mazzo di quelli sull’acqua pubblica e contro il nucleare e il legittimo impedimento per leggervi una «domanda di democrazia». In realtà si è trattato di un ricatto.

Berlusconi, specchio del Paese peggiore.


di Annamaria Rivera (Liberazione del 26 gennaio 2011)
Non vedo la tv da molti anni. Ma, grazie al video pubblicato in rete, ho potuto valutare la portata enorme dell’irruzione del Caimano nella trasmissione di ieri di Gad Lerner. Al quale rivolgo solidarietà e ammirazione per la lezione di signorilità, tanto indignata quanto composta, che ha dato al volgare parvenu che si crede dio. Solo se si è ciechi, sordi e insensati si può non comprendere che in quella incursione è concentrato tutto il senso del berlusconismo, la sua patologia psicologica e comportamentale, ancor prima che politica.
Ormai Papi ha perso la testa: è in preda a un delirio di onnipotenza che confligge con l’ancor vaga percezione della decadenza e della fine. E’ questa percezione indistinta che lo induce alla furia compulsiva con cui, feticisticamente, consuma corpi e immagini femminili nelle notti di Arcore allietate da ospiti prezzolate, nel tentativo vano di esorcizzare la vecchiaia, l’impotenza, la perdita di potere. Ma, quanto più questa percezione va facendosi strada nel subconscio, tanto più egli reagisce con gesti degni di un despota mediocre e grossolano: da Repubblica delle Banane, come troppe volte si è detto con una metafora inappropriata.

martedì 25 gennaio 2011

Muzio Scevola Casini.



Buongiorno a tutti intanto partiamo dalle buone notizie, Salvatore Cuffaro, già governatore della Sicilia, parlamentare della Repubblica eletto con l’Udc , poi passato con Berlusconi in una delle liste fiancheggiatrici nate negli ultimi mesi è il carcere da sabato per una condanna definitiva a 7 anni per favoreggiamento aggravato dall’intenzione di favorire Cosa Nostra per avere informato un mafioso conclamato, condannato in via definitiva già una volta, come Giuseppe Guttadauro boss di Brancaccio e un imprenditore considerato mafioso e condannato insieme a lui e che è Aiello, delle indagini a loro carico e delle intercettazioni a loro carico e quindi per averli favoriti nel cercare di sfuggire alle indagini che a suo tempo erano condotte dalla Procura di Palermo.

Cuffaro in galera
Un reato gravissimo naturalmente, il Governatore, il Presidente della Regione Sicilia che aiuta un mafioso già all’epoca condannato e un altro che sarà poi condannato a sfuggire o a tentare di sfuggire alle indagini, li informa del fatto che sono indagati e che sono intercettati… chi gli abbia dato la notizia non si è mai saputo, sta di fatto che è accertato dall’altro giorno che lui, tramite intermediari, ha passato quella notizia ai due mafiosi.

Nostalgia di un Paese decente.


di Gianfranco Pasquino Fonte: domani.arcoiris

In un paese decente, il capo del governo e i ministri che organizzano e partecipano a feste con ragazze seminude, magari minorenni, alle quali danno soldi, magari venendone ricattati, una volta scoperti si dimetterebbero. Anzi, risulta che si sono regolarmente e rapidamente dimessi. Nessuno di loro ha mai ritenuto di potersi difendere vantando che quello, le frequenti feste con donne seminude, anche minorenni, alcune delle quali fatte eleggere in assemblee provinciali e regionali, è “il suo stile di vita”.
In un paese decente, i parlamentari del partito del capo del governo e di quei ministri esigono le loro dimissioni e li sostituiscono. In un paese decente, l’opinione pubblica mostrerebbe il suo sdegno per comportamenti che infangano l’immagine di quel paese agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. In un paese decente, gli esponenti dei diversi settori della classe dirigente non intratterrebbero più rapporti di nessun tipo con un capo del governo festante e festaiolo. Anzi, grazie ai potenti mezzi a loro disposizione, farebbero sapere che quel capo di governo non è più persona gradita.

lunedì 24 gennaio 2011

Da Salò a Sodoma, passando per Arcore.



"Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole e ciò che il potere vuole è praticamente arbitrario o dettatogli da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune. [...] Io detesto in particolare il potere di oggi […] è un potere che manipola i corpi in modo orribile e che non ha nulla da invidiare alla manipolazione fatta da Hitler: li manipola trasformando le coscienze, cioè nel modo peggiore; istituendo dei nuovi valori alienanti e falsi, che sono i valori del consumo; avviene quello che Marx definisce: il genocidio delle culture viventi, reali, precedenti”. Pier Paolo Pasolini

Ogni riferimento a fatti, cose, persone è puramente casuale.

domenica 23 gennaio 2011

PCI: voci della nostra storia.

