Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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mercoledì 8 maggio 2013

Torture e 11 settembre 2001: stretta interconnesione

 

tortura-infograficadi Giulietto Chiesa - Il Fatto Quotidiano.
Sono lieto di annunciare, con largo anticipo che, a cominciare dal prossimo settembre, dodicesimo anniversario dell’attentato terroristico dell’11/9, partirà su scala mondiale una campagna di sensibilizzazione promossa da ben 12 organizzazioni, in maggioranza statunitensi.
E’ utile darne l’elenco per fare in modo che tutti coloro che vogliono possano verificare la solidità del loro lavoro.
L’iniziativa è partita da Architect & Engineers for 9/11 Truth è ha trovato l’appoggio di altri 11 raggruppamenti.
Eccoli:
1. 9/11 Truth and Justice Canada; 2. NYC CAN; 3. Occupy 9/11; 4. The Greater Boston Alliance for 9/11 Truth and Justice; 5. Citizens for an Informed Community; 6. The 9/11 Consensus Panel; 7. Citizens Aware and Asking; 8. 9/11 Blogger; 9. 9/11 Journey for Truth; 10. Over a hundred local 9/11 truth groups; 11. The Thrive Movement.
Chi scrive è parte di questa azione in qualità di membro – come sanno i lettori di questo blog – del 9/11 Consensus Panel.
L’azione, denominata Operation Tip the Planet (OTP) si concretizzerà nella produzione di un unico messaggio, che apparirà simultaneamente in centinaia di città, in tutte le lingue più diffuse, riprodotta in manifesti, volantini, insegne pubblicitarie, adesivi, t-shirt e, ovviamente, in decine di migliaia di siti internet, di blog, di conferenze pubbliche, di proiezioni cinematografiche.
Questa informazione è un primo invito a aderire e a cominciare a pensare come far diventare questo un evento tale da scuotere l’opinione pubblica internazionale su una questione che resta ancora sconosciuta alla grande massa dei pubblici di tutto il pianeta. Chi vuole saperne di più e seguire i lavori preparatori (in particolare è in corso una larga discussione che dovrà giungere alla definizione del testo finale del messaggio) potrà farlo attraverso il sito AE911Truth.org. Colgo l’occasione per informare che gli architetti e ingegneri di tutto il mondo, che sono giunti alla conclusione che la versione ufficiale sull’11/9 è un falso, sono ormai diventati 1908 al momento in cui scrivo.
Questa campagna ha trovato alimento in decine di nuove circostanze e scoperte, di cui parlerò dettagliatamente tra qualche giorno, esponendo i risultati delle ultime sessioni del 9/11 Consensus Panel.
Ma la prima di esse è stata la pubblicazione del cruciale rapporto di una commissione parlamentare americana di 11 membri, denominata “Constitution Project” che, attraverso 16 mesi di lavoro e 557 pagine, è giunta alla conclusione che, negli anni che sono trascorsi dall’11 settembre 2001, “è fuori discussione il fatto che gli Stati Uniti sono stati impegnati in pratiche di tortura” e che i più alti funzionari della nazione portano la responsabilità di questi fatti”. Le virgolette sono opera dell’autore di un articolo del New York Times, Scott Shane. L’articolo è stato pubblicato nella prima pagina del giorno 16 aprile, immediatamente precedente l’attentato terroristico di Boston. E, anche per questa ragione, è rimasto largamente soverchiato dalle drammatiche notizie che si sono succedute nelle settimane successive.
il-waterboardingChe c’entra questa notizia con l’11 settembre 2001? C’entra, e molto, perché – come ben scrive Shane – il Constitution Project fu istituito come risposta alla decisione del Presidente Obama, nel 2009, di non sostenere la richiesta del senatore Patrick Leahy, democratico del Vermont, di investigare sul contenuto dei programmi antiterrorismo delle varie agenzie americane. Rifiuto che faceva il paio con il mantenimento della segretezza più assoluta attorno a un altro rapporto senatoriale sui sistemi d’interrogatorio che furono usati per far parlare i prigionieri catturati come terroristi. E’ ormai largamente noto, e perfino ufficialmente riconosciuto, che alcune delle “confessioni” dei presunti organizzatori dell’attentato alle Twin Towers e al Pentagono, vennero estorte con la selvaggia applicazione del waterboarding, in specie nei confronti di Khaled Sheikh Mohammed. Quelle confessioni, il cui valore legale è nullo anche negli Stati Uniti, furono alla base delle conclusioni (dunque invalide ab ovo) del famigerato rapporto della “9/11 Commission Report.”
La motivazione del rifiuto di Barack Obama fu – continua Shane – che egli voleva “guardare avanti e non indietro”. Detto in altri termini, Obama coprì il suo predecessore in tutti i modi possibili. Un vero continuatore e seguace del “torturatore in capo”. Dunque nulla di ciò che è stato ufficialmente rivelato ha alcuna base legale e la tortura è servita solo a truccare le carte ancora più clamorosamente.

