Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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venerdì 31 maggio 2013

Suicidio con raccomandazione !

- controlacrisi -
E' un argomento purtroppo riccorente in questi tempi quello del suicidio. Ne abbiamo anche noi scritto in numerose circostanze battendo soprattutto la dura realtà della disperazione della crisi che spinge i più fragili a non trovare altra via di uscita, se non quella del suicidio, appunto.
Ma a tanto ancora non eravamo arrivai ancora.
“Silvio Berlusconi, pensa tu alla mia famiglia”, ed e' questo il messaggio di un ingegnere di 44 anni padre di una bambina di 5 anni e con la moglie incinta che con queste parole ha deciso di raccomandare la sua famiglia all’ex premier Silvio Berlusconi prima di togliersi la vita, poi si e' impiccano nella sua abitazione in via Sant’Antonio, a Castro, in Salento.Nel biglietto ha chieto scusa ai suoi cari "per non essere stato un bravo ingegnere e non aver saputo progettare bene la nuova casa nella quale sarebbero dovuti andare a vivere tutti insieme".
Alla fine del messaggio precisa di essere "tra coloro che parlano bene dell’ex premier e lo invita a prendersi cura di moglie e figli dato che lui non si fida delle istituzioni. Il professionista era molto conosciuto a Castro, ma non risulta fosse un attivista politico".

sabato 4 maggio 2013

L’austerity uccide

Fonte: Il Fatto Quotidiano | Autore: Daniele Guido Gessa
“10mila suicidi e 1 milione di depressi”
L’austerity ci sta letteralmente uccidendo. È la conclusione di uno studio di due ricercatori, uno britannico e uno americano, che questa settimana pubblicheranno un libro sugli effetti della crisi economica e delle politiche di contenimento della spesa pubblica sulla salute collettiva di europei e statunitensi. Secondo un economista dell’Università di Oxford, David Stuckler, e un medico epidemiologo dell’Università di Stanford, Sanjay Basu, alla stretta dei conti sarebbero imputabili, dal 2009 a oggi, oltre 10mila suicidi e un milione di casi di depressione. Ma non è tutto. A causa dello stop alle politiche preventive in Grecia, nel Paese ellenico, dal 2011 a oggi, le infezioni da HIV sono aumentate del 200% e per la prima volta dopo decenni è ricomparsa la malaria. Così, allo stesso modo, in Europa e Stati Uniti, l’aumento della disoccupazione unito al taglio alle campagne sociali ha visto l’abuso di droghe da parte dei giovani aumentare del 50%. Niente di strano, dice ora il team della ricerca, soprattutto considerando che, a causa della crisi, cinque milioni di americani hanno perso in questi ultimi anni l’assistenza sanitaria e oltre 10mila famiglie, nel Regno Unito, sono diventate ufficialmente senza fissa dimora.
Lo studio di Stuckler e Basu sta già tuttavia sollevando le prime critiche relative a un eccessivo “allarmismo”. L’agenzia di notizie Reuters ha dedicato un lungo speciale alla ricerca, che è arrivata anche sul tavolino del governo del Regno Unito guidato dal conservatore David Cameron. Fonti governative hanno cercato di minimizzarne la portata, ma da parte di Stuckler e Basu sono arrivate le conferme dei loro risultati. “Anche perché – ha detto Basu – quello che emerge è che un peggioramento della salute collettiva non è un’immediata conseguenza della crisi economica, ma spesso è il frutto di una precisa scelta politica da parte di chi ci governa”. Come a dire, a volte la crisi può anche far bene alla salute, ma se la crisi viene affrontata con l’austerity, le cose peggiorano. I due ricercatori, infatti, hanno citato un altro studio, pubblicato non molto tempo fa dall’Università di Madrid. A Cuba, dopo la fine dell’influenza sovietica e del relativo contributo economico che arrivava dalla Russia, la popolazione dimagrì e fu anche a rischio di denutrizione. Ebbene, ricordano Stuckler e Basu, l’Università di Madrid ha fatto notare come una diminuzione del peso, in media, di 5 chili a persona abbia portato a un abbattimento del diabete, delle malattie cardiache e coronariche. “A volte, quindi, essere poveri fa bene alla salute”, la conclusione dei due.
Eppure, nel caso attuale, la politica ci ha messo lo zampino. “Basti pensare a che cosa è avvenuto in Svezia. Le politiche sociali e di welfare di quel Paese, in seguito all’ultima recessione, hanno fatto diminuire drasticamente l’alto numero di suicidi. Cosa che invece non è avvenuta nei Paesi vicini che non hanno attuato le stesse politiche. Così, allo stesso modo, in Grecia si è visto che tagliare le spese di prevenzione non ha fatto altro che far aumentare in modo esponenziale l’incidenza dell’HIV, mentre la mancanza di denaro per serie disinfestazioni da insetti ha persino fatto tornare la malaria”. I soldi, insomma, quando sono pochi andrebbero investiti meglio, è il suggerimento dei due ricercatori, perché anche e soprattutto in periodi di crisi bisogna salvaguardare la salute collettiva. Infine, lo studio ha messo in luce anche come la depressione “generalizzata” abbia portato a un aumento di uso e abuso di alcool e sostanze stupefacenti. “Tutte condizioni che fanno abbassare la guardia e anche per questo, non solo in Grecia, si sta notando un aumento delle infezioni da HIV”.

lunedì 11 febbraio 2013

Crisi, Ingroia sul dramma di disoccupati e imprenditori: "Omicidi di Stato travestiti da suicidi"

