Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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giovedì 20 settembre 2012

Occupy creativa sfida Wall Street, 160 arresti e caccia al giornalista

Fonte: il manifesto | Autore: Marina Catucci
       
NEW YORK. «This is how demoracy look like»: questo è ciò a cui assomiglia una democrazia. Così recita uno degli slogan più conosciuti di Occupy Wall Street ed è ciò che gli occupiers cercano di mettere in pratica quando scendono in piazza. Durante la tre giorni di festeggiamenti per il primo compleanno del movimento ci sono stati molti esempi di contestazione creativa, non un unico corteo che sarebbe stato immediatamente circondato e disperso dalla polizia ma tante azioni dirette, tanti flash mob, in giro per tutta la zona di Downtown Manhattan impedendo lo svolgimento regolare della giornata e mostrando a tutto il mondo come una protesta pacifica e non violenta venga comunque percepita come pericolosa.

Questo è meno mediatico, non si vedono 50.000 persone sfilare e delude l'obiettivo delle telecamere delle televisioni main stream ma è l'esempio di un movimento che ha il proprio punto di forza nell'uso creativo dell'intelligenza. A questo si riferiva anche Jello Biafra, che ha partecipato al compleanno di Occupy, rispondendo ad una domanda riguardante la scelta non violenta del movimento
«Ero a Seattle nel '99, è bastato un assalto ad uno starbucks per dare ai media l'opportunità di denigrare una marcia pacifica di migliaia di persone ed alla polizia la scusa per usare lacrimogeni e fare arresti indiscriminati. Bisogna fare molta attenzione. Ciò che il movimento black bloc ha fatto, nel passato aveva un senso, ma poi abbiamo visto cosa è successo a Genova; alla polizia è bastato mettersi un passamontagna e fomentare gruppi di persone a compiere atti illegali per i quali poi sono stati arrestati. Ci sono stati casi simili in Texas ed in Ohio, e degli occupiers sono stati arrestati per attività terroristiche. Si fomenta un movimento per farlo diventare violento e poi lo si reprime. Questo si chiama intrappolarlo. Bisogna essere furbi e questo vuol dire che se anche ci piace il rumore dei vetri che si rompono è necessario essere non violenti».

E non violenta è stata la giornata di lunedì, almeno nelle intenzioni degli Occupiers. La giornata doveva cominciare impedendo a Wall Street di aprire le transazioni, questo ha portato a chiudere ogni accesso allo Stock Exchange, multiple file di transenne, polizia a cavallo, posti di blocco ad ogni angolo, e di fatto questo, più che le azioni di Occupy, ha reso difficile lo svolgersi normale della giornata lavorativa. Gli occupiers vestiti elegantemente, mimetizzati da broker della finanza, si recavano ai posti di blocco per passare e alla richiesta di un documento che provasse la loro residenza in quell'area o il loro impiego nella zona di Wall Street, rispondevano cercando a lungo nelle tasche, nella borsa, perdendo tempo, creando file lunghissime dietro di loro.
Questo ha innervosito la polizia più di qualsiasi vetrina rotta ed il risultato sono stati centinaia di fermi e 160 arresti, diversi giornalisti tra cui il giornalista economico Mark Provost, l'illustratore Molly Crabapple ed il radiofonico John Knefel. Le motivazioni per cui i giornalisti vengono arrestati non sono mai chiare, ciò che è chiaro è che sono un target della Nypd.
Sono proprio i giornalisti indipendenti e più di tutto i citizen journalist ad essere nel mirino e sono gli stessi soggetti che hanno collaborato a rendere visibile Ows. Ogni volta che i media mainstrean dichiarano il movimento morto, marginale, ci sono almeno 10 livestreamer a mostrare una piazza viva e produttiva.

Comprendere Occupy richiede uno sforzo, non è simile ai movimenti precedenti, è caratterizzato dall'internazionalismo, da competenze tecniche superiori a quelle della loro controparte, da ideologia e dalla sua prassi pragmatica. Quando sembra silente in realtà è quando sta lavorando con più forza, costruendo alternative al sistema in cui abitiamo nel mondo occidentale. Richiede uno sforzo farsene un'idea e non usare chiavi di lettura preconfezionate, richiede uno sforzo credere che il famoso mondo diverso possibile possa essere realizzato e c'è gente che lo fa quotidianamente; ogni tanto va in piazza e si mostra ai media ma non è quella la parte più importante del suo lavoro, come spesso accade la parte più importante è quella invisibile.

domenica 16 settembre 2012

Occupy Wall Street


Autore: MARINA CATUCCI
        Pubblichiamo la corrispondenza da New York comparsa sul Manifesto in cui vengono spiegate per filo e per segno tutte le iniziative in programma per l'anniversario di OWS. A volte il Manifesto ci fa incazzare ma oggi è da 10 e lode: Occupy Wall Street, intervista a Angela Davis, ricordo di Roberto Roversi, Robecchi che sbertuccia Bonanni, ...
 
Domani, il 17 settembre, sarà il primo compleanno di Occupy Wall Street, il movimento non violento di azione democratica diretta, nato a New York da un'idea di Adbusters e in pochi mesi entrato nell'immaginario collettivo. I preparativi sono cominciati mesi fa e gli ultimi giorni hanno visto un'attività febbrile per organizzare tre giornate di training, festeggiamenti e azioni dirette il cui culmine sarà impedire domani l'apertura della Borsa di New York.
I tre giorni sono stati divisi in «Education» (sabato), «Celebration» (domenica) e «Resistance» (lunedì). La parte riservata all'«Education» è sia fisica che teorica, così come si era visto in primavera durante lo spring traning di preparazione alla manifestazione del primo maggio. Sono corsi su come manifestare in modo non violento e sicuro, come agire durante un flash mob, un'azione diretta, un corteo, come comunicare in caso si venga dispersi, in caso di sgombero della piazza, in caso di arresto. Come comportarsi per non essere arrestati e cosa fare in caso di arresto. Viene spiegato che il numero di telefono dell'assistenza legale va scritto sul braccio in modo da non perderlo, agli attivisti si consiglia di avere un cellulare usa e getta e non il proprio, così da ridurre le informazioni in mano alla polizia in caso di arresto.
Domenica si celebra con il concerto della Guitarmy, l'esercito di chitarristi guidati da Tom Morello, ex chitarrista dei Rage Against The Machine e Jello Biafra cantante dei Death Kennedy, entrambi attivi nel movimento di Occupy che con questo concerto intendono scaldare gli animi e portare quanta più gente possibile a partecipare alla «Resistance» di domani.
Il programma di resistenza è vasto e ambizioso, l'azione di Occupy comincerà la mattina all'alba alle 6, con una critical mass nella zona di Downtown Manhattan. Alle 7 il concentramento sarà a Wall street per impedire l'inizio delle transazioni alla Borsa di New York. In contemporanea alle azioni intorno allo Stock Exchange, sono previste decine di altre iniziative disseminate per New York, con il duplice intento di coinvolgere più parti della cittadinanza ma anche e soprattutto per impegnare la polizia su più fronti. L'organizzazione del blocco di Wall street non è mai stata segreta bensì un progetto pubblicizzato e diffuso da Occupy stessa, è quindi scontata una massiccia presenza di forze dell'ordine, già da mesi la zona intorno la Borsa è transennata e militarizzata. C'è però un precedente andato a buon fine, la manifestazione del primo maggio, quando erano stati organizzati 99 picchetti in altrettanti luoghi sparsi per la città e una decina di cortei che sono tutti confluiti in un'unica grande manifestazione, con un numero limitato di arresti. Certo questa volta Occupy ha alzato il tiro, anche se solo riuscirà a ritardare l'apertura della Borsa, il capitalismo finanziario ne risentirà.
Tra le iniziative per frammentare la polizia, sono previste una manifestazione anarchica, la celebrazione del sorgere del sole condotta dal "reverendo" Billy che, con la Church of Life After Shopping, porta per le strade performance politiche ed azioni dirette con messaggi anticonsumisti, contro le grosse corporation e in difesa dell'ambiente e della libertà d'espressione.
A Zuccotti park a mezzogiorno si riuniscono i sindacati per un incontro con gli studenti su diritto e sicurezza sul lavoro, tema caldo in questi giorni in cui a Chicago, per la prima volta dopo 25 anni, gli insegnati sono entrati in sciopero per chiedere maggiori tutele.
Ci saranno assemblee pubbliche per i diritti delle donne, il diritto all'istruzione, il diritto alla casa ed alla sanità; tutte queste iniziative convergeranno alle 6 di pomeriggio a Foley square, la piazza vicina a Wall street dove si affacciano le sedi dei diversi tribunali di New York e la sede della Ins, l'agenzia per la sicurezza nazionale.
Lo scopo è quello di esercitare il primo emendamento, quella libertà di parola che è stata progressivamente mutilata dall'11 settembre 2001 e che Occupy difende strenuamente da un anno. A Foley square si terrà l'assemblea generale per discutere e rendere pubbliche le intenzioni del movimento.
Secondo il portavoce della polizia di New York Paul Brown «il nostro approccio è essenzialmente uguale a quello dello scorso anno: siamo pronti a proteste pacifiche ed effettueremo arresti solo in caso di attivitaà fuori legge». Ma l'Nypd nell'ultimo anno ha effettuato complessivamente 1.852 arresti all'interno del movimento del «99%». Si prevedono difficoltà per i giornalisti a cui sarà reso difficile fotografare, filmare, presenziare agli eventi. Viene consigliato a chi ha un tesserino giornalistico di tenerlo in vista mentre per i citizen journalist il lavoro sarà certamente più complicato dal non essere riconosciuti come parte dei media.
Tutti questi eventi saranno riportati dai livestreamer, che con cellulari attrezzati trasmetteranno in diretta gli avvenimenti tramite internet e dai vari livetweet riuniti dall'hashtag #S17
Molti dei giornali domani titoleranno con il ritorno di Occupy Wall street, la verità è che Occupy non se n'è mai andata, è solo stata sgomberata da una piazza ma, come recitano i cartelli dei manifestanti, «non si può sgomberare un'idea».

lunedì 23 luglio 2012

Occupy Wall Street: Ghosts of Seattle '99 and Nader 2000?