Guido Liguori: Sezioni aperte e intellettuale collettivo, la lezione del Pci
90 anni fa la fondazione a Livorno. Il grande vuoto lasciato dalla sua fine Il 21 gennaio 1921 - novanta anni fa - nasceva a Livorno il Pci. Nasceva da una rottura con la tradizione riformista e per impulso dell'Internazionale, sulla scia lunga dell'Ottobre, nonostante l'avanzare del fascismo e dopo la grave sconfitta subita dalla classe operaia italiana nel biennio precedente. Persisteva in molti la certezza di un'ondata rivoluzionaria destinata presto a sommergere l'Europa. La previsione si rivelò errata. Dopo pochi anni di direzione bordighiana iniziò ad affermarsi nel partito un nuovo orientamento, a opera di Gramsci.

Domani, 22 gennaio, ricorrono i 120 anni dalla nascita di Antonio Gramsci. Non bisogna sovrapporre completamente il lascito del dirigente sardo a quello del partito che contribuì a fondare nel '21 e a ri-fondare nel '24-26 e poi ancora nei Quaderni. Vi sono in Gramsci però alcuni motivi fondamentali per comprendere quello che è stato il Pci, la sua specificità.

E ora su la testa.


di Rossana Rossanda, Il manifesto
Non è piacevole essere oggi un'italiana all'estero. Tanto meno se si è stata una sia pur minuscola tessera di ceto politico, due volte consigliere comunale e una volta deputata, una cui l'antipolitica fa venire il nervoso. E perdipiù comunista libertaria, specie rarissima, orgogliosa di sé e di un paese che, fino agli anni Sessanta e con diverse code nei Settanta, pareva il laboratorio politico più interessante d'Europa.
Oggi gli amici che incontro non dicono più: ma che disgrazia quel vostro Berlusconi! Mi chiedono: Com'è che l'avete votato tre volte? Che è successo all'Italia? Una come me si trova a balbettare. Perché hanno ragione, non si può più fare del premier il caso personale di uno che ha fatto troppi soldi, che ha tre televisioni, che prende il paese per un'azienda di sua proprietà, che sa che molti sono acquistabili e li acquista, e adesso, gallo attempato, si vanta dei suoi exploits su un numero illimitato di pollastrine: «Vorreste tutti essere come me, eh??».

sabato 22 gennaio 2011


BERLUSCONI, LE DONNE, LA SINISTRA.


di Anita Sonego, da Liberazione 21 gennaio 2011
Berlusconi è un uomo anziano che non accetta il naturale declino dei viventi e che usa il corpo delledonne (pagandole profumatamente) per illudersi di fermare il tempo, per sentirsi giovane..
Questa fantasia faustiana ci è totalmente estranea? “La fontana della giovinezza” è un topos narrativo e pittorico. L'affresco di un castello della Val D’Aosta ed un meraviglioso quadro del 500 alla Gemelde Galerie di Berlino rappresentano vecchi decrepiti e donne “sfatte” che entrano nella magica fontana per uscirne piacenti e pronte/i ai piaceri della carne e della seduzione.
Non è quindi per questa millenaria fantasia che il nostro attempato Presidente del Consiglio fa parlare di sé ma per l’uso del corpo femminile come strumento “magico” per illudersi di sconfiggere la sua” transeuntità.
”Quest’uso del corpo femminile è (considerato) una perversione indegna di un capo di stato, di un uomo politico “rispettabile”. Mi associo a questo giudizio di cui sono pieni i giornali “democratici” e di “sinistra”.

Le altre donne


di Concita De Gregorio. Fonte L'Unita'

Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati.
Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».
Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità.
E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora.

Attualita' in titoli.



Berlusconi accusato di prostituzione minorile. Ma nessuno è un vecchio porco fino all’ultimo grado di giudizio.
Monsignor Fisichella: “La figa è la figa”.
Berlusconi indagato anche per concussione. Ma così, in generale, nella vita.
Il premier: “Si sta sovvertendo la democrazia”. Finalmente l’annuncio ufficiale.
Berlusconi avrebbe avuto rapporti con Karima, alias Ruby, fino allo scorso maggio. Poi lei ha cominciato a sfiorire.
Ruby: “Silvio è il mio secondo padre”. Sta facendo l’inventario dei clienti.
Perquisita l’abitazione di Ruby sul lungomare genovese. La procura ha confiscato il lampione.
Gli inquirenti hanno esaminato anche la sua stanza nella casa famiglia di Sant’Ilario, dove si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario.
In comunità, Ruby si vantava con le altre ragazze: “Lo sapete chi conosco io?”. Ma lo conoscevano anche loro.
Ruby trascorse ad Arcore tutta la notte del 25 aprile. Complimenti per la resistenza.
Ghedini, raggiunto telefonicamente dai giornalisti: “Accuse risibili e strumentali”. Era la segreteria.

venerdì 21 gennaio 2011

Agire subito, prima che la cancrena soffochi la democrazia.

