Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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domenica 13 maggio 2012

Bloccupare Francoforte

Fonte: il manifesto | Autore: François Peverali
       
Toccherà ai giudici decidere se autorizzare, e in che forme, le quattro giornate di protesta contro la politica di austerità finanziaria dell’Unione europea, da mercoledì 16 a sabato 19 maggio, promosse da un vasto fronte di opposizione sotto il nome di «Blockupy Frankfurt». L’amministrazione comunale ha vietato tutti i campeggi in centro, cortei, assemblee, concerti, perfino un incontro di «monache e monaci per la pace». I promotori hanno impugnato i divieti davanti al tribunale amministrativo, che si pronuncerà all’inizio della prossima settimana. Le parti potranno ricorrere in appello fino alla corte costituzionale.
Il verdetto finale potrebbe arrivare a ridosso del primo appuntamento, alle ore 14 di mercoledì 16: un pacifico assedio della Banca centrale europea, in concomitanza con una riunione del suo consiglio direttivo. Il diritto di manifestazione è fortemente tutelato in Germania. Verosimilmente i giudici confermeranno il diritto a protestare, ma porranno condizioni restrittive, per allontanare i dimostranti dalle immediate vicinanze delle banche. L’incertezza sui luoghi di riunione è voluta, per scoraggiare la partecipazione. Ma la schermaglia sul diritto a manifestare funziona indirettamente da campagna pubblicitaria per «Blockupy Frankfurt». L’appello a venire a Francoforte da tutta Europa viene comunque confermato dai promotori, pronti a reagire «creativamente» a cambiamenti di programma. «Blockupy» è un gioco di parole tra bloccare, to block, e to occupy, in omaggio al movimento internazionale di accampamenti nei centri finanziari. Pure a Francoforte, dall’ottobre scorso, i critici del capitalismo hanno messo le loro tende su un giardinetto vicino alla Bce. Il comune di Francoforte vuole sfrattarli tra il 16 e il 20 maggio, se il tribunale glielo consentirà.
Quanto a «bloccare», i promotori vorrebbero sedersi attorno agli ingressi delle maggiori banche la mattina di venerdì 18, per ritardare l’entrata degli impiegati. Per garantirsi un buon punto di partenza per queste azioni di disturbo, intendono accamparsi già il pomeriggio di giovedì sulle strisce di verde pubblico nel quartiere delle banche, la Taunusanlage e la Gallusanlage. All’appello per «Blockupy Frankfurt» hanno aderito in Germania Attac, gli autonomi della Interventionistische Linke, i socialisti della Linke, gli attivisti del movimento occupy, qualche raggruppamento della confederazione sindacale Dgb, come il sindacato degli insegnanti dell’Assia e quello dei servizi di Stoccarda.
In Italia l’appello è stato sottoscritto dal comitato «No debito», dalla rete della sinistra Cgil «28 aprile», dai sindacati di base, da gruppi autonomi e centri sociali. «Vogliamo portare nel cuore del quartiere della banche di Francoforte, alla sede della Banca centrale europea (Bce) e di molti gruppi bancari e finanziari tedeschi, la resistenza contro un regime di crisi che, in molti paesi europei, fa precipitare milioni di persone nella disperazione e nella miseria», si legge nell’appello. «Noi ci opponiamo – prosegue il testo – al tentativo di aizzare gli uni contro gli altri, con parole d’ordine nazionalistiche, i lavoratori, i disoccupati, i precari in Germania, in Grecia, in Italia, in Francia e in altri paesi (…). Noi protesteremo contro la politica dell’Unione europea e della troika, bloccheremo la Bce e le piazze nel quartiere della finanza francofortese». Francoforte sta vivendo una svolta nella politica comunale.
Al posto della borgomastra democristiana Petra Roth, in carica da ben 17 anni, il 25 marzo è stato eletto il socialdemocratico Peter Feldmann. Ma il nuovo borgomastro si insedierà solo il primo luglio, e dovrà coabitare con una maggioranza democristiana e verde nel consiglio comunale. Al momento resta in carica la vecchia giunta, con l’assessore agli interni Markus Frank, democristiano. È lui che ha vietato Blockupy, accampando «rischi per l’ordine pubblico». E sostenendo che i sit-in attorno alle banche potrebbero «ostacolare la circolazione di ambulanze e mezzi di soccorso».
I rischi per la sicurezza si riferiscono agli incidenti del 31 marzo a Francoforte, quando la polizia ha bloccato un corteo che voleva dirigersi al cantiere per la nuova sede della Bce, e a voci sulle intenzioni poco pacifiche di dimostranti in arrivo da Berlino e dall’Italia. Thomas, uno dei portavoce di Blockupy, replica che i divieti amministrativi, per giunta mal motivati e destinati a cadere in tribunale, non potranno mai essere imposti «se decine di migliaia di attivisti saranno a Francoforte». Sulla temuta violenza scuote il capo: «Noi vogliamo una protesta di massa e pacifica, e lo abbiamo spiegato ai nostri simpatizzanti».
Ulteriori informazioni sul sito: blockupy-frankfurt.org. Per la mobilitazione italiana: ateneinrivolta.org, riseupglobalmay.org

