Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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martedì 4 settembre 2012

Legge miracolosa: le banche hanno 2,5 miliardi in più

- Fonte -
di Lorenzo Dilena
Mai sentito parlare di «trasformazione delle attività per imposte anticipate iscritte in bilancio»? In soldoni, è un miracolo fiscale che tramuta crediti a babbo morto in moneta sonante, immediatamente spendibile per saldare qualsiasi tipo di tributo. È l’effetto di un codicillo in aiuto delle banche in perdita, introdotto da Tremonti e poi confermato da Monti. Ma solo adesso se ne cominciano a vedere gli effetti. Così mentre partite Iva e Pmi attendono da anni rimborsi fiscali e pagamento delle forniture, quest’anno i cinque maggiori istituti avranno un beneficio superiore a 2,5 miliardi. Gli esperti di fisco la chiamano «trasformazione delle attività per imposte anticipate iscritte in bilancio in crediti di imposta». In concreto, è un miracolo fiscale che tramuta crediti a babbo morto in moneta sonante, immediatamente spendibile per pagare qualsiasi tipo di tributo. Anche le ritenute mensili sugli stipendi dei dipendenti.
Il “comma 55”. Siamo nel campo in cui brilla da sempre il genio del Tremonti tributarista. Ed è proprio sotto l’egida di Giulio Tremonti ministro dell’Economia che il miracolo si compie: poste contabili destinate a rimanere congelate per quasi un ventennio si tramutano magicamente in crediti d’imposta veri e propri. E liquidissimi. Non è il fisco dei sogni ma l’effetto di un codicillo del decreto Milleproroghe 225/2010: il “comma 55” dell’articolo 2, confermato e perfezionato dal governo Monti, e che solo adesso comincia a dispiegare i suoi effetti. Per svariati miliardi di euro. Pioveranno, in gran parte, su un gruppo piuttosto ristretto di contribuenti.
Contribuenti speciali. Il “comma 55” circoscrive l’ambito di applicazione alle «attività per imposte anticipate» relative alle svalutazioni di crediti, all’avviamento e altre attività immateriali come marchi, brevetti, etc., deducibili su più anni. Detta così, sembra una possibilità aperta a tutte le imprese. In realtà, dietro i rimandi normativi si scopre che le svalutazioni di crediti interessate sono solo quelle degli «enti creditizi e finanziari». Quanto all’avviamento, anche se la norma è generale, nei fatti si tratta di una voce di bilancio quantitativamente rilevante per i gruppi bancari, reduci da anni di fusioni e acquisizioni a caro prezzo. Nel complesso, dunque, una norma su misura.
Sulle perdite delle banche balsamo per svariati miliardi. L’unica condizione posta dal comma 55 è che il bilancio della società si sia chiuso in perdita. Esattamente, quello che è accaduto a fine 2011 per tutte le maggiori banche italiane: Unicredit ha chiuso con un rosso di 9,2 miliardi di euro, Intesa Sanpaolo 8,19 miliardi, Mps 4,7 miliardi, Ubi Banca 1,84 miliardi, il Banco Popolare 2,25 miliardi. Sulla base di un calcolo prudenziale, Linkiesta è in grado di stimare che quest’anno solo per le cinque maggiori banche italiane il beneficio finanziario supera 2,5 miliardi di euro. La norma, frutto di un’azione di lobby da parte dell’Abi, l’associazione delle banche presieduta dall’avvocato Giuseppe Mussari, è testualmente giustificata «in funzione anche della prossima entrata in vigore del nuovo accordo di Basilea», che inasprisce i requisiti di solidità patrimoniale delle banche.
Lobby bancaria. La ragione accampata dall’Abi è che le banche italiane siano penalizzate rispetto alle concorrenti estere. In questo, c’è del vero, ma chi in Italia non è fiscalmente penalizzato rispetto all’estero? Ai fini fiscali, per esempio, le svalutazioni dei crediti alla clientela (che labanca effettua quando ritiene chenon recupererà per intero la somma prestata) non sono interamente deducibili nell’esercizio in cui avvengono: la normativa fissa un limite dello 0,30% del totale crediti in bilancio,. La parte restante della svalutazione può essere dedotta «in quote costanti nei 18 esercizi successivi», e nel frattempo finisce in una specie di fondo dell’attivo, chiamato «attività per imposte anticipate» (Dta, Deferred tax assets, nel gergo degli analisti). Nell’immediato, quindi, la banca paga imposte più alte di quelle che teoricamente dovrebbe se le norme fiscali fossero allineate a quelle contabili. D’altra parte, il fatto che per esigenze di gettito il fisco costringa a spalmare su più anni costi che in base ai principi contabili sono di competenza di un singolo esercizio, è questione comune a tutte le imprese. Il miracolo tremontiano è stato rendere le “Dta” delle banche, illiquide e di durata quasi ventennale, qualcosa di immediatamente spendibile per compensare, nel modello F24, i debiti verso il fisco.

