Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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domenica 10 febbraio 2013

Il Grande Rebus: le elezioni viste da sinistra

 - megachip -

ingrilloiadi Marco Niro.
Per chi, nonostante tutto, trova ancora a sinistra – intesa nel senso fresco, aggiornato e post-ideologico ben espresso qualche settimana fa da Giulietto Chiesa – il proprio universo di riferimento politico, queste elezioni sono un vero e proprio rebus. Chi la sinistra sostiene di rappresentare, in questa tornata, ha compiuto autentici capolavori di masochismo, andando oltre il fondo che già ormai pensavamo si fosse definitivamente toccato negli anni precedenti.
A cominciare è stato Vendola, con la decisione suicida di allearsi con il Partito Democratico. A Vendola sarebbe bastato guardare alla sua sinistra e dire “uniamoci e torniamo in Parlamento”, e non avrebbe fatto fatica a porsi alla guida di una coalizione saldamente ancorata a sinistra, alternativa al PD, facilmente accreditabile di una percentuale di voti ben superiore a quell’8% necessario ad entrare in entrambi i rami del Parlamento.

Invece Vendola, ad un’opposizione libera da condizionamenti e capace di rinvigorire e cementare una sinistra italiana uscita disastrata dalle politiche del 2008, ha preferito spaccarla ulteriormente e puntare su un’alleanza innaturale col PD, che lo costringe ogni giorno che passa di questa campagna elettorale a fare i salti mortali per garantire al suo elettorato che lui con Monti non si alleerà mai (come se, del resto, essere alleati di Enrico Letta e Fioroni, invece, sia una cosa che un elettore di sinistra, oggi, possa digerire facilmente…). Dal che discende, oltre che un’emorragia di voti per SEL (oggi accreditata della metà dei consensi che i sondaggi gli assegnavano prima della decisione di “sposare” il PD), un vero e proprio enigma per un suo elettore: se vota SEL, lo fa perché vuole contribuire, da sinistra, a un’alleanza di governo, altrimenti voterebbe Rivoluzione Civile; ma che senso avrebbe allora votare SEL se, come è evidente, Bersani sarà costretto all’alleanza con Monti e Vendola a quel punto si sfilerà, come non si stanca mai di assicurare?
Lasciando gli elettori di SEL al loro enigma, passiamo appunto a Rivoluzione Civile. Ricreare la fallimentare accozzaglia elettorale che era stata la Sinistra Arcobaleno nel 2008 pareva francamente arduo. Cinque anni dopo ci si è riusciti addirittura peggiorandola, con l’innesto di un corpo estraneo, Di Pietro (che, visto da sinistra, non può che essere considerato tale), e con l’affidamento incondizionato ad un improvvisato “deus ex machina”, Ingroia, nel segno di un personalismo politico modaiolo e banale che con la sinistra dovrebbe centrare poco o nulla (pur con tutto il rispetto per Ingroia). Intendiamoci: quello di Rivoluzione Civile è un programma interessante di cui un elettore di sinistra potrebbe pure accontentarsi (ammesso che, a sinistra come a destra, esistano ancora elettori interessati ai programmi). Tuttavia, la dinamica frettolosa con cui Rivoluzione Civile è nata, che finisce con il farla apparire come una sorta di Frankenstein prematuramente partorito, rischia di annullare la bontà di qualunque programma, già poco dopo la chiusura delle urne.