giovedì 18 aprile 2013

Il Quirinale degli zombi e la rabbia italiana

Scritto da Giulietto Chiesa Giovedì 18 Aprile 2013


marini-quirinosferatudi Giulietto Chiesa - Megachip.
La parabola del Partito Democratico precipita nel baratro nella tarda serata del 17 aprile 2013. La candidatura di Marini alla presidenza della Repubblica, avanzata da Bersani nel plenum del PD, spacca il partito in una decina di frammenti, che non saranno più ricomponibili in nessun modo duraturo. E trova il consenso entusiastico della destra. Un vero torrente di zombi fumanti invade le fognature televisive di un paese alla deriva in una palude stagnante.
E' l'inciucio più inverosimile della storia degl'inciuci: quello che ammazza uno degl'inciucianti. L'Italia, quella che ancora riesce a sopravvivere, osserva attonita. Che la casta fosse putrescente non c'erano dubbi, per i viventi. Ma che si giungesse a tanto, a un vaudeville così frastornante, pochi riuscivano a immaginare.
Proporre uno come Marini, che conosce a malapena l'abruzzese, alla più alta carica dello Stato, equivale a considerare la più alta carica dello Stato italiano come corrispondente a Marini.
Il che ci conferma nella nostra impressione: che il suo predecessore avesse abbassato al livello zero il prestigio della funzione e della carica.
Ora, nel momento in cui scriviamo, nessuno sa se effettivamente il signor Marini sarà oggi presidente della repubblica (saranno abolite le maiuscole in omaggio al personaggio). Non si può sapere perché all’indomani del baratro bersaniano molti zombi si trasformeranno magicamente in "franchi tiratori" (espressione che non rende pienamente l'idea poiché quanto a "tiratori" si può ancora discutere, ma certamente quella plebaglia non può in alcun modo essere definita "franca").
Ma il guasto è comunque irrimediabile. Anche se Marini finisse impagliato (come era quasi certo fosse già da tempo), il PD non sarà più riciclabile. Neanche rottamabile. Rottamare Bersani è impossibile comunque. Resterà il giovane Renzi, paragonabile a un'iniezione di morfina, di quelle che, pare, ti concedono un po’ d'euforia nelle convulsioni finali.
Il resto è solo spazzatura. Il prossimo presidente della repubblica, prodotto di questi zombi, può essere solo spazzatura anch'egli, o anch'esso, che dir si voglia.
Se ci fosse un esercito capace di pensare e di agire, dovremmo avere paura. Invece non ne abbiamo, perché l'abbassamento del tenore intellettuale ha sicuramente contagiato anche i vertici delle forze armate. Resta l'Eurogendfor, la polizia polivalente europea.
Prepariamoci a essere commissariati da qui alle prossime, inevitabili elezioni, sempre che ce le lascino fare. E, se ce le lasciano fare, cacciamoli via tutti, per davvero. Ma non dovremo accontentarci del 25%.

martedì 2 aprile 2013

Napolitano, una manovra eversiva

 
Leggo e rileggo, sbalordito, la colomba paquale di Napolitano. Sbalordito solo per la sgradevole impudenza che la caratterizza, ma devo dire che mi aspettavo qualcosa di simile.
Condivido le parole di chi, come Flores D’Arcais, ha definito questo tramonto del peggior presidente della storia repubblicana come una “manovra eversiva”. Napolitano è andato molto oltre le prerogative costituzionali che gli sono attribuite e entro le quali avrebbe dovuto essere costretto.
Si mette il Parlamento sotto tutela. La “trovata” della “maggioranza certa” è illegale sotto ogni profilo. Dove sta scritto, in Costituzione, che il presidente della Repubblica decide lui cosa sia una maggioranza certa? E’ il Parlamento che deve dirlo, quanto sia certa, o precaria.
Il cosiddetto “comitato di saggi” non è neanche una foglia di fico sopra l’imposizione al paese di un governo inciucio Pd-Pdl. Quei nomi sono uno schiaffo all’intero paese. Il governo Monti rimane in carica senza che il Parlamento abbia potuto esprimersi. E il governo Monti è il risultato di una catastrofica decisione dello stesso Napolitano. Che ora cerca di imporne un’altra, se possibile peggiore.
Siamo fuori dalla Costituzione.

Grillo
ha, per insipienza, per presunzione, offerto il destro a una tale aberrazione. Lo ha fatto non proponendo il nome di un “suo” premier (e, aggiungo io, di un suo “governo ombra”).
Che si svegli, o che qualcuno lo faccia svegliare.
Ma l’insipienza di Grillo non assolve Napolitano. Un comico può sbagliare. Se sbaglia, dopo avere ottenuto oltre il 25% dei voti, è una brutta faccenda.
Un presidente della Repubblica non sbaglia. Se attenta alla Costituzione lo fa per scelta. Dobbiamo temere lui e coloro che, dietro di lui, sopra di lui, a fianco a lui, lo consigliano.

venerdì 1 marzo 2013

Giulietto Chiesa: "Mi fido dell'onestà di Grillo"


Scritto da Giulietto Chiesa Mercoledì 27 Febbraio

Scommetto sull’onestà di Beppe Grillo. Lo faccio perché scommetto sull’entusiasmo dei suoi sostenitori. Capisco che avranno, lui e loro, molti problemi difficili da risolvere, ed è ovvio quindi che faranno degli errori. Ma non credo che faranno dei crimini. È molto facile precipitare dagli altari nei quali si trovano, irti di spine, nella polvere, e quindi non credo che sarà così. Leggo sui giornali dei commenti di molti che si aspettano che molti di loro saranno comprati. Forse, qualcuno. Ma io penso che coloro che scrivono queste cose sui giornali e le dicono in televisione misurano la realtà con il loro metro da schiavi.

E per fortuna la realtà non è tutta composta di schiavi o di servi, come il voto ha dimostrato. E però certo si può star sicuri che per ognuno degli oltre centosessanta deputati e senatori dell’opposizione si stanno già compilando i dossier: i servizi segreti sono lì per quello, non penseremo mica che se ne staranno con le mani in mano. Si scava e si scaverà nelle loro vite, si cercheranno le loro magagne, per poi “spenderle” prima o dopo nella melma degli intrighi di Palazzo. La nostra fortuna è che saranno dei dossier poveri e “giovani” e quindi conteranno poco, perché questo non è un personale ricattabile.

I problemi saranno più grandi e difficili. Si dovranno prendere decisioni di portata nazionale, europea, internazionale. E lo si dovrà fare stando sotto la mira di cecchini impietosi e feroci, i cosiddetti “Mercati”, cioè i grandi banchieri del Superclan <http://www.feltrinellieditore.it/SchedaTesti?id_testo=1094&id_int=1094>

 mafioso-massonico europeo e mondiale. Non sarà facile anche per questo.

E dunque io penso che senza una squadra Grillo non potrà reggere a lungo. Si pone il problema di una squadra che lo protegga, e che protegga questi centosessanta parlamentari. Perché un esercito che rimane a lungo senza ordini chiari e senza una guida non può che disperdersi. I vecchi marpioni del Palazzo già cominciano con le loro lusinghe, e tutti i giornali titolano “Bersani apre a Grillo”, “Bersani sfida Grillo”. O… “Bersani si inginocchia davanti a Grillo”, “Bersani chiede a Grillo”.

Fino all’altro ieri non se n’erano accorti, adesso capiscono che non possono evitare, e ci provano.