lunedì 20 agosto 2012

Se il diritto alla salute è ormai un privilegio del passato

- libreidee -

Operai dell'Ilva di TarantoBarricaderi e bellicosi come difficilmente li si possono ricordare, non si dica mai che i sindacati italiani Fim-Cisl e Uilm-Uil si tirino indietro quando si tratta di difendere l’interesse delle grandi aziende e della presidenza Ilva. Blocchi stradali e sciopero di due ore, perché a preoccupare Bonanni è la “voragine occupazionale” che investirebbe Taranto nel caso in cui la principale acciaieria d’Europa dovesse cessare la produzione. Schierate alcune centinaia di lavoratori preoccupati a difesa del mostruoso ricatto dell’azienda dell’indomito pluriottantenne Riva, Fim e Uilm avvertono la magistratura rappresentata dal gip Patrizia Todisco: giù le mani dall’Ilva. E a proposito degli industriali dell’acciaio: come ha segnalato Di Pietro, la famiglia Riva ha finanziato con 245.000 euro il Pdl e con 98.000 il partito di Bersani. Donazioni del tutto legali e «anche disinteressate», ironizza Anna Lami su “Megachip”: del resto, «a chi non capita di ricevere un bonifico dai Riva, al giorno d’oggi?».
In città sono arrivati «gli emissari del Regno», i ministri dello sviluppo Passera e dell’ambiente Clini, che hanno incontrato il presidente Bruno Ferrante, ex prefetto di Milano ed a suo tempo candidato sindaco per il Pd. Ferrante ha chiarito «cosa se ne fa l’acciaieria delle disposizioni della magistratura, dal momento in cui politica e sindacati complici fanno fronte comune». Infatti, continua l’analista di “Megachip”, se in questi giorni gli stabilimenti Ilva producono al minimo, non è certo «per l’autorità giudiziaria, ma perché – sostiene Ferrante – è il mercato a chiederci quella quantità di prodotto». Il presidente, continua Anna Lami, «ha comunque dato prova di grande generosità, al termine di un incontro a seguito del quale l’Ilva ha mostrato come sempre che sulla salute non si risparmia né si bada a spese: si è dichiarato disponibile ad investire nei prossimi anni 56 milioni per l’ambiente», ma solo se il fatturato e le condizioni di mercato lo consentiranno. «Soldi che secondo Ferrante andrebbero sommati ai 90 milioni già stanziati precedentemente». Un’inezia, «a fronte di utili di miliardi di euro».
I ministri Passera e CliniD’altra parte, l’iniziativa indetta dal “Comitato dei cittadini liberi e pensanti”, nonostante la militarizzazione minacciosa della città e il divieto della questura a manifestare nei pressi del Palazzo del Governo, ha raccolto l’adesione di migliaia di tarantini, in buona parte lavoratori Ilva e famiglie del quartiere Tamburi (quello a ridosso dell’acciaieria), motivati a pretendere il rispetto delle decisioni del gip e soprattutto a non dover più scegliere tra il morire di fame ed il morire di cancro. “Non siamo inClini a morire di cancro”, recita uno striscione. Dai manifestanti, nessuno sconto a Nichi Vendola, per anni presentato quale artefice della rinascita della Puglia, l’uomo che a parole sull’ecologia non scende a compromessi. Vendola è stato «gettato in notevole imbarazzo da questa vicenda, costretto a dichiarazioni contraddittorie, ed infine svelatosi piccolo piccolo nell’esternare la sua posizione». Ovvero: «Il ruolo decisivo spetta all’Ilva», ha affermato, precisando però che «le emissioni di diossina sono diminuite» e che «abbiamo richiesto anche un tavolo specifico con il ministero della salute sulle tematiche sanitarie».
A fine giornata tutti soddisfatti: Confindustria, per bocca del suo vicepresidente Alessandro Laterza, così come la segreteria nazionale Cisl e i ministri Clini e Passera, che tuttavia non rinunciano ad un’ulteriore avvertimento ai magistrati: «Auspichiamo che dai giudici non vengano prese decisioni che siano irrimediabili nelle loro conseguenze», dice Passera. Soddisfatta, ovviamente, anche la dirigenza Ilva, che ribadisce la propria convinzione di aver sempre rispettato la legge proprio mentre la Procura diffondeva le immagini della corruzione di un perito. «A non comprendere di che cosa ci si debba rallegrare restano solo i cittadini di Taranto e la maggioranza degli operai», conclude Anna Lami. «È ormai evidente che nell’Italia montiana dove Pd, Pdl, Udc, governo tecnico, poteri economici oligarchici e sindacalisti complici percorrono assieme “la strada del dialogo”, anche il diritto alla salute è ormai un intollerabile privilegio del passato». E a Taranto, «nemmeno di quello».

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