Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
Visualizzazione post con etichetta fascismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fascismo. Mostra tutti i post

lunedì 4 febbraio 2013

Oltre le ideologie il fascismo light

- senzasoste -
L’apertura, con conseguenti capriole dialettiche, di Beppe Grillo a Casa Pound, le dichiarazioni di Berlusconi su Mussolini e le leggi razziali, le critiche di Monti all’inadeguatezza odierna destra e sinistra. Cosa hanno in comune? L’affermazione del superamento di destra e sinistra, visti come schemi culturali inadatti alla concretezza di oggi.
sinistra_destraLe ideologie sono viste come qualcosa di assimilabile al fideismo presente nelle guerre di religione nel momento in cui nasce il mondo moderno. Lo schema del superamento di destra e sinistra, che si vuole come novità da molti lustri, non si tenta ovviamente di applicarlo solo in politica. Al contrario, ha continui tentativi di applicazione nel mondo economico e dei diritti. Basti ricordare, per fermarsi alla cronaca, che Marchionne ha affermato che in un mondo in cui sarebbero cadute le ideologie la rigida materialità dei diritti dei salariati è impossibile. Stesso rimando, elogio della concretezza nel momento in cui i diritti sostanziali vengono classificati come fenomeno ideologico ed inerogabile, lo troviamo in tutti i teorici dello smantellamento del welfare. La retorica della fine delle ideologie, l’al di là di destra e sinistra, nel momento i cui assimila le culture politiche ad una fede senza riscontro reale mostra quindi la sua base materiale. Da ritrovarsi nella compressione dei diritti, nella riduzione del salario e nella eliminazione delle tutele collettive.
Eppure la retorica della fine delle ideologie e quella dell’essere al di là di destra e sinistra sono fenomeni che si intrecciano in modo diverso anche se oggi sono visti come saldati. Bisogna infatti ricordare come non è possibile parlare di fine delle ideologie senza un riferimento diretto a Daniel Bell. Teorico americano della tecnocrazia e del pragmatismo che coniò direttamente l’espressione a metà anni ’50 per ripetersi in un testo tutto dedicato alla fine delle ideologie. Le tesi di Bell avevano un esplicito avversario: la possibilità dell’instaurazione di qualsiasi forma di socialismo negli Usa. Ma Bell non era il classico maccartista tutto isteria e repressione. Al contrario le tesi di Bell registravano il raggiunto benessere materiale di buona parte della società Usa di allora. A questo livello di benessere, argomentava Bell, ideologia e socialismo non fanno più presa nella società americana. Al di là di una serie di passaggi la fine delle ideologie di Bell è una teoria politica, ed una antropologia, della società spoliticizzata del consumo dove il potere di indirizzo complessivo è nelle élite. Insomma la fine delle ideologie è una retorica contro la sinistra e i movimenti socialisti americani visti sostanzialmente come inutili in una società del benessere. Differente è la questione del superamento della dicotomia destra sinistra, comunque contenuto in Bell, che ha un’origine di gran lunga precedente e distintamente di destra. Per farla breve. Basti ricordare una figura come Ernst Niekisch, uno degli esponenti di punta del nazionalboscevismo tedesco degli anni ’20, che mescolava antisemitismo, bolscevismo e nazionalismo fino a vagheggiare una opposizione di destra ad Hitler negli anni ’30. O i tentativi di confusione, simbolica e nelle parole d’ordine, tra destra e sinistra operati dal fascismo sin dalla sua nascita.
Fine delle ideologie e della dicotomia destra-sinistra hanno quindi una robusta tradizione teorica (appena intuibile in queste poche righe), niente affatto nuova come si vede, nel momento in cui dalla chiacchiera, e dalla dimensione mediale, passano alla fase più compiutamente analitica. Dalla dimensione mediale a quella teorica c’è quindi un tratto comune: queste teorie del “superamento” servono per mettere all’angolo la sinistra oppure la rivendicazione di diritti concreti e legati al reddito. Nella comunicazione politica la teoria più efficace, quella del catch-all-party, del partito capace di prendere voti da destra e da sinistra è della metà degli anni ’60, per l’esattezza di Otto Kirchheimer che è stato esplicitamente lettore di Bell. E, semplificando, se Bell è stato un’autore, nella polemica con Mills, in grado di celare di nuovo la natura violenta e gerarchica del potere delle élite, Kirchheimer di tutto questo ha fatto una tecnologia politica di tipo mediale. In grado di svuotare le sinistre attirando, sui partiti istituzionali, consensi da destra e da sinistra.