domenica 29 aprile 2012

#BLOCKUPY FOR GLOBAL CHANGE!

- blckupy -
* Convocazione transnazionale alla mobilitazione a Francoforte, 16-19 maggio * *Solidarietà Internazionale nella nostra lotta comune* Stiamo convocando proteste di massa a Francoforte questo maggio contro il regime di crisi dell'Unione europea. Siamo attivisti che rappresentano una moltitudine di movimenti e di lotte di diversi paesi europei e non solo, movimenti che sono aumentati in questi ultimi mesi e anni per protestare contro l'assalto alle nostre libertà, al lavoro e ai mezzi di sussistenza che si è intensificato ferocemente durante questa crisi globale.
Abbiamo unito insieme e condiviso le nostre lotte ed esperienze, e ci siamo resi conto che, in una moltitudine di forme locali, stiamo combattendo la stessa battaglia.
Come mai prima, i nostri movimenti stanno iniziando a rafforzarsi l'un l'altro: un'opposizione vera e transnazionale sta cominciando ad emergere. Subito dopo i giorni di azione a livello mondiale, 12 e 15 Maggio, dove protesteremo nei nostri territori, la nostra lotta transnazionale si unirà a Francoforte, il centro europeo del capitalismo globale e il luogo in cui ha origine il disagio e la miseria che la dittatura dei mercati ha causato per milioni di persone.
Stiamo protestando contro il diffuso impoverimento e la negazione dei diritti democratici che si verificano nell'Eurozona come parte di una crisi sistemica globale. In particolare nella periferia dell'UE stiamo vivendo le conseguenze drammatiche di quella politica spinta dai governi di Germania e Francia e promulgata da istituzioni rappresentative del capitalismo globale: la BCE, FMI, UE, e i loro governi tecnocratici imposti.
Milioni di noi sono stati impoveriti e spinti alla miseria dall'austerità e dai programmi di adattamento strutturale, dalla negazione dei diritti dei lavoratori e dalla svendita e privatizzazione dei servizi pubblici, quali l'istruzione, la sanità e il walfare. Siamo sperimentando il saccheggio delle risorse umane e naturali da istituzioni apparentemente democratiche!
Questi processi sono solo il segno più evidente della precarizzazione del lavoro e della vita vissuta in tutta Europa e oltre. Le nostre rivolte sociali, che attraversano le frontiere interne dell'UE, sono espressione di indignazione che agisce fuori ogni forma di politica rappresentativa. Con il fallire della democrazia rappresentativa, noi la lasciamo alle nostre spalle, creando le nostre pratiche democratiche nelle lotte quotidiane contro sfruttamento.
Stiamo vivendo la migrazione globale come un altro chiaro segno del rifiuto di questo sistema transnazionale di sfruttamento, dei suoi confini di regime e delle guerre violente. Stanno devastando la nostra terra e il nostro sostentamento di base.
La situazione è urgente: siamo di fronte ad un disastro climatico provocato dall'uomo! Eppure, in Europa e nel mondo, stiamo anche sperimentando la nascita di movimenti politici che mettono alla prova lo sfruttamento di tutti i giorni la gente e la terra, la frammentazione sociale, la precarizzazione e il razzismo che pretende di dividerci e quindi indebolirci. Creando connessioni tra questi movimenti e rendendoci visibili e potenti, stiamo tentando di praticare una vera democrazia in questo momento.
A Francoforte, abbiamo la possibilità di creare realmente questi collegamenti, e di potenziare le lotte locali a livello transnazionale. Ci sarà il blocco del centro nevralgico del capitalismo globale, imparando da quello che abbiamo visto da OccuparyOakland e dal movimento negli Stati Uniti, che a sua volta ha appreso dalle rivoluzioni in tutto il Nord Africa, in Medio Oriente e dal movimento degli Indignados dell'Europa meridionale.
Uniamo i nostri movimenti per continuare la lotta! Non perdiamo questa occasione di imporre l'ordine del giorno per reinventare il nostro futuro comune! Il 17 maggio occuperemo i parchi e le piazze principali del centro città con le nostre tende per creare spazi di discussione e di scambio.
Il 18 maggio avanzeremo da diversi punti verso il quartiere finanziario: la nostra idea è quella di bloccare totalmente la BCE e tutte le alte importanti istituzioni finanziarie a Francoforte per bloccare lo svolgimento della loro attività. Il 19 maggio mostreremo la nostra grandezza in una manifestazione di massa per far sapere che non consentiremo alle nostre società di essere distrutte dalle istituzioni finanziarie. FOR A TRANSNATIONAL MOVEMENT TO END PRECARITY AND IMPOVERISHMENT! FOR INTERNATIONAL SOLIDARITY, FREEDOM and REAL DEMOCRACY NOW! #BLOCKUPY FRANKFURT!
16 Maggio - arrivo e azioni nel corso della riunione del comitato esecutivo della BCE 17 Maggio - occupazione del quartiere finanziario, assemblee, programma culturale
18 Maggio - blocco della BCE e delle maggiori banche
19 Maggio - manifestazione internazionale di massa
http://blockupy-frankfurt.org http://
17to19m.blogsport.eu • create local and regional planning groups + spread infos and stay tuned come in massess+