Autore: fabio sebastiani
        - controlacrisi - 
“Credo che oggi tutti i partiti dovrebbero parlare solo di Giuseppe Burgarella, l’operaio e sindacalista di Trapani che si è tolto la vita perché non ce la faceva più a sopportare l’umiliazione di una vita senza lavoro e non trovava altro mezzo per protestare contro uno Stato che, ogni giorno, tradisce l‘art. 1 della Costituzione”. E’ la reazione a caldo del candidato premier di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, in un post pubblicato sul sitowww.rivoluzionecivile.it dopo il fatto drammatico accaduto a Trapani ieri. “Burgarella ha lasciato il suo messaggio disperato fra le pagine di quella Costituzione tradita, offesa, umiliata e vilipesa proprio come lui, un lavoratore onesto lasciato senza occupazione per anni, dimenticato, che si è sentito privato prima della vita, della quotidianità, poi anche della dignità. Il suo gesto racchiude il senso della tragedia contro cui noi lottiamo. Insieme ad un ultimo grido di ribellione, Burgarella ha lasciato la lista di tutti gli operai che sono morti in questi anni di disoccupazione. Non suicidi, ma vittime di omicidi di Stato travestiti”.Secondo Ingroia in questa campagna elettorale si sente parlare di tutto, tranne di chi sta subendo la durezza della crisi. “Sono stati cancellati da morti come lo erano da vivi. Invece solo di loro dovremmo parlare – aggiunge Ingroia - perché questa è la realtà fatta di carne e sangue e dolore e disperazione di questo Paese. A questa realtà bisogna dare una risposta in modo che più nessuno debba togliersi la vita per reclamare ciò che gli spetta di diritto”.
Giuseppe Burgarella, 61 anni, dalla provincia di Trapani, era un operaio disoccupato ormai da tempo. Prima di togliersi la vita ha trascritto in un foglio la lista dei morti suicidi per disoccupazione degli ultimi due anni. Poi lo ha inserito nella Costituzione...
Giuseppe Burgarella, operaio, sindacalista della Cgil di 61 anni disoccupato da tempo, si è tolto la vita impiccandosi a una trave sotto casa sua a Guarrato, in provincia di Trapani. Poco prima di morire l’uomo ha scritto: “dice che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Allora perché lo Stato non mi aiuta a trovare lavoro? Perché non mi toglie da questa condizione di disoccupazione? Perché non mi restituisce la dignità? Allora se non lo fa lo Stato lo devo fare io".

sabato 9 febbraio 2013

"Lo faccio perché senza lavoro non c'è dignità"

Trapani, operaio edile disoccupato si suicida: Il biglietto d'addio dentro la Costituzione. "L'articolo 1 dice che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Perché lo Stato non mi aiuta a trovarlo?". Aveva chiesto aiuto a Napolitano e Camusso. Nel foglio l'elenco di chi si è tolto la vita perché senza lavoro: in fondo il suo nome
di PAOLO BERIZZI
 
TRAPANI - Una corda intorno al collo in nome dell'articolo 1 della Costituzione. Un pizzino disperato. L'ultimo. Infilato tra le pagine del libro della Repubblica Italiana. Su quel pezzo di carta, che ha voluto con sé fino alla fine, Giuseppe ha scritto con cura certosina l'elenco dei morti di disoccupazione degli ultimi due anni: se li è appuntati uno a uno, copiandoli dalle cronache dei giornali. L'ultimo nome in fondo alla lista è il suo; poche ore dopo finirà sul verbale dei carabinieri che lo trovano impiccato a una trave sotto casa. Giuseppe Burgarella. A fianco, vergate di suo pugno, due frasi secche. "Se non lavoro non ho dignità. Adesso mi tolgo dallo stato di disoccupazione".

Guarrato, 1.300 abitanti in provincia di Trapani, sulla strada per Marsala. Nel giardino della villetta dei Burgarella, muratori sindacalisti (Cgil), c'è un gazebo: tavolo di legno, quattro sedie, gli attrezzi. Da quando gli hanno tolto la "dignità" Giuseppe, non trovando altro da fare, ci va ogni mattina a mettere in ordine. Sessantuno anni, è il più giovane dei due fratelli. Ha iniziato da ragazzino segando il marmo, dai 30 in poi sempre e solo mattoni. L'ultimo contratto è datato 2000 (...)

martedì 21 agosto 2012

Allarme suicidi? In Italia oltre 2000 richieste di aiuto. Telefono, il mezzo per raccontare fallimenti e disperazione