La grossa differenza, oltre alla morfologia sociale e mediale, tra l’epoca della nascita della retorica della fine delle ideologie, e della tecnologia politica del catch-all-party, e la nostra sta nella differente prognosi sulla società. Mentre all’inizio degli anni ’60 potevano essere giustificabili teorie politiche del “benessere”, così come negli anni ’80 è avvenuto per la fine delle narrazioni, oggi il superamento delle ideologie e della dicotomia destra-sinistra è tutto giocato nel discorso della crisi. Il tutto, e questo è il tratto comune, in una società sostanzialmente spoliticizzata in grado di pensare per interessi frammentato. Ma i tratti di fascismo nascosti in queste argomentazioni del superamento, fin dagli anni ’20 e quindi da un’epoca di grave crisi, in qualche maniera riemergono nelle retoriche di oggi. Della necessità di ripescare subculture di destra, nel contesto del superamento delle ideologie, se ne è quindi accorto Berlusconi, dopo una più che probabile analisi dei sondaggi e dei focus-group, ripescando Mussolini appena tre anni dopo la prima celebrazione, da presidente del consiglio, del 25 aprile. In tutti queste (molto) diverse retoriche dell superamento destra-sinistra (da Monti a Grillo, da Berlusconi a Marchionne) emerge quindi la possibilità della formazione di una differente ideologia light del fascismo. Formazione che non riguarda solo la sua rielaborazione, in termini sia postmoderni che di antica fattura (ci si riferisce al “Mussolini bene fino alle leggi razziali”), ma proprio lo spessore delle cultura politica istituzionale italiana. Per fascismo light intendiamo un forte autoritarismo, capace di sospendere libertà essenziali, liberato da aspetti militari, di intolleranza spettacolare tipico del fascismo anni ’20. Un forte autoritarismo nel quale però è presente il richiamo ossessivo alla necessità della decisione, tratto della cultura di destra che ha sfondato presto anche a sinistra, del trasferimento del consenso generale ad una precisa leadership per la rottura di assetti sociali consolidati (rappresentati, spesso caricaturalmente, come corporazioni). Un autoritarismo che, nel momento in cui riceve consenso alla propria struttura verticale, non esita ad usare la forza nei confronti degli strati sociali verso il quale ha puntato il proprio mirino. Si tratta di fascismo light anche per un altro motivo: produce forte, anche drammatico autoritarismo non entro strutture corporative e antidemocratiche per costituzione ma attraverso dispositivi di deliberazione democratica e tramite le elezioni. Si dirà, il centrosinistra? Non usa totalmente le retoriche del superamento ma ne è prigioniero grazie ad un presupposto importante già presente nelle analisi di Bell. Quello che vuole la politica schiacciata sull’immediato presente, tecnocratica, legata ad élite come presupposto della fine delle ideologie. Per cui la differenza tra centrodestra e centrosinistra, e formazioni varie, oggi si da tutto sul piano, costitutivamente contro sinistra e movimenti, della fine delle ideologie. Quello delle retoriche del ripescaggio della destra in forma di fascismo light, o di corporativismo light alla Marchionne e di nuovo autoritarismo liberista alla Monti, e quelle del pragmatismo, del “fare” del centrosinistra. Si tratta di un polo politico che, a parte qualche pallida eccezione, ha persino abbandonato la dicotomia destra-sinistra così come era stata formulata dal moderato Norberto Bobbio all’alba del berlusconismo. Bobbio definiva “di sinistra” la capacità di mantenere l’ideale regolativo, non la sostanza ma le retoriche e la forma giuridica quindi, dell’eguaglianza. In questa forma, lungo tutti gli anni ’90, Bobbio fu adottato dal centrosinistra. Salvo essere abbandonato, nella decade successiva, a favore di retoriche, provenienti dall’impianto teorico di Rawls, sull’equità. Che altro non è che un dispositivo di giustificazione etica dell’ineguaglianza su basi pragmatiche e contingenti.
Siamo quindi di fronte a schieramenti, complessivamente in declino se si confrontano i risultati elettorali degli ultimi anni con i sondaggi di oggi, dove lo scontro è tra la riproposizione di un fascismo light e quella di una diseguaglianza, detta equità, tutta interna a dispositivi fiscali, di revisione dei contratti di lavoro e finanziari. Con in mezzo tutta una serie di formazioni politiche, come Grillo, che rielaborano i movimenti come apertura a destra e a sinistra in nome del superamento delle ideologie oppure che rivedono, al rialzo, il pragmatismo dell’equità, come nella lista Ingroia, secondo un dispositivo teorico e comunicativo sostanzialmente eticista (di qui la scelta di candidare un magistrato).
Una cosa appare sicura: di fronte ad una crisi che non cesserà a breve, basta vedere le previsioni Fmi, che rischia di abbattersi ulteriormente su lavoro e salari (come ammette lo stesso Pd che vuol governare il fenomeno con una nuova concertazione) lo scenario politico istituzionale è costituito da culture e pratiche politiche che, salvo anomalie, coralmente e sostanzialmente negano l’eguaglianza e l’universalità dei diritti materiali. Questo è il significato della fine odierna delle ideologie comunque, come si nota, ben diversa dalla formulazione originaria di Bell seppur esplicitamente antisocialista. Questo è l’oggi, con l’ombra di un fascismo light che spunta dietro l’angolo.
per Senza Soste, nique la police
28 gennaio 2013