As we gather together in solidarity to express a feeling of mass injustice, we must not lose sight of what brought us together. We write so that all people who feel wronged by the corporate forces of the world can know that we are your allies.
As one people, united, we acknowledge the reality: that the future of the human race requires the cooperation of its members; that our system must protect our rights, and upon corruption of that system, it is up to the individuals to protect their own rights, and those of their neighbors; that a democratic government derives its just power from the people, but corporations do not seek consent to extract wealth from the people and the Earth; and that no true democracy is attainable when the process is determined by economic power. We come to you at a time when corporations, which place profit over people, self-interest over justice, and oppression over equality, run our governments. We have peaceably assembled here, as is our right, to let these facts be known.
They have taken our houses through an illegal foreclosure process, despite not having the original mortgage.
They have taken bailouts from taxpayers with impunity, and continue to give Executives exorbitant bonuses.
They have perpetuated inequality and discrimination in the workplace based on age, the color of one’s skin, sex, gender identity and sexual orientation.
They have poisoned the food supply through negligence, and undermined the farming system through monopolization.
They have profited off of the torture, confinement, and cruel treatment of countless nonhuman animals, and actively hide these practices.
They have continuously sought to strip employees of the right to negotiate for better pay and safer working conditions.
Because agreeing to have someone else lend you money is the same as being snatched from your family, hauled off in chains on a boat where many people die, then forced to work in the hot sun by masters who generally whip and rape you and so on.They have held students hostage with tens of thousands of dollars of debt on education, which is itself a human right.
While we wait for official demands (if they come at all), there have been plenty of suggestions, including by the protesters themselves. A quick survey of the proposals suggests that, as the above excerpt hinted at, the Ralph Nader 2000 campaign and the late-'90s Seattle-style anti-globalization movement are alive and well. First up, at theOccupyWallSt.org website, here's the first six of Lloyd J. Hart's proposed 13 demands:
Wait, I thought Hitler's bankers were the Swiss? SOMEONE HAS BEEN LYING TO ME.Demand one: Restoration of the living wage. This demand can only be met by ending "Freetrade" by re-imposing trade tariffs on all imported goods entering the American market to level the playing field for domestic family farming and domestic manufacturing as most nations that are dumping cheap products onto the American market have radical wage and environmental regulation advantages. Another policy that must be instituted is raise the minimum wage to twenty dollars an hr.
Demand two: Institute a universal single payer healthcare system. To do this all private insurers must be banned from the healthcare market as their only effect on the health of patients is to take money away from doctors, nurses and hospitals preventing them from doing their jobs and hand that money to wall st. investors.
Demand three: Guaranteed living wage income regardless of employment.
Demand four: Free college education.
Demand five: Begin a fast track process to bring the fossil fuel economy to an end while at the same bringing the alternative energy economy up to energy demand.
Demand six: One trillion dollars in infrastructure (Water, Sewer, Rail, Roads and Bridges and Electrical Grid) spending now.
Here's the first four of a more recent OccupyWallSt.org list ofeight proposed congressional demands, by GandhiKingMindset:
How long? Hey you! Who said that? Baby how you been?1. CONGRESS PASS HR 1489 ("RETURN TO PRUDENT BANKING ACT" http://www.govtrack.us/congress/bill.xpd?bill=h112-1489 ). THIS REINSTATES MANY PROVISIONS OF THE GLASS-STEAGALL ACT. [...]
2. USE CONGRESSIONAL AUTHORITY AND OVERSIGHT TO ENSURE APPROPRIATE FEDERAL AGENCIES FULLY INVESTIGATE AND PROSECUTE THE WALL STREET CRIMINALS who clearly broke the law and helped cause the 2008 financial crisis [...]
3. CONGRESS ENACT LEGISLATION TO PROTECT OUR DEMOCRACY BY REVERSING THE EFFECTS OF THE CITIZENS UNITED SUPREME COURT DECISION which essentially said corporations can spend as much as they want on elections. [...]
4. CONGRESS PASS THE BUFFETT RULE ON FAIR TAXATION SO THE RICH AND CORPORATIONS PAY THEIR FAIR SHARE & CLOSE CORPORATE TAX LOOP HOLES AND ENACT A PROHIBITION ON HIDING FUNDS OFF SHORE. No more GE paying zero or negative taxes. Pass the Buffet Rule on fair taxation so the rich pay their fair share. (If we have a really had a good negotiating position and have the place surrounded, we could actually dial up taxes on millionaires, billionaires and corporations even higher...back to what they once were in the 50's and 60's.
More discussion about demands & such here.
Is this an accurate snapshot of what these protests are all about? Don't know, haven't been there. And no piece of writing can ever convey the spirit of dadaist hijinx that always animates such exercises. But the notions above are certainly familiar, mostly in a not-very-inspiring kinda way.

domenica 8 luglio 2012

Capitalismo kamikaze, immaginazione e rivoluzione culturale.

 
120707arton di Damiano Mazzotti - agoravox -
“La rivoluzione che viene” è un’opera che riunisce sei saggi molto originali di David Graeber, uno dei protagonisti del movimento “Occupy Wall Street”.
La tesi principale dell’antropologo americano consiste nel ritenere i pensatori neoliberisti ossessionati dall’idea di dover garantire che “non c’è nessuna alternativa” al capitalismo finanziario. Però i trionfi ideologici neoliberisti portano a ripetute catastrofi economiche e al diffondersi del “capitalismo kamikaze”: “un sistema che non esiterà ad autodistruggersi se ciò sarà necessario per sconfiggere i propri nemici”. Per questo motivo Graeber insiste nell’evidenziare alcuni aspetti centrali della lotta di classe nella società statunitense: “la negazione del diritto di comportarsi bene, di essere nobili, di ricercare valori diversi dal denaro”.
In realtà i principali membri della casta del potere multinazionale hanno compreso che il sistema “basato su un’antica alleanza tra potere militare e potere finanziario, tipica dell’ultimo periodo degli imperi capitalisti” è ancora in piedi quasi per miracolo. Oramai non si preoccupano di salvare l’attuale sistema capitalista-debitalista che è destinato all’implosione più o meno lenta e violenta. La loro strategia principale è diventata quella di eliminare ogni alternativa possibile dalle menti dei cittadini, in modo da essere “gli unici a poter fornire delle soluzioni” al momento della crisi finale.
In molti casi la società civile è riuscita nella difficile impresa di creare una piccola e breve egemonia culturale: ad esempio ha fatto progredire i diritti delle donne, ha arrestato l’espansione delle multinazionali dell’energia nucleare e ha ridotto lo strapotere del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale su molte nazioni. Le caste dirigenti occidentali temono i primi segnali di mobilitazione “e di solito cercano di distrarre l’attenzione con la proclamazione di una qualche guerra”, più o meno sbagliata. In particolare gli Stati Uniti “possono, in qualsiasi momento gli torni utile, decidere di regolare il livello di violenza in un altro continente. Questo si è dimostrato un metodo veramente efficace per disinnescare i movimenti che si occupano di problemi nazionali”.
La violenza è l’unico vero monopolio gestito dai governi e permette di stabilire delle relazioni più schematiche in bianco e nero, e delle pericolose semplificazioni. Per questo motivo “la violenza è spesso l’arma preferita degli stupidi: uno potrebbe quasi dire che sia la carta migliore, dal momento che è quella forma di stupidità alla quale è più difficile dare una risposta intelligente”.
Comunque oggigiorno il problema di molte nazioni è quello del debito pubblico. Le multinazionali si fanno fare leggi per non pagare le tasse. Troppi lavoratori sono stati licenziati o vengono pagati troppo poco e quindi non saranno più in grado di ripagare i debiti legati alla casa e ai consumi. D’altra parte dall’inizio della storia umana “il debito è il mezzo più efficiente mai creato per mantenere relazioni che sono fondamentalmente basate sulla violenza e su disuguaglianze violente, facendole sembrare giuste ed eticamente corrette. Quando il trucco non funziona più, esplode tutto”. Quando i beni diventano troppo costosi e gli interessi sui vari finanziamenti sono troppo pesanti i cittadini crollano a terra come asini massacrati dalla fatica.
Probabilmente non sarà questa gente disperata a trovare gli strumenti e le energie per innescare l’inevitabile rivoluzione culturale. Infatti saranno prevalentemente i giovani diplomati, i laureati disoccupati e precari i protagonisti di una nuova rivoluzione culturale che reinventerà i rapporti tra i cittadini, gli stati e le imprese, attraverso l’individualismo cooperativo. In ultima analisi “l’unico modo in cui si può convincere se stessi ad abbandonare il desiderio di fare del bene al mondo intero è quello di sostituirlo con un desiderio ancora più potente di fare del bene ai propri figli”.
Quindi serve una rivoluzione culturale centrata sulla creazione di oasi nazionali e internazionali dell’immaginazione gestite autonomamente dai giovani e bisogna iniziare a finanziare l’educazione demografica in tutte le scuole pubbliche. Nelle scuole private la cosa non è fondamentale, poiché le famiglie benestanti con figli disoccupati non creano nessuna problematica sociale seria. Alla fine dei conti il controllo delle nascite permetterà di lasciare più tempo e più spazio ai sentimenti altruistici e cosmopoliti e si eviteranno i ricatti lavorativi più miserabili, molti conflitti sociali e molte guerre civili.
Nel 1900 eravamo un miliardo e ora siamo sette miliardi: nessun genio sarebbe oggi in grado di fare il miracolo di dare un posto di lavoro a tutti ma qualsiasi burocrate animato dal buon senso potrebbe garantire un reddito minimo di sopravvivenza a tutti, in molti paesi, evitando gli alti costi sociali di molte immigrazioni che finiranno di saldare i figli disoccupati degli immigrati. Ad esempio la Banca Mondiale potrebbe finanziare direttamente i cittadini attraverso i micro-finanziamenti personalizzati agli studenti e ai disoccupati invece di perseverare nel foraggiare i dittatori e le caste dirigenziali parassitarie di quasi tutti i paesi.
In estrema sintesi la peggiore politica risiede nel monopolio del potere dello Stato e la politica è la “dimensione della vita sociale in cui le cose diventano veramente reali se un numero sufficiente di persone ci crede”. Così “Il rifiuto dei capitalisti di ripensare seppur minimamente ad alcuni dei propri assunti di base sul mondo, potrebbe significare non solo la fine del capitalismo, ma di tutto il resto”. Anche senza l’implosione finanziaria e la terza guerra mondiale termonucleare, questa cecità di classe finirà per certificare la fine del salutare senso di solidarietà tra gli esseri umani.
Nella vita l’importante non è saper anticipare il futuro, ma fare in modo che si realizzi nel modo migliore possibile, prima che sia troppo tardi per evitare eventuali sofferenze. Tra salvare una persona che sta affogando e recuperare il cadavere di un affogato c’è un bel po’ di differenza.