Fonte: Liberazione.
Agire subito, prima che la cancrena soffochi la democrazia
Il Paese sembra sprofondare nell'abisso della degenerazione del potere. Ha ragione Mario Tronti: avevamo detto, ormai alcuni decenni fa, «Siate realisti, chiedete l'impossibile; l'impossibile è diventato reale.
E l'immaginazione al potere ce la siamo ritrovata nei festini di casa Berlusconi». Condivido l'amaro sarcasmo di Tronti. Un sarcasmo che è anche autocritica per avere troppo spesso sottovalutato che la Seconda Repubblica era la protesi sistemica del liberismo; per avere abbandonato il terreno della cultura politica che ci avrebbe aiutato a capire per tempo che mediatizzazione e populismo presidenzialista spossessavano dei poteri decisionali la cittadinanza; per avere sottovalutato che la difesa della Costituzione sta nella democrazia organizzata e conflittuale come paradigma formativo della formazione sociale e che ogni personalizzazione (anche quando sembra rigogliosamente fiorire a sinistra) è la catastrofe dell'alternativa politica. La Seconda Repubblica è nata sull'antipolitica (che è cosa ben diversa dalla sacrosanta critica del potere e dei partiti corrotti); ha distrutto partiti, sindacati, senza riformarmarli né rivoluzionarli; ha portato alla degenerazione di gran parte del senso comune, ha corrotto costumi individuali e di massa.

La terza guerra mondiale.


di Beppe Grillo.
Einstein disse "Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta sì: con bastoni e pietre". I politologi ipotizzano da anni che il prossimo conflitto mondiale, se ci sarà (molti ne sono certi), vedrà il confronto tra Cina e USA, le due superpotenze di questo secolo. La prima in ascesa, la seconda in declino. Una guerra per le risorse, non ideologica. Un confronto già in atto per l'energia, dove la Cina ha raggiunto il primato mondiale dei consumi e da due anni è il primo importatore di petrolio dall'Arabia Saudita, superando gli Stati Uniti.
Il renminbi, o yuan, (la valuta cinese) e il dollaro sono destinati a una inevitabile guerra monetaria a livello mondiale.
Il valore dello yuan è per ora mantenuto basso in modo artificiale dal governo cinese per aumentare le esportazioni. Una manovra contestata dall'Occidente e che ha portato il deficit commerciale statunitense verso la Cina a 250 miliardi di dollari nel 2010. In futuro si passerà probabilmente dai petroldollari ai petrolyuan. La Cina è la prima nazione detentrice di titoli pubblici americani con 895,6 miliardi di dollari.

giovedì 20 gennaio 2011

La FIAT a scuola.


Di Guido Viale. Fonte: eddyburg.
Una valutazione critica della prospettive industriali della Fiat “modernizzata” da Marchionne, e un’indicazione della produzione necessaria. Il manifesto, 20 gennaio 2011

A tutti i «modernizzatori» che hanno salutato il referendum di Mirafiori come l'ingresso delle relazioni industriali italiane nella «modernità» va ricordato che la Modernità, o «Età moderna», è iniziata nel 1492 con la scoperta dell'America. A quel tempo, nella Modernità, l'Italia delle Signorie era già entrata. Nei secoli successivi ha avuto alti e bassi (attualmente sta sicuramente attraversando un basso); ma se il 14 gennaio 2011 dovesse diventare una data storica, starebbe a segnare non l'entrata ma l'uscita del paese dalla Modernità: per ripiombare in un nuovo Medioevo; oppure, per instaurare una forma nuova di «feudalesimo aziendale». Perché?

Non mi soffermo sulla limitazione del diritto di sciopero - accordata dal nuovo contratto - che ogni lavoratore dovrà poi sottoscrivere individualmente; né sulla abolizione della rappresentanza elettiva a favore di una gestione dei contenziosi affidata ai sindacati firmatari (trasformati così in missi dominici: ovvero, agenti del padrone); temi già ampiamente trattati da altri. Ma che cosa succederà in produzione?

Affetto da narcisismo patologico.