giovedì 29 marzo 2012

I MERCATI NON VANNO ASCOLTATI, I MERCATI VANNO AFFRONTATI. SABATO OCCUPYAMO PIAZZA AFFARI

PIOBBICHI FRANCESCO* - controlacrisi -
I mercati non vanno ascoltati, i mercati vanno affrontati. Chi sono queste divinità alle quali dobbiamo sacrificare il futuro dei nostri figli, la sovranità del nostro paese? Sono forse degli angeli che ci danno la luce, il cibo, la vita? No, sono uomini e donne in carne ed ossa, che fanno pipì e sanguinano come noi. A differenza nostra però questi uomini e donne siedono nella scala più alta della gerarchia sociale. Loro decidono lontano da noi, e impongono con il ricatto le loro decisioni. Sono, o tendono ad essere l'1% che si arricchisce della crisi che produce. Demistificare la crisi, indicare chiaramente chi sono i mandanti e gli esecutori è uno dei primi punti sui quali lavorare. La crisi non è un temporale, ma una scelta. Senza comprendere questo non c'è un avversario contro cui lottare. Senza capire chi è che muove le fila si finisce per sgomitare in basso l'uno contro l'altro. Abbiamo quindi una crisi che è prodotta da un modello barbaro ed arretrato di produzione, la globalizzazione capitalista, che funziona spostando gli investimenti dove questi permettono il maggior realizzo del profitto. In Europa per competere sul piano globale si è scelto di utilizzare la leva della speculazione per ristrutturare su scala continentale il processo produttivo. Noi faremo i "cinesi" della Germania. Per imporre bassi salari ed alti ritmi ai lavoratori, con il corredo di ricatti e precarietà hanno creato Governi di emergenza, di salvezza nazionale, tecnici. Hanno prima deciso le regole in Europa con il Fiscal compact ( una sorta di vampiro meccanico che succhia il sangue al popolo per i prossimi venti anni) e poi hanno messo dei tecnici per fare in modo che vada tutto liscio.

domenica 25 marzo 2012

Verso il 31 Marzo... Occupyamo Piazza Affari!

Verso il 31 Marzo... Occupyamo Piazza Affari!
Di seguito la relazione introduttiva dell'Assemblea pubblica (Napoli, 22 marzo 2012) di lancio della manifestazione Occupyamo Piazza Affari a Milano il 31 Marzo.
qui la pagina web della manifestazione, l'appello nazionale e tutti i materiali
*info/bus per la manifestazione di Milano: 3297856389 - 3496705097

Cercheremo di evitare la retorica e provare a dire – a differenza delle televisioni, dei politici, dei giornali – le cose come stanno per davvero. Proveremo a dire la verità nella sua crudezza, partendo da qualche dato di fatto.