David Graeber è stato allontanato dall’Università di Yale a causa delle sue idee anticonformiste. Ora insegna Antropologia Sociale alla Goldsmiths University di Londra.

giovedì 3 maggio 2012

Primo Maggio nel mondo, soprattutto nel Paese senza confini di Occupy

fabrizio salvatori - controlacrisi -

   “A day without the 99 percent”. Occupy Wall Street è tornata a farsi sentire negli Stati Uniti invitando allo sciopero generale per il primo maggio. La giornata internazionale dei lavoratori, che celebrano il Labor Day a settembre, è una normale giornata di lavoro. Manifestazione e rally si sono avute quindi un tutto il paese, con marce a Washington, proprio nei pressi della Casa Bianca, e a New York, Seattle, Portland ed Oakland. Non sono mancati gli scontri e gli arresti, oltre 35 nella sola New York durante l'intera giornata di proteste per tutta la città. Oltre una 20 gli arresti nelle città della West Coast dove migliaia di persone hanno partecipato ai rally che in alcuni casi sono degenerati in scontri, come a Seattle dove sono state infrante delle vetrine.

“Dobbiamo ricordare alla gente che siamo ancora molto importanti, questo il nostro modo di uscire di nuovo allo scoperto, il risveglio della nostra primavera”, ha detto uno degli animatori di Occupy Wall Street, promettendo quindi la ripresa delle iniziative nelle prossime settimane. Tra le diverse proteste che si sono registrate ieri, lo sciopero degli addetti ai traghetti di San Francisco e degli addetti ai servizi dell'aerporto di Los Angeles. Mentre a New York - la città dove, lo scorso settembre, è nato il movimento con l'occupazione, andata poi avanti per mesi, di Zuccotti Park - il primo appuntamento dei manifestanti è stato di fronte al Grand Central Terminal, con molti dimostranti che brandivano cartelli «Tax the Millionaires», tassiamo i milionari. Poi si sono trasferiti ad Union Square per una marcia verso Wall Street.
Occupy Wall Street è tornata in piazza a New York, ma anche a Londra, Barcellona, Toronto e Atene. E su Twitter si diffondono a macchia d'olio le parole d'ordine del movimento legate a una giornata dal sapore tutto speciale. Per il corteo di New York i nuovi hashtags sono #M1NYC e #NYCGS, nel resto del mondo accamto al tradizionale #OWS, si cinguetta anche #M1GS e #MayDay. Le parole d'ordine sono le stesse del settembre scorso, quando si montarono le prime tende all'interno di Zuccotti Park, a due passi dalla sede della Borsa di New York per contestare lo strapotere della finanza. Occupy lancia da oggi on-line una sorta di mobilitazione popolare non violenta contro lo status quo. “Oggi - si legge in una loro mail - chiediamo a tutti di non comprare nulla, di non andare a scuola, di prendersi un giorno di ferie e inventarsi ogni forma possibile per protestare conto gli abusi degli straricchi e della finanza”.
Proteste e scioperi anche in Grecia dove parecchie decine di migliaia di giovani, lavoratori e pensionati sono scesi in piazza ieri per manifestare in occasione del primo maggio. La principale e più imponente manifestazione della giornata si è tenuta a Aspropyrgos, una località a 35 km da Atene dove sorge una fabbrica siderurgica del gruppo Hellenic Halyvourgia, i cui operai sono in sciopero da diversi mesi per protestare contro i tagli degli stipendi e la diminuzione degli organici. Stando alla polizia, oltre 80 mila militanti del PAME - il Fronte di lotta dei lavoratori espressione del Partito comunista - hanno manifestato provenienti da tutta la Grecia.
Nella capitale invece i cortei sono stati due: uno organizzato dai sindacati maggioritari ha riunito alcune migliaia di persone mentre l'altro, organizzato da gruppi di sinistra e realtà sindacali di base ha sfilato a poca distanza. Cortei analoghi si sono svolti in altre città del paese.
Così come era accaduto lo scorso anno, anche ieri i sindacati dei lavoratori del trasporto marittimo ieri si sono fermati per tutta la giornata, paralizzando i traghetti da e per le isole in tutto il paese. Lo sciopero ha avuto un'adesione totale in particolare al Pireo, il grande porto collegato ad Atene, dove la Federazione Nazionale dei Marittimi, che raggruppa 14 organizzazioni sindacali di base, avevano decino una specifica astensione dal lavoro di quattro ore al mattino.

martedì 1 maggio 2012

La nuova rivoluzione urbana

Data di pubblicazione: 29.04.2012
-->Autore:
Lunga intervista a David Harvey sui temi del suo ultimo libro Città Ribelli, di prossima pubblicazione in Italia. Dalla Comune di Parigi a Occupy Wall Street. Salon, 29 aprile 2012

Titolo originale: Urban revolution is coming – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini
Dalla Parigi del 1871 alla Praga del 1968 al Cairo nel 2011, per finire con le vie di New York, le città sono da lungo tempo il terreno di coltura dei movimenti radicali. Nel corso del tempo le proteste urbane nascono da una infinità di spunti diversi, dalla disoccupazione alla fame, alla privatizzazione alla corruzione. Ma c’entra forse anche la stessa geografia delle città? Una questione particolarmente accesa questa settimana, mentre il movimento Occupy si prepara a una serie di grandi manifestazioni in tante città del paese per il Primo Maggio.

Il geografo e sociologo David Harvey, professore di antropologia al Graduate Center della City University di New York, uno dei venti studiosi in campo umanistico più citati di tutti i tempi, ha passato un’intera vita a studiare il modo in cui si organizzano le città, e poi cosa vi accade. Il suo nuovo libro Rebel Cities: From the Right to the City to the Urban Revolution, esamina in profondità gli effetti delle politiche finanziarie liberiste sulla vita urbana, il paralizzante debito dei ceti medi e a basso reddito d’America, la devastazione dello spazio pubblico per tutti i cittadini operata da uno sviluppo sfuggito al controllo.

A partire dalla domanda: Come organizziamo una città? Harvey esplora l’attuale crisi del credito e le sue radici nella crescita urbana, e come questo processo abbia di fatto reso praticamente impossibile qualunque azione politica nelle città per gli ultimi vent’anni. Harvey si propone come esponente di punta del movimento per il “diritto alla città”, l’idea secondo la quale il cittadino deve poter intervenire sui modi in cui le città crescono e sono strutturate. A partire dalla Comune di Parigi del 1871, quando la cittadinanza rovesciò l’aristocrazia prendendo il potere, Harvey ricostruisce i modi in cui le città si sono riorganizzate, e come potrebbero farlo, per diventare più inclusive e giuste. Abbiamo incontrato Harvey per parlare di Occupy Wall Street, della distruzione operata da Bloomberg nelle trasformazioni di New York City, su come si possa ripensare la città più vicina a come la vorremmo.

Lei parla del “diritto alla città” come di uno slogan vuoto. Cosa intende?

Il diritto alla città può rivendicarlo chiunque. Anche Bloomberg ha diritto alla città. Però ci sono varie fazioni, con diverse capacità di esercitarlo. Quando parlo del diritto di ripensare la città più vicina a come la vorremmo, e a cosa invece abbiamo visto qui a New York City negli ultimi 20-30 anni, si tratta di come la vorrebbero i ricchi. Negli anni ’70 pesava molto la famiglia Rockefeller per esempio. Oggi c’è gente come Bloomberg, che sostanzialmente trasforma la città nel modo che più si adatta a sé e ai propri affari. Ma la gran massa della popolazione praticamente non conta nulla in tutto questo. In città c’è quasi un milione di persone che tenta di farcela con diecimila dollari l’anno. E che influenza hanno sul modo in cui si trasforma la città? Nessuna.