L'allarme suicidi in Italia è all'ordine del giorno. Gli imprenditori sino sempre più sull'orlo della crisi, ma non solo economica.
Sono più di 30 le vittime che nel 2012 si sono tolte la vita dopo aver perso il lavoro e le associazioni che si occupano del fenomeno oggi lanciano l'allarme sul pericolo di altri gesti estremi.
I dati elaborati dall'Adnkronos mostrano oltre 2mila le persone che, negli ultimi mesi, si sono rivolte a progetti di ascolto e supporto psicologico, nati a livello regionale o nazionale.
Cause? Il peso del fisco, la perdita del lavoro, la difficoltà di far quadrare bilanci e di ottenere credito tolgono il sonno a centinaia di migliaia di persone e contro i gesti estremi è boom di telefonate alle associazioni di sostegno come 'Speranzaallavoro', voluta da Adiconsum e Filca Cisl per rompere il silenzio e la solitudine dei piccoli imprenditori e delle loro famiglie.
L'iniziativa, partita il 16 aprile scorso,continua a registrare numeri preoccupanti.
"Sono oltre un migliaio le persone -spiega Pietro Giordano, segretario generale di Adiconsum- che già hanno chiamato per chiederci aiuto". Cifre da aggiungere a realtà come il progetto 'Terraferma', nato per volere dell'imprenditore Massimo Mazzucchelli, che dallo scorso marzo ha risposto agli 'Sos' di oltre 550 lavoratori in difficoltà.
Ma c'è anche altro: iniziative a livello locale (quasi ogni regione dispone di un servizio ad hoc) come 'InOltre' finanziato dalla Regione Veneto. Dallo scorso 11 giugno, il numero verde ha raccolto l'appello disperato di circa 80 imprenditori di una delle zone più colpite dalla crisi.
A livello nazionale dunque la somma supera la cifra di 2mila messaggi di aiuto e il telefono diventa il mezzo per raccontare i propri fallimenti e la dipserazione che si vive.
Il Nord Italia in maggioranza si rivolge a 'Speranzaallavoro', mentre sono "le figlie soprattutto a chiedere aiuto, spezzando quel senso di fallimento che pesa sui padri. Per loro -svela il segretario generale di Adiconsum, Giordano- è più dura ammettere la fine di un progetto imprenditoriale". Più diversificato, invece, l'identikit di chi contatta lo spazio di ascolto e di supporto 'Terraferma' che offre sostegno, 24 ore su 24, grazie al contributo di 30 tra psicologi e psicoterapeuti. "In prevalenza si rivolgono a noi gli imprenditori -spiega Mazzucchelli-, ma chiamano anche lavoratori disoccupati di tutte le età. Telefonano soprattutto da Veneto, Lombardia e Piemonte, anche se non mancano richieste di aiuto da Lazio e Campania".
Circa il 10% delle telefonate, aggiunge il responsabile del progetto "viene fatto da mogli o figlie, le quali si accorgono del disagio di chi si ritrova a fare i conti, oltre che con la crisi, con l'ansia e la depressione".
Imprenditori, familiari o dipendenti con l'incubo di perdere il lavoro sono le persone a cui presta aiuto anche Emilia Laugelli, responsabile dell'Unità operativa di Psicologia clinica dell'ospedale di Santorso e del progetto 'InOltre'. "Il nostro -spiega - è un supporto psicologico soprattutto verso i piccoli imprenditori. Anche per 'Terraferma' l'idea di fornire, "con tariffe agevolate, un percorso di sostegno a chi si sente strozzato dal peso delle tasse, a chi pensa a gesti estremi pur vantando crediti nei confronti della pubblica amministrazione", sottolinea Mazzucchelli. Se al via dell'iniziativa c'è stato un "boom di contatti per i nostri consulenti -avvocati, psicologi e fiscalisti- l'estate non rende più felici gli imprenditori", sottolinea il segretario generale di Adiconsum, Giordano. "I numeri di chi ci contatta è costante, così come costante è la pressione fiscale a cui sono sottoposte le pmi e che finisce per strozzarle", evidenzia. Dopo l'accordo con l'ordine degli psicologi, Adiconsum ipotizza un intervento anche economico attraverso il coinvolgimento degli istituti di credito.
"Penso -dice Giordano- a un fondo di solidarietà finanziato dalle banche, grazie a un euro versato per l'apertura di un conto corrente, per realizzare un microcredito con tassi vicini allo zero. Una formula che consentirebbe, insieme a uno stop temporaneo della rivalsa di crediti passati, di aiutare molti imprenditori e scongiurare gesti estremi. Alcune persone - ricorda- si sono suicidate per debiti di poche migliaia di euro". E a una sorta di welfare sociale pensa anche il responsabile di 'Terraferma', progetto promosso dal movimento 'Impresecheresistono'. "Sarebbe importante creare un fondo di garanzia pubblico finanziato, ad esempio, dalle regioni. Non soldi a fondo perduto, ma temporaneamente a favore delle Pmi che hanno bisogno di piccoli importi, ad esempio 5mila euro, per risollevarsi". Non bisogna dimenticare, sottolinea Mazzucchelli "che spesso le piccole e medie imprese, pur vantando crediti nei confronti di altre o dello Stato, si ritrovano a fare i conti con l'Agenzia delle Entrate e con Equitalia". E di fronte alle banche "che hanno 'chiuso' l'accesso al credito, l'imprenditore non riesce più a far fronte ai pagamenti dei fornitori e agli stipendi dei dipendenti. A peggiorare la possibilità di ripartire la segnalazione alla 'centrale rischi'". Per uscire dal circuito vizioso "è fondamentale una riduzione delle imposte -conclude- per garantire una maggiore competitività e far ripartire il mercato interno". Mentre il governo sembra vedere la luce in fondo al tunnel della crisi, il buio sembra ancora dominare tra lavoratori in difficoltà, disoccupati e imprenditori, ma una telefonata a volte può davvero allungare la vita

lunedì 20 agosto 2012



THE JOBLESS WORKER WHO IGNITED HIMSELF ON PARLIAMENT SQUARE DIED YESTERDAY

lunedì 13 agosto 2012

Italiani nell'inquietudine, serve un "Salvaitaliani". Nei primi sei mesi del 2012 più di trenta casi di suicidi