L’aspetto masochistico di tutto ciò è che la nascita di Rivoluzione Civile a scopi meramente elettorali ha finito con il frenare bruscamente – se non addirittura compromettere – l’unico vero processo di costruzione democratica e dal basso in Italia di un soggetto politico di sinistra, quello che stava avvenendo all’interno di “Cambiare si può”, come dimostra la presa di distanza da Rivoluzione Civile da parte dei cosiddetti “professori” che di “Cambiare si può” sono la mente. Così, per il nostro elettore di sinistra, si ripropone con Rivoluzione Civile un altro enigma: se vota Rivoluzione Civile, lo fa perché vuole che nel prossimo Parlamento ci sia un’alternativa a sinistra della coalizione PD-SEL; ma che senso avrebbe votare Rivoluzione Civile se questo soggetto dovrà poi fare i conti con un collante elettorale destinato a venire subito meno, col rischio – molto concreto – di assistere ad un triste spettacolo di disunione interna, dal quale l’alternativa di sinistra uscirebbe del tutto indebolita, per di più col rischio che questa dinamica si ripercuota anche fuori dal Parlamento, come lascia intendere quanto già avvenuto nell’ambito di “Cambiare si può”?
In questo enigmatico contesto, ecco che – paradossalmente – il nostro frastornato elettore di sinistra potrebbe essere tentato dall’idea che il voto speso meglio sia quello dato al Movimento 5 Stelle, guidato, anzi “capeggiato”, da uno che di sinistra non è mai stato, Beppe Grillo. Con lui, i rischi che si corrono con SEL e Rivoluzione Civile non ci sono: non c’è nessun dilemma-alleanze come nel caso di Vendola e nemmeno un dilemma-tenuta come nel caso di Rivoluzione Civile, ovvero si può stare certi che il Movimento 5 Stelle, una volta in Parlamento, farà per tutta la legislatura un’opposizione netta, radicale e granitica.
I problemi, con Grillo, sono altri e ben noti, guardandolo da sinistra. E non stiamo parlando dei dubbi sul fatto che si tratti di una forza realmente di sinistra. Ha scritto uno dei più acuti osservatori del Movimento 5 Stelle, Andrea Scanzi, sul Fatto Quotidiano, facendo riferimento al loro programma: «sanità pubblica, scuola pubblica, reddito minimo garantito per tutti, pacifismo, ambiente, liste pulite, abbattimento dei costi della politica, no agli inceneritori, etc: il Movimento 5 Stelle è di destra come Storace di sinistra». I problemi sono piuttosto altri, e innegabili: l’appiattimento sul “Capo” e la dipendenza totale da lui, la scarsa democrazia interna (sempre citando Scanzi: «il M5S contiene anche questa anomalia di inseguire la democrazia dal basso - “Uno vale uno” - ma di essere al tempo stesso la dimostrazione - per ora - del contrario») e il populismo urlato dei toni (non dei contenuti).
Ecco quindi la domanda: può un elettore di sinistra tapparsi occhi, orecchie e naso di fronte a questi che da sinistra non possono che essere visti come degli inaccettabili difetti del Movimento 5 Stelle e concentrarsi solo su quella che dal suo punto di vista può apparire come un’evidente qualità, ovvero essere la forza in gioco che meglio può garantire di poter contare, dentro il prossimo Parlamento, su un’opposizione netta, radicale e granitica fondata su contenuti di sinistra?
Non lo sappiamo. Quello che è certo, tuttavia, è che si verificherebbe, a quel punto, ciò che proprio Grillo ha più volte affermato con enfasi: colui per il quale voto diventa un mio dipendente, e deve fare quello che io gli chiedo. E questo, forse, potrebbe essere il miglior modo di neutralizzare, da sinistra, ogni rischio di deriva populista e anti-democratica del Movimento 5 Stelle.
Agli elettori di sinistra, da sempre minoritari e ora anche frastornati, l’ardua decisione.

