di Ignacio Ramonet - lavorincorsoasinistra -
I nuovi padroni del mondo sono gli speculatori di borsa, che non hanno alcun interesse per il bene comune. Da quando è scoppiata la crisi nessunoè riuscito a mettere loro la museruola. Per quanto tempo le democrazie resisteranno a questa impunità?
A quei cittadini che ancora lo ignoravano, la crisi sta dimostrando che i mercati finanziari sono i protagonisti principali della attuale situazione economica in Europa. Essi rappresentano un cambiamento fondamentale: il potere è passato dai politici agli speculatori di borsa e a una coorte di banchieri imbroglioni.
Ogni giorno, i mercati muovono somme colossali. Ad esempio, quasi 7 miliardi di euro, solo in debiti degli stati della zona euro, secondo la Banca centrale europea. La decisione collettiva quotidiana di questi mercati può rovesciare i governi, dettare politiche e sottomettere popoli.
Il dramma è anche che questi nuovi “padroni del mondo” non hanno alcun interesse per il bene comune. La solidarietà non è il loro problema. Meno ancora la preservazione dello stato sociale. La unica razionalità che li spinge è l’avidità. Gli speculatori e banchieri, guidati dall’avidità, arrivano a comportarsi come mafie, con la mentalità di uccelli rapaci. E con una impunità quasi totale.
Da quando, nel 2008, è scoppiata la crisi – in gran parte causato da loro – nessuna riforma seria ha potuto regolamentare i mercati o mettere la museruola ai banchieri. E nonostante tutte le critiche contro la “irrazionalità del sistema”, il comportamento di molti attori finanziari continua ad essere cinico.
È evidente che le banche svolgono un ruolo chiave nel sistema economico. E che le loro attività tradizionali – stimolare il risparmio, dare credito alle famiglie, finanziare le imprese, dare impulso al commercio – sono costruttive. Ma dalla generalizzazione, negli anni ottanta, del modello della “banca universale”, che aggiunse ogni sorta di attività speculativa e di investimento, i rischi per i risparmiatori si sono moltiplicati, così come la frode, l’inganno e gli scandali.
Ricordiamo, per esempio, uno dei più vergognosi, la cui protagonista fu la potente banca d’affari statunitense Goldman Sachs, che domina oggi l’universo finanziario. Nel 2001 aiutò la Grecia a truccare i suoi conti affinché Atene soddisfacesse i requisiti e potesse entrare nell’euro, la moneta unica europea. Ma, in meno di sette anni, la frode è stata scoperta e la realtà è esplosa come una bomba. Conseguenza: quasi un continente impantanato nella crisi del debito; un paese, la Grecia, saccheggiato e in ginocchio; recessione, licenziamenti massicci, perdita di potere d’acquisto per i lavoratori; ristrutturazioni e tagli alle prestazioni sociali; piani di aggiustamento e miseria.
Quali sanzioni hanno subito gli autori di un così nefasto inganno? Mario Draghi, ex vicepresidente di Goldman Sachs Europa, quindi consapevole della frode, è stato nominato presidente della Banca centrale europea (Bce), e Goldman Sachs ha guadagnato, per aver truccato i conti, 600 milioni di euro. Confermando così un principio: in materia di grandi truffe organizzate dalle banche, l’impunità è la regola.
Lo possono confermare le migliaia di risparmiatori spagnoli che hanno acquistato azioni di Bankia ai tempi in cui questo istituto entrò in Borsa. Si sapeva che non aveva alcuna credibilità e il valore delle sue azioni, secondo le agenzie di rating, già era a un passo dal titolo spazzatura.
I risparmiatori diedero fiducia a Rodrigo Rato, allora presidente di Bankia ed ex direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), che non esitò a dire, il 2 maggio 2012 (cinque giorni prima di dimettersi sotto la pressione dei mercati e poco prima che lo Stato dovesse iniettare nella banca 23 miliardi e mezzo di euro per evitare il fallimento): «Siamo in una situazione di grande robustezza dal punto di vista della solvibilità e anche dal punto di vista della liquidità».
È vero che, meno di un anno prima, nel luglio 2011, Bankia aveva apparentemente superato gli “stress test” condotti dall’Autorità bancaria europea (Eba) sui 91 maggiori istituti finanziari europei. Bankia avevano ottenuto un Core Tier I Capital (capitale di massima resistenza) del 5,4%, a fronte di un minimo richiesto del 5% in una situazione di massimo stress. Il che dà un’idea della incompetenza e inettitudine della Eba, organismo europeo incaricato di garantire la solidità delle nostre banche…
Altre persone che possono testimoniare sull’avventurismo dei banchieri sono le vittime, in Spagna, dello “scandalo delle azioni privilegiate”. Una frode che colpisce più di 700 mila risparmiatori che hanno perso i loro soldi. Si fece loro credere di aver acquistato qualcosa di simile a un deposito vincolato… Ma le azioni privilegiate sono un tipo di prodotto finanziario che non è coperto dal fondo di garanzia delle banche. Che non sono obbligate – se non hanno liquidità – a rimborsare il capitale iniziale né gli interessi maturati.
Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...
(di classe) :-))
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...
(di classe) :-))
Francobolllo
Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.
Europa, SVEGLIA !!
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domenica 25 novembre 2012
mercoledì 4 aprile 2012
I ricchi servono alla società?

MURIZIO FRANZINI in Micromega
- controlacrisi -
Esce oggi il nuovo numero di Micromega che non risparmia critiche al Governo Monti e dibatte sulle prospettive di una vera alternativa ai tecnici. Pubblichiamo uno stralcio del saggio dell'economista Franzini.
La pubblicazione delle retribuzioni – spesso stratosferiche – dei ‘tecnici’ del nuovo governo non ha suscitato la stessa, unanime, indignazione che viene solitamente riservata alla casta dei politici e ai loro privilegi. Per quale motivo? Perché sono retribuzioni, si è detto, provenienti dalle loro professioni e dunque dal libero mercato. Ma è giusto che le ricchezze acquisite nel settore privato siano indiscutibili? Sono davvero sempre frutto di merito e competenza?
Maurizio Franzini
Da qualche tempo, nel dibattito pubblico, si parla molto, certamente più che in passato, di disuguaglianze economiche e di equità. Si tratta di una novità positiva, ma il rischio che si corre è che l’argomento venga trattato concedendo troppo alle emozioni e troppo poco all’analisi. Questo sembra essere accaduto anche in occasione della pubblicazione dei redditi percepiti dai ministri del governo Monti. Di fronte a quella lista – che contempla redditi elevatissimi all’interno di una distribuzione che, però, probabilmente farebbe assumere valori molto alti ai tradizionali indici di disuguaglianza – vi è stato chi ha pronunciato parole di indignazione e chi, invece, non ha nascosto la propria ammirazione nei confronti dei più ricchi.
Di argomenti anche soltanto vagamente analitici, a sostegno dell’una o dell’altra posizione ne sono circolati pochi e spesso sono apparsi deboli quanto può esserlo la riproposizione di qualche logoro luogo comune. In realtà, sulla ricchezza, sui meccanismi che la generano e sugli effetti che essa produce, molto vi sarebbe da riflettere perché qui, probabilmente, si nasconde un’importante chiave di lettura del capitalismo contemporaneo e delle sue trasformazioni. In particolare, è interessante chiedersi che caratteristiche abbiano i mercati (intesi in senso lato) che permettono retribuzioni non altrimenti definibili che stratosferiche.
Sorprendentemente, o forse no, quanti giustificano quelle stratosferiche retribuzioni lo fanno accontentandosi di richiamare che esse si sono formate in liberi mercati, come tali non facilmente sindacabili. Non ci si chiede, però, se quei mercati siano gli stessi mercati ai quali la teoria economica riconosce la capacità di assicurare l’efficienza e di premiare il merito, anche se questo va inteso nel senso piuttosto ristretto di «merito di mercato».
Esce oggi il nuovo numero di Micromega che non risparmia critiche al Governo Monti e dibatte sulle prospettive di una vera alternativa ai tecnici. Pubblichiamo uno stralcio del saggio dell'economista Franzini.
La pubblicazione delle retribuzioni – spesso stratosferiche – dei ‘tecnici’ del nuovo governo non ha suscitato la stessa, unanime, indignazione che viene solitamente riservata alla casta dei politici e ai loro privilegi. Per quale motivo? Perché sono retribuzioni, si è detto, provenienti dalle loro professioni e dunque dal libero mercato. Ma è giusto che le ricchezze acquisite nel settore privato siano indiscutibili? Sono davvero sempre frutto di merito e competenza?
Maurizio Franzini
Da qualche tempo, nel dibattito pubblico, si parla molto, certamente più che in passato, di disuguaglianze economiche e di equità. Si tratta di una novità positiva, ma il rischio che si corre è che l’argomento venga trattato concedendo troppo alle emozioni e troppo poco all’analisi. Questo sembra essere accaduto anche in occasione della pubblicazione dei redditi percepiti dai ministri del governo Monti. Di fronte a quella lista – che contempla redditi elevatissimi all’interno di una distribuzione che, però, probabilmente farebbe assumere valori molto alti ai tradizionali indici di disuguaglianza – vi è stato chi ha pronunciato parole di indignazione e chi, invece, non ha nascosto la propria ammirazione nei confronti dei più ricchi.