Fonte: ilfattoquotidiano
“Berlusconi affetto da narcisismo patologico Non è padrone dei suoi comportamenti”
Parla Luigi Cancrini, presidente del Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale: "B perde il controllo se non disponde della 'sostanza' da cui dipende. E come un tossicomane"

Il ‘culo di Ruby’ è solo la punta dell’iceberg del disturbo di personalità da cui è affetto Silvio Berlusconi, travolto dalle testimonianze dalle ragazze ospitate nelle residenze presidenziali. Luigi Cancrini, psichiatra e presidente del Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale, ha tracciato il profilo psicologico del Presidente del Consiglio, affetto da un profondo narcisismo patologico che reca danni a se stesso e alla collettività. “Un uomo adulto che per mesi ospita una minorenne assistito da un codazzo di persone non ha padronanza dei suoi comportamenti”, spiega Cancrini. “In psichiatria succede in una situazione di ‘disturbo di personalità’ in cui gli individui perdono il controllo se non dispongono della sostanza da cui dipendono. Come un tossicomane”.

E cosa accade?
La persona non è più in grado di agire nel proprio interesse, né tanto meno in quello collettivo. Nel caso di Berlusconi questo si ripercuote sul suo ruolo istituzionale. Mi pare ci siano elementi di preoccupazione psichiatrica, sta veramente male. E l’aspetto sessuale è soltanto una parte del problema. Date le evidenze, dovrebbe essere sottoposto a un controllo.

L’oscena farsa del Rubygate.


Fonte: agoravox

Alla luce delle rivelazioni documentate dalla Procura della Repubblica, che invito fermamente tutti a leggere nonostante richieda tempo, non può esserci ombra di dubbio: Ruby si prostituiva, Berlusconi la frequentava e, per tirarsi fuori dai guai, ha abusato del potere. Questo è il succo della triste realtà che emerge chiaramente spulciando le rubriche telefoniche, sfogliando le intercettazioni, seguendo i verbali della Questura di Milano, leggendo gli interrogatori. Atti esaminati dalla Giunta della Camera che però prende tempo e rinvia a martedì la decisione. Ora, il problema non è tanto scoprire misfatti che già dai tempi di Noemi erano chiari, bensì assistere impotenti all’oscena farsa dell’entourage di Berlusconi, atta a imbrogliare le carte in tavola. A negare spudoratamente accadimenti aderenti alla realtà, trasformandoli in ridicole barzellette. Se la ride pure? Mentre il Paese è travolto da un inquietante imbarazzo manifestato sia da Napolitano che dal Vaticano.
Possibile sia così difficile far sapere a tutta l'opinione pubblica che basta visionare quei documenti per formare un’idea obiettiva? Sembra di sì, a giudicare dallo sconcio (non è una novità) Tg1 andato in onda ieri sera. E’ inaudito che il servizio pubblico non entri nel merito, informando gli italiani sui particolari emersi che provano, al di là dei presunti reati, l’immorale condotta del Premier. Ma non è bastato. Per influenzare le menti, subito dopo aver disinformato per bene sul Ruby-gate, con una spudoratezza ineguagliabile, Minzolini diffonde un politico servizio sul caso Leone, paragonando il linciaggio mediatico che subì l’allora Presidente della Repubblica alle attuali imputazioni del Cavaliere. E ancora: per mesi è stata battuta la notizia sulle trattative Stato-mafia del 93, dove si citava di continuo la responsabilità di Ciampi e Scalfaro, rispetto all'abolizione del famigerato 41bis. Anche ieri sera, la storia si è ripetuta, ma non una parola sulle nuove rivelazioni dei pentiti, che invece riguardano Silvio Berlusconi. Non si può assistere a tali manipolazioni di parte, in silenzio. I preposti devono redarguire gli affronti di questo burattino al servizio del Potere.

mercoledì 19 gennaio 2011


L’opposizione lo lasci solo.


di Paolo Flores d'Arcais - Il fatto quotidiano
Continuare a discutere se Berlusconi possa ancora governare è privo di senso. Si prenda un paese occidentale a caso e si immagini se un Obama o un Sarkozy, una Merkel o un Zapatero, avrebbero potuto restare al loro posto un minuto di più. L’Italia è oggi nelle mani di un videocrate stramiliardario e psichiatricamente borderline, che è a sua volta nelle mani dei suoi ruffiani e delle sue troie. Una democrazia che sopporta questo non è più una democrazia.

Il problema non è perciò più il discutere ma l’agire. Una opposizione anche non all’altezza del ruolo, ma ancora non definitivamente sorda ai valori scolpiti nella nostra Costituzione, e non totalmente dimentica del sangue che è costato alla generazione della Resistenza conquistarla, non può più partecipare, in nessuna forma e sotto nessun alibi, a una farsa di “vita istituzionale” che sta portando il paese alla tragedia.

