
La Corte europea per i diritti umani, in data 2 aprile 2013, ha emesso una sentenza con cui sancisce che il numero chiuso che regola l’accesso in Italia a determinate facoltà universitarie non viola il diritto allo studio.
Otto studenti italiani erano ricorsi alla Corte di Strasburgo perché non avevano superato i test di accesso.
I test di accesso sono legati al numero chiuso delle iscrizioni e, checché ne dica l’Unione Europea, vanificano il principio del diritto allo studio per tutte/i, perché è evidente che non tengono conto del vantaggio che alcuni studenti/e hanno per via dell’estrazione sociale che poi significa anche diversa base culturale.
Di fatto viene meno da una parte il ruolo dell’Università come occasione di socializzazione dei saperi, dall’altro quello di promozione sociale.
Anni di lotte e di conquiste vengono annullati, si ritorna allo spirito degli anni ’60 quando, in quinta elementare, si doveva fare l’esame di Stato, passaggio obbligato per accedere alle Medie, dove si verificava un’ulteriore selezione di classe. Il ragazzo/a, sicuramente non per interessi personali, era costretto/a a scegliere fra le Medie vere e proprie e il così detto “Avviamento” che preludeva al lavoro… E le scuole di allora ribadivano la collocazione di classe anche nella struttura architettonica: molte erano impostate in modo da avere una triplice entrata, una riservata al personale, una ai ragazzi/e che facevano le medie, la terza per chi faceva l’avviamento.
E, come denunciò a suo tempo, Don Milani, si era bocciati/e anche in prima elementare.
Anche allora i ragazzi e le ragazze che sostenevano e superavano l’esame di Stato di quinta elementare erano il frutto di una selezione di classe nel senso compiuto del termine perché ne venivano tagliati fuori quelli/e più poveri/e dal punto di vista economico. Il che coincideva sempre con la connessa povertà culturale.
Un’altra strozzatura era costituita dall’esame di terza media. Anche qui la collocazione sociale coincideva con quella culturale e con le relative scelte scolastiche successive.
Alcuni/e approdavano ai Licei, la stragrande maggioranza faceva le scuole professionali.
Le scuole professionali non permettevano l’accesso a nessuna facoltà universitaria.
Ma è necessario fare un distinguo anche per i Licei, non a caso ne abbiamo parlato al plurale, perché esisteva quello scientifico e quello classico e solo quest’ultimo permetteva l’iscrizione a tutte le facoltà. Lo scientifico solo ad alcune.