-controlacrisi -
Salvaitalia? Oggi arriva con forza la necessità di "salvare gli italiani". A dichihararlo è Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi.
"L'allarme - sostiene - viene rilanciato da più parti come da associazioni del volontariato, degli artigiani, degli imprenditori. L'attenzione - spiega - torna alta sul fenomeno dei cosiddetti suicidi economici, una lunga lista di vittime della crisiche si abbatte sulla vita reale. Un fenomeno, questo, tristemente tipico dei periodi di difficoltà economica e che secondo dati recenti è cresciuto negli ultimi due anni di quasi il 25%: solo nei primi sei mesi del 2012 si sono già registrati più di trenta casi di suicidi".
E se questi numeri dovessero crescere ancora? "Se questi numeri - continua - rappresentano lo spaccato estremo e definitivo di un disagio che una persona non è in grado di sopportare, altre e altrettanto profonde sono le inquietudini che vediamo serpeggiare nell'animo e nei pensieri delle persone: si insinua il dubbio, la paura, l'ombra che porta a temere che qualcosa di grave e per certi versi irreparabile ed irreversibile possa capitare a ciascuno di noi: la crisi può colpire anche me". "I segnali - dichiara lo psicologo - ci sono: l'eliminazione progressiva del superfluo quotidiano, ma anche la constatazione che i risparmi si assottigliano, che il valore della propria casa, magari di poco, si riduce''. Ma non è finita. "I negozi del quartiere che scompaiono, il posto di lavoro che potrebbe diventare pericolante - aggiunge Palma - La tentazione, specialmente dei cittadini di ceto medio (alto e basso), è quella di girare la testa dall'altra parte, ma il tarlo resta: non può che essere così, sentendo ogni giorno di rischio Grecia, rischio Spagna, e di euro appeso a un filo. Il tormento - sostiene - è quotidiano: spread a cinquecento, contagio imminente, baratro senza fondo, fine delle certezze individuali cosi' come di quelle collettive". "Dal nostro osservatorio - dice ancora il presidente degli psicologi italiani - avvertiamo una inquietudine diffusa, sottile, pericolosa: quella di che non sta (ancora) malissimo, ma che sa (o teme) di essere sulla soglia del baratro, vero o temuto: aziende in ristrettezze improvvise, mobilità, prepensionamenti: parole che per molti non sono più una lontana ipotesi per conoscenti sfortunati da consolare". "Forse - osserva - più grave la situazione della vasta platea dei quasi cinque milioni tra professionisti e lavoratori autonomi intellettuali stremati dal precipitare della crisi su una situazione già difficile: pagamenti fermi, investimenti a zero, burocrazia ora piu' che mai insopportabile". "L'affanno - spiega - sempre piu' spesso sembra prendere il sopravvento: accorparsi, dividere le spese, non mollare. L'agiata precarietà intellettuale degli anni passati che sfuma tra rimpianti e rimorsi". "La gente - continua Giuseppe Luigi Palma - si chiude in casa, uomini e donne; molto di piu' uomini che vivono il loro default come un'onta e una vergogna - di seconda e terza eta', sono terrorizzati per figli e nipoti: serpeggia, rabbia, desolazione, ansia repressa. I sensi sono tutti concentrati sull'allerta che puo' evitare la caduta, il tonfo, il film dell'orrore del restare al verde e vedere il segno meno del proprio conto in rosso". "Non sarà un bel settembre, quello che verrà - conclude - sembra quasi che il cuore e l'animo dei cittadini non riesca a (ri)sollevarsi. Monti pensando allo spread e al debito ha varato il SalvaItalia, ora servirebbe davvero un Salva Italiani".

JOBLESS WORKER IGNITED HIMSELF IN PARLIAMENT SQUARE IN ROME: FEW LINES IN NEWSPAPERS
"If I were a tibetan I would have caught whole pages

sabato 11 agosto 2012

"E' davvero la crisi all'origine della maggioranza dei suicidi": i risultati di uno studio accademico

Autore: fabrizio salvatori - controlacrisi - 
       
La recessione che interessa l'Italia e il resto del mondo dal 2008 sembra sia davvero responsabile dell'aumento dei suicidi registrato in questo periodo. In tutto, fra il 2008 e il 2010, ben 290 suicidi e tentati suicidi sono attribuibili alla crisi. Roberto De Vogli, professore associato di salute globale all'Universita' del Michigan e all'Univesity College di Londra, arriva a questa conclusione assieme ai colleghi Michael Marmot (Department of Epidemiology and Public Health, University College di Londra) e David Stuckler (Department of Sociology, Universit… di Cambridge). Gli studiosi confermano che i suicidi a causa economica sono effettivamente aumentati in Italia dal 2008 a oggi e potrebbero essere riconducibili in parte alla crisi economica.
La ricerca (pubblicata in questi giorni sul Journal of Epidemiology and Community Health) ha analizzato le tendenze temporali dei dati sui suicidi e tentati suicidi per motivi economici tra il 2000 e il 2010. Sono stati utilizzati, spiega lo studioso italiano su ''La scienza in rete'' i dati provenienti dall'Istituto Nazionale di Statistica. Nonostante sia i suicidi che i tentati suicidi per motivi economici fossero in aumento già prima dell'inizio della crisi finanziaria, dal 2008 in poi sono cresciuti a un ritmo sicuramente più rapido. ''Poiché‚ i suicidi sono un evento raro, per aumentare la precisione delle stime - precisa De Vogli - abbiamo considerato insieme suicidi e tentati suicidi (che seguivano un andamento simile) e, con le dovute elaborazioni statistiche, abbiamo osservato che i suicidi e tentati suicidi sono cresciuti ad un tasso di 10,2 suicidi l'anno prima della crisi finanziaria, ma dopo questo periodo la percentuale Š salita a 53,9 suicidi l'anno. Abbiamo così stimato un numero di 290 suicidi e tentati suicidi in eccesso imputabili alla Grande Recessione''. Analogamente ad altri paesi europei, in Italia i suicidi complessivi sono diminuiti prima del 2008, per poi invertire rapidamente la loro tendenza all'insorgenza della crisi finanziaria. Ovviamente, spiega ancora De Vogli, sono necessarie ulteriori ricerche a livello regionale per valutare in modo più preciso l'effetto della Grande Recessione sui problemi di salute mentale in Italia. ''Ciò detto, questi risultati preliminari forniscono una nota di cautela e lanciano un segnale: la recessione e l'austerità economica radicale possono effettivamente comportare costi umani inaccettabili''.

