
INTERVISTA - Cinzia Gubbini - ilmanifesto -
Elido Fazi, patron dell'omonima casa editrice, ha dato alle stampe (per ora solo digitali) un saggio sulla crisi economica europea. Con una tesi interessante: dietro alle schermaglie della Borsa e all'altalena dello spread si nasconde la crisi del dollaro e il debito statunitense. E se nel 1944 avessero dato ascolto a un certo Keynes... «SIAMO IN GUERRA: RIFORMARE SUBITO IL SISTEMA MONETARIO»
«Se non si trova una soluzione allo squilibrio mondiale creato da una finanza lasciata a briglie sciolte, l'unica soluzione sarà lo scoppio di una nuova guerra mondiale. Questa volta fatta con le armi vere, e non solo con quelle della Borsa come è stato finora». Visione pessimista? Probabilmente di Elido Fazi - patron dell'omonima casa editrice - si può dire tutto tranne che sia un pessimista. Anzi, è una persona abituata a guardare avanti, con una punta di fiducia nell'umanità, se è vero che nel suo ultimo libro (scritto in un week end) «La Terza guerra mondiale? La verità sulle banche, Monti e l'euro» dà del tu a Obama - per il quale fa il tifo senza remore - e invoca l'organizzazione di una nuova Bretton Woods per "riformare il sistema monetario internazionale". Il libro - che è disponibile solo in formato e-book a 1 euro - è un utile excursus negli ultimi (quasi) cento anni di storia macroeconomica europea e statunitense.
Un sunto denso - ma anche leggero e cosparso di aneddoti veri ma quasi incredibili della vita di Fazi - che sembra la medicina necessaria per il grande male del secolo: la memoria corta. Che, però, è solo il sintomo di un altro male, quello vero: la disinformazione. Il libro è interessante perché, aldilà delle competenze dell'autore che è un economista, nasce dall'incrocio di notizie di cui Fazi è un moderno esploratore, tra la classica lettura dei giornali e la contemporanea ricerca in rete. Cosicché è proprio dando uno sguardo a Wikipedia, durante l'intervista, che pesca l'ultima novità sulla borsa di Kish: «Da confermare ma interessante: venderanno petrolio solo in yen, rupie, euro o con un paniere monetario. Non accetteranno dollari. Siamo di fronte a una sfida molto seria alla valuta americana».
Cos'è la borsa di Kish? Uno dei capitoli "caldi" del libro di Fazi, e una delle notizie più importanti degli ultimi anni: nel 2006 l'Iran annuncia l'apertura di una borsa tutta sua in cui sarebbero stati trattati idrocarburi, non in dollari ma in "monete credibili". La notizia, all'epoca, destò un qualche scalpore anche in Italia, ma presto fu archiviata come "impossibile". «Da parte mia - racconta Fazi - inviai un amico giornalista a vedere che aria tirava. Il resoconto è riportato nel libro: già allora si capiva che la faccenda era seria».
Dunque l'Iran dichiara guerra al dollaro, e in qualche modo privilegia l'euro.
Era inevitabile: il dollaro è finito, e non da adesso. Se l'Unione europea riuscisse a realizzare una reale integrazione, politica e economica, le cose sarebbero ben diverse: sarebbe uno dei "poli" di potere mondiali più ricchi e più stabili. Una vera e propria garanzia contro la guerra.
Elido Fazi, patron dell'omonima casa editrice, ha dato alle stampe (per ora solo digitali) un saggio sulla crisi economica europea. Con una tesi interessante: dietro alle schermaglie della Borsa e all'altalena dello spread si nasconde la crisi del dollaro e il debito statunitense. E se nel 1944 avessero dato ascolto a un certo Keynes... «SIAMO IN GUERRA: RIFORMARE SUBITO IL SISTEMA MONETARIO»
«Se non si trova una soluzione allo squilibrio mondiale creato da una finanza lasciata a briglie sciolte, l'unica soluzione sarà lo scoppio di una nuova guerra mondiale. Questa volta fatta con le armi vere, e non solo con quelle della Borsa come è stato finora». Visione pessimista? Probabilmente di Elido Fazi - patron dell'omonima casa editrice - si può dire tutto tranne che sia un pessimista. Anzi, è una persona abituata a guardare avanti, con una punta di fiducia nell'umanità, se è vero che nel suo ultimo libro (scritto in un week end) «La Terza guerra mondiale? La verità sulle banche, Monti e l'euro» dà del tu a Obama - per il quale fa il tifo senza remore - e invoca l'organizzazione di una nuova Bretton Woods per "riformare il sistema monetario internazionale". Il libro - che è disponibile solo in formato e-book a 1 euro - è un utile excursus negli ultimi (quasi) cento anni di storia macroeconomica europea e statunitense.
Un sunto denso - ma anche leggero e cosparso di aneddoti veri ma quasi incredibili della vita di Fazi - che sembra la medicina necessaria per il grande male del secolo: la memoria corta. Che, però, è solo il sintomo di un altro male, quello vero: la disinformazione. Il libro è interessante perché, aldilà delle competenze dell'autore che è un economista, nasce dall'incrocio di notizie di cui Fazi è un moderno esploratore, tra la classica lettura dei giornali e la contemporanea ricerca in rete. Cosicché è proprio dando uno sguardo a Wikipedia, durante l'intervista, che pesca l'ultima novità sulla borsa di Kish: «Da confermare ma interessante: venderanno petrolio solo in yen, rupie, euro o con un paniere monetario. Non accetteranno dollari. Siamo di fronte a una sfida molto seria alla valuta americana».
Cos'è la borsa di Kish? Uno dei capitoli "caldi" del libro di Fazi, e una delle notizie più importanti degli ultimi anni: nel 2006 l'Iran annuncia l'apertura di una borsa tutta sua in cui sarebbero stati trattati idrocarburi, non in dollari ma in "monete credibili". La notizia, all'epoca, destò un qualche scalpore anche in Italia, ma presto fu archiviata come "impossibile". «Da parte mia - racconta Fazi - inviai un amico giornalista a vedere che aria tirava. Il resoconto è riportato nel libro: già allora si capiva che la faccenda era seria».
Dunque l'Iran dichiara guerra al dollaro, e in qualche modo privilegia l'euro.
Era inevitabile: il dollaro è finito, e non da adesso. Se l'Unione europea riuscisse a realizzare una reale integrazione, politica e economica, le cose sarebbero ben diverse: sarebbe uno dei "poli" di potere mondiali più ricchi e più stabili. Una vera e propria garanzia contro la guerra.