E io so che non serviranno a catturare né Grillo né i suoi. Lo so, perché Grillo ha costruito una macchina che non lo consente. E coloro che gli fanno delle proposte più o meno sconce continuano a ragionare come se non ci fosse Grillo, ma Grillo c’è, e il Movimento Cinque Stelle c’è.

Purtroppo non ci sono soltanto le lusinghe, che si possono respingere.

Ci sono invece questioni che non si possono aggirare: le grandi questioni sociali, come quella del lavoro; e c’è un paese in ginocchio che implora, che esige una tregua dopo questa rapina che ha subito con il consenso di tutti quelli che sono stati battuti, non per caso, in queste elezioni.

Bisogna stare attenti, perché sarà facile per il Palazzo, in nome della ingovernabilità del Paese, rovesciare sul Movimento Cinque Stelle responsabilità che non sono sue.

Dunque occorre prepararsi.

Per questo credo che Grillo e il M5S abbiano bisogno di un forte sostegno nel Paese, molto più ampio di quel 25 per cento straordinario che è stato raggiunto. Serve una forte e organizzata opposizione sociale che muova dalle aziende, dalle fabbriche, dalla scuola, dall’università, dalle categorie colpite, dalla società civile. Questa deve essere ancora costruita.

Il 25 per cento è opera di Beppe Grillo. Il resto sarà opera di tutti noi, insieme al Movimento Cinque Stelle.

È inutile dunque che io ripeta che la situazione è difficile e piena di trabocchetti, ma la spallata è stata forte e possente.

Il Partito Democratico esce clamorosamente sconfitto, e adesso implora.

E la destra? Due parole sulla destra bisogna dirle: la destra festeggia non si sa perché, forse festeggia soltanto lo scampato pericolo della sua sparizione, ma le cifre lo dicono: dai 17 milioni di voti che aveva nel 2008, è scesa a 8 milioni. Meno della metà. Un

tracollo: sono stati dimezzati. Questo ci dice una cosa importante:

che la narrazione di questa Italia berlusconiana è inesistente. Non è più così. Hanno perduto 8 milioni e mezzo di voti. L’Italia è cambiata, e non solo perché Beppe Grillo ha vinto. È cambiata perché è cambiato l’intero panorama. Quindi la destra ha poco da festeggiare.

Della sinistra, quella che già una volta ho definito “falcemartellata e girotondina”, è meglio non parlare: addio!

Addio per sempre! La riscossa è venuta da un’altra parte. Ed è giusto che sia così, perché la Storia non fa sconti a nessuno. E buona fortuna a tutti.

sabato 23 febbraio 2013

Elezioni 2013, panico a palazzo: cosa si inventeranno i lavapiatti della Nato?

 di |
Hanno paura. Le sedie traballano. Il fatto è che non sono abituati ad avere un’opposizione, e adesso ne avranno più d’una: che immaginano composta di selvaggi sconosciuti e vocianti, orde di popolo che stanno per invadere il parlamento. Che fare? Ci sarà da piangere e da ridere. Questo conferma quanto dissi prima che cominciasse la campagna elettorale: che si sarebbe dovuto fare ogni sforzo per costruire una unica lista di opposizione; che c’erano le condizioni per mettere in pericolo il premio di maggioranza al Pd.
Comunque una chiara maggioranza non ci sarà. Meglio così che affondare come dei topi nella trappola europea, per giunta senza formaggio. Dunque sarà opportuno prepararsi a ballare nel mare in tempesta. Del resto anche “loro” si preparano. Avrete notato che Napolitano è stato convocato a Washington, da Obama, a pochi giorni dal voto. Siamo all’impudenza, visto che non mi sovviene nulla di analogo. Di che avranno parlato?
Io penso abbiano parlato del ‘pasticcio italiano’. Risulta che si è parlato anche delle basi americane e Nato, in Italia. E anche questo non è stato evento casuale. Ma non si sono limitati a questo. Certamente uno dei punti all’ordine del giorno è stato la ‘crisi di governo’ che uscirà dalle urne. Notato il paradosso? Le urne dovrebbero produrre le condizioni per fare un governo e, invece, produrranno una crisi di governo. E dunque perché stupirsi se Napolitano fosse andato da Obama a spiegargli che si appresta a cucinargli, e cucinarci, un altro ‘governo tecnico’? Certo non sarà un Monti-2, perché Monti finirà quarto, addirittura dietro Grillo. E potrebbe non essere nemmeno un Bersani-1, che al massimo sta nella parte del cameriere del Bar Sport Centrale (con annessa ricevitoria del Lotto) di Reggio Emilia.
Impresa che potrebbe costringerli, i manovratori, a inventare un nuovo maggiordomo Goldman Sachs. Che sarebbe il loro ideale organizzatore dello shopping dei gioielli industriali italiani, con una privatizzazione da fare quasi invidia a quella del 1992. Fatta a base di dollari falsi, cioè inventati.
Il fatto è che il primo tentativo di governo che faranno produrrà, loro malgrado, un ‘gabinetto di guerra’. Avete dimenticato la Siria? Male. Tenetela presente perché andremo in Siria a zampettare nel sangue. Avete dimenticato l’Iran? Male. Tenetelo a mente, perché incombe un attacco israelo-americano, checché ne dica, o finga di dire, Barack Obama. Napolitano gli ha sussurrato nell’orecchio che “noi ci saremo”. Come al solito, per non smentire ciò che si dice nei corridoi di Bruxelles, cioè che noi siamo considerati i lavapiatti della Nato. Niente di nuovo.
E così avremo occasione di misurare la statura dell’opposizione in Parlamento. Già, perché questa volta ci sarà un’opposizione. Anzi ce ne saranno tre. Quali?, direte.
Ci sarà il battaglione di Grillo, e sarà inopinatamente grosso. Tanto grosso, appunto, da terrorizzare i piani alti. Ci sarà il drappello di Ingroia, e potrebbe essere discreto. Ci sarà anche una parte dei “selliani”. Ora io non so cosa succederà a tutta questa gente dopo il 25 febbraio. Immagino considerevoli problemi nel tenere insieme le truppe del Movimento 5 Stelle. Prevedo che la lista Ingroia sarà soggetta a forti scossoni e laceranti nelle sue componenti dipietrista, verde slavato e falcemartellista. Ma prevedo anche che ci saranno maldipancia pre-diarrea anche in non pochi deputati entrati nella lista di Vendola con l’idea ingenua di fare da spalla sinistra a un programma di destra.
Vedremo. Ma non è difficile prevedere che per molti di queste new entry all’opposizione sarà molto scomodo, o proprio inaccettabile, andare in guerra. Alcuni – li conosciamo già per nome e cognome - in guerra ci andranno senza problemi, magari cantando inni di pace. Ma molti altri non ci andranno. Altri ancora, ingenui, ma onesti, avranno bisogno di molto Maloox per votare i provvedimenti del fiscal compact. Insomma c’è odore di bruciato. Il nostro prode Napolitano, tra una telefonata e l’altra a Mancino, ha sicuramente promesso a Obama che terrà il timone e poi lo passerà a persona fidata, ma potrebbe non poter mantenere le promesse.
Molto di quello che succederà dipenderà anche da quello che facciamo noi (che siamo fuori). Se riusciremo a far sorgere dal paese una forte protesta sociale, cioè se creeremo una solida ‘maniglia’, allora parecchi di questi homines novi all’opposizione potrebbero impugnarla, aggrapparvisi. Ma questo presuppone l’avvio della tessitura di una grande coalizione di ‘salvezza nazionale’. Quello che non si è saputo e potuto fare prima di questo voto, lo si potrebbe cominciare a fare adesso. E potrebbe essere molto utile in vista di possibili elezioni anticipate, o per le europee del 2014, o per fronteggiare la repressione che verrà. Sicuro che verrà. Se guardo alle notizie che vengono da oltre Oceano, che ci annunciano un piano per costruire 30 mila droni di sorveglianza, che saranno in grado di spiare sui cittadini americani 24 ore su 24, penso che laggiù preparano qualche offensiva orwelliana contro i loro cittadini.
Quelli che, qui, adesso, tremano stanno preparando, d’intesa con Washington, un “piano B”. Ma quando si ha paura si possono fare mosse false, anche senza volere. In questi casi – è accaduto nella storia – mentre ci prepariamo per difenderci, potremmo anche cominciare a pensare di poter vincere.