Il mio interesse principale sulla questione del diritto alla città non è tanto di affermare che esista una specie di diritto etico, ma qualcosa per cui lottare. Il diritto di chi? Per che tipo di città? Penso a quel milione di persone con meno di diecimila dollari l’anno, che dovrebbero pesare almeno tanto quanto l’1% che sta al vertice. Lo definisco un significante vuoto, perché ci deve essere qualcuno che arriva e dice, “È il mio diritto che conta, non il tuo”. Comporta sempre un conflitto.

lunedì 23 aprile 2012

Negli Usa torna lo sciopero generale

- ilmegafonoquotidiano -
Dopo 66 anni, lanciato per il prossimo primo maggio da Occupy Wall Street, torna lo sciopero generale negli Stati Uniti, dove è vietato per legge. Stanno tuttavia circolando molti manuali, rivolti ai lavoratori stabili e precari, che illustrano i tanti modi per partecipare

Felice Mometti
Come andrà nessuno può dirlo. Nessuno è in grado di dirlo. Lo sciopero generale del 1° maggio indetto dal movimento Occupy americano è una novità assoluta per le forme che assumerà e per il modo in cui è stato costruito. Dopo 66 anni, dallo sciopero di Oakland del 1946, si parla di nuovo di sciopero generale. C'è voluto un movimento che ha terremotato lo scenario politico e sindacale statunitense, che da settembre ad oggi ha retto vari tentativi per isolarlo, reprimerlo, addomesticarlo. E i tentativi sono stati davvero molti e molto insidiosi. Dalla repressione su vasta scala operata in modo coordinato dai Dipartimenti di polizia di varie città - sostenuta nei fatti anche dall'Amministrazione Obama - con migliaia di arresti, sgomberi, minacce, sospensione di elementari libertà democratiche alla politica ammiccante di alcuni settori del Partito Democratico per cooptare il movimento all'interno dei luoghi istituzionali.
Sono stati mesi difficili, soprattutto gli ultimi, in cui la pressione politica, gli attacchi repressivi - mai venuti meno - e il circuito mediatico mainstream hanno cercato in tutti i modi di azzerare le legittime aspirazioni di un movimento che vuole cambiare radicalmente la società americana. E' il caso anche dell'azione concertata tra Partito Democratico e sindacati, molto attivi nello sminuire e ingabbiare qualsiasi lotta in vista della campagna per la rielezione di Obama. Il quale non sta facendo altro che rispolverare le promesse, non mantenute, fatte alle scorse elezioni. Lo sciopero del 1° maggio rappresenta quindi un test molto importante per la vitalità e la capacità di incidere del movimento. Allo stato attuale sono previsti blocchi, picchetti, manifestazioni in 120 città degli Stati Uniti. L'attenzione è però concentrata sulle mobilitazioni della West Coast del nord (San Francisco, Oakland, Seattle), di New York e di Chicago. L'appello di Occupy Oakland di dare vita a una giornata intera di mobilitazione, con vari appuntamenti, che inizia alle 6 del mattino con il blocco del Golden Gate, il lungo ponte che collega San Francisco al resto della Bay Area, sta funzionando un pò come modello di riferimento. A New York sono previste tre manifestazioni, di cui solo una autorizzata, e un'intera giornata di picchetti davanti a banche e società finanziarie. Il 1° maggio di Chicago sarà invece l'inizio di tre settimane di mobilitazioni che arriveranno a contestare anche il vertice della Nato che si svolgerà in quella città il 20-21 maggio.

domenica 8 aprile 2012

Declaration from Occupy San Francisco General Assembly

- sfidearwar -
It has been well-established in declaration and law that all people are endowed with inalienable rights, among them life, liberty, the pursuit of happiness, freedom of expression, and freedom of assembly. We, and our descendants, share common human needs — a sustainable global ecology, adequate food, shelter, health, education, and equal opportunity to fulfill our potential.

Through a deliberate series of attacks, these rights and basic necessities are being stolen from us by the economic elite in Washington, London, Wall Street and other centers where money and power consolidate.

We have no redress from our government, as it is busy ensuring the health, prosperity, and security of corporations and financial institutions while ignoring and actively working against the basic needs of the People. In light of this, a call was made to occupy Wall Street on the 17th of September, 2011. From Liberty Square in New York City to the Financial District in San Francisco, we answered that call, occupying with determination and solidarity.

To reclaim our rights, we collectively confront a monolithic government, a parasitic financial system, and a military industrial juggernaut, all of which command overwhelming economic power and seemingly insurmountable physical and legal force. We confront these entities with courageous nonviolent civil disobedience. By occupying public space, mobilizing people, and transforming public discourse, we shine the light of truth on the situation at hand.

Financial institutions have become parasites of the economic system. Instead of functioning as a buttress for the economy, they have constructed mechanisms that allow them to plunder the world’s wealth and divert it directly into their pockets. By abusing the money creation powers of the Federal Reserve, manipulating domestic and international financial markets, and creating risky, deceptive, and dangerous investment products, they accumulate staggering wealth and power, leaving in their wake global economic devastation.

Multi-national corporations are equally guilty. Under the guise of fair competition, they take an unfair proportion of produced wealth. When true competition threatens their power, they crush it. They achieve global hegemony by using our armed forces as personal enforcers and looting the public treasury to fund their empires. They befoul and contaminate the air we breathe, the waters we drink, and the soil that gives us life. The Earth’s resources are destroyed and depleted for their insatiable avarice.

sabato 31 marzo 2012

Milano 31 marzo. Occupyamo Piazza Affari



Sono arrivati da tutta Italia per contrastare le manovre di un governo e della Bce. In tanti e in tante per affermare che non è con questa strada che si esce della crisi, anzi si rafforza la distanza fra gran parte delle popolazione e le speculazioni del mercato finanziario. Tante realtà di movimento, del sindacalismo di base, di quel mondo che non si arrende. In piazza anche il Prc

14.25 Apre lo striscione "Occupiamo Piazza Affari. I nostri diritti contro i loro affari". Dietro i No Tav con, "La valle che resiste", Il corteo è partito da Porta Romana. E' stata vietato avvicinarsi alla Bocconi. Almeno 10.000 i presenti all'inizio.

14.55 Paolo Ferrero, in piazza dichiara:«Bisogna mettere la mordacchia al capitale, alla finanza, alle banche e alla speculazione. Cacciamo il governo Monti. L'articolo 18 va esteso a tutti e a tutte».

15.00 Debbono ancora arrivare 5 pulmann. Sono stati fermati dalla polizia all'ingresso in città e le persone perquisite e identificate. Si comincia a svuotare la piazza di partenza

15.10 Sfilano gli spezzoni di rappresentanti di tante vertenze, lavoratori dell'Alitalia, dell'Alcoa, della Wagon Lits, della Thyssen, delle Cooperative Sociali. Bandiere e striscioni dell'Unione Inquilini, di Asia e forte la presenza dei movimenti di lotta per la casa.

15.15 Negli slogan e negli striscioni il governo è definito Monti / Napolitano

15.30 Il corteo è cresciuto e ora sono almeno 20.000 i partecipanti

15.45 Murata una sede della Bnl in Corso di Porta Romana, con mattoni e bandiere Usb.

16.15 Grande lo spezzone No Tav, Perino incita i valsusini scesi a Milano poi saluta con un lungo abbraccio Paolo Ferrero. Il corteo si è fermato per attendere l'arrivo degli altri pullman

16.20 Fra gli striscioni ne spicca uno con la foto di Karl Marx e la scritta "E' questo il nostro modello tedesco"

16.25 Il corteo si concluderà con 3 assemblee, una in Piazza Affari, una in Piazza Cordusio e l'altra in Piazza Duomo. Gli slogan più gettonati contro Monti, contro la Fornero e contro la Tav. Si conferma la presenza di almeno 20 mila persone

16.32 Fischi e slogan davanti alla sede della Banca d'Italia difesa da un gruppo di carabinieri. "Servi dei servi dei servi dei servi. La città è fortemente militarizzata, elicotteri e oltre un migliaio di agenti in divisa

16.40 Surreale la cronaca del corteo di Repubblica. Da le notizie in anticipo di un ora, oscura al solito la presenza del Prc e freme nell'attesa di incidenti su cui speculare. La fine del giornalismo

16.45 A Via Torino, un gruppo di manifestanti No Tav, infastidito dall'eccessiva vicinanza di agenti in atteggiamento aggressivo, li circonda e chiede che si allontanino.

16.50 Giorgio Cremaschi dal palco chiede lo sciopero generale. «Siamo contro il governo Monti Napolitano. La finanza che vive al di sopra delle nostre possibilità, non ce la possiamo permettere».

16.55 Alberto Perino «Il governo Monti è un governo golpista che fa gli interessi delle banche. Il presidente della Repubblica èuno zar chesi diceva di sinistra e invece è solo sinistro».

17.05 Il corteo è giunto in Piazza Affari, dal camion di testa si è passati dalla musica agli interventi. Variegata la composizione della piazza, tanti i pensionati, le famiglie con bambini, i giovani, gli operai e i cassaintegrati. E poi centri sociali, sindacalismo di base e movimenti di precari. Fra le forze politiche solo Prc e Pcl. La piazza è piena e molti sono ancora in corteo.

17.30 Calati striscioni con scritte del tipo "Voi il debito noi la rivolta".

17.35 Ferrero parla all'assemblea in Piazza Affari e rivolgendosi al Pd afferma:«Inutile lamentarsi di Monti se poi lo si continua a sostenere in parlamento».

18.05 Con l'intervento di Giorgio Cremaschi si chiude l'assemblea in cui si erano alternate una ventina di compagni/e in rappresentanza delle tante anime della piazza. Cremaschi chiude affermando:«Non è che l'Inizio». A seguire una esibizione musicale di Turi Vaccaro, il pacifista e attivista No Tav che alcune settimane fa ha ricevuto un fascistissimo foglio di via con cui gli si intima di non poter soggiornare in Val di Susa

19.00 La piazza si è svuotata ma si preparano scadenze di movimento, per il primo maggio la tradizionale May Day, per il 12 maggio sciopero europeo e dal 17 al 19 la protesta si sposta a Francoforte, Occupy Bce

martedì 20 marzo 2012

Occupy the World together

- quinterna -
"Occupy the world together" (Occupiamo il mondo insieme). Titolo di una pagina su Facebook, di un sito sindacale canadese, di una manifestazione di Occupy Budapest, di molti filmati su YouTube… e di altre 12.000 ricorrenze su Google.

"Ci hanno buttato fuori dalle nostre case. Ci hanno costretti a scegliere tra mangiare o pagare l'affitto. Ci è negata l'assistenza medica. Soffriamo per l'inquinamento. Quando un lavoro l'abbiamo, facciamo orari impossibili per paghe basse e nessun diritto. Siamo il 99 per cento e non abbiamo niente, mentre l'altro 1% ha tutto". (Testo di apertura del sito web "We are 99%", dedicato a migliaia di brevissimi scorci di vita pubblicati da anonimi aderenti al movimento Occupy Wall Street).

"L'unica soluzione è la rivoluzione mondiale" (Conclusione dello statement nella Home page del sito Occupy Wall Street).