lunedì 28 gennaio 2013

Credere, distruggere

    
Credere, distruggere

Pubblicato il 28 gen 2013 - rifondazione -

di Alberto Burgio -
Un problema con il quale parte della storiografia sul nazismo si cimenta da anni è la partecipazione di vasti settori di popolazione alla violenza criminale scatenata dal regime. Come spiegarsi che milioni di donne e di uomini «civili» non soltanto acconsentirono alla persecuzione in massa di inermi, ma la sostennero e contribuirono a metterla in atto? Come comprendere la stabile coesistenza di forme di vita criminali con codici culturali e morali tradizionali? In un certo senso, a ordinare il discorso storiografico è dunque ancora l’intuizione che Hannah Arendt ebbe, giusto mezzo secolo addietro, durante il processo ad Adolf Eichmann: i carnefici non erano mostri, destinati per natura all’orrore, bensì, almeno in origine, persone del tutto normali. Il che, lungi dal fornire loro attenuanti (come temevano i critici di Arendt), apre il campo a interrogativi assillanti.
Perché «uomini comuni» possono trasformarsi in spietati assassini? Che cosa deve avvenire nella mente di un individuo perché egli possa rendersi disponibile a compiere consapevolmente e sistematicamente violenze efferate, senza nemmeno riconoscere la mostruosità dei propri atti? Questo insieme di questioni – intorno alle quali viene da tempo costituendosi un complesso paradigma storiografico – è alla base dell’ultima ricerca di Christian Ingrao, direttore dell’Institut d’Histoire du Temps Présent di Parigi, già autore (nel 2006) di uno studio sulla «brigata Dirlewanger» (Les chasseurs noirs), una tra le più famigerate divisioni delle SS attive nella repressione della resistenza sul fronte orientale.
Il libro offre un ritratto dell’intellettualità tedesca che scelse di entrare nel Servizio di sicurezza delle SS. L’analisi prende in esame la vicenda di ottanta intellettuali «umanisti» (filosofi, economisti, storici, geografi e giuristi) che contribuirono alla fondazione ideologica del regime, alla nazificazione dei saperi fino ai parossismi della guerra genocidiaria. Muove dalla loro infanzia (durante la Grande guerra) per poi accompagnarli nella fase di piena adesione al Terzo Reich, scandita tra produzione teorica e (dopo il ’41) partecipazione attiva alla guerra. La narrazione ricostruisce anche la reazione alla disfatta, fino al momento postbellico con la transizione giudiziaria alla democrazia (e nello specifico ci si sofferma sulle strategie di negazione, depistaggio, giustificazione poste in essere al processo di Norimberga).
Si tratta, in una parola, della biografia di un importante settore della generazione che si incaricò di dare esecuzione al progetto hitleriano. Ma l’idea di scandagliare la genesi di personalità criminali non si traduce in una interpretazione deterministica. Il prima aiuta a spiegare il dopo, non lo determina: nel mezzo, si verificano salti di qualità (nella fattispecie, la costruzione dell’ideologia razzista, alla quale proprio gli intellettuali delle SS diedero un importante contributo) e si compiono scelte (tanto più consapevoli nel caso di personale altamente qualificato).
Cruciale è, a giudizio di Ingrao, la condizione della Germania durante la Grande guerra, che costò al paese oltre due milioni di morti e regalò a tanti tedeschi una visione funerea dell’esistenza, mista a una inestinguibile sete di vendetta. Finita la prima guerra se ne attese una seconda, come ordalia e transizione a una nuova era. Su questo sfondo di senso si avviò anche la mobilitazione dei bambini (e, tra questi, di quanti erano destinati a divenire i futuri intellettuali SS). «Il nazismo offriva a quanti vi aderivano il sentimento che il corso delle cose fosse quello della salvezza collettiva attraverso l’avvento dell’impero»: una fede come promessa, come sentimento «che attinge insieme all’ineffabile e alla certezza, mobilitando anime e corpi nell’attesa di un’utopia di fusione razziale».
Da qui l’idea di partecipare a una «comunità di destino», cementata dall’unità genetica e biologica e, perciò stesso, dalla distruzione del nemico e dell’estraneo, che gli intellettuali delle SS contribuirono a individuare e a perseguitare. Dapprima fornendo argomenti al discorso nazista (attraverso sondaggi, agenzie, bollettini di informazione, misurazione e valutazione delle reazioni della società tedesca alle politiche del regime), in un secondo momento «scendendo in campo» nelle file delle Einsatzgruppen incaricate della mattanza di quei «parassiti» che già avevano, in piena «scienza e coscienza», provveduto a definire.
Christian Ingrao
Credere, distruggere. Gli intellettuali delle SS
Einaudi (2012), pp. 405
€ 34

