Bruno Giorgini - sinistrainrete -
La democrazia. Dice Spinoza: una società che esercita collegialmente il potere in modo tale che tutti siano tenuti a obbedire a sè stessi, senza che nessuno sia costretto a obbedire a un proprio simile.
I partiti. Fin quando gli esseri umani saranno animali politici esisteranno i partiti, ovvero libere associazioni di cittadini/e che sulla base di programmi e progetti si contendono il potere e/o il governo della città, della polis. Ovviamente le forme concrete e i poteri dei partiti cambiano a seconda delle fasi storiche. In Italia negli ultimi decenni i partiti sono degenerati diventando vieppiù macchine per il potere di persone e gruppi di pressione fondate quasi sempre sull’interesse personale, il malaffare, la corruzione, la rapina e lo sperpero del pubblico denaro, l’occupazione indebita di istituzioni della società. Si pensi al disastro della spartizione partitica dei posti nella sanità pubblica, la collusione con organizzazioni criminali, nonchè con costi per il loro funzionamento al di là di qualunque giustificazione. Questo dilagante malaffare ha contaminato anche le istituzioni rappresentative, talchè i nostri onorevoli, si fa per dire, guadagnano molto di più dei loro colleghi europei che non sono certo poveri, lo stesso vale per il Presidente della Repubblica e da lì in giù per tutti, fino a uscieri e impiegati. Senza alcun dubbio due sono i motori di questa corruzione dei partiti italici, chi più chi meno tutti coinvolti: il finanziamento pubblico, giustificato col fatto che altrimenti la politica se la potrebbero permettere solo i ricchi, a conferma del fatto che le vie dell’inferno sono spesso lastricate dalle migliori intenzioni, e la collusione tra politica e affari, fino agli appalti dedicati alle organizzazioni criminali, fino alla trattativa tra stato e mafia, dopo gli attentati contro Falcone e Borsellino.
Certamente quindi sono legittimi i sentimenti di rabbia e di diffidenza verso i partiti, verso questo sistema dei partiti, e anche la voglia di ribaltarli scacciando i mercanti dal tempio, a pedate se necessario. E’ il cosidetto sentimento dell’antipolitica che in realtà esprime una giusta indignazione per questa politica e l’esigenza di un‘altra politica, di cui è in parte incarnazione il movimento cinque stelle, ma largamente diffuso ben oltre. Significativa a questo proposito la recente iniziativa in Sicilia dei quindici consiglieri regionali cinque stelle che hanno restituito il 70% degli emolumenti (un consigliere regionale siciliano guadagna circa 15.000 euro al mese, uno scandalo). Lo farà qualcun altro? Difficile, direi impossibile, vuoi mai che sia demagogia!!! La ciliegina sulla torta è la legge lettorale, la porcata o porcellum come tutti la chiamano, e che nessuno ha voluto modificare, troppo ghiotto il potere che affida ai partiti, e soprattutto ai loro segretari, di scelta sugli onorevoli deputati e senatori, nonchè quindi sull’intera nomenclatura. Capolavoro di ambiguità e ipocrisia sono state le primarie del PD per le candidature al Parlamento, col listino, anzi il listone del segretario Bersani, la lista dei fedelissimi e fedeli, garantiti con buona pace di chi alle primarie parlamentari ha creduto. Intanto nascono nuovi partiti, nessuno dei quali però vuol chiamarsi partito, ma movimento, nuovo soggetto politico, lista civica e quant’altro. Alcuni sono stati generati per gemmazione dal PDL, che non a caso si chiama popolo delle libertà, e non partito, per costruire una costellazone di centrodestra più forte sul piano elettorale, mentre altri amerebbero distinguersi dai partiti tradizionali introducendo innovazioni radicali, per esempio nella costituzione delle liste. Ma, a parte il movimento 5 stelle, nessuno pare esserci riuscito. Il tronfio Monti ha dovuto incassare più liste alla Camera, con i catorci dell’UDC e gli ex giovani leoni di FLI intoccabili, così perdendo Corrado Passera, scusate se è poco, per non dire delle acrobazie per la lista senatoriale a tenere insieme consumati, anche nel senso dell’usura, professionisti dell’establishment e delle clientele (quando non peggio) con qualche nome un poco più presentabile, i famosi candidati della società civile, poveretti. Ma se i conservator/reazionari liberisti montiani che proclamano di voler riformare la politica non ridono, ecco che piangono i nuovi , o che si vorrebbero tali, “a sinistra” del centrosinistra, la lista di “rivoluzione civile” guidata da Ingroia, con Di Pietro tra gli alfieri. Di Pietro l’uomo che sposò la TAV e la repressione al G8 di Genova, per non dire dei suoi affarucci privati, e, già più dignitosi, i segretari del PRC e del PDCI, nonchè dei verdi a costituirne l’ossatura militante e di lista. E non manca il mercato delle vacche col primo acquisto, l’ex cinque stelle consigliere regionale Giovanni Favia, fino a ieri secondo il dettato grillino nè di destra nè di sinistra, da oggi rivoluzionario civile. Quando si dice la transumanza, un tempo trasformismo. Acquisto cui Ingroia ha dedicato molte ore negli ultimi giorni, in uno spaccato della politica abbastanza indecente. Ma d’altra parte suvvia non siamo moralisti, se la politica è un mestiere come un altro senza alcuna idealità, una volta licenziato da una company cosa può impedirmi di essere assunto in un’altra, dipende semplicemente dal profitto che mi viene proposto, stock options o privilegi e poteri della politica che siano. In quest’ottica forse come per gli ordini professionali si dovrebbe introdurre un albo dei “politici” con regole di deontologia sia per l’accesso che per i comportamenti, ma anche questo a tutt’oggi pare essere troppo. Infine la neonata ALBA, alleanza per il lavoro i beni comuni e l’ambiente. Un piccolo partito, scusatemi: nuovo soggetto politico, antiliberista e che pretenderebbe anch’egli di riformare la politica in senso democratico e partecipativo, a partire dal suo stesso funzionamento interno. Un partito che nascendo da un gruppo di intellettuali, molti torinesi, ha tentato di promuovere una ipotesi di lista elettorale “cambiare si può” per un radicale rinnovamento, lista uscita di strada alla prima curva. E oggi “cambiare si può”, ammesso e non concesso che continui a esistere, o piuttosto la parte che vuole continuare a esistere (o finge di), più o meno obtorto collo è obbligata a riferirsi per le elezioni a Ingroia, secondo il detto “o mangiare questa minestra o saltare dalla finestra”.

1. La crisi, i mercati e il rapporto tra economia e politica
di Marco Berlinguer