Siamo in uno stato di eccezione, di eversione governativa sistematica, sostenuta dalla potenza di fuoco dell’asservimento mediatico al regime, e con gesti di eccezione è dunque necessario, anzi improcrastinabile, che l’opposizione parlamentare risponda. Uscendo da un Parlamento che il Puttaniere ha già trasformato nel suk dei voti comprati all’incanto, e riunendosi separatamente e pacificamente in una Pallacorda che rappresenti quanto ancora resta dell’Italia civile, per provare a salvarla e ricostruirla.

Solo con un gesto simbolico eccezionale è pensabile che una parte del ceto politico possa sottrarsi, almeno “in articulo mortis”, alla complicità omissiva e corriva con un potere che ormai è ridotto solo e inequivocabilmente a un impasto di criminalità, corruzione, violenza ricattatoria, hybris di menzogna, fetida suburra. Senza questo gesto di rottura, che consenta di sventolare di nuovo a testa alta la bandiera della Costituzione, l’opposizione rischia di compiere il passo che ancora divide la mediocrità più ottusa dal tradimento.

Da due secoli e mezzo democrazia liberale significa “governo limitato” e “balance of powers”, come insegnavano i Padri fondatori degli Usa. Ad ogni minuto che il Puttaniere ancora trascorre a Palazzo Chigi, diventa più arduo impedire la morte annunciata – per decomposizione – della nostra democrazia costituzionale. L’oltraggio quotidiano, l’aggressione, la guerra totale che il Puttaniere ha dichiarato alla “legge eguale per tutti” e ai magistrati che ancora l’onorano, esige da ogni cittadino, e più che mai da chi se ne pretende “rappresentante”, quell’“ora basta!” che ha ritardato fin troppo.

Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2011

Il se..ss..sso.


di Beppe Grillo.
Il se..ss..sso, quello con quattro esse, un po' sibilato, all'emiliana, alla sporcacciona (sòcmel!) sta coprendo con il suo manto a luci rosse ogni cosa. Ci siamo trasformati in un popolo di guardoni. Un quotidiano piacere perverso, uno stimolo erotico continuo da soddisfare. Chi non scopa è perduto. Chi scopa troppo anche.
Non ho ancora trovato un anziano che non andrebbe a piedi da Roma a Trieste per fare bunga bunga con Ruby, minorenne o non minorenne, carcere o non carcere. Nei bar non si fanno commenti politici, di economia men che meno. Si discute delle tette o del culo di una delle ragazze del giorno. Del mercato delle puttane trasformato in calciomercato, "Per me duemila non li vale...

Aris Accornero: OPERAI

la voce Operai dall'Enciclopedia delle Scienze Sociali Treccani
Operai
sommario:
1. Alle origini.
2. Le fasi di una evoluzione.
3. L'eterogeneità. a) Mobilità. b) Disciplinamento. c) Condizionamento. d) La classe.
4. L'uniformazione. a) Lavoro. b) Culture. c) Identità. d) Immagini.
5. La diversificazione.

1. Alle origini
Gli operai, insieme agli industriali, sono i protagonisti del processo di industrializzazione e costituiscono pertanto uno dei gruppi fondativi della società industriale. I due soggetti, espressi dalla coppia 'capitale-lavoro', sono assurti a emblema delle classi sociali dopo che K. Marx ha descritto quella operaia come 'tipo ideale' di classe modernamente intesa, anche se non ne ha dato una definizione compiuta (v. Ossowski, 1963; tr. it., p. 83).
Gli operai sono stati "la prima figura sociale nella storia che non possedesse uno status definito" (v. Gallino, 1978, p. 486), dal momento che erano connotati dalla mancanza piuttosto che dalla presenza di un mestiere.

martedì 18 gennaio 2011

Marco Travaglio. Ruby per sempre!!


di Marco Travaglio
Buongiorno a tutti, ieri il Presidente del Consiglio è apparso in televisione, sulla sua performance naturalmente ciascuno può dare il giudizio estetico e contenutistico che preferisce, l’abbiamo visto tutti e è disponibile comunque in rete, per comunicare, sostanzialmente 3 cose.

Il messaggio di Berlusconi
1) al telefono la gente, soprattutto ragazze giovani che l’hanno conosciuto può dire, millantare, raccontare, vantarsi, esagerare, favoleggiare, lavorare di fantasia quello che si dice al telefono non ha nessun valore; è una vergogna che chi va a casa sua poi venga intercettato, è una concezione un po’ estensiva dell’immunità, lui pretenderebbe l’immunità telefonica non soltanto per sé, ma anche per tutti quelli che lo conoscono, una forma di immunità contagiosa che purtroppo è ancora sconosciuta ai nostri codici, naturalmente il governo provvederà presto;

lunedì 17 gennaio 2011

Gli Effetti Globali della Crisi Economica: Una Strategia Europea per la Sinistra.