martedì 22 gennaio 2013

Usa, un gettone da un trilione di dollari per abbattere il debito

- megachip -

superlingottodi Giulietto Chiesa - Il Fatto Quotidiano.
Se il debito di uno Stato verso i suoi cittadini è troppo alto, c’è sempre un modo per abbassarlo, o per fare finta che non esista nessun tetto. La faccenda che voglio qui raccontare sembra che non ci riguardi direttamente, essendo tutta americana. Ma la racconto proprio perché ho il sospetto che, invece, ci riguardi molto da vicino. Qual è il modo? Semplice. Il Segretario al Tesoro autorizza la creazione di un gettone di platino, sul quale fa incidere il tradizionale “Abbiamo fiducia in Dio” e, appena sotto, un numero imprecisato di zeri, a loro volta preceduti dalla magica cifra “1”. Poi il nostro Segretario di Stato prenderebbe il gettone e andrebbe a depositarlo nella cassaforte della Banca di Stato.
E, da quel preciso momento, potrebbe tranquillamente spendere quella cifra per fare ciò che uno Stato che si rispetti deve fare: che so, pagare le pensioni, o finanziare l’assistenza agli anziani, o quella sanitaria, o costruire scuole o qualunque altra attività saggiamente programmata.
Voi direste, ne sono sicuro: Ma che sciocchezza è questa? Ci stai raccontando un gioco di prestigio, un trucchetto come quello dei giocatori delle tre tavolette che bazzicano ancora attorno ai mercatini rionali?
Niente affatto. Si dà il caso che proprio di questo si è discusso negli Stati Uniti all’inizio dell’anno. In effetti il debito Usa è diventato un po’ altino e vola ora attorno ai 16,4 trilioni di dollari (un trilione vale mille miliardi). E c’è una legge che dice pressappoco che, se il debito di bilancio sale oltre il tetto stabilito, automaticamente il governo deve tagliare in corrispondenza le sue spese.
Siamo in scadenza e c’è – quest’anno come nel precedente – un braccio di ferro tra il Presidente e l’opposizione repubblicana per decidere se si può alzare quel tetto. Con ogni probabilità, alla fine, si raggiungerà un accordo. Ma non è detto. E allora che succederebbe?
Ecco perché la storia del gettone di platino è uscita fuori un’altra volta. Con una proposta precisa: facciamoci un bel gettoncino da un trilione di dollari, così avremo il respiro sufficiente per – come dicono i napoletani – “adda passà ‘a nuttata”.
Pensate (scrive International Herald Tribune dell’11 gennaio scorso): “In un attimo il luccicante nuovo asset cancellerebbe un passivo debitorio di un trilione di $”.
Immagino che chi sorrideva alle prime righe abbia smesso di sorridere. Infatti, in sfregio a ogni buon senso, ne ha parlato tutta la stampa americana. Al punto che il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, nella sua conferenza stampa del nuovo anno, ha dovuto rispondere a una dozzina di domande dei giornalisti, tra il divertito e l’incredulo. Ma senza smentire niente. Meglio fingere stupore. “Giuro che non ho in tasca nessuna moneta”, avrebbe esclamato. Ma le domande piovevano perché si sapeva che, alla Casa Bianca, anche di questo si era parlato nelle ore precedenti.
Io, per esempio, non ci ho trovato niente di comico. Piuttosto qualche brivido. Se la Casa Bianca, il palazzo presidenziale del mondo libero, anzi liberissimo, si occupa di queste faccende, vorrà dire che “qualche cosa c’è”. Se poi ne parla anche il New York Times, vorrà dire che è una notizia (il New York Times le notizie le fa, prima ancora che diffonderle). E le fa bene, essendo il portavoce finale del Comitato d’Affari che regge tutto il mondo libero, anzi liberissimo.
Così i suoi giornalisti vanno a guardare le leggi federali e scoprono che ce n’è una del 1997 che autorizza – certo per una strana coincidenza – il Ministero delle Finanze a “coniare ed emettere lingotti di platino e monete di platino secondo specifiche, disegno, varietà, quantità denominazioni e iscrizione definite, a discrezione del Segretario di Stato, quando occorra”.
Forse i legislatori intendevano altre cose, chissà, monete commemorative per i collezionisti. Ma quale collezionista migliore potrebbe esserci del Governo degli Stati Uniti, per gettoni da un miliardo di dollari?
Ecco, mi è passata la voglia di ridere, definitivamente, quando sono arrivato in fondo all’articolo. La cui autrice, per non passare per scema, aveva messo in guardia il lettore circa la “remotamente vaga possibilità” che una cosa del genere potesse accadere. Ma aveva poi dovuto aggiungere che perfino il premio Nobel per l’Economia, Paul Krugman – il quale scrive sulle stesse colonne – l’ha presa in considerazione, insieme all’economista repubblicano Donald Marron, che guida il “Centro per la politica fiscale”. Marron, per essere più precisi, aveva proposto non un gettone da un trilione di dollari, ma una serie di gettoncini più modesti, da soli 25 milioni di dollari ciascuno. Voi capite che non fa molta differenza.
Ecco perché mi è venuto un brivido finale. Se basta un trucchetto come questo per salvare gli Stati Uniti, come mai a noi dicono che il debito dobbiamo pagarlo con il sangue? Lo so, lo so, noi non abbiamo la Federal Reserve e abbiamo invece la Banca Centrale Europea. Peccato davvero. Ma chiederei al nostro futuro governo di andare a Francoforte e chiedere a Mario Draghi di far coniare anche lui un gettone di platino da un trilione di euro. Così da consentirci di evitare il pareggio in bilancio, che i magliari di casa nostra (o cosa nostra) hanno già introdotto in Costituzione.