giovedì 7 febbraio 2013

Caro Vendola ...

Caro Vendola, chi è causa del suo mal, pianga se stesso

Nicola Melloni (Londra)
- Nichi Vendola e SEL stanno un pò scomparendo da questa campagna elettorale, evocati più che altro da Monti come spauracchio per diminuire i voti alla coalizione di centro-sinistra. Pensando a quel che sembrava potesse diventare Vendola 1 anno e mezzo fa, c’è da sorprendersi. Allora SEL vinceva primarie su primarie, candidava sindaci e vinceva le amministrative a Milano, Genova, Cagliari. E di Vendola si parlava come reale candidato alla leadership del centrosinistra.
In realtà al grande clamore mediatico e all’innegabile centralità politica non sono mai corrisposti altrettanti voti nelle urne. Ipervalutata nei sondaggi, sempre tra il 6 ed il 9, SEL non riusciva quasi mai a superare il 5%, spesso di pochi decimi più in alto di Rifondazione. Ma politicamente la strategia di Vendola era vincente, radicale nei contenuti, affidabile nella sostanza. Una spina nel fianco del PD, una speranza per chi voleva finalmente provare a cambiare la politica nel Paese.
Poi però l’affidabilità ha cominciato a prevalere sulla radicalità. Già alle elezioni a Napoli e Palermo, SEL sbagliò completamente tattica, appoggiando candidati inquadrabili e venendo sonoramente punita dagli elettori. Una lezione assolutamente ignorata. Infatti, Vendola continuava il suo personale percorso di maturazione politica. Addio sinistra radicale, ecco il nuovo orizzonte del PSE. Scelta quantomeno bizzarra, ed in contrasto con le parole d’ordine spacciate dal leader di SEL. In piazza si opponeva al fiscal compact, nel palazzo guardava a quei partiti che invece lo appoggiavano, il PD certo, ma, appunto, pure tutto il gruppo dirigente dei socialisti europei. Legittimo, ma poco coerente. Soprattutto senza nessuna vera spiegazione politica. Da Gramsci e Marx si stava passando a Gobetti e al socialismo liberale, proprio mentre, con la crisi, la critica del capitalismo si rimponeva al centro del dibattito politico. Alla mancanza di analisi si rimediava soltanto con una pressante presenza mediatica.
Vendola, anche senza una strategia coerente, continuava a fare l’ala sinistra della coalizione, e per qualche tempo questo aveva sembrato dargli ragione. Ma l’adesione all’alleanza col PD, senza se e senza ma si è rivelata una scelta poco lungimirante. Quando Bersani decise di scaricare Di Pietro, con un programma molto simile a quello di SEL, Vendola si vide costretto ad abbozzare. E con l’IDV veniva cacciata anche il resto della sinistra radicale, che SEL aveva comunque sempre osteggiato per motivi elettorali. Aveva un bel da raccogliere le firme per il referendum contro la riforma Fornero, alla fine SEL si allineava al PD, che quella riforma aveva votato, mollando al loro destino le rimanenti forze che sostenevano il referendum.
Erano i tempi d’oro in cui il PDL era al 14% e Rivoluzione Civile non esisteva, e PD e SEL si sentivano invincibili e senza problemi. Ma qualcosa cominciava a scricchiolare. Alle primarie del centrosinistra Vendola ottenne un risultato molto povero, surclassato da Renzi e fin da subito sdraiato sulle posizioni bersaniane, e dunque ignorato dalla maggioranza degli elettori. Poco dopo iniziò la campagna elettorale, Berlusconi ricominciò a fare paura e Ingroia cominciò, pur con colpevole ritardo, a riorganizzare la sinistra radicale.
Ora SEL è in costante calo nei sondaggi e Vendola lamenta il protagonismo di Rivoluzione Civile, rifacendosi a quei tristi discorsi sul voto utile. Era meglio se la sinistra fosse stata unita, ci dice ora. Ma la sua storia degli ultimi 5 anni è costellata di divisioni e rotture. Prima spaccando Rifondazione Comunista per farsi un partito personale. Poi avvallando l’esclusione della sinistra radicale voluta dal PD. Vendola aveva tutte le carte in regola per riorganizzare quell’area politica e portarla ad un nuovo protagonismo, ma ha preferito appiattirsi sulle posizioni dei democratici. Certo, il programma di SEL è decisamente più a sinistra di quello del PD e in molti punti simile a quello di RC. Ma è sostanzialmente irrilevante, perchè il PD è il dominus dell’alleanza e, come confermato da Bersani in una famosa intervista al Wall Street Journal, nella coalizione si decide a maggioranza e il PD ha il 30% e SEL il 5 (facciamo 3 o 4…). Vendola contribuirà al programma su alcuni temi importanti, come diritti civili ed ecologia. Ma sui temi sociali e del lavoro dovrà abituarsi a fare il carabiniere: uso ad ubbidir tacendo.
Non è un caso se gli elettori lo stanno abbandonando a favore di Ingroia: almeno sanno che se votano qualcuno che si dice contro la riforma Fornero e il fiscal compact non si ritroveranno poi in Parlamento dei rappresentanti costretti ad avvallare il programma del PD che va in ben altra direzione.
La paura fa 90 e ora SEL, da centrale nel dibattito politico è divenuta marginale ed irrilevante. Attacca RC ma perde amministratori locali. Accusa Rivoluzione Civile di essere un cartello elettorale senza un programma comune, ma questo è vero per SEL e PD non certo per RC che ha alcuni punti fermi essenziali in cui gli elettori di sinistra si riconoscono. Lotta alla precarietà, reintegro dell’art.18, no agli F35, no al finanziamento alle scuole private, contrarietà al fiscal compact, si ai diritti civili. Tutte cose in cui, almeno parzialmente, convergerebbe anche SEL che però si è alleata con chi, nella maggior parte dei casi, non ne vuol sapere.
Prima si è cacciato a calci in culo chi poteva dare fastidio, ed ora ci si lamenta che si sia organizzato per fare una vera opposizione di sinistra. Troppo tardi e troppo comodo caro Vendola. Invece della coerenza e dell’omogeneità politica hai preferito la rendita comoda, chiudendo la porta in faccia al resto della sinistra e sacrificando il programma sull’altare della fedeltà al PD. Mostrando così chiaramente che l’unico vero voto inutile è quello per SEL.