1. Il primo dato di fatto è questo, risaputo, ma da ripetere sempre: quella che va avanti dal 2007 è la più grande crisi del capitalismo. A detta di qualsiasi esperto è una crisi più profonda e più estesa di quella del ‘29 o del ‘71: è la prima crisi del mondo globalizzato. Questo dato, se assunto fino in fondo, ci fa capire che viviamo una svolta epocale. I padroni e le classi dominanti lo hanno compreso bene, infatti dopo un piccolo sbandamento iniziale si sono messe d’accordo e, mostrando una grande unità sovranazionale hanno concertato e spietatamente applicato una serie di politiche e di “riforme” volte a tentare di far ripartire il capitalismo. Politiche che, negli USA come in Europa, vanno ancora di più ad attaccare diritti e salari, a tagliare ogni forma di spesa sociale, a estrarre sempre più valore dal lavoro e a ingrassare sempre di più i profitti. Ovviamente facendo passare tutto questo per “modernizzazione”. I lavoratori al momento non sono stati capaci di unificare a livello internazionale una adeguata risposta.

2. L’altro dato di fatto è che l’Italia era maggiormente “esposta” rispetto ad altri paesi alle conseguenze della crisi, a causa di un decennio di crescita pressoché nulla, di un debito pubblico elevato, di governi da operetta… Per far passare le politiche del capitale ci voleva dunque uno stato di emergenza, bisognava chiamare un uomo delle banche e dell’Unione Europea, instaurare un governo “tecnico” che facesse le “riforme” nel consenso generale, che sbrigasse quelle direttive che nessuno voleva o poteva eseguire per non perdere voti. Per questo non c’è niente di “tecnico” o di “neutrale” in un governo del genere: basterebbe vedere i termini usati nei confronti dei governati. Se i giovani sono stati etichettati come “sfigati”, “mammoni”, gli si è rinfacciata una scarsa intelligenza, visto che pretendono un posto fisso che è “noioso”, i lavoratori li si è chiamati “ladri” e “fannulloni”, che non meritano la “paccata” di miliardi che il Governo generosamente sta per elargire. È il lessico del più bieco odio di classe.

Ovviamente non ci si è limitati agli insulti, e quindi ecco altri dati di fatto. In pochi mesi il Governo Monti ha messo in cantiere:
- la riforma delle pensioni, pesantissima, che allunga l’età lavorativa fino a 66/70 anni e blocca anche l’entità degli assegni;
- le liberalizzazioni, che in barba alla volontà popolare, che si è manifestata l’anno scorso con il referendum sull’acqua, puntano a dare ai privati la gestione del servizi pubblici;
- l’inserimento nella Costituzione del vincolo di pareggio di bilancio, il fiscal compact, i tagli e i vincoli alle amministrazioni locali ed alle regioni, che impediscono che i fondi vengano utilizzati per le spese sociali, per la sanità, i trasporti;
- e ancora si procede spediti con le spese militari e con la TAV, incuranti del disastro ambientale ed umano che questa provocherà.

sabato 24 marzo 2012

Occupyamo Piazza Affari

Occupyamo Piazza Affari
I loro affari non devono più decidere sulle nostre vite
Contro le politiche antisociali
del governo Monti e della Bce!
Per una società fondata sui diritti civili e sociali,
sul pubblico, sull’ambiente e sui beni comuni!
- nodebito -
Misure “lacrime e sangue” sono la ricetta del governo delle banche e della finanza che, con il sostegno del centro-destra e del centro-sinistra, è ormai in carica da oltre tre mesi. Il massacro sociale del governo Monti dilagherà se verrà applicato il trattato europeo deciso dai governi Merkel, Sarkozy e Monti. Ora vogliono cambiare la Costituzione, senza consultare i cittadini e imponendo il pareggio di bilancio. Ora vogliono imporre un trattato, il fiscal compact, che impone la schiavitù del debito per vent’anni. Per vent’anni dovremo sacrificare i diritti sociali e quelli delle lavoratrici e dei lavoratori, per pagare il debito agli stessi affaristi e speculatori che l’hanno creato.

Una crisi del sistema capitalista da cui le classi dominanti non riescono ad uscire. L’individuazione di “medici” come Monti in Italia o Papademos in Grecia, che in realtà non fanno che aggravare la malattia scaricando sui lavoratori e sulle classi popolari il peso della iniqua distribuzione del reddito con il conseguente peggioramento delle condizioni di vita e l’eliminazione di diritti conquistati con anni di lotte. Per questo diciamo NO alla precarietà e alla messa in discussione dell’articolo 18, alla distruzione dello stato sociale, dei diritti, della civiltà e della democrazia. Per questo diciamo NO alla distruzione dell’ambiente, alle grandi opere, alla Tav.