di Michel Husson* Fonte: AttacItalia.
Pubblicato domenica 16 Gennaio 2011

Gli effetti globali della crisi sono stati aggravati da quanto sta succedendo in Europa. Per trent’anni le contraddizioni del capitalismo sono state superate con l’aiuto di un enorme accumulo di diritti fantasma del plusvalore.
La crisi ha minacciato di distruggerli. I governi borghesi hanno deciso di preservarli affermando che dobbiamo salvare le banche. Si sono fatti carico dei debiti delle banche e non hanno chiesto praticamente nulla in cambio. Eppure sarebbe stato possibile condizionare questo salvataggio ad alcune garanzie. Avrebbero potuto vietare strumenti finanziari speculativi e abolire le scappatoie fiscali. Avrebbero persino potuto insistere sul fatto che si prendevano la responsabilità di parte del debito pubblico su cui ha gravato pesantemente questo salvataggio.
Ora siamo nella seconda fase. Avendo spostato il debito dal settore private a quello pubblico è la classe lavoratrice che ne paga lo scotto.

Il concetto di lavoro in Marx.


di Augusto Illuminati* - Fonte: Treccani.
Se Hegel aveva assegnato al lavoro un ruolo centrale nel processo di riconoscimento, Karl Marx ne fa insieme un canone antropologico (l’essere dell’uomo è determinato dalla maniera in cui egli si procura i mezzi di sostentamento) e un criterio per definire l’organizzazione sociale (modi di produzione) e il conflitto di classe come motore della storia.
La tradizione marxista si è però divisa sull’interpretazione dei modi di produzione e della loro successione e sulla prospettiva se il comunismo sia emancipazione del o dal lavoro.
Marx, Hegel, Feuerbach"Si possono distinguere gli uomini dagli animali per la coscienza, per la religione, per tutto quello che si vuole; ma essi cominciarono a distinguersi dagli animali allorché cominciarono a produrre i loro mezzi di sussistenza... Producendo questi gli uomini producono indirettamente la loro stessa vita materiale" (Ideologia tedesca, del 1845). L’uomo crea dunque la propria seconda natura attraverso il lavoro, cioè un rapporto attivo con la natura. La sua essenza non risiede nell’interiorità o nella coscienza, ma nell’esteriorità di lavoro e produzione come mediazione con la natura e costruzione di società. Il materialismo storico supera il progresso allegorico dell’Uomo nello Spirito oggettivo hegeliano e nella critica feuerbachiana dell’ideologia e della religione. Nel lavoro si realizza o la libertà dell’Uomo (dell’essenza umana di genere) o la sua alienazione sociale e politica.

domenica 16 gennaio 2011

Maurizio Landini.

La classe operaia e' resuscitata.


di Zag in listasinistra
Una cosa è certa, o quasi. La vicenda Mirafiori e Marchionne hanno di fatto scoperchiato una verità , tenacemente messa a tacere e nascosta da parte sia dei poteri , economici e politici, sia anche da parte dei nuovi "marxisti" o "post-marxisti". La riscoperta della classe operaia.
Ci siam svegliati una mattina ed abbiam scoperto che la classe operaia esiste, è viva e vegeta, un pò malconcia dal punto di vista politico , ma viva e ben pronta ad non voler morire.
Oh intendiamoci! Non è che l'han cercata di non farla scomparire anche fisicamente, se avessero potuto!.
Ma non si può. Eh no! Non si può perchè per la continuazione e la ri-produzione della ricchezza, del capitale, occorre che qualcuno venda forza lavoro, ed il lavoro oltre che essere immateriale, ossia, insieme al lavoro immateriale, "cognitivo", occorre che venga accompagnato anche dalle merci materiali. Oggi, senza l'uno non vi può essere l'altro.

Uomini in carne e ossa.


di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 8 maggio 1921 Fonte: antoniogramsci

Gli operai della Fiat sono ritornati al lavoro. Tradimento? Rinnegamento delle idealità rivoluzionarie? Gli operai della Fiat sono uomini in carne e ossa. Hanno resistito per un mese. Sapevano di lottare e resistere non solo per sé, non solo per la restante massa operaia torinese, ma per tutta la classe operaia italiana.

Hanno resistito per un mese. Erano estenuati fisicamente perché da molte settimane e da molti mesi i loro salari erano ridotti e non erano più sufficienti al sostentamento familiare, eppure hanno resistito per un mese. Erano completamente isolati dalla nazione, immersi in un ambiente generale di stanchezza, di indifferenza, di ostilità, eppure hanno resistito per un mese.

Il sì passa di misura: decisivi gli impiegati, nei reparti prevale il no.