sabato 26 gennaio 2013

Tra Vendola e Ingroia. La sinistra che manca

26 gennaio 2013- Fonte: lavorincorsoasinistra -

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di Davide Nota su gli Altri
Forse ha ragione chi sostiene che questa sia una fase della storia in cui non è possibile fare una vera militanza di sinistra, in Europa, se non nelle forme dell’avanguardia culturale e della testimonianza di una irriducibilità della vita e del sogno contro lo spleen del dogma, dell’eternamente uguale, della nevrotica alternanza tra “peggio moderato” e “peggio estremo”.
Testimonianza, sì, compito generoso di chi sa che le provviste serviranno per il domani, quando noi non ci saremo.
Certo, come scrive Don DeLillo “sono i desideri su vasta scala a fare la Storia”. Di fronte alla grande mareggiata i testimoni vengono spazzati via contro gli scogli o respinti sulle aride spiagge dell’esilio ininfluente. È ciò che Vendola definisce: “scalare la montagna, per cantare alla luna”. È vero? Sì, è vero.
“Ma è anche vero che la testimonianza individuale è la premessa logica e storica delle successive aggregazioni vincenti.” (Costanzo Preve).
Come si risolve questo paradosso, della necessità storica di una sinistra di lotta e di utopia che non saboti la necessità contingente di una squadra che vada al governo, anche in posizioni di compromesso, per difendere i diritti dei senza diritto e dei mai difesi?
È possibile scegliere l’una cosa e l’altra? Scalare la montagna e “volere la luna”, senza servire alla reazione tecnocratica?
E viceversa è possibile ricoprire incarichi governativi senza per questo dover sabotare l’importanza di una lotta che trascenda e che contesti, anche, i limiti tecnici che ogni azione governativa necessariamente implica?
O la contingenza burocratica deve per forza soffocare tutto il pensiero, coprendo ogni orizzonte di speranza?
Il nostro è un paese allucinatorio, dove le ali estreme che il potere vuole “silenziare” sono quelle che propongono l’ovvio, soluzioni di civiltà condivisa che dovrebbero essere date a priori, mentre “riformista” è chi chiede l’abrogazione delle riforme più avanzate del Novecento in termini di diritti sociali e sul lavoro, che sono sempre diritti individuali perché consentono al lavoratore di essere considerato un uomo e non un ruolo.
Dire che un individuo non vive per lavorare ma lavora per vivere, dire che se il lavoro non serve la libertà la democrazia non ha più senso ed è una finzione, dovrebbe essere ovvio.
Ma nello spleen d’Italia l’ovvio è una preoccupante minaccia bolscevica e si organizzano congiure per evitare che il Partito Democratico, cioè un partito liberale di centro con una componente di minoranza socialdemocratica, possa vincere le elezioni senza il cappio al collo del commissario tecnico, e cioè della destra europea.
Se pure è vero che questa è la norma di un Paese schiacciato da dieci anni di guerra civile e da trent’anni di mobbing televisivo, siamo sicuri che sia giusto ed utile assecondare questa torsione ideologica della realtà?
Negli ultimi cinque anni ho creduto molto, per sete di nuova militanza e per fede, anche, nei confronti di una promessa nata a vent’anni per le strade di Genova e di Firenze, a quel progetto di aggiornamento radicale dei linguaggi e delle filosofie di riferimento del marxismo europeo ai paradigmi del Duemila e della società liquida, e quindi alla proposta del Movimento per la Sinistra guidato da Nichi Vendola.
La complessità biografica dell’uomo incarnava simbolicamente il senso di una nuova storia, dove il conflitto tra contraddizioni lasciava posto alla stratificazione di diversità. Era il diritto poetico alla molteplicità, l’eresia di Pasolini che finalmente trovava voce pubblica e orgogliosa. Ne fui entusiasta.
Le strade dei Social forum di pochi anni prima pulsavano di questa nuova vita così come la realtà plurale della strada, la linfa vitale del vero quotidiano, comunicava questo punto di vista inedito di sincretismo tra le più importanti culture popolari del secolo da poco scorso: il cristianesimo, il socialismo e la rivendicazione libertaria del diritto individuale.
Una nuova visione avrebbe potuto servire una vasta unità? Gli ultimi, le immense moltitudini del margine, i noi-tutti abitanti di quest’unica e indistinta periferia sociale e esistenziale schiacciata dal capitale che muore, il mondo dei precari, il popolo delle partite iva, non stavamo aspettando solamente un cenno per guardarci negli occhi? Un codice condiviso per riconoscerci?
Poi accade lentamente questo, che il Movimento per la Sinistra diventa SEL e che SEL diventa una specie di brand in cui una dirigenza politica precostituita si organizza una campagna elettorale per entrare in parlamento come propaggine della corrente socialdemocratica del PD.
Qualcuno inizia anche a formulare ipotesi di unità in vista di un prossimo ingresso, auspicato e previsto, nel PSE.

venerdì 7 dicembre 2012

Sinistra radicale: non c’è più niente da fare (almeno per questo giro)