domenica 19 agosto 2012

L'impero canaglia

      Giulietto Chiesa - Alternativa 
       
assange 20120818di Giulietto Chiesa - Il Fatto Quotidiano
L’Occidente alla caccia di Assange è un altro segno della fine dell’Impero.
L’Ecuador si erge contro il maggiore degli scherani del consenso washingtoniano. Non c’è più religione davvero. Da 59 giorni Julian Assange è asserragliato nell’ambasciata londinese di Quito. Pare che Londra abbia minacciato l’assalto armato. Così ha detto il ministro degli Esteri del Davide latino americano. Poi il Foreign Office ha smentito. Ma persiste la minaccia: se Assange esce dal perimetro (dall’appartamentino) lo arresteranno. Esiste la “valigia diplomatica”, ma io, se fossi al posto di Assange, non rischierei. Si fa sempre in tempo a sequestrare la “valigia” con dentro Assange, prima dell’arrivo all’aeroporto di Heathrow, magari con la scusa che era stata chiusa male.
Julian conosce bene la diplomazia occidentale attuale. E non si fida neppure della “decente” democrazia svedese che, con buona probabilità, dopo avere accertato che Washington non applicherebbe nei suoi confronti accuse tali da implicare il rischio della pena di morte, lo consegnerebbe, mani e piedi legati, alla “giustizia” americana, niente affatto “decente”. Daniel Ellsberg, colui che pubblicò i Pentagon Papers, che sputtanarono il Pentagono rivelando che la guerra al Vietnam era stata inventata a Washington dagli Stati Uniti e non nel Golfo del Tonchino dal Vietnam, ha ringraziato pubblicamente il governo ecuadoregno.
Adesso sappiamo non solo che Obama non ha chiuso Guantanamo Bay, ma anche che distribuisce licenze di uccidere, con droni e senza droni, a destra e a manca.
Dunque meglio starsene a Londra, ma al riparo dell’Ecuador. L’Occidente non è più il regno delle libertà civili.

mercoledì 4 luglio 2012

Europa, chi ha vinto?

Europa, chi ha vinto?
3mercati
di Giulietto Chiesa
Tutti imbambolati gl’italiani hanno fatto confusione tra la vittoria dell’Italia sulla Germania e la “vittoria” di Mario Monti sulla Merkel.
Hanno esultato le borse.
Voglio ben vedere! Erano le uniche che potevano esultare, visto che sono state le banche a prendersi il bottino.
E tutti ad applaudire come zombi. Non ci siamo accorti che tutta l’operazione serviva solo a ”rassicurare i mercati”. Cioè a sistemare i conti dei ladri. Non i nostri.
Adesso facciamo i conti. Ma, prima di tutto, facciamo una scommessa: quanto credete che duri la bonaccia dello spread? Io dico che durerà qualche mese, fino a settembre-ottobre. Poi si ricomincia il ballo di San Vito, il “loro ballo”.
Solo gl’ingenui di Repubblica e gli economisti di regime che tengono bordone possono pensare che la cosiddetta “speculazione” si accontenti di così poco. E’ come aspettarsi da una tigre affamata che ti mangi solo un braccio. Non esistono tigri del genere.
Il cosiddetto “Meccanismo di Stabilità” è come un antipastino prima della grande abbuffata. Che è la terza. Qualcuno ha fatto i conti: le banche hanno già ricevuto 4500 miliardi di euro, cioè circa un terzo del pil europeo.
La scommessa è facile. Basta guardare se, per caso, la compagnia di giro del gruppo Bilderberg-Goldman Sachs-Rockfeller e invisibili assortiti ha previsto di concedere qualche cosa.
Se non ve ne siete accorti ve lo comunico io: niente.
Divisione delle banche commerciali da quelle speculative? Niente. Divieto dei derivati? Non scherziamo. Chiusura degli off shore? Non fatemi ridere. Tassazione sui movimenti dei capitali? Risate a crepapelle. Imposizione di tasse adeguate alle grandi compagnie d’investimento? Questa è buona. Riduzione delle stratosferiche prebende ai banchieri? Se lo ripeti ti sparo.
Hanno annunciato l’unione bancaria. Cosa sia nessun lo sa. Sappiamo solo che sarà controllata dall’entità meno trasparente d’Europa, cioè la Bce.
A noi resta da pagare tutto. E ai maggiordomi il compito di privatizzare anche le nostre mutande. Avevamo previsto che saremmo andati tutti in Grecia, ma senza prendere l’aereo, visto che la Grecia arriverà in casa nostra. Questo ci preparano. E’ perfino possibile che non se ne rendano conto (quando sento parlare una come la Fornero mi viene il pensiero che questa non sappia nemmeno in che continente vive, non dico paese). Ma altri di questi forsennati lo sanno benissimo. Sono pronti e decisi. Preparano lo scontro sociale. La mia proposta è: prepariamoci a restituirglielo.
da ilfattoquotidiano.it

mercoledì 28 marzo 2012

IL RICATTATORE

di Giulietto Chiesa - cadoinpiedi -
Monti lancia l'aut aut: "Se il Paese non è pronto siamo pronti a lasciare". E' solo il ricatto di un uomo in difficoltà. La sua cura non salverà l'Italia, perché è una cura sbagliata. Quando parla di mosse "eque e solidali" usa il linguaggio di Orwell per nascondere la realtà

Monti è stato chiaro: "Se la riforma non è condivisa ci facciamo da parte". Un ricatto agli italiani?

Capisco che questa dichiarazione indica una difficoltà. Il Signor Monti comincia a capire che la cura che sta cercando di imporre all'Italia non sarà facilmente accettata, le resistenze stanno apparendo e non sono soltanto delle resistenze della coalizione che lo sostiene, ma sono resistente che vengono dal Paese reale e che indicano l'insopportabilità per la gran parte della popolazione, di una cura come quella che lui vorrebbe imporci, lui e l'Europa innanzitutto.
Dunque, credo che sia il segno di una profonda debolezza strategica. E siccome Monti è persona intelligente, non credo che spenda inutilmente parole in questa direzione se non perché avverte un serio pericolo. Ci ricatta, sostanzialmente. Ricatta tutti, dicendo che questa è l'unica cura possibile. Naturalmente questo ragionamento è un ragionamento capzioso e falso. Non è vero che questa è l'unica cura possibile, ma dal suo punto di vista lo capisco perfettamente.
Io credo che la soluzione migliore sarebbe quella di mandarlo a casa, perché, molto semplicemente, la sua cura non sanerà il problema del debito italiano. La sua cura, anzi, farà aumentare il debito dell'Italia e di tutti i paesi più deboli dell'Unione Europea attuale. L'unica cura vera sarebbe quella di rivedere radicalmente la Costituzione europea, i trattati di Lisbona, e di mandare in soffitto il Trattato di Maastricht che costringe gli stati europei, per finanziare il loro debito, a fare ricorso a un mercato truffaldino che è il mercato della finanza mondiale.

Ma se Monti va via, non c'è il rischio che la Bce ci "spari" contro? Il rischio che si finisca in una situazione più disastrosa di quella attuale?

Più disastrosa di quella attuale credo sia impossibile. Non credo che abbiamo molto da perdere: se dovessi fare una citazione divertente dovrei dire che non abbiamo da perdere che le nostre catene. La Bce ci potrebbe sparare contro? Ma guarda che bella situazione è quella in cui ci troviamo secondo cui la Bce, che dovrebbe essere al servizio nostro, ci può sparare contro.Questa frase è nella mente di molti dei nostri governanti. Non credo sia normale ritenere che la Bce possa minacciarci. La Bce è un'espressione del nostro lavoro, o dovrebbe essere tale, e pensare che ci sia qualcuno sopra di noi che ci può sparare addosso, essendo un nostro dipendente, trovo sia francamente sconcertante. Di fatto la Bce è una banca privata che svolge gli interessi della grande finanza internazionale, anche essa privata, e per questa ragione effettivamente ci può sparare contro. Ma la mia risposta è molto semplice: se le cose sono così è bene che la gente lo sappia, perché avere un mitra puntato su di noi e non saperlo è molto più pericoloso che saperlo.

Monti continua a ribadire che le mosse del suo governo sono "eque e solidali". Cosa ne pensa?

Credo sia l'utilizzazione più spregiudicata della neolingua di George Orwell. Suggerisco a molti italiani che hanno ancora dei dubbi di rileggersi 1984 di Orwell, perché definire questo scenario "equo e solidale" significa usare la neolingua che è stata usata proprio per nascondere la realtà. La neolingua è quella in cui tutte le parole perdono il loro significato. Equo e solidale, mentre questa situazione mette decine di migliaia di persone in condizioni di essere espropriate del diritto di vivere. C'è gente che ha lavorato tutta la vita che viene completamente privata di pensione e lavoro contemporaneamente. Ci sono circa 1 milione di persone che hanno ormai raggiunto e superato i 45/46 anni, che sono senza lavoro e non potranno più trovarlo. Aggiungiamo questo e scopriremo che ci sono 4 o 5 milioni di persone che da questa norma, vedono letteralmente distrutto non solo il loro tenore di vita, ma la loro stessa esistenza di famiglie e di diritti. E tutto ciò sarebbe equo e solidale?

venerdì 9 marzo 2012

Votazioni e blocchi stradali

di Giulietto Chiesa - ilfattoquotidiano -
Un parlamento di camerieri sta portandoci via la Costituzione a colpi di maggioranze bulgare. Camerieri di chi? Dei “proprietari universali”, quelli che - Giulio Tremonti dice – stanno pian piano portandoci in un “nazismo bianco”. Chissà poi perché bianco. Forse perché di carta; carta come il denaro che creano; carta come i nostri risparmi; carta perché lo possono bruciare quando fa loro comodo.

Camera e Senato stanno votando l’introduzione del pareggio in bilancio nella Costituzione italiana. La maggioranza dei due terzi è assicurata dall’inesistenza dell’opposizione. L’inesistenza dell’opposizione conferma che il parlamento è fatto di camerieri. Il circolo è chiuso.

Il popolo, detentore della sovranità, non sarà consultato. Infatti non conta più niente. E’ stato esautorato, ma ancora non lo sa. Crede di vivere in un paese democratico, invece vive dentro Matrix, dentro un Truman Show, guardato a vista da un deus ex machina che sta sopra. Come un dio servito da una ristretta schiera di diaconi adoranti, laureati alla Bocconi, la cui missione è quella di rieducare il popolo italiano.

Pol-pottini molto impettiti, che svolgono i dettami della TINA (there is no alternative). Sembra che ci credano anche loro. E’ una questione di fede, infatti. E di dogmi. Ed è anche questione di potere. Ce l’hanno. Non è più un potere trattabile: è un potere impermeabile alla ragione. Come i dogmi.