lunedì 14 maggio 2012


F.35 (and it is not true that they are anti economic…)
"one hour flight about fifty suicides"

venerdì 11 maggio 2012

sabato 5 maggio 2012

Crisi economica: tra disoccupati e imprenditori sono circa cinquanta i suicidi da inizio anno

 

L’ultimo suicidio per motivi legati alla crisi economica a Catania, oggi, dove un uomo di 35 anni si è buttato dal suo appartamento, al quinto piano: si sentiva inutile perché non lavorava. A Caserta, sempre oggi, un muratore senza lavoro da sei mesi e per questo in preda a crisi depressive si è ucciso. Dopo anni senza lavoro un 51enne residente a Migliarina, frazione di Carpi (Modena), si è ucciso nella propria abitazione, in una palazzina popolare. A Treviso, infine, ieri un imprenditore oberato dai debiti si è impiccato nella cabina del suo camion.
Secondo l’ultimo rapporto Eures soltanto nel 2010 sono stati 362 i suicidi dei disoccupati. E secondo la Cgia dall’inizio dell’anno a causa della crisi economica ci sono stati in Italia 32 suicidi solo tra gli imprenditori. Se a questi aggiungiamo i disoccupati arriviamo oltre i cinquanta casi. La Regione più colpita da questo dramma è il Veneto: in questi primi 4 mesi del 2012, infatti, ben 10 piccoli imprenditori hanno deciso di togliersi la vita a seguito delle difficoltà economiche incontrate in questi ultimi anni di grave crisi economica. “Le cause di queste tragedie? Difficile dare una risposta esaustiva – sottolinea la Cgia di Mestre – tuttavia, la mancanza di liquidità è il denominatore comune che si riscontra in quasi tutti questi drammi: senza contare che molti imprenditori, a seguito del mancato pagamento da parte dei committenti, sono sprofondati nella crisi più profonda senza riuscire a risollevarsi”. La Cgia chiede quindi, così come è già stato fatto qualche settimana fa dalla Regione Veneto, di istituire a livello nazionale un fondo di solidarietà per l’erogazione di mutui in favore di piccoli e medi imprenditori in chiara situazione di difficoltà economica e finanziaria e privi di accesso al credito bancario o ai quali sono stati revocati affidamenti da parte di banche o intermediari creditizi.
Pochi giorni fa aveva ceduto alla disperazione un portiere di Napoli: l’uomo, 55 anni, si era ucciso impiccandosi nella sua abitazione dopo aver ricevuto una lettera di licenziamento e la notizia che avrebbe dovuto lasciare la casa dove viveva. Nel nuorese un imprenditore, costretto a licenziare i suoi due figli, si è ucciso con un colpo di pistola.
Il 13 aprile si è suicidato gettandosi sotto un treno nei pressi della stazione, a Sesto Fiorentino, un 42enne che aveva perso il lavoro da alcuni mesi. Il 10 aprile si è impiccata a un’altalena, in provincia di Vicenza, una donna di 51 anni probabilmente anche a causa delle difficoltà economiche della ditta del marito. Il 4 aprile è toccato al titolare, di 59 anni, di un’azienda romana specializzata in costruzioni in alluminio in fallimento, a un trentino 39/enne, e a un uomo di 51 anni che aveva perso il lavoro a Milano. Andando a ritroso, il 3 aprile a Gela un’anziana 78/enne si è uccisa lanciandosi dal terrazzo di casa: l’Inps le aveva ulteriormente ridotto la pensione di 200 euro (da 800 a 600) e tre giorni prima un artigiano di 57 anni si è impiccato all’interno della sua bottega di cornici a Roma a causa di guai economici. Anche a marzo bollettino di morte: il 27 un imbianchino di Trani, Giuseppe Pignataro, a causa delle difficoltà nel trovare un’occupazione stabile, si è ucciso dopo essersi lanciato dal balcone della sua abitazione; il 23 marzo un imprenditore quarantaquattrenne di Cepagatti (Pescara) si è impiccato nella sua azienda, non ha retto alla vergogna di non poter pagare gli stipendi ai dipendenti; il 21 marzo un uomo di 47 anni che gestiva un’attività commerciale ma da due anni era senza lavoro si è ucciso con un colpo di pistola nella sua automobile nel cosentino; sempre il 21 un imprenditore edile, di 53 anni, in crisi da tempo per i crediti che non riusciva a riscuotere e che vantava nei confronti di pubbliche amministrazione e di privati, si è tolto la vita impiccandosi in una baracca dietro casa nel bellunese; il 20 marzo un giovane artigiano di 29 anni, disoccupato, si è impiccato a Scorano (Lecce); il 9 marzo Vincenzo Di Tinco, titolare 60/enne di un negozio di abbigliamento di è impiccato a un albero a Ginosa Marina (Taranto): in pochi giorni si era visto addebitare, forse per errore, 4.500 euro di commissioni bancarie e rifiutare un prestito di poco più di mille euro.