"Gli operai vinceranno se capiranno che nessuno deve venire. L'attesa del Messia e il culto del genio, spiegabili per Pietro e per Carlyle, sono per un marxista solo misere coperture di impotenza. La Rivoluzione si rialzerà tremenda, ma anonima" (PCInt., 1953).

Occupy Liberty Square

Il nostro movimento si allarga, l'esperienza di Zuccotti Park, cioè Liberty Square, ci sarà utile. La piazza era e rimane un punto di riferimento. Macché sporcizia e droga. Quella dell'igiene è ovviamente un pretesto. Prima che gli sbirri ci buttassero fuori, qui c'era molta collaborazione fra gli occupiers, la piazza era tenuta ben pulita, c'era un centro informatico munito di computer, generatori di corrente e router wireless, una cucina da centinaia di pasti al giorno, una biblioteca. Eravamo lì quando hanno scaraventato tutto nei camion della spazzatura. Tallonati dagli sbirri in tenuta antisommossa non abbiamo potuto fare niente. I libri erano già cinquemila, la tenda con gli scaffali ce l'aveva regalata Patti Smith. Qui il movimento raccoglieva persino soldi, cosa che in questo paese è sempre buon segno. Nella scatola delle offerte abbiamo trovato in un mese 150.000 dollari. Le donazioni sul conto corrente hanno superato il mezzo milione.

La piazza era presidiata di notte. Eravamo in due o trecento con le tende. Di giorno facevamo assemblee, un po' di spettacolo, molta controinformazione. È naturale che un movimento cerchi di avere un luogo che sia anche un punto di riferimento. L'avevano cercato e realizzato anche i greci in piazza Syntagma, gli egiziani in piazza Tahrir, gli spagnoli in piazza Puerta del Sol. All'inizio eravamo influenzati dagli altri movimenti, ma New York è una città un po' particolare ed è emerso il suo ambiente underground, liberal, anarcoide. Kalle Lasn dice che il movimento assomiglia un po' a quello del Sessantotto in Europa, che ha qualche tratto situazionista. Kalle ha fondato la rivista Adbusters. È stato uno dei promotori di Occupy Wall Street. Secondo noi sbaglia. Qui praticamente nessuno sa che cosa sia un situazionista. Figuriamoci poi un comunista. C'era un bel po' di ideologia nel movimento europeo, mentre la zuppa che serve il fast food di Zuccotti Park è fatta con un brodo pragmatista all'americana. Non c'è la ricetta e ogni giorno come viene viene. Oltre tutto il cuoco è nomade, un giorno è al Cairo, un giorno è ad Atene, un giorno è a Oakland.

A parte gli scherzi. Non è tutta ingenuità pragmatica quella riflessa dai cartelli e dai comunicati del nostro sito ufficiale. Noi mediamente ci crediamo nel motto "Stiamo impostando il primo giorno della nuova America". È una nostra idea fissa. Anche i fascisti neocons erano convinti di essere i precursori del nuovo secolo americano. Meno male che sono spariti. God bless America, noi non spariremo. Guarda il manifesto: una danzatrice leggera sul groppone del massiccio toro di Wall Street. Leggerezza contro pesantezza. Sarà una leggenda metropolitana, ma dicono che sia stato il gruppo di hacktivist Anonymus a lanciare l'idea di "invadere Manhattan" e di occupare Wall Street. Di fatto ha invitato tutti i suoi militanti ad appoggiare il movimento a fornirgli informazioni tecniche. Certe notizie diventano memi che si espandono ed evolvono. Anonymus ha promesso di attaccare i sistemi informatici di Wall Street, delle banche assassine e della polizia. Non è successo niente (la borsa è stata bloccata per un paio di minuti), ma con notizie come quella i media ci vanno a nozze. In realtà non c'è bisogno di essere geek per mettere in piedi una task force informatica. Siamo leggeri come i bit e attraverso il Web immateriale s'è formata la rete organizzata. Siamo nuovi e quindi rivoluzionari. L'avversario invece è vecchio, pachidermico, destinato a crepare.

lunedì 19 marzo 2012

New York, Occupy fa primavera

MARTINA ALBERTAZZI il manifesto - dirittiglobali -
Occupy Wall Street festeggia i suoi sei mesi di vita scendendo in strada a New York, in una marcia che secondo gli organizzatori è solo l'inizio di una primavera piena di eventi. Ieri mattina alle 11, i manifestanti si sono riuniti di nuovo a Zuccotti Park per celebrare l'arrivo della nuova stagione. «Nei primi sei mesi di vita abbiamo cambiato il dibattito nazionale, nei prossimi sei mesi vogliamo cambiare il mondo», hanno scritto sulla homepage del sito. E l'atmosfera a Liberty Square è proprio quella di risveglio dopo i mesi invernali in cui il movimento era sembrato giù di tono, per alcuni addirittura morto. All'una del pomeriggio circa 150 persone, molte vestite di verde per celebrare il giorno di San Patrizio, hanno iniziato a marciare verso Battery Park, più precisamente verso l'Irish Hunger Memorial, il monumento inaugurato nel 2002 per ricordare il milione di vittime delle carestie in Irlanda dal 1845 al 1852. «La strada che stiamo percorrendo ha bisogno di una svolta - racconta Jack, 53 anni, che lavora come attore in un teatro, mentre mostra una copia del suo passaporto irlandese - Gli appuntamenti come questo sono importanti, perché ci permettono di far sentire la nostra voce». Ma non preferirebbe festeggiare San Patrizio in un bar a bere, come fanno tutti? «Io festeggio così, perché amo le mie radici irlandesi, ma l'America è il mio Paese e Occupy Wall street sta cercando di salvarlo», risponde. Mentre il corteo si dirige verso Lower Manhattan, scortato da circa cinquanta poliziotti a piedi e in scooter, un centinaio di manifestanti è rimasto invece a Zuccotti Park, tra canti, balli e tamburi riportando la memoria allo scorso settembre, quando il movimento era appena nato e scene come questa erano all'ordine del giorno. «Questa sera dormiremo qui e ci riprenderemo la piazza», afferma convinto Rick, 23 anni, mentre riprende fiato dopo aver gridato uno degli slogan più celebri, «Siamo il 99% e lo sei anche tu». Davanti alla piazza il numero di agenti della polizia di New York è nettamente superiore a quello dei manifestanti. E gli arresti sono iniziati già nel primo pomeriggio, quando due persone sono state portate via in manette, a quanto pare con l'unica colpa di aver distribuito volantini. L'entusiasmo pacifico del resto della folla però non si è fatto intimidire. Qualche manifestante parla con i pochi cronisti rimasti a Zuccotti Park, altri improvvisano comizi e invitano i passanti a unirsi a loro, annunciando una stagione vivace, che proseguirà fino alle elezioni presidenziali di novembre. E non solo a New York, come ha raccontato Cynthia Price, 46 anni, che da Los Angeles si è trasferita qui, per iniziare una piccola attività con il marito John: «Pago le tasse, ho una casa tutta mia e mi ritengo una cittadina modello, al contrario di questo governo cleptomane. È il motivo per cui scendo in piazza con Ows e andrò a Washington a manifestare davanti al Congresso. Stasera però torno nel mio appartamento e lascio l'occupazione di Zuccotti Park in mano ai giovani».

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#occupy wall street, la lotta continua
La polizia di New York ha arrestato la notte scorsa decine di indignati di 'Occupy Wall Street' durante un raduno indetto per ricordare l'inizio del movimento di Zuccotti park sei mesi fa. L'atto repressivo della polizia di Obama è avvenuto poco prima della mezzanotte locale (le 5.00 in Italia) è giunto al termine di una giornata di dimostrazioni e marce nella parte meridionale di Manhattan. Il regime non ha fornito cifre sugli arresti, ma le persone portate via ammanettate sono state decine. Tre donne rimaste ferite sono state medicate in un'ambulanza. Nel corso della giornata erano state fermate 15 persone ed era stato annunciato il ferimento di tre agenti. Dopo le manifestazioni svoltesi nel pomeriggio attraverso il distretto finanziario di New York i dimostranti si sono dati appuntamento per la sera nel parco e intorno alle 23 c'erano circa 500 persone. Tra loro anche il regista Michael Moore. «È la nostra offensiva di primavera», ha detto Michael Premo 30 anni che si è autodefinito il portavoce del movimento. «La gente pensa che il movimento Occupy sia finito, è importante che vedano che siamo tornati», ha aggiunto. La polizia è rimasta a sorvegliare la zona senza intervenire fino a quando alcuni dimostranti hanno cominciato a montare una tenda. Circa un centinaio di agenti sono allora entrati nel parco e i dimostranti si sono seduti rifiutandosi di obbedire all'ordine di andarsene. A quel punto i poliziotti hanno ammanettato i dimostranti portandoli via nei furgoni. Il movimento Occupy Wall Street era nato il 17 settembre dello scorso anno a Zuccotti Park per protestare contro le politiche finanziarie statunitensi accusate di incrementare il divario tra ricchi e poveri. La polizia in novembre aveva sgomberato l'accampamento dei dimostranti.

sabato 17 marzo 2012

The revolution begins at home.