Di argomenti anche soltanto vagamente analitici, a sostegno dell’una o dell’altra posizione ne sono circolati pochi e spesso sono apparsi deboli quanto può esserlo la riproposizione di qualche logoro luogo comune. In realtà, sulla ricchezza, sui meccanismi che la generano e sugli effetti che essa produce, molto vi sarebbe da riflettere perché qui, probabilmente, si nasconde un’importante chiave di lettura del capitalismo contemporaneo e delle sue trasformazioni. In particolare, è interessante chiedersi che caratteristiche abbiano i mercati (intesi in senso lato) che permettono retribuzioni non altrimenti definibili che stratosferiche.
Sorprendentemente, o forse no, quanti giustificano quelle stratosferiche retribuzioni lo fanno accontentandosi di richiamare che esse si sono formate in liberi mercati, come tali non facilmente sindacabili. Non ci si chiede, però, se quei mercati siano gli stessi mercati ai quali la teoria economica riconosce la capacità di assicurare l’efficienza e di premiare il merito, anche se questo va inteso nel senso piuttosto ristretto di «merito di mercato».
sabato 19 novembre 2011
Draghi e Napolitano devono essere arrestati e processati.

di Paolo Barnard Fonte: webnode
Draghi e Napolitano devono essere arrestati e processati - di Paolo Barnard
I golpisti finanziari che hanno terminato la nostra democrazia dopo 63 anni di vita sono stati condotti al Palazzo italiano da Mario Draghi e dal Group of Thirty. Ad attenderli dentro il Palazzo vi era Giorgio Napolitano, da 35 anni uomo di punta in Italia del Council on Foreign Relations degli USA e amico delle loro multinazionali, come da lui stesso dichiarato molti anni or sono su Business Week.
Si consideri quanto segue:
1) La sovranità legislativa italiana, quella economica ed esecutiva, già compromesse dai Trattati europei e dall’Euro (si legga Il Più Grande Crimine 2011), sono state terminate del tutto. Ciò è evidente persino nei titoli del Corriere di questi giorni, non c’è bisogno di leggere Barnard o altri. 2) Le misure di austerità - si legga la rapina della pubblica ricchezza e del futuro di milioni di famiglie italiane attraverso un collasso pilotato dell’economia che tali misure portano senza dubbio - non hanno ora più ostacoli, e sono espressione del volere di poteri finanziari non eletti dagli italiani. Il Parlamento non ha avuto voce in capitolo, ha dovuto obbedire di corsa, cioè è stato esautorato di fatto da forze straniere. 3) Saranno decenni di sofferenze e lacrime e sangue per i cittadini, un impoverimento mai visto dal 1948 e tanti morti anzi tempo a causa della demolizione dei servizi. I punti 1, 2 e 3 formano i contenuti sufficienti per un’accusa di alto tradimento della patria da parte di Mario Draghi e di Giorgio Napolitano, che devono essere incriminati e arrestati. Se pensate che questa sia retorica di un esagitato, si legga la letteratura economica americana sulla crisi dell’Eurozona per fugare ogni dubbio, e si visiti l’Irlanda o la Grecia, vittime prima di noi di questi golpisti. Questo è un colpo di Stato.
Draghi e Napolitano devono essere arrestati e processati - di Paolo Barnard
I golpisti finanziari che hanno terminato la nostra democrazia dopo 63 anni di vita sono stati condotti al Palazzo italiano da Mario Draghi e dal Group of Thirty. Ad attenderli dentro il Palazzo vi era Giorgio Napolitano, da 35 anni uomo di punta in Italia del Council on Foreign Relations degli USA e amico delle loro multinazionali, come da lui stesso dichiarato molti anni or sono su Business Week.
Si consideri quanto segue:
1) La sovranità legislativa italiana, quella economica ed esecutiva, già compromesse dai Trattati europei e dall’Euro (si legga Il Più Grande Crimine 2011), sono state terminate del tutto. Ciò è evidente persino nei titoli del Corriere di questi giorni, non c’è bisogno di leggere Barnard o altri. 2) Le misure di austerità - si legga la rapina della pubblica ricchezza e del futuro di milioni di famiglie italiane attraverso un collasso pilotato dell’economia che tali misure portano senza dubbio - non hanno ora più ostacoli, e sono espressione del volere di poteri finanziari non eletti dagli italiani. Il Parlamento non ha avuto voce in capitolo, ha dovuto obbedire di corsa, cioè è stato esautorato di fatto da forze straniere. 3) Saranno decenni di sofferenze e lacrime e sangue per i cittadini, un impoverimento mai visto dal 1948 e tanti morti anzi tempo a causa della demolizione dei servizi. I punti 1, 2 e 3 formano i contenuti sufficienti per un’accusa di alto tradimento della patria da parte di Mario Draghi e di Giorgio Napolitano, che devono essere incriminati e arrestati. Se pensate che questa sia retorica di un esagitato, si legga la letteratura economica americana sulla crisi dell’Eurozona per fugare ogni dubbio, e si visiti l’Irlanda o la Grecia, vittime prima di noi di questi golpisti. Questo è un colpo di Stato.