mercoledì 24 ottobre 2012

BACK FROM THE SEWERS
Rome worried about fascism revival in universities
 
 

giovedì 2 agosto 2012


LICIO GELLI
grey eminence of the italian masonry suggested that the Bologna bombing massacre
(2 august 1980,85 dead),
was due to a cigarette stub.

venerdì 18 maggio 2012


KIPPAH & FEZ
Roma mayor (of notorious simpaty for fascism) offers honorary citizenship to israeli soldier Shalit

lunedì 23 aprile 2012


Un manifesto fascista di Storace contro il governo Monti con la foto di una manifestazione … di sinistra … in Grecia con il cartello:
ΑΠΟΨΕ ΠΕΘΑΙΝΕΙ Ο ΦΑΣΙΣΜΟΣ: “stasera muore il fascismo” !! :-)

domenica 11 marzo 2012

Dall'Impero al fascismo globale

di Johan Galtung - www.serenoregis.org -
In The Fall of the US Empire-And Then What?* [La caduta dell’Impero USA – e poi?] un sottotitolo è: Fascismo USA o Fioritura USA?

Di fioritura sembra non essercene, con il Dow Jones che supera il limite 13.000, l’economia reale ancora per lo più malandata, i candidati Repubblicani che abbracciano il sistema economico che ha prodotto la crisi, e Obama che si rigioca il trucco retorico progressista che lo ha portato al potere nel 2008. Alla scadenza del medio termine nel 2010 si è svelato il bluff, con una slavina [elettorale, ndt]. Il movimento Occupare Wall Street (OWS) è alle sue prime tre fasi, consapevolezza-formazione, mobilitazione e qualche confronto; ma non ancora nell’effettiva lotta con una massiccia pratica nonviolenta di alternative.

Fascismo? Ce n’è una varietà nazionale e una globale, essendo questa seconda la politica estera di Obama, con elementi nazionali. Uno è il massiccio spionaggio dello stesso popolo USA; un altro è la legge annuale di Autorizzazione per la Difesa Nazionale, in cui all‘ultimo San Silvestro, “ben dissimulata, è stata ratificata con statuto legale l’esposizione dei cittadini USA ad arresto arbitrario senza susseguente beneficio d’assistenza legale, e a eventuale tortura e incarcerazione… Addio, habeas corpus”, scrive Alexander Cockburn in “L’uomo che sparò all’habeas corpus”, The Nation – 23 gennaio 2012. Un pilastro dello stato di diritto.