Martina Albertazzi - controlacrisi -
La primavera americana sta per sbocciare
Banco di prova il vertice G8 e Nato, la Convention democratica e quella repubblicana
Le tende e i tamburi sono spariti da tempo da Zuccotti Park, ma Occupy Wall street resiste e continua la sua protesta a New York come nel resto del Paese. Gli ultimi arresti risalgono a poche settimane fa, durante la più grande mobilitazione dall’inizio del 2012, in cui un centinaio di persone hanno marciato a Manhattan sotto la sede della multinazionale farmaceutica Pfizer e davanti a un’agenzia della Bank of America, provando poi di rioccupare la piazza simbolo degli indignati americani. E a Liberty plaza, come fu ribattizzata all’inizio di tutto, gli indignati torneranno sabato 17, per festeggiare i sei mesi esatti dell’occupazione e per dare inizio all’«american spring».
Per tentare una ricognizione della protesta che attraversa gli Stati uniti ne abbiamo parlato con Todd Gitlin, celebre storico dei movimenti e professore alla Scuola di giornalismo alla Columbia University. «I vari rami della protesta si stanno riorganizzando anche a livello nazionale, dopo un autunno molto intenso, per cercare di creare un unico network di comunicazione che permetta delle azioni studiate e uniformi. I media sono un po’ primitivi in questo senso, non vedono più le piazze piene e gli accampamenti e pensano che il movimento sia morto – riflette il professore – Con la primavera torneranno le occupazioni, ma intanto la protesta va avanti in più direzioni, quella contro le multinazionali di qualche giorno fa ne è stata solo un aspetto. Nei diversi incontri si parla di nuove idee per portare avanti le mobilitazioni».
Mentre dalle file del movimento tarda ad arrivare un messaggio comune, gli obiettivi, tuttavia, sembrano essere più chiari. Dall’inizio del 2012, infatti, le poche azioni di protesta che sono state realizzate hanno sempre avuto dei target definiti. Non si assiste più solo a uno sfogo generale contro l’1%, bensì i destinatari del malcontento hanno nomi e cognomi. E la mobilitazione alla Pfizer di qualche giorno fa, accompagnata da proteste in California contro altre aziende e conclusa con un’azione mirata contro l’Alec (American Legislative Exchange Council), l’associazione dei legislatori statali e dei sostenitori della politica del settore privato che cura gli interessi delle multinazionali, ne sono state la conferma.
«Se è una lista di domande quella che il pubblico o la politica cercano, penso che Ows sarebbe in grado di appenderla a un muro oggi stesso. La richiesta del movimento è chiarissima: ‘Togliere i soldi dalla politica. Togliere il potere all’1%’, che, per essere chiari, non è un gruppo di persone, ma è uno slogan che si riferisce a un gruppo di istituzioni. Assistiamo a un bisogno di giustizia sociale e il movimento di Ows ne è il portavoce. Quello che conta ora, però, è creare un canale comune tra i vari gruppi che formano il 99%», spiega Gitlin, che a maggio lancerà il suo nuovo libro, Occupy Nation, proprio sulle origini e l’evoluzione del movimento.
Secondo lo storico il centro dell’attività non è più a New York, «le azioni più interessanti in questo momento si concentrano ad Atlanta, a Minneapolis e in California».
Il nuovo banco di prova, comunque, sarà quello di tre eventi fondamentali per i manifestanti di Occupy Wall street: «Il vertice G8 e Nato, che si terrà a maggio a Chicago, la Convention del partito democratico a Charlotte, in North Carolina, e quella repubblicana a Tampa in Florida, previste per settembre e fine agosto». E sull’ipotesi che a Charlotte si verifichino scontri come quelli avvenuti tra manifestanti e polizia per le strade di Chicago, durante la Convention democratica nazionale nel 1968, lo storico commenta: «È in corso un lungo dibattito ora, all’interno del gruppo, su come verranno gestite le proteste durante questi tre eventi. Alcune cellule cercheranno la violenza, come in ogni manifestazione. L’altra parte del gruppo però vuole marciare in maniera pacifica».
Per ora comunque, «il prossimo obiettivo del 99% resta il coordinamento a livello nazionale», un’impresa non così facile secondo Gitlin che, nonostante ponga molta fiducia nel movimento, perché «diverso da quelli del passato», è convinto che per unire Occupy Wall street serva tempo: «È una bestia enorme e frammentata, formata da moltissime parti mobili».

mercoledì 14 marzo 2012

CHI HA INVENTATO OCCUPY WALL STREET

GIANCARLO BOSETTI - larepubblicait -
Occupy Wall Street ha qualcosa da dire alla politica di tutto il mondo, non solo alle piazze. Aveva cominciato la primavera araba, si erano aggiunti los indignados a Madrid e i giovani delle tende di Israele, chi abbattendo gli autocrati, chi criticando le democrazie. Si tratta di un «qualcosa», ha commentato il liberal Michael Walzer, «di cui non vedremo presto la fine»: la battaglia contro le crescenti ineguaglianze nelle nostre società. Non è una novità, spiegano economisti come Piketty e Stiglitz, il ciclo capitalistico all' inizio del XXI secolo ripropone i picchi di ineguaglianza dell' inizio del XX. Allora successero disastri, seguiti dalla grande correzione keynesiana e socialdemocratica, durata mezzo secolo. Questo movimento è riuscito a imporre alla politica una domanda: oggi chi la fa la correzione? E come ci sia riuscito lo si capisce bene se si legge questo Occupy Wall Street (Chiarelettere, pagg. 153, euro 9 ), di Riccardo Staglianò, un reportage da piazza Zuccotti e dintorni, da leggere senza interruzioni, come un unico piano-sequenza di un film frenetico: dialoghi, seminari, speranze, ideazioni, ritirate, tecniche di organizzazione e tecnologie di comunicazione. Una settimana vissuta con loro, gli inventori di Ows, da Vlad Teichberg, prima trader dall' altra parte della barricata poi creatore di Global Revolution tv, a David Graeber, l' antropologo dello start up teorico del movimento, da Marina Sitrin, avvocato della democrazia diretta, a Kalle Lasn, il direttore della rivista di critica culturale Adbusters, da cui è partita la scintilla. Staglianò insegue e interroga i protagonisti che ha scovato in rete, infilandosi nella community. Sono testimoni di una società orfana di quella classe media che aveva dato il tono alla società americana, sono la generazione che prova su se stessa come la fiducia nel sistema sia saltata: il credito agli studenti per finanziarsi l' università? Ti costa come quattro Bmw e non ti porta da nessuna parte. È diventato «zavorra mortale», spiega una delle performer di piazza Zuccotti, «tutto ciò che riuscite a ottenere è un bello stage, wow! Così, a 26 anni, vi trovatea lavorare per un' azienda...gratis. Wow, wow!». Ce la farà un movimento senza un leader e una organizzazione stabile? Jesse Jackson, in visita, ha commentato, con una battuta gelida, che «non avere un leader è un vantaggio perché non c' è nessuno da assassinare». Meglio forse un movimento senza martiri, ma l' ideologia e i programmi? «Pensare divertente», è una prima risposta. E poi? Dalle infinite riunioni e seminari in tenda, non si ricava un programma definito, ma una grande varietà di ispirazioni per colpire l' immaginazione, come gli indimenticabili aeroplanini di carta e i palloncini rossi davanti a Goldman Sachs e Morgan Stanley: «Basta welfare per le corporations». I più ottimisti si affidano all' ipotesi di una ideologia open source, di cui tutti possano servirsi, migliorandola. Il movimento «sta funzionando come un software», un' interfaccia che consente di estrarre informazioni da varie risorse della rete. Con la primavera (a New York tuttora si gela) la partita si riaprirà, ora si andrà a Liberty Square. L' autore di questa coloratissima perlustrazione ci trasmette una sincera meraviglia per la miscela tutta americana, «di candore e pragmatismo»: le tendenze più radicali trascolorano nell' happening, ma la politica non può non raccogliere la sfida. Chi e che cosa riusciràa condurre le nostre società verso un maggiore equilibrio? Nonostante le critiche, la Casa Bianca un segnale di «ricevuto» lo manda. «Adesso chiamatela pure "lotta di classe" se volete, ma chiedere a un miliardario di versare almeno le stesse tasse della sua segretariaè semplice buon senso per la maggior parte degli americani». È una battuta di Obama, indirizzata ai Repubblicani, e senza Occupy Wall Street non gli sarebbe riuscita così bene.

lunedì 5 marzo 2012

STRIKE - 1° maggio 2012 - Occupy Oakland per la partecipazione allo sciopero generale globale dell'1 maggio 2012

- controlacrisi -
Lo sciopero generale è tornato, ricalibrato per un’era di profondi tagli alla spesa pubblica, di forme estreme di razzismo che colpiscono i migranti e di una massiva speculazione finanziaria che ha raggiunto livelli di rapacità senza precedenti. Nel 2011, la percentuale di lavoratori sindacalizzati negli Stati Uniti era dell’11,8%, circa 14.8 milioni di persone.
Ma queste cifre non dicono nulla dei milioni di persone che in questo paese sono disoccupate o sottoccupate. Questi numeri non parlano del blocco non documentato dei lavoratori impiegati nel lavoro manuale e domestico e trainato ampiamente dalle comunità di immigrati. Numeri che dimenticano le lavoratrici il cui luogo di lavoro è la casa e che tacciono di fronte all’economia invisibile del lavoro riproduttivo non pagato. Numeri che non includono gli studenti, indebitatisi per una cifra intorno ai 1.000 miliardi di dollari, costretti a fare più lavori per permettersi rette universitarie stellari. Numeri che lasciano fuori la realtà vissuta da un’alta percentuale di afroamericani che vengono rinchiusi dietro le sbarre delle prigioni o lasciati fuori da quelle di un impiego stabile e sicuro a causa della nostra società razzista.

A dicembre del 2011, il tasso ufficiale di disoccupazione a Oakland era uno sconvolgente 14.1%. Mentre città come Oakland sono devastate dall’austerity, gli ultimi dollari di denaro pubblico vengono spesi per finanziare i dipartimenti di polizia corrotti e militarizzati con lo scopo di contenere il conflitto sociale. Lo scorso 2 novembre, Occupy Oakland ha messo in atto il primo sciopero generale negli Stati Uniti da quello di Oakland del 1946, paralizzando il centro della città e bloccandone il porto. Noi dobbiamo reinventare lo sciopero generale per una fase storica in cui la maggior parte dei lavoratori non è più iscritta a un sindacato, e dove la gran parte di noi sta combattendo per il privilegio di lavorare o per ottenere miglioramenti marginali nelle condizioni di lavoro. Noi dobbiamo portare la lotta nelle strade, nelle scuole e negli uffici delle amministrazioni cittadine corrotte. Uno sciopero generale reinventato significa trovare soluzioni immediate per quelle comunità colpite dai tagli alla spesa pubblica e dalla continua azione repressiva della polizia: un’azione che vada al di là della semplice sostituzione dei nostri governanti. Occupy Oakland darà il suo contributo per imprimere al movimento Occupy una nuova direzione, che riconosca la necessità di trovare modi di provvedere ai nostri bisogni che superino le forme di assistenza statale. Perché noi dobbiamo attaccare anche quelle istituzioni che ci condannano a una vita miserabile di sfruttamento, debito e povertà crescente.

