di Davide Reina - cadoinpiedi -
La povertà morde e avanza. Nel 2011 il numero delle persone indigenti è arrivato a 116 milioni e la disoccupazione ha raggiunto livelli insostenibili. L’obiettivo europeo dovrebbe essere quello di generare nuova occupazione e maggiore equità sociale.
In questo scenario l'obiettivo europeo dovrebbe essere quello di generare nuova occupazione e maggiore equità sociale, a parità di PIL. La crescita del tasso di occupazione può infatti realizzarsi anche attraverso miglioramenti qualitativi del PIL. Per esempio, favorendo fiscalmente le imprese a maggiore tasso di occupazione così come quelle caratterizzate, grazie alla loro innovazione e unicità di tecnologia o di prodotto, da una maggiore resilienza dei loro posti di lavoro. Lo stesso, dicasi per l'equità sociale. Basterebbe copiare i paesi scandinavi che l'hanno già realizzata creando welfare efficienti e attenti alle classi meno agiate, senza per questo indebitarsi (infatti, guarda caso, i loro titoli di stato sono tra i più ricercati). E lo stesso, dicasi per l'equità economica. Ancora una volta, guardiamo a nord. La Norvegia e la Danimarca sono i paesi al mondo in cui chi nasce povero ha le maggiori probabilità di diventare benestante nell'arco della vita grazie alle proprie capacità, in cui l'indice di diseguaglianza economico-sociale (l'indice di GINI) è tra i più bassi al mondo, e dove le persone sono praticamente attorniate da un sistema di garanzie sociali e lavorative ma, non per questo, a quei paesi fa difetto l'imprenditorialità. Andate a Copenhagen o a Oslo, e ve ne renderete conto. Quanto al fatto che in quei paesi si paghino più tasse: è una bufala. In Danimarca il prelievo fiscale complessivo sulle imprese è pari al 27,5%, contro il 68,5% italiano.
Intanto, l'inverno alle porte annuncia la prima grande stagflazione nella storia dell'Europa unita: ci attende un tempo di crescita zero e d'inflazione indotta dall'incremento di energia e materie prime, con quasi un giovane europeo su quattro senza lavoro. A questo risultato, ha portato lo squilibrio di potere in favore della rendita finanziaria e a danno del capitale produttivo e dell'occupazione, di questi ultimi vent'anni. Abbiamo creato un capitalismo oligarchico ed esclusivo che premia la rendita e distrugge l'occupazione. Ma abbiamo anche creato un sistema di speculazione sulle materie prime e sull'energia così concentrato, così mal regolato e opportunista, da riuscire a rendere i prezzi dei carburanti, delle derrate alimentari, delle diverse energie, di fatto impermeabili al ciclo economico. In pratica: non appena l'economia riparte i prezzi schizzano verso l'alto, ma quando l'economia entra in recessione i prezzi non scendono. Di conseguenza l'operaio europeo, o il piccolo impiegato, assomigliano molto agli incaprettati della mafia. Durante la recessione infatti, la riduzione del potere d'acquisto associata a diminuzioni o mancati adeguamenti degli stipendi all'inflazione li strangola dall'alto, mentre l'incremento nel costo della luce, del gas, del pane, del latte, delle medicine, della benzina (durante la crisi!!) li strangola dal basso. Il punto è che rispetto agli stipendi, così come rispetto ai prezzi dei beni di prima necessità, operai e impiegati non hanno più nessuna vera forza contrattuale e negoziale. Un mondo su cui non hanno più influenza decide delle loro vite, e li può immiserire a suon di stipendi bloccati e aumenti delle bollette nell'ordine dei 50 (o 100) euro al mese. E quando guadagni mille euro al mese variazioni di questo tipo fanno la differenza tra una vita parca ma dignitosa, e una sopravvivenza miserabile e priva di dignità. A tutto questo si aggiungono le ingiustizie intollerabili proprie del nostro welfare. Per esempio, in Italia un operaio (uno dei pochi fortunati) che guadagna 1.500/2.000 euro al mese paga per un esame del sangue circa trenta euro, mentre un italiano tra i più ricchi ne paga grosso modo il doppio o il triplo. Questo non è accettabile. In una giusta società l'operaio in questione non dovrebbe pagare un euro, e il ricco in questione non dovrebbe avere diritto all'esame del sangue presso pubblico ospedale.