venerdì 18 novembre 2011
Agata Christie e i dieci piccoli Stati - Nigel Farage al Parlamento Europeo
Fonte: Beppe Grillo
L'Italia ha un debito pubblico insostenibile perché per quasi la metà è posseduto da banche e Stati stranieri. Il Giappone con un rapporto debito/Pil superiore al 200% non fallisce perché i suoi titoli sono stati acquistati in assoluta prevalenza dal mercato domestico. Ci tengono per le palle e hanno nominato un commissario liquidatore. Non vogliono perdere i loro investimenti, in particolare le banche francesi. Se in questi anni avessimo seguito la politica della prudenza, invece di vendere a piene mani i nostri titoli pubblici per Grandi Opere improbabili, Enormi Sprechi, Finanza Elettorale e Infrastrutture Inutili, oggi saremmo liberi di decidere il nostro destino. Non è così. Ci ripetono che non ci sono alternative per evitare che in realtà ci possano essere. I partiti sono dei cadaveri. Potrebbero licenziare tutti i parlamentari, nessuno se ne accorgerebbe. A cosa servono? A sproloquiare dai banchi a nostre spese, mentre le decisioni sono prese dalla Bce e dalla Merkel?
Questo blog, ignorato e spesso deriso, ha annunciato per anni, mentre infuriava il bunga bunga sui media, il disastro finanziario e politico che ci aspettava. La democrazia è ormai un parola vuota, sostituita dall'eurocrazia. La velocità delle decisioni avvenute sopra la testa del Paese ha però in sé qualcosa di strano, di innaturale. Sa di commedia, di teatro dell'Arte. Un senatore a vita in poche ore e un governo di non eletti in una settimana. Il popolo italiano trattato come un servo sciocco. Perché è avvenuto ora? Perché questa fretta? La crescita del nostro Pil, anche se ridicola, è stata superiore nel 2011 alla maggior parte delle nazioni UE, le esportazioni sono cresciute del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il deficit di bilancio è sceso dal 5,5% al 4%. Siamo scivolati sullo spread, ma chi ha fatto salire lo spread in modo vertiginoso in pochi giorni? E per quali scopi?
Intervento di Nigel Farage, presidente del gruppo Europa della LIbertà e della Democrazia al Parlamento Europeo
"Eccoci qua, sull'orlo di un disastro finanziario e sociale e abbiamo oggi nella stanza le quattro persone che sarebbero dovuti essere responsabili. Abbiamo ascoltato i discorsi più ottusi e tecnocratici che abbia mai sentito. Siete tutti a negare! Secondo qualsiasi misuratore oggettivo, l'Euro è un fallimento. E chi è il responsabile? Chi è in carica di voi? La risposta è ovviamente: "Nessuno di voi, perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha una legittimazione democratica per il ruolo che ricoprite in questa crisi." E in questo vuoto, seppur controvoglia, è entrata in scena Agela Merkel e viviamo ora in un'Europa dominata dalla Germania. Un'eventualità che il progetto europeo intendeva escludere. Una situazione per prevenire la quale chi ci ha preceduto ha pagato un caro prezzo in sangue. Io non voglio vivere in un un'Europa dominata dalla Germania e non lo vogliono i cittadini europei. Ma voi avete avuto un ruolo in tutto ciò. Perché quando il primo ministro Papandreou si è alzato e ha usato il termine "referendum" lei, signor Rehn lo ha descritto come una "violazione della fiducia", e i suoi amici qui si sono radunati come un branco di iene attorno a Papandreou, lo hanno fatto rimuovere e rimpiazzare con un governo-marionetta. Che spettacolo Assolutamente disgustoso è stato. E non soddisfatti, avete deciso che Berlusconi doveva andarsene. Così è stato rimosso e rimpiazzato da Monti, un ex commissario europeo, un architetto del disastro dell'Euro, un uomo che non era nemmeno membro del Parlamento.
Sta diventando come un romanzo di Agatha Christie, dove stiamo cercando di capire chi è il prossimo che sarà fatto cadere. La differenza è che noi sappiamo chi sono i cattivi. Voi tutti dovreste essere ritenuti responsabili di ciò che avete fatto. Dovreste essere tutti licenziati. E devo dire, signor Van Rompuy, 18 mesi fa quando ci siamo incontrati per la prima volta, mi ero sbagliato sul suo conto. La definii un "assassino silenzioso delle democrazie degli stati nazionali". Ora non più, lei è piuttosto chiassoso nel suo operare, non crede? Lei, un uomo non eletto, è andato in Italia e ha detto: "Questo non è il tempo per le elezioni, ma è il tempo delle azioni". Per Dio, chi le dà il diritto di dire queste cose al popolo italiano?"
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