Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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martedì 21 maggio 2013

Crisi, senza sinistra non c’è salvezza

  
Crisi, senza sinistra non c’è salvezza

di Fabio Marcelli - ilfattoquotidiano -

Ci sono due dati, che emergono da un recente studio della Cgil, che fotografano meglio di ogni discorso l’attuale situazione in cui si trovano oggi il nostro ed altri Paese e le cause profonde e reali della crisi.
Il primo: il 47% della ricchezza italiana è in mano al 10% delle famiglie.
Il secondo: c’è un rapporto di 1 a 163 fra lo stipendio medio di un lavoratore dipendente e quello di un top manager.
Il terzo dato su cui riflettere è invece estratto dall’intervento di Maurizio Landini alla manifestazione della Fiom di ieri: secondo la Banca d’Italia negli ultimi vent’anni c’è stato un passaggio di 15 punti di Pil, pari a 230 milardi di euro dagli stipendi ai profitti e alle rendite.
Ovviamente nessuna forza politica o quasi mette questi dati elementari ma tanto significativi al centro della propria riflessione. Non il Pd che da tempo non è più un partito di sinistra. Non il Movimento Cinque Stelle che di sinistra non è mai stato.
Eppure, se non partiamo da qui non andiamo da nessuna parte. Una società iniqua e afflitta da tali disuguaglianze è votata alla catastrofe. Non solo morale, ma anche economica. Che sviluppo ci può essere, infatti, se non c’è domanda e se i consumi sono destinati ad essere sempre più quelli di lusso?
Bisogna quindi ricostruire una sinistra che sia all’altezza di questa sfida, quella di costruire una società egualitaria e realmente democratica.
Come scriveva tempo fa il cardinale Bergoglio, attuale Papa Francesco I, “un progetto di sviluppo integrale, per essere autentico, deve offrire deve raggiungere e offrire possibilità a tutti. Un ruolo fondamentale è svolto dalla redistribuzione della ricchezza prodotta dall’intera società”.
Un discorso ben più a sinistra di quelli pronunciati dai piddini con o senza elle.
Quel dieci per cento, quei top manager vanno colpiti col prelievo fiscale per consentire il reddito di cittadinanza, un piano per dare lavoro a milioni di giovani, la tutela dei beni e servizi pubblici oggi duramente colpiti dal taglio della spesa. Così come, allo stesso fine, vanno tagliate le spese inutili (armamenti, grandi opere, appannaggi e privilegi delle varie caste).
Tutto il resto sono chiacchiere demagogiche, armi di distrazione di massa, roba da Letta, Alfano & C.
ilfattoquotidiano.it

lunedì 2 aprile 2012

Bankitalia: la ricchezza dei 10 Paperoni d’Italia vale quanto tre milioni di persone più povere

- ilfattoquotidiano -
Il divario più ampio rispetto alla distribuzione del reddito: quanto posseduto dagli italiani dipende sempre di più dal patrimonio accumulato in passato e sempre meno dal reddito

L’Italia è il Paese dove i dieci Paperoni posseggono una ricchezza che vale tutta insieme quella di altri tre milioni di italiani più poveri. Un divario molto più ampio di quello della distribuzione del reddito. Un fenomeno presto spiegato: l’Italia è ancora piuttosto ricca, ma la ricchezza degli italiani è composta sempre di più dal patrimonio accumulato in passato e sempre meno dal reddito.

Ad analizzare la ricchezza nazionale è uno studio di Giovanni D’Alessio, del servizio studi di Banca d’Italia, in un rapporto pubblicato negli Occasional papers diffusi da Palazzo Koch. Negli ultimi anni, secondo Bankitalia, si è invertita la distribuzione della ricchezza tra le classi di età: oggi al contrario che in passato gli anziani sono più ricchi dei giovani che non riescono ad accumulare. Se da un lato i dati evidenziano l’esistenza di un conflitto generazionale in termini di redditi, il livello di diseguaglianza è comparabile, secondo D’Alessio, a quello di altri Paesi europei.

Il reddito da capitale. Il rapporto tra la ricchezza e il reddito è all’incirca raddoppiato negli ultimi decenni, ma è aumentato altrettanto anche il ruolo dei redditi da capitale rispetto a quelli da lavoro. Questo significa che sta assumendo un ruolo via via crescente tra le risorse economiche che definiscono la condizione di benessere di un individuo.

Le tasse sulla ricchezza. Lo studio sottolinea che è “notevole” che in Italia “il carico fiscale sulla ricchezza all’inizio degli anni Duemila fosse tra i più bassi d’Europa e che, al netto dei condoni, sia diminuito sensibilmente nel corso del decennio”. Da qui “l’inversione di questa tendenza occorsa con il decreto di fine 2011 è apparsa opportuna”.

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