Uccisi dal lavoro e dal non lavoro. Comunque gettati via.

stefano galieni - controlacrisi -

        Due omicidi da accostare, chiamiamoli col loro nome e non con perifrasi ipocrite e false. Due morti recenti ma cadute facilmente nell’oblio. Lui aveva 51 anni, viveva a Migliarina, frazione di Carpi, nel modenese. Lo hanno trovato martedì primo maggio, giorno della Festa del lavoro, lui che il lavoro non lo aveva più e che è morto in solitudine, dopo che, durante l’inverno, non potendo pagare le bollette gli avevano staccato luce e gas. Secondo i conoscenti viveva grazie a piccoli lavori temporanei – pulizia delle strade o lavori di manutenzione - e prestiti di amici. Un tempo lavorava come muratore, poi non era più riuscito a inserirsi nel circuito delle piccole imprese e si era lasciato andare. Forse non ce la faceva a risollevarsi, gli era stato consigliato di rivolgersi ai servizi sociali ma, a detta di amici, non voleva aiuto. Di tutt’altro avviso i funzionari dei servizi sociali del comune secondo cui l’uomo era seguito dalla Ausl, aveva ottenuto una casa dell’Acer ma era inabile al lavoro per problemi di salute. L’ufficio stampa dell’amministrazione del comune ha diramato una agenzia secondo cui “il profilo della vittima non si attaglia a quello di un suicida per crisi. La crisi può essere una concausa e non quella scatenante il fatto specifico”. Sembra si parli di due persone diverse e sembra che si possa valutare addirittura a che livello il disagio economico possa essere considerato motivo di morte. Della seconda vittima non si conosce ancora l’identità. Il suo corpo era stato ripescato una settimana fa dal torrente Argentina, a Taggia in provincia di Imperia. Dagli accertamenti autoptici che si stanno facendo l’uomo risulta essere morto in seguito a lesioni al torace, all’addome e alla colonna vertebrale. Secondo i carabinieri di Sanremo potrebbe essere morto in seguito ad un infortunio sul lavoro, forse una caduta e qualcuno avrebbe avuto interesse a sbarazzarsi del cadavere. Si indaga nei cantieri della provincia di Imperia ma anche del Piemonte e della Costa Azzurra. Tutto lascia pensare ad un lavoratore in nero o ad uno straniero non in regola. Tanto i padroni avranno già trovato altre braccia per sostituirlo.



SUICIDES WIDOWS OF THE MONTI BILDERBERG

giovedì 26 aprile 2012

Crisi, il Veneto vara la delibera anti-suicidi. Banche permettendo

di Marco Sarti - linchiesta -
Nato come Piano straordinario contro la crisi, è stato subito ribattezzato delibera antisuicidi. E' il provvedimento della Regione Veneto per aiutare le aziende in crisi. E dare una mano agli imprenditori in credito verso le Pa e senza liquidità.
Un progetto di tutto rispetto. Peccato che le banche che dovrebbero erogare i finanziamenti abbiano già inziato a sollevare problemi. Share Email Stampa Tomba monumentale Brion, San Vito d'Altivole - Treviso (Flickr - Antonio_Trogu) Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/suicidi . Politica 25 aprile 2012 - 16:55 Nato qualche giorno fa, era stato ufficialmente presentato come il “Piano straordinario contro la crisi”.
Ma il provvedimento varato dalla Regione Veneto per sostenere le aziende in difficoltà è stato subito ribattezzato dalla stampa locale la “delibera anti-suicidi”. Un intervento sostenuto e gestito in prima persona dall’assessore regionale allo Sviluppo Economico Marialuisa Coppola, per venire incontro alle esigenze dei piccoli e medi imprenditori veneti a un passo dal fallimento.
E che adesso, come denuncia la stessa Coppola, rischia di perdere buona parte della sua efficacia per la poca disponibilità dimostrata dagli istituti bancari coinvolti. Presentato lo scorso 18 aprile, il Piano della Regione prevede l’attivazione di finanziamenti agevolati a favore di tutte le imprese in difficoltà.
A spiegare il perché del provvedimento era stato il titolare regionale dello Sviluppo economico: “Siamo preoccupati di vedere le nostre imprese boccheggianti per mancanza di liquidità, costrette a chiudere perché i debitori non pagano e le banche non arrivano in loro aiuto”. Ecco così l’idea, concretizzata attraverso l’intervento di Veneto Sviluppo, la società finanziaria partecipata al 51 per cento dalla regione Veneto e al restante 49 per cento da undici gruppi bancari.
L’erogazione di finanziamenti da 25 fino a 500mila euro (con un tetto di 300mila euro per le imprese artigiane non manifatturiere) per tutte le aziende in crisi. Un servizio di emergenza, pensato per aiutare gli imprenditori che vantano crediti insoluti maturati negli ultimi 18 mesi, anche con le pubbliche amministrazioni.
Quelli ancora in attesa dei rimborsi per gli investimenti fatti. Persino tutti quegli imprenditori che pur avendo già stipulato contratti di fornitura si trovano impossibilitati - per mancanza di liquidità - ad acquistare le materie prime necessarie per far fronte agli impegni. Finanziamenti dedicati a imprese operanti nei settori dell’industria, del commercio, dell’artigianato, del turismo, per un totale di 700 milioni di euro.

lunedì 23 aprile 2012

Grecia. Sabato si è suicidato Savas Metoikidis, 45 anni, insegnante.