Fonte. Liberazione del 16 gennaio 2011
di Andrea Milluzzi

Quattrocento, o poco più, voti di differenza: esattamente lo scarto fra favorevoli e contrari nel reparto degli impiegati. Sta qui la realtà strettamente numerica che ha permesso ai “sì” di vincere il referendum alla Fiat di Mirafiori sull’accordo separato non firmato da Cobas e Fiom.
E’ Giorgio Airaudo, responsabile settore auto della Fiom, a spiegare la cosa in termini pratici: «Nei settori dove si fa fatica si è votato no».
C’è voluta una notte intera, con i primi risultati che sono arrivati all’alba di ieri, per far esultare Marchionne e i sindacati firmatari dell’accordo: il 54% dei dipendenti di Mirafiori è favorevole alle nuove regole e agli investimenti promessi dalla Fiat. Non è però, un plebiscito. E anche se è vero che in democrazia anche con un solo voto in più la maggioranza è valida, adesso governare Mirafiori non sarà una passeggiata per nessuno.
Come far passare rivoluzioni o semplici accordi quando in un referendum da tutti definito «storico per l’industria e le relazioni sindacali italiane» la differenza fra sì e no nel totale degli operai è di solo 9 voti?

sabato 15 gennaio 2011

Il «contratto di libera schiavitù».


di Ernesto Screpanti * Fonte esserecomunisti
su il manifesto del 15/01/2011
«Il contratto di libera schiavitù è un patto col quale i lavoratori assumono un obbligo all'obbedienza perpetua nei confronti della controparte e rinunciano a negoziare il salario e le condizioni di lavoro, ricevendo in cambio un reddito di sussistenza vita natural durante.
La controparte acquista un diritto di proprietà sul lavoratore. \ Una percentuale non irrilevante di poveracci (tra i disoccupati, i sottoccupati, i precari, gli immigrati), lo accetterebbe subito volontariamente. Infatti la schiavitù offrirebbe a questi lavoratori molti vantaggi: \ un miglioramento delle condizioni di vita; \ un'assicurazione dalle avversità e dalle fluttuazioni economiche, il reddito dello schiavo rimanendo pressoché costante nel tempo; \ un'assicurazione completa dalla disoccupazione, visto che all'impegno del lavoratore ad obbedire per sempre deve corrispondere un impegno del padrone a comandare per sempre.
Ma la schiavitù può funzionare soltanto se anche i datori di lavoro traggono un qualche vantaggio da questo tipo di contratto. \ il lavoratore, in quanto schiavo, diviene parte del capitale padronale e può essere iscritto a bilancio.

Il premier senza impedimento.


di Francesco Scommi. Fonte paneacqua

La Corte costituzionale ha deciso con una sentenza che, sebbene di bocciatura parziale nella forma, rappresenta l'affossamento del legittimo impedimento, norma studiata per sottrarre temporaneamente il premier ai processi. Cade, infatti, l'automatismo del rinvio del processo ogni sei mesi e la discrezione di Palazzo Chigi nel valutare l'impegno che doveva costituire la causa del differimento, senza che il giudice potesse opporsi. La Corte costituzionale, in sostanza, ha "riaffermato il principio" che spetta al giudice valutare l'impegno addotto dall'imputato come legittimo impedimento a comparire in udienza.
"Bocciatura parziale" nella forma, ma totale nella sostanza: può sintetizzarsi così la decisione presa dalla Corte Costituzionale sulla legge relativa al legittimo impedimento dei membri del governo, sia il presidente del Consiglio che i ministri, ad essere presenti nelle aule giudiziarie alle udienze che riguardino processi dove risultano imputati.

mercoledì 12 gennaio 2011

La Costituente Fiat


Fonte eddyburg
Autore:
«Come faccia uno come Eugenio Scalfari a scrivere che non si tratta di ricatto ma di semplice “alternativa” è difficile da capire». Il manifesto, 12 gennaio 2011. In calce il testo dell’accordo
In città si stanno moltiplicando i negozi con la vistosa insegna gialla «Compro oro».

Erano pressoché sconosciuti fino a un paio di anni fa, ora crescono come funghi: appena un paio in centro, gli altri - decine - nelle ex barriere operaie, Borgo San Paolo, Barriera di Milano, Mirafiori sud... Acquistano tutto, anche le protesi dentarie. D'altra parte Torino ha fatto segnare nel 2010 il non invidiabile primato nella crescita dei pignoramenti di alloggi, con un +54,8% nei primi dieci mesi dell'anno rispetto al già duro 2009. E si calcola - sono dati impressionanti - che un 35-40% dei lavoratori metalmeccanici torinesi abbia fatto ricorso, nell'ultimo biennio, alla cessione del quinto dello stipendio, per pagare le rate in sospeso, o semplicemente per arrivare alla fine del mese.
È su questa Torino, su questo tessuto sociale allo stremo, che ha calato la scure del suo Diktat Sergio Marchionne, dall'alto del suo ponte di comando globale e dei suoi quattro milioni e mezzo di euro di stipendio annuo, quattrocentotrentacinque piani più sopra rispetto al reddito annuo di ognuno di quegli uomini e quelle donne che a Mirafiori - nel luogo in cui sono inchiodati per la vita o per la morte - dovranno domani votare se «arrendersi o perire».