Negazione della democrazia e repressione sono gli strumenti con cui le classi dominanti stanno cercando di fermare e dividere il movimento popolare che va opponendosi al dilagare della precarizzazione e della disoccupazione di massa: lo abbiamo visto in questi giorni in Val di Susa, ma anche contro molte lotte operaie e di resistenza sociale.

Chiediamo ai giovani e alle donne, alle lavoratrici e ai lavoratori,

ai precari, ai pensionati e ai migranti,

ai movimenti civili sociali e ambientali, alle forze organizzate,

di organizzare insieme una risposta a tutto questo

con una grande manifestazione nazionale a Milano il prossimo 31 marzo!

Unire le lotte per un'opposizione sociale e politica di massa, capace di incidere e contare, dal territorio, alla scuola e all’università, alle lotte per il lavoro: dalla Argol di Fiumicino alla Wagon-Lits di Milano, alla Alcoa di Portovesme, alla Fincantieri, alla Esselunga, alla Sicilia, alla Fiat e alle lotte dei migranti. Vogliamo manifestare assieme a tutti i popoli europei, schiacciati dalle politiche di austerità e dal liberismo, in particolare al popolo greco, sottomesso ad una tirannide finanziaria che sta distruggendo il paese.

Vogliamo un diverso modello sociale ed economico in Italia e in Europa, fondato sul pubblico, sull’ambiente e sui beni comuni, per riconvertire il sistema industriale con tecnologie e innovazione, per la pace e contro la guerra, per lo sviluppo della ricerca sostenendo scuola pubblica e università, per garantire il diritto a sanità, servizi sociali e reddito per tutti, lavoro dignitoso, libertà e democrazia.

Il 31 marzo tutte e tutti in piazza a Milano:

ore 14.00 manifestazione nazionale dalla Bocconi a Piazza Affari

Occupyamo Piazza Affari!
Costruiamo il nostro futuro!

giovedì 15 marzo 2012

Occupyamo Piazza Affari: il 31 marzo a Milano, ci proviamo

di Giorgio Cremaschi - ilmanifesto -
Credo che oramai sia evidente che tutti i movimenti, tutte le lotte in corso in questo paese, per quanto differenti negli obiettivi e nelle storie, hanno di fronte lo stesso avversario che argomenta allo stesso modo. I metalmeccanici, da poco scesi in piazza con rabbia e orgoglio, sono di fronte alla devastazione del contratto nazionale e delle più elementari libertà nei luoghi di lavoro.
Milioni di altri lavoratori subiscono le stesse aggressioni senza avere la stessa forza o senza essere chiamati alla lotta da un sindacalismo confederale sempre meno capace di reagire. In Valle Susa nel nome degli affari, della competitività, del «lo vuole l'Europa», si sta procedendo a una sopraffazione democratica e ambientale tra le più gravi della storia della Repubblica. Sulle pensioni il governo ha realizzato il sistema previdenziale più feroce d'Europa, dice la stessa Unione. Il decreto sulle liberalizzazioni reinterpreta l'art. 41 della Costituzione, rovesciandone il significato e i limiti vengono così posti al pubblico e non al privato. Alla faccia del referendum sull'acqua e dei beni comuni. Che anzi, con il patto di stabilità e i vincoli agli enti locali, diventeranno la principale fonte di affari dei prossimi anni.
Con il pareggio in bilancio assunto a norma costituzionale e con l'intreccio di questa norma con il fiscal compact europeo, cioè con l'impegno ventennale a restituire metà del debito pubblico complessivo, lo stato sociale viene posto al di fuori della Costituzione della Repubblica. Ed è stupefacente che un parlamento di nominati possa decidere del nostro futuro senza alcuna consultazione democratica e sono pesanti anche le responsabilità del Presidente Napolitano.Infine l'articolo 18. Che verrà colpito dal governo, proprio perché così vogliono quei mercati e quella finanza internazionale che questo governo rappresenta e rassicura.
Cosa devono farci ancora? Questo governo è ormai chiaramente, anche nelle battute volgari con cui si esprimono i ministri, un governo di destra. Di quella destra europea che attorno a Monti, Merkel e Sarkozy, affronta la crisi con un'operazione tecnicamente reazionaria. Cioè con lo smantellamento dello stato sociale, con le privatizzazioni, con il ritorno a un liberalismo ottocentesco, accompagnato dai poteri dello stato degli anni Duemila. Quando il capo della Banca europea Mario Draghi dice che il sistema sociale europeo è finito,propone una soluzione devastante alla crisi, con l'imitazione di quel modello sociale ed economico degli Stati Uniti, che è la prima causa della crisi mondiale.
Dieci anni fa a Genova e in tutta Europa un grande movimento di lotta e di coscienze contestava il liberismo, il mercato e la globalizzazione, che allora sembravano vincenti ovunque. Oggi che siamo dentro la crisi della globalizzazione e del dominio finanziario su di essa, quelle politiche liberiste che l'hanno provocata paiono avere più consenso di dieci anni fa. E' giusto cercare spiegazioni culturali,sociali ed economiche approfondite. Però bisogna farlo mentre ci si rimette in moto. A differenza di Alberto Asor Rosa, quando Monti va all'estero e si vanta di aver attuato nel nostro paese brutali riforme sociali senza nessuna reale contestazione, io mi vergogno. Cosi come mi vergogno quando vedo il concerto europeo massacrare la Grecia e usarla come minaccia verso tutti popoli
In Italia abbiamo qualche problema in più che altrove perché, come in Grecia, le principali forze politiche di centrodestra e centrosinistra sostengono il governo ispirato dalla Bce. E deve fare le capriole Bersani, quando dichiara di sostenere Hollande che in Francia vuol mettere in discussione i patti europei, mentre in Italia sostiene Monti che appoggia apertamente Sarkozy.
Dobbiamo provare a ripartire per ricostruire. Dopo il 15 ottobre ci siamo fermati e loro sono andati avanti come treni, anzi come tav.. L'appello che lancia la manifestazione a Milano, Occupyamo Piazza Affari, è sottoscritto da militanti sindacali e politici, da movimenti ambientali e civili, da sindacati e partiti, da protagonisti delle lotte di fabbrica e nel territorio. La decisione di lottare e di essere alternativi senza remore a monti e alla sua politica, questo è ciò che unisce.
* Comitato No Debito
da Il Manifesto 15 Marzo 2012