- controlacrisi -
Sabato si è suicidato Savas Metoikidis, 45 anni, insegnante, compagno. Si è impiccato come risposta finale alle imposizioni della troika alla Grecia. Il suo è un atto che non condividiamo. Nonostante questo diamo un significato politico a questo atto e pubblichiamo la lettera che Savas aveva scritto allo scoppio della rivolta del dicembre 2008, seguita immediatamente dopo l'uccisione del giovane Alexis Grigoropoulous per mano della polizia:
Chi sono dopotutto i teppisti?
Violenza è lavorare per 40 anni per delle briciole e... chiedersi se si riuscirà a smettere
Violenza sono i titoli finanziari, i fondi assicurativi saccheggiati, la truffa in borsa.
Violenza è essere costretti a stipulare un mutuo per una casa che si finisce per pagare come se fosse fatta d'oro.
Violenza è il diritto del tuo capo di licenziare in qualsiasi momento voglia farlo.
Violenza è la disoccupazione, la precarietà, sono i 700 euro al mese con o senza contributi previdenziali.
Violenza sono gli "incidenti" sul lavoro, perché il padrone riduce i costi di gestione a scapito della sicurezza dei lavoratori.
Violenza è prendere psicofarmaci e vitamine per far fronte agli orari di lavoro
Violenza è essere una donna migrante, è vivere con la paura di essere cacciato dal paese in qualsiasi momento e vivere in una costante insicurezza.
Violenza è l'essere casalinga, lavoratrice e madre allo stesso tempo.
Violenza è quando ti prendono per il culo al lavoro dicendo: 'dannazione, sorridi, è chiedere troppo?'
Quello che abbiamo vissuto io lo chiamo rivolta.
E proprio come ogni rivolta appare come una prova generale della Guerra Civile, ma puzza di fumo, gas lacrimogeni e sangue.
Non può essere facilmente sfruttata o controllata. Accende le coscienze, si rivela e polarizza le contraddizioni, e promette, almeno, momenti di condivisione e di solidarietà. E traccia i percorsi verso l'emancipazione sociale.
Signore e signori, benvenuti alle metropoli del caos! Installate porte sicure e sistemi di allarme alle vostre case, accendete il televisore e godetevi lo spettacolo. La prossima rivolta sarà ancora più agguerrita, mentre il marciume di questa società si approfondisce … Oppure, potete prendere le strade al fianco dei vostri figli, potete scioperare, potete osare di rivendicare la vita che vi stanno derubando, potete ricordarvi che una volta eravate giovani e volevate cambiare il mondo.
Savas Metoikidis

venerdì 20 aprile 2012

MARCO REVELLI: STRAGI DI MERCATO

Marco Revelli - ilmanifesto -
L'ultimo è stato un piccolo imprenditore quarantacinquenne di Altivoli, in provincia di Treviso: si è impiccato nel capannone attiguo alla sua abitazione due giorni or sono. Il primo del 2012 era stato un pensionato di Bari: il 2 gennaio si era gettato dal balcone dopo aver ricevuto l'intimazione dell'Inps a restituire una consistente cifra. In mezzo l'operaio ventisettenne di Verona, morto col fuoco. Il corniciaio romano di 57 anni, impiccato anch'egli. L'elettricista quarantasettenne di San Remo, sparatosi...Litania alla quale aggiungeremmo la disponibilità alla macelleria sociale del governo che ieri ha prima cancellato l'esenzione dei ticket per i disoccupati e poi, dopo molte ore, li ha ripristinati «tecnicamente». È il costo umano pagato quotidianamente alla crisi economica. «Stragi di Stato», sono state chiamate. Ed è giusto, perché le politiche economiche, le normative, le inadempienze dei poteri pubblici non sono innocenti. Ma bisognerebbe aggiungere, subito dopo: «stragi di mercato».

Se leggiamo con attenzione le qualifiche professionali in questo elenco di necrologi che si allunga ogni giorno di più, vedremo che sono operai, disoccupati, piccoli imprenditori, pensionati: tutte le variegate figure di quel lavoro del cui mercato il governo sta ridisegnando la struttura. E di cui, quelle morti tragiche, ci dicono quanto sia inseparabile dalla vita delle persone. Quanto pericoloso (e criminale) sia l'atto, mentale e pratico, di ridurre il lavoro alla pura dimensione di merce: di cosa che si scambia secondo le leggi oggettive della domanda e dell'offerta.

Quando Luciano Gallino non si stanca di ammonirci che «il lavoro non è una merce», non si limita a un'affermazione, sacrosanta e doverosa, di carattere culturale e teorico, di cui discutere amabilmente nei seminari accademici (ovunque, tranne che in Bocconi!). Dice anche quale operazione estrema (e feroce) si compie sui corpi delle persone, quando si pretende di spezzare quell'unità bio-economica. Di ridurre la vita al lavoro a nudo fattore economico, sottoposto alle «leggi ferree» del mercato, senza più diaframmi, ombrelli protettivi, barriere opposte all'onnipervasivo processo di mercificazione dell'esistenza.