SE NOI NON POSSIAMO VIVERE, NOI NON LAVOREREMO.

Il primo maggio è una festa internazionale che commemora il massacro di Haymarket Square del 1886, quando anche allora a Chicago la polizia difendeva gli interessi dell’1%, attaccando e uccidendo i lavoratori che partecipavano a uno sciopero generale per ottenere la riduzione della giornata lavorativa a otto ore. Nonostante le parole dei politici, nel XXI secolo la lotta di classe è viva e vegeta e colpisce i lavoratori (la base sindacale e i non sindacalizzati), gli studenti, la popolazione di colore, i disoccupati e i sottoccupati, gli immigrati, i senzatetto, le donne, queer, trans e detenuti. Invece di scendere a compromessi con i mostri, è arrivata l’ora di combatterli. Ed è arrivata l’ora di fare della lotta una realtà quotidiana nella Bay Area. E non solo.

Il primo maggio 2012, Occupy Oakland parteciperà insieme a persone provenienti dai percorsi di vita più disparati e da tutti gli angoli del pianeta per dare vita a uno sciopero generale globale per paralizzare la circolazione globale del capitale, che giorno dopo giorno arricchisce le classi al potere e impoverisce il resto di noi. Non ci sarà nessuna vittoria, se non quella che otteniamo per noi stessi quando rivendichiamo mezzi di sussistenza dei quali ogni giorno continuiamo ad essere espropriati.

RIBELLATI PER UNA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA.
SCIOPERA/BLOCCA/OCCUPA

[tratto da http://occupyoakland.org]

martedì 21 febbraio 2012

Usa, il movimento Occupy e i black bloc

di Enrico Piovesana - latonellatana -
All’interno del composito movimento di protesta americano Occupy Wall Street è iniziato un interessante dibattito sui black bloc e la violenza politica. Un dibattito destinato a montare in vista delle grandi manifestazioni di protesta previste a Chicago a maggio contro il G8 e il vertice Nato, dove la presenza dei black bloc è data per scontata.

Il sasso nello stagno è stato un falso videomessaggio di Anonymous caricato il 22 gennaio su YouTube, dal titolo “Avvertimento di Occupy e Anonymous ai Black Bloc”: una provocazione che ha comunque sortito l’effetto di dar fuoco alle polveri della discussione.
Il video defintiva “inaccetabile”, “penoso”, “idiota” e “pericoloso” il “vandalismo dei black bloc”, e proseguiva con toni molti duri. “Siete codardi perché vi nascondete dietro le insegne del movimento Occupy usando i manifestanti come scudi”. “Molti di voi sono agenti provocatori, e anche chi non lo è, agisce demonizzando il nostro movimento agli occhi dell’opinione pubblica, sottraendoci sostegno, sia finanziario che ideologico. Ma soprattutto, le vostre azioni giustificano la brutalità della polizia, privando il movimento della sua superiorità morale e fornendo munuzioni ai media”. “Considerate questo come un atto di diplomazia – proseguiva il video – prima che iniziamo a scorprire i vostri culi per tutta la rete e a rovinare le vostre vite private. Scegliete: abbandonate le vostre tattiche patetiche e controproducenti e unitevi a noi, oppure fatevi da parte, altrimenti rischiate la collera della moltitudine”. “I black bloc sono un cancro che va estirpato”.

Queste ultime parole del video (cui Anonymous, o chi per loro, ha succssivamente risposto con un altro videomessaggio contro i “tentativi di divisione del movimento”) tornano il 6 febbraio nel titolo di un editoriale, “Il cancro di Occupy”, pubblicato su Truthdig a firma di Chris Hedges: intelettuale di sinistra, scrittore di successo e giornalista premio Pulitzer (è stato corrispondete di guerra per il New York Times e il Christian Science Monitor).
“Gli anarchici black bloc che abbiamo visto in azione a Oakland – scrive Hedges – sono il cancro del movimento Occupy. La loro presenza è un dono del cielo per gli apparati statali di sicurezza e sorveglianza”. “I black detestano la sinistra organizzata e cercano, abbastanza coscientemente, di privarci dei nostri strumenti di forza. Per loro il nemico non sono i capitalisti delle multinazionali, ma i loro collaboratori nei sindacati, nel movimento dei lavoratori, tra gli intellettuali radicali, gli attivisti ambientalisti e i movimenti come gli Zapatisti”.
“Poiché gli anarchici black bloc non credono nell’organizzazione, di fatto si oppongono a tutti i movimenit organizzati”. “I black bloc dicono che attaccano la polizia, ma ciò che realmente fanno è distruggere il movimento Occupy, come dice l’ambeintalista Derrick Jensen, secondo il quale se veramente il loro obiettivo fosse la polizia agirebbero separati dal movimento, invece di usare di fatto gli altri manifestanti come scudi umani”.
“Marciare compatti, tutti vestiti di nero e a volto coperto, diventando parte di un blocco anonimo, serve loro per superare temporanemante sentimenti di alienzazione, inadeguatezza, impotenza e solitudine. Provano un senso di cameratismo che consente alla rabbia di scantanersi contro qualisasi obiettivo: la stessa malattia che affligge i poliziotti che attaccano i dimostranti pacifici, o i soldati in guerra, trasformando esserei umani in bestie”.

sabato 4 febbraio 2012

Imparare da Oakland 8. Back to the General Global Strike

Il lancio dello sciopero generale globale il primo maggio 2012, partito da Occupy Los Angeles, sta ottenendo adesioni da parte di molti movimenti Occupy negli Stati Uniti. Pubblichiamo l’appello con cui Occupy Oakland si impegna a partecipare alla costruzione dello sciopero generale perché, come era già emerso il 2 novembre scorso, pensiamo che lo sciopero precario abbia molto da imparare da Oakland.

Oakland ci insegna non solo che scioperare si può, ma che per farlo è necessario immaginare modalità nuove di sciopero, attraverso un processo che sappia connettere diverse figure della precarietà, superando le categorie sindacali e le divisioni tra i lavoratori. Accanto alla differenza tra l’1% e il 99% che costituisce il filo rosso dei movimenti Occupy, altre percentuali arricchiscono l’algebra di Occupy Oakland. Per coloro che immaginano lo sciopero precario globale del primo maggio, altrettanto significativo è il fatto che solo poco più dell’11% dei lavoratori negli Stati Uniti siano sindacalizzati. Gli altri sono i migranti, colpiti dal razzismo istituzionale e la cui precarizzazione è una leva per la precarizzazione di tutti, sono le donne, migranti e non, che lavorano nella sfera invisibile del lavoro riproduttivo, sono gli studenti che fanno lavori precari per ripagare il debito che hanno contratto per iscriversi all’università, sono tutti quei lavoratori precari a cui viene chiesta una piena disponibilità con salari sempre più bassi e la costante minaccia del licenziamento. Sono coloro che si assumono la sfida di immaginare una forma nuova di sciopero che sappia bloccare la produzione e i flussi del capitale globale.

È difficile prevedere se Occupy Oakland riuscirà ad accrescere la forza espansiva ottenuta costruendo connessioni sul lavoro, se riuscirà a non farsi assorbire dalla spirale di azione, repressione e solidarietà e a essere all’altezza dello sciopero del 2 novembre. Quel che è certo è che da questo appello emerge una chiara indicazione sui soggetti che necessariamente devono essere protagonisti dello sciopero generale globale. La scelta della data è significativa in questo senso e rivela quanto sia concreta l’immaginazione di coloro che preparano lo sciopero precario: il primo maggio è stato nel 2006 il giorno dello sciopero dei lavoratori migranti. Come mostra anche l’appello di OccupyLosAngeles, oltre oceano sanno che nessuna giornata globale potrà fermare la produzione e colpire i profitti dei precarizzatori senza fare leva sul coraggio e la forza organizzativa mostrata da chi ha scioperato anche se non poteva farlo.

Mentre in Italia e in Europa si oscilla ancora sulle date e sulle forme, Oakland, dopo l’esperimento pilota del 2 novembre, ribadisce che scioperare si può, dunque, e lo si può fare solo a partire dalla connessione di precari, migranti, operai e studenti. Sono le fabbriche della precarietà che impongono che lo sciopero abbia una forma determinata: né allusione né semplice parola d’ordine né esercizio simbolico ma amplificazione delle forze oltre le barriere contrattuali, di impiego e di categoria per rovesciare quelle divisioni e quelle gerarchie sulle quali si regge l’ordine globale dello sfruttamento. Ora il gioco si sposta al di qua dell’oceano ed è certo che il dibattito non può piegarsi sulle differenze di date o sulla tattica o sulla radicalità delle parole. Saremo in grado di reggere l’accelerazione e di dare altre gambe a questo processo? Riusciremo anche noi a fare tesoro dell’esperienza dello sciopero del lavoro migrante del primo marzo? Lo sciopero precario è vicino, non si può non vederlo. Lo sciopero ci chiama, ma chi sta lavorando per lo sciopero?

sabato 21 gennaio 2012

OWS: Occupy Everything.