- aldogiannuli -

Diversi amici e compagni mi sollecitano un parere su cosa dovrebbe fare la sinistra radicale in vista delle elezioni. Risposta semplice: nulla e passare la mano. Infatti, almeno per questo giro, non c’è nulla da fare, la sinistra radicale si è suicidata: non si possono perdere 4 anni e 10 mesi e pretendere di risolvere tutto con un tentativo degli ultimi due mesi, siamo seri! Iniziamo da Vendola: la scelta di sottoscrivere l’alleanza con il Pd si è risolta nel disastro che era stato facile prevedere. Nichi, che due anni fa di questi tempi, sognava di arrivare primo in elezioni primarie della sinistra (e forse avrebbe potuto anche farcela) non è arrivato neppure al secondo turno, surclassato da Renzi che ha preso il doppio dei suoi voti. Per cui, l’alternativa a Bersani non era alla sua sinistra ma alla sua destra ed a Nichi non resta che fare la ruota di scorta di un Pd esplicitamente orientato a mantenere la linea fallimentare del rigore montiano.
Vendola avrebbe potuto essere il punto di riferimento di una nuova aggregazione di sinistra che incidesse sin dentro il Pd, ma ha buttato dalla finestra questa occasione, limitandosi ad una esasperata esposizione narcisistica della sua persona ed impedendo a Sel di diventare una forza politica con un suo insediamento e strutturazione. Ha preferito tenerla come sorta di comitato elettorale aggiuntivo alle famose “fabbriche di Nichi” di cui non si ricorda più nessuno. Non ha detto una sola parola sensata sulla crisi ed ha svolazzato su tutti i temi senza approfondirne nessuno, da vero poeta. Bene: che faccia il poeta.
Qualcuno mi dirà: “Ma se Vendola aveva la possibilità di fare il polo della sinistra radicale, perché non lo hai appoggiato e sei rimasto in Rifondazione?” Risposta: perché, conoscendolo da quando aveva 17 anni, sapevo che l’esito sarebbe stato questo, perché non avrebbe retto una prova di quel livello. Poi Nichi ha preso la scivolata finale con questa disastrosa virata verso il Pd il cui esito gli era stato preannunciato da molti. Intendiamoci: Sel, grazie al Porcellum entrerà in Parlamento perché gli basterà il 2%, ma il peso politico sarà nullo. C’è un’unica possibilità che pesi qualcosa: che Renzi esca dal partito e passi con il centro. Diversamente il percorso verso il nulla politico è già segnato.
L’Idv, se si può considerarla una forza di sinistra radicale (del che dubiteremmo) è finita schiacciata fra l’ipotesi del voto utile al Pd e l’onda montante grillina, d’altra parte, con un Berlusconi ridotto a macchietta politica priva di qualsiasi possibilità di successo, Di Pietro che cosa ha da dire? E la formula del partito “patrimonio personale” del leader regge solo fino ad un certo punto ed, in questo caso, è arrivato al capolinea (ci pensi Grillo che si è messo su questa stessa strada e con maggior determinazione ancora).
E veniamo a Rifondazione che, pure, una occasione di rilancio molto seria l’ha avuta fra il 2008 ed il 2009, quando la crisi ha gonfiato le vele di quasi tutti i partiti di sinistra radicale in Europa (dalla Grecia alla Spagna, dalla Francia alla Germania, dall’Islanda al Portogallo) e, peraltro, quando ancora aveva più forza organizzativa di Sel. Ma Rifondazione ha preferito affidarsi al gruppo dirigente più impresentabile della storia del movimento operaio, capeggiato dall’alfabetizzato recente Paolo Ferrero.

lunedì 26 novembre 2012

«Il risultato di Nichi è modesto, ma cambiare si può»

    
Parla Alfonoso Gianni dopo le primarie: «Bisognerà valutare anche altre strade. La discussione dentro e fuori Sel deve essere a tutto campo»

di Alfonso Gianni

Il risultato delle primarie merita un'analisi più approfondita, avendo in mano dati definitivi e riferiti a ogni singola regione e città. Ma certamente qualche cosa si può dire. Quando Renzi dice che la sua affermazione è avvenuta nelle regioni "rosse" dove più forte era il radicamento del vecchio Pci, dice il vero. Indica una mutazione iniziata da molto tempo , ma che ora subisce una accelerazione, nel corpo sociale che seguiva quel partito attraverso le sue varie trasformazioni. Quando Bersani dice che comunque il Pd vince, non ha torto (lui in particolare ne esce bene), ma probabilmente è una vittoria instabile, perchè la capacità di tenere insieme tutto il partito dopo l'affermazione di Renzi è dubbia.

Il risultato nazionale di Vendola è modesto solo se confrontato alle esagerate attese create ad arte dal gruppo dirigente. Per raggiungere risultati vincenti Vendola avrebbe dovuto seguire un'altra strada: porsi a capo della sinistra diffusa, aprire davvero i cantieri della sinistra, costringere per tempo il Pd a un reale confronto programmatico, non firmare all'ultimo momento una carta di intenti che ribadisce la fedeltà alla linea della Ue e rende Sel una forza embedded dentro quello schieramento. Questo non è successo, non c'è perciò da stupirsi del risultato, ma bisogna interrogarsi sul da farsi.

La presidenza è convocata per il 3 dicembre. Ma Vendola in Tv pochi minuti fa ha dichiarato che bisognerà valutare con attenzione cosa dicono Bersani e Renzi per decidere la scelta nel ballottaggio. Chi dovrebbe scegliere se non gli organismi dirigenti, quindi almeno la Presidenza? Ma soprattutto rimane aperto il problema di chi organizza e rappresenta la sinistra diffusa. Non certo una coalizione marcatamente segnata dalle politiche di Bersani condizionato da destra dalla forza di Renzi.