Il barzellettiere di governo le ignorava quelle morti, preferiva nascondere la testa del paese nella sabbia mobile dei suoi eccessi, ma nel 2010 la «strage di mercato» contò 362 suicidi tra i soli disoccupati, 192 tra i lavoratori in proprio, 144 tra i piccoli imprenditori (i grandi fuggono all'estero, non si sacrificano). Quasi due morti al giorno. Il professor Monti ne registra la realtà, anche se con un eufemismo che non ne diminuisce la drammaticità: «vite che si chiudono nella disperazione». Parla di un «prezzo altissimo», e ricorda che però in Grecia il bilancio supera già i 1.725 casi.

giovedì 19 aprile 2012

"Non poteva vivere in questa Italia asservita". Lettera di una mamma di una ragazza suicida

Fonte. quotidiano della calabria
“È sempre stata onesta, non ha mai cercato compromessi, si è sempre messa in discussione, troppo, e ci ha dato sempre il massimo...o forse no, perchè, ne sono certa, se non l'avessimo uccisa, tutti, ci avrebbe dato di più”. È quanto scrive in una lettera al direttore del Quotidiano della Calabria la madre di Lucia, una ragazza di 28 anni, laureata in ingegneria gestionale, che si è tolta la vita il 4 aprile scorso lanciandosi dal balcone della sua abitazione a Cosenza. “Non si può banalizzare - aggiunge - e liquidare il suo gesto come un suicidio dettato dalla depressione... Lei sì, lei sì che si è sempre impegnata fiduciosa nei nostri insegnamenti, sicura che il merito avrebbe pagato. Laureata in ingegneria gestionale, in condizioni molto difficili, con il massimo dei voti, 110/110, si è trovata a doversi accontentare di un lavoro che non era il suo, poco retribuito, si è trovata a doversi prendere cura della sua piccolina di appena due anni, affrontando tutte le difficoltà che già conosciamo noi donne...e noi donne del sud. Aveva un solo difetto: portare un cognome anonimo e credere nella meritocrazia”.

Secondo la madre della ragazza “lei non poteva vivere in quest'Italia asservita, e non poteva neanche allontanarsene, voleva semplicemente vivere nella sua Calabria, dov'era amata dai suoi innumerevoli amici. È una colpa da pagare a così caro prezzo? Se è così, giovani, andate via, andate via e abbandonate questa Terra, noi non vi vogliamo...E voi, mamme, non consentite che questo mostruoso Leviatano divori i nostri figli. Lottiamo insieme a loro, nella legalità, per i loro diritti, e chiediamo a testa alta ciò che è loro dovuto”. Per il Presidente del corso di studi in ingegneria gestionale dell'Università della Calabria, Luigi Filice, il suicidio di Lucia è una “grande sconfitta per quella società che la mia università deve far progredire”. “Assorbito il colpo, ripreso il respiro, resta l'immenso senso di impotenza - aggiunge - ma anche la rabbia e la volontà di impegnarsi ancor di più nello svolgere un lavoro che ci concede, ogni giorno, l'immeritato privilegio di vivere spalla a spalla con le generazioni future”.

giovedì 5 aprile 2012

Stiamo ammazzando le nostre nonne

di Marco Cedolin
L'Italia che cammina come un gambero ed è in procinto di cadere dentro a un pozzo senza fondo, può essere interamente condensata nelle misere spoglie della nonnina di 78 anni, che a Gela si è ammazzata gettandosi dal balcone, dopo avere realizzato che con la sua misera pensione, ridotta da 800 a 600 euro, non sarebbe stata in grado di sopravvivere in maniera dignitosa e con tutta probabilità neppure in altra maniera.
Un Paese che permette, ostentando indifferenza, che i suoi figli, i suoi uomini, le sue nonnine, si ammazzino per disperazione è un paese morto dentro, una landa abiotica dove l'aria ha un sapore acre che brucia nei polmoni e le coscienze più non albergano nella massa di umanoidi che tentano di mantenersi in "vita" praticando l'antropofagia.
Gli italiani che sono ancora in vita, si stanno ammazzando per disperazione ad un ritmo impressionante (oltre 4000 solamente nell'ultimo anno) senza che il circo dell'informazione e l'opinione pubblica da esso costruita abbiano mai preso in considerazione il problema. Qualche trafiletto a fondo pagina, spesso solamente sui giornali locali, affogato fra le notizie "che contano". Gli scandali della politica (ormai pensionata a ben altre cifre rispetto a quelle delle nonnine), le partite di Champions League, gli scandali del calcio scommesse, le "imprese" compiute dalla polizia fiscale, le borse di Chanel e il prezzo del gelato alla vaniglia.
Mario Monti, il boia deputato a mettere in atto la strage, campeggia sulle prime pagine dei giornali.....
dichiarando che la crisi è finita, l'Italia è un paese in salute e ciascuno di noi potrà cavalcare felice fra i verdi pascoli prossimi venturi.
Ma i verdi pascoli, almeno in questa versione terrena della nostra vita (che molti di noi stanno abbandonando) davvero non s'intravvedono e la realtà parla il linguaggio impietoso del gambero ormai a fine corsa dentro la padella.

La disoccupazione (sarebbe più corretto definirla l'impossibilità di portare a casa un reddito necessario alla sopravvivenza) sta aumentando a ritmi vertiginosi. Il potere di acquisto dei salari di chi ancora lavora e delle pensioni si ridimensiona drasticamente giorno dopo giorno e da qualche mese gli stessi hanno iniziato a ridursi anche quantitativamente. La prospettiva di fruire un giorno della pensione per giovani e meno giovani è stata pressoché annullata, nonostante lo stato pretenda da essi il versamento di sempre più elevate spese contributive. La profonda recessione, la stretta creditizia e l'aumento incondizionato della tassazione (pazzia fra le pazzie la gogna degli studi di settore, reintrodotti fin dal primo anno di attività) hanno reso di fatto impossibile carezzare qualsiasi progetto di attività imprenditoriale. Le industrie e le imprese chiudono i battenti ad un ritmo forsennato, mentre ogni anno centinaia di migliaia di persone vengono trasportate a forza nei pascoli della povertà.

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