Fonte: ciromainfo
Paolo Carpignano, sociologo che da molti anni vive a New York ed è impegnato nella sinistra americana, ha scritto questo articolo per Ciroma.info

Forse era nell’aria: l’aria di primavera dei paesi arabi, o l’aria della Puerta del Sol di Madrid, o del Rothchild Boulevard di Tel Aviv, tutti avvenimenti che presagivano un anno caldo a livello globale. Ma quando a New York è scoppiata Occupy Wall Street (la metafora della esplosione sembra moto più appropiata), si è avuta subito la sensazione che non si trattasse di una ventata di attivismo, di un altro episodio dell’ «anno della protesta» come lo ha definito Time magazine, ma di un avvenimento trasformatore, un «game changing», un cambiamento delle regole del gioco.
Non che nel contesto americano non ci fossero stati in quest’anno dei precedenti. Primo fra tutti, le grandi manifestazioni e l’assedio del Congresso dello stato del Winsconsin, nello scorso inverno. In quell’occasione si erano viste le prime crepe alla «risoluzione» neoliberale della grande crisi. Il governatore Scott Walker, forte di una vittoria elettorale finanziata da interessi a livello nazionale che volevano fare del suo stato un test della politica repubblicana conservatrice, e sulla scia dei successi del movimento del Tea Party e delle vittorie repubblicane al Congresso, aveva proposto un progetto di riforme strutturali tutte incentrate sulla politica dei sacrifici e sulla responsabilità fiscale; in realtà un attacco diretto a quello che rimaneva delle organizzazioni sindacali fra i lavoratori del pubblico impiego i cui contratti venivano di fatto abrogati. La reazione fu tanto inaspettata quanto massiccia tanto da essere chiamata la Piazza Tharir americana. Ma per quanto importanti e significative, le lotte riguardavano dei temi sostanzialmente difensivi, sindacali. Alla fine tutte le energie si sono concentrate sulle elezioni locali nel tentativo in parte riuscito di revocare le elezioni di alcuni deputati e dello stesso governatore, tutte attività ancora all’interno del sistema elettorale.

lunedì 16 gennaio 2012

Perché adesso? Quale sarà il prossimo?

Conversazione tra Naomi Klein* e Yotam Marom** Fonte: sinistrainrete
Naomi Klein - Una delle cose più misteriose riguardo a questo momento è: “perché adesso?” La gente ha lottato contro le misure di austerità e ha urlato per un paio di anni contro gli abusi delle banche, facendo essenzialmente la stessa analisi: “Non saremo noi a pagare per la vostra crisi”. Ma non sembrava proprio che acquistasse popolarità, almeno negli Stati Uniti. C’erano dimostrazioni e c’erano progetti politici e c’erano proteste come a Bloombergville. Ma, erano in gran parte ignorate. Non c’era davvero nulla su vastissima scala, nulla che realmente avesse un impatto significativo. E adesso, improvvisamente, questo gruppo di persone in un parco ha fatto esplodere qualche cosa di straordinario. Come lo spieghi, allora, dato che sei stato impegnato in OWS dall’inizio, ma anche nelle precedenti azioni contro l’austerità?


Yotam Marom – Ebbene, la prima risposta è: non ho idea , nessuno ne ha. Ma posso fare delle congetture. Penso che ci siano delle cose che si devono considerare con attenzione quando ci sono momenti come questi. Una sono le condizioni: disoccupazione, debito, sfratti, i molti altri problemi che deve affrontare la gente. Le condizioni sono vere e sono brutte, e non si possono simulare. Un altro tipo di base per questo tipo di cosa è quello che fa la gente che organizza per preparare momenti come questi. Ci piace fantasticare su queste insurrezioni e sugli importanti momenti politici – ci piace immaginare che vengano fuori dal nulla e che sia necessario solo questo – ma queste cose accadono se c’è dietro uno sforzo organizzativo enorme che viene fatto ogni giorno, in tutto il mondo, in comunità che sono realmente emarginate e che affrontano attacchi bruttissimi.

Quelli quindi sono i due prerequisiti perché si verifichino questi momenti. Ci si deve poi chiedere: quale è il terzo elemento che fa sì che tutto si realizzi, quale è ‘ il grilletto, la polverina magica? Beh, non sono sicuro della risposta, ma so che sensazione dà. La sensazione che qualche cosa è che si è aperto, una specie di spazio che nessuno sapeva esistesse, e quindi tutte le cose che prima erano impossibili, ora sono possibili. Qualche cosa che è stato come disintasato. Persone di tutti i tipi hanno proprio iniziato a vedere le loro lotte in questo qualche cosa, hanno iniziato a identificarsi con questo, hanno cominciato a sentire che era possibile vincere, che c’è un’alternativa, che le cose non devono essere sempre così. Penso che in questo caso questo sia l’elemento speciale.


NK – Pensi che ci sia una discussione organica riguardo al cambiare fondamentalmente il sistema economico? Cioè, sappiamo che esiste una forte, rabbiosa critica della corruzione e della conquista dal processo politico da parte delle grosse imprese commerciali. E’ in corso davvero un richiamo ad agire. Ciò che è meno chiaro è la misura in cui al gente si sta preparando a costruire davvero qualche altra cosa.


YM – Sì, certamente penso che siamo in un momento unico per lo sviluppo di un movimento che non è soltanto un movimento di protesta contro qualche cosa, ma anche un tentativo di costruire qualche cosa al suo posto. Potenzialmente è una versione molto precoce di quello che chiamerei un movimento di potere duale, cioè un movimento che da una parte sta cercando di formare i valori e le istituzioni che vogliamo vedere in una società libera, e che allo stesso tempo, però, sta creando lo spazio per quel mondo resistendo e smantellando le istituzioni che ci impediscono di averlo. In generale la tattica di occupare, è una forma davvero fantastica di lotta di potere duale perché l’occupazione è sia una casa dove possiamo praticare l’alternativa – praticando una democrazia partecipativa, avendo le biblioteche radicali, avendo una tenda sanitaria dove chiunque può farsi curare, tutte cose cosa su piccola scala – ed è anche un terreno di prova per le lotte all’esterno. E’ il luogo dove creiamo la nostra lotta contro le istituzioni che ci tengono lontano dalle cose di cui abbiamo bisogno, contro le banche in quanto rappresentanti del capitalismo della finanza, contro lo stato che protegge e incentiva quegli interessi.

E’ sorprendente e davvero incoraggiante perché è un qualche cosa che è mancato molto in tante lotte del passato. Di solito o c’è una cosa o un’altra.

Ci sono le istituzioni alternative, come gli eco-villaggi e le cooperative alimentari e così via – e poi ci sono i movimenti di protesta e altre contro-istituzioni, come i gruppi pacifisti o i sindacati. Essi però raramente si mettono insieme o considerano le loro come lotte da condividere. Molto raramente ci sono movimenti che vogliono fare entrambe le cose, che le considerano inseparabili, che comprendono che le alternative debbono essere una lotta e che la lotta deve essere fatta in un modo che rappresenti i valori del mondo che vogliamo creare. Penso davvero, quindi, che ci sia qualche cosa di realmente radicale e fondamentale in questo, e tantissima potenzialità.

Usa, Occupy marcia su Washington

16 gennaio 2012 Enrico Piovesana emergency
Martedì sera, a quasi due mesi dallo sgombero di Zuccotti Park da parte della polizia di New York, i manifestanti di Occupy Wall Street hanno ripreso possesso della piazza simbolo del movimento. Appena si è diffusa su Twitter la notizia che le autorità cittadine avevano rimosso le barriere che dal 15 novembre impedivano l’accesso al parco, circa trecento attivisti hanno rioccupato quella che loro chiamano ‘Liberty Square’, e decine di loro sono anche rimaste durante la notte.

La decisione comunale di riaprire la piazza è stata presa in seguito a un’istanza presentata nei giorni scorsi dall’Associazione americana per i diritti civili (Aclu) che evidenziava l’illegalità del provvedimento di chiusura di uno spazio pubblico, seppur di proprietà privata. Consentire il libero accesso alla piazza era stata proprio la scusa per giustificare lo sgombero di Zuccotti Park.

Un rivincita significativa per il movimento, che giunge alla vigilia della prima manifestazione nazionale di Ows, in programma a Washington per martedì 17 gennaio. L’appuntamento è sul prato del National Mall che fronteggia il Campidoglio: lo stesso dove nel 1963 Martin Luther King pronunciò il suo famoso discorso ‘I have a Dream’ e in cui nel 1969 si tenne la più grande protesta contro la guerra in Vietnam.

La manifestazione del 17 è stata battezzata Occupy Congress, perché, in periodo di campagna elettorale, l’obiettivo del movimento si è per forza di cose spostato sulla politica, sul rapporto tra cittadini e istituzioni, sul concetto stesso di democrazia rappresentativa di cui il Congresso – che il 17 gennaio apre i suoi lavori annuali – è la massima espressione.

Un’istituzione, il Congresso, che il movimento Ows giudica non più democratica in quanto non più rappresentativa del ’99 per cento’. Non a caso, evidenziano i siti web dell’iniziativa, l’86 per cento degli americani ne disapprova l’operato. “E’ ora che il popolo americano mandi un messaggio al Congresso: gli ordinari cittadini non sono rappresentati dai loro leader eletti”, si legge sulla pagina Facebok della manifestazione.

E’ lo stesso messaggio che i dimostranti di Ows hanno lanciato in occasione delle recenti primarie per le presidenziali in Iowa e New Hampshire, mostrando cartelli con il simbolo ibridato del partito democratico e di quello repubblicano: mezzo asinello e mezzo elefante, uniti dal segno del dollaro a simboleggiare il denaro che inquina la democrazia. “L’1 per cento ha due partiti, il 99 non ne ha nessuno: fuori i soldi dalla politica”, è un altro degli slogan di Ows.

“Migliaia di americani verranno a Washington e occuperanno il Congresso – si legge sul sito di Occupy DC – Non siamo affiliati a nessun partito, sindacato o organizzazione politica. Siamo individui autorganizzati e vogliamo dire ai nostri leader eletti che ne abbiamo abbastanza della loro incapacità e che stiamo arrivando per confrontarci con loro personalmente e pacificamente”.

Il 17 gennaio infatti, oltre a una grande manifestazione sul giardino del National Mall, sono previsti incontri tra i dimostranti e singoli deputati che accetteranno l’invito al confronto su temi come lo strapotere delle lobby, i finanziamenti alle campagne elettorali da parte di banche e aziende, gli stipendi e i limiti ai mandati dei parlamentari e la personalità giuridica che tutela gli interessi delle multinazionali.

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