Per cui bisognerà valutare anche altre strade, come quella del documento "cambiare si può" che si riunisce a Roma il 1° dicembre. Insomma la discussione dentro e fuori Sel deve essere a tutto campo. I tempi sono molto brevi per gli errori e il tempo perduto nel passato. Ma sarebbe ancora peggio accettare in partenza che la sinistra non possa avere più voce nel paese e nelle istituzioni.

domenica 25 novembre 2012

Un nuovo muro di Berlino. La sinistra lo deve abbattere

24 novembre 2012- Fonte: il manifesto - lavorincorsoasinistra -

Intervista a Nichi Vendola
di Daniela Preziosi -
La guerra in Medioriente «il dramma di un popolo senza pace, l’indifferenza dell’Unione europea, che dovrebbe restituire il Nobel». Gli studenti pestati dalla polizia «che si ribellano perché la precarietà è il loro destino produttivo ed esistenziale». E ancora il ragazzino suicida a Roma, «sui nostri figli, sui nostri adolescenti piombano anche gli effetti di un contesto culturale che ha fatto della degradazione del corpo delle donne e del richiamo omofobo i tratti distintivi dell’individualismo proprietario e predatorio, filo rosso della rivoluzione reazionaria degli ultimi 30 anni, da Reagan a Berlusconi». «Sono con il mondo della scuola che torna in piazza».
Nichi Vendola, la sinistra del centrosinistra, domenica si gioca la sua partita più importante. Senza nulla togliere ai suoi due mandati in Puglia, per tenere fede ai quali ha fatto meno campagna elettorale dei suoi quattro sfidanti. Dice che domenica arriverà secondo, poi primo al ballottaggio. I sondaggi dicono terzo, «ma i sondaggi mi hanno sempre dato perdente in Puglia», e invece ha vinto due volte. Alle primarie gioca una partita che, comunque la si pensi, segnerà il futuro di tutta la sinistra.
Per la prima volta in questa campagna per le primarie chiede i matrimoni per gli e le omosessuali, le adozioni. E per la prima volta dopo tanti anni di politica ha parlato di sé, del suo fidanzato, del desiderio di un figlio. Sui diritti lei oggi ha radicalizzato le sue posizioni rispetto al passato. È stata una scelta mediatica, per caratterizzarsi meglio, nella campagna delle primarie?
No. Tutta la vita mi hanno detto che non si può morire di massimalismo. Un giorno ho pensato di dover dire l’altra verità, che non si può morire di minimalismo. Che la costruzione dei compromessi non può essere sempre l’argomento che occulta la resa della sinistra. Ma dico la verità: la parola è stata più veloce del pensiero, più rapida della decisione collettiva. Ho parlato di me, ho pensato a me quando ho proposto di rovesciare il tavolo dei tatticismi.
Nella sua campagna, iniziata solo dopo la sua assoluzione a Bari, ha toccato luoghi emblematici per il lavoro: Melfi, Pomigliano, Mirafiori. Molti degli operai licenziati da Marchionne votano per lei. Sul lavoro il governo Monti chiude in bruttezza, con il patto di produttività non firmato dal maggiore sindacato. Il Partito democratico ha cercato fino all’ultimo il sì della Cgil.
L’accordo è il trionfo dell’ideologia liberista. E le parole di Bersani sono acrobatiche. Caricare il tema della produttività tutto sulle spalle dei lavoratori è in perfetto stile Marchionne. Nel paese dell’Ocse che ha il vergognoso primato dei minori investimenti privati e pubblici nell’innovazione, spogliare il lavoro della protezione del contratto nazionale, che ci ha consentito di uscire dall’epoca delle gabbie salariali, aprire un varco al demansionamento e alla regressione di carriera e di salario, significa perseverare nel debilitare la civiltà del lavoro. Un’altra spinta verso la recessione, visto che i salari alla fine dei conti saranno più leggeri.
Quella liberista, perfino marchionnista, è una delle anime costitutive del Pd. Al di là di come andranno le primarie, e al netto di improbabili rotture nel Pd, nell’eventuale governo dovrà comunque farci i conti. La sua è una partita che ha delle chance?
Le primarie e la costruzione del centrosinistra sono l’unico campo di gioco per la sinistra. Al di fuori c’è solo Grillo. A questa partita non vado a cuor leggero e con un atteggiamento naif. So che nel Pd c’è una contesa aspra. Ma la mia partecipazione alle primarie ha obbligato tutti a una presa di distanza dai provvedimenti di Monti, e a archiviare la sua agenda. Il buon senso della mia piattaforma politico-culturale è rivelato dall’insostenibilità sociale delle politiche del rigore. La competizione è su formule astratte, come ‘bisogna rispettare gli impegni assunti con l’Europa’. La mia domanda ai miei competitor è: è sostenibile tagliare altri 45 miliardi di euro l’anno di spesa sociale?
È quello che impone il fiscal compact. Il Pd l’ha votato. Lei ci si allea…
No che non è possibile. Si è voluta imprigionare la realtà in una gabbia di superstizioni ideologiche e diktat feroci, con un’iniquità sociale che ha elementi di macelleria, come si vede in Grecia. La crepa che si sta aprendo sotto il paese, la sovrapposizione di crisi sociale e democratica, può consentirci la continuità con le politiche che hanno accelerato l’impoverimento? La mia critica al centrosinistra in ginocchio e subalterno ha radici nella condizione sociale del paese.