Lettera di Natale di un ergastolano ostativo a Dio.


Dio, lo so, non ti dovrei scrivere perché sono ateo e non credo che tu esista, ma ho scritto un po’ a tutti e nessuno mi ha mai risposto e ho pensato di rivolgermi anche a te.
Dio, siamo i cattivi e colpevoli per sempre, siamo gli ergastolani ostativi ad ogni beneficio, quelli che devono vivere nel nulla di nulla, a marcire in una cella per tutta la vita.
Dio, diglielo tu agli umani che la pena dovrebbe essere buona e non cattiva e che dovrebbe risarcire e non vendicare.
Dio, l’ergastolano ostativo non vive, pensa di sopravvivere, ma in realtà non fa neppure quello, perché l’ergastolo tiene solo in vita apparente.
Dio, diglielo tu agli umani che la pena dell’ergastolo non potrà mai essere una pena giusta, perché una pena giusta ha un inizio e una fine.
Dio, nessun umano o disumano meriterebbe di vivere con una punizione senza fine, tutti dovrebbero avere il diritto di sapere quando finisce la propria pena.
Dio, diglielo tu agli umani che una pena che ti prende il futuro per sempre ti leva il rimorso per qualsiasi male che uno abbia commesso.

COMUNIC@ZIONE E LOTTE - UN CONFRONTO SULLA LIBERA INFORMAZIONE


Fonte: controlacrisi
Durante l'iniziativa NELLA CRISI, CONTRO LA CRISI del 15 e 16 gennaio, presso la Casa del Popolo a Roma, si terrà un momento di confronto sul ruolo della libera informazione nelle lotte SABATO 15, ORE 10-13, WORKSHOP: “COMUNIC@ZIONE E LOTTE”

Aprire un giornale, sintonizzarsi su una delle tv generaliste mantenendo senso critico, porta facilmente a comprendere il dogma di una distorsione sia informativa che comunicativa. Dietro al giornalista di turno ci sono quasi sempre gruppi industriali, progetti culturali tesi a determinare una agenda politica, un palinsesto unico.
Una scala gerarchica che definisce il valore di una notizia, che la racchiude in ambiti compatibili, che predetermina anche commenti, giudizi, interpretazioni. Una realtà sfalsata e distorta fondata su egemoni e subalterni. L'informazione che reclamiamo e che pratichiamo deve essere libera dalla censura e dal dominio monopolizzatore dei poteri forti. Per questo, oggi, è fondamentale costruire un nuovo modello di informazione che non si limiti a elaborare contenuti, ma che condivida modelli e strumenti. L'informazione libera nelle crisi è/può essere lo strumento che dà voce alle lotte, che le mette in connessione tra loro, che ne facilita anche l'organizzazione e l'efficacia. Sono tanti i soggetti che promuovono tutto questo, dai giornali alle radio fino alle webtv, ai siti, ai blog, alle pagine dei social network.
  • 13 anni fa
  • Richard Wollf. I soldi ci sono.

    Richard Wollf. Le cause della crisi. - 2

    Richard Wollf. Le cause della crisi. - 1

    Richard Wollf. Le cause della crisi. - 3

    Joseph Stiglitz

    Farage interview

    Nigel Farage- Unelected Puppet Papadimos

    This is Greece

    Rio Antirio

    Salvador Allende

    Cari compagni !...

    Abbiamo bisogno della tua invidia ... poveraccio!

    Antonio Tabucchi

    Porto Alegre Social Forum from EMIGRAZIONE TV on Vimeo.

    IN MEMORIA DI ANTONIO TABUCCHI, DELLA SUA POESIA, DELLA SUA UMANITA’

    Pasolini

    PEOPLE OF EUROPE RISE UP

    Spanish Revolution

    IL DEBITO DELLA MADONNA

    Paesi ricchi, popoli poveri. Riche countries, poor peoples.

    L'eterna rivolta

    Summit MMT - Michael Hudson: Vivere e lavorare per pagare debiti [9/18 ITA]

    Foreign US policy

    LA GUERRA DELL'EUROPA - Intervista a Monia Benini

    OBSOLESCENZA


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