venerdì 9 marzo 2012

Una lettera dall'ospedale sotto controllo dei lavoratori a Kilkis

- senzasoste -
L'occupazione del nostro ospedale a Kilkis da parte dei lavoratori, è iniziata lunedi 20 febbraio. Questa occupazione non riguarda solo noi, medici e lavoratori dell'ospedale di Kilkis. Non viene fatta neanche per il sistema Sanitario Nazionale Greco (ESI), che è in realtà al collasso.

Facciamo questa lotta perché oggi sono in pericolo i diritti umani. E questa minaccia non è nemmeno diretta contro una nazione, o alcuni paesi, o alcuni gruppi sociali, ma contro le classi basse e medie in Europa, America, Asia, Africa e in tutto il mondo. Oggi la Grecia è l'immagine del domani in Portogallo, Spagna, Italia e in altri paesi del mondo.

I dipendenti dell'ospedale di Kilkis e della maggior parte degli ospedali e centri sanitari in Grecia non vengono pagati regolarmente, e alcuni vedono i loro stipendi tagliati a praticamente a zero. Un mio collega è stato trasferito in una clinica di cardiologia in uno stato di shock, quando si reso conto che, invece di prendere la paga abituale di 800 euro (sì, questo è lo stipendio mensile) da parte dello Stato, ha ricevuto una nota dove era scritto che non solo non verrà pagato per questo mese, ma deve restituire 170 euro. Altri dipendenti sono stati pagati solo 9 (nove) euro per questo mese. Chi di noi ottiene ancora uno stipendio li sostiene come può.

Questa è una guerra contro il popolo, contro tutta la comunità. Coloro che dicono che il debito pubblico della Grecia è il debito della popolazione greca mente. Non è il debito della gente. È stato accumulato dai governi, in collaborazione con i banchieri, per asservire il popolo. I prestiti alla Grecia non vengono utilizzati per gli stipendi, le pensioni e l'assistenza pubblica. È l'esatto opposto: salari, pensioni e fondi per l'assistenza sanitaria vengono utilizzati per pagare i banchieri.

Menzogne. Contrariamente a ciò che si predica, questi non vogliono una società libera da debiti. Creano i propri debiti (con l'aiuto di governi corrotti) e politiche a loro beneficio. La Grecia ha come primo ministro un banchiere affinché sia garantito che il "lavoro" verrà eseguito correttamente. Il nostro Primo Ministro Lucas Papadimos non è stato neppure eletto. Nominato dalla BCE e dei banchieri, con l'aiuto di politici corrotti europei e greci. Questa è la loro interpretazione del termine "democrazia".