giovedì 9 agosto 2012



SICKLE AND HAMMER THROW
Nichi Vendola former extreme

radical left looking for new alliances. gold

martedì 7 agosto 2012

IL MASSACRO SOCIALE E IL POLO DELLA SPERANZA

Autore: Giorgio Cremaschi  - controlacrisi
       
In una delle sue ultime interviste il grande regista Mario Monicelli così rispose a a una domanda sulle speranze per il futuro: 'La parola speranza è solo un imbroglio, serve a tener buoni coloro che dovrebbero ribellarsi, la parola che ci vuole in italia è rivoluzione".
Nichi Vendola propone di chiamare polo della speranza il ricostituito centro sinistra di cui vuole fare parte.
Siamo ad una stanca replica della commedia. Il centro sinistra progressista, ma naturalmente anche responsabile, contro Berlusconi. Casini in mezzo che si prepara all'alleanza, ma non lo dice chiaramente perché deve tenere conto di Vendola.
Intanto i principali giornali che sostengono Monti, cioè quasi tutti, spiegano che le prossime elezioni saranno a sovranità limitata, perche' chiunque governi dovrà solo portare avanti il programma di austerità e 'riforme' dell' attuale governo e della BCE. La stessa cosa afferma da tempo il presidente Napolitano.E in questa repubblica presidenziale di fatto che siamo diventati, proprio per colpa del suo primo cittadino, il più autorevole candidato alla successione è proprio Monti. Che così potrà guidare il nuovo governo, chiunque ne sia formalmente e inutilmente a capo.
Questo vogliono la Borsa, la finanza, le banche ed i signori dello spread, rispetto ai quali Bersani e Vendola non hanno nulla di serio da contrapporre.
In tutta Europa ci si scontra sulle scelte economiche di fondo, sui vincoli del fiscal compact, sul debito e le politiche di austerità. Le ultime elezioni greche hanno visto le forze di sinistra contrarie alla politica europea del massacro sociale sfiorare, seppur divise, il 35 %. In Italia invece secondo Vendola dovremmo far finta che Monti non esista e schierarci come alle elzioni del 2006. Questa sì che è negazione della funzione utile della politica, questa sì che è antipolitica.
Non deve andare così, le prossime elezioni non possono archiviare le controriforme di Monti e negare la realtà di un paese portato alla miseria da una cura europea che si vuol pure continuare.La realtà e' più brutale e testarda di questi ridicoli giochi di palazzo. Ma molto dipenderà da noi che non ci stiamo.
Le prossime elezioni devono vedere in campo un fronte che da sinistra costruisca una alternativa a Monti e a chi lo sostiene e lo sosterrà. Chi ha approvato le misure di questo governo sulle pensioni, sull'articolo 18, sui tagli allo stato sociale è concretamente liberista caro Nichi, e il principale partito che lo ha fatto è il pd,.
L'unica conseguenza positiva di tutto questo è che d'ora in poi nessuno, che non sia in malafede, potrà comportarsi come se non avesse capito: si andrà avanti con un massacro sociale coperto dalle chiacchiere del polo della speranza. Questo a meno che non ci diamo da fare.

giovedì 2 agosto 2012

Caro Nichi, ripensaci


di Aldo Giannuli - rifondazione -
Caro Nichi,
leggo del tuo incontro con Bersani e del conseguente annuncio di una coalizione Pd-Udc-Sel. So che sei un politico accorto e poco incline ai colpi di testa, immagino che abbia fatto i tuoi calcoli politici e ti stia orientando in questo senso sulla base di essi. Come sempre rispetto le tue scelte, pur nel dissenso e non mi sogno di gridare al tradimento o di dare giudizi sprezzanti. Tuttavia, non credo che i giochi siano fatti e che tu abbia fatto scelte irreversibili. Vorrei dunque farti presente, con molta pacatezza, alcune considerazioni che mi sembrano utili anche nel caso tu volessi proseguire su questa strada.
Il programma: tu stesso ci dici che l’alleanza che vai a stipulare con il Pd deve basarsi su una intesa programmatica, che possibilmente -aggiungo io- sia un po’ meno vaga di quell’informe pasticcio su cui si fece il blocco nel 2006 e si disfece tutto (haimè anche la sinistra radicale) nel 2008.

Allora, senza starci a girare tanto attorno, mi pare che su questa strada ci sia un macigno che si chiama “Agenda Monti”. Sin qui, anche se fuori dal Parlamento, Sel si è sempre schierata contro le politiche recessive di Monti di cui ha sempre denunciato il carattere classista, iniquo ed anche fallimentare e tu sei sempre stato il portavoce di questi orientamenti. Ebbene, ora che il tentativo di Monti registra il suo pieno insuccesso, come fai ad allearti con chi dice di voler continuare in quella politica e di far sua l‘“agenda Monti”? Magari nel programma concordato quella espressione non ci sarà (anche se ho idea che soprattutto l’Udc punterà i piedi a terra perché ci sia esplicitamente), ma cosa cambierebbe? Gli orientamenti sono quelli del taglio indiscriminato della spesa sociale, della pressione fiscale fuori misura e di zero risorse alla crescita. Ovviamente Bersani e Casini si sbracceranno a dire che “occorre coniugare i tagli con la crescita, spolvereranno quella sciocchezza senza pari che è “l’austerità espansiva” (che non significa nulla), ma la sostanza è molto semplice: con tagli alla spesa pubblica e con più tasse la crescita non si fa. Non si è mai fatta.

