Shipping globale: Zeus batte Wotan
Sergio Bologna - sinistrainrete -
Il capitale greco che fotte il capitale tedesco. Sembra una barzelletta, invece non lo è e la signor Merkel, così severa, certe volte, con gli stati "birichini" che spendono e spandono mentre la loro economia va a picco e produce milioni di disoccupati, dovrebbe oggi dimostrare la stessa, se non maggiore, severità verso i "birichini" di casa sua. Stiamo parlando di shipping, di navi. Che c'entra la Germania con la Grecia? Cominciamo da quest'ultima. E' noto che lo shipping è l'unico settore dove la Grecia ha una leadership mondiale. Sono leggendari gli armatori greci, soprattutto per la loro abilità nel non pagare le tasse. Mentre milioni di greci stringono la cinghia, loro a dicembre hanno festeggiato le loro fortune in un ricevimento di mille persone in un grande hotel di Londra. La loro specialità tradizionale sono le petroliere ma ormai da un po' di tempo si sono allargati anche ad altri settori, le «bulk carrier», le container carrier, le Ro Ro. Se la sono vista molto brutta qualche anno fa, con la crisi del 2007/2008 ma, a differenza di altre volte, il Salvatore non ha assunto le modeste vesti del contribuente greco ma quelle ben più ricche della moneta cinese. Scriveva il Telegraph del 13 agosto 2012: «Le società greche stanno facendo squadra con le banche cinesi. Il premier Wen Jiabao ha consentito due anni fa che venissero erogati prestiti per 5 miliardi di dollari all'industria dell'armamento greca».E' questo che sta dietro alla consegna del porto del Pireo in mano ai cinesi, dopo più di un anno di scioperi e di opposizione dei portuali greci.
La Cina è vicina, anzi, mediterranea
Ma che interesse hanno i cinesi a mettere radici nel Mediterraneo e ad avere una posizione di rispetto nell'industria dell'armamento? La Cina ormai è una potenza coloniale, il suo controllo su vasti territori dell'Africa nera è ormai acquisito, la sua industria dell'armamento non è però all'altezza del suo ruolo coloniale, la grande compagnia di navigazione pubblica Coscon, tra le prime cinque-sei al mondo nel traffico container, ha perso un sacco di soldi. L'industria dell'armamento è saldamente in mano agli europei, sia per quanto riguarda la proprietà delle navi che per quanto riguarda la finanza specializzata nello shipping. Norvegia, Germania, Grecia, Danimarca, sono i signori dello shipping, la Norvegia e la Grecia nel settore «oil and gas», «dry bulk» e nell'«off shore», Germania e Danimarca nel container. I cinesi, se vogliono un posto al sole, debbono allargarsi in Europa e la mossa nei confronti dei greci può rivelarsi vincente. Come mai?
La Germania è la prima nazione al mondo per proprietà di navi «full container» ma è anche quella dove si investono più soldi in questo settore, attraverso una serie di banche specializzate, prima tra tutte HSH Nordbank, di proprietà della città-stato di Amburgo e del Land dello Schleswig Holstein, a maggioranza socialdemocratica il primo, rosso-verde il secondo. Le prime 12 banche tedesche alla metà del 2012 risultavano esposte per 129,2 miliardi di dollari nel settore dello shipping.
Un maremoto finanziario
Ma qui sta succedendo qualcosa che potrebbe provocare un cataclisma delle dimensioni di quello del 2008 con i mutui subprime. Le navi portacontainer, si sa, sono la colla della globalizzazione, portano le merci dalla Cina in Europa e negli Usa ed i semilavorati, le auto ed altri prodotti industriali, dall'Europa e dagli Usa in Cina e nel Far East. Controllano questo traffico colossale 20 compagnie marittime, la prima è la Maersk, danese, la seconda la MSC, ginevrina ma in realtà sorrentina (il suo patron Gianluigi Aponte dà da mangiare a migliaia di famiglie della penisola campana), la terza Cma Cgm, franco-libanese-turca e poi i cinesi di Coscon, di Evergreen, i tedeschi di Hapag Lloyd ecc..


Un fantasma si aggira per l’Italia. E non è Angelino Alfano. 





Valdimiro Giacchè 

Karl Marx: La classe capitalista riunita a Davos ha trascorso gli ultimi giorni grattandosi la testa per la disoccupazione e la mancanza di domanda dei propri prodotti. Non sembra però capace riconoscere che ciò è inevitabile in un’economia globalizzata. C’è una tendenza verso il sovrainvestimento, la sovraproduzione e la caduta del saggio di profitto, che, come sempre, i datori di lavoro hanno cercato di contrastare con il taglio dei salari e la creazione di un esercito di riserva del lavoro [disoccupazione, ndt]. Ecco perché ci sono più di 200 milioni di disoccupati in tutto il mondo e vi è stata una tendenza verso una maggiore disuguaglianza. E’ possibile che il 2013 sia migliore del 2012, ma sarà un sollievo di breve durata.
John Maynard Keynes: No, non lo penso Christine. Penso che il problema sia grave, ma risolvibile. L’ultima volta che abbiamo dovuto affrontare una crisi di questa portata abbiamo risposto con un aggressivo allentamento della politica monetaria – riducendo i tassi di interesse sia a breve termine che a lungo termine – e con l’uso dei lavori pubblici per stimolare la domanda aggregata. Negli Stati Uniti, il mio amico di Franklin Roosevelt ha sostenuto normative che hanno permesso ai lavoratori di organizzarsi[1]. Dopo la seconda guerra mondiale, la comunità internazionale ha creato il Fondo Monetario Internazionale al fine di appianare gli squilibri della bilancia dei pagamenti, prevenire guerre valutarie mutualmente distruttive e controllare i movimenti di capitali. Tutte queste lezioni sono stati dimenticate. L’equilibrio tra politica fiscale e monetaria è sbagliato, le guerre valutarie stanno crescendo, il settore finanziario rimane in gran parte non riformato e la domanda aggregata è debole perché i lavoratori non stanno ricevendo una congrua parte dei guadagni di produttività. La teoria economica è bloccata nel passato, è come se la fisica non fosse andata avanti dai tempi di Keplero.
Milton Friedman: Alcuni dei miei amici della scuola austriaca di teoria economica sarebbero senz’altro favorevoli a non fare nulla nella speranza di una riequilibrio del sistema, ma non io. A differenza di Maynard, non sosterrei misure che aumentino il potere contrattuale dei sindacati e non sono mai stato appassionato di opere pubbliche quale risposta ad una crisi. Ma certamente supporterei ciò che Ben Bernanke ha fatto con la sua politica monetaria negli Stati Uniti e sosterrei azioni ancora più drastiche se si rendessero necessarie.

Quest'anno decidere come votare sarà particolarmente facile. 


La democrazia. Dice Spinoza: una società che esercita collegialmente il potere in modo tale che tutti siano tenuti a obbedire a sè stessi, senza che nessuno sia costretto a obbedire a un proprio simile.
Un’analisi a partire dalla lotta all’Ikea che, lungi dall’essere terminata, ha però il merito di averci già fornito un bagaglio enorme e indispensabile di esperienze e spunti di riflessione. Nei paragrafi che seguono, non ci soffermeremo sulle fasi della lotta che è ancora aperta e in aggiornamento (