Debiti causati da banchieri che creano denaro dal nulla e riscuotono interessi, semplicemente perché i nostri governi hanno dato loro questo diritto. E bisogna dire che chi devono pagare questo debito siamo voi ed io e i nostri figli e nipoti con i nostri beni personali e nazionali, con le nostre vite.

Non dobbiamo nulla. Al contrario debbono coloro che hanno fatto la loro fortuna grazie alla corruzione politica.

Se non apriamo gli occhi a questa verità, presto diventeremo tutti schiavi, e lavoreremo per 200 euro o meno al mese. Questo per quelli di noi che potranno trovare un lavoro. Gli altri saranno senza cure mediche, senza pensioni, senza casa e affamati, come accade ora a miei concittadini in Grecia. Migliaia di loro vivono in strada e affamati.

Non abbiamo intenzione di dipingere di nero la cosa ma questa è la verità. La situazione non si è creata a causa di incidente finanziario o monetario o di un errore. È l'inizio della brutta fase di un lungo processo che segue un piano ben meditato, un processo iniziato decenni fa.

Dobbiamo lottare insieme contro il progetto neoliberista. E adesso è ciò che facciamo qui a Kilkis, è quello che fanno in molte città di tutto il mondo.

Al momento non pensiamo di aprire un conto per aiuti finanziari. Tuttavia, potrebbe essere necessario fra alcuni mesi o settimane, se la situazione peggiora. In questo momento abbiamo bisogno soprattutto di sostegno morale e la pubblicità. Le lotte locali in tutto il mondo hanno bisogno di diffondersi e trovare un sostegno massiccio se vogliamo vincere la guerra contro il sistema corrotto. Se potete pensare a altri modi per diffondere notizie e idee, sarebbe meraviglioso.

Potete contattarci all'indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ancora una volta, non possiamo ringraziarvi abbastanza per i pensieri e le vostre parole gentili.

Cordiali saluti,

Leta Zotaki, direttore del reparto di radiologia dell'ospedale Kilkis, membro dei lavoratori dell'Assemblea generale presidente dei Medici Ospedalieri Kilkis (ENIK).

martedì 6 dicembre 2011

Occupy London: la City è un paradiso fiscale e va abolito


<br>Altreconomia :: Occupy London: la City è un paradiso fiscale e va abolito
Fonte: altreconomia

Nella spianata della St Paul’s Churchyard sono circa 200 le tende di Occupy London sferzate dal vento freddo che sale dal Tamigi, a pochi metri da uno dei luoghi simbolo della capitale inglese. È ormai oltre un mese, per l’esattezza dalla fatidica data del 15 ottobre, che gli attivisti hanno messo in piedi il loro accampamento, nonostante la totale avversione della City of London Corporation. Ovvero l’entità che tutto gestisce e amministra nell’ambito del miglio quadrato della City of London, insieme a Wall Street il centro finanziario più importante del Pianeta.


Quando incontriamo gli esponenti di Occupy London è un giorno importante, visto che sono presenti gli avvocati per discutere della strategia legale da mettere in piedi davanti all’Alta Corte britannica, così da contrastare l’ingiunzione di sgombero intimata dalla Corporation, basata su presunti criteri di sicurezza e sull’occupazione di suolo pubblico. O meglio, di suolo di pertinenza della City.