Ti conosco da oltre 30 anni e so che (anche se la politica economica e finanziaria non è esattamente il tuo tema preferito) non sei di cultura neo liberista, non lo sei mai stato e non credo lo sarai mai a meno di una capriola da doppio salto mortale (e mi sa che non abbiamo più l’età per queste acrobazie, anche se tu sei più giovane di me e porti meglio gli anni). Allora, ci spieghi che ci fai in una coalizione che del neo-liberismo non mette in dubbio neanche il trattino?

Dici di volerti candidare alle primarie, probabilmente per far pesare un tuo successo e sulla base di questo forzare a sinistra il programma della coalizione. Certamente nelle primarie ci sarà il “valore aggiunto” del tuo prestigio personale, senz’altro più vasto dei consensi di Sel, ma sei sicuro che le primarie ci saranno e saranno di coalizione? Già, perché noi non sappiamo con quale sistema elettorale andremo a votare e, se dovesse passare il premio al singolo partito di maggioranza relativa, le coalizioni non ci sarebbero come dato formalizzato, ma solo come intesa politica. A quel punto, però, non si capisce perché tu non ti tenga le mani libere andando alle elezioni da solo, decidendo di scegliere dopo, quando si faranno le alleanze parlamentari. Poi c’è un altro problema: ma sei sicuro che l’Udc (che, peraltro, non so se anche tu definiresti “progressista” ed, in caso affermativo mi farebbe piacere che mi spiegassi in che lo è) non ponga come condizione di NON fare le primarie o, al massimo di farle di partito e non di coalizione? E non credi che anche la destra Pd chiederebbe una consultazione di partito? Ma ammettiamo che le primarie ci siano e non di partito: in che condizioni affronteresti questa consultazione? Sei sicuro che gli elettori e gli iscritti di Sel ti seguirebbero compatti? Sei sicuro di non perderti un sostanzioso pezzo per strada? Come sai non sono di Sel, ma ho troppa stima dei compagni di Sel per pensare che si facciano portare in giro così docilmente. Mi pare che i tempi del “Contrordine compagni!” siano definitivamente passati. E con la Fiom come la mettiamo, dopo che il Pd ha fatto passare le “riforme” della Fornero?

Peraltro tu affronteresti quella competizione in condizioni di assoluta marginalità politica, perché il sottinteso sarebbe che tu non possa vincere in nessun caso. Già, perché è ovvio che, se l’Udc può anche acconciarsi ad accettare Sel come alleata, sarebbe un po’ troppo farglielo fare con te come candidato Premier (riconosciamolo!). Dunque, programmaticamente tu andresti a fare il cespuglietto e la copertura a sinistra di una coalizione che di sinistra non avrebbe proprio niente.

Ti ricordo che la stessa mossa la fece Bertinotti nel 2006 e non andò mica tanto bene. A proposito di Fausto: leggo qua e là che stia incoraggiandoti a scegliere l’alleanza con il Pd. Non so quanto sia vero, spero di no. Ho ancora nelle orecchie la sua voce nel salone della Camera del Lavoro di Milano, a novembre scorso, quando sbertucciava il povero Gennaro Migliore che proponeva l’alleanza con il Pd, dicendogli che lui voleva “entrare nel recinto”, quando invece bisognava spezzare la staccionata. Fausto: benedetto uomo! Se si decidesse a stare fermo otto mesi di seguito e farci capire cosa vuole dalla vita, noi saremmo tanto più contenti!

Ma torniamo a noi ed arriviamo alla campagna elettorale: mi sai dire come gestirai i temi di rottura con la Chiesa (fecondazione assistita, unioni civili, finanziamento alle scuole confessionali ecc.) con alleati come Casini, Renzi e Fioroni? Per non dire dei temi di politica economica, della partecipazione alle missioni internazionali, la Tav… ogni passo una caduta!

Siccome, però, siamo scatenatamente ottimisti, diciamo che tutto questo non conta e che alla fine la coalizione Pd-Sel-Udc vincerà clamorosamente le elezioni e per governare. Il primo problema sarà l’elezione del Presidente della Repubblica. Ammettiamo che spunti una candidatura Monti, tu che fai, lo voti? E se il Pd lo vota e tu no, bell’inizio di coalizione di governo! Poi si fa il governo, e lì non stiamo nemmeno a dire di quale via crucis si aprirebbe. Sei sicuro di non preparare un bis del 2008? Nichi, in che pasticcio ti stai andando a cacciare? Pensaci bene. Con l’amicizia di sempre, tuo Aldo Giannuli
aldogiannuli.it

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