Non c’è nessun patto tra questo potere dei diaconi bocconiani e la gente. C’è un ordine da eseguire. I camerieri sono lì apposta per renderlo legale.

Tutto questo è nei confini della legge. Lo è perché le leggi le hanno fatte e le fanno loro. Infatti servono a loro e non a noi. Dunque loro sono nella legalità e quelli che non sono d’accordo non sono legali. Dunque vanno puniti, se insistono.

Guarda i NOTAV. Hanno tutte le ragioni dalla loro parte, quelle della scienza, quelle della natura, quelle della logica, quelle dell’etica. Ma i pol-pottini hanno definito per legge cosa è il Progresso e la legge va applicata. I NOTAV non hanno il potere di fare la legge, ma non vogliono nemmeno subire quella dei pol-pottini. Perché non abitano a Matrix, ma in Val di Susa. Dunque fanno i blocchi stradali, ma i blocchi stradali sono fuori dalla legge.

Ne consegue che si può rubare la Costituzione, rispettando le regole, ma non si possono fare i blocchi stradali, per difendere la Costituzione, perché, in queste condizioni, difendere la Costituzione significa diventare dei fuorilegge.

venerdì 2 marzo 2012

Giulietto Chiesa: la linea TAV non si farà

Scritto da Giulietto Chiesa Giovedì 01 Marzo 2012 Intervista su Articolotre.com.

Abbiamo recentemente assistito ai tragici fatti accaduti in Val di Susa. Prima le cariche della polizia alla stazione di Porta Nuova a Torino, poi la drammatica caduta di Abbà. Lei cosa ne pensa di quanto sta accadendo in Valle?

Con il nostro “Laboratorio politico - Alternativa” abbiamo mandato un comunicato per esprimere il nostro punto di vista sulla situazione in Val di Susa. Una situazione che sta degenerando grazie alla diretta responsabilità del governo italiano e delle forze politiche che lo sostengono.

Si sta cercando di adottare nei confronti della Val di Susa un atteggiamento punitivo, bellicoso e guerriero. Qualcuno ha detto che il ministro Passera sembra quasi un ministro “spartano” nella sua sintesi. Se è questo comunque il loro modo di fare credo che stiano commettendo un errore drammatico in quanto stanno cercando di imporre all’Italia una cura di lacrime e sangue ma che non potrà essere portata avanti pena una rivolta popolare. Se intendono usare la Valsusa come un’esperimento per verificare la tenuta degli italiani, si accomodino pure. Il progetto della Tav è gia stato fatto a pezzi dalla competenza di ricercatori e scienziati che conoscono il problema, la decisione di fare la Tav era ritenuta sbagliata già vent’anni fa, ma ora è così clamorosamente sbagliata che dire che le decisioni sono già state prese è il più chiaro segno che questa maggioranza non è composta da tecnici, ma da pasticcioni molto simili ai politici incapaci, dei pasticcioni incapaci di correggere i propri errori”.

Ma la Tav, secondo lei, alla fine si farà o no?

“No, non si farà. Innanzitutto piegare la resistenza della Valle non è possibile, se non a prezzo di gravissimi sviluppi che questo governo sta organizzando senza rendersene nemmeno conto. Poi comunque non potrebbero perché ci troviamo in recessione, potranno al massimo fare qualche buco per terra, ma saranno poi costretti a fermarsi perché non ci sono risorse e nemmeno la tenuta di una classe politica ormai devastata moralmente e che non ha direzione nè prospettive politiche”.

Monti in qualche modo non dovrebbe dialogare con i No Tav?

“Monti non dialoga proprio con nessuno perché è stato messo qui a fare gli interessi della finanza internazionale. Non mi interessa tanto che cosa fa Mario Monti, mi interessa il fatto che questo debito è il frutto di una gigantesca truffa orchestrata alle spalle di Italia e popoli europei. Il debito non va pagato e pretendere che questo debito venga pagato equivale a chiederci di suicidarci. La mia risposta è la seguente: siamo di fronte a classi dirigenti nel panico, incapaci di guardare in faccia la realtà. Mi appello a quanto è stato detto da Giulio Tremonti, uno che è stato ministro e che si è seduto allo stesso tavolo con gli autori del disastro; Tremonti ha detto che ci troviamo di fronte a una situazione paragonabile per certi versi a un “Nazismo bianco”. Io ritengo che Tremonti, che è corresponsabile di quanto sta accadendo, in questo caso dica una cosa vera. Quello che sta accadendo è che stanno attaccando la democrazia per imporre la volontà di rapina della finanza internazionale. Un governo fuori dalla costituzione che come tale va combattuto da tutti gli italiani”.

Il governo tecnico resisterà fino al 2013? Se sì, poi cosa accadrà alla politica?

”Non so fare previsioni. Se la situazione dovesse andare avanti come ora, Monti arriverà fino al 2013, ma lo farà in una situazione in cui la politica sarà sempre più screditata con un aperto conflitto sociale. Che cosa avverrà dopo non riesco a prevederlo, ma con questo presidente della Repubblica e con questi partiti non si uscirà dalla crisi. Occorrono nuove elezioni e soprattutto una nuova legge elettorale, ma chi sarà in grado di farla? Questo parlamento è incapace di prendere decisioni razionali, si dovrebbe lanciare una iniziativa parallela mobilitando le forze italiane individuali, intellettuali e personalità al di sopra di ogni sospetto, chiamandole a lavorare per una nuova legge elettorale proporzionale diretta che possa permettere agli italiani di esprimere direttamente i loro nuovi rappresentanti. Si dovrà guidare il Parlamento verso una nuova legge elettorale e temo che nei prossimi mesi saremo coinvolti in nuove misure d’emergenza eccezionali”.

martedì 27 dicembre 2011

Quando Al Qaeda è nostra alleata



di Giulietto Chiesa - da ilfattoquotidiano.it
Se scoppiava una bomba terrorista in una capitale occidentale era sicuramente Al Qaeda. Se la rivendicava Al Qaeda ci credevamo subito. Se non la rivendicava nessuno, allora era sicuramente Al Qaeda, perché non poteva essere altrimenti. Era come in “1984” di Orwell: qualunque cosa di gramo accadesse era colpa del nemico. E, poiché il nemico era Al Qaeda, non potevano esserci dubbi. E cominciava la geremiade di turno: come sono cattivi gli islamici, come sono feroci, come sono fanatici. Eccetera.

Poi succede – sempre più spesso dopo la guerra di Libia - che Al Qaeda si mette contro i dittatori che devono essere abbattuti in nome della democrazia e dei diritti umani violati. Infatti, qualcuno se lo è dimenticato, ma Al Qaeda è nata appunto per difendere gli afghani contro gli invasori sovietici. Dunque prosegue , dopo la nera parentesi dell’11 settembre 2001, il ruolo umanitario di Al Qaeda.

Così Al Qaeda è dentro il Governo provvisorio di Libia, in attesa di guidare la nuova Libia democratica. E dunque i suoi rappresentanti girano in Europa a stringere mani e a firmare contratti petroliferi, con i quali s’impegnano a risarcire i paesi occidentali che svolgono e svolgeranno opera di aiuto umanitario ai nuovi poveri libici.

Infine scoppiano bombe terroristiche a Damasco di Siria e fanno decine di morti. “Sono i kamikaze di Al Qaeda”, gridano le fonti ufficiali di Assad. Ma Assad è un dittatore che deve essere abbattuto. Dunque i nostri bravi inviati speciali a Gerusalemme si trasformano per un attimo in complottisti di complemento. E sollevano dei dubbi (sì, anche i nostri bravi inviati speciali qualche volta si fanno venire dei dubbi, per quanto strano possa apparire). In questo caso – dicono – non è probabile che sia Al Qaeda. Più probabile si tratti di un complotto ordito da Assad.

Ovvio il perché: per fare la vittima, facendo credere che c’è la mano di Al Qaeda. Non bisogna dunque credergli.

Insomma: una grande confusione regna sotto il cielo. Al Qaeda, come nemico, non vale più un granché. E’ giunto il momento di costruirne un altro. Suggerisco l’Iran, anche se il mio suggerimento arriva tardi. Già ci hanno pensato.

mercoledì 14 dicembre 2011

Difendersi con tutti i mezzi democratici rimasti.

Scritto da Giulietto Chiesa Giovedì 08 Dicembre 2011
Fonte: megachipinfo
Chi ci bombarda? Sono i “proprietari universali”. Non hanno patria e sono pochi, ma sono potenti. Nelle attuali circostanze il loro quartier generale è a Wall Street, New York, Stati Uniti d’America. I più importanti tra loro sono cittadini americani, ma la cosa è inessenziale. Essenziale è che il loro portavoce principale è il presidente degli Stati Uniti. Quello di turno. Essenziale è che possano usare le armi dell’America. Ci bombardano perché sono falliti, ma essendo i padroni del pianeta (o ritenendosi ancora tali, anche se non lo sono più) non hanno nessuna intenzione né di ritirarsi né di pagare. Vogliono anzi che paghiamo noi. E’ dal 2008 che hanno deciso – loro che controllano la finanza mondiale – che bisogna liquidare l’euro e l’Europa.

Perché il primo minacciava la supremazia del dollaro (che è la loro moneta) e perché la seconda, ogni tanto, fungeva da terzo incomodo.

Così, prima hanno comprato la seconda, mettendo alla sua testa i loro uomini, scrivendo le sue leggi, scegliendo i suoi statuti e imponendoli ai popoli europei; e adesso attaccano il primo, perché la partita finale vogliono giocarsela da soli contro lo yuan cinese.

Significa che l’attacco non è contro questa o quella classe sociale: è contro i popoli dell’Europa (e del mondo). E’ l’attacco dello 0,01% contro il 99,99%.

Voi penserete che è una cosa assurda. E lo è. Ma questo non significa che sia irreale. Per mantenere il loro potere hanno la necessità assoluta di schiacciarci, di toglierci ogni via di fuga, di cancellare ogni nostra libertà, di ridurre al minimo vitale il nostro tenore di vita, di privarci della nostra autonomia, dei nostri pensieri.

Ci dicono che “poi” cresceremo, ma i pochi che ancora ragionano sanno bene che, riducendo i nostri salari e le nostre pensioni, i servizi sociali e tutto ciò che ancora ci aiuta a vivere, non ci sarà nessuna crescita. Ci sarà, al contrario, la recessione. Ma, com’è ovvio, non possono dirci la verità. E la verità è che sono andati in fallimento da soli, senza che nessuno, da chissà quale pianeta, li ostacolasse. Hanno prodotto il disastro con le loro morbide mani. Noi non c’entriamo con le loro follie.

E’ vero: ci siamo indebitati, perché ci hanno istupidito tutti a tal punto che abbiamo speso più di quanto potevamo permetterci. La pubblicità e lo spettacolo sono stati le loro più potenti portaerei (e infatti dovremmo attaccare, quando cominceremo a difenderci, in primo luogo quelle). Il resto, cioè il lavoro sporco, coperto, lontano dalla luce del sole, l’hanno fatto fare ai loro maggiordomi, ben pagati, o ricattati, dopo essere stati corrotti, messi al comando dei paesi satelliti d’Europa.

Solo che – bisogna che ce lo ripetiamo, per non dimenticarlo – sono falliti. E non hanno nessuna ricetta per salvarsi. Neanche quella di sottoporci al macello sociale che stanno organizzando. Perché dalle misure di “austerità e di rigore” che pretendono di imporci si ricaverà, al massimo qualche centesimo per le caldarroste alla vigilia di Natale.

I proprietari universali, i banchieri globali non concepiscono la democrazia (sebbene possano pagare eserciti di servi che ne parlano ogni giorno per farci credere che viviamo appunto in democrazia). Un tempo ce l’avrebbero tolta con la forza, ma non ne avevano bisogno. Scelsero di preparare il terreno (quando sarebbe giunto il momento) per togliercela con il nostro consenso. Il momento è giunto. Loro sono arrivati al capolinea, e noi, a centinaia di milioni, viviamo dentro Matrix.

Ma anche Matrix comincia a sgretolarsi e dalle fessure entra l’aria, la puzza. Chi la sente si svegli. Dobbiamo cominciare a difenderci.

Fonte e commenti: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/08/difendersi-tutti-mezzi-democratici-rimasti/176161/.

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