L’avvocatessa Karen Todner è molto combattiva e determinata a raccogliere quanto più testimonianze possibili che dimostrino come non ci siano pericoli per le persone e preoccupazioni legate alla situazione igienica nell’accampamento. “L’Alta Corte terrà un processo della durata di tre giorni il 19 dicembre, poi si vedrà se la sentenza arriverà prima o dopo Natale”, avverte.
Mentre alcuni seguono l’incontro con i legali, altri attivisti preparano la partecipazione allo sciopero del settore pubblico previsto per l’indomani. “Sarà il più grande sciopero da quello per sostenere i minatori nel 1926, incroceranno le braccia quasi tre milioni di persone”, ci spiega George, tra una telefonata e l’altra.
“La nostra iniziativa, però, non è una forma di protesta e basta, siamo un movimento sociale che si sta formando e strutturando” ci tiene a ribadire Dan di Anonymous UK, con l’immancabile maschera di Guy Fawkes, resa celebre dal fil “V for Vendetta”, in testa.
“Siamo come un bambino, una volta nato non lo puoi più ‘rispedire indietro’, ma lo devi accudire e far crescere nel migliore dei modi, per questo stiamo imparando a discutere e organizzarci sulle tante tematiche che pensiamo vadano affrontate per stimolare un cambiamento reale nell’ambito della società globale”, prosegue Dan.
In effetti i gruppi di lavoro elencati su una lavagna posta all’interno della tenda principale sono numerosi, oltre una trentina. Si va dalle questioni climatiche a quelle finanziarie, ai conflitti sparsi per il Pianeta. Vista la crisi che imperversa, nel Regno Unito come in altre parti del mondo, non è un caso che il primo documento formale con delle richieste specifiche riguardi proprio il ruolo dei paradisi fiscali – quale è la stessa City of London, a detta della società civile internazionale – e la necessità che vengano finalmente smantellati.
“Quasi tutte le persone che si fermano a parlare con noi sono favorevoli a quanto stiamo facendo, i contrari sono una percentuale risibile, eppure i media continuano a parlare di oltre le metà del londinesi che si oppongono alla nostra iniziativa” continua Dan, che ribadisce come Occupy London sia formato da un insieme alquanto eterogeneo di gruppi di base, alcuni reduci dai “climate camp” promossi negli scorsi anni sulle questioni climatiche.
Il governo di coalizione guidato da David Cameron ha già fatto capire di vedere di buon occhio la “fine” dell’accampamento, mentre i laburisti non sembrano intenzionati a fornire alcuna forma di sostegno. Il sindaco di Londra, il conservatore Boris Johnson, ha addirittura definito Occupy London “un gruppo di hippy perdigiorno”, forse preoccupato degli effetti della protesta sull’immagine “olimpica” della Città – Londra ospiterà i Giochi nel 2012.

Eppure, dopo alcune incomprensioni iniziali, pare che gli alti vertici della Chiesa d’Inghilterra, che sovrintende la Cattedrale di St Paul, siano intenzionati ad aiutare i ragazzi di Occupy, o quanto meno a non ostacolarli. Si parla addirittura di una tenda di “riconciliazione” che verrebbe messa a disposizione dall’organizzazione ecclesiastica.
Un segnale molto forte, che potrebbe rivelarsi decisivo nella permanenza dell’accampamento a due passi da Paternoster Square, la piazza dove ha sede la Borsa di Londra. Un fortino recintato e iper-sorvegliato – non ci è stato nemmeno permesso di scattare delle foto – ma che è sempre più sotto assedio. E non solo metaforicamente.

martedì 15 novembre 2011

Giro di vite contro la protesta, che arriva anche nelle università


Fonte: peacereporter
Nonostante il pugno di ferro che le autorità locali Usa stanno usando contro i manifestanti del movimento #Occupy, questo continua a crescere in tutto il Paese, coinvolgendo anche i campus universitari e organizzando per giovedì 17 (a due mesi esatti dall'inizio del movimento) una giornata di mobilitazione nazionale.

Nel fine settimana la tensione è salita alle stelle in molte città, soprattutto sulla costa pacifica.
A Portland, nell'Oregon, 5mila manifestanti hanno fronteggiato per una notte intera la polizia a cavallo che ha circondato e poi attaccato il locale accampamento, arrestando almeno 50 persone (video qui sopra). Polizia violenta anche durante lo sgombero di Denver, Colorado, nel corso del quale sono stati fermati una ventina di ragazzi.

A Oakland, teatro nelle scorse settimane degli scontri più duri con la polizia, l'accampamento di Frank Ogawa Plaza, da giorni assediato da un imponente schieramento di polizia in tenuta antisommossa, è stato sgomberato domenica notte. Decine gli arresti. Già lunedì sera, però, decine di tende sono rispuntate sulla piazza.

Nella cittadina universitaria di Chapel Hill, in North Carolina, sono entrate in azione addirittura le forze speciali della polizia (Swat), che hanno fatto irruzione in un edificio occupato da un centinaio di anarchici, minacciandoli con fucili da assalto e arrestandoli tutti. Anche alcuni giornalisti locali che filmavano l'azione sono stati fermati.

Le squadre Swat, con tanto di elicottero, sono state impiegate anche durante un tentato sgombero degli occupanti ad Atlanta, in Gerogia, dove gli arresti sono stati 20. Altre dure azioni di polizia si sono verificate nel fine settimana a Salt Lake City, Utah (19 arresti), Albany, New York (24 arresti) e St.Louis, Missouri (27 arresti).

Il movimento sta prendendo piede anche nelle università. Dopo la progressista Berkeley di San Francisco, dove la settimana scorsa la polizia è brutalmente intervenuta contro gli studenti che manifestavano (video), anche nel campus della prestigiosa università di Harvard sono spuntate le tende.

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