Uno iato fra discorso e azione è marchio distintivo di Obama. Una chiave al suo fascismo globale: invece di riconoscere i torti della politica estera USA, nasconde le sue uccisioni extra-giudiziarie mediante droni e JSOC (Joint Special Operations Command, Comando congiunto per operazioni speciali) in, forse, 120 paesi. Sotto copertura, CIA, meno nascoste, Pentagono; con scarso controllo parlamentare.

Che cos’è successo in quanto alla caduta dell’Impero USA?

Sta cadendo. Un impero utilizza élite locali per convogliare valore dalla periferia al centro. Tali élite sono ora malferme in molti luoghi come l’America Latina, spaventate in Africa, dubbiose in Europa-Asia, in azione contro gli USA in Cina-Russia. Il fascismo globale li aggira.

domenica 4 marzo 2012

usa-2012. Paul. Il paese sta scivolando in un sistema fascista.

- lapresse -
Kansas City (Missouri, Usa), 19 feb. (LaPresse/AP)
Gli Stati Uniti stanno "scivolando in un sistema fascista" in cui c'è una combinazione di "governo, grandi aziende, potere autoritario e soppressione dei diritti individuali di ogni cittadino americano". Lo ha detto il candidato alla nomination repubblicana per la corsa alla Casa Bianca Ron Paul, durante un comizio che si è tenuto nel memoriale della prima guerra mondiale a Kansas City, in Missouri. L'evento organizzato da Paul ha oscurato la conferenza annuale Gop dello Stato del Missouri e l'analoga convention in Kansas, che si stavano tenendo poco lontano con banchetti e bancarelle per il cibo allestiti per le strade. Molti simpatizzanti del partito dell'elefante, infatti, hanno disertato gli eventi organizzati da tempo per ascoltare il comizio di Paul. "Siamo scivolati via da una vera repubblica", ha aggiunto l'aspirante inquilino della Casa Bianca, che ha detto ai giornalisti di non essere al corrente del fatto che il suo intervento coincidesse con le altre due manifestazioni repubblicane.

lunedì 6 febbraio 2012

Θέσεις για το σύγχρονο «κράτος έκτακτης ανάγκης»

Δημήτρης Μπελαντής rednotebook
Η συλλογιστική σύμφωνα με την οποία η «τρόικα» και τα συμφέροντα των τραπεζών θα έπρεπε να καθορίζουν την πολιτική γραμμή όλων των κομμάτων, είναι μια γραμμή πολιτικά ολοκληρωτική και θυμίζει έντονα την γραμμή του εκφασισμού στην Γερμανία του τέλους του ’20 και των αρχών του ’30

* Το σύγχρονο «Κράτος Έκτακτης Ανάγκης» αποτελεί μια οξυμένη μορφή της μεταδημοκρατικής-νεοφιλελεύθερης μορφής κράτους (Κόλιν Κράουτς, 2006) ως ειδικότερης εκδήλωσης του μονοπωλιακού αστικού κράτους. Ήδη στην μεταδημοκρατική μορφή κράτους (από το 1980 μέχρι και σήμερα), παύουν να διακρίνονται τα προγράμματα των αστικών κομμάτων εξουσίας ως καθαρές εναλλακτικές των μορφών ενσωμάτωσης των λαϊκών και μικροαστικών στρωμάτων στον αστικό συνασπισμό εξουσίας - με την έννοια ενός πιο νεοφιλελεύθερου πόλου από τη μια, και ενός πιο φιλοκοινωνικού-σοσιαλδημοκρατικού πόλου από την άλλη. Πρόκειται πλέον για μια μεταηγεμονική μορφή. Στην μεταδημοκρατική μορφή κράτους παύει, επίσης, να λειτουργεί η ηγεμονία μέσα από την παραχώρηση «δικαιωμάτων» και ικανοποίηση άμεσων συμφερόντων των λαϊκών τάξεων. Η μεταδημοκρατική μορφή αρχίζει στις αρχές της δεκαετίας 1980 (στην Ελλάδα μετά το 1989). Παύουν, λοιπόν, να υφίστανται κλασικές προγραμματικές διαφορές των κομμάτων εξουσίας, σε αντίθεση με ό,τι συνέβαινε στην κλασική κεϋνσιανή-φορντιστική περίοδο.

Blog curato da ...

Blog curato da ...
Mob. 0039 3248181172 - adakilismanis@gmail.com - akilis@